"Senza più pelle, né capelli, quei ragazzi erano ancora vivi ma sembravano scheletri". Una frase durissima, una delle testimonianze più impressionanti emerse dopo il devastante incendio del locale Constellation di Crans-Montana, che restituisce la misura delle condizioni in cui versano molti dei giovani feriti sopravvissuti al rogo. Accanto alle cure salvavita e ricostruttive, resta infatti una necessità altrettanto profonda: restituire dignità, riconoscibilità e identità a chi ha visto il proprio corpo e il proprio volto stravolti.
È in questo contesto che si inserisce l’iniziativa solidale partita dalla Francia e diffusasi rapidamente in tutta Europa, alla quale ha deciso di aderire anche Anne Slivnitsona, titolare della parrucchieria Happy Family Style, in piazza dell’Unità a Tolentino. L’iniziativa prevede taglio e piega gratuiti per chi dona i propri capelli, destinati a un’associazione svizzera, la Rolph Ag, impegnata nella realizzazione di parrucche per le persone coinvolte nell’incendio.
"Ho visto sui social il post di una collega e mi ha colpita profondamente – racconta Slivnitsona –. Quelle immagini, quelle storie, mi hanno fatto pensare che poteva capitare a chiunque, anche a ragazzi della nostra età, ai nostri figli o nipoti. Così ho deciso di aderire senza esitazioni".
Nel salone di Tolentino chiunque lo desideri può donare una treccia di almeno 25-30 centimetri di capelli non trattati e in buone condizioni. In cambio, Anne Slivnitsona offre gratuitamente il servizio di taglio e piega, mettendo a disposizione professionalità e tempo per una causa che va ben oltre l’estetica.
"È un gesto semplice per chi dona, ma enorme per chi lo riceve – spiega –. I capelli, se il cuoio capelluto non è stato danneggiato, possono ricrescere; per molti dei feriti di Crans-Montana, invece, la perdita potrebbe essere definitiva. Una parrucca non è solo un accessorio, ma uno strumento per tornare a guardarsi allo specchio".
I capelli raccolti vengono inviati all’associazione svizzera che, una volta ricevute le trecce, le controlla, le pulisce e le seleziona in base a struttura e colore. La lavorazione è lunga e complessa: per realizzare una singola protesi capillare servono in media cinque o sei donazioni e diversi mesi di lavoro artigianale.
"Sto ricevendo tante richieste – aggiunge la titolare di Happy Family Style – da persone che non venivano in salone da tempo o che arrivano anche da fuori città. Questo dimostra che la solidarietà non ha confini. Non importa da dove si parte, ma dove arriva il gesto".
Un’iniziativa che, partita da lontano, ha trovato spazio anche a Tolentino, trasformando un salone di parrucchiera in un piccolo presidio di umanità. Perché, come sottolinea Slivnitsona, "ridare un’immagine significa spesso ridare anche un sorriso e una speranza".
Gabriele Micarelli, ex candidato sindaco di Macerata, riflette sulla situazione politica della città. Dalla sua esperienza nel civismo alle idee per rafforzare il coinvolgimento dei cittadini, Micarelli offre spunti concreti per capire come rilanciare la partecipazione civica.
Negli anni lei è stato spesso presente nel dibattito civico maceratese. Oggi invece è più defilato. Come guarda alla situazione attuale?
La guardo con l’occhio di chi ha partecipato, ma oggi non è coinvolto direttamente. Negli anni ho preso parte per quattro volte alle elezioni amministrative, sempre nel mondo del civismo, mettendoci la faccia. Alle ultime elezioni mi sono candidato addirittura con una sola lista, in modo consapevole, senza alcuna ambizione personale, come gesto di testimonianza. Oggi sono fuori da tutto da tempo e forse proprio per questo riesco a osservare le cose con maggiore distacco.
In questi giorni il dibattito politico locale è piuttosto acceso, ma anche frammentato. Che impressione ha da cittadino?
Da cittadino percepisco una certa confusione. Si leggono articoli, nomi, ipotesi, incontri, posizionamenti, ma il quadro complessivo non è ancora chiaro. È una situazione che ho già visto in passato e che spesso produce lo stesso effetto: le persone faticano a sentirsi coinvolte e finiscono per allontanarsi.
Secondo lei qual è il rischio principale in questa fase?
Il rischio è che tutto resti confinato dentro dinamiche politiche che il cittadino osserva dall’esterno. Quando i nomi arrivano già definiti, quando le scelte sembrano maturare lontano dalla vita quotidiana della città, cresce la sensazione di subire più che partecipare. Ed è da lì che nasce la disaffezione.
Lei ha sempre difeso il valore del civismo. Oggi che ruolo può avere?
Il civismo non è un’alternativa ai partiti, è un complemento. Serve soprattutto nei momenti in cui la politica fatica a leggere il territorio. Può aiutare a riportare l’attenzione sulle persone, sulla fiducia, sulla credibilità quotidiana.
Lei usa spesso l’immagine delle “chiavi della città”. Perché?
Perché rende bene l’idea. Il sindaco è la persona a cui affidi ciò che hai di più caro. Quando dai le chiavi di casa a qualcuno, non lo fai per appartenenza, ma per fiducia.
Cosa proporrebbe lei di fare?
In modo naturale e forse banale mi piacerebbe poter ascoltare direttamente i cittadini. Non per scegliere un candidato, ma per capire quali persone della società civile godono di fiducia reale. Ad esempio con un semplice sondaggio.
Può essere uno strumento utile anche alla politica?
Assolutamente sì. Non sostituisce i partiti e non indica candidature, ma può offrire un’indicazione utile a tutti gli schieramenti, di destra e di sinistra. Può aiutare a individuare nomi proposti direttamente dai cittadini.
Reputerebbe quindi utile ascoltare i cittadini tramite un sondaggio sui nostri canali web?
Perché no! Esatto. Un modo semplice e trasparente per dire: prima dei nomi ufficiali, ascoltiamo i maceratesi. Poi ognuno farà le proprie valutazioni.
E quindi domanda per i nostri lettori. Quale persona della società civile maceratese potrebbe essere indicata come figura affidabile per la guida della città di Macerata?
Nota: Le segnalazioni non costituiscono candidature né indicazioni di voto, ma un contributo civico utile alla riflessione pubblica.
Oggi il Museo della Scuola ha avuto l’onore di accogliere Ornella Ricca, una delle figure cui il museo è intitolato insieme al marito Paolo Ricca, primi donatori dei materiali esposti. La visita ha rappresentato un momento di grande emozione per tutto il team del museo, che ha voluto celebrare il legame profondo tra i primi donatori e questa realtà unica.
Come spiega Marta Brunelli, vicedirettrice del Mudesc: “Il Museo della Scuola nasce come un'emanazione di un centro di ricerca di storia dell'educazione sul libro scolastico. Infatti, come vedete, i libri scolastici fanno parte del nucleo fondante di questa realtà. Poi, grazie alla conoscenza con alcuni importanti collezionisti, in primis Ornella e Paolo Ricca, siamo riusciti ad acquisire integralmente la loro enorme collezione, che ha dato origine al museo”.
Il museo unisce ricerca scientifica, didattica e contatto con la società: “Gli studenti lavorano qui, svolgono il tirocinio curriculare e partecipano a lezioni su storia dell’educazione, beni culturali e management. Ogni anno accogliamo circa mille visitatori, tra scuole locali e anche provenienti da altre regioni”, continua Brunelli.
Anche Juri Meda, docente Unimc che intercettò la donazione dei Ricca, ricorda l’inizio del progetto: “Il museo è nato vent’anni fa, nel 2006 a Brescia, durante un convegno sui quaderni di scuola. Lì incontrammo Ornella e Paolo e nacque l’idea di far diventare permanente la loro grande collezione. Dal 2012, anno dell’inaugurazione, il museo accoglie materiali che raccontano la storia della scuola italiana e diventano patrimonio per studenti e visitatori”.
Ornella Ricca si è detta profondamente emozionata: “Quando noi ci incontrammo non sapevamo, facevamo esposizioni itineranti e a un certo punto mio marito si era stancato… allora decidemmo di donare la collezione al museo. Una storia d’amore nata sui banchi di scuola ha dato vita a questo bellissimo museo dei banchi di scuola”.
