Si sono conclusi ieri a Monte San Martino i Giochi tra Contrade, una manifestazione che ha unito il paese in cinque giorni di gare, risate e spirito di appartenenza. A trionfare, per la prima volta nella storia dell’evento, è stata la contrada San Venanzo, che ha conquistato il pubblico e il trofeo con grinta, determinazione e grande affiatamento. A guidarla i capitani Anna Facen e Lorenzo Ercoli, che al momento della premiazione hanno alzato al cielo il trofeo tra gli applausi e il tifo di tutta la comunità.
Dietro San Venanzo si è classificata la contrada Barchetta, con anche il sindaco Matteo Pompei a scendere in campo nel gioco del Dogeball. Terzo posto per Molino e quarto, sorprendentemente, per Paese, vincitore uscente e contrada da sempre temuta, il cui scivolone ha scatenato un vero boato di stupore e sfottò al momento dell'annuncio della classifica.
Ma al di là del risultato sportivo, i Giochi si sono rivelati un autentico successo grazie all’impeccabile organizzazione curata da un gruppo di giovani monsammartinesi, che hanno saputo orchestrare ogni dettaglio con passione e precisione: dalla logistica alla comunicazione, fino alla scelta dei giochi, tutti ispirati alle tradizioni locali ma reinterpretati in chiave moderna e spettacolare.
Il programma ha spaziato dalle classiche staffette di corsa alla creativa corsa col mattone, dal tiro alla fune alla divertentissima Zzecca la parola, ispirata ai quiz televisivi. Tra le prove più apprezzate, la gara di briscola trasmessa in diretta streaming, con il pubblico che seguiva le mani dei giocatori su un maxi-schermo, esultando ad ogni “carico” e tenendo il punteggio a memoria come nei migliori circoli di paese.
Molto apprezzata anche la staffetta delle vergare, dove anziane e giovani massaie si sono sfidate nella preparazione della pannella, nel fare la passata di pomodoro e nella montatura dell’albume: un omaggio affettuoso alla tradizione culinaria del paese. Il valzer a tre zampe, invece, ha coinvolto coppie di ogni età in una danza improbabile e scatenata, mentre la corsa delle bici, visibile dal belvedere – punto più alto del paese – ha offerto uno spettacolo unico.
Tutti i giochi hanno valorizzato gli scorci e i luoghi più suggestivi di Monte San Martino: dal campo polivalente dedicato a Rossano Aliberti alle vie principali del centro storico, fino alla circonvallazione attorno alle antiche mura, ogni spazio è stato scelto con cura per esaltare la bellezza del paese e coinvolgere il pubblico in un’esperienza immersiva e autentica.
Ottima la risposta e la partecipazione del pubblico, che ogni sera ha animato le strade del paese trasformandole in una vera e propria arena sportiva. Un entusiasmo alimentato anche dal sito ufficiale dei Giochi, aggiornato quotidianamente con cronache, video-tutorial, classifiche, dirette e interviste post gara agli atleti, curate con ironia e professionalità dalla voce ufficiale dei Giochi Mauro Virgili. A rendere ancora più ricca la narrazione visiva dell’edizione 2025, le foto suggestive scattate dalla fotografa professionista anglo-monsammartinese Luise, che hanno arricchito il sito e i canali social della manifestazione, restituendo con sensibilità ed eleganza l’energia, l’emozione e la bellezza dei luoghi e dei protagonisti. I suoi scatti hanno già il sapore della memoria collettiva.
La vera vittoria di questa edizione, però, non sta solo nel nome inciso sul trofeo, ma nello straordinario spirito comunitario che ha attraversato l’intero evento. Tutte le generazioni sono state coinvolte: dai bambini ai nonni, dai residenti ai figli degli emigrati tornati per l’occasione. Fidanzati, amici e turisti hanno preso parte attivamente o fatto il tifo, contribuendo a creare un’atmosfera calda e partecipata, simbolo di una comunità viva e unita.
La serata finale si è conclusa in festa, con tutte e quattro le contrade riunite sotto le stesse bandiere, a celebrare non solo una vittoria sportiva, ma soprattutto il senso di appartenenza che solo un piccolo paese sa rinnovare così profondamente.Monte San Martino, ancora una volta, ha dimostrato che quando c’è passione, spirito di iniziativa e condivisione, un paese intero può correre, giocare, sorridere… e riconoscersi.
Un’operazione ad alto impatto condotta dai Carabinieri del Comando Provinciale di Macerata ha portato all’arresto in flagranza di reato di nove persone, colte mentre trasportavano circa 5 tonnellate di cavi in rame rubati da un impianto fotovoltaico a Pollenza.
Negli ultimi mesi, il territorio provinciale è stato bersaglio di numerosi furti e tentativi di furto ai danni di impianti fotovoltaici. Oltre ai danni materiali per la sottrazione di componenti come cavi in rame e inverter, i gestori hanno subito anche interruzioni della produzione di energia elettrica, con pesanti conseguenze economiche.
Il fenomeno, praticamente assente nello stesso periodo del 2024, ha attirato l’attenzione del Reparto Operativo dei Carabinieri di Macerata, che ha avviato un monitoraggio sistematico, mappando i furti e analizzando le modalità operative delle bande criminali.
Grazie a un’attenta attività investigativa, i militari hanno individuato una vettura sospetta proveniente dalla provincia di Foggia, già segnalata in zona. Quando, nella serata di ieri, l’auto è stata rilevata nella frazione Villa Potenza di Macerata, sono subito scattati i controlli nei comuni limitrofi – Montecassiano, Pollenza e Treia – già colpiti in passato da episodi analoghi.
All’alba di oggi, è scattato il blitz: il Nucleo Investigativo di Macerata, supportato dal Nucleo Operativo e Radiomobile e dalle Stazioni di Montecassiano, Pollenza e Appignano, ha intercettato l’auto segnalata, seguita da due furgoni. Il controllo immediato ha permesso di accertare che i veicoli contenevano diverse tonnellate di cavi elettrici, oltre a arnesi da scasso e taglio.
A bordo dei mezzi sono stati fermati nove uomini, tutti stranieri e residenti nel Foggiano, di età compresa tra i 20 e i 40 anni. Gli accertamenti hanno confermato che il gruppo, in trasferta nel Maceratese, aveva appena messo a segno il furto in un impianto fotovoltaico situato a Pollenza, di proprietà di una nota società del settore energetico.
I due furgoni utilizzati per il trasporto della refurtiva erano anch’essi rubati: uno sottratto ad un mobilificio di Appignano, l’altro ad un privato cittadino di Macerata, entrambi nella notte stessa del colpo. La banda ha agito accedendo ai pozzetti di ispezione dell’impianto, tranciando i cavi elettrici che collegano la string box agli inverter.
Il bottino ammontava a 4,6 chilometri di cavi di rame (diametro 70 mm), per un peso complessivo di circa 5 tonnellate e un valore stimato intorno ai 90.000 euro. Il danno totale all’impianto, considerando anche le spese di ripristino e messa in sicurezza, supera i 150.000 euro.
Il materiale rubato è stato restituito ai legittimi proprietari, così come i furgoni. L’autovettura utilizzata dalla banda è stata sequestrata e messa a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.
Dopo le operazioni di identificazione e fotosegnalamento, i nove arrestati – otto di nazionalità marocchina e uno del Burkina Faso – sono stati trasferiti presso le Case Circondariali di Ancona, Ascoli Piceno e Pesaro, in attesa delle decisioni della magistratura.
