Si è conclusa nel pomeriggio di oggi la caccia all'uomo per Nazif Muslija, il marito di Sadjide Muslija, trovata morta nella loro abitazione di Monte Roberto. L’uomo, accusato di omicidio volontario aggravato, è stato rintracciato dai carabinieri in una zona impervia del territorio di Matelica.
Nazif Muslija è stato trovato riverso a terra, in gravi condizioni ma ancora in vita. I sanitari del 118 sono intervenuti immediatamente sul posto per stabilizzarlo, e a breve verrà trasferito all'ospedale di Camerino, piantonato dalle forze dell'ordine. A poca distanza dal luogo del ritrovamento, i militari hanno individuato anche la sua autovettura, una Smart bianca, presumibilmente utilizzata per la fuga.
Sempre nella giornata di oggi, gli inquirenti hanno compiuto un passo decisivo nelle indagini. La sezione Investigazioni Scientifiche del Comando Provinciale dei Carabinieri di Ancona era tornata nell'abitazione per cercare tracce microscopiche. Nel corso del sopralluogo, è stata individuata e sequestrata la possibile arma del delitto: un tubo di ferro da cantiere, presumibilmente utilizzato per impalcature e vuoto all'interno, che presentava tracce ematiche.
Il tubo, recuperato vicino a un muro esterno dell'abitazione, sarà sottoposto ad analisi specifiche per verificare la compatibilità con le gravi ferite alla testa e al torace riscontrate sul corpo della vittima, e per ricercare le impronte del marito.
Secondo quanto emerso dalle prime indagini e dal passato della coppia, la tragedia sarebbe l'epilogo di una storia di violenza domestica. Lo scorso aprile, Nazif Muslija era stato arrestato per maltrattamenti in famiglia. In quell'occasione, l'uomo aveva aggredito la moglie in casa contestandole un presunto tradimento, arrivando a sfondare la porta con un'ascia e a minacciarla.
Sadjide Muslija era riuscita a rifugiarsi dai vicini e a chiamare i carabinieri, che avevano fermato il marito. Tuttavia, dopo aver patteggiato la pena, il 50enne era stato scarcerato a luglio ed era tornato a convivere con la moglie, fino al tragico epilogo di questi giorni.
È arrivato il periodo cruciale in cui circa 1,5 milioni di studenti devono scegliere a quale scuola iscriversi per il prossimo anno scolastico. In attesa della circolare del Ministero dell’Istruzione e del Merito che fisserà a gennaio tempi e criteri per le iscrizioni all’anno 2026/27, per i 500mila ragazzi che inizieranno la prima superiore è già disponibile un utile strumento: l’elenco delle figure di diplomati più richieste dalle imprese fino al 2029, allegato alla lettera inviata dal ministro Giuseppe Valditara alle famiglie con figli in uscita dalla scuola secondaria di primo grado per fornire a studentesse e studenti e ai loro genitori “informazioni il più possibile complete e aggiornate” per la prosecuzione del percorso di studi.
Questo documento mette in evidenza il persistente squilibrio tra offerta formativa e fabbisogni del mercato del lavoro, evidenziando come la scelta della scuola superiore possa influire direttamente sulle opportunità occupazionali future.
Secondo i dati allegati alla lettera, se l’attuale andamento delle iscrizioni, con oltre il 50% degli studenti orientati verso i licei, non cambierà, ogni anno si rischia di registrare fino a 110mila posti di lavoro scoperti e, contemporaneamente, circa 60mila diplomati liceali senza occupazione. Tra il 2025 e il 2029 le imprese avranno bisogno di circa 1,6-1,8 milioni di lavoratori con diploma di scuola secondaria, pari a una media annua di 310-360mila unità. La domanda interesserà soprattutto i diplomati degli istituti tecnici e professionali, per i quali serviranno annualmente tra 160mila e 186mila addetti, mentre ne arriveranno solo 153mila, con un deficit compreso tra 7mila e 33mila lavoratori all’anno. Le difficoltà maggiori riguarderanno il settore meccanico, meccatronico ed energetico, dove la domanda di 19-22mila diplomati sarà soddisfatta da poco più di 9mila usciti dalle scuole, e il comparto trasporti e logistica, con un fabbisogno di 8.700-9.800 giovani a fronte di un’offerta di 3.900. La situazione si ripete nel settore moda, che richiede 2.100 tecnici l’anno ma potrà contare su appena 900 diplomati. Analogo squilibrio si riscontra nei percorsi di istruzione e formazione professionale triennali e quadriennali, con una carenza annuale tra 55mila e 76mila giovani, particolarmente accentuata in edilizia, elettrico, servizi amministrativo-segretariale, vendite, meccanico, agricolo-agroalimentare e logistica.
I licei, al contrario, mostrano un surplus di diplomati rispetto alla domanda: nel periodo 2025-2029, i posti di lavoro destinati a liceali saranno tra 25mila e 30mila l’anno, coerenti con la tendenza di proseguire gli studi universitari. Su dieci iscritti agli atenei, sette provengono da licei, due da istituti tecnici e uno da professionali. Questo determina un eccesso di diplomati liceali rispetto alla domanda, con circa 60mila potenziali disoccupati l’anno per indirizzi classico, scientifico e scienze umane.
In questo contesto, gli ITS Academy rappresentano un’alternativa per i giovani interessati a una formazione tecnica avanzata, strettamente collegata al mondo del lavoro. Nella sua lettera il ministro fa molto riferimento a questa nuova scelta. Tra il 2013 e il 2023 gli iscritti ITS sono cresciuti fino a circa 40mila studenti, sostenuti dai finanziamenti straordinari del PNRR pari a 1,5 miliardi di euro. Gli Istituti Tecnologici Superiori, dopo la riforma del 2022, mantengono tassi di occupazione superiori all’80% e una coerenza tra studi e lavoro vicina al 90%. Nel 2025 le imprese hanno cercato quasi 120mila diplomati ITS, ma ne hanno reperiti solo 53mila, con punte di carenza del 94,2% nella sostenibilità energetica ed economia circolare e dell’87,7% nell’efficienza energetica. Per migliorare il collegamento tra istruzione e lavoro, il ministro Valditara ha introdotto il modello “4+2”, che prevede quattro anni di scuola superiore seguiti da due anni negli ITS Academy, oggi frequentati da circa 10mila studenti con 442 percorsi attivi in 307 istituti.
