Dopo una lunga carriera nell’Arma dei carabinieri, il Tenente Paolo Rinaldi, in forza alla Compagnia di Camerino, è giunto al traguardo della pensione. Nella giornata di oggi Rinaldi ha voluto recarsi in Comune, a Matelica, per un saluto istituzionale, accompagnato dal capitano Angelo Faraca, e accolto dal sindaco Denis Cingolani.
Il primo cittadino ha espresso parole di riconoscenza per il lavoro svolto dal Tenente, sottolineandone l’impegno e la dedizione al territorio: "Oggi il Tenente Paolo Rinaldi lascia il servizio attivo, ma ci tengo a ringraziarlo, a nome dell’amministrazione comunale e dei cittadini matelicesi, per l’ottimo operato svolto all’interno del nostro territorio. I suoi valori resteranno impressi in tutti i colleghi che l’hanno incontrato nel corso della sua carriera nell’Arma dei Carabinieri", ha dichiarato Cingolani.
Il saluto in Comune ha rappresentato un momento semplice ma significativo, in cui istituzioni e forze dell’ordine hanno riconosciuto il valore umano e professionale di un ufficiale che ha dedicato la sua vita al servizio della collettività.
Una meravigliosa iniziativa quella composta dalla serie di eventi connessi alla 12esima edizione della commemorazione dei caduti in Afghanistan, che si è tenuta sabato e domenica, al Parco della Rimembranza di Castelraimondo dove sorge un Monumento a loro dedicato, organizzata dal Gruppo Alpini Val Potenza guidato dal presidente Angelo Ciccarelli, in collaborazione con l’amministrazione comunale.
Sabato 20 settembre dopo i saluti istituzionali, visita alla “mostra permanente” di oggetti, indumenti, foto, appartenuti ai ragazzi caduti in Afghanistan. Domenica 21, invece, in seguito al corteo, con la partecipazione della banda musicale Veschi diretta dal Maestro Gabriele Bartoloni, si è svolta la cerimonia pubblica con la deposizione della corona di alloro al monumento, la lettura integrale dei nomi dei caduti, con i tempi scanditi da Tommaso Lucchetti.
Tra le autorità che sono intervenute il presidente del Gruppo Alpini Valpotenza Angelo Ciccarelli, il sindaco di Castelraimondo Patrizio Leonelli, il consigliere regionale uscente Renzo Marinelli, i sindaci di Matelica e Esanatoglia, il sindaco degli studenti e i familiari delle vittime. La Santa Messa in suffragio è stata celebrata dal vicario diocesano Mons. Mariano Bianchi.
Il sindaco del Comune di Castelraimondo Patrizio Leonelli ha sottolineato l’importanza di questa commemorazione dei caduti in Afghanistan: “Una giornata importante quella di domenica a Castelraimondo perché è la giornata in cui ricordiamo insieme alle famiglie ragazzi morti in Afghanistan, è stato come sempre un momento toccante quando dal palco venivano chiamati i nomi. Quest’anno c’erano molti bambini delle scuole, siamo stati contenti, ringrazio la preside Nicoletta Paterni per aver coinvolto gli studenti. Presente il sindaco dei ragazzi che ha fatto il suo discorso, due genitori dei ragazzi che non ci sono più hanno fatto interventi commoventi".
"Una giornata nel ricordo di questi ragazzi che pensavano di essere accolti come persone che portavano la pace, ed invece sono stati visti come dei nemici in quei territori hanno lasciato la loro vita. Un grazie agli alpini del Val Potenza che mantengono quell'area sempre in ordine. Il museo che abbiamo visitato ricordo che dall’anno scorso è aperto a tutti, composto dalle cose più care donate dalle famiglie, quindi un altro dolore doversi allontanare da altri ricordi dei loro figli, ma sanno che i nostri alpini li conserveranno con la massima cura. Vorrei ringraziare tutti i dipendenti comunali, i vigili e agli operai che si sono adoperati per la buona riuscita di questa ricorrenza", ha concluso Leonelli.
Due fratellini di 8 e 13 anni e la loro mamma sono rimasti feriti questa mattina in un incidente stradale a Recanati, in contrada Addolorata. L’impatto, avvenuto intorno alle 8, ha visto due auto scontrarsi frontalmente lungo la carreggiata.
Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco con due squadre di Macerata e di Osimo e i sanitari del 118, che hanno ritenuto necessario l’intervento dell’eliambulanza per trasportare uno dei bambini al Salesi di Ancona. La mamma e l’altro figlio sono stati invece trasferiti in ambulanza a Torrette.
Ferito, ma cosciente, anche il conducente dell’altra vettura, ricoverato per accertamenti. Nonostante la gravità dello scontro, tutti gli occupanti sono rimasti coscienti. La strada è stata chiusa per alcune ore per consentire i soccorsi e il completamento dei rilievi dei carabinieri.
Il gioco come specchio della società
Il gioco, in Italia, non è mai stato un semplice passatempo. È parte integrante della cultura, della socialità e della tradizione. Che si tratti di una tombola natalizia, di una partita a scopa al bar o di un torneo di briscola durante una festa di paese, i giochi hanno sempre accompagnato momenti di convivialità e identità collettiva.
Analizzare come siano cambiati nel tempo significa osservare anche le trasformazioni della società italiana, dai ritmi di vita fino ai rapporti interpersonali.
Dalle carte al tavolo della cucina
Per molti italiani, i primi ricordi legati al gioco risalgono alle serate in famiglia o tra amici. Un mazzo di carte bastava per animare intere serate. Scopa, briscola, tressette o ramino erano più che giochi: erano linguaggi condivisi, occasioni di confronto e strumenti per tramandare regole e strategie di generazione in generazione.
In questi contesti, il gioco non aveva un fine economico ma sociale. Era il collante che univa famiglie numerose e comunità, spesso in case piccole ma sempre aperte al vicinato.
La tombola e il fascino della ritualità
Accanto ai giochi di carte, la tombola ha occupato un posto speciale. Specialmente nel periodo natalizio, riuniva grandi e piccini attorno al tavolo. Ogni numero estratto non era solo una possibilità di vincere, ma un’occasione di scherzi, proverbi e battute.
La tombola ha rappresentato per decenni l’essenza del gioco popolare: semplice, collettivo e legato a momenti di festa. Ancora oggi, nonostante le mille alternative digitali, rimane una tradizione irrinunciabile in molte famiglie italiane.
I primi casinò e l’immaginario del lusso
Parallelamente alle forme popolari, l’Italia ha sviluppato una dimensione più esclusiva del gioco. Casinò storici come quelli di Venezia, Sanremo o Campione d’Italia hanno incarnato il fascino del rischio avvolto da un’aura di eleganza.
Frequentati da aristocratici, artisti e personalità dello spettacolo, questi luoghi hanno costruito un immaginario in cui il gioco non era più solo divertimento, ma anche status, mondanità e scenografia da film. La roulette e il baccarat rappresentavano un mondo distante dal quotidiano, ma al tempo stesso capace di alimentare sogni collettivi.
L’irruzione del Novecento: lotterie e Totocalcio
Con il Novecento, il gioco d’azzardo si avvicina sempre di più alle masse. Le lotterie nazionali e, soprattutto, il Totocalcio hanno ridefinito le abitudini degli italiani. Compilare la schedina divenne un rituale domenicale, una sorta di scommessa collettiva che accompagnava la passione calcistica.
Il Totocalcio univa sport e speranza di vincita, trasformandosi in un fenomeno culturale prima ancora che economico. Era il gioco che dava voce ai sogni della classe media, in un’Italia che usciva dalla guerra e cercava riscatto.
L’arrivo delle slot e le nuove abitudini quotidiane
Negli anni ’80 e ’90, il paesaggio urbano italiano si arricchì di un nuovo elemento: le slot machine. Presenti nei bar e nelle sale dedicate, cambiarono radicalmente l’esperienza di gioco, rendendola accessibile in ogni momento della giornata.
Se da un lato queste macchine segnarono un’epoca di diffusione capillare, dall’altro sollevarono questioni legate alla dipendenza e alla regolamentazione. Per la prima volta, il gioco mostrava con chiarezza la sua doppia faccia: intrattenimento e rischio.
Il digitale come nuova frontiera
Con l’arrivo di internet, il gioco ha vissuto una trasformazione senza precedenti. Dai primi portali online agli attuali ecosistemi di app e piattaforme interattive, la dimensione fisica ha lasciato spazio a una nuova realtà immateriale.
Oggi i giocatori possono accedere a slot virtuali, tavoli di poker live e giochi da casinò direttamente dal proprio smartphone. L’esperienza non è più limitata a un luogo specifico, ma accompagna l’utente ovunque. È una rivoluzione che ha reso il gioco più immediato e personalizzato, ma che ha anche posto nuove sfide legate alla sicurezza e alla tutela dei consumatori.
La regolamentazione come garanzia di fiducia
In questo scenario digitale, la regolamentazione ha assunto un ruolo decisivo. L’Italia, attraverso l’AAMS (oggi ADM), ha introdotto norme chiare per garantire la legalità e la trasparenza del settore.
Oggi, per chi vuole avvicinarsi al gioco online in maniera sicura, la Lista casino online AAMS rappresenta un punto di riferimento fondamentale. Questo elenco raccoglie i portali autorizzati, certificati e monitorati, offrendo ai giocatori una garanzia contro piattaforme non regolamentate e rischiose. La presenza di una cornice normativa forte è ciò che distingue l’intrattenimento responsabile da quello potenzialmente dannoso.
La realtà virtuale e l’intrattenimento immersivo
Guardando al presente e al futuro, il gioco non smette di innovare. Realtà aumentata e virtuale stanno aprendo scenari che fino a pochi anni fa sembravano fantascienza. Indossare un visore VR e sedersi virtualmente a un tavolo da poker con giocatori provenienti da tutto il mondo non è più un sogno, ma una realtà sperimentale già disponibile.
Queste tecnologie promettono di trasformare l’esperienza di gioco in qualcosa di ancora più coinvolgente, dove la linea tra reale e virtuale diventa sempre più sottile.
Un percorso culturale in continua evoluzione
Dalla scopa in famiglia alla roulette dei casinò storici, dal Totocalcio alla realtà virtuale: il gioco in Italia ha seguito un percorso che riflette cambiamenti sociali, economici e tecnologici. Non è mai stato solo un passatempo, ma un fenomeno culturale che racconta chi siamo e come viviamo il tempo libero.
La sfida per il futuro sarà mantenere vivo lo spirito di socialità e tradizione, integrandolo con l’innovazione digitale e garantendo sempre sicurezza e legalità. In questo equilibrio tra memoria e futuro, il gioco continuerà a essere un tassello essenziale della cultura italiana.
Dalla teoria del gioco al marketing moderno
La gamification non è soltanto una parola di moda, ma una strategia che ha cambiato profondamente il modo in cui le aziende comunicano con i clienti. Applicare dinamiche tipiche del gioco – come punti, sfide e premi – a contesti non ludici permette di catturare l’attenzione degli utenti, stimolare la partecipazione e favorire la fedeltà.
Non si tratta di inventare nuovi giochi, ma di introdurre elementi ludici in esperienze quotidiane per renderle più coinvolgenti.
Perché il gioco funziona anche fuori dal gioco
Le persone hanno una naturale propensione al gioco. La possibilità di raggiungere obiettivi, ricevere ricompense e confrontarsi con altri attiva meccanismi psicologici legati alla motivazione e alla gratificazione. Questo spiega perché la gamification sia così efficace: sfrutta leve già radicate nel comportamento umano.
Un cliente che riceve un badge per aver completato un acquisto, o che accumula punti ogni volta che interagisce con un brand, non vive più l’esperienza come un’operazione neutra ma come parte di un percorso.
Gli elementi chiave della gamification
Per funzionare davvero, la gamification deve essere costruita su alcuni pilastri fondamentali:
Sfide e obiettivi: senza un traguardo da raggiungere, il gioco perde significato.
Progressione: livelli, step o missioni mantengono alto l’interesse.
Ricompense: tangibili o simboliche, sono la leva che alimenta la motivazione.
Feedback immediato: vedere in tempo reale i propri progressi aumenta il coinvolgimento.
Competizione e community: il confronto con altri utenti rafforza il senso di appartenenza.
Questi elementi, combinati, trasformano un’azione ordinaria in un’esperienza memorabile.
Le applicazioni nel marketing e nella customer experience
Le aziende hanno intuito che la gamification può essere utilizzata lungo tutto il percorso del cliente. Nei programmi fedeltà, ad esempio, i punti diventano moneta virtuale da accumulare e spendere; nelle campagne social, i contest a premi stimolano la condivisione; negli e-commerce, missioni come “acquista tre prodotti diversi” attivano dinamiche di sfida.
Il risultato è duplice: da un lato i clienti si divertono e restano più a lungo in contatto con il brand; dall’altro le aziende raccolgono dati preziosi sulle preferenze e sui comportamenti degli utenti.
L’esempio dei bonus digitali
Un settore che dimostra chiaramente l’impatto della gamification è quello dell’intrattenimento online. I bonus scommesse, ad esempio, rappresentano una forma diretta di gamification: l’ingresso in un portale non è un semplice atto di registrazione, ma diventa subito un’esperienza-premio. L’utente riceve un incentivo immediato che lo spinge a interagire, aumentando così il coinvolgimento e la probabilità di fidelizzazione.
Questo meccanismo mostra come la logica del “premio iniziale” possa essere replicata in molti altri settori, dall’e-commerce alle piattaforme di streaming, trasformando l’onboarding in un momento di entusiasmo.
Gamification e brand awareness
Oltre a stimolare le vendite, la gamification rafforza l’identità di un marchio. Un’azienda che propone sfide creative o premi originali non solo conquista nuovi clienti, ma costruisce un ricordo positivo e duraturo.
Le campagne gamificate hanno spesso una forte componente virale: gli utenti condividono i propri progressi sui social, generando passaparola e aumentando la visibilità del brand. È una forma di pubblicità indiretta, spontanea e molto più autentica rispetto agli annunci tradizionali.
Dalla fidelizzazione alla community
Uno degli aspetti più interessanti della gamification è la capacità di trasformare i clienti in community. Classifiche, tornei e premi collettivi incentivano le persone a interagire non solo con il brand, ma anche tra loro.
Questo crea un ecosistema dove il valore percepito va oltre il prodotto o servizio acquistato: il cliente si sente parte di una rete più ampia, connessa da esperienze comuni.
Le tecnologie che alimentano la gamification
La diffusione di smartphone e app ha reso la gamification più accessibile che mai. Oggi è possibile monitorare i progressi degli utenti in tempo reale, personalizzare sfide e premi in base al comportamento individuale, e creare esperienze immersive grazie alla realtà aumentata o virtuale.
L’intelligenza artificiale aggiunge un ulteriore livello, permettendo di analizzare i dati e proporre meccaniche sempre più mirate. L’utente riceve così sfide calibrate sulle proprie preferenze, con una sensazione di unicità che aumenta l’engagement.
I rischi di un uso superficiale
Se da un lato la gamification può potenziare il rapporto con i clienti, dall’altro rischia di diventare inefficace se applicata senza coerenza. Premi poco rilevanti, dinamiche ripetitive o obiettivi poco chiari finiscono per annoiare gli utenti, vanificando lo sforzo.
Per funzionare, la gamification deve integrarsi in modo organico con l’identità del brand e offrire un reale valore aggiunto. Non basta aggiungere punti e classifiche: serve una narrazione che leghi il cliente al percorso e lo inviti a proseguire.
La prospettiva futura della gamification
Guardando al futuro, la gamification è destinata a diventare sempre più sofisticata. Le aziende investiranno in esperienze immersive, con tecnologie come la realtà virtuale, e in dinamiche collaborative che trasformano i clienti in veri protagonisti.
Allo stesso tempo, crescerà l’attenzione al benessere dell’utente: sfide pensate non solo per vendere di più, ma anche per stimolare comportamenti positivi, dalla sostenibilità al fitness. La gamification, insomma, non sarà più solo un mezzo per aumentare i profitti, ma anche uno strumento di impatto sociale.
PORTO RECANATI - Mercoledì 24 settembre, alle ore 19.30, il Bar Guido ospiterà l'appuntamento elettorale dal "Oltre il gioco: come lo sport cambia il futuro". Protagonista della serata sarà Stefano Tacconi, ex portiere di successo della Juventus e della Nazionale italiana, che porterà la sua testimonianza di atleta e uomo, raccontando momenti significativi della sua carriera e della sua vita.
L’iniziativa è stata promossa dall'ex senatore Salvatore Piscitelli, candidato alle prossime elezioni regionali con la lista “I Marchigiani per Acquaroli”. Nel corso del dibattito non si parlerà soltanto di sport agonistico, ma si approfondiranno i valori che lo sport trasmette: dalla coesione sociale alla formazione dei giovani, fino al suo ruolo come strumento di miglioramento degli stili di vita, sia individuali che collettivi.
Si è tenuto ieri, 22 settembre, presso il suggestivo Santuario dell’Annunziata di Montecosaro, l’incontro promosso dalla candidata alle elezioni regionali Maika Gabellieri insieme alla senatrice Maria Stella Gelmini di Noi Moderati. All’appuntamento hanno preso parte anche il coordinatore provinciale Paolo Perini e il coordinatore regionale Tablino Campanelli, a testimonianza della vicinanza del partito ai territori.
L’evento si è aperto con l’intervento della Gabellieri, che ha voluto ricordare il recente emendamento, fortemente sostenuto dalla senatrice Gelmini, finalizzato a destinare nuove risorse economiche agli oratori: «Gli oratori sono luoghi fondamentali per la crescita dei nostri ragazzi – ha sottolineato Gabellieri – e meritano un sostegno concreto per continuare a rappresentare un punto di riferimento educativo e sociale nelle nostre comunità».
La senatrice Gelmini, nel suo intervento, ha tracciato una fotografia della situazione sociale attuale, evidenziando come il futuro del Paese passi anche dalla capacità di rafforzare i centri aggregativi, come appunto gli oratori: «Sono spazi nei quali si cresce e ci si educa in un ambiente sano, che contribuisce a formare cittadini responsabili e consapevoli».
Un passaggio importante del suo discorso è stato dedicato al disagio giovanile, che oggi si manifesta in forme diverse: ansia, violenza, autolesionismo, disturbi alimentari, fino alle dipendenze da stupefacenti. «È un fenomeno che va prevenuto – ha dichiarato la senatrice – e per farlo bisogna restituire centralità alla famiglia e a centri come gli oratori, che devono tornare ad essere punti di riferimento e di guida per i nostri giovani».
Gelmini ha inoltre posto l’accento sulle difficoltà crescenti delle famiglie italiane: «Oggi crescere dei figli richiede sempre più risorse economiche. Questa condizione è una delle principali cause della riduzione delle nascite, un fenomeno che Noi Moderati intende contrastare con misure di sostegno alle famiglie, restituendo dignità e opportunità ai giovani».
La candidata Gabellieri ha ribadito la sua posizione in chiusura: «Sostenere le