Nonostante la pioggia abbia ritardato l’inizio del concerto, la serata di ieri al Cus di Camerino ha visto protagonista un Franco 126 in grande forma, capace di scaldare il pubblico con un live coinvolgente, intimo e pieno ironia.
Tra i brani più amati del passato, come "Brioschi" e "Stanza Singola", e i pezzi del nuovo album Futuri Possibili, "Franchino" ha regalato ai presenti un viaggio musicale che ha attraversato i sentimenti più profondi: storie d'amore finite, ricordi malinconici, ma anche speranze e nuovi inizi.
Non sono mancati momenti inediti, con l’artista romano che ha portato sul palco anche brani nati da collaborazioni importanti: "Senza di me" (scritta con Gemitaiz e Venerus),"Blue Jeans" con Calcutta e "Nottetempo" con Giorgio Poi. In questi momenti, Franco ha cantato anche parti non sue, sorprendendo il pubblico con versioni riarrangiate e cariche di emozione.
Divertente anche la presenza sullo schermo di Zotta 126, un genio della lampada che ci accompagnava in questo viaggio, suggerendo brani all'artista romano, che non mancava di prendere in giro.
A metà serata, una frase ha acceso gli animi degli spettatori: "Un saluto anche a Carl Brave", ha detto sorridendo dal palco. Una battuta semplice, ma sufficiente a far sperare in un possibile ritorno del duo.
Ironico, autentico e nostalgico, Franco 126 ha saputo unire passato e presente in un concerto che è stato molto più di una scaletta: un racconto sincero tra ciò che è stato e ciò che potrebbe essere, in uno de vari futuri possibili.
Invidiometro a mille in casa PD. Adesso le sparate ad alzo zero danno un po' di tregua ad Acquaroli e s’indirizzano verso il Commissario Guido Castelli, ritenuto, dal duo inedito del PD Manzi-Curti, troppo comunicativo e poco concentrato sulla ricostruzione post sisma.
Battaglia di numeri a parte valga solo una considerazione “tecnica”. La ricostruzione va sicuramente fatta, e solo i malpensanti possono dire che, salvo alcune eccezioni, non proceda a gonfie vele.
Ma, soprattutto, va comunicata.
La ricostruzione di case, edifici pubblici, luoghi di culto e infrastrutture, non può essere relegata ad un dibattito tra "addetti ai lavori". A questo ci hanno pensato i predecessori di Castelli, alcuni dei quali si sono distinti per il Festival delle Ordinanze incomprensibili o, nel caso della indimenticabile Commissaria in quota PD De Micheli, per bizzarre inaugurazioni, come quella del plesso scolastico di San Ginesio subito stoppata dalla Soprintendenza.
Tradurre il linguaggio tecnico in una comunicazione comprensibile a tutti i soggetti coinvolti - cittadini, imprese e amministrazioni locali - è la migliore arma di difesa per la cattiva burocrazia, quel cancro autoreferenziale che frena le opere pubbliche e mina alla trasparenza delle procedure amministrative.
Comunicare è anche un obbligo istituzionale, è fondamentale per trasferire informazioni alle popolazioni colpite dal sisma, sull’andamento delle opere, sulle politiche finalizzate al rilancio di aree ad elevato rischio di spopolamento.
Una corretta comunicazione ci preserva anche dal proliferare di informazioni non corrette che nascono sulla scia di strumentalizzazioni politiche.
Il saper fare le opere, quindi, va di pari passo con il saperle correttamente comunicare, saperne comunicare soprattutto i benefici nel medio-lungo periodo. Ma anche nell’immediato. Considerato che già i cantieri, con i loro movimenti di tecnici e operai, offrono un’accelerazione nei consumi in termini di accoglienza, servizi di ristorazione, affitti e così via.
Fare e comunicare vanno di pari passo, sono elementi indivisibili alla base dell’agire politico di chi è chiamato a gestire una piccola o una grande e complessa opera, come quella della ricostruzione, che interessa più regioni del Centro Italia.
Investire in comunicazione meno dello 0,1% delle risorse disponibili, come in questo caso specifico, non solo è lecito, ma è addirittura va considerato una miseria per qualsiasi esperto di settore.
Ogni polemica profuma d’invidia e manifesta tutta la debolezza della grande ammucchiata a sinistra, quella che, sulle spese pubbliche, viaggia a geometria variabile a seconda dei territori e delle appartenenze politiche, nella vana speranza che "ci sia un Giudice a Berlino".
Anche se i veri giudici saranno i marchigiani il 28 e 29 settembre prossimi.
Daniele D’Onofrio, portacolori delle Fiamme Oro Padova, ha vinto in solitaria la 47a edizione della Marcia dei quattro ponti-Memorial Decio Beni, organizzata dall’associazione omonima con i comuni di Fiuminata, Pioraco, Sefro, la sezione locale dell’associazione nazionale carabinieri, l’Unicam, l’Avis intercomunale Fiuminata-Pioraco-Sefro, il Consorzio turistico Alta valle Potenza e Scarzito.
D’Onofrio si è aggiudicato il 45° Trofeo Alfredo Beni, in palio per il primo delle Forze Armate, e il 24° Trofeo Giovanni Grelloni per il primo in assoluto. E ha recitato un ruolo da protagonista, imponendo subito alla corsa, disputata da 213 concorrenti sulla distanza di 12,5 km e in condizioni meteo ottimali, il ritmo a lui congeniale.
A D’Onofrio si è opposto solo Vittore Simone Borromini del Centro sportivo Carabinieri che in gara avrebbe avuto Michela Cesarò: ma l’atleta, durante la fase preliminare, ha subìto uno stiramento alla coscia destra ed è stata costretta a ritirarsi subito dopo la partenza effettuata per onor di firma. Quindi non è stato assegnato il 14° Trofeo Alfredo Costantini in palio per la prima classificata appartenente alle Forze Armate.
D’Onofrio e Borromini erano quasi appaiati dopo l’avvio, ma al terzo chilometro D’Onofrio conduceva con 30 metri di vantaggio, divenuti 150 all’inizio della salita in cui ha spiccato il volo. Borromini ha preferito non forzare, mantenendo la posizione d’onore, visto che gli inseguitori non lo insidiavano, essendo abbastanza distaccati e scaglionati lungo l’itinerario.
L’andatura imposta da D’Onofrio ha provocato una graduale selezione, quindi l’alfiere delle Fiamme Oro è giunto indisturbato al traguardo. "Sino molto soddisfatto – ha dichiarato dopo l’arrivo – per essermi aggiudicato questo successo: molto duro il percorso, ma veramente bello. Ho potuto effettuare un buon test in vista degli impegni stagionali".
E Borromini: "Ho cercato di resistere, però ho preferito non forzare, mantenendo un’andatura regolare, adeguata alle caratteristiche del tracciato". Numerosa la partecipazione femminile: giunta settima assoluta, prima si è classificata Denise Tappatà (Stamura Ancona) in 52’51”, decima e seconda Elisa Mezzelani (idem) in 56’11".
LA CLASSIFICA: 1. D’Onofrio Daniele (Fiamme Oro Padova) km 12,5 in 40’03”; 2. Borromini Vittore Simone (Centro sportivo carabinieri) in 40’41”; 3. Lampa Giorgio (Space running) in 42’30”; 4. Antonelli Luca (CUS Camerino) in 42’57”, 5. Ricci Marco (idem) in 43’31”; 6. Cecchetti Marco (Avis Sarnano) in 43’35”; 7. Pavoni Daniele (Ellemme atletic team) in 45’45”; 8. Fioretti Mirco (Space Running) in 45’55”; 9, Palmieri Luca (idem) in 46’02”; 10. Raco Giorgio (Trecastelli polisportiva) in 46’11”.