Dando uno sguardo alla nostra regione, Il sistema degli ITS nelle Marche consolida la sua eccellenza nella formazione tecnico-specialistica e nell’ingresso rapido dei giovani nel mercato del lavoro. Secondo i dati forniti dalla Regione Marche, le fondazioni ITS regionali hanno stabilito un forte partenariato con le imprese, con una media di 35 aziende partner per fondazione contro una media nazionale di 21, garantendo una formazione pratica e vicina alle esigenze produttive. L’85,2% dei diplomati ITS nelle Marche trova un’occupazione entro 12 mesi dal titolo, superando la media nazionale dell’84%, e per il 93% vi è coerenza tra percorso di studi e ruolo ricoperto. La percentuale di iscrizioni femminili è del 34,1%, la seconda più alta in Italia, a testimonianza dell’attenzione al bilanciamento di genere e all’inclusione. La qualità dei corsi continua a migliorare, con il 67% dei percorsi classificati come “sufficienti ed eccellenti” nel 2025, rispetto al 50% del 2024 e al 44% del 2023.
Gli ITS rappresentano però un’alternativa concreta all’università, non alle scuole superiori: suggeriscono la necessità di ripensare il modello di eccessiva specializzazione degli istituti superiori italiani. Si dovrebbe pensare si a un modello su quattro anni, come cita il ministro Valditara, ma per offrire quattro anni di formazione generale, durante i quali gli studenti possono sviluppare competenze trasversali e scegliere se proseguire in ambito accademico universitario o intraprendere un percorso professionale negli ITS, garantendo una maggiore corrispondenza tra istruzione e fabbisogno del mercato del lavoro e riducendo gli squilibri tra offerta formativa e domanda occupazionale.
Era stato condannato a 11 anni e 10 mesi per la strage di Corinaldo in cui, a causa dello spray al peperoncino che aveva spruzzato all'interno della discoteca "Lanterna Azzurra" - nella calca - avevano perso la vita sei persone, ma Andrea Cavallari era evaso durante un permesso per discutere la laurea in scienze giuridiche a Bologna.
Le indagini scoprirono che si era allontanato con un NCC fino a Milano e poi con un passaggio con BlaBla Car fino in Francia. Da lì, la fuga in Spagna dove, a Lloret de Mar, era stato catturato dalla Polizia dopo quindici giorni di latitanza. Un'evasione che gli inquirenti reputano studiata da tempo e che, grazie alle ricostruzioni, hanno permesso di scoprire i telefoni usati, le schede Sim ma anche una carta di credito usata in Spagna e ricaricata dall'italia più e più volte.
Ora il Tribunale ha indagato due persone con l'accusa di favoreggiamento nell'evasione: la mamma di Andrea Cavallari ed un amico arrivato da Ancona che avrebbe fornito soldi e documenti falsi usati poi da Cavallari per vivere in Spagna.
Gli inquirenti hanno scoperto anche che, durante la latitanza, Cavallari avesse attiva una chat con un altro detenuto, Moez Akari, in carcere a Ferrara anche lui condannato per la strage di Corinaldo. Sembrerebbe che Akari nella chat si stesse organizzando con Cavallari per una fuga durante un permesso premio
Cavallari, oggi in carcere a Civitavecchia, è anche indagato insieme ad altre 69 persone per l'uso di cellulari all'interno del carcere di Bologna dove era detenuto e dove, sempre secondo le indagini, avrebbe piu volte telefonato alla madre, alla nonna e all'ex fidanzata con un apparecchio illegalmente introdotto nel carcere e con una Sim intestata ad uno straniero.
Condannato per la strage, ora rischia una nuova condanna per l'evasione e una ulteriore per accesso abusivo a dispositivi di comunicazione all'interno del carcere.
È stata trovata morta nella sua abitazione di Pianello Vallesina, nel comune di Monte Roberto, Sadjide Muslija, 49 anni, di origini macedoni. A far scattare l’allarme, nella tarda mattinata di oggi, è stata la sua assenza dal lavoro: una mancata presenza che, considerando il difficile quadro familiare, ha subito destato preoccupazione.
Quando i carabinieri e il personale del 118 sono arrivati in via Garibaldi, hanno trovato la chiave ancora inserita nella serratura. Entrati nell’abitazione, la donna è stata rinvenuta senza vita in camera da letto, con gravi lesioni al volto, compatibili con colpi inferti con un oggetto contundente. Secondo i primi accertamenti, l’omicidio risalirebbe alla notte scorsa.
Le ricerche si concentrano sul marito, Nazif Muslija, 50 anni, connazionale della vittima, che risulta irreperibile. L’uomo è fortemente sospettato del delitto. Non è la prima volta che i carabinieri intervengono per la coppia: secondo quanto emerso, la donna aveva più volte denunciato maltrattamenti nel corso dell’ultimo anno, raccontando di subire violenze fisiche da circa due anni.
Uno degli episodi più gravi risale allo scorso aprile, quando l’uomo aveva sfondato con un’ascia la porta della camera da letto, costringendo la moglie a fuggire dai vicini. Prima di quell’aggressione, le aveva distrutto il cellulare e l’aveva minacciata di morte urlando: “Questa sera ti ammazzo”, accusandola di un presunto tradimento.
Dopo averla cercata inutilmente, si era diretto verso l’abitazione dell’uomo che riteneva coinvolto, danneggiandone la porta d’ingresso. Solo l’intervento dei carabinieri aveva posto fine a quella escalation.
L’uomo era stato arrestato e, qualche mese più tardi, a luglio, aveva patteggiato una pena. Nonostante il passato turbolento, i due erano tornati a convivere.
Oggi, la loro casa è diventata il luogo dell’ennesima tragedia. Gli investigatori stanno ricostruendo minuziosamente gli ultimi movimenti della coppia, mentre prosegue la caccia al marito, ritenuto la persona più vicina al delitto.
Il caso della famiglia abruzzese che aveva scelto di vivere nel bosco continua a far discutere e diventa il simbolo di un braccio di ferro più ampio tra istituzioni e cittadini che cercano stili di vita alternativi. Da questo clima di tensione nasce ad Ancona una mobilitazione pubblica che vuole portare il tema direttamente nelle strade e davanti ai palazzi della giustizia.
Sabato 6 dicembre le associazioni culturali Anima Mundi e Marche Terre Libere organizzeranno nel capoluogo marchigiano il primo “corteo per la libertà delle famiglie”. Il concentramento è fissato alle ore 14 davanti al Comune, con arrivo al Tribunale dei Minori. Qui i promotori intendono denunciare quella che definiscono “una crescente ingerenza dello Stato nelle scelte di vita delle persone, a partire dal caso della famiglia che viveva nel bosco in Abruzzo e a cui sono stati sottratti i figli”. Un episodio che, nelle loro intenzioni, non va letto come semplice fatto di cronaca, bensì come “segnale di una più ampia deriva politica e culturale che colpisce chi tenta di costruire modelli di vita alternativi al paradigma dominante”.
