Poteva trasformarsi in una domenica di guerriglia urbana quella del 15 marzo scorso, ma il tempestivo intervento della Polizia di Stato ha interrotto sul nascere un tentativo di agguato tra tifoserie rivali nei pressi del casello autostradale di Civitanova Marche. Durante le attività di controllo del territorio, gli agenti hanno intercettato un gruppo di circa 25 persone incappucciate che brandivano bastoni, pronte a colpire. L’arrivo immediato delle Volanti del Commissariato, degli uomini della Digos della Questura di Macerata, supportati da carabinieri e polizia locale, ha messo in fuga il gruppo, permettendo però il fermo di due veicoli.
A bordo dei mezzi sono stati identificati soggetti riconducibili alla tifoseria ultras della Civitanovese, che non hanno saputo giustificare la propria presenza in quella zona, dato che la loro squadra era impegnata in trasferta a Trodica di Morrovalle. Durante le perquisizioni, i poliziotti hanno rinvenuto aste di metallo occultate sotto le vetture e una mazza da baseball in un bagagliaio. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, il gruppo era in attesa del transito dei tifosi della Maceratese, diretti ad Ascoli, per tendere loro un'imboscata.
L'operazione si è conclusa con la denuncia di 7 persone per porto di oggetti atti ad offendere e violazioni della normativa a tutela delle manifestazioni sportive, avendo creato una situazione di grave pericolo in un luogo di transito. Stando a quanto emerso, il tentativo di agguato sarebbe una risposta a un precedente raid messo in atto dai tifosi maceratesi lo scorso 14 dicembre, anch'esso sventato dalle forze dell'ordine e conclusosi allora con 14 denunce e altrettanti provvedimenti di Daspo.
A seguito di questi ultimi gravi episodi, il Prefetto di Macerata, su indicazione del Casms (Comitato di analisi per la sicurezza delle manifestazioni sportive), ha adottato una linea di massima fermezza: è stato disposto il divieto di trasferta per la tifoseria della Civitanovese, che non potrà seguire la squadra nelle prossime due partite esterne. Un provvedimento speculare a quello già adottato in precedenza verso la fazione rivale, volto a ristabilire l'ordine pubblico e la sicurezza dei cittadini.
In un’epoca segnata dalla crisi demografica che colpisce duramente le aree interne, San Severino Marche si conferma un’isola felice. L’Ufficio Anagrafe e Statistica del Comune ha diffuso l’Annuario Statistico 2025, una fotografia nitida che mostra una comunità stabile e vitale: al 31 dicembre, i residenti ufficiali sono 11.831, mantenendo sostanzialmente la soglia dell’anno precedente.
A colpire è soprattutto il saldo migratorio in attivo di 58 unità. Nonostante le difficoltà generali del Paese, ci sono famiglie che scelgono attivamente di trasferirsi all'ombra della Torre degli Smeducci, attratte dalla qualità della vita e dall'offerta culturale settempedana. Un segnale di speranza arriva anche dalla natalità, che nel 2025 ha registrato un lieve incremento, accendendo una luce sul ricambio generazionale in una popolazione che, in linea con il trend provinciale, resta comunque caratterizzata da un alto indice di vecchiaia.
L'Annuario racconta anche come cambiano le abitudini di vita: le famiglie totali sono 5.194, ma ben il 37% di esse è composto da una sola persona. Un dato che riflette la crescita di single e anziani soli, ponendo nuove sfide per le politiche di coesione sociale. Una delle sezioni più amate del documento è però quella dedicata all'identità onomastica, che svela le radici profonde del territorio attraverso una classifica dei cognomi che vede un podio storico ormai consolidato.
Vissani si conferma al primo posto con 74 persone, seguito a breve distanza dai Rocci con 70 residenti e dai Paciaroni che conquistano la medaglia di bronzo con 64 esponenti. A completare il quadro dell'identità locale troviamo poi i Meschini, gli Sparvoli, i Caciorgna, i Palazzesi e i Dignani.
Per quanto riguarda i nomi di battesimo, la tradizione continua a dominare incontrastata. Tra gli uomini, Andrea è il nome più diffuso con 153 residenti, seguito da Marco con 143, Francesco con 131 e Luca con 125. Sul fronte femminile, il primato assoluto spetta a Maria, seguita nell'ordine da Paola, Giulia, Laura, Sara e Anna. L’Annuario completo, con tutti i grafici e i dettagli demografici, è consultabile integralmente sul sito ufficiale del comune di San Severino Marche.
Il mercato immobiliare di Macerata continua a mostrare un quadro articolato, in cui le differenze di prezzo tra le varie zone della città risultano sempre più marcate. I dati relativi alle abitazioni civili in stato conservativo normale evidenziano come il valore al metro quadrato non segua più una semplice distinzione tra centro e periferia, ma sia influenzato da molteplici fattori legati a servizi, posizione e qualità urbana.
Nel centro storico, che comprende le principali piazze e vie cittadine, i valori si attestano tra i 1200 e i 1750 euro al metro quadrato, confermando una fascia di mercato solida ma non necessariamente la più elevata in assoluto. Nelle aree centrali immediatamente limitrofe, come quelle attorno a piazza Mazzini e ai viali di circonvallazione, si registra una maggiore variabilità, con prezzi compresi tra 850 e 1550 euro al metro quadrato, segno di una differenziazione più accentuata tra gli immobili.
Valori simili, ma con un tetto massimo più contenuto, si riscontrano nella zona di corso Cairoli, via Carducci e del centro direzionale panorama, dove le quotazioni vanno da 850 a 1350 euro al metro quadrato. Scendendo leggermente, nelle aree comunque centrali ma più defilate, come quelle che comprendono via San Giovanni Bosco e le strade limitrofe, i prezzi si collocano tra 800 e 1300 euro al metro quadrato, rendendo queste zone particolarmente interessanti per chi cerca un compromesso tra posizione e costo.
Un andamento diverso si osserva nella zona di piazza della Vittoria, corso Cavour e vie limitrofe, dove i valori tornano a salire fino a 1750 euro al metro quadrato, allineandosi alle punte più alte del centro storico. Nelle zone centrali più accessibili, come quelle delle vie Cioci, Cadorna, Mameli e limitrofe, il mercato si mantiene su livelli più contenuti, con prezzi compresi tra 800 e 1350 euro al metro quadrato.
È però nelle aree semicentrali che emergono i dati più significativi. Quartieri come Collevario, Colleverde, Borgo Santa Croce e Montalbano presentano valori compresi tra 1100 e 1650 euro al metro quadrato, ma è soprattutto l’area che comprende le Vergini, Corneto, Vallebona e via Cincinelli a distinguersi nettamente. Qui si registrano i valori più alti dell’intero mercato cittadino, con punte che raggiungono i 2050 euro al metro quadrato, a conferma di una crescente attrattività di queste zone.