Un porto più sicuro e protetto, all’altezza delle esigenze di pescatori, diportisti e operatori. È questo l’obiettivo del presidente della regione Marche, Francesco Acquaroli, che ieri mattina, insieme al sindaco Fabrizio Ciarapica, hanno incontrato Piergiorgio Balboni, presidente del Madiere al porto di Civitanova Marche.
Al centro dell’incontro, il progetto di messa in sicurezza del bacino portuale, un intervento molto atteso dalla comunità marittima locale, in una fase concreta e avanzata di progettazione.
L’intervento prevede il prolungamento del molo est, ma, come spiegato dallo stesso Balboni, sono emerse alcune perplessità circa l’effettiva efficacia del solo prolungamento, senza la realizzazione di una barriera frangiflutti a protezione dello specchio d’acqua interno da ondazioni provenienti dai settori di nord ovest. Prolungamento che porrebbe in alcuni casi aumentare l’intensità delle onde all’interno del porto.
Su questo punto il presidente Acquaroli ha preso un impegno chiaro: "Siamo in fase di progettazione e qualora il tecnico incaricato ravvisasse l’esigenza di aggiungere anche una barriera frangiflutto, come richiesto da molti diportisti, sono disponibile a farla e a realizzarla entro tre anni. L’obiettivo è garantire una vera messa in sicurezza del porto, ascoltando le esigenze di chi il porto lo vive ogni giorno", ha dichiarato.
Il sindaco Ciarapica ha espresso soddisfazione per la disponibilità della Regione ad ascoltare le necessità del porto civitanovese: "La presenza del presidente Acquaroli conferma l’attenzione concreta verso Civitanova. Il porto è una risorsa strategica per la città e per tutto il territorio: stiamo lavorando per un intervento strutturale che risolva in modo definitivo il problema delle mareggiate e metta in sicurezza i natanti, i pescherecci e le attività economiche legate al mare", ha commentato.
San Ginesio - Saranno Davide Enia e Mariangela Granelli a ricevere il Premio San Ginesio all’Arte dell’Attore 2025, prestigioso riconoscimento assegnato ogni anno nella cittadina marchigiana a personalità che si distinguono nel panorama teatrale nazionale.
A decretare la loro vittoria è stata una giuria composta da Remo Girone, Rodolfo di Giammarco, Lucia Mascino, Francesca Merloni e Giampiero Solari, che ha sottolineato come entrambi rappresentino "due figure centrali della scena contemporanea, per il rigore, il coraggio e la potenza espressiva con cui da anni attraversano i linguaggi del teatro".
La cerimonia di premiazione si terrà lunedì 25 agosto alle ore 20:30, presso il suggestivo Chiostro Sant’Agostino, durante la serata conclusiva della sesta edizione del Ginesio Fest, il festival diretto da Leonardo Lidi, in programma a San Ginesio dal 20 al 25 agosto.
L’edizione 2025 del festival sarà costruita attorno al tema “Furore” e proporrà un ricco cartellone. Si partirà con lo spettacolo “Pinocchio” del Teatro del Carretto, in apertura il 20 agosto. Seguiranno due debutti nazionali ispirati all’opera di Rainer Werner Fassbinder, diretti da Leonardo Lidi, e lo spettacolo “Wonder Woman”, firmato da Antonio Latella in collaborazione con TPE – Teatro Piemonte Europa. Nei giorni conclusivi, dal 23 al 25 agosto, è in programma anche un nuovo Focus Piemonte, realizzato grazie alla collaborazione con Fondazione Piemonte dal Vivo.
Il Premio San Ginesio, conferito ogni anno il 25 agosto in occasione della festa del Santo Patrono della città - San Ginesio, protettore della gente di teatro - è stato assegnato, nelle edizioni passate, a interpreti del calibro di Vanessa Scalera, Giuseppe Battiston, Lino Musella, Lino Guanciale, Massimo Popolizio, Federica Fracassi e molti altri.
Il Ginesio Fest è promosso dal Comune di San Ginesio in collaborazione con l’Associazione Culturale Ginesio Fest e la Fondazione Piemonte dal Vivo, con il patrocinio e il sostegno del MiC – Ministero della Cultura, della Regione Marche e della Struttura Commissariale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, oltre al contributo di numerosi partner culturali e istituzionali.
Macerata - Ancora tensione in una casa del centro, dove una lite familiare ha portato alla scoperta di ben altro. Nel pomeriggio di ieri, i carabinieri della stazione di Macerata, supportati dalla sezione radiomobile, sono intervenuti presso l’abitazione di una coppia di anziani, allertati da una segnalazione per un acceso diverbio.
Protagonista dell’episodio il figlio 52enne dei due coniugi, già residente in città, che - secondo quanto riferito dai militari - avrebbe avuto l’ennesima discussione dai toni particolarmente accesi con i genitori. Una volta riportata la calma, l’uomo ha continuato però a mostrarsi agitato e nervoso senza apparente motivo, insospettendo i carabinieri.
È così che, a seguito di controlli più approfonditi, i militari hanno rinvenuto nella sua disponibilità circa 80 grammi di hashish, immediatamente sequestrati.
Il 52enne è stato denunciato all’autorità giudiziaria sia per maltrattamenti in famiglia, sia per la detenzione ai fini di uso non personale di sostanza stupefacente. L’hashish è stato posto sotto sequestro penale in attesa del versamento all’Ufficio corpi di reato.
Era ampiamente prevedibile che dovesse accadere, non c'è dubbio. È esplosa repentina e virulenta in Italia un'ondata di indignazione per il fatto che il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, è stato inserito dal Cremlino nella lista dei russofobi. Nella lista, a dire il vero, non compare soltanto lui, ma troviamo anche i nomi di altri esponenti della politica italiana.
Personalmente non ho alcuna simpatia per le liste di proscrizione, di ogni ordine e grado: alla proscrizione preferisco la confutazione socratica. Anziché mettere la x su chi sostiene posizioni diverse dalle nostre ritengo più utile confutarlo socraticamente mediante la forza docile delle idee.
In ogni caso, mi siano consentite soltanto due considerazioni telegrafiche e a volo d'angelo. La prima: che ipocrisia da parte dell'Italia! Se, come è stato fatto, si definisce la Russia di Putin l'analogo del terzo Reich di Hitler, perché stupirsi se la Russia risponde in maniera ugualmente ostile? Dovrebbe essere noto universalmente: a ogni gesto offensivo ne può corrispondere uno uguale e contrario.
O forse si vuole ammettere che l'Italia può offendere a suo piacimento la Russia e che quest'ultima, per parte sua, non ha diritto di replicare alle offese ricevute? Sarebbe buona cosa essere consapevoli del peso delle parole che si usano per essere sempre pronti alle conseguenze che ne derivano, anziché agitarsi scompostamente quando l'insultato risponde alle offese ricevute.
La seconda considerazione che intendo svolgere si riassume in una domanda: quelli che adesso, Giorgia Meloni in primis, tanto si indignano per le liste di proscrizione ai danni dei russofobi dov'erano quando, sulle prime pagine dei quotidiani nazionali italiani, comparivano le liste di proscrizione con i nomi dei fantomatici putiniani d'Italia?