Durante la visita, i docenti Unimc hanno accompagnato Ornella Ricca tra le sale del museo e le hanno donato un mazzo di rose bianche, una per ogni anno di apertura del museo, a testimonianza della lunga e preziosa storia condivisa.
Il Museo della Scuola è aperto al pubblico e alle scolaresche dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 13. Inoltre, offre opportunità di tirocinio universitario unico nel suo genere, per chi desidera vivere un’esperienza diversa dal solito nei beni culturali.
Riparte di slancio la Settempeda tornando alla vittoria nella sfida casalinga contro la matricola terribile Borgo Mogliano. Successo netto e meritato per i biancorossi che hanno la meglio su di un avversario tosto e temuto (metà classifica con 24 punti) che ha cercato di metterla sul ritmo e sulla fisicità, ma dopo mezz’ora la sfida è andata nettamente dalla parte dei locali che, una volta sbloccato il punteggio, hanno avuto vita facile senza che il Borgo potesse trovare contromisure. Match praticamente deciso all’intervallo (al riposo 3-0) con il rapido tris firmato dai biancorossi nel giro di appena sei minuti (dal 38’ al 44’ grazie ad azioni pregevoli e finalizzate al meglio dopo aver fallito in precedenza almeno due grosse occasioni); secondo tempo poi una formalità, con assoluto e totale controllo della Settempeda che si è messa in modalità gestione senza forzare e senza spendere energie arrivando al triplice fischio senza patemi. Buone risposte da tutti i protagonisti: vogliamo citare però i due attaccanti entrambi a bersaglio (Tulli a quota 8 reti e Guermandi a 6), ottimo Pagliari al primo centro in campionato, puntuale Montanari che usa il suo ottimo sinistro per calare il poker. Nota di merito poi per Lorenzo Giulietti, il portiere classe 2007 oggi schierato titolare e capace di mettersi in luce con due interventi preziosi dimostrando così personalità nel superare il brutto ricordo della sfortunata partita di tutta la squadra a Corridonia. Settempeda che torna al quarto posto consolidandosi in zona play off, obiettivo che vivrà uno snodo importante sabato prossimo quando sarà di scena il derby a Camerino (31 gennaio ore 15.00) match con in palio punti importanti per entrambe.
LA CRONACA – Riapre il Soverchia per ospitare di nuovo la Settempeda che riceve il neopromosso Borgo Mogliano, squadra autentica sorpresa in positivo del torneo con la sua posizione di metà classifica. Per i biancorossi è categorico cercare il successo, perché altre frenate potrebbero ingarbugliare la strada verso i play off. Mister Pierantoni, senza Perez, ritrova Dutto e Montanari e va a scegliere un modulo diverso dando anche fiducia tra i pali al 2007 Giulietti che è alla seconda presenza nel torneo; mister Eleuteri (in tribuna per squalifica), opera tre cambi rispetto al turno precedente: fuori Ismani, Tarulli, Castelli e Trabelsi vanno dentro Foresi, Andreozzi e gli under Benigni e Capodacqua. Inizio di partita con ritmi non eccelsi, le due squadre si studiano e sono molto attente. Regna equilibrio. La Settempeda manovra e tiene palla e quando può affonda come al 12’ quando Guermandi appoggia a Tulli il cui tiro è impreciso. Due minuti dopo locali vicinissimi al vantaggio: crossa da sinistra, portiere scavalcato, colpo di testa di Guermandi che ha l’unica pecca di fermarsi sulla traversa. Ancora e solo Settempeda (22’): occasionissime per sbloccare il risultato per Dolciottiche, dopo diagonale di Guermandi deviato da Piergiacomi, si ritrova tutto solo a pochi passi dalla linea di porta con il pallone comodo, ma il suo tocco di destro largo oltre il palo di sinistra. Il gol è nell’aria per i locali e arriva puntuale al 38’. Calcio piazzato ben orchestrato da Montanari che finta il cross servendo in area Quadrini che calcia subito, rasoterra toccato da Piergiacomi, la palla resta in area e viene colpita da un biancorosso con conseguente respinta quindi è Tulli a provarci con un tiro potente e preciso che gonfia la rete. La Settempeda è avanti e adesso viaggia sulle ali dell’entusiasmo tanto da raddoppiare poco dopo (41’): fa tutto da solo Pagliari che recupera, avanza e giunto ai 22 metri circa lascia partire un fendente di destro che si insacca a fil di palo alla destra di Piergiacomi. Non è finita qua, perché il tris biancorosso è servito al 44’. Scatto di capitan Quadrini, controllo in area sulla destra, assist rasoterra con palla davanti alla porta che viene girata prontamente in porta da Guermandi con un movimento perfetto da vero centravanti. Il match è chiaramente in discesa e si prevede una ripresa senza storia e che porterà le due formazioni fino al termine con ritmi bassi e infatti i 45’ non saranno spettacolari né belli. Ci pensa però Apicella a mostrare una splendida azione con scatto dalla linea centrale e doppio dribbling che lo porta in area da dove calcia in corsa un rasoterra potente sul quale Giulietti risponde presente con parata di piede. Secondo tempo che va a sprazzi con occasioni minime. C’è quella del 25’ finalizzata da Zappasodi con un bel colpo di testa su palla inattiva, ma il forte centrale non può esultare poiché viene fischiato fuorigioco. Poker biancorosso rimandato al 38’ quando Montanari avanza indisturbato e prova il sinistro dalla media distanza, tiro che risulta vincente entrando alla destra di Piergiacomi. Guizzo del Borgo Mogliano nel finale con una punizione da sinistra che assume una traiettoria velenosa che vede Giulietti esibirsi in un bel balzo che manda la sfera sopra la traversa. Finisce qua in pratica un match decisamente ben interpretato e giocato dalla Settempeda che incamera tre punti pesanti e andrà a Camerino carica e con la giusta spinta.SETTEMPEDA-BORGO MOGLIANO 4-0
MARCATORI: pt 38’ Tulli, 41’ Pagliari, 44’ Guermandi; st 38’ Montanari
SETTEMPEDA: Giulietti, Brandi(13’st Romoli), Montanari, Pagliari, Dutto, Zappasodi, Quadrini, Borgiani(20’st Sfrappini), Guermandi(35’st Meschini), Dolciotti(13’st Russo), Tulli(24’st Compagnucci). A disp. Marchegiani, Monachesi, Eugeni, Ammora. All. Pierantoni
BORGO MOGLIANO: Piergiacomi, Foresi(28’st Mazzetti Valerio), Benigni(17’st Ismani), Mazzetti Michele, Appignanesi, Capodacqua, Apicella, Bah, Curzi(11’st Trabelsi), Zeqiri Edoardo(25’pt Castelli), Andreozzi(22’st Zeqiri Mirlind). A disp. Giustozzi, Tarulli, Verdicchio. All. Eleuteri
ARBITRO: Di Maio di SBT. Assistenti: Bianchi e Meo di MC
NOTE: ammoniti Tulli. Angoli: 1-2. Recupero: pt 2’, st 4’
Corridonia e Aurora Treia si danno appuntamento al “Martini” nel diciannovesimo turno del Girone B di Promozione. I padroni di casa sono costretti a reinventare il centrocampo a seguito delle assenze di Cammertoni e Marengo. Sul versante opposto, l’Aurora si presenta con una formazione a trazione offensiva.
Partono bene i corridoniani che impegnano subito Testa con un insidioso tiro a giro scaturito al termine di un’azione sviluppata sull’asse Ruzzier – Atzori.
Al 16’, Testa viene ancora chiamato in causa: errore di Borrelli, ne approfitta Ruzzier che calcia dalla breve distanza ma l’estremo difensore ospite si supera con un intervento di assoluta qualità.
Il Corridonia prova a fare la partita ma sono i cucinieri a colpire per primi: al 24’, Borrelli recupera la sfera, rientra con una finta e pennella per Cirrottola ben appostato. Il colpo di testa del classe 2003 vale il vantaggio ospite.
La capolista prende coraggio e sfiora il raddoppio poco dopo: Chornopyshchuk calcia di prima intenzione ma Pettinari è attento e respinge.
Nel finale della prima frazione di gara è Cirrottola ad impegnare ancora Pettinari, che si destreggia bene. In pieno recupero l’estremo difensore locale riaccende il duello con Cirrottola superandosi con due interventi di fila sul tentativo dello stesso attaccante.