Di seguito la dichiarazione delle varie Associazioni promotrici:
"Riteniamo grave e inaccettabile che assetti istituzionali e apparati di controllo si sentano legittimati a intervenire nella forma più coercitiva là dove non vi sono abusi o violenze, ma semplicemente scelte esistenziali diverse dalla norma vigente: una relazione stretta con la natura, una minore dipendenza dalle tecnologie, stili di consumo sobri, forme di socialità e di educazione non allineate alla logica del mercato. In questo modo, si scambia il dissenso dal modello neoliberista per 'devianza', e la ricerca di forme di vita essenziali e non mercificate per 'rischio' da neutralizzare. O ti adegui allo stile di vita imposto dalla società o sarai punito.Denunciamo una concezione della tutela dei minori che, anziché partire dal diritto dei bambini a relazioni affettive stabili, a legami familiari vivi, a comunità accoglienti, sembra piegarsi alla difesa di una sola morale possibile: quella che considera 'normale' solo chi è integrato nei meccanismi del consumo, dell’iper–tecnologizzazione, dell’iper–individualismo. In questo quadro, la sottrazione dei figli diventa uno strumento di disciplinamento sociale: un messaggio di paura rivolto a chiunque osi immaginare altre forme di convivenza, di educazione, di rapporto con il lavoro e con l’ambiente.La minaccia incombente per ogni imposizione che vede il cittadino manifestare il dissenso.
Sebbene possa apparire di tutt altra natura, riteniamo invece che la stessa dinamica è oggi all’opera rispetto alla guerra.Il popolo vuole la pace ma deve accettare la guerra. La Costituzione italiana, all’articolo 11, afferma con chiarezza che la nostra Repubblica ripudia la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali e si impegna nella costruzione di un ordine fondato sulla pace e la giustizia fra le Nazioni. La maggioranza del popolo italiano crede nella costituzione e si appella ad essa per veder tutelata la propria vita. Eppure, nel momento in cui l’economia occidentale entra in crisi, assistiamo a una crescente pressione politica e mediatica per il riarmo, per il sostegno a oltranza all’industria bellica, per rendere “normale” l’idea di una guerra, si continua con un crescente invio di armi e denaro anziché cercare la via del dialogo.Anche qui, una morale imposta dall’alto – che equipara il dissenso alla guerra a irresponsabilità, tradimento,e persino spionaggio. – viene contrapposta ai sentimenti profondi di gran parte del popolo . Si chiede ai cittadini di accettare come inevitabile ciò che la Carta fondamentale definisce inaccettabile, esattamente come si chiede di ritenere “pericoloso” chi prova a vivere fuori dai codici del consumo e dell’omologazione.
Come associazioni culturali, vediamo in tutto ciò una minaccia diretta alla libertà di pensiero, di espressione e di associazione. Difendere chi sceglie di vivere in modo diverso, chi rifiuta la guerra, chi non vuole rendere possibile andare a combattere e uccidere altri esseri umani,non idealizza o romanticizza nessuna condizione, ma rivendica un principio fondamentale: il pluralismo dei modi di vivere e di pensiero è una ricchezza democratica, non un problema da correggere. Chiediamo che le istituzioni tornino a misurare i loro interventi sulla base di violenze e abusi reali, non sulla base dell’aderenza a un unico modello di famiglia, di cittadino, di consumatore o di “buon patriota”.Per questi motivi manifesteremo ad Ancona: per affermare che i figli non sono strumenti di controllo sociale, che la libertà delle famiglie di scegliere il proprio stile di vita va rispettata, che la vera tutela dei minori e la vera fedeltà alla Costituzione passano dal rifiuto di ogni guerra psicologica,mediatica e reale, di ogni imposizione di un’unica morale economica e culturale. Invitiamo cittadini, associazioni, movimenti e realtà sociali a unirsi a noi per dire con chiarezza che una società giusta non ha paura delle differenze né della pace, ma le protegge".
Le parole, il dialogo, il passaggio di un macigno di responsabilità dagli affetti familiari a mani sapienti. E poi il silenzio, gli abbracci, le lacrime e l'inizio di una lunga attesa sancita, tuttavia, da un vero e proprio patto di fiducia.
Parte il viaggio al centro del cervello: quando il termine contaminazione racchiude in sé un significato virtuoso. Un collegamento diretto con gli straordinari effetti della multidisciplinarietà nelle situazioni più delicate, come quelle affrontate nei giorni scorsi all'interno del presidio materno-infantile 'Salesi' dell'Azienda Ospedaliero Universitaria delle Marche. Stiamo parlando di due casi clinici molto gravi con protagonisti altrettanti minori, una bambina di 3 anni residente nell'ascolano e un bambino di 8 dalla provincia di Fermo, entrambi affetti da patologie tumorali cerebrali.
Ora, a un paio di settimane dagli interventi, riusciti perfettamente a livello tecnico, i due piccoli stanno meglio e sono tornati a casa con i loro genitori. I quadri clinici restano sotto attenzione, inizia una lunga fase di monitoraggio terapeutico, ma il peggio per loro sembra passato.
Il percorso anticipato all'inizio ha visto il suo apice con i delicatissimi interventi di neurochirurgia portati a termine in maniera brillante dall'équipe della Divisione di Neurochirurgia dell'AOU delle Marche diretta dal dottor Roberto Trignani: “Certi risultati non sarebbero stati possibili senza la collaborazione di una rete multidisciplinare impeccabile. Da soli non avremmo potuto raggiungere l'obiettivo e quando parlo di rete includo al suo interno tutte le fasi precedenti e successive all'ingresso dei piccoli pazienti in sala operatoria. Ognuno ha percorso il suo pezzettino di competenza e lo ha fatto senza intralciare il cammino dell'altro" - spiega il dott. Roberto Trignani -.
"Il paragone che mi sento di fare, parlando dei meandri cerebrali a volte imperscrutabili, è l'immagine di un corridoio, stretto e angusto a volte, attraverso cui tutti dobbiamo transitare per la specifica competenza. È fondamentale che questo corridoio non sia troppo affollato e soprattutto ognuno faccia la sua parte nella complessità generale. Venendo ai due casi in esame, le masse neoplastiche si trovavano al centro del cervello, in posizione estremamente profonda e su cui, dunque, bisognava intervenire con delicatezza per evitare ogni tipo di conseguenza”.