Forse quelle liste di proscrizione andavano bene ed erano degne di essere accettate, magari anche con entusiasmo? La verità è che l'apocrisia regna sovrana in Italia ed è anzi forse l'unica realtà oggi sovrana nel nostro Paese. Possiamo dirlo senza tema di smentita, una volta di più: la Russia continua a essere provocata in ogni modo dall'Europa, la quale poi si indigna se la Russia osa reagire alle provocazioni. Di più, la Russia viene provocata e poi accusata di essere belligerante rispetto all'Europa, nel culmine dell'ipocrisia e della tartuferia.
Molte persone adulte, giunte alla fine di una relazione di coppia durata anni, si trovano ad interrogarsi se saranno ancora in grado di costruire un nuovo legame in cui credere ed investire le proprie energie.
Con tanta vita alle spalle si sono attraversate esperienze intense: la convivenza, la crescita dei figli, la costruzione di una casa, simbolo di una sicurezza reale o, a volte, solo apparente.
Poi ad un certo punto tutto cambia, si abbandona una routine condivisa per ritrovarsi soli a fare i conti con un'inedita versione di sé. Una versione al momento più fragile ma potenzialmente più consapevole.
Ci si ricostruisce un pezzo alla volta: una nuova casa, nuove abitudini, nuove amicizie. Si cresce dentro una forma di solitudine, più silenziosa e profonda. Impariamo ad amarci in modo nuovo, a prenderci cura di noi stessi con la stessa attenzione che per anni abbiamo rivolto all’altro.
Il conforto, il sostegno e l’ascolto che inconsciamente aspettavamo di ricevere dalla relazione ora sappiamo donarceli da soli. Le amicizie diventano allora più che mai un punto di riferimento importante.
Alimentiamo un fiuto infallibile nel riconoscere negli occhi degli altri le nostre stesse ferite che ci donano una senso di appartenenza. Poi succede che, poco a poco, dentro di noi comincia a farsi spazio una nuova sensazione, una fiducia inconscia che qualcosa di diverso potrebbe accadere, così timidamente ci chiediamo se mai potremmo essere pronti a vivere una relazione sana.
Più o meno traumatizzati dalle possibili dinamiche tossiche che abbiamo già sperimentato all’interno della coppia, ci affacciamo a questa possibilità con molta cautela. Poi, come persone ormai consapevoli della propria forza e fragilità, decidiamo di rischiare.
Ci mostriamo per ciò che siamo, senza più chiederci se siamo abbastanza o cercare conferma nell’altro. Sappiamo che potrebbe andar male, ma scegliamo comunque di aprirci, perché comprendiamo che la crescita passa attraverso le nostre esperienze con gli altri.
Viviamo una relazione sana quando ci sentiamo a casa, al sicuro, accettati, non giudicati o sminuiti. Non dobbiamo guadagnarci l’amore, viviamo nella naturalezza e nel flusso. L’altro ci calma, ci regala centratura e rafforza la nostra identità, aiutandoci a valorizzare i nostri talenti.
C’è sostegno reciproco e comunicazione leale, non per attaccare ma per ascoltare con il cuore. Ci si può allontanare sapendo di ritrovarsi, vivere insieme senza perdersi nell’altro. Il valore di ognuno viene riconosciuto senza dimostrazioni continue.
I giorni difficili vengono accolti e attraversati insieme, con coraggio, per un progetto comune che unisce e sostiene. Amare di nuovo in maniera libera ed adulta, dopo aver attraversato il dolore, è un atto di coraggio, frutto di un lungo cammino che ha visto cadute e ricostruzione.
Torna, come ogni domenica, la rubrica curata dall'avv. Oberdan Pantana, "Chiedilo all'avvocato". In questa settimana, le numerose mail arrivate hanno interessato tematiche riferibili alla condotta di chi utilizza l’identità digitale di un altro soggetto, sostituendosi a questo per la generalità degli utenti in connessione, nel porre in essere le più disparate attività.
Di seguito la risposta dell’avvocato Oberdan Pantana alla domanda posta da una lettrice di Civitanova Marche, che chiede: "a quali responsabilità si va incontro qualora venga creato un account con le generalità di una persona terza, per il compimento di acquisti online?"
Il caso di specie ci offre la possibilità di fare chiarezza riguardo ad una tematica estremamente attuale sulla quale si è espressa la Corte di Cassazione con la sentenza n. 42572/2018, affermando la responsabilità penale del soggetto ai sensi dell’art. 494 c.p., la cui norma sancisce espressamente: "Chiunque, al fine di procurare a sé o ad altri un vantaggio o di recare ad altri un danno, induce taluno in errore, sostituendo illegittimamente la propria all’altrui persona, o attribuendo a sé o ad altri un falso nome, o una qualità a cui la legge attribuisce effetti giuridici, è punito, se il fatto non costituisce altro delitto contro la fede pubblica, con la reclusione fino ad un anno".
Difatti, la Suprema Corte adita ha statuito quanto segue: "Integra il reato di sostituzione di persona, ex art. 494 c.p. , la condotta di colui che crei ed utilizzi un account ed una casella di posta elettronica nonché proceda all’iscrizione su un sito e-commerce, servendosi dei dati anagrafici di un soggetto diverso ed inconsapevole, con il fine di far ricadere su quest'ultimo l'inadempimento delle obbligazioni conseguente all'avvenuto acquisto di beni mediante la partecipazione ad aste in rete o ad altri strumenti contrattuali. Tanto in quanto porre in essere una condotta con siffatta modalità è prova che l’agente abbia volontariamente sostituito, per la generalità degli utenti in connessione, alla propria identità quella di altri, a prescindere dalla propalazione all'esterno delle diverse generalità utilizzate" (Cass. Pen., Sez. V, n. 42572/2018, dep. il 27/09/2018).
Pertanto, nell’analizzare le ripercussioni giuridiche che tali condotte possono avere, è necessario considerare che in una realtà come quella contemporanea, nella quale si fa un uso sempre maggiore dei sistemi telematici per il compimento di una varietà in crescendo di attività, le credenziali adoperate per l’utilizzo delle varie piattaforme, rappresentano il soggetto agente tanto da costituire un vero e proprio surrogato della persona fisica; dunque, la tutela offerta dal legislatore, è intesa a garantire la pubblica fede ed evitare che l’utilizzo di raggiri e artifizi, nel contesto di una società in continua evoluzione, possano trarre in inganno quanti operano in tali settori.
Alla luce di tali considerazioni, ed in risposta alla nostra lettrice, risulta corretto affermare che: "Chiunque in modo volontario e al fine specifico di procurare a sé o ad altri un vantaggio o di recare ad altri un danno, utilizzi l’identità digitale di un soggetto terzo ignaro e inconsapevole, è punito ai sensi dell’art. 494 c.p. con la reclusione fino ad un anno" (Cass. Pen., Sez. V, n. 42572/2018).
Rimango in attesa come sempre delle vostre richieste via mail, dandovi appuntamento alla prossima settimana.
La Maceratese ha disputato la sua prima sgambata interna della stagione 2025/26 sul campo di Belforte del Chienti, di fronte a una nutrita rappresentanza di tifosi e appassionati. La squadra ha dato vita a una bella partitella suddivisa in due tempi da 25 minuti ciascuno, terminata con un pareggio per 1-1.
Ad aprire le marcature è stato Marsilii, che ha siglato il gol per la squadra bianca nei primi minuti di gioco. Nella ripresa è arrivata la risposta della squadra nera con Osorio.