Il primo tempo si chiude con l’Aurora avanti di una rete sui padroni di casa. La ripresa si apre con l’Aurora pericolosa all’interno dell’area rosso-verde. Al 51’, Pettinari protagonista di una bella parata sulla conclusione insidiosa di Borrelli. Il Corridonia non si scompone e continua a giocare dimostrando una buona compattezza e voglia di costruire.
Al 65’, Monachesi conclude rasoterra verso la porta ma trova Testa che blocca senza difficoltà. Al 72’, il Corridonia resta in inferiorità numerica a seguito del doppio giallo estratto a Salvatelli dopo aver commesso un fallo nella trequarti avversaria. Gli ospiti, forti del vantaggio numerico, gestiscono il vantaggio ma mancano il colpo del ko. La parità numerica tra le due formazioni viene ristabilita al minuto 80’ a seguito dell’espulsione a Calamita.
Il Corridonia ne approfitta e pareggia i conti all’84’: Monachesi si inventa una gran giocata sul lato corto dell’area, crossa sul secondo palo per l’inzuccata vincente di Verini per il definitivo 1-1. Il direttore di gara dichiara la fine delle ostilità al termine di sei lunghi minuti di recupero. Buon pari interno per il Corridonia che può salire a quota 22 punti. Pareggio che sa di beffa per l’Aurora, che viene raggiunta in vetta dall’Atletico Azzurra Colli a quota 43 punti.
CORRIDONIA: Pettinari, Marinelli (67’ Ciccalè), Salvatelli, Pucci, Di Biagio, Del Moro, Monachesi, Bedetta, Ruzzier, Bellesi (58’ Verini), Atzori (78’ Mitillo).
A disposizione: Sarracino, Ginobili, Properzi, Petetta, Borra, D’Angelo.
Allenatore: Martino Martinelli.
AURORA TREIA: Testa, Gabrielli, Calamita, Alla, Ballanti, Bartolini, Mazzoni (89’ Seye), Palladini (63’ Guzzini), Chornopyshchuk (67’ Melchiorri), Borrelli, Cirrottola (83’ Tavoni).
A disposizione: Giachetta, Dominino, Giuliodori, Orlietti, Guglielmo.
Allenatore: Simone Ricci.
MARCATORI: Cirrottola 24’, Verini 84’.
ARBITRO: Leonardo Crincoli – Sezione di Ascoli Piceno.
ASSISTENTI: Domenico Bruno – Sezione di Macerata; Michele Pio Rinaldi – Sezione di Macerata.
NOTE: ammoniti Salvatelli, Marinelli, Del Moro, Calamita, Palladini, Guzzini, Ballanti; espulsi Salvatelli al 73’ e Calamita all’80’; recuperi 2’-6’; buona presenza di pubblico al “Martini” di Corridonia.
Le due squadre arrivano alla sfida divise da cinque punti, ma con stati d'animo diametralmente opposti: se da un lato la Cluentina sta attraversando un momento nerissimo, reduce da quattro sconfitte consecutive e a secco di vittorie dallo scorso 22 dicembre, dall'altro il Montemilone Pollenza viaggia con il vento in poppa. Dopo un avvio di stagione complicato, i pollentini hanno infatti inanellato cinque risultati utili consecutivi, tra cui spiccano ben quattro successi, potendo contare inoltre sulla vena realizzativa di Davide Andreucci: il capocannoniere del girone, quando la condizione fisica lo assiste, si conferma un autentico lusso per la categoria.
Il precedente dell'andata evoca ricordi amari per la Cluentina, travolta da un pesantissimo 5-1 che tuttavia non racconta l'intera storia del match: i biancorossi erano infatti passati in vantaggio a freddo, sciupando poi clamorosamente il raddoppio e fallendo persino un calcio di rigore. Solo in seguito, tra il cinismo spietato dei locali e un impietoso acquazzone che ha cambiato il volto alla gara, il Montemilone ha preso il largo dilagando nel punteggio.
Ed anche stavolta, per certi versi, il risultato finale è un ghigno beffardo per i biancorossi che tornano a casa con le pive nel sacco dopo una prestazione più che buona, soprattutto nel secondo tempo. Che si tratti di una gara maschia e vibrante, lo si capisce fin dal principio. Tanto che le occasioni latitano da una parte e dall’altra, il gioco ristagna sovente a centrocampo ma c’è grande determinazione e tanta voglia di fare bottino pieno, sia pur per raggiungere obiettivi diversi.
Al pronti-via è il Montemilone a rendersi pericoloso già al minuto 2’: magistrale punizione di Perfetti (che a 38 anni meriterebbe ancora categorie superiori), ribattuta di Amico sulla quale si fionda Andreucci per il tap-in vincente ma è bravissimo il portiere biancorosso che, con un colpo di reni, si oppone al capocannoniere.
Al 18’ si fa vedere la Cluentina grazie ad un assist di Canuti per Ceesay che, dopo aver arpionato il pallone con una gamba, conclude trovando la deviazione in corner di un difensore.
Al 36’ gli ospiti passano in vantaggio: Ceesay perde un pallone velenoso a centrocampo, ripartenza velocissima e bordata di Prosperi che trafigge Amico. La Cluentina si riorganizza e continua a tessere la propria trama di gioco con la consueta pazienza fin quando, proprio nel finale di tempo, una punizione calciata da Canuti viene deviata dalla barriera di quel tanto che serve per ingannare Bentivogli che non può far altro che vedere il pallone carambolare in porta.
Galvanizzati dal gol, i biancorossi di Gesuelli rientrano in campo con un piglio diverso, molto più aggressivo. Al minuto 53’ assist di Acquaviva per Cullhaj che, defilato sull’out sinistro, scarica un fendente ad incrociare che fa la barba al palo e si spegne sul fondo. Al 58’ staffilata di Canuti da fuori area neutralizzata da Bentivogli. Al 65’ bellissima conclusione di Mancini da trenta metri che diventa insidiosissima in virtù di un rimbalzo ma l’ottimo portiere ospite non si fa ingannare e neutralizza ugualmente. Al 73’ Ceesay raccoglie un cross di Monteverde e calcia al volo dal limite sfiorando la traversa. Cluentina, dunque, in pieno dominio e in pieno controllo.
Tutto ciò fin quando, al minuto 79’, Menghini non commette l’unica ingenuità della sua gara entrando in ritardo a centrocampo su un avversario: il capitano biancorosso, già ammonito, viene allontanato dal campo e per la Cluentina inizia un quarto d’ora di fuoco. Il finale è ovviamente pirotecnico. Dapprima i biancorossi hanno addirittura l’occasione d’oro per passare in vantaggio: rinvio sbagliato del portiere Bentivogli, Cappelletti intercetta e conclude da punizione defilata con deviazione in corner (90’). Dalla bandierina Mancini serve Torresi che calcia sulla traversa.
Poi, nel recupero, il cinismo degli ospiti è impressionante: al 92’ assist di Andreucci per Faye che, di testa, colpisce male. Quindi, un minuto più tardi, altra incursione di Andreucci, conclusione respinta da Amico ma Faye stavolta è lì, davanti alla porta sguarnita, e non può sbagliare. Mentre il Montemilone prosegue la scalata alla classifica, per la Cluentina adesso è veramente notte fonda.
Le parole del tecnico Gesuelli, sconsolato, sono eloquenti: “io cerco sempre di capire se sbaglio qualcosa o se posso fare qualcosa in più per i miei ragazzi. Oggi, dopo un primo tempo equilibrato, abbiamo disputato una ripresa a ritmi altissimi ed abbiamo avuto almeno tre nitide palle gol che non abbiamo sfruttato a dovere. Poi c’è stata l’ingenuità del nostro capitano e, nonostante fossimo ridotti in dieci, abbiamo cercato la vittoria ugualmente. Tanta sfortuna, senz’altro, ma anche una parte di responsabilità nostra. E, come se non bastasse, domenica a Potenza Picena dovremo fare a meno di Menghini e Ceesay. È un momento difficile ma ne verremo fuori al più presto, ne sono certo”.
Tabellino:
CLUENTINA: Amico, F. Gesuelli, Monteverde, Montecchiari (76’ Di Marino), Pagliarini, Menghini, Cullhaj (82’ Brizi), Ceesay, Acquaviva (77’ Cappelletti), Canuti (88’ Torresi), Mancini.