I due bambini, in un ristretto margine temporale, sono transitati dai pronto soccorso delle loro città di residenza prima di essere trasferiti al presidio pediatrico 'Salesi' dell'Azienda Universitaria delle Marche. Non c'era troppo tempo da perdere, perciò la macchina in assetto multidisciplinare si è subito messa in moto. Come da prassi, tutte le specialità cliniche sono state coinvolte e nella fase preliminare, oltre agli aspetti tecnici dell'intervento, dalla preparazione alla sala operatoria, sono stati discussi a livello multidisciplinare.
Uno scambio di pareri che ha visto confrontarsi molte specialità in seno all'Azienda Ospedaliero Universitaria delle Marche: oltre ai neurochirurghi della divisione (con Trignani anche Michele Luzi, Alessandra Marini e Alessio Iacoangeli), hanno preso parte alla riuscita degli interventi la Neuropsichiatria Infantile con la direttrice, Carla Marini, e poi Silvia Cappanera e Ida Cursio, l’ Anestesia e Rianimazione con il Primario Alessandro Simonini e Monica Pizzichini, la Oncoematologia Pediatrica con la dirigente Paola Coccia, la Neuroradiologia Pediatrica con Luana Regnicolo. Stabilite le modalità d'intervento, l'ultima fase pre-operatoria, forse la più delicata, era il confronto con i genitori dei due bambini a cui, sempre come da prassi, sono stati spiegati tutti i passaggi, facendo riferimento anche ai rischi, ma soprattutto ai benefici dell'azione clinica.
“I genitori si sono affidati a noi - aggiunge il dottor Michele Luzi, presente agli interventi - sancendo un patto di fiducia. A colpire, ogni volta che terminiamo l'incontro con le famiglie prima di entrare in sala operatoria, è il silenzio finale e poi gli abbracci e le lacrime: è in quel momento che ci affidano i loro figli e si rinsalda una sorta di alleanza".
"Alla fine è andato tutto bene e le prime conferme positive ce le hanno date proprio i bambini, le figure chiave di tutto il processo, autentici sensori umani, attraverso cui le reazioni emotive, in questo caso i sorrisi, ci hanno dato conferma di aver portato a termine la missione con successo”.
La Regione Marche assegnerà il Picchio d'Oro 2025 alla ginnasta Sofia Raffaeli, la campionessa del mondo e olimpica marchigiana, di Chiaravalle, individualista della Nazionale di ginnastica ritmica italiana, atleta delle Fiamme Oro e rappresentante della Ginnastica Fabriano.
Alle Olimpiadi di Parigi 2024 ha ottenuto la medaglia di bronzo, la prima medaglia dell'Italia nella ginnastica ritmica a livello individuale. È la prima italiana nella storia a vincere un oro individuale ai Campionati del Mondo nella ginnastica ritmica, è campionessa mondiale all-around 2023, vicecampionessa nel 2023 e bronzo nel 2025.
L'onorificenza verrà consegnata durante la Giornata delle Marche che si terrà mercoledì 10 dicembre a Senigallia al Teatro La Fenice. Lo ha stabilito l’apposita Commissione per il conferimento dell’onorificenza Picchio d’oro riunita oggi pomeriggio, presieduta dal consigliere regionale Renzo Marinelli. Il riconoscimento viene assegnato annualmente ai corregionali che si sono particolarmente distinti in attività culturali, sociali, economiche, scientifiche e sportive.
“La nostra campionessa Sofia Raffaeli è un esempio di talento che si distingue nel panorama agonistico internazionale – commenta il presidente della Regione Francesco Acquaroli – Atleta esemplare, espressione di valori morali e sportivi, Sofia è la testimonianza di un percorso costruito nel tempo, con serietà, passione e amore per la ginnastica e di un forte attaccamento alla sua terra dove continua ad allenarsi e a crescere. I suoi traguardi valorizzano le Marche e ispirano le nuove generazioni a credere nel proprio sogno”.
Nuove generazioni che sono il tema della Giornata delle Marche giunta alla ventunesima edizione: “Il tema dei giovani è fondamentale – specifica Acquaroli – deve essere considerato il punto centrale del nostro impegno. È fondamentale sostenerli nella loro sfida quotidiana, dallo studio alla professione, e creare le condizioni affinché possano realizzare le proprie aspettative, migliorare la qualità della vita e inserirsi pienamente nel contesto socio‑economico delle Marche.” Attraverso la Giornata delle Marche, aggiunge “vogliamo affrontare uno dei principali obiettivi della legislatura: approfondire le questioni giovanili insieme a scuole, associazioni di categoria e istituzioni, affinché i giovani siano non solo ascoltati ma messi in condizione di poter realizzare nella nostra regione il loro percorso. Si tratta di una questione culturale, riconoscere il loro valore, in un’epoca difficile, come principali attori, i più capaci ad intercettare i cambiamenti, le nuove tecnologie e le sfide. Nell’era della globalizzazione, la loro spinta, entusiasmo e competenze, sono fondamentali per mantenere la competitività della nostra economia e del nostro territorio”.
Le Marche si attestano come una delle regioni più longeve d'Italia, con la speranza di vita che raggiunge il massimo storico di 84,2 anni nel 2024. Tuttavia, il Report BES (Benessere Equo e Sostenibile) Istat 2024, analizzato dall'Ires Cgil Marche, rivela un quadro critico: i marchigiani invecchiano sempre più con un preoccupante aumento delle multi cronicità e della ridotta accessibilità ai servizi sanitari.
Il dato sulla longevità è offuscato dal peggioramento della qualità della vita: quasi la metà degli anziani, precisamente il 47,1% degli over 75, presenta multi cronicità e gravi limitazioni. Il segnale più allarmante è la diminuzione della speranza di vita senza limitazioni a 65 anni, che scende a 10,4 anni contro gli 11,7 dell'anno precedente, evidenziando come gli anni aggiuntivi siano spesso vissuti in condizioni di fragilità. A fronte di questo aumento del bisogno, si registra un peggioramento dell'accesso alle cure: la percentuale di medici di medicina generale con un numero di assistiti oltre la soglia massima è salita dal 45,8% al 55,5%, mentre la rinuncia alle prestazioni sanitarie da parte dei cittadini ha toccato il 10,6%.