Il ritmo è stato subito positivo e, soprattutto nel secondo tempo si sono viste molte trame interessanti. Da sottolineare la buona intesa già mostrata tra Neglia e Osorio, oltre al grande spirito combattivo dimostrato dai più giovani del gruppo. I portieri Gagliardini e Prugni si sono alternati in porta, giocando un tempo per squadra.
Queste le formazioni scese in campo:
Maceratese squadra nera: Ciattaglia, Sciarra, Lucero, Vanzan; De Angelis, Sabattini; Viscillo, Neglia, Papa; Osorio.
Maceratese squadra bianca: Perini, Morganti, Marchgiani, Mastrippolito; Donzelli, Ruani; Marras, Cirulli, Gironella; Marsili.
A disposizione Lorenzi, Romitelli, Borgiani e Pazzaglia, subentrati nel corso della ripresa.
Lavoro differenziato per Guideri, Nasic, Cilla, Kone e Sileoni.
Il team di mister Possanzini continua così la preparazione, lavorando con entusiasmo in vista della nuova stagione.
Le parole di Mister Possanzini: «È stato un buon test per chiudere questi primi dieci giorni di lavoro. Di fatto abbiamo giocato solo un tempo, ma pian piano alzeremo il minutaggio per fare in modo che intorno al 20 di agosto tutti abbiano già disputato una partita completa. I giocatori più esperti stanno aiutando i nuovi ad ambientarsi, visto che devono ancora sciogliersi un po'. È un processo normale, fa parte del percorso di crescita e non bisogna avere fretta. Nel complesso posso dirmi soddisfatto».
Il Comune di Monte San Giusto insieme all’Associazione Sferisterio, propone per il settimo anno consecutivo un grande Concerto Lirico in piazza Aldo Moro martedì 5 agosto alle ore 21.00.
Un’occasione unica per ascoltare le più belle arie d’opera che da sessantuno edizioni affascinano il pubblico del Macerata Opera Festival. Il programma prevede brani da Rigoletto, Carmen, Macbeth, La Traviata, Turandot, Il Barbiere di Siviglia e altre celebri opere in un alternarsi di brani strumentali e arie e duetti accompagnati al pianoforte.
Melodie immortali interpretate da alcuni dei cantanti che saranno in scena quest’estate anche allo Sferisterio: Ruth Iniesta (soprano), Ivan Magrì (tenore), Alberto Comes (basso) e Claudia Foresi (pianoforte).
Sul palco anche l’ensemble di dieci musicisti SALVADEI BRASS - OTTONI ALL’OP(E)RA. Presenterà la serata il Direttore Artistico del MOF, Marco Vinco. Main sponsor dell’evento è l’azienda Centro Accessori al quale va il nostro immenso ringraziamento.
Il Comune di Monte San Giusto è organizzatore dell’iniziativa con il supporto della Banda Ottavio Bartolini e numerosi volontari delle varie associazioni cittadine. Il piano di sicurezza è a cura dello Studio Castricini.
La platea prevede 500 posti numerati. Il biglietto ha un costo di 15,00 euro per i settori da 1 a 8, mentre di 10,00 euro per i settori 9 e 10. Informazioni al n. 375 5518647
BIGLIETTERIE APERTE A PARTIRE DA SABATO 28 GIUGNO:
– TABACCHERIA QUARCHIONI, Corso Costituzione, 1
– PARRUCCHIERI IVAN E AMLETO, Via Bonafede, 4
Negli anni, il cibo è diventato molto più di un semplice mezzo per nutrirci: è cultura, identità, piacere. Ma è anche, inevitabilmente, un attore protagonista nella nostra salute. Parlare di obesità oggi significa affrontare una condizione complessa, che coinvolge moltissimi fattori: genetici, ambientali, psicologici, sociali. In questo contesto, i cibi ultra processati sono emersi come uno degli elementi che possono contribuire allo sviluppo e al mantenimento dell’obesità, non tanto per un effetto diretto o automatico, quanto per l’interazione sottile e persistente che hanno con i nostri comportamenti alimentari, il metabolismo e l'equilibrio del nostro organismo.
I cibi ultra processati non sono semplicemente "piatti pronti" o "snack confezionati": si tratta di prodotti industriali che spesso contengono ingredienti che difficilmente useremmo nella nostra cucina, come additivi, emulsionanti, aromi artificiali o dolcificanti intensi, e che vengono sottoposti a processi tecnologici che alterano profondamente la matrice originale degli alimenti. Questi alimenti sono pensati per essere iperappetibili, facili da consumare, spesso economici e pronti all’uso. Ed è proprio questa combinazione che, in modo silenzioso ma efficace, tende a modificarne il consumo, favorendo una maggiore densità calorica e una minore qualità nutrizionale della dieta complessiva.
Chi vive con l’obesità sa quanto possa essere difficile, a volte, distinguere ciò che è utile da ciò che è colpevolizzante. È importante quindi sottolineare che non esistono cibi 'buoni' o 'cattivi' in senso assoluto. Ma alcune scelte alimentari possono proteggerci, aiutarci a sentire meglio il senso di fame e sazietà, sostenere il benessere intestinale, limitare l’infiammazione e favorire un rapporto più equilibrato con il cibo. I cibi ultra processati, se presenti in maniera regolare e abbondante nella dieta, sembrano invece contribuire ad alterare questi meccanismi di autoregolazione. Studi recenti suggeriscono che, anche a parità di calorie, una dieta ricca di questi prodotti può portare a un maggiore aumento di peso, probabilmente perché interferisce con i segnali cerebrali di sazietà, spingendo a mangiare di più e più velocemente.
Queste dinamiche sono particolarmente delicate quando si parla di bambini. Durante l’infanzia, infatti, si formano abitudini alimentari che tendono a consolidarsi nel tempo, e il palato si abitua precocemente a gusti intensi, dolci o salati, tipici degli alimenti ultra processati. Un’esposizione precoce e frequente a questi prodotti è associata a un rischio aumentato di obesità infantile, oltre che a carenze nutrizionali. Più che demonizzare un biscotto o una merendina, il punto è riflettere su quanto spazio occupino questi alimenti nella dieta quotidiana dei più piccoli, e quanto invece sia importante garantire una base di alimenti freschi e poco trasformati, capaci di educare il gusto e fornire nutrienti essenziali per la crescita.
Un altro aspetto cruciale riguarda il microbioma intestinale, cioè l’insieme di microrganismi che vivono nel nostro intestino e che svolgono funzioni fondamentali per la salute metabolica, immunitaria e persino mentale. I cibi ultra processati, soprattutto quelli ricchi di emulsionanti, dolcificanti artificiali e additivi, sembrano alterare in modo significativo la composizione e la diversità del microbioma. Questo squilibrio, chiamato disbiosi, può contribuire allo sviluppo di uno stato infiammatorio cronico di basso grado e a una maggiore predisposizione all’aumento di peso, oltre che ad alterazioni del metabolismo degli zuccheri e dei grassi.
Tutto questo non significa che nella nostra alimentazione non ci sia spazio per la flessibilità o per il piacere. Il cibo ha anche una dimensione sociale ed emotiva che va rispettata. Ma prendere consapevolezza del ruolo degli alimenti ultra processati nella nostra dieta, senza colpevolizzazioni, può rappresentare un passo importante verso scelte più equilibrate. Ridurre il consumo di alimenti ultra processati non vuol dire seguire una dieta perfetta, ma costruire uno stile di vita più attento, più presente, più sano. Il cambiamento parte da lì.