Allenatore: Raffaele Gesuelli
MONTEMILONE POLLENZA: Bentivogli, Bergamini, Kheder (82’ Faye), Perfetti, Tramannoni, Lambertucci, Eclizietta, Vipera, Prosperi (61’ Marinangeli), Andreucci, Properzi (82’ Frascarelli).
Allenatore: Lorenzo Ferranti
ARBITRO: Nuto Siliquini (San Benedetto del Tronto)
SPETTATORI: circa 150
MARCATORI: Prosperi (M) al 36’, Canuti (C) al 45’+1’, Faye (M) al 94’
NOTE: espulso Menghini (C) al 79’
L’Area Vigilanza del Comune di San Severino Marche ha emesso un’Ordinanza per regolamentare la circolazione veicolare e pedonale in vista dell’installazione di una gru edile nei pressi del civico numero 31 di via XX Settembre. Le restrizioni si rendono necessarie per garantire la sicurezza durante le operazioni di montaggio del macchinario.
Nella giornata di lunedì 26 gennaio, dalle ore 8 alle 13:30, saranno in vigore i seguenti provvedimenti: divieto di transito veicolare e pedonale e divieto di sosta in ambo i lati in via XX Settembre nel tratto tra l’intersezione con via Cavour e via Leopardi/via Porta Orientale. Inoltre divieto di transito per autocarri superiori a 3,5 tonnellate e autobus in via XX Settembre, all'altezza dell'intersezione con via Ludovico Ariosto, con obbligo di svolta verso quest'ultima.
Per facilitare il deflusso del traffico, sono state predisposte le seguenti direzioni obbligatorie: in via Leopardi (all'incrocio con via XX Settembre) obbligo di svolta a destra verso via Matteotti, mentre in via Porta Orientale (all'incrocio con via XX Settembre) obbligo di svolta a sinistra verso via Matteotti. Si invita la cittadinanza a prestare attenzione alla segnaletica temporanea che verrà installata nell'area interessata.
Martedì 27 gennaio, a partire dalle ore 22:15, l’emittente maceratese Radio Nuova in Blu renderà omaggio a Radio Aut Marche nel cinquantesimo anniversario della sua fondazione (1976).
Tra le prime radio libere non solo della regione Marche ma anche d’Italia, Radio Aut Marche nacque dall’iniziativa di Giancarlo Guardabassi, dj, cantante e autore di testi per nomi celebri come Gianni Morandi, Claudio Villa e Sergio Ranieri, nonché inventore dei programmi radiofonici Dischi Caldi e Count Down su Radio Rai. Nel 1976 fu anche presentatore del Festival di Sanremo. I coniugi Rosanna e Goffredo Luciani, amici di Guardabassi, furono i cofondatori dell’emittente, che ha rappresentato un capitolo storico della radiofonia locale fino alla chiusura delle trasmissioni nel 2019.
Nel corso della puntata speciale di Radio Nuova in Blu saranno ospiti in studio il professor Pasquale Girotti e Claudio Luchetti, mentre la conduzione sarà affidata al programma “Il Grillo Parlante”. Sono previsti numerosi collegamenti, tra cui quello con Fabio Guardabassi, uno dei figli di Giancarlo.
Recentemente è stato pubblicato il volume “Radio Aut Marche: una cento mille voci. Ricordi e testimonianze (1976-2019)”, edito da Livi Editore, che raccoglie aneddoti, storie e ricordi legati alla storica emittente. L’appuntamento di martedì rappresenta dunque un’occasione per celebrare una voce storica della radiofonia marchigiana e italiana, portando alla memoria dei cittadini il contributo culturale e sociale di Radio Aut Marche.
L’Assessorato alla Famiglia e alle Politiche Sociali del Comune di Civitanova, in collaborazione con l’associazione Gaia, ha portato gioia e regali agli ospiti del reparto di oncoematologia pediatrica dell’ospedale Salesi, grazie all’iniziativa “Il dono sospeso”, svoltasi dall’8 dicembre al 6 gennaio.
I regali donati dai cittadini sono stati raccolti presso l’Hotel Cosmopolitan, dove sono stati esposti sotto l’albero di Natale all’ingresso dell’albergo. L’assessore di competenza, Barbara Capponi, insieme al consigliere referente del progetto Gaia, Filippo Marilungo, hanno consegnato personalmente i pacchi ai bambini ricoverati, portando anche un saluto caloroso alle famiglie e agli operatori ospedalieri.
“Questa iniziativa è un esempio concreto di come la vicinanza possa fare la differenza nella vita delle persone – ha dichiarato l’assessore Capponi –. Ringrazio i cittadini che hanno partecipato con entusiasmo, i medici e lo staff ospedaliero per il loro lavoro prezioso, il gruppo Giustozzi nella persona di Luca per la loro ospitalità e l’associazione Gaia per la dedizione. Un ringraziamento speciale va a Mariarosa Berdini per il coordinamento alla Casetta di Babbo Natale, che ha reso possibile la realizzazione dei biglietti e degli auguri insieme al nostro Centro per la Famiglia”.
L’iniziativa si è integrata con un progetto complementare realizzato dal Centro per la Famiglia, che durante le vacanze natalizie ha coinvolto i bambini nella creazione di biglietti e messaggi di auguri da consegnare ai piccoli ricoverati. I regali e i pensieri ricevuti hanno suscitato grande emozione non solo nei bambini, ma anche nei genitori, che hanno espresso apprezzamento per l’iniziativa e gratitudine verso chi ha donato.
“È una gioia poter portare un piccolo raggio di speranza e di felicità alle famiglie che affrontano questa difficile esperienza – ha dichiarato Filippo Marilungo –. Ringraziamo tutti coloro che hanno donato e sostenuto il progetto. Ricordiamo che lo sportello di ascolto per le famiglie che ricevono una diagnosi di oncoematologia pediatrica è sempre attivo, contattabile al numero 3488353885”.
L’iniziativa del dono sospeso tornerà anche per le prossime festività natalizie del 2026, confermando la volontà di Civitanova Marche di sostenere concretamente i più piccoli e le loro famiglie.
Credo che il signor Sandro Parcaroli meriti maggior rispetto da parte dei componenti del Consiglio comunale che lo chiamano a rispondere del suo comportamento sulla mancata partecipazione all’asta per il cosiddetto mattatoio di Villa Potenza.
Anche fisicamente è molto lontano da Angelo Lombardi il pacioso veterinario che agli albori della Rai conduceva la trasmissione “L’Amico degli animali” il suo afflato sentimentale è il medesimo: liberare le vacche dall’incubo della mannaia. Se questo poi comporta un costo per i cittadini, si traduce in un favore a qualcuno e provoca addirittura un’inchiesta del Consiglio comunale che il Pd propone e il Centrodestra con le spalle al muro non può che accogliere è un effetto avverso.
Si è letto sotto traccia un sospetto, infondato peraltro, di aver voluto da parte del sindaco favorire in qualche modo l’imprenditore zootecnico Ilario Marcolini. È noto a tutti che egli con la sua azienda Morica è il primo, per quantità di capi, allevatore di bovini di razza Marchigiana in provincia di Macerata e solo immaginare che abbia un suo interesse aziendale per il mattatoio è pura maldicenza. Ma ciò che più indigna è il mancato rispetto del sentimento del signor Parcaroli.
Egli è vegano, convintamente vegano, così vegano al punto di accettare un’ombra su di sé pur di far cessare la mattanza degli animali che da troppo tempo si perpetua nelle camere della morte di Villa Potenza. Che il sindaco di Macerata, nonché presidente della Provincia che con circa novemila capi di razza Marchigiana allevati è la più importante per questa razza di bovine, avesse adottato come stile di vita quello vegano era evidente sin da quando ha annunciato che si sarebbe tenuta di nuovo la Raci nel bellissimo – anche se ancora oggetto misterioso per i più, ma non per i fortunati che hanno potuto farci le feste aziendali con una deroga specifica rispetto ai parametri di sicurezza – Centro Fiere di Villa Potenza, Raci di cui poi si sono perse le tracce perché il Centro Fiere non è finito e soprattutto perché è progettato in modo da essere inadatto a ospitare la rassegna bovina.
