Attese davanti al portone di casa della ex convivente, pedinamenti, minacce e insulti: un 47enne pregiudicato è stato arrestato da polizia e carabinieri a San Benedetto del Tronto in quanto gravemente indiziato di atti persecutori nei confronti della ex convivente.
Gli agenti del commissariato di San Benedetto del Tronto e i carabinieri della locale stazione, in collaborazione con i colleghi della sezione della Procura di Ascoli Piceno, hanno bloccato l'uomo il 12 novembre scorso.
Era destinatario di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip di Ascoli . Dall'aprile scorso polizia e carabinieri erano intervenuti più volte nei pressi dell'abitazione della vittima e nei luoghi dalla stessa maggiormente frequentati, riscontrando atti vessatori e molestie ripetute nel tempo conseguenti alla decisione della donna di separarsi.
Le indagini, avviate dopo la denuncia presentata dalla donna, hanno rilevato condotte pericolose da parte dell'indagato che in varie circostanze attendeva la ex davanti al portone di casa pedinandola, minacciandola ed insultandola, ingenerando nella stessa un permanente stato di ansia e paura.
Il primo novembre scorso, l'indagato, in preda alla gelosia, aveva aggredito e percosso un amico della ex procurandogli lesioni varie e proseguendo con insulti e minacce proferite brandendo un coltello. Le indagini hanno fatto emergere messaggi vocali dall'inequivocabile contenuto vessatorio e minacciosi inviati dall'indagato non incline ad accettare la fine della relazione.
Le condotte sono proseguite anche dopo l'informazione di garanzia all'indagato alcuni giorni prima dell'esecuzione della misura, confermando il disinteresse dell'uomo per le conseguenze penali del suo comportamento, la sua elevata pericolosità e insensibilità ai richiami.
(Fonte Ansa)
Si appropria del bancomat smarrito da un'anziana e lo usa per prelievi e acquisti per complessivi 7mila euro; mentre una 30enne trova 550 euro in contanti caduti a una donna che li aveva appena ritirati al bancomat e li consegna alla polizia municipale per restituirli alla legittima proprietaria. Due comportamenti opposti nelle Marche in situazioni analoghe accadute a poche ore di distanza rispettivamente a Pedaso e a Fabriano.
Nel primo caso un'anziana aveva smarrito il bancomat che è stato trovato da una 40enne, campana, nota alle forze dell'ordine, che non ha esitato a utilizzare la carta a proprio vantaggio. Con successive indagini, i carabinieri di Pedaso hanno individuato e denunciato in stato di libertà alla Procura per i reati di indebito utilizzo di carte di pagamento e ricettazione, la 40enne. La donna è stata identificata, anche mediante un'accurata analisi dei filmati di videosorveglianza pubblica e privata, quale autrice di numerosi indebiti e fraudolenti prelievi bancomat con la tessera smarrita dall'anziana.
A Fabriano, invece, una 50enne del posto, dopo un prelievo bancomat in centro città, si era accorta che il denaro le era caduto mentre passeggiava. Una ragazza di Matelica ha trovato a terra i 550 euro e li ha consegnati agli agenti della Polizia Municipale di Fabriano, diretta dal comandante Cataldo Strippoli, che li ha restituiti alla proprietaria.
Dopo la consegna immediata del denaro ai vigili da parte della 30enne, gli agenti avevano visionato le telecamere di sicurezza nella zona dove la giovane aveva raccontato di aver trovato i soldi, e hanno poi contattato la banca. Effettivamente pochi minuti prima del ritrovamento, era stato fatto un prelievo dallo sportello bancomat; i vigili urbani hanno cercato di contattare telefonicamente l'interessata che si è prontamente recata in via Veneto, sede della Polizia municipale, per riprendersi il denaro.
Mille litri di alcolici e superalcolici in vendita senza licenza e oltre 31 chili di pesce privi di documentazione di tracciabilità: maxi-sequestro dei finanzieri del nucleo di polizia economico-finanziaria di Macerata.
L’operazione ha riguardato 1.287 bottiglie di provenienza nazionale ed estera, poste in vendita in un esercizio commerciale, gestito da un soggetto di origine straniera, privo della relativa autorizzazione rilasciata dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.