Venerdì 1° agosto, ad Ancona, Alleanza Verdi e Sinistra (AVS) ha presentato ufficialmente la propria lista di candidati alle elezioni regionali delle Marche. L’incontro, ospitato nella sede elettorale di Matteo Ricci presso la Galleria Dorica, ha visto la partecipazione dei portavoce nazionali Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli, accanto allo stesso Ricci, candidato alla Presidenza della Regione.
Una lista che è insieme proposta politica e biografia collettiva: frutto di un lavoro capillare, partecipato, radicato nei territori. AVS si presenta all’appuntamento elettorale con un gruppo eterogeneo che intreccia esperienze istituzionali, competenze professionali, militanza sociale, visione ecologista e passione civile. Un progetto che mette al centro giustizia sociale, transizione ecologica, dignità del lavoro ed equità territoriale, in netta discontinuità con le scelte dell’attuale giunta regionale.
Il contributo di AVS alla stesura del programma della coalizione rappresenta uno dei segmenti più avanzati e coerenti dell’intero fronte progressista: dalla Legge sul Clima alla proposta per un Salario Minimo Marchigiano, dalla difesa della sanità pubblica alla promozione dell’ospitalità diffusa, dalle politiche per le aree interne a quelle per la cultura, i giovani e la formazione.
Accanto a profili emergenti, trovano spazio nomi che hanno già offerto un contributo significativo nella vita pubblica marchigiana. È il caso, tra gli altri, di Sandro Bisonni, già consigliere regionale; Giovanni Gaspari, sindaco storico di San Benedetto del Tronto; Andrea Nobili, avvocato ed ex assessore alla cultura ad Ancona, poi garante dei diritti regionali; Caterina Di Bitonto, ex assessora comunale e oggi imprenditrice agricola; Enzo Piermarini, già consigliere a Montecassiano; Patrizia Sagretti, agronoma e attivista; Caterina Osimani, consigliera a Osimo; Agnese Santarelli, capogruppo AVS a Jesi; Enrico Pergolesi, consigliere comunale a Senigallia. Tra i candidati, anche Gianluca Carrabs, capogruppo AVS nel Consiglio Comunale di Urbino e figura di riferimento per l’economia ambientale e il rilancio delle aree interne, e Sabrina Santelli, imprenditrice e già assessora a Pergola, impegnata nei temi dell’innovazione e della giustizia sociale. Entrambi tra i promotori del Patto per il Clima, il Lavoro e la Salute, simbolo dell’impegno concreto di AVS per una Regione più giusta, più verde e più coesa.
CANDIDATI – MACERATA
1. BISONNI SANDRO
Nato il 26/05/1968 a San Severino Marche (MC), residente a Tolentino (MC). Già Consigliere regionale, attualmente ingegnere e insegnante.
2. CIOMMEI LAURA
Nata il 06/05/1971 a Tolentino (MC), residente a Tolentino (MC). Docente di sostegno.
3. CORVATTA TOMMASO CLAUDIO
Nato il 19 gennaio 1963 a Civitanova Marche (MC), residente a Porto Recanati (MC). Medico di medicina generale.
Già sindaco di Civitanova Marche (2012–2017) e consigliere comunale (2017–2022).
4. HOXHA ARIANA
Nata il 22/09/1977 a Durazzo, Albania. Residente a Macerata (MC). Insegnante presso l'Istituto Enrico Fermi di Macerata.
5. PIERMARINI ENZO
Nato il 10/11/1960 a Montecassiano (MC), residente a Montecassiano (MC), loc. Sambucheto 6. Elettricista in pensione. Consigliere comunale di Montecassiano fino a gennaio 2025.
6. SAGRETTI PATRIZIA
Nata il 29 dicembre 1958 a Macerata (MC), residente a Macerata. Agronoma. Libera professionista dal 1984 al 2020, poi dipendente del Consorzio di Bonifica Marche dal 2021. Attiva nei comitati cittadini “Residenti centro storico” di Macerata.
Dopo aver preso il volo il 14 luglio, sospinto da musica, poesia e pensiero condiviso, il Nuvole Festival 2025 prosegue il suo cammino fino al 12 agosto, portando nuova linfa nei borghi dei Monti Azzurri, tra memoria e futuro, spirito e bellezza. Cinque appuntamenti di agosto completano questo arco narrativo con la forza di un respiro corale.
Il 3 agosto, a San Ginesio, doppio momento: alle 19:30 nel Giardino del Colle “Cammini e visioni collinari”, poi alle 21:00 al Chiostro Auditorium di Sant’Agostino, concerto "I suoni dei borghi" con il Maestro Mario Brunello al violoncello, accompagnato da Gabriele Mirabassi, Daniele Orlando, Maria Semeraro e il critico Guido Barbieri. Evento a pagamento con prenotazione obbligatoria; ingresso gratuito per i primi 18 giovani non ancora maggiorenni.
Il 4 agosto, a Penna San Giovanni, alle 19:00 va in scena "Nuvole d’Autore" con il Prof. Stefano Papetti, nella cornice del Teatro comunale ligneo, sotto le nubi dipinte da Antonio Liozzi. L’incontro sarà accompagnato da interventi musicali del The Easy Winner Clarinet Band.
Il 5 agosto, a Sarnano, approda la narrazione teatrale "Rahere, un giullare sulla Via Francigena". Storia viva di pellegrinaggio e resurrezione, accompagnata dal Coro EquiVoci, in un canto che attraversa mari e secoli, portando con sé il soffio antico delle storie condivise.
L’8 agosto, a Loro Piceno, alle 18:30, l’evento "Solitudine mai. Chiacchieriamo!" riporta al centro la bellezza semplice dello stare insieme. Sedie in strada, parole in libertà e la partecipazione dello psichiatra Gianni Giuli, per riscoprire il valore profondo del dialogo. Sandro Polci afferma che si vuole offrire «un’espressione autentica di socialità e tradizione contro ogni solitudine».
Il 10 agosto, nel Chiostro conventuale di Monte San Martino, le Monache benedettine guideranno, dalle 18:30 alle 19:30, una 'Breve Preghieraconcerto' con esposizione di icone in foglia d’oro e la presentazione della “Pietà”, dipinto donato del XVIII secolo. Una liturgia di luce, intima e luminosa.
Il 12 agosto, a Serrapetrona, sulla terrazza del Ristorante Coldivino, l’evento “Vino diVino” promosso dall’Associazione Italiana Sommelier e dai Produttori DOCG sarà un incontro tra cultura enologica e paesaggio, in cui ogni calice diventa narrazione, ogni parola un sorso di terra.
Per Giampiero Feliciotti, Presidente dell’Unione Montana Monti Azzurri: “Questa rassegna supera il semplice calendario di eventi: è un invito forte a sollevare lo sguardo e meditare sul domani”.
E Sandro Polci, curatore del Festival, aggiunge: “In questi paesaggi si coglie ciò che è autentico e prezioso nella quotidianità, una bellezza che guarda al passato e alimenta un futuro di crescita, dalla green community al ‘non turismo per caso’, ma per condividere e rasserenare ogni gradito ospite”.
Dal primo verso al calice condiviso, dalla musica al silenzio dorato del chiostro, il Nuvole Festival 2025 si conferma un invito poetico alla vita nei borghi, tra cielo e radici. Tutti gli eventi sono a ingresso libero, salvo dove diversamente indicato.
Giuditta Canuto, originaria della Toscana ma da quindici anni nelle Marche, vive con la sua famiglia vicino a Montecarotto, dove coltivano e allevano qualche animale, da sempre si occupa di artigianato lavorando diversi materiali. Da circa tre anni è la titolare di Giud - Natural Colors, il suo progetto dedicato al colore naturale.