Tant’è che ora la Raci si fa in provincia di Benevento, altro territorio che tallona da vicino come numero di capi allevato, con buona pace degli imprenditori marchigiani e maceratesi in particolare. Ma anche l’annuncio che è suonato come un boicottaggio della Raci fatto da Parcaroli aveva evidentemente uno scopo: non esporre questi poveri animali agli appetiti umani. Insomma il sindaco di Macerata immola sé stesso per salvare le vacche.
Ora chiamarlo a rispondere dei suoi atti in Consiglio comunale per aver sbugiardato il Consiglio comunale esponendo il CeMaCo che anche se in liquidazione è sempre una società partecipata dal Comune a un danno certo; per aver favorito di fatto un singolo imprenditore Ilario Marcolini contro tuti gli altri; per aver privato il territorio di una struttura indispensabile ancorché obsoleta per le attività zootecniche come ricordano a Parcaroli 11 sindaci della provincia che lui tutt’ora presiede; per aver condotto una sorta di trattiva privata con il Marcolini medesimo in un incontro riservato a cui hanno partecipato soltanto l’assessore al bilancio Oriana Piccioni e il capo dell’ufficio tecnico ingegner Tristano Luchetti è di una protervia unica.
Non si rispettano le profonde convinzioni di un uomo che, amicissimo degli animali, ha operato per salvarli chiudendo di fatto il mattatoio, anche al prezzo di sentirsi dire che potrebbe aver favorito una sorta di speculazione immobiliare. Si sa che Sandro Parcaroli ha chiesto un parere legale – ex post – per vedere se la sua militanza vegana sia andata o no contro la legge. Si sa che il legale, che gli è stato suggerito dal suo vice in Provincia tal Luca Buldorini che ha un qualche “expertise” nel ramo delle esequie, gli ha detto: tutto a posto e comunque vai avanti tu che a noi ci viene da ridere.
Non so se i lettori hanno presente quella esilarante piece di Gigi Proietti nei panni dell’avvocato: pare che il colloquio sia andato più o meno in quella maniera (per gli smemorati: qui se l’incul.. qui te se incul…) e il richiamo a Proietti è d’obbligo per la nota barzelletta della vacca bianca e della vacca nera.
E allora per la profonda stima che ogni cittadino deve avere per il suo sindaco soprattutto se mosso da nobilissimi, anche se non condivisibili, ideali come quelli della scelta vegana mi permetto di dare a Sandro Parcaroli un suggerimento; al consigliere del Pd Andrea Perticarari che osa chiedergli conto dell’operato sull’asta dei beni CeMaCo (e meno male che c’è Perticarari che si preoccupa di verificare se la legalità a Macerata sia rispettata) il sindaco opponga rispetto agli atti il suo inequivocabile “e che ne sapio io?” e rispetto alle motivazioni gli articoli 18 e 19 della dichiarazione universale dei diritti dell’uomo:
“Ogni individuo ha il diritto alla libertà di pensiero, coscienza e religione, inclusa la libertà di manifestare il proprio credo” e “Ogni individuo ha diritto alla libertà di opinione e di espressione, incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, riceve e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere”.
Insomma non si può dubitare del sindaco in quanto vegano ed egli in quanto vegano ha diritto a operare per far chiudere il mattatoio. Se poi questo diventa, indirettamente, un favore per un amico, o quanto meno conoscente, fa parte dei cosiddetti “effetti avversi” di una militanza morale. Né deve menare stupore che un esponente del Centrodestra sia vegano.
Giusto per memoria storica si possono leggere alcuni articoli della Tiergschutzgesetz, che il 24 novembre 1933 i gerarchi nazisti scrissero per tutelare i diritti degli animali. Himmler era un anti-caccia integralista, Hermann Goering era un amante degli animali e in quella legge si legge anche “È proibito operare o trattare animali vivi a scopo sperimentale in modo che possa essere loro provocato sensibile dolore”. Che poi lo abbiano fatto sui bambini ebrei è particolare trascurabile. Dunque come si vede lunedì in Consiglio comunale c’è il rischio concreto di chiedere conto a un uomo dei suoi comportamenti solo in quanto vegano. Si mettano una mano sul cuore i consiglieri e vedano se è il caso.
Certo attorno all’operazione mattatoio ci sono delle perplessità che – solo per correttezza d’informazione – vanno riportate. La vicenda del CeMaCo è annosa di trenta anni - ci sarà modo di ripercorrerla – ma venendo all’attualità si sa che messo in liquidazione ha affittato l’attività di mattazione al CoZoMa.
Anche quello è andato male. Da qui l’asta che è stata bandita la prima volta nel 2022 con base d’asta 3,5 milioni. I soldi dovevano ripianare i debiti del CeMaCo posto in liquidazione di cui il Comune di Macerata detiene il 68 % delle azioni. Tutte le aste sono andate deserte fino all’ultima del 15 gennaio quando Marcolini si è aggiudicato due ettari di terreno e alcuni fabbricati per 394200 euro ottenendo uno sconto di un 25% sulla base d’asta che era fissata a 525600. Ma questo sconto lo ha avuto perché il Comune di Macerata ha deciso all’ultimo di non partecipare all’incanto nonostante il sindaco Parcaroli avesse detto a squarciagola che lui avrebbe salvato il mattatoio.
E per farlo il 15 dicembre ha fatto votare – all’unanimità – dal Consiglio comunale una delibera che impegna il Comune, con una variazione al bilancio preventivo, a contrarre un muto per l’importo a base d’asta. Non solo il 2 gennaio ha fatto convocare dal Cda dell’APM (società partecipata al 90% dal Comune di Macerata) un’assemblea dei soci fissata per il 12 gennaio con cui si sarebbe distribuito – in buona sostanza al Comune di Macerata – il fondo di riserva dal bilancio 20204 con lo scopo di avere i soldi per partecipare all’asta. Il sindaco ci teneva così tanto a salvare il CoZoMa attraverso l’acquisizione degli immobili e del terreno da svuotare di liquidità l’APM che nel frattempo ha dovuto contrarre un muto per 300 mila euro per pagare le tredicesime ai dipendenti.
Ebbene il 9 gennaio il sindaco riceve – lo confermano decine di testimonianze – nel suo ufficio Ilario Marcolini e alla riunione riservata partecipa l’assessore al bilancio Oriana Piccioni leghista come il primo cittadino. A un certo punto viene convocato anche il capo dell’ufficio urbanistica/lavori pubblici ingegner Tristano Luchetti che si presenta con le mappe e le cartine dei terreni e degli edifici che vanno all’asta. Dopo la riunione il sindaco nella solitudine dei leader ha scelto: non partecipiamo all’asta. È in quel momento che nel suo foro interiore l’etica vegana s’è imposta. Perché sarebbe errato ritenere che lui abbia ripetuto a Marcolini quanto dichiarò il 13 dicembre scorso e cioè che esiste “l'interesse pubblico strategico ad acquisire la proprietà dell'intero complesso immobiliare nella zona di Villa Potenza, frazione che è interessata da un importante piano di sviluppo strategico”.
In effetti a pensarci bene in forza della rinuncia all’asta da parte del sindaco – rinuncia che Parcaroli non ha comunicato a nessuno – Marcolini si è portato a casa a un decimo del valore stimato due ettari di terreno di estremo interesse commerciale in una delle poche zone di espansione di Macerata e che lo stesso presidente della Regione Francesco Acquaroli ha affermato essere punto nevralgico per lo sviluppo della Val Potenza. Ma si potrebbe pensare: Paracaroli lascia via libera a Marcolini perché già dall’arile scorso l’imprenditore è stato coinvolto dal sindaco nel salvataggio e nella prosecuzione dell’attività del Co MaZo, il consorzio per il mattatoio ormai in agonia. Ma è stato lo stesso Marcolini a decidere che l’esperienza del CoMaZo è arrivata la capolinea.
Quel mattatoio però ha due atout vincenti: la prima un contributo di 300 milioni erogato o erogabile a vario titolo dalla Regione che a questo punto incassa Marcolini se decide di continuare a macellare e il bollo Ue per la macellazione. Nessuno però vieta a Marcolini di fare altrove un suo mattatoio con cui acquisire il marchio Ue facendo diretta concorrenza al CoMaZo avendo in mano una straordinaria leva per controllare il mercato della carne. Che a Parcaroli vegano fa orrore. Al punto di avere coscientemente abbassato l’introito dell’asta di circa 140 mila euro in danno del suo CeMaCo perché i soldi dell’asta dovranno andare a soddisfare i debiti pregressi del Consorzio di cui ancora oggi il Comune è proprietario.