Nel corso del controllo, eseguito con la collaborazione del personale dell’Asur Marche, sono stati sequestrati oltre 31 chili di prodotti ittici, tra ostriche, granchi e mazzancolle, esposti ai fini della vendita senza la documentazione di origine comprovante la loro tracciabilità.
Al termine dell’attività, il trasgressore è stato segnalato alle autorità competenti per l’applicazione delle previste sanzioni amministrative, che possono arrivare fino a 7.500 euro. Ulteriori accertamenti verranno esperiti per verificare eventuali profili di irregolarità anche da un punto di vista fiscale.
I militari del nucleo di Polizia Economico-Finanziaria, durante un pattugliamento nella zona industriale di Porto Sant'Elpidio hanno scoperto e sequestrato 86 chili di marijuana e denunciato tre maceratesi.
Le Fiamme Gialle hanno notato tre uomini che stavano ricevendo merce da uno spedizioniere e che in maniera frettolosa e guardinga avevano concentrato diversi pacchi voluminosi in alcuni locali adibiti a ufficio. I militari hanno deciso di controllare i pacchi scaricati, che emanavano un forte odore di sostanza stupefacente contenendo infatti marijuana.
I tre uomini, originari del Maceratese, di età compresa tra 26 e 28 anni, risultavano soci di una srl (con sede legale a Roma e unità locale nel Fermano) dedita al commercio all'ingrosso di merce on-line.
Informata l'autorità giudiziaria, le operazioni sono state estese a un magazzino nella disponibilità dei 3 soci, all'interno del quale si rinveniva un ulteriore quantitativo di marijuana sprovvisto di documentazione di acquisto o esami di laboratorio che ne attestassero la quantità di principio attivo.
Sono stati sequestrati 86,140 kg di marijuana, con denuncia a piede libero dei tre responsabili. La vicenda è al vaglio della Procura della Repubblica di Fermo, informata sulle perquisizioni e il sequestro, successivamente convalidati. Lo stupefacente sarà sottoposto, non appena disposto dall'autorità giudiziaria, alle previste analisi di laboratorio volte a confermarne il principio attivo.
Scoppia la rissa al termine del rito funebre: necessario l'intervento dei carabinieri. È quanto avvenuto questa mattina, intorno alle 11, nei pressi della chiesa di Santa Croce, a Macerata.
Tutto ha avuto inizio dalla lite che ha coinvolto due soggetti, parenti del defunto, all'uscita della salma. La discussione, piuttosto animata, sarebbe degenerata quando un giovane, estraneo al diverbio, ha iniziato a riprendere la scena con il suo telefono cellulare.
Il ragazzo è stato avvicinato dai due contendenti, e da un terzo soggetto (fratello di uno dei due litiganti), che, reagendo in maniera violenta, lo hanno aggredito fisicamente, colpendolo con calci e pugni. Da qui si è creato un parapiglia generale che ha coinvolto anche altri membri della famiglia.
Alla scena hanno assistito i passanti che, nel tentativo di placare gli animi, hanno richiesto l'intervento dei carabinieri della compagnia di Macerata. Giunti sul posto i militari hanno contribuito a riportare la calma assicurando il ragazzo aggredito alle cure dei sanitari del 118. Il giovane ha riportato leggere escoriazioni ed ecchimosi che ne hanno richiesto il trasferimento, per accertamenti, al pronto soccorso dell'ospedale di Macerata. Presenti anche gli agenti della polizia locale.
Tagliando la recinzione, spezzando lucchetti e catene dei box, ignoti ladri sono riusciti a rubare a Fabriano quattro cani di razza su nove, tutti addestrati per la caccia e la ricerca del tartufo. Un quinto cane è riuscito a sottrarsi al furto nonostante una corda messa intorno al suo collo.
Altri quattro, infine, sono stati ritrovati nelle loro cucce. Segno evidente, secondo gli investigatori, che i malviventi devono essersi spaventati e, quindi, si sono allontanati in tutta fretta. L'episodio è avvenuto la scorsa notte.
I cani erano nei loro box quando sono stati rubati. Secondo le prime ricostruzioni fornite dalle forze dell'ordine cittadine, i ladri avrebbero tagliato la rete metallica a protezione dei box per avere accesso ai cancelli, rompendo successivamente i lucchetti e le catene. Si teme che, una volta estratto il microchip, i cani di razza da caccia e tartufo, possano essere rivenduti. I tre proprietari hanno sporto denuncia.