Puoi raccontarci la storia di Giud - Natural Colors? Come è nata questa idea poi concretizzata?
“Il progetto di Giud - Natural Colors è nato all’inizio proprio dai colori, ho studiato Istituto d’Arte sia in Toscana che a Macerata, ma utilizzando il legno come materia principale da trasformare. Per nove anni ho fatto la liutaia quindi mi occupavo di costruzioni e restauro di strumenti ad arco: violini, viole e violoncello. Lì utilizzavo il pigmento naturale, minerale o vegetale, per verniciare gli strumenti in maniera filologica. È nata così l’idea di voler imparare a creare questo pigmento, ho partecipato ad un corso e ho capito che la trasformazione della parte vegetale in qualcosa di visibile e stabile, un colore, che poi fa parte della nostra storia, era una cosa che mi appassionava tantissimo. Coltivando già un orto ho deciso di ampliare la coltivazione anche alle piante tintorie. Una volta avute queste piante fresche l’applicazione sul tessuto era ovvia, la domanda sorta è questa: perché non imparare a tingere? Lavorando ancora come liutaia, mi muovevo per imparare anche a tingere. Man mano ho lasciato questo lavoro per buttarmi nell’idea di creare qualcosa da zero, qualcosa che fosse mio. Devo dire che nel giro di quasi tre anni finalmente questo è un progetto che comprende la coltivazione, la tintura, e la creazione di pigmenti, dunque tutto quello che riguarda il mondo del colore naturale e della ricerca personale su questa tematica”.
I tuoi prodotti principali? E la “chicca”?
“La chicca dei miei prodotti paradossalmente sono dei calzini in filati biologici realizzati da un calzificio italiano molto piccolo, a conduzione familiare. Ho iniziato a stamparli con fiori, con parti di piante tintorie che coltivo, e questo è il mio prodotto di punta. Poi ne ho tantissimi di prodotti, più che altro ne faccio in tessuto antico, utilizzando i vecchi rotoloni in canapa o lino, tessuti a mano, li recupero, li tingo e li stampo per fare più che altro per accessori per la casa, piccolo abbigliamento e alcuni lavori su richiesta. Le mie creazioni sono quasi esclusivamente con vecchi e meravigliosi tessuti fatti a mano, i quali hanno una storia incredibile. Cerco di utilizzare materia prima che già esiste e di rimetterla nel mercato in maniera artigianale con materia prima vegetale che coltivo o raccolgo come nel caso delle foglie, o utilizzando scarti alimentari”.
Il lavoro che ti ha dato più soddisfazione?
“Non ce n’è assolutamente uno, ma ovviamente credo che sia abbastanza normale per chi lavora manualmente ma anche mentalmente, i lavori che ti danno più soddisfazione sono quelli più difficili, per me è una sfida proprio a livello chimico di trasformazione. Sono pertanto quelli che ti danno anche più pensiero ma alla fine funzionano e vengono bene. Alcune volte succede che il lavoro non riesce, con la tintura spesso il risultato lo vedi alla fine del lungo processo. Durante quindi bisogna fare molta attenzione, perché il rischio è quello che potresti aver buttato ore di lavoro. Quando accade ciò è molto frustrante. Altre volte invece il prodotto viene come lo immaginavi, se non meglio”.
Organizzi anche dei workshop…
“I workshop sono quelli che mi danno di più. Lavorando sempre da sola come artigiana, che è una cosa bellissima, ho poi bisogno del momento di condivisione e di riscontro. La parte dell’insegnamento che faccio sia a scuola con bambini che con adulti, è meraviglioso vedere lo stupore delle persone che non hanno mai avuto occasione di conoscere la storia del colore naturale. Eppure fino a 150 anni fa il colore era quello, però l’abbiamo completamente dimenticato, non c’è stato modo di avere un’educazione al colore naturale e visto che attraverso il mio lavoro di prima, utilizzando i pigmenti naturali nel restauro, quell’educazione mi è entrata e sento che è importante, mi piace portarla in giro e far parte di un movimento proprio di educazione al colore naturale. Faccio fare piccole esperienze per iniziare a mettere un piede nel colore naturale, ma anche dei workshop di una giornata intera, per chi vuole capire ed imparare l’intero processo e poi riprodurre le diverse tecniche, che sia la creazione di un pigmento, la tintura, l’estrazione del colore per tingere o la tecnica della stampa vegetale. Queste sono alcune modalità che offro ed anche esperienze più durature per poter dare ai ragazzi modo di assimilare pian piano le diverse sfaccettature del colore e come poterlo poi mettere in pratica. La risorsa si può trovare già dietro gli scarti alimentari e questo è incredibile, permette a chi vuole iniziare di non dovere come me coltivare le piante o acquistare una materia prima, ma reperire la risorsa in qualcosa che verrà buttata via”.
Puoi parlarci della collaborazione con Nerovisciola?
“Con Monica di Nerovisciola la collaborazione è iniziata un paio di anni fa, lei inizialmente aveva fatto un corso con me, lì ci siamo conosciute e dopodiché avendo dei tessuti in lino, parlando proprio di scarti (lei producendo vino di visciole e prodotti affini) aveva uno scarto di noccioli in grandi quantità, quindi ha pensato di fare dei cuscini con i noccioli che si scaldano a microonde perché appunto essi mantengono il calore, pertanto avendo bisogno di una fodera, ha pensato di realizzarla in maniera riciclata e naturale. Essendo estate avevo a disposizione molti fiori tintori nell’orto e abbiamo così cominciato a stamparli. Da qui è nata la collaborazione di questo prodotto finito che ha un impatto direi quasi zero ed è inoltre bellissimo”.
Un sogno nel cassetto?
“Il mio sogno nel cassetto è quello di continuare ad evolvere questo lavoro, non so in che direzione, non lo voglio nemmeno immaginare dove mi può portare. Sicuramente proseguirò nell’ambito dell’artigianato e della sostenibilità del lavoro e della responsabilità ambientale, quello mi guiderà. Il mio sogno è anche quello di fare ricerca su questo, avere il tempo da dedicare alla scoperta di cose nuove e di tecniche antiche, e riuscire a mettere il tutto in pratica. Credo che la formazione e la ricerca siano la strada più adatta a me”.
Proseguono i controlli dei Carabinieri della Compagnia di Camerino sui cantieri della ricostruzione post-sisma. Nell’ambito di un’operazione mirata al rispetto delle normative sulla sicurezza nei luoghi di lavoro e alla tutela dell’ambiente, i militari – in collaborazione con il Nucleo Ispettorato del Lavoro di Macerata – hanno effettuato una serie di verifiche nei cantieri attivi nel territorio di Ussita.
Durante i controlli, le forze dell’ordine hanno riscontrato gravi irregolarità in uno dei cantieri edili impegnati nella ricostruzione. In particolare, è stato denunciato un 58enne di Potenza Picena, amministratore unico di una ditta esecutrice dei lavori, con sede legale nella provincia di Macerata.
Secondo quanto emerso dalle verifiche, l’imprenditore avrebbe omesso la notifica all’organo di vigilanza competente dell’inizio di lavori comportanti esposizione ad amianto. Inoltre, il piano operativo di sicurezza (POS) presentava gravi carenze, risultando privo degli elementi fondamentali relativi al rischio amianto durante le lavorazioni.