Dunque in nome della tutela animale si può fare di tutto: far incassare meno al Comune dopo aver fatto nel 2024 due variazioni di bilancio per sostenere gli oneri derivanti dalla liquidazione CeMaCo, indurre l’Apm a contrarre un mutuo per pagare le tredicesime, impegnare il Consiglio comunale a contrarre un mutuo e poi disattenderne la delibera e tutto questo col risultato che Ilario Marcolini si è portato a casa un patrimonio pubblico stimato in 3,5 milioni dieci anni fa a un decimo del valore.
Dalla scelta vegana di Sandro Parcaroli derivano molti interrogativi. Il più pesante lo pone Simona Vincenzetti, che nella campagne di Treia ha un allevamento, e un’azienda di trasformazione, con maiali, vitelli, capre.
Dichiara: “Insieme a un gruppo di allevatori, stavamo valutando se mettere su una cooperativa per partecipare all’asta. Ma è spuntato il Comune di Macerata dicendo che avrebbe acquistato il mattatoio. Bene, poi il colpo di scena: l’ente non si fa avanti e all’asta si presenta solo l’imprenditore. Adesso cosa dobbiamo pensare? La soluzione potrebbe essere stata la partecipazione di più Comuni all’asta, se i sindaci si fossero messi insieme, trattandosi di una struttura utile per tutto il territorio. Il timore è che il mattatoio, con il passare del tempo, perda la sua fruizione pubblica.”
E poi ci sono i sindaci di 11 comune che dicono: “Chiediamo un incontro urgente al sindaco di Macerata Parcaroli, titolare dell’autorizzazione e delle potestà urbanistiche, affinché si eviti che il passaggio al privato possa configurarsi come una speculazione edilizia, considerata la presenza in adiacenza all’impianto di oltre due ettari di superfice molto appetibile dal punto di vista dello sfruttamento urbanistico”.
Occorre aggiungere altro? Lunedì con tutta probabilità il Pd con a capo Andrea Perticari chiederà al Consiglio comunale di Macerata una commissione d’inchiesta sull’operato del sindaco sulla vicenda mattatoio. Il Centrodestra è pronto a votarla anche perché le elezioni si avvicinano e un Parcaroli-bis sotto la mannaia del mattatoio nascerebbe mutilo.
Dicono che il sindaco stia per volare a Zanzibar dove rilassato penserà se riproporre o meno la sua candidatura. Speriamo confortato da un robusto parere legale perché a occhio, anche se è vero che non si processa un vegano, di cose da chiarire l’amico degli animali ne ha molte. Speriamo che abbia prenotato un volo dopo lunedì, altrimenti la sua sarebbe un’assenza sospetta. Con tutto il rispetto, ovviamente.
Nella giornata di giovedì 22 gennaio personale della Questura di Macerata ha eseguito l’espulsione coattiva di un cittadino marocchino di 30 anni, destinatario di un decreto di espulsione emesso dal prefetto di Macerata il 21 gennaio 2026 per gravi motivi di sicurezza pubblica, e di un decreto di revoca del permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo, disposto il giorno precedente dal questore.
L’uomo, già condannato per reati legati alla detenzione e allo spaccio di sostanze stupefacenti, è attualmente indagato per analoghi reati nell’ambito di un sodalizio criminale composto da altre 18 persone. Nel maggio 2025, il Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Macerata aveva emesso una misura cautelare nei confronti del gruppo, concedendo successivamente il nulla osta all’espulsione dell’uomo.
Dopo essere stato rintracciato grazie all’intensificazione dei controlli disposti dal questore, il cittadino marocchino è stato accompagnato alla frontiera aerea di Bologna, dove è stato imbarcato su un volo diretto a Casablanca, scortato da personale specializzato nelle operazioni di sicurezza internazionale. L’esecuzione dell’espulsione è avvenuta nel pomeriggio del 22 gennaio, convalidata dal Giudice di Pace di Macerata.
Un fine settimana di intensa attività sul territorio da parte dei Carabinieri della Compagnia di Camerino ha portato a numerosi interventi mirati a contrastare illegalità e garantire la sicurezza della comunità. I controlli, svolti in orario serale con posti di blocco, pattugliamenti e verifiche dinamiche lungo le principali vie dei centri abitati, hanno consentito di intercettare diverse situazioni di rischio.
A Matelica, durante un normale posto di controllo, i Carabinieri hanno fermato un’autovettura con a bordo due uomini, un 24enne di San Severino Marche e un 46enne di Matelica, apparsi subito agitati. La perquisizione ha permesso di rinvenire cocaina, hashish e chetamina per un totale di oltre 60 grammi, oltre a denaro contante e materiale per il confezionamento. I due soggetti sono stati arrestati e posti agli arresti domiciliari in attesa dell’udienza di convalida.
Sempre nel fine settimana, i Carabinieri hanno denunciato tre persone per guida in stato di ebbrezza o sotto l’effetto di sostanze stupefacenti. A Castelraimondo un 51enne è stato trovato positivo all’alcoltest con un tasso di 0,60 g/l. A Camerino, una 25enne è risultata positiva con un tasso di 1,52 g/l. Infine, un 18enne di Fiuminata, coinvolto in un incidente stradale, è risultato positivo alla cocaina ed è stato denunciato sia per guida sotto l’influenza di sostanze stupefacenti che segnalato alla Prefettura come assuntore.
I Carabinieri della Stazione di Cingoli hanno denunciato i titolari di una sala slot locale per gravi violazioni del Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza (T.U.L.P.S.). L’intervento è scattato durante controlli mirati sul rispetto delle norme relative alle sale da gioco.
Durante l’ispezione, i militari hanno riscontrato diverse irregolarità, tra cui la mancata presenza del personale addetto alla vigilanza, obbligatorio secondo la licenza rilasciata dalla Questura di Macerata.
Particolare gravità ha assunto la scoperta di tre minorenni all’interno della sala, uno dei quali intento a giocare a un videopoker. L’accesso e l’uso degli apparecchi da gioco da parte dei minori è vietato dalla legge, a tutela dei soggetti più vulnerabili.
A seguito dei controlli, ai titolari è stata contestata una sanzione amministrativa di 6.666 euro. Inoltre, le autorità competenti sono state informate per l’adozione della sanzione accessoria prevista dalla normativa: la chiusura temporanea della sala slot per un periodo compreso tra 10 e 30 giorni.
Mercoledì pomeriggio la Polizia di Stato di Macerata ha arrestato un uomo per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, nell’ambito dei servizi intensificati dal questore Luigi Mangino per contrastare il fenomeno dello spaccio nelle zone centrali della città.
Si tratta di un cittadino gambiano di 50 anni, regolare sul territorio nazionale, bracciante agricolo, già noto alle forze dell’ordine per reati contro la persona. Lo scorso novembre, l’uomo era stato denunciato in stato di libertà dopo essere stato trovato in possesso di circa 40 grammi di hashish. L’episodio aveva fatto partire indagini più approfondite della Squadra Mobile, avviate anche a seguito di numerose segnalazioni di movimenti sospetti in un condominio della città.
Le indagini successive, coordinate dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Macerata, hanno permesso di ricostruire l’attività di spaccio dell’uomo, attiva da circa due anni, con circa 350 cessioni documentate che avrebbero fruttato un guadagno stimato di almeno 7.000 euro.
Il Tribunale ha disposto la misura cautelare degli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. Mercoledì pomeriggio gli agenti hanno rintracciato l’uomo nella sua abitazione e, al termine degli atti di rito, lo hanno sottoposto agli arresti domiciliari, a disposizione dell’autorità giudiziaria.
Si è svolto nella giornata di venerdì un importante tavolo di confronto tra l’Associazione Viviamo Civitanova APS e Confcommercio Marche, dedicato alle principali criticità che interessano il commercio di vicinato e i centri urbani, con particolare riferimento alla realtà di Civitanova Marche.
All’incontro, ospitato presso la sede di Confcommercio Marche, ha partecipato una delegazione dell’Associazione composta dalla presidente Manola Gironacci, dalla vicepresidente Barbara Martinarelli e da Vitaliana Acciarri.