È sempre difficile per una vittima di stalking denunciare il proprio persecutore, specie quando questo, come accade nella maggior parte dei casi, è una persona con cui la vittima ha o ha avuto una relazione sentimentale significativa. A vent’anni questo tipo di difficoltà aumentano: ed è proprio ciò che è successo ad una ragazza ventenne di Civitanova Marche.
Nell’ottobre del 2021 aveva denunciato l’ex fidanzato, un 28enne civitanovese, per stalking e lesioni, producendo certificazione medica e documentazione fotografica a sostegno della sua narrazione dei fatti. Poco prima di Natale era però tornata dai carabinieri, per ritrattare; per questa ragione è stata denunciata per calunnia, mentre l’iter processuale per il ragazzo, con l’attivazione del Codice Rosso, è proseguito.
Nella giornata di ieri si è celebrata l’udienza preliminare a suo carico, in cui l’ex si è costituito parte civile, e la ventenne ha riconfermato la prima versione dei fatti, spiegando di aver ritirato la querela perchè voleva aiutare l’ex fidanzato ed anche perchè sarebbe stata da lui intimorita. "Ero completamente soggiogata da lui", ha riferito. In base a tali dichiarazioni, il pm ha contestato alla ragazza il favoreggiamento personale, mentre il giudice ha disposto il non luogo a procedere per il reato di calunnia.
Ieri mattina, dopo due anni di processo, i due avvocati Emanuela Stoppa e Claudio Monterotti hanno definito la loro posizione con il patteggiamento: i due erano stati accusati di circonvenzione di incapace e, solo Scoppa, di falso in testamento olografo e falsa attestazione di qualità personali (leggi qui). E' stata concordata con il pm, dopo il risarcimento alla vittima di 42.000 euro, la pena a due anni per Scoppa e a un anno e mezzo per Monterotti, per entrambi con la sospensione condizionale.
Tutto era iniziato con una segnalazione giunta dopo l’apertura del testamento di una anziana facoltosa civitanovese: l'unico erede doveva essere il figlio 60enne della donna, mentre in quell'occasione si è scoperto che la defunta aveva destinato, con un testamento olografo, all'avvocatessa Scoppa la metà del suo patrimonio, per averla assistita in alcuni affari. L'avvocatessa avrebbe immediatamente estromesso il figlio della donna, prendendo possesso esclusivo dei beni mobili ed immobili.
L'uomo, in gravi difficoltà dopo la morte della madre, sia da un punto di vista fisico che psicologico, si era fidato "dell'aiuto" offerto dai due legali che, per poter gestire autonomamente l'ingente patrimonio per intero, hanno indotto l'uomo a sottoscrivere una procura generale.
Dalla situazione, finita all'esame del Tribunale attraverso l'amministratore di sostegno nominato per il figlio della defunta, erano emerse alcune anomalie e per questo il tribunale aveva segnalato il caso alla Procura.
Grazie ad intercettazioni telefoniche ed ambientali sono emersi ben presto i raggiri ai danni del 60enne. Il testamento olografo si è rivelato essere falso ed i due sono stati rinviati a giudizio insieme alla suocera della legale, di 77 anni, che materialmente lo aveva redatto a favore dell' avvocato Scoppa e del collega di studio di lei, l'avvocato Monterotti.
Aggredisce un coetaneo e minaccia la titolare di un bar, poi sferra un pugno a un carabiniere. Il 9 novembre scorso, i carabinieri della Stazione di Corridonia hanno proceduto all’arresto in flagranza di un cittadino del luogo 21enne e pregiudicato per il reato di oltraggio, violenza, resistenza e lesioni a pubblico ufficiale. I militari sono intervenuti presso un bar del centro poiché il giovane, poco prima già protagonista di un’aggressione nei confronti di un altro ragazzo, aveva minacciato la titolare.
Alla presenza dei militari lo stesso si è rifiutato di farsi identificare tentando anche di eludere il controllo, contestualmente ha proferito frasi ingiuriose al loro indirizzo. La reazione scomposta ha costretto i carabinieri dapprima ad esortare la persona a calmarsi e farsi identificare, dopodiché a bloccarla.