A seguito delle violazioni accertate, i Carabinieri hanno disposto l’immediata sospensione dell’attività cantieristica e notificato sanzioni penali pari a 14.800 euro, oltre a sanzioni amministrative di 3.000 euro.
CASTELRAIMONDO - La 20esima edizione di “Marche in Vetrina” a Castelraimondo ha riscosso un ottimo successo. Piazza della Repubblica gremita ieri sera (venerdì 1 agosto) già dalla cena, poi il grande successo ricco di ospiti e di personalità che sono state premiate sul prestigioso palco. Alla conduzione della serata Melissa Di Matteo e Beppe Convertini, supporto musicale a cura degli Operapop. Due brani di apertura con Riccardo Foresi e l’orchestra That’s Amore con la partecipazione della giovane Gaia Gattafoni. Attesa per l’esibizione finale della protagonista della serata, la cantante Iva Zanicchi che ha coinvolto tutti i presenti sulle note dei suoi maggiori successi. Applausi per gli altri ospiti che si sono susseguiti sul palco, da Riccardo Foresi ad Ainet Stephens passando per Elisa Di Francisca.
Ad aprire il premio il sindaco del Comune di Castelraimondo Patrizio Leonelli, il consigliere regionale Renzo Marinelli e il main sponsor dell’evento e presidente del premio Cassero d’Argento 2025 Massimo Paoloni di Mediolanum Private Banking. Folta e variegata la lista dei premiati, aziende, realtà (anche religiose) e personaggi che si sono distinti nel corso dell’anno sono saliti sul palco per ritirare il premio. Si è partiti con Il Paniere, poi con l’MPM di Marchi Andrea, la Tenuta di Tavignano, il Panificio Vac, Solaris Sport, la curia arcivescovile di Camerino e San Severino Marche nella persona dell’Arcivescovo S.E. Mons. Francesco Massara, Venilà, Fratelli Guzzini, Elisa Di Francisca, S.S.D. Helvia Recina Volley Macerata, Centro Studi Danza Joy Dance, Algam Eko, Ance Macerata, Salone Image di Nadia Pediconi, Associazione Produttori del Verdicchio di Matelica e I.H.D.I. Srl Corneli Design.
Grande soddisfazione per l’amministrazione comunale guidata dal sindaco Patrizio Leonelli: “È stato un anno straordinario, ce la mettiamo sempre tutta per potere fare bene a Castelraimondo. Ringrazio tutte le autorità religiose e presenti. Un grazie sentito a tutti gli sponsor e gli ospiti e alle eccellenze qui presenti. Siamo oltre 400 persone alla cena qui in piazza, non abbiamo mai raggiunto questo numero. Abbiamo iniziato qui 14 anni fa grazie a Vladimiro Riga e a Renzo Marinelli. Portare questo premio da qui a Roma non è stato un passo facile, ma questa è la dimostrazione che Renzo ha il fiuto giusto per fare dei grandi eventi a Castelraimondo”.
Sulla stessa lunghezza d’onda il consigliere regionale Renzo Marinelli: “È veramente bello essere qui dopo quattordici anni, il passo da Roma a Castelraimondo è stato quasi normale visto quello che riusciamo a realizzare. Il merito è di tutti coloro che sono presenti che fanno diventare importante questo evento. Ringrazio tutte le autorità civili e religiose, ma anche gli amministratori presenti. Ringrazio inoltre gli sponsor e i cittadini. Un grazie particolare all’assessore al Bilancio della Regione Marche Goffredo Brandoni per le risorse inserite sui bandi, poi intercettati anche dall’amministrazione comunale di Castelraimondo, brava a recepirle. Fanno crescere il nostro territorio, e fanno sì che le nostre eccellenze possano essere uno stimolo per i nostri ragazzi a poter rimanere sui nostri territori.
Stiamo puntando molto sulle infrastrutture. Grazie a tutti coloro che rendono vivo il nostro territorio”. Massimo Paoloni di Mediolanum Private Banking, main sponsor dell’evento e presidente del premio Cassero d’Argento 2025: “Sono molto orgoglioso ed emozionato di essere qui per portare avanti questo premio che negli anni è diventato un punto di riferimento per l’entroterra. Ringrazio oltre all’amministrazione, Mons. Francesco Massara per la sua partecipazione. Ringrazio i miei colleghi, Alessandro Rossati, Nicolini David e Fabio Calmanti che con me stanno portando avanti con impegno questa iniziativa. Questo è il nostro sforzo per premiare persone straordinarie, ci sono delle eccellenze meravigliose da gratificare”.
Contento l’ideatore del premio Vladimiro Riga che ha premiato anche il consigliere regionale Renzo Marinelli, che ha voluto fortemente questo evento a Castelraimondo: “Siamo ormai giunti alla 14esima edizione nelle Marche, la 20esima in totale, un gran bel obiettivo raggiunto. In quanto organizzatore miro sempre più al miglioramento di questo premio anno dopo anno. “Marche in Vetrina” sa come mettere in risalto e raccontare le eccellenze marchigiane. Marinelli è stato determinante per questo evento, una persona speciale che provava un amore esagerato verso il suo territorio e la sua gente. Una passione viscerale ed orgoglio per la sua terra. Continueremo su questa strada”.
L’evento è stato organizzato con il main sponsor Massimo Paoloni di Mediolanum Private Banking e il supporto della Regione Marche, della Camera di Commercio delle Marche, dell’Unione Montana Potenza, Esino e Musone e di Contram.
“Quest’anno stacco tutto, giuro”. È il mantra dell’estate. Lo diciamo mentre mettiamo l’automatic reply alla mail, chiudiamo il portatile e… accendiamo Instagram! Perché diciamolo: nessuno si disconnette davvero.
Il detox digitale è diventato come la dieta: ci pensi, la prometti, la rimandi… e poi ti consoli con un reel. Vogliamo staccare… ma anche no Ogni estate arriva il pensiero nobile: “Basta, mi godo il momento.” Poi succede questo:
● un tramonto bellissimo
● una cena in riva al mare
● un outfit che “merita”
E boom: telefono in mano. Perché vivere qualcosa senza mostrarlo ci sembra quasi inutile. Ci fa più paura il silenzio o l’invisibilità? La verità? Il detox spaventa. Perché se non posti: nessuno ti vede, nessuno reagisce, nessuno ti cerca? Senza contenuto, sembri scomparire. Ma è davvero così… o siamo solo troppo abituati a cercare conferme in uno schermo?
Il vero detox non è spegnere tutto. È scegliere cosa raccontare e cosa no. È prendersi il tempo di vivere, senza sentirsi in colpa se non si condivide tutto. Vuoi documentare la tua vacanza? Fallo. Ma fallo per te, concedendoti anche la libertà di tenere qualcosa solo per te. (Spoiler: nessuno ti toglierà il feed se salti un giorno di stories.)
Quello che non devi scrivere con: “Ragazzi, mi prendo una pausa.” Ma che semplicemente fai. Perché il vero benessere digitale non si annuncia. Si pratica. E magari… si gode di più.
E tu? Hai mai provato a staccare sul serio? Hai mai resistito alla tentazione di condividere qualcosa solo per il gusto di tenerlo per te? Nel prossimo episodio di Chic & Social parliamo di chi… non si ferma mai. “L’influencer in ferie non si ferma mai (e nemmeno noi)”.
Tra post, reel e “buongiornissimo” anche a Ferragosto, perché ci sentiamo tutti in dovere di documentare tutto? Per chi lo facciamo davvero? Ne parliamo ad Agosto, sotto l’ombrellone (e con il telefono in mano, ovviamente).