Per Confcommercio erano presenti il direttore generale di Confcommercio Marche e Confcommercio Marche Centrali, Massimiliano Polacco, la responsabile dell’Area sindacale, marketing e territorio, Federica Polacco, la responsabile del Servizio credito, Katia Cicola, e il referente sindacale per il settore commercio, Andrea Curtatoni.
Il confronto, durato oltre due ore, si è svolto in un clima di ascolto e dialogo approfondito. L’Associazione Viviamo Civitanova ha portato al tavolo le istanze raccolte quotidianamente sul territorio, restituendo un quadro concreto delle difficoltà che oggi affrontano i commercianti locali.
Il primo tema affrontato è stato quello della carenza cronica di parcheggi, considerata una delle principali cause di penalizzazione dell’accessibilità ai centri urbani. "È stato ribadito come nessuna misura di sostegno, incentivo o bando possa produrre effetti reali se cittadini e visitatori non hanno la possibilità concreta di raggiungere agevolmente le attività commerciali. Senza accessibilità, ogni politica di rilancio rischia di restare inefficace",spiega l'associazione.
Ampio spazio è stato dedicato anche al tema dei canoni di locazione elevati, che colpiscono soprattutto le attività già insediate da anni. Se per le nuove aperture il mercato tende a riequilibrarsi in base alla domanda, per i commercianti storici il problema principale resta la difficoltà di rinegoziare i contratti. "Molti esercenti si trovano “con le spalle al muro”, consapevoli che un cambio di sede comporterebbe costi insostenibili legati al nuovo civico, all’allestimento dei locali e alla perdita dell’avviamento commerciale".
L’Associazione ha inoltre sottolineato la necessità di un sostegno mirato alle attività storiche dei centri urbani, vere e proprie sentinelle di identità, vivibilità e qualità urbana. Imprese che hanno resistito nel tempo e che hanno attraversato anche il periodo più critico della pandemia.
Proprio durante l’emergenza Covid, molte di queste attività hanno dovuto ricorrere a finanziamenti bancari, spesso garantiti dal Medio Credito, per far fronte ai pagamenti dei fornitori in una fase di totale blocco delle vendite. "Oggi quei mutui, sommati alla riduzione dei consumi, all’aumento dei costi e alla rigidità delle spese fisse, rappresentano un peso enorme sulla gestione quotidiana delle imprese decennali, rendendo urgente l’attivazione di strumenti di sostegno strutturali e specifici", prosegue l'associazione.
Il confronto con Confcommercio Marche è stato definito dall’Associazione come reale, costruttivo e approfondito. Le criticità emerse sono state pienamente condivise e riconosciute come centrali, entrando a far parte delle analisi e delle linee di lavoro dell’Associazione di categoria, che ha espresso la volontà di muoversi in maniera coordinata su questi temi.
Dall’incontro nasce dunque un percorso comune tra Confcommercio Marche e Viviamo Civitanova Aps, con l’obiettivo di condividere priorità, strategie e azioni da portare sui tavoli istituzionali, a tutela del commercio di vicinato e della vitalità dei centri urbani.
L’Associazione Viviamo Civitanova ha infine espresso sincera gratitudine per l’ospitalità e il confronto, ribadendo la convinzione che solo attraverso un lavoro condiviso e coordinato sia possibile costruire risposte efficaci e durature per il commercio locale.
MACERATA - Una vittoria che ha fatto parlare tutta la provincia. Il Country House I Gelsi, in località Acque Salate nelle campagne di Sambucheto, ha trionfato nella puntata di “Alessandro Borghese – 4 Ristoranti” girata nel Maceratese, dedicata alla migliore cucina della tradizione contadina. La prova speciale della serata, il ragù di papera, ha messo alla prova la tecnica e l’anima dei locali in gara e, alla fine, è stato proprio il casale di Francesca e Pietro a conquistare il titolo, con un punteggio altissimo e complimenti sinceri da parte degli avversari e dello stesso Borghese.
Dopo la puntata, abbiamo incontrato Francesca e Pietro per raccontare cosa c’è dietro la loro cucina, cosa ha significato partecipare a una trasmissione così seguita e quali sono i progetti per il futuro.
Francesca non nasconde l’emozione quando ripensa ai giorni della registrazione. “L’esperienza è stata bellissima, diversa, sicuramente molto emozionante… porterò un ricordo per sempre molto piacevole”. E racconta come si vive l’arrivo di Borghese in cucina: “Borghese è un personaggio importante e anche impegnativo… hai un cliente a tavola che non è un cliente normale. In quel giorno sei sotto la critica, c’è più tensione, più emozione. Cerchi che tutto vada bene, ma si può scivolare”.
La tensione però non ha impedito ai concorrenti di dare il meglio: “Se uno guarda i punteggi della puntata sono veramente molto alti… meritatissimi. Quindi penso quattro vincitori”.
Oltre al risultato numerico, per Francesca il momento più significativo è stato ricevere complimenti veri dai colleghi. “Quando un concorrente mi parla di un ricordo, di un piatto che lo porta alla cucina di casa, per me è importantissimo. Il tema della puntata era la cucina contadina tradizionale, e qui forse l’hanno trovata”.
Alla domanda su cosa abbia fatto la differenza nel loro approccio culinario, Francesca risponde in modo chiaro e appassionato: “Noi puntiamo molto sulla tradizione… abbiamo un forno a legna della fine del Settecento che ancora utilizziamo. Non è come usare un forno moderno: non c’è timer, non c’è termostato… è complicato”. E sottolinea la fatica e l’impegno di chi cucina con metodi antichi: “Mio marito sta davanti alla brace per tante ore… è faticoso, ma credo che queste cose, oltre alle ricette, siano state la vera differenza”.
La storia del Country House I Gelsi nasce da lontano e da una scelta di vita coraggiosa. Francesca, originaria di Bologna e laureata in farmacia, racconta: “Io e mio marito ci siamo incontrati nel mondo farmaceutico. Poi abbiamo acquistato questo casale… meritava di essere riportato alla luce. Abbiamo fatto una grande ristrutturazione, ma senza rovinare la sua bellezza originale”.
E la passione per la cucina nasce quasi per caso, trasformando una scelta di vita in un progetto concreto: “La passione per i cavalli ci ha portato qui e la passione per la cucina… piano piano dalle ricette della farmacia siamo passati alle ricette della cucina”.
Sul suo essere metà bolognese e metà marchigiana, Francesca ci svela anche una battuta di Borghese nei fuori onda: “Alessandro è stato sagace… mi ha detto: ‘tu mi sembri 50% ciauscolo e 50% mortadella’”.
Nel corso della nostra intervista abbiamo avuto modo di vedere lo chef Mirco Elisei all’opera in cucina, un professionista che ha portato tecnica e precisione al servizio della tradizione. Abbiamo anche avuto il piacere di assaggiare lo special della puntata: le tagliatelle al ragù di papera, un piatto che rappresenta l’anima delle domeniche contadine marchigiane e che, secondo Francesca, è stato uno dei momenti chiave della gara.
Intanto il loro telefono squilla all'impazzata, con tantissimi marchigiani curiosi di scoprire la loro offerta culinaria. Sul futuro invece Francesca svela: "Per prima cosa prenderemo un'affettatrice nuova, perché quella che ho ha lavorato già parecchio”. Poi aggiunge: “Pensavamo già alla pensione, ma per ora resteremo qui. Vogliamo portare avanti la cucina del territorio, tradizionale, con metodi di cottura difficili da trovare… lo facciamo con passione e con il cuore”.
A volte, quando si parla di gare e di televisione, si tende a cercare “strategie” o “tattiche” dietro ogni scelta. Ma guardando da vicino la storia di Francesca e Pietro, la sensazione è un’altra: la loro vittoria non nasce da calcoli, ma da una scelta semplice e coraggiosa. Hanno puntato sulla tradizione, sulle ricette di casa, su metodi di cottura antichi e lo hanno fatto con la passione di chi ama davvero ciò che fa. In un mondo in cui tutto corre veloce, la loro forza è stata proprio questa: prendersi il tempo di cucinare bene. E se durante la puntata qualcuno ha parlato di “strategia”, a noi è sembrato chiaro che la vera strategia del Country House I Gelsi è stata un’altra: fare ciò che sanno fare meglio, senza rinunciare alla propria identità.