Il report evidenzia inoltre una crisi del futuro e dell'attrattività della regione. Il flusso di giovani laureati che lasciano le Marche verso l'estero o altre regioni italiane prosegue in modo inarrestabile, con un saldo negativo di -13,7 per mille laureati residenti. Parallelamente, la casa è diventata un onere sempre più difficile da sostenere per molte famiglie: aumenta il numero di individui che vivono in nuclei familiari dove il costo totale dell’abitazione assorbe il 40% del reddito complessivo.
Loredana Longhin, segretaria regionale Cgil Marche, ha commentato i dati con toni decisi, ribadendo che "la sanità è il punto dolente della regione". Longhin ha evidenziato come la rinuncia alle cure e la scarsità dei posti letto per specialità in caso di elevata assistenza siano elementi che meritano una risposta tempestiva da parte della Regione. Ha definito inoltre "inaccettabile sottovalutare il tema della casa", sollecitando la necessità di programmare e finanziare politiche abitative pubbliche e nuove strutture. L'insieme di queste criticità porta i marchigiani a perdere fiducia nel futuro, tanto che nel 2024 è aumentata la quota di chi ritiene che la propria condizione peggiorerà nei prossimi cinque anni. La Cgil auspica quindi che questi temi diventino la priorità assoluta per la giunta regionale.
La Giunta regionale, riunitasi oggi, ha approvato e ufficializzato il calendario delle vendite di fine stagione per l'anno 2026, stabilendo le date di inizio e fine dei saldi invernali ed estivi. Le decisioni sono state prese in un quadro di coordinamento interregionale per garantire uniformità sul territorio.
Le vendite di fine stagione invernali prenderanno il via sabato 3 gennaio 2026 e si protrarranno fino al primo marzo 2026.
L'inizio è stato anticipato di alcuni giorni rispetto alla regola generale, in base a un'integrazione all'intesa interregionale del 2011, confermata all’unanimità. Tale integrazione stabilisce che: qualora il primo giorno feriale antecedente l’Epifania coincida con il lunedì, l’inizio dei saldi viene anticipato al sabato. Poiché il 5 gennaio 2026 è un lunedì (primo giorno feriale antecedente l'Epifania), la partenza è stata fissata al sabato immediatamente precedente, ovvero il 3 gennaio.
Per quanto riguarda la stagione più calda, i saldi estivi inizieranno come da tradizione nel mese di luglio. Le vendite partiranno sabato 4 luglio 2026 e termineranno il primo settembre 2026.
Il provvedimento della Giunta, frutto del lavoro svolto in sede di Coordinamento tecnico interregionale e della Commissione Sviluppo economico della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, fornisce un quadro certo e condiviso per operatori commerciali e consumatori in vista del prossimo anno.
La nuova edizione della guida 50 Top Italy 2026 celebra il meglio della ristorazione italiana, confermando l’altissimo livello raggiunto dagli chef del nostro Paese. Nella categoria Grandi Ristoranti, la Lombardia risulta la regione più rappresentata con undici indirizzi, seguita dalla Campania con otto e dal Veneto con sei. Le Marche possono però vantare un risultato di grande prestigio: quattro ristoranti entrano nella classifica dei migliori d’Italia e uno di questi conquista addirittura il secondo posto assoluto, portando la regione sul podio nazionale.
A firmare il trionfo marchigiano è Uliassi, il ristorante di Mauro Uliassi a Senigallia, che ottiene la medaglia d’argento e si conferma una delle insegne più brillanti della gastronomia mondiale. Precede il locale senigalliese solo L’Osteria Francescana di Massimo Bottura a Modena, mentre il terzo gradino del podio è occupato dall’iconica Enoteca Pinchiorri di Firenze, guidata dagli chef Riccardo Monco e Alessandro Della Tommasina.
La presenza marchigiana nella guida non si ferma qui. Al tredicesimo posto compare la Madonnina del Pescatore di Senigallia, lo storico ristorante di Moreno Cedroni che continua a distinguersi per la sua capacità di innovare la cucina di mare senza tradire le radici del territorio.
In trentesima posizione si colloca Dalla Gioconda dello chef Davide Di Fabio, a Gabicce Monte, un locale in ascesa che negli ultimi anni ha conquistato critica e pubblico grazie a una proposta contemporanea e attenta alla sostenibilità.
Infine, al trentaquattresimo posto, il Ristorante Andreina di Loreto, guidato dallo chef Errico Recanati, che conferma la sua lunga tradizione di qualità, con una cucina che combina tecnica e memoria, reinterpretando i sapori marchigiani in chiave moderna.
Con quattro ristoranti nella classifica e una presenza sul podio, le Marche si confermano una delle regioni più vivaci e riconosciute della ristorazione italiana, capaci di proporre eccellenze che uniscono creatività, radici e una straordinaria capacità di valorizzare il territorio. Una fotografia che premia non solo gli chef, ma un intero movimento gastronomico in continua crescita.
Sanremo 2026 si preannuncia una edizione ricca di sorprese, e tra i nomi dei trenta big annunciati domenica al Tg1 delle 13.30 da Carlo Conti spicca anche una coppia marchigiana: Maria Antonietta e Colombre. Fidanzati nella vita, i due cantautori parteciperanno insieme, portando sul palco dell’Ariston la loro musica e il loro amore, in una collaborazione nata dal loro ultimo album scritto a quattro mani, Luna di miele.
Maria Antonietta, all’anagrafe Letizia Cesarini, è nata a Pesaro il 26 agosto 1987. 38 anni e una carriera artistica eclettica, con al suo attivo non solo la musica ma anche la scrittura: racconti, poesie, un monologo teatrale e l’esperienza come giurata del Premio Strega Poesia. Laureata in storia dell’arte medievale, ha approfondito studi in teologia e condotto una serie Sky sull’arte sacra. Il suo percorso musicale inizia nel 2012 con un album prodotto da Brunori Sas, seguito da Sassi e Deluderti, nati in collaborazione con Colombre. Ha calcato importanti palchi italiani e internazionali, partecipando al Concertone del Primo Maggio a Roma e aprendo concerti di artisti come Calcutta, Paolo Nutini e Lana Del Rey. A Sanremo 2020 è stata ospite della serata cover con Levante. Dopo un periodo di pausa per motivi personali e di salute, torna nel 2023 con il duetto Io te certamente insieme a Colombre e con l’album La Tigre Assenza.