Al contrario, altre aree semicentrali come Rione Pace, Borgo San Giuliano e le contrade circostanti mostrano quotazioni più contenute, con valori tra 800 e 1400 euro al metro quadrato, mantenendo comunque un buon equilibrio tra accessibilità e qualità abitativa.
Nelle zone periferiche, come Sforzacosta e Piediripa, il mercato offre opportunità più accessibili, con prezzi che oscillano tra 950 e 1450 euro al metro quadrato, mentre Villa Potenza si conferma come la zona più economica della città, con valori compresi tra 700 e 1250 euro al metro quadrato.
Infine, nelle aree extraurbane e rurali, sia a nord ovest che a nord est, i prezzi scendono ulteriormente, attestandosi tra 600 e 1000 euro al metro quadrato, rappresentando la fascia più bassa del mercato immobiliare locale.
Nel complesso, i dati delineano un mercato in evoluzione, in cui le zone semicentrali più richieste superano ormai il centro storico in termini di valore, mentre periferie ed aree rurali continuano a offrire soluzioni più economiche, delineando una città immobiliare sempre più diversificata.
A offrire una chiave di lettura di questi dati è Gabriella Tasso, titolare dell’agenzia immobiliare Casa Tasso, che invita a considerare con attenzione la natura stessa delle rilevazioni: “I dati dell’Agenzia delle Entrate offrono una fotografia utile, ma inevitabilmente parziale e non aggiornata del mercato, perché si riferiscono al semestre precedente. Questo significa che spesso c’è uno sfasamento tra i valori rilevati e la situazione reale attuale".
Una dinamica che si riflette anche nelle differenze tra tipologie di immobili: "Il mercato immobiliare, infatti, si muove su binari diversi: il nuovo segue dinamiche proprie, con una domanda molto alta e una disponibilità limitata, mentre l’usato varia molto in base alla zona e alle caratteristiche degli immobili".
Proprio questa distinzione aiuta a spiegare il peso crescente delle aree più recenti: “Le aree più nuove risultano spesso più valorizzate perché offrono edifici con standard moderni, come l’efficienza energetica e le normative antisismiche, elementi sempre più richiesti dagli acquirenti”.
Diverso invece il discorso per il centro storico, che pur mantenendo un valore stabile presenta alcune criticità: “Il centro storico è meno adatto soprattutto a famiglie e giovani coppie, a causa di limiti strutturali come la difficoltà di accesso, la mancanza di parcheggi o di ascensori. Questo porta molti a preferire zone semicentrali o più nuove, almeno in una prima fase della vita”.
Una tendenza che, secondo Tasso, è legata anche ai cambiamenti nelle esigenze abitative nel corso del tempo: “La scelta della casa riflette spesso il momento della vita: le famiglie cercano maggiore comodità e spazi più funzionali, mentre in fasi successive possono anche tornare verso il centro”.
Il palcoscenico del Teatro Lauro Rossi si prepara a ospitare una nuova, emozionante edizione di "Heroes – Storie di Rinascita". Sabato 18 aprile, alle ore 21, la città di Macerata accoglierà quattro protagonisti d'eccezione che, attraverso i loro percorsi di vita, testimonieranno la capacità dell’essere umano di rialzarsi e reinventarsi oltre ogni limite. L’evento, presentato da Matteo Pasquali con le incursioni sonore del gruppo Mothra, vanta il patrocinio delle principali istituzioni locali e regionali. Come per le passate edizioni, il cuore della serata è la solidarietà: i proventi verranno interamente devoluti alla Lega Italiana Fibrosi Cistica Marche ODV.
Il cast degli ospiti di quest'anno offre uno spaccato eterogeneo di determinazione. Tra i protagonisti salirà sul palco Andrea Lanfri, atleta paralimpico e alpinista che, dopo aver perso gli arti a causa di una meningite, sfida oggi le vette più alte dei sette continenti. Accanto a lui Alessia Zecchini, primatista mondiale di apnea, che racconterà come il profondo del mare sia diventato il luogo dove affrontare le paure e superare i confini interiori.
Spazio anche all'imprenditoria sociale con Birracca, realtà del settore brassicolo che ha trasformato la produzione di birra artigianale in un progetto concreto di inclusione lavorativa per giovani con autismo. A chiudere il cerchio delle testimonianze sarà Paolo Simoncelli, padre del mai dimenticato campione Marco; la sua presenza offrirà una lezione autentica su come trasformare un dolore immenso in un impegno solidale costante attraverso la fondazione dedicata al figlio.
I biglietti per la serata sono già disponibili sul circuito Vivaticket e presso la Biglietteria dei Teatri di Macerata. Un'occasione preziosa per la comunità per stringersi attorno a un progetto che, grazie al sostegno di Fondazione Mediolanum e dell'Amministrazione comunale, continua a dimostrare come la condivisione di storie straordinarie possa generare un impatto reale nella vita di chi combatte contro la malattia.
Un weekend tra storia, architettura e creatività ha visto protagonisti gli studenti dell'Istituto Agrario "Giuseppe Garibaldi" di Macerata. In occasione delle Giornate FAI di Primavera, le classi terze, quarte e quinte si sono trasformate in "ciceroni" d'eccezione, accogliendo centinaia di visitatori in un inedito e suggestivo viaggio nel backstage dello Sferisterio.
Grazie alla collaborazione con la delegazione FAI Macerata e l'Associazione Arena Sferisterio, i giovani hanno guidato il pubblico alla scoperta delle aree solitamente inaccessibili, offrendo una prospettiva originale dal punto di vista degli artisti e svelando i segreti dell'organismo architettonico simbolo della città.
L'impegno degli studenti non si è però fermato alla divulgazione storica. Con un occhio rivolto alla prossima 62ª edizione del Macerata Opera Festival, in programma dal 17 luglio al 9 agosto, l'istituto ha realizzato un originale omaggio alla stagione lirica unendo la tradizione operistica alla produzione vitivinicola della propria azienda agraria. È nato così un progetto grafico per delle etichette da vino inedite, pensate appositamente per le tre opere in cartellone: Nabucco, Il Barbiere di Siviglia e Il Trovatore.
Ogni etichetta è stata studiata per legare le trame e le atmosfere dei capolavori di Verdi e Rossini alle caratteristiche organolettiche dei vini prodotti dai ragazzi. Questa iniziativa dimostra la capacità della scuola maceratese di far dialogare mondi apparentemente distanti, celebrando la modernità dello Sferisterio e la ricchezza del patrimonio agricolo locale.
Un percorso di conoscenza che ha messo in luce non solo la professionalità degli studenti, ma anche il loro forte senso di appartenenza a una comunità che riconosce nell'opera e nella terra i suoi pilastri identitari.
Il "Sottosopra" arriva sulle rive del lago di Fiastra, ma questa volta per celebrare la rinascita di un territorio che ha saputo riemergere dai propri abissi. Venerdì 26 giugno, il Castello Magalotti farà da cornice a un evento di portata internazionale: Kyle Dixon e Michael Stein, i compositori texani della colonna sonora originale di Stranger Things, eseguiranno dal vivo le musiche della celebre serie Netflix.
L’appuntamento, limitato a soli 800 posti, segna l’apertura di Fiastrapalooza, il nuovo festival diffuso che dal 26 al 28 giugno animerà le baie e i borghi del Parco Nazionale dei Monti Sibillini.
L’esperienza, arricchita dal light design firmato MFO, promette di essere un viaggio immersivo capace di creare un parallelo suggestivo tra la cittadina immaginaria di Hawkins e la resilienza dei borghi marchigiani dopo il sisma del 2016. Proprio come i protagonisti della serie, anche le comunità locali hanno combattuto la propria "dimensione X", trovando nella solidarietà e nelle arti la forza per tornare a condividere bellezza.
Il festival, nato dalla sinergia tra La Catasta e il Comune di Fiastra e finanziato dal piano Next Appennino, punta a integrare l'offerta turistica coinvolgendo artigiani, professionisti dell'outdoor e associazioni locali.
La colonna sonora di Dixon e Stein, già premiata con un Emmy, è considerata un vero universo sonoro che evolve dai sintetizzatori analogici anni '80 delle prime stagioni verso tessiture orchestrali e interdimensionali più complesse, accostando i due autori a maestri come Morricone o i Tangerine Dream.
La loro performance sarà solo il cuore di un programma ricchissimo che prevede musica in canoa, dj-set lungolago, laboratori artigianali e arti performative diffuse tra San Lorenzo al Lago e le frazioni della vallata. Le prevendite per l'evento sono già aperte sul circuito ticket.it.
Coltivare ortaggi nutrienti in suoli simili a quelli lunari è possibile e, in alcuni casi, può persino migliorarne il profilo antiossidante. È quanto emerge dallo studio internazionale "Growing Food for the Moon: How Lunar Soil Changes Plant Quality and Biological Effects", frutto di una collaborazione multidisciplinare che ha visto protagonista l’Università di Camerino.
La ricerca è stata condotta dalla dottoressa Fatemeh Mansouri, dottoranda dell’Unità di Biologia Molecolare e Nutrigenomica della Scuola di Scienze del Farmaco e dei Prodotti della Salute Unicam, sotto la supervisione della professoressa Rosita Gabbianelli, in collaborazione con due Dipartimenti della University of Trás-os-Montes and Alto Douro (UTAD) in Portogallo, guidati dalle professoresse Isabel Gaivão e Ana Barros; con il gruppo di ricerca coordinato dal professor Sauro Vittori della Scuola di Scienze del Farmaco e dei Prodotti della Salute di Unicam e con la dott. ing. Giorgia Pontetti della Ferrari Farm (Italia).
Il progetto integra fisiologia vegetale, chimica analitica, agronomia orientata allo spazio e test biologici in vivo per valutare la fattibilità della coltivazione di piante edibili in suoli lunari simulati e comprenderne gli effetti sulla qualità nutrizionale e sulle risposte biologiche.
In vista di future missioni spaziali orientate a una presenza umana stabile sulla Luna e su Marte, lo sviluppo di sistemi alimentari sostenibili e autonomi rappresenta una sfida cruciale: trasportare cibo dalla Terra è infatti costoso e impraticabile nel lungo periodo. Le piante sono elementi chiave dei sistemi bioregenerativi di supporto alla vita, poiché forniscono alimenti freschi e contribuiscono alla produzione di ossigeno e al riciclo delle risorse.
“Lo studio – ha sottolineato la dott.ssa Mansouri – ha preso in esame la Brassica rapa var. cymosa, nota come “cima di rapa”, ortaggio ricco di composti bioattivi e caratterizzato da un ciclo di crescita rapido, ideale per ambienti controllati. Le piante sono state coltivate in tre condizioni: sistema idroponico standard, simulante di regolite lunare “highland” e simulante “maria”, materiali terrestri che riproducono le proprietà chimiche e fisiche del suolo lunare reale. La coltivazione è avvenuta nella piattaforma agricola orientata allo spazio SOLE (Space Orbital Life Enhancement), sviluppata in collaborazione con l’Agenzia Spaziale Italiana".
Le analisi biochimiche hanno evidenziato che le piante cresciute nei simulanti lunari - in particolare nel simulante “maria” - presentano un profilo antiossidante potenziato e livelli più elevati di polifenoli, clorofille e carotenoidi rispetto alle piante coltivate in idroponica. Tra i composti individuati figurano acidi fenolici come neoclorogenico, clorogenico e ferulico, associati a migliori performance locomotorie nel modello biologico utilizzato.
Elemento innovativo dello studio è stata la valutazione in vivo mediante Drosophila melanogaster, effettuata in collaborazione con il partner portoghese, per analizzare non solo la composizione delle piante ma anche i loro effetti su integrità del DNA, comportamento, riproduzione e longevità. Pur osservando un lieve danno al DNA nelle fasi larvali precoci, non sono emerse conseguenze negative nell’età adulta: riproduzione, comportamento e durata della vita sono rimasti nella norma e, in alcuni casi, le drosofile alimentate con piante cresciute nel simulante “maria” hanno mostrato performance locomotorie migliori.
Nel complesso, i risultati indicano che i suoli lunari simulati possono supportare la crescita di colture nutrienti e biologicamente compatibili con la salute dell’organismo modello. La ricerca offre indicazioni preziose per la progettazione di sistemi agricoli sicuri e sostenibili per future missioni spaziali e può avere ricadute anche sull’agricoltura terrestre, in particolare in ambienti estremi o degradati, contribuendo a migliorare resilienza e qualità nutrizionale delle colture.
"Lo studio – ha dichiarato la prof.ssa Gabbianelli – ha già suscitato interesse internazionale, in particolare da parte del Plant Analysis Working Group di NASA GeneLab. Il team è attualmente coinvolto nella progettazione di nuove collaborazioni e bandi internazionali per approfondire gli effetti delle condizioni di crescita spaziali su metabolismo vegetale e sicurezza funzionale, con l’obiettivo di porre le basi per una presenza umana sostenibile oltre la Terra".
Il mercato degli iPhone ricondizionati è cresciuto in maniera esponenziale negli ultimi anni, offrendo agli utenti la possibilità di avere dispositivi di ultima generazione a prezzi più accessibili. Nel 2026, le opzioni disponibili sono ancora più interessanti grazie ai nuovi modelli rilasciati da Apple e al miglioramento dei processi di ricondizionamento.
Ma come scegliere un iPhone ricondizionato senza rischi e quale modello conviene acquistare?
Parametri di valutazione: come scegliere un iPhone ricondizionato in modo sicuro
Acquistare un iPhone ricondizionato richiede attenzione a diversi fattori per garantire sicurezza, prestazioni e durata nel tempo. Ecco i principali parametri da considerare:
1. Stato del dispositivo:Gli iPhone ricondizionati vengono classificati in base allo stato estetico e funzionale. Un dispositivo “Grade A” o “come nuovo” presenta pochi o nessun segno di usura, mentre i modelli di grado inferiore potrebbero avere graffi o segni visibili. È fondamentale leggere attentamente la descrizione prima dell’acquisto.
2. Garanzia e certificazione:Un ricondizionamento sicuro include sempre una garanzia minima di 12 mesi e, preferibilmente, certificazioni ufficiali di qualità. I dispositivi certificati da Apple o da rivenditori autorizzati offrono maggiore sicurezza rispetto a venditori generici.
3. Batteria e componenti:La batteria è uno degli elementi più soggetti all'usura. Assicurati che l’iPhone ricondizionato abbia una batteria sostituita o certificata con capacità almeno pari all’80% dell’originale. Controlla anche lo stato di fotocamera, display, tasti e connettori.
4. Versione del sistema operativo:Acquistare un iPhone ricondizionato significa anche valutare la compatibilità con le versioni più recenti di iOS. I modelli più recenti come gli iPhone16 Pro riceveranno aggiornamenti più a lungo rispetto a modelli più vecchi.
5. Prezzo rispetto al nuovo:Valuta sempre il risparmio rispetto al prezzo di listino dei nuovi modelli. Se il risparmio è troppo basso, potrebbe non valere la pena optare per un ricondizionato.
Seguendo questi parametri, è possibile ridurre al minimo i rischi e godersi un dispositivo come nuovo, senza pagare il prezzo pieno.
Quanto costa comprare un iPhone 16 ricondizionato?
Il nuovo iPhone 16 e la sua variante iPhone16 Pro hanno conquistato gli utenti per le loro prestazioni avanzate, la fotocamera potenziata e il design elegante. Nel mercato dei ricondizionati, i prezzi variano in base allo stato del dispositivo e alla capacità di memoria.
Ad esempio, un iPhone16 Pro ricondizionato “Grade A” con 128 GB di memoria può costare mediamente tra i 950€ e i 1.100€, mentre il modello standard iPhone16 potrebbe trovarsi nella fascia tra 850€ e 1.000€. I modelli con maggiore capacità, come 256 GB o 512 GB, vedono prezzi più alti, ma restano comunque più convenienti rispetto al nuovo.
Acquistando un modello ricondizionato, si ottiene praticamente lo stesso dispositivo con un notevole risparmio, garantendo al contempo aggiornamenti software per diversi anni.
Quanto costa comprare un iPhone 15 ricondizionato?
L’iphone15 rappresenta un’altra scelta equilibrata per chi vuole un dispositivo recente senza spendere cifre elevate. I prezzi dei modelli ricondizionati variano da circa 650€ per la versione base con 128 GB fino a 850€ per modelli con maggiore memoria e in condizioni “come nuovo”.
Rispetto all’iPhone16, l’iPhone15 offre prestazioni eccellenti, ottima autonomia e fotocamere ancora competitive, rendendolo ideale per chi non necessita delle funzioni più avanzate dei modelli Pro.
In generale, optare per un iPhone15 ricondizionato permette di risparmiare tra il 20% e il 30% rispetto al prezzo di listino dei modelli nuovi, mantenendo la sicurezza di un dispositivo controllato e garantito.
Dove acquistare iPhone ricondizionati con garanzia
Acquistare iPhone ricondizionati da rivenditori affidabili è fondamentale per evitare problemi. Alcune opzioni sicure includono:
- Apple Refurbished Store: dispositivi certificati Apple con garanzia ufficiale di 12 mesi.
- Rivenditori autorizzati: piattaforme come Back Market offrono ricondizionati con certificazione, garanzia e assistenza clienti.
- Negozio fisico o e-commerce controllato: acquistare da negozi con feedback verificati e possibilità di reso garantisce maggiore tranquillità.
In tutti i casi, verifica sempre la presenza di garanzia e certificazioni, così da goderti un iPhone come nuovo senza rischi.
Acquistare un iPhone ricondizionato nel 2026 è più sicuro e conveniente che mai. Che tu scelga l’iphone15 o l’iPhone16 Pro, seguire i parametri di valutazione e rivolgersi a venditori certificati ti permetterà di ottenere un dispositivo performante, aggiornato e affidabile, risparmiando sul prezzo di listino.
I finanzieri della Compagnia di Civitanova Marche, nell'ambito di un piano di monitoraggio intensificato a causa dell'attuale scenario geopolitico, hanno portato alla luce una frode in commercio presso un impianto di distribuzione stradale. L'operazione, volta a garantire la legalità della filiera e a contrastare possibili speculazioni, ha fatto scattare la denuncia per il titolare dell'attività.
L'accertamento è scaturito da una verifica di routine sul rispetto delle norme in materia di pubblicità dei prezzi e sulla corretta comunicazione degli stessi al Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Analizzando la documentazione relativa al trasporto, al carico e allo scarico del carburante, i finanzieri hanno riscontrato una discrepanza tra quanto dichiarato e quanto effettivamente erogato: la tipologia di prodotto petrolifero presa in carico dall'impianto era infatti diversa da quella pubblicizzata ai clienti.
Nello specifico, è emerso che il carburante offerto al pubblico presentava standard qualitativi inferiori rispetto a quelli indicati sulla cartellonistica e sulle pompe erogatrici. Attraverso questo meccanismo, i consumatori venivano indotti a credere di acquistare un prodotto con prestazioni superiori (caratteristiche più performanti rispetto ai carburanti tradizionali), mentre in realtà ricevevano un prodotto di qualità standard o inferiore.
A seguito delle evidenze raccolte, il legale rappresentante della società proprietaria dell’impianto è stato deferito alla Procura della Repubblica per l'ipotesi di reato di frode in commercio. Resta ferma la presunzione di innocenza nei confronti dell’indagato fino al definitivo accertamento delle responsabilità. L’intervento della guardia di finanza si inserisce nelle più ampie funzioni di polizia economico-finanziaria del Corpo, con l'obiettivo primario di reprimere distorsioni del mercato che possano arrecare pregiudizio economico ai cittadini.
Un pomeriggio sospeso tra memoria, satira e amore per le proprie radici elettive. Sabato scorso la Biblioteca Comunale “Mario Ciocchetti” di Belforte del Chienti ha ospitato un incontro speciale dedicato a Fabio Santilli, figura poliedrica scomparsa nel 2017, capace di segnare profondamente la vita culturale del maceratese.
L’evento, nato dalla volontà di Chiara Marucci e dello staff della biblioteca, ha riunito amici, familiari – tra cui la moglie Maria Vittoria Caputo e la figlia Alessia – e amministratori, come il sindaco di Caldarola Giuseppe Fabbroni, per restituire alla comunità il valore di un uomo che, come ricordato dai presenti, "ha lavorato sull’esperienza turistica con vent’anni d’anticipo rispetto ai tempi".
Romano di nascita ma caldarolese nel cuore, Santilli è stato raccontato attraverso tre testimonianze che ne hanno delineato la complessità umana e professionale. Il giornalista Luca Romagnoli ha ripercorso la carriera di un tecnico che, dopo aver lavorato a progetti internazionali come Disney World a Parigi, scelse le Marche per dare sfogo a una creatività inarrestabile.
Dalla nascita del progetto Gog&Magog al premio di poesia Rabelais, fino al celebre concorso di grafica umoristica “In Vino Veritas”, Santilli è stato un pioniere nel legare l'arte alla valorizzazione dei luoghi. Fondamentale il suo impegno per i Sibillini con l’associazione Ipparco e la rassegna “InCampagna”, una delle prime intuizioni europee dedicate all'ospitalità rurale.
Il lato più intimo e militante è emerso nel ricordo dell’amico di sempre Giorgio Rosselli, che ha tratteggiato il profilo di un uomo generoso e determinato, capace di credere nelle persone e nelle battaglie condivise. Infine, la storica dell’arte Paola Puglisi ha approfondito il valore della sua produzione editoriale, nata tra i banchi della Biblioteca Nazionale di Roma.
Dalle ricerche sulla stampa satirica – Santilli fu presidente del Centro Studi Galantara – fino ai volumi illustrati da Mauro Cicaré sulla Battaglia del Pian Perduto e sul mito della Sibilla, la sua è stata una costante ricerca del "segno" capace di raccontare i tempi.
L’incontro si è chiuso con un’immagine potente, affidata alle parole che lo stesso Santilli lasciò poco prima di andarsene: "L’importante è che la morte ci colga vivi". Un'eredità culturale, quella di Fabio Santilli, che Belforte ha voluto riabbracciare per consegnarla intatta alle nuove generazioni.
Nella suggestiva cornice della chiesa di Santa Maria Assunta a Pievefavera di Caldarola, la musica è diventata lo strumento per una profonda riflessione collettiva. Domenica scorsa, l’evento "Suoni di Pace" ha trasformato la frazione in un palcoscenico di rara bellezza artistica, centrato sull'esecuzione di “Amao Omi – Guerra insensata”, opera del compositore georgiano Giya Kancheli. Una scelta musicale non casuale, capace di toccare corde attuali e universali in un momento storico segnato da profondi conflitti.
Protagonisti di questa doppia replica sono stati il Coro Polifonico Città di Tolentino, diretto dal maestro Aldo Cicconofri, insieme a Federico Mondelci e all’Italian Saxophone Quartet. L'armonia tra le voci e i sassofoni ha guidato il pubblico in un percorso emotivo che ha saputo valorizzare l’acustica e l’identità di uno dei luoghi di culto più preziosi del territorio caldarolese.
Il sindaco di Caldarola, Giuseppe Fabbroni, ha espresso grande soddisfazione per la riuscita dell’iniziativa, sottolineando il valore simbolico dell'arte: "Sono molto soddisfatto di questo evento: da Caldarola, attraverso l’arte, la musica e la bellezza, si è levato un vero suono di pace in un mondo terribile, dove guerre e conflitti continuano ad avanzare. È stato un momento particolarmente significativo anche per mettere in risalto una delle nostre frazioni e valorizzare luoghi di grande identità come Pievefavera".
L’amministrazione comunale ha inoltre voluto rivolgere un ringraziamento pubblico a Feliziana Pieroni e Piero Vincioni, custodi della chiesa, per la dedizione con cui preservano questo patrimonio, oltre agli enti e agli sponsor che hanno reso possibile la realizzazione di un appuntamento che ha saputo coniugare l'alta qualità artistica con un impegno civile necessario.
Due giornate di adrenalina, sport e grandi numeri hanno animato lo stadio comunale "Gualtiero Soverchia" di San Severino Marche. Sabato 28 e domenica 29 marzo, la città ha ospitato il Campionato Regionale di Pattinaggio Corsa, tappa fondamentale per le qualificazioni ai prossimi Campionati Italiani. L’evento, curato nei minimi dettagli dalla Rotellistica Settempeda sotto la guida del presidente Paolo Crognaletti, ha visto sfrecciare in pista ben 355 atleti federali, coprendo tutte le categorie: dai piccolissimi Giovanissimi fino ai veterani della categoria Master.
La manifestazione ha ricevuto il plauso delle autorità locali, presenti per sottolineare il valore sociale e sportivo dell'iniziativa. Il sindaco Rosa Piermattei, l’assessore allo sport Paolo Paoloni e il presidente del Consiglio comunale Sandro Granata hanno preso parte alle premiazioni, evidenziando la perfetta sinergia tra la società organizzatrice, gli sponsor e le istituzioni, con un ringraziamento particolare rivolto al Consiglio Regionale delle Marche, rappresentato da Gianluca Pasqui, e alla società calcistica Settempeda per la gestione degli spazi dello stadio.
Sotto il profilo agonistico, la Rotellistica Settempeda ha raccolto i frutti dell'ottimo lavoro svolto dallo staff tecnico composto da Francesco e Jacopo Crognaletti, Ilenia Marozzi e Marika Falistocco. Tra i più giovani, applausi per le promesse del gruppo "cuccioli" come Tommaso, Amelie, Emmi e Giulia. Nelle categorie superiori, la società ha blindato numerose qualificazioni ai nazionali grazie alle prestazioni di rilievo di Alessandra, Samuele, Giulia, Emma, Matilde, Alice, Emilia, Flora, Bianca, Erika, Aurora, Filippo, Cristian e Leonardo.
Il bilancio finale dell'evento è estremamente positivo: un successo organizzativo che conferma San Severino Marche come punto di riferimento per il pattinaggio regionale. La perfetta riuscita della kermesse è stata resa possibile anche grazie all'instancabile lavoro di volontari e staff, che hanno garantito il regolare svolgimento delle gare in un clima di grande festa sportiva.
Superare i campanilismi per costruire un gruppo industriale composto da 1.200 imprese. A Portonovo è stato ufficialmente siglato il percorso di aggregazione tra le associazioni territoriali di Confindustria di Ancona, Fermo e Macerata. La firma dei tre presidenti - Marco Ragni (Macerata), Diego Mingarelli (Ancona) e Fabrizio Luciani (Fermo) - segna l'avvio di una nuova rete regionale che punta a rappresentare oltre il 60% delle aziende e degli addetti del sistema confindustriale marchigiano.
Il progetto, sostenuto dai vertici nazionali, nasce dalla necessità di dare una risposta dimensionale adeguata alle sfide della transizione energetica, dell’innovazione digitale e dell'internazionalizzazione. L’obiettivo è integrare i servizi e rafforzare le filiere produttive, permettendo anche alle realtà più piccole di accedere a un ecosistema di competenze avanzate. Il percorso sarà graduale e partecipato, con una tabella di marcia che prevede il completamento dell'integrazione entro il 2028.
Per Marco Ragni, presidente di Confindustria Macerata, la sfida è anzitutto di credibilità e peso politico: "Le trasformazioni in atto stanno cambiando profondamente il perimetro in cui operano le imprese: oggi la vera sfida è avere il peso e la credibilità per incidere dove si decidono le politiche industriali. Restare ancorati a una dimensione esclusivamente locale significa esporsi a un rischio di marginalità. Dobbiamo invece scegliere di stare dentro un sistema più ampio, con una visione chiara e ambiziosa. Questo percorso ha un valore diverso rispetto al passato: non nasce da un disegno imposto, ma dalla consapevolezza condivisa delle imprese. È un’integrazione che parte dalle filiere, dai legami industriali reali, e che punta a costruire un sistema più solido, capace di generare opportunità concrete e rafforzare la competitività dei nostri territori".
Anche Diego Mingarelli, presidente di Confindustria Ancona, ha ribadito la necessità di superare le frammentazioni: "Per sostenere davvero le imprese in questa fase complessa serve una dimensione adeguata. Dobbiamo superare campanilismi e frammentazioni che oggi non sono più sostenibili: solo un sistema più integrato può offrire servizi avanzati e garantire una rappresentanza forte e autorevole. L’obiettivo è costruire una Confindustria capace di agire come moltiplicatore di opportunità per ogni impresa, indipendentemente dal territorio in cui opera, perché collaborazione e integrazione sono oggi leve decisive per competere".
Infine, Fabrizio Luciani, presidente di Confindustria Fermo, ha inquadrato l'iniziativa nel solco della responsabilità istituzionale: "Siamo arrivati a questo percorso aggregativo interpretando con grande senso di responsabilità il nostro mandato di Presidenti. In un contesto economico che cambia repentinamente le Confindustrie territoriali non possono essere immobili. Le aziende chiedono una rappresentanza adeguata al mondo che cambia. Siamo convinti che questo percorso aggregativo sia la risposta appropriata".
Il legame tra il Club Vela Portocivitanova e il suo campione più splendente si stringe ulteriormente. Durante l'ultima assemblea dei soci, svoltasi lo scorso 21 marzo, il sodalizio civitanovese ha deciso all'unanimità di nominare Riccardo Pianosi socio onorario. Si tratta di un riconoscimento di altissimo prestigio per il giovane talento della tavola con foil, un premio ai meriti sportivi straordinari ottenuti indossando i colori della società che lo ha visto muovere i primi passi in acqua fino a scalare, con una velocità impressionante, i vertici del ranking mondiale.
Il percorso di Pianosi, oggi ventunenne, è costellato di successi che lo hanno reso un punto di riferimento assoluto nel panorama velico internazionale. Dopo il prestigioso quarto posto ai Giochi Olimpici di Marsiglia, il fuoriclasse marchigiano è stato il dominatore assoluto di un 2025 stratosferico, durante il quale ha conquistato contemporaneamente i titoli iridati ed europei, sia nella categoria assoluta che in quella giovanile. Risultati storici che gli sono valsi anche il Collare d'Oro al Merito Sportivo, la massima onorificenza concessa dal Coni agli atleti d'élite.
"Si tratta di un riconoscimento dato con tanta passione e attaccamento - sottolinea Cristiana Mazzaferro, presidente CVP -. In passato lo abbiamo conferito a Michele Regolo, già azzurro del Laser a Londra 2012, e all'indimenticato maestro d'ascia Mauro Merani, simbolo dell'arte cantieristica e della marineria civitanovese".
Dopo le recenti notizie sullo smaltimento di alcune sacche di plasma nelle Marche, Avis Nazionale è intervenuta sottolineando l’importanza del valore dei donatori. "Insieme alla nostra sede regionale - spiega il Presidente di Avis Nazionale, Oscar Bianchi - stiamo seguendo con attenzione l’evolversi della situazione. Il nostro desiderio è che si faccia luce sull’accaduto, non per puntare il dito, ma per proteggere l’impegno di chi dona".
L’associazione ha espresso un profondo dispiacere nel constatare che il gesto generoso di molti non ha potuto trasformarsi nell'aiuto sperato. "Ogni goccia di sangue e plasma è un dono prezioso - continua Bianchi - perché nasce dalla generosità gratuita e anonima dei donatori. Vive grazie all'energia dei nostri volontari e richiede una cura attenta e responsabile, la stessa che Avis coltiva da sempre per onorare la fiducia di chi sceglie di donare".
L’obiettivo, secondo Avis, è comprendere cosa sia accaduto, imparare e migliorare affinché la dedizione dei donatori trovi sempre la strada più efficiente per aiutare il prossimo. "Rappresentiamo una famiglia di oltre un milione e trecentomila persone. Ogni giorno, le nostre 3.300 sedi lavorano con amore per coordinare questo flusso di solidarietà, in armonia con le istituzioni e le strutture trasfusionali".
A seguito dell'emersione del caso, la regione Marche ha istituito una commissione di verifica per fare piena luce sulle presunte criticità legate allo smaltimento delle sacche. L'assessore regionale alla sanità, Paolo Calcinaro, ha precisato che si sarebbe trattato di circa 300 sacche e che l'episodio sarebbe stato causato da una "criticità temporanea dovuta alla carenza di personale".
Il presidente della Regione, Francesco Acquaroli, ha sottolineato che "non esiste sfiducia verso l’assessore" e ha ricordato che l'indirizzo politico e la gestione operativa sono distinte. "Prima di tutto vogliamo tutelare chi dona sangue - ha dichiarato - eventuali responsabilità tecniche saranno valutate dalla commissione interna, il cui lavoro dovrebbe concludersi entro 30 giorni".
Il Partito Democratico ha invece definito l’episodio gravissimo, sottolineando criticità nella gestione del sistema sanitario e della filiera del plasma. Secondo i dem, la vicenda evidenzia "la necessità di maggiore trasparenza e controlli, e richiede una relazione pubblica immediata e interventi urgenti per garantire la sicurezza delle donazioni".
In un tempo in cui tutto cambia, si aggiorna, si consuma in fretta, il menù pasquale continua a custodire una certezza: quella dei "piatti dei nonni", delle preparazioni attese, dei sapori che non hanno bisogno di essere reinventati per restare vivi.
Non è un caso. La tradizione gastronomica italiana si è costruita proprio nell’intreccio fra territori, stagioni e consuetudini familiari, con la tavola delle feste a fare da archivio vivente di memorie e identità. L’Accademia italiana della Cucina sottolinea da anni come la Pasqua continui a essere uno dei momenti più riconoscibili della tradizione, dove ritornano preparazioni antiche, dall’agnello ai pani rituali, dalle uova ai dolci di ricorrenza.
Ed è proprio lungo questo crinale, tra memoria e permanenza, che si può leggere un piccolo viaggio di Pasqua: dai monti fino al mare, seguendo cinque tavole diverse; eppure, unite da un filo chiarissimo. Cambia il paesaggio, cambiano i panorami, cambiano persino gli accenti dei piatti. Ma una cosa prevale su tutto: la tradizione.
Si parte in alto, a quota 1400 metri, dove l’aria è ancora quella frizzante di montagna, in particolare a Baita Solaria, a Sassotetto; qui l’apertura è affidata a un grande centrotavola di affettati, salumi del territorio e coratella della tradizione profumata al limone: già qui c’è tutto, la festa, la condivisione, il gusto netto delle campagne interne.
Poi arrivano le lasagne bianche con piselli, speck e crema di zucca, interpretazione morbida e avvolgente del primo festivo, e soprattutto la grigliata mista: costina, salsiccia, braciola di maiale, arista, agnello, arrosticini. È una Pasqua di sostanza, che parla il linguaggio della brace, della convivialità, della montagna che non addolcisce i sapori ma li esalta. Le patate al forno fanno il resto, mentre la chiusura con colomba pasquale e crema pasticciera rimette tutto nel solco della ricorrenza.
Cambiando itinerario e volgendo verso Monte Cavallo, il passaggio al Nido dell’Aquila conferma quanto la Pasqua, da queste parti, resti anzitutto un esercizio di fedeltà alla cucina delle occasioni solenni. Il menù è dichiaratamente tradizionale pasquale e mette subito in primo piano due cardini identitari: coratella d’agnello e agnello fritto.
In mezzo, però, trova spazio una novità che non tradisce, ma accompagna la tradizione: una chitarrina di colore con ragù di chianina e porcini, primo che aggiunge una sfumatura contemporanea senza spezzare il racconto del pranzo festivo. I contorni e la pizza pasquale completano un quadro coerente, in cui il rito non viene messo in discussione ma aggiornato con discrezione. È forse questo il punto più interessante: la tradizione regge perché non si irrigidisce, ma resta riconoscibile.
Scendendo verso l’area settempedana, la Pasqua assume i tratti più dolci della collina. Villa Berta, a San Severino Marche, costruisce un percorso ampio, capace di tenere insieme raffinatezza e memoria.
Negli antipasti il carpaccio affumicato con cannoli di pasta fillo e mousse di caprino introduce una nota più composita, ma subito riequilibrata dalla presenza della coratella d’agnello, che riporta la tavola al cuore della ricorrenza. Nei primi, le tagliatelle con coniglio e carciofi e i ravioli di ricotta con speck, fave e pachino mostrano bene il dialogo tra stagione e tradizione: la primavera entra nei piatti senza cancellarne l’impianto festivo.
I secondi sono una dichiarazione di abbondanza: frittura di carne, contorni fritti all’ascolana, filetto di maiale in crosta di parmigiano, pomodoro arrosto. E poi i dolci, che a Pasqua non sono mai solo un finale ma quasi un sigillo domestico: cestino con crema di mascarpone e fragole, colomba e uovo pasquale.
Arrivati nel pieno centro storico di Macerata, la tavola di Verde Caffè riassume perfettamente il carattere urbano della tradizione marchigiana: meno rustica solo in apparenza, in realtà profondamente ancorata ai suoi simboli gastronomici.
Si comincia con il tagliere di affettati, ciauscolo, formaggi e salumi, quasi una dichiarazione di appartenenza territoriale. Poi le fritture alla maceratese e i cremini, che restituiscono al pranzo quel tono domestico e festoso che appartiene alle cucine di casa. I primi fanno il resto: gnocco alla papera e vincisgrassi “Anton Nebbia”, nome che evoca una memoria colta e storica della cucina marchigiana, ma che soprattutto ribadisce come certi piatti, a Pasqua, non siano semplici portate: sono presenze attese. Infine, agnello alla cacciatora, uno dei grandi classici che più di ogni altro continua a definire l’idea stessa del pranzo pasquale.
E infine la costa. L’approdo al mare potrebbe suggerire uno scarto, una rottura, quasi un alleggerimento definitivo. Invece no: al ristorante Il Veneziano, storico approdo della riviera civitanovese, la Pasqua cambia tono ma resta fedele allo spirito della festa.
La proposta è quella di una giornata semplice, ma la semplicità qui è semmai nella chiarezza della formula: antipasti caldi e freddi, paccheri allo scoglio, risotto all’arca di Noè — definizione giocosa, metaforica, dove dentro c’è “un po’ di tutto” —a seguire frittura, arrosto, insalata, patate, dolci pasquali, sorbetto, con acqua, vino e caffè.
Dopo tanta terra, è il mare a prendersi la scena. Eppure, anche qui resta intatto il principio della Pasqua italiana: il pranzo come racconto corale, come successione larga di portate, come gesto di ospitalità piena. Cambiano gli ingredienti, non la struttura del rito.
La Coppa Italia Promozione entra per la prima volta nella storia dell’Aurora Treia e a parlare non sono solo i numeri e le statistiche: a raccontare emozioni, sacrificio e gioia ci sono i protagonisti di questo trionfo.
A sollevare la coppa al cielo è stato Luca Bartolini, capitano e leader in campo: "Sapevamo che era una partita dura e il primo tempo l'abbiamo approcciato bene, costruendo subito due-tre occasioni. Siamo riusciti a sbloccarla con una perla di Alla su punizione. Dopo il secondo tempo, l'espulsione loro ha un po' facilitato le cose. Appena abbiamo trovato il 2-0 siamo stati in controllo fino alla fine della partita, quindi bene così. Il primo obiettivo è andato in porto. Adesso abbiamo una settimana di pausa dove cerchiamo di recuperare più energie possibile, dopo pensiamo subito alla trasferta di Cascinare".
A firmare il gol del 2-0 è stato Federico Melchiorri, il "cigno di Treia", tornato quest’anno a casa dopo una lunga carriera tra i professionisti. Sulla coppa c'è anche il suo marchio. "È stata una bellissima partita, abbiamo fatto una grande soddisfazione, portando a casa un titolo importante. Oggi festeggiamo, ma domani ricominciamo a pensare al campionato, un altro traguardo da raggiungere assolutamente. È divertente giocare con questa squadra, però rimaniamo concentrati: è bello festeggiare, ma l’anno non è finito".
Emozioni forti anche per Roman Chornopyshchuk, che dopo la Coppa vinta lo scorso anno con il Trodica, si è ripetuto con la squadra della sua città: “È stata una grande emozione, perché vincere con la propria squadra del paese è bellissimo. Sono contentissimo di riaverla rialzata e spero di tenermela stretta”.
Dietro il successo, però, c’è anche la strategia e la guida di mister Simone Ricci, grande artefice del trionfo: “È stata una partita approcciata bene, abbiamo fatto un ottimo primo tempo. Sapevamo che affrontavamo una squadra fisica con alcune individualità importanti, però la squadra è entrata nella maniera corretta. Nel secondo tempo siamo stati bravi a gestire il vantaggio e a colpire anche con il 2-0 di Melchiorri; una volta fatto il 2-0 l'abbiamo gestita bene, anche se loro sono rimasti in 10. Siamo contenti: era il primo obiettivo prefissato a inizio anno e siamo felici di averlo raggiunto. Questo è il 36° risultato utile, non capita sempre di fare una striscia così. Ora abbiamo questa sosta che ci permette di ricaricare le pile, recuperare gli infortunati e affrontare le ultime tre partite con grande determinazione”.
Dopo la gioia della Coppa Italia Promozione, l’Aurora Treia è già proiettata sul campionato: con un punto di vantaggio sull’Azzurra Colli a sole tre giornate dalla fine, i biancorossi vogliono chiudere la stagione in vetta, confermando la continuità e la determinazione che hanno caratterizzato tutto l’anno. La Coppa è il primo trofeo stagionale, ma l’obiettivo finale resta il campionato, e la squadra di mister Ricci è pronta a lottare fino all’ultimo minuto per conquistarlo.
Cambio nel roster della Cbf Balducci Hr Macerata, che ha ufficializzato la chiusura del rapporto professionale con la centrale statunitense Emma Clothier. La società arancionera ha comunicato che la risoluzione anticipata del contratto è avvenuta di comune accordo tra le parti, una decisione maturata con l'intento di assecondare la volontà dell'atleta di intraprendere una nuova esperienza sportiva già nel corso della stagione attuale.
Nel salutare la giocatrice, il club maceratese ha voluto sottolineare il valore umano e professionale dimostrato durante la sua permanenza nelle Marche. Clothier ha infatti fatto parte integrante del gruppo che ha centrato l'importante obiettivo della permanenza in Serie A1, contribuendo attivamente ai risultati raggiunti dalla squadra in questa prima parte dell'anno. La società ha espresso i propri ringraziamenti alla centrale per l'impegno profuso, augurandole i migliori successi per le prossime sfide che l'attendono nella sua carriera pallavolistica.
È stata presentata ufficialmente presso il Rettorato dell'Università di Camerino la seconda edizione di "Purple 2.0", l’iniziativa finanziata dalla regione Marche che mira a sostenere le donne nel delicato percorso di ripresa dopo aver affrontato una patologia oncologica. Il progetto si rivolge specificamente a chi ha lottato contro tumori al seno, al colon-retto, al polmone o all'utero, offrendo un sistema integrato di supporto che mette al centro la dignità della persona e la sua piena partecipazione alla vita attiva.
La forza della proposta risiede in un partenariato d'eccellenza guidato da Unicam come capofila, che vede la collaborazione attiva dell'Associazione Le OrchiDee, di COOSS Marche Onlus e dell'Ast Macerata, creando un ponte concreto tra il mondo accademico, quello sanitario e il terzo settore.
Durante la conferenza stampa, il rettore Graziano Leoni ha sottolineato come questa nuova edizione consolidi un modello di intervento già sperimentato con successo, capace di rispondere ai bisogni complessi che emergono dopo la fase acuta della malattia. L’obiettivo dichiarato è quello di restituire autonomia e fiducia attraverso strumenti e competenze che permettano una vera ripartenza professionale e sociale.
All'incontro hanno preso parte figure chiave del progetto e delle istituzioni coinvolte, tra cui la coordinatrice Barbara Re, la delegata alla parità di genere Maria Paola Mantovani, oltre ai vertici dell'Ast Macerata, della Lilt e della regione Marche, tutti concordi nel definire "Purple 2.0" un modello di presa in carico multidisciplinare unico nel suo genere.
Le attività previste dal programma offrono un percorso strutturato che include consulenza orientativa, sviluppo delle competenze e azioni di politica attiva del lavoro. Una delle opportunità più significative è rappresentata dalla possibilità di accedere a una borsa lavoro della durata di 7 mesi da svolgersi direttamente in azienda, un passaggio fondamentale per rientrare nel circuito produttivo con tutele e supporto costante.
Il bando è riservato a donne tra i 18 e i 65 anni, residenti o domiciliate nelle Marche, che abbiano una pregressa patologia tumorale e si trovino attualmente in condizione di disoccupazione.
L'Università di Camerino, attraverso questa iniziativa, conferma la propria visione di ateneo aperto al territorio e attento alle fragilità, promuovendo una cultura dell'inclusione che trasforma la vulnerabilità in una nuova occasione di crescita. Le interessate hanno tempo fino al prossimo 4 maggio per presentare la propria candidatura. Tutte le informazioni dettagliate e la modulistica necessaria sono consultabili sul portale ufficiale del progetto all'indirizzo https://purple.unicam.it/.
Nel territorio dell’Ast di Macerata si registra una situazione emergenziale sul fronte dell’assistenza sanitaria: sono 53 i medici di base che mancano per coprire il fabbisogno, a cui si aggiungono due pediatri e 22 incarichi da 38 ore settimanali nelle Postazione Territoriale di Emergenza Sanitaria. Il dato emerge da una recente determina che fotografa le carenze previste per il 2026.
Il quadro che ne esce è preoccupante e strutturale, legato da un lato a una programmazione del fabbisogno sanitario ritenuta non adeguata negli anni passati e dall’altro a una progressiva perdita di attrattività della professione medica tra i giovani. I nuovi ingressi non riescono a compensare i pensionamenti e, in parallelo, cresce il fenomeno delle dimissioni volontarie: sempre più giovani medici lasciano a causa dei carichi di lavoro e delle retribuzioni considerate insufficienti.
Per far fronte all’emergenza, l’Ast sta cercando soluzioni tampone, tra cui l’aumento del numero di pazienti assegnati a ciascun medico. Una misura che però sta generando forti criticità, tanto che i camici bianchi denunciano una situazione ormai insostenibile.
Emblematico il caso di Tolentino, dove circa 2mila pazienti sono rimasti senza medico di base. La recente disponibilità di due medici ad aumentare il massimale ha innescato una vera e propria corsa tra i cittadini per assicurarsi un’assistenza. Sul tema, nei giorni scorsi, è intevenuta anche la sottosegretario alla presidenza della regione Silvia Luconi: "negli ultimi anni abbiamo ereditato un gap profondo, frutto della mancata programmazione del passato e del turnover non gestito, che ha lasciato territori scoperti o in difficoltà".
Nel frattempo, la riforma regionale del sistema sanitario prevede un potenziamento della medicina territoriale: entro giugno entreranno in funzione nel Maceratese le Case della comunità, accompagnate da circa 120 assunzioni annunciate. Tuttavia, resta il nodo principale: i bandi di concorso non riescono a coprire i posti disponibili.
Ricapitolando la situazione, la riorganizzazione ha introdotto undici aggregazioni funzionali territoriali della medicina generale, distribuite nei distretti di Macerata, Civitanova e Camerino, ma le carenze restano diffuse. Nel dettaglio, mancano otto medici a Civitanova, quattro a Monte San Giusto, quattro a Recanati, quattro a Porto Recanati, sette a Macerata, quattro a Corridonia, cinque a Tolentino, quattro a Treia, quattro a Sarnano, tre a Camerino e sei a San Severino.
Nel settore dell’emergenza territoriale sono invece previsti 10 incarichi da 38 ore settimanali nelle Potes del distretto di Macerata, sette nel distretto di Camerino e cinque nel distretto di Civitanova.