Durante la concitata fase il giovane ha sferrato un pugno al volto di un militare procurandogli lesioni giudicate guaribili con sette di prognosi. Il 21enne è stato quindi tratto in arresto e posto agli arresti domiciliari fino all’udienza di convalida tenutasi il giorno 13 al termine della quale il giudice ha convalidato l’arresto e concesso i termini a difesa fissando il dibattimento al 23 novembre prossimo
Sempre i militari della Stazione di Corridonia hanno proceduto all’arresto di una donna 42enne del luogo colpita da un ordine di carcerazione, in quanto condannata in via definitiva dal Tribunale di Macerata per la continuazione nei reati di estorsione e violazione di domicilio, commessi nel 2015 a Civitanova Marche, alla pena della reclusione di anni 5 e mesi 10 e al pagamento di 2000 € di multa. La donna è stata associata alla casa di reclusione di Pesaro.
Tre coltelli a serramanico nascosti nell’armadietto della stanza di ospedale: denunciato un uomo. I carabinieri della Sezione Radiomobile della Compagnia di Macerata hanno deferito un 32enne di origine siciliana e residente a Macerata per i reati di porto di armi od oggetti atti ad offendere e oltraggio a pubblico ufficiale.
Nella tarda mattinata un equipaggio del Radiomobile è intervenuto presso un reparto dell’ospedale di Macerata, dove i sanitari si erano accorti di alcuni comportamenti anomali da parte di un degente. I militari a seguito di un approfondito controllo nei confronti del paziente ricoverato, hanno rinvenuto all’interno dell’armadietto in suo uso, celati sotto alcuni indumenti tre coltelli a serramanico di grandi dimensioni. Nella circostanza il soggetto, alla presenza del personale medico e infermieristico, ha reagito indirizzando agli operanti frasi oltraggiose.
Sempre i militari del nucleo Radiomobile, il 13 ottobre scorso, hanno denunciato un cittadino italiano 65enne dimorante nella provincia di Teramo per possesso ingiustificato di chiavi alterate o grimaldelli. Nel corso di specifici controlli notturni attuati nel centro cittadino di Macerata, nei pressi dei luoghi di culto, gli operanti hanno fermato un’autovettura la cui presenza nei pressi di una chiesa è apparsa insolita e sospetta.
I militari hanno così proceduto a un approfondito controllo rinvenendo nell'auto uno strumento artigianale idoneo a forzare le porte o le cassette delle offerte, che è stato opportunamente sequestrato.
Tentano furto di rame da un’abitazione: denunciati due giovani. I fatti risalgono al pomeriggio dello scorso 5 ottobre, quando due soggetti sono entrati all’interno di un casolare inagibile a causa del sisma, ubicato nei pressi dell’ospedale di Tolentino, di proprietà di un’anziana, dove erano accatastati dei discendenti in rame in attesa di essere montati.
I familiari della proprietaria si sono recati proprio in quel momento nei pressi dell’abitazione, dove sono soliti andare a fare una passeggiata, anche per controllare le condizioni dell’immobile.
Gli stessi, dopo aver notato un’autovettura sospetta con un giovane a bordo, sono andati a visionare il portone d’ingresso, che hanno trovato aperto, evidentemente a seguito di effrazione. A questo punto, mentre constatavano che l’autovettura si era dileguata, hanno visto due giovani scappare da una fessura sul muro, uno per i campi adiacenti e l’altro dal giardino dell’abitazione
Nei pressi dell’apertura, creata sul muro dal terremoto, hanno poi trovato delle grondaie in rame evidentemente abbandonate lì dai due soggetti che si trovavano all’interno dell’abitazione fino a poco prima.
Le successive indagini della Stazione di Tolentino, grazie alla collaborazione delle fonti testimoniali, riconoscimenti fotografici e accertamenti nel territorio, hanno condotto all’individuazione dei due giovani. Questi, nei giorni scorsi, sono stati denunciati all’autorità giudiziaria e dovranno rispondere del reato di tentato furto aggravato.
Fermo convalidato e custodia cautelare in carcere per Moustafa Alashri. il 42enne bloccato domenica in stazione a Bologna dai carabinieri con l'accusa di aver ucciso a Fano la giovane moglie, Anastasiia, 23 anni e di averne lasciato il cadavere nelle campagne, abbandonato in una valigia (leggi qui). I due erano arrivati a marzo fuggendo da Kiev.
L'indagato, con la doppia nazionalità ucraina ed egiziana, interrogato dal giudice in carcere a Bologna avrebbe fatto alcune ammissioni, in particolare sul litigio con la donna che aveva deciso di separarsi e lo aveva denunciato pochi giorni prima di essere assassinata a coltellate. Degli atti della convalida si è occupato il pm bolognese Giampiero Nascimbeni che poi trasmetterà il fascicolo per competenza territoriale alla Procura di Pesaro.
(Fonte Ansa)
Non rispetta i domiciliari: cinquantenne finisce in carcere. I fatti risalgono alla fine del mese di ottobre, quando i carabinieri di San Ginesio hanno controllato un uomo ristretto agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico per reati commessi fuori regione (reati contro la persona e detenzione illegale di armi), ma domiciliato nel Maceratese.
Il cinquantenne era tenuto ad attenersi a numerose disposizioni del giudice, tra cui quella di avere contatti e frequentazioni esclusivamente con persone conviventi. Nel corso del controllo è stato invece sorpreso in compagnia di terzi, in violazione dell’espresso divieto dell’autorità giudiziaria.
Tenuto conto della segnalazione dei carabinieri, il giudice competente ha così disposto l’aggravamento e la sostituzione della misura in atto, con la custodia cautelare in carcere. Sabato scorso i carabinieri hanno, pertanto, tradotto il cinquantenne al carcere di Ancona.
È protagonista di un incidente stradale in contrada Abbadia di Fiastra, ma rifiuta di sottoporsi all'alcol test minacciando i carabinieri: denunciato dai militari dell'aliquota radiomobile di Tolentino un uomo di 30 anni. Il fatto è avvenuto la scorsa settimana, ma è stato reso noto soltanto oggi. Il conducente si è rivolto ai carabinieri con ripetuti insulti: è stato, pertanto, deferito per minaccia a pubblico ufficiale, oltraggio e rifiuto dell’accertamento, con il ritiro del titolo di guida e il sequestro dell’autovettura.
A San Severino, invece, i carabinieri della locale stazione hanno denunciato un giovane, di origini straniere, perché controllato alla guida privo della patente, titolo di guida mai conseguito e per la cui mancanza era già stato sanzionato a livello amministrativo. La reiterazione del comportamento ha comportato, in base all'articolo 116 del codice della strada, la denuncia penale e il sequestro amministrativo del veicolo ai fini della confisca.
Le Fiamme Gialle del comando provinciale di Ancona hanno individuato alcune aree sottoposte a vincolo paesaggistico, nei pressi del lungomare Mameli di Senigallia, che erano state illecitamente adibite a campeggi.
L'attività svolta dalla Tenenza di Senigallia ha documentato la presenza di camperisti fruitori delle aree, con ricognizioni eseguite anche in orari notturni, rilievi fotografici, acquisizione di mappe catastali, e il coordinamento con la polizia locale di Senigallia.
Individuate tre aree della superficie complessiva di 7.492 metri quadrati, abusivamente adibite a campeggi. Pur essendo catastalmente classificate come terreni agricoli ad uso seminativo, senza aver mai ricevuto alcuna autorizzazione rilasciata dalle autorità preposte, erano di fatto utilizzate dai gestori quali aree riservate a numerosi camperisti per sostare e campeggiare, con relativi disservizi ai danni dei cittadini per un aggravio delle modalità di gestione dei rifiuti solidi e liquidi generati dall'insediamento abusivo.
Inoltre è stato rilevato che nessun camperista aveva pagato la tassa di soggiorno e che nessuno dei gestori aveva comunicato le generalità dei clienti alla Questura come previsto dalla normativa nazionale in materia di pubblica sicurezza.
Le tre aree sono state sequestrate d'urgenza dalla guardia di finanza, che ha fatto sgomberare oltre 30 camper. La Procura della Repubblica di Ancona e il gip hanno convalidato i sequestri, i tre gestori sono stati denunciati a piede libero per abuso paesaggistico e violazioni al Testo Unico Leggi di Pubblica Sicurezza. Infine l'autorità giudiziaria ha disposto il ripristino paesaggistico delle aree soggette a vincolo.
Stragi del sabato sera: ritirate 13 patenti di guida a Civitanova Marche. Sei conducenti sono stati denunciati all’autorità giudiziaria a causa dell’elevato livello del tasso alcolemico. Il servizio è stato effettuato dalla polizia stradale di Macerata nella notte del 13 novembre, secondo le direttive del Compartimento Marche e in raccordo con i servizi di prevenzione di ordine e sicurezza pubblica coordinati dalla Questura di Macerata.
Sono stati sanzionati anche 17 conducenti per l’utilizzo del telefono cellulare durante la guida; altri tre automobilisti sono stati multati per non aver esibito la patente di guida e l’assicurazione del veicolo. L’attività complessivamente sviluppata ha condotto alla contestazione di 19 infrazioni al codice della strada per un totale di 235 punti decurtati.
Allargando la prospettivi ai controlli effettuati durante l’intera settimana, la polizia stradale maceratese ha rilevato un totale di 155 infrazioni al codice della strada, di cui 6 per guida pericolosa. In ambito provinciale, infine, sono stati effettuati rilievi relativi a 4 incidenti stradali di cui 2 con feriti.
La Procura di Genova ha iscritto nel registro degli indagati tre pubblici ministeri titolari del fascicolo sulla morte di David Rossi, in seguito alla testimonianza alla Commissione parlamentare d’inchiesta resa dal colonnello dei Carabinieri di Siena, Pasquale Aglieco.
L'accusa per i tre magistrati, Nicola Marini, Aldo Natalini e Antonino Nastasi è quella di “falso ideologico”, "aggravato" perchè sarebbe stato commesso in un verbale d’inchiesta. Secondo l’accusa i tre pm avrebbero omesso di redigere verbale del loro accesso sulla scena del crimine, l'ufficio di Rocca Salimbeni, sede storica di Banca Mps a Siena, luogo dove si è consumata la morte di David Rossi; accesso che sarebbe avvenuto proprio la stessa sera in cui l’uomo venne trovato morto, prima che la polizia scientifica intervenisse sul posto per "cristallizzare" con foto e video lo stato dei luoghi.
Inoltre i magistrati insieme alla polizia giudiziaria avrebbero inquinato la scena senza seguire le procedure richieste in questi casi,e senza averne titolo. David Rossi era il capo comunicazione di Monte dei Paschi; la notte tra il 6 e il 7 marzo 2013 venne trovato morto nel vicolo accanto alla sede della banca in cui lavorava, dopo un misterioso volo dalla finestra del suo ufficio.
Due indagini sulla morte di David Rossi sono già state chiuse dai gip, con la conclusione che l’uomo si è suicidato. Questa terza indagine a carico dei pm è partita, come detto, grazie alla testimonianza del colonnello Aglieco: l’accusa per loro è quella di aver "manipolato e spostato oggetti senza redigere alcun verbale delle operazioni compiute e senza dare atto del personale di polizia giudiziaria che insieme a loro aveva proceduto a questo sopralluogo". I tre magistrati saranno sentiti mercoledì nella caserma della Guardia di Finanza di Genova.
Che David Rossi non avesse voluto togliersi la vita, ma fosse stato vittima di omicidio, è stata da sempre convinzione della famiglia: la moglie e la figlia sono convinte che il loro caro sia stato ucciso “perchè custodiva segreti inconfessabili”.
La tesi dell’omicidio è stata avvalorata dalle risultanze della consulenza svolta dai periti della famiglia Rossi che, sulla base elementi scientifici, hanno escluso l’ipotesi del suicidio. In particolare la presenza di alcune lesioni sul volto e sugli avambracci del manager di Monte Paschi, non autoinferte né causate dall’impatto con il suolo, sarebbero state provocate da una colluttazione.
Al contrario, i periti incaricati dalla commissione parlamentare d’inchiesta (reparti speciali dei carabinieri e collegio medico legale) hanno confermato con la loro maxi perizia di quasi 1000 pagine, l’ipotesi del suicidio. Ma allora come spiegano le ferite incompatibili con la caduta? La perizia non ha potuto escludere con assoluta certezza che le altre ferite siano state provocate da una mano terza, rispetto a quella di David Rossi .
“Alcune lesività sul volto, sull'arto superiore destro e sinistro di Rossi non sono da noi fatte risalire al meccanismo di caduta, urto e proiezione del corpo al suolo”, aveva spiegato uno dei professionisti incaricati, dottor Vittorio Fineschi, ordinario di medicina legale presso l'Università degli studi di Roma "La Sapienza". Lesioni che dalla perizia, risultano tra l’altro datate ad ore precedenti rispetto alla caduta.
Ci sono poi le immagini video che avrebbero ripreso due persone uscire da un ingresso secondario della banca. Il video è riemerso grazie ai lavori della Commissione d’inchiesta sulla morte di David Rossi, poichè era stato cancellato. Sulla circostanza la banca aveva sempre affermato che a quell’ora non c’erano dipendenti nella sede di via.
Troppi i misteri che hanno avvolto e continuano ad avvolgere questo caso: a questo punto, l’auspicio è che la Procura di Genova apra una nuova indagine: "L'altra notizia che ci aspettiamo” ha dichiarato l’avvocato della famiglia Rossi ad Adnkronos, “e che, incomprensibilmente, non è ancora arrivata, è quella relativa alla riapertura delle indagini su quanto accaduto la notte del 6 marzo 2013 e, in particolare, su chi e come ha provocato su Rossi, ancora in vita, quelle lesioni che la Commissione d'inchiesta ha certificato come incompatibili con l'ipotesi suicidiaria e come e quanto tali lesioni, più precisamente, l'aggressione che ha dato luogo a tali lesioni, ha influito sulle reali cause della caduta di Rossi dalla stanza del suo ufficio". Un caso che aspetta risposte da quasi 10 anni, con una moglie ed una figlia che hanno finalmente il diritto di conoscere la Verità.
Prodotti cosmetici pericolosi per la salute umana e capi di abbigliamento con marchi Gucci e Nike (tra gli altri) contraffatti: maxi-sequestro dei finanzieri di Civitanova Marche e denuncia per tre persone.
IL FATTO - La Fiamme Gialle hanno rilevato all’interno dei locali commerciali di un grande magazzino l’esposizione, per la vendita, di numerosi cosmetici contenenti il butilfenil metilpropionale, una fragranza pericolosa per la salute umana, meglio nota con il nome commerciale di "Lilial", annoverata dalla normativa comunitaria di settore tra le sostanze "Cmr" (Cancerogene, Mutagene, Reprotossiche), in quanto suscettibile di essere cancerogena, mutagena o tossica per la riproduzione, vietata a partire dal primo marzo 2022.
Nel dettaglio i militari hanno sottoposto a sequestro probatorio 8 confezioni di crema per smagliature, 46 confezioni di lacca e schiuma per capelli e 9 profumi, segnalando il legale rappresentante della società controllata alla competente Procura della Repubblica.
Nel corso di altre attività ispettive presso due esercizi commerciali, i finanzieri hanno inoltre sottoposto a sequestro 29 capi di abbigliamento recanti i marchi Nike, Gucci, Fendi, Dior e Chanel, risultati contraffatti segnalando, anche in questo caso, i due responsabili alla competente Procura della Repubblica.
Finisce fuori strada col furgone e colpisce il tubo di attacco del gasdotto. L’incidente è avvenuto, poco dopo le 13, in via Spalato a Macerata. Per cause in corso di accertamento, il conducente di un furgone ha perso il controllo del mezzo che è andato poi a urtare il muretto di un’abitazione dove era posizionata la colonnina del gas.
Sul posto sono accorsi i vigili del fuoco e la polizia per direzionare il traffico. Il tratto di strada è stato inizialmente interdetto alla circolazione per consentire tutte le operazioni di messa in sicurezza. L’uomo alla guida del furgone è rimasto illeso, presenti sul luogo del sinistro i tecnici dell’Italgas e di un'altra ditta per ripristinare il condotto.
(E.L.)
(Foto di Giammario Scodanibbio)
Una ragazza di 23 anni di origine ucraina, Anastasia Alashri, è stata trovata morta con i segni di tre coltellate stamani nelle campagne di Villa Giulia, nel territorio di Fano. La ragazza madre era una profuga dall'Ucraina in guerra: era arrivata in Italia con un figlio di 2 anni.
Il presunto autore dell’omicidio, l'ex compagno egiziano, è stato bloccato alla stazione di Bologna. La giovane lavorava in un ristorante di Fano. Ieri non era andata al lavoro ed è stato lanciato l'allarme. Per tutta la serata è stata cercata fino a quando, stamattina, i vigili del fuoco e i carabinieri ne hanno ritrovato il corpo privo di vita. Secondo le prime indagini, la vittima si era recata dall'ex per riprendersi alcuni capi d'abbigliamento. Sul fatto indagano i carabinieri.