Giovanni Imparato, in arte Colombre, nasce a Senigallia il 15 agosto 1982. Professore di lettere e cantautore, ha esordito come frontman del gruppo Chewingum prima di dedicarsi alla carriera solista. Il suo primo album Pulviscolo (2017) è stato candidato al Premio Tenco, e negli anni ha collaborato con artisti come Francesco De Gregori e Mac DeMarco, partecipando anche ai tour di Calcutta. Il suo ultimo lavoro in studio, Realismo magico in Adriatico, è uscito nel 2023. Il nome d’arte Colombre nasce dal racconto di Dino Buzzati, Il colombre, che racconta di una creatura marina misteriosa che insegue la sua vittima per tutta la vita. Una scelta letteraria che riflette la passione di Imparato per la narrativa e la sua sensibilità artistica.
La collaborazione tra i due cantautori risale al 2014, ma è nel 2025 che vede la luce il loro primo disco scritto e cantato insieme, Luna di miele, pubblicato il 19 settembre da Bomba Dischi / Numero Uno. L’album nasce da un ritrovamento speciale: un vecchio hard disk con bozzetti di canzoni scritte 14 anni fa, nella prima settimana in cui si erano conosciuti. Dieci brani in cui il duo racconta l’amore in tutte le sue sfumature, tra gioia, ombre e meraviglie quotidiane, attraversando pop, rock, reggae e soul senza perdere la radice cantautoriale. Luna di miele diventa così non solo il simbolo del loro legame sentimentale, ma anche il trampolino ideale per il loro debutto a Sanremo tra i big.
Maria Antonietta e Colombre portano sul palco non solo la musica, ma anche la loro storia d’amore. Il loro sarà un Sanremo diverso, intimo e autentico, in cui l’amore diventa colonna sonora e la musica diventa testimonianza di un legame che dura da più di un decennio.
OSIMO - Un inatteso incidente ha richiesto l’intervento dei Vigili del fuoco nel primo pomeriggio di oggi, per soccorrere un cane finito in una situazione di pericolo.
La squadra del distaccamento di Osimo è intervenuta poco dopo le ore 13:00 per un salvataggio insolito: un cane era rimasto incastrato all'interno di un tombino interrato a circa mezzo metro di profondità.
Grazie alla prontezza e alla competenza della squadra, i Vigili del fuoco sono riusciti a individuare con precisione la posizione dell’animale e hanno subito effettuato uno scavo mirato intorno al tombino per liberarlo.
L'operazione si è conclusa con successo e a lieto fine: il cane è stato estratto incolume ed è stato immediatamente riaffidato al proprietario, che era presente sul posto.
Si è conclusa venerdì sera, presso la Conero Break di Ancona, la direzione regionale del Partito Democratico delle Marche, riunitasi per una riflessione post-elettorale dopo l'esito delle recenti consultazioni regionali.
Numerosi gli interventi, tra cui quello dell'europarlamentare Matteo Ricci, già candidato presidente alle scorse elezioni, che ha voluto richiamare con forza l'attenzione del Partito sulla necessità di unità e impegno congiunto.
Nella sua relazione introduttiva, la segretaria regionale Chantal Bomprezzi ha cercato di indagare le motivazioni di quella che ha definito una "sconfitta dolorosa".
"Un risultato di questo tipo non può che avere ragioni profonde. Ancora paghiamo le ferite del passato. Negli anni la destra si è radicata nei Comuni, anche laddove eravamo più forti", ha dichiarato la segretaria. A suo avviso, il centrosinistra non è ancora percepito come una credibile alternativa di governo, e la coalizione non ha raggiunto la necessaria maturità.
Bomprezzi ha tuttavia difeso il percorso di ricomposizione intrapreso: "Stando uniti siamo riusciti ad avere un candidato unitario e forte, un’alleanza ampia e coesa e un programma serio, non preconfezionato." Ma ha ammesso: "A causa delle divisioni del passato, questo tempo di unità non è bastato. La fiducia dell’elettorato si conquista nel tempo".
La segretaria ha quindi sottolineato l'imperativo di proseguire sulla rotta dell'unità, ribadendo il proprio impegno personale. "Prima di tutto viene il bene del partito, soprattutto nei momenti più difficili. Non si può abbandonare la nave ora che serve la massima responsabilità" , ha affermato, mettendo in guardia contro nuove tensioni o "contifici".
L'appello è stato un chiaro invito alla responsabilità collettiva: "Le responsabilità vanno riconosciute e affrontate insieme, io per prima, così come insieme abbiamo fatto tutte le scelte. Ora nessuno si senta escluso dalla responsabilità collettiva di una ripartenza".
La linea politica futura tracciata da Bomprezzi vede la necessità di unità, partecipazione attiva e una ripartenza "dal basso", ridando centralità ai territori, ai circoli e ai temi fondamentali per i marchigiani.
La segretaria ha ringraziato tutti i partecipanti alle cinque assemblee provinciali di ascolto post-voto e ha annunciato che nei prossimi mesi il Pd Marche sarà impegnato nel rilancio delle iniziative politiche, anche attraverso la riattivazione dei tavoli di lavoro.
"Vogliamo ripartire dai territori, dai circoli. Il prossimo anno ci aspettano importanti appuntamenti elettorali," ha concluso, invitando a coinvolgere tutti i segretari di circolo e i rappresentanti istituzionali. "Se lavoreremo insieme con senso di responsabilità, i buoni risultati arriveranno".
L'ampio dibattito seguito alla relazione ha visto la stragrande maggioranza degli interventi a sostegno della riflessione e dell'orientamento espresso dalla segretaria regionale.
Non è stato il risultato della partita a rubare la scena, ma il ritorno – attesissimo, commovente, quasi simbolico – di Achille Polonara, l’anconetano che da anni incarna lo spirito e l’orgoglio del basket marchigiano e italiano.
A Tortona, prima della partita della Nazionale, il palasport si è trasformato in un unico applauso. Un boato, un’onda di emozione che ha attraversato il pubblico quando Polonara è apparso a bordo campo, accompagnato dalla moglie Erika. Un momento che ha colpito al cuore chiunque ami lo sport, ma che per chi segue Achille fin dagli inizi alla Stamura ha avuto un significato ancora più profondo.
Seduto accanto alla panchina azzurra, insieme alla moglie e al presidente Petrucci, Polonara è stato raggiunto uno a uno da giocatori, staff e dirigenti: strette di mano, abbracci, sorrisi che dicevano più di mille parole. Un tributo sincero a un uomo che ha attraversato settimane durissime e che oggi, con passo lento ma determinato, sta tornando alla vita di sempre.