Un’organizzazione criminale internazionale dedita al traffico di droga tra Svizzera, Spagna, Nord Europa e Italia è stata smantellata al termine di una vasta operazione coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Ancona e dal Ministero pubblico della Confederazione Svizzera, con il supporto di Eurojust e della Procura nazionale antimafia.
L’operazione ha portato all’esecuzione di nove misure cautelari nei confronti dei vertici e dei membri del gruppo, che aveva una solida base operativa nel Canton Ticino e ramificazioni attive nelle province di Macerata e Fermo, con particolare riferimento a Civitanova Marche.
Le attività si sono svolte tra Civitanova Marche, Fermo e Porto San Giorgio, dove gli investigatori hanno effettuato perquisizioni domiciliari e sequestrato attività commerciali utilizzate come copertura per le operazioni illecite.
A condurre l’operazione sono stati il Gico del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Ancona, il Servizio centrale investigazione sulla criminalità organizzata e la Polizia federale svizzera, impegnati in un’azione congiunta e coordinata su scala internazionale.
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, l’organizzazione trafficava cocaina, marijuana e hashish. L’hashish veniva acquistato in Spagna, mentre la cocaina proveniva dal Nord Europa. Le sostanze stupefacenti venivano trasportate in Italia tramite corrieri e successivamente smistate, con le Marche come principale area di destinazione.
Una volta giunta sul territorio marchigiano, la droga veniva distribuita soprattutto all’ingrosso, grazie alla collaborazione di complici locali. Le indagini hanno inoltre evidenziato che parte dello stupefacente veniva destinata anche ad altre regioni italiane, ampliando ulteriormente la portata del traffico.
L’inchiesta è stata possibile grazie a un’intensa attività investigativa congiunta, basata su contatti diretti tra le polizie giudiziarie italiane e svizzere e su un costante scambio di informazioni. Un lavoro che ha consentito di ricostruire la struttura e i ruoli dell’organizzazione, nonostante l’operatività del gruppo si estendesse su più Stati europei.
Finita la fase della sensibilizzazione, a Civitanova Marche si passa all’azione. L’Amministrazione comunale ha deciso di dichiarare guerra al degrado e all’abbandono indiscriminato dei rifiuti, inaugurando una nuova stagione di “tolleranza zero”. Al centro della strategia, accanto a una imminente campagna di comunicazione visiva, c’è la tecnologia: nei prossimi giorni entrerà infatti pienamente in funzione un progetto sperimentale triennale che prevede l’utilizzo di video-fototrappole mobili per individuare e sanzionare i cosiddetti “furbetti del sacchetto”.
Non si tratterà di telecamere fisse, facilmente individuabili e aggirabili, ma di un sistema dinamico e itinerante. Come previsto dal Nuovo Regolamento comunale sulla videosorveglianza, i dispositivi verranno spostati ciclicamente e posizionati nelle aree più critiche sotto il profilo dell’abbandono dei rifiuti. La mappa dei controlli è già stata tracciata: sotto la lente della Polizia Locale finiranno diverse zone della città, tra cui – a titolo esemplificativo – via Tripoli, via Battisti, via Conchiglia, via Molise, via Duca degli Abruzzi, piazza Nassiriya e le intersezioni di via San Costantino.
Il Comune tiene però a precisare che tutto avverrà nel pieno rispetto della normativa sulla privacy. Nessun “Grande Fratello” nascosto: la presenza delle fototrappole sarà sempre segnalata da apposita cartellonistica, posizionata prima del raggio d’azione delle telecamere, come imposto dalle regole europee e dal regolamento comunale. L’obiettivo non è fare cassa, ma educare, prevenire e, quando necessario, punire chi continua a non rispettare le regole.
Le regole del conferimento: cosa si rischia davvero
Per capire a cosa va incontro chi sbaglia, è necessario tornare alle Ordinanze dirigenziali n. 34 e 35 del 2016, che disciplinano in modo puntuale il conferimento dei rifiuti. Il principio è semplice: non basta differenziare, bisogna farlo nei giorni, negli orari e con le modalità corrette.
Per le utenze domestiche la finestra temporale per l’esposizione dei rifiuti è molto ristretta e non ammette deroghe, salvo casi specifici nelle zone rurali per motivi logistici, dove comunque il sacchetto deve essere lasciato sulla via pubblica e utilizzando esclusivamente i sacchetti previsti. Regole ancora più stringenti valgono per le utenze non domestiche, come attività commerciali e produttive, spesso responsabili di grandi quantitativi di scarti. L’Ordinanza n. 35, ad esempio, impone che gli imballaggi in cartone vengano piegati, legati e privati di impurità (polistirolo, nylon o altri materiali) prima dell’esposizione, nel rispetto degli orari stabiliti per ciascuna zona.
Chi viene sorpreso a conferire correttamente il rifiuto ma nel giorno sbagliato o fuori orario incorre nella sanzione amministrativa base prevista dalle ordinanze: 50 euro. Una cifra contenuta, pensata per colpire disattenzione e superficialità.
Diverso il discorso quando il comportamento produce degrado urbano. In questi casi entra in gioco il Regolamento di Polizia Urbana: l’articolo 16, ad esempio, punisce chi accumula rifiuti, sterpaglie o oggetti nelle proprie pertinenze creando situazioni di incuria e rischio igienico-sanitario. Qui la sanzione può arrivare fino a 160 euro.
Particolarmente severa è la normativa contro una pratica purtroppo diffusa: abbandonare i rifiuti accanto ai cestini gettacarte o ai cassonetti stradali. In questo caso non si parla più di semplice violazione comunale: il Testo Unico dell’Ambiente prevede una sanzione amministrativa che va da 1.000 a 3.000 euro.
Ancora più grave è l’abbandono di rifiuti nell’ambiente o in discariche abusive, che da alcuni anni costituisce un vero e proprio reato penale anche per i cittadini privati. Chi abbandona rifiuti in fossi, campagne o aree non autorizzate rischia un’ammenda da 1.500 a 18.000 euro o, nei casi più gravi, la reclusione fino a cinque anni. Se i rifiuti sono pericolosi, la pena va da uno a cinque anni di carcere. Per le imprese le sanzioni sono ancora più severe, con arresto o ammende fino a 27.000 euro e pene detentive che possono superare i cinque anni.
Un dettaglio spesso sottovalutato riguarda le sanzioni accessorie: in determinate circostanze, oltre alle multe o alle pene penali, possono scattare anche la sospensione della patente, il fermo del veicolo o addirittura la confisca.
«L’adozione delle fototrappole rappresenta un salto di qualità nella nostra capacità di controllo del territorio», spiega il comandante della Polizia Locale, Cristian Lupidi. «Non si tratta solo di elevare sanzioni, ma di attuare una deterrenza efficace: chi utilizza il proprio veicolo per trasformare la città in una discarica deve sapere che rischia concretamente di restare a piedi e di finire denunciato».
Sulla stessa linea l’assessore al Decoro Urbano e all’Ambiente, Giuseppe Cognigni: «Vogliamo lanciare un messaggio chiaro: Civitanova deve essere più pulita e più bella. Questo sistema serve a tutelare la stragrande maggioranza dei cittadini che rispettano le regole e a isolare chi continua a non farlo. Oggi abbiamo strumenti tecnologici e normativi efficaci, e li useremo fino in fondo».
È scattato l’allarme a Civitanova Alta per la scomparsa di Chuck, cane maschio di 9 anni, taglia media (circa 30 kg), di cui non si hanno più notizie da ieri, 22 gennaio 2026, intorno alle ore 13.
L’animale si è smarrito nei campi tra il Camping Belvedere e il ristorante Casablanca, un’area dove in queste ore si stanno concentrando le ricerche e le segnalazioni.
Chuck è microchippato e in questo periodo è in fase di guarigione per una lesione alla zampa sinistra: per questo zoppica, dettaglio che può aiutare a riconoscerlo. È descritto come un cane molto buono, affettuoso e amichevole. Al momento della scomparsa ha perso il collare e indossa solo un collare antipulci.
I proprietari chiedono la collaborazione di chiunque si trovi in zona: anche una semplice indicazione può essere decisiva per ricostruire gli spostamenti dell’animale e riportarlo a casa.
Chi avesse visto Chuck o notato un cane con caratteristiche simili è invitato a contattare Andrea al numero 320 3826856.