“Mi tremavano le gambe quando sono entrato, ero super emozionato. È il secondo giorno senza carrozzina, è già un successo”, ha raccontato ai microfoni di Sky. Parole semplici e potenti, che fotografano senza filtri la lunga battaglia che sta affrontando, dopo il risveglio dal coma seguito a un trombo post trapianto di midollo per curare la leucemia.
Un percorso di rinascita che ha tenuto in apprensione tutta l’Italia del basket, ma soprattutto le Marche, che di Achille hanno sempre seguito ogni passo: dal talento sbocciato ad Ancona all’affermazione europea, fino alla leadership in Nazionale.
Nonostante non possa ancora tornare in campo, il ct Luca Banchi lo ha convocato come capitano non giocatore, un ruolo che Polonara ricopre con naturalezza grazie alle sue 94 presenze e al rispetto unanime che porta con sé. “La vita gli ha riservato qualcosa che lo ha messo di fronte alla realtà di saper apprezzare ciò che hai”, ha raccontato Banchi ricordando una videochiamata con lui.
E il pubblico di Tortona lo ha capito bene: ieri non applaudiva solo l’atleta, ma l’uomo che sta tornando, passo dopo passo, a rimettersi in piedi.
Sarà Francesca Michielin, cantautrice veneta e vincitrice di X Factor nel 2011, la protagonista del grande concerto di Capodanno organizzato dal Comune di Ancona. L’appuntamento è fissato per il 31 dicembre in piazza Cavour, location scelta per ospitare il veglione dopo una prima ipotesi che vedeva piazza Pertini come sede dell’evento.
Il set definitivo è ancora in fase di definizione, così come i costi complessivi della produzione e dei servizi di sicurezza. Per quanto riguarda il compenso dell’artista, il cachet dovrebbe aggirarsi attorno ai 70mila euro.
La cantautrice ha annunciato l’evento con un post sui propri canali social, manifestando entusiasmo per il ritorno nelle Marche: “Alla fatidica domanda ‘cosa fai a Capodanno?’ non so mai cosa rispondere, ma per fortuna quest’anno SI SUONA. Sono felice di tornare finalmente nelle Marche per salutarci e brindare all’anno nuovo. Grazie alla città di Ancona per questo invito! Ci vediamo in piazza Cavour dalle 22, vi aspetto”, ha scritto la Michielin.
Insieme a lei, come confermato dagli organizzatori, ci sarà anche il dj recanatese Nicola Pigini, pronto a scaldare gli spettatori radunati sotto la statua di Cavour con un set pensato per trasformare il cuore della città in una grande pista a cielo aperto.
Ancona si prepara così a salutare il 2025 con un evento musicale di primo piano, capace di attrarre pubblico da tutta la regione e di valorizzare una delle piazze più rappresentative del capoluogo.
Un successo straordinario quello andato in scena sabato pomeriggio all’Auditorium della Mole Vanvitelliana, dove l’evento “Flowers – L’anima dei fiori” ha registrato 325 presenze, riempiendo completamente la sala e regalando al pubblico un pomeriggio di emozione, cultura e testimonianze che hanno toccato profondamente tutti i presenti.
L’iniziativa, organizzata dall’Associazione Activ@mente guidata dalla presidente Cinzia Gismondi, nasce da un’intuizione condivisa dopo la visita alla mostra “Flower” del Chiostro del Bramante di Roma. Da lì l’idea di portare anche ad Ancona un appuntamento capace di unire arte, sensibilità e rinascita, adattandolo alle storie, ai valori e alla comunità del nostro territorio.
Un percorso tra arte, memoria e emozione
La prima parte dell’evento è stata affidata al critico d’arte Franco Leone e alla storica dell’arte Stefania Montori, che hanno accompagnato il pubblico in un percorso affascinante sul ruolo dei fiori nella storia dell’arte e nella rappresentazione femminile. A dare respiro e atmosfera alla serata, gli interventi musicali del violinista Marco Santini, che con le sue esecuzioni ha creato una cornice emozionale unica.
Le testimonianze che hanno dato voce alla rinascita
La seconda parte è stata moderata da Barbara Trasatti, esperta di comunicazione e ricercatrice del bello, che ha guidato brillantemente il talk, con ospiti di valore:
Luca Orciani, Fondatore di Giardini delle Marche e titolare di Villa Dorica, Cristina Mostosi, fondatrice dell’associazione Le Iris di Trebecco, che ha condiviso la toccante storia della sorella Paola, vittima di femminicidio, Avv. Mario Fusario, da anni attivo nella divulgazione sui temi della violenza sulle donne, Gianluca Brilli, presidente Anpis per le Marche, che si occupa di salute mentale e fragilità.
La bellezza che unisce: gli studenti e la beneficenza
Molto applaudito anche il momento dedicato ai ragazzi del Liceo Artistico “E. Mannucci”, che hanno realizzato opere ispirate al tema dei fiori: tre di loro sono stati premiati sul palco alla presenza della dirigente scolastica.
Durante la serata si è svolta una raccolta fondi benefica grazie alla vendita delle violette realizzata con il supporto delle ragazze di Miss Blumare Marche, destinate a sostenere le attività culturali e sociali dell’associazione Activ@mente. In sala erano presenti autorità, professionisti, rappresentanti del mondo associativo e tanti cittadini, tra cui numerosi soci del Rotary Club Ancona 25-35, che hanno espresso apprezzamento per il valore culturale e umano dell’iniziativa.Il messaggio arrivato dalla Mole è stato chiaro: la bellezza non è un lusso, è un modo di stare al mondo. E fiorire, sempre, è la forma più autentica di resilienza.
Un gesto di sport e solidarietà per i più piccoli: questo è l’obiettivo del progetto “Scaldiamo Gaza un goal alla volta”, lanciato dalla società sportiva Real Porto Calcio Senigallia in favore dei bambini e delle bambine della Striscia di Gaza.
Nell’ambito delle iniziative globali per la Giornata mondiale dell’Infanzia, celebrata il 20 novembre, il sodalizio marchigiano presieduto da Marco Stefanelli, in collaborazione con l’Associazione Culturale Palestinese delle Marche – Sumud, ha realizzato un gesto simbolico e concreto venerdì 21 novembre: i giocatori del Real Porto Senigallia hanno indossato una maglia speciale per affrontare la Treiese Sq. B., nella gara valida per l’ottava giornata di andata del girone D del campionato di Terza Categoria. Il match, disputato allo stadio Bianchelli di Senigallia, si è concluso con la vittoria dei padroni di casa per 7 a 0, con una doppietta di Moschini e reti di Pambianchi, Cinotti, Turchi, Polverari e Binetti.
Le venti maglie realizzate, ispirate ai colori e alle figure della bandiera e della casacca della nazionale palestinese, rappresentano un’iniziativa unica in Italia e saranno messe all’asta sulla piattaforma GoFundMe, assegnate ai migliori donatori. Il ricavato, insieme alle offerte raccolte tra il pubblico presente venerdì sera, sarà interamente devoluto a Sumud per l’acquisto di vestiti e beni di prima necessità, in vista dell’inverno, a favore dei bambini della Striscia di Gaza.
“Il Real Porto Senigallia è presente nel tessuto sociale di questa città, e non solo – ha spiegato il presidente Marco Stefanelli –. Teniamo molto agli atti concreti di solidarietà e volevamo fare qualcosa per i bambini palestinesi che dovranno affrontare questo lungo inverno freddo. L’iniziativa ha due scopi: sensibilizzare l’opinione pubblica e raccogliere fondi. Le maglie, create appositamente per questa partita, saranno messe all’asta su GoFundMe per portare un po’ di calore ai bambini della Striscia di Gaza”.
La società sottolinea inoltre che l’iniziativa non entra nel merito delle questioni storico-politiche alla base del conflitto israelo-palestinese, ma vuole essere un momento pubblico per stimolare la solidarietà verso chi, innocente, paga il prezzo più alto della guerra: i bambini. “Lo sport, e il calcio in particolare, per la sua natura popolare, è un vettore di fraternità e unione tra le persone e i popoli, un ponte di pace contro ogni discriminazione e contro tutte le guerre, in ogni luogo e tempo”, conclude la società.
Con “Scaldiamo Gaza un goal alla volta”, il Real Porto Senigallia dimostra che il cuore dello sport può battere forte anche per chi vive lontano, portando un messaggio universale di solidarietà e speranza.
Il Consiglio regionale delle Marche ha bocciato oggi le mozioni abbinate presentate dalle minoranze (Pd, Avs e M5s) che chiedevano il riconoscimento dello Stato di Palestina.
Dopo un dibattito durato oltre un'ora nell'Assemblea legislativa ad Ancona, l'Aula si è espressa con una netta maggioranza: 16 voti contrari della maggioranza di Centrodestra e 9 favorevoli dell'opposizione. Non si è registrato nessun astenuto.
Le mozioni erano state presentate dai consiglieri Maurizio Mangialardi (Pd), Andrea Nobili (Avs) e Marta Ruggeri (M5s).
Al termine della votazione, il consigliere Maurizio Mangialardi ha espresso profondo rammarico per l'esito: "La destra ha scelto di negare questo riconoscimento umiliando un popolo martoriato, che subisce da decenni una intollerabile occupazione militare." Mangialardi ha aggiunto che la decisione non sarebbe "in linea con la tradizione della nostra Regione, che negli anni sempre in prima linea nell'impegno per la pace e per l'autodeterminazione e la libertà dei popoli".
Il capogruppo di Fratelli d'Italia, Andrea Putzu, ha difeso la scelta della maggioranza, accusando l'opposizione di preferire posizioni di principio: "La sinistra preferisce le piazze ideologiche, noi lavoriamo per la pace e la sicurezza".
Putzu ha spiegato che la maggioranza aveva proposto una risoluzione alternativa, "che ricalcava quella approvata dal parlamento il 2 ottobre 2025, in linea con la posizione del Governo Meloni". Tale linea politica, ha ribadito Putzu, "difende il diritto di Israele alla propria sicurezza, denunciando la brutalità di Hamas e, allo stesso tempo, lavorando per una prospettiva politica stabile, basata sulla soluzione dei due Stati e sul rafforzamento dell'Autorità nazionale palestinese".
FABRIANO - Questa mattina, intorno alle 8:15, i vigili del fuoco sono intervenuti lungo la strada provinciale 16, al chilometro 28, nel tratto compreso tra Cancelli e Serradica, dove un'auto è finita nel letto di un fosso, con oltre un metro d'acqua.
La squadra di Fabriano, giunta sul posto in pochi minuti, ha estratto il conducente rimasto incastrato all'interno dell’abitacolo, affidandolo immediatamente alle cure del personale sanitario del 118. Fortunatamente, l’intervento tempestivo dei pompieri ha evitato conseguenze più gravi.
Sono state necessarie diverse ore per completare le operazioni di recupero del veicolo, supportate dal personale proveniente dalla sede centrale di Ancona e dall’uso di un’autogru, per rimettere l’auto in sicurezza e liberare completamente il tratto stradale.
La dinamica dell’incidente è al vaglio delle autorità competenti, ma l’intervento rapido dei vigili del fuoco ha permesso di evitare ulteriori rischi per il conducente.
Nuovo colpo di scena in casa Castelfidardo. Dopo appena sei partite alla guida della formazione biancoverde, si interrompe l’avventura di Francesco Monaco, che era subentrato a stagione in corso all’ottava giornata al posto di Stefano Cuccù. Il club fidardense, alla luce dei risultati ottenuti nelle ultime settimane, ha deciso di sollevare dall’incarico Monaco e il suo vice Vincenzo Finaldi, richiamando proprio il precedente tecnico.
Il bilancio di Monaco alla guida del Castelfidardo parla di una sola vittoria – quella ottenuta contro il Chieti – e cinque sconfitte in sei gare. Fatale per lui e per il suo staff è stata la sconfitta maturata sul campo della Maceratese, che ha spinto la dirigenza a una nuova riflessione sul progetto tecnico.
La scelta è così ricaduta nuovamente su Stefano Cuccù, che sarà affiancato dal suo vice Massimo Loviso. I due riprendono in mano la squadra con 4 punti in classifica, tre in più rispetto ai soli 1 punto con cui avevano lasciato la panchina dopo le prime sette giornate.
Il prossimo impegno non sarà dei più semplici: al “Mancini” arriverà il Giulianova, in serie positiva con 2 vittorie e un pareggio nelle ultime 3 partite.
Il comunicato ufficiale: “Il Castelfidardo Calcio comunica di aver sollevato dall’incarico di allenatore della prima squadra mister Francesco Monaco e il suo vice Vincenzo Finaldi. La società desidera ringraziare mister Monaco e mister Finaldi per l’impegno profuso in questo periodo e augura loro le migliori fortune professionali e sportive. Contestualmente la società comunica di aver richiamato alla guida tecnica mister Stefano Cuccù e il suo vice Massimo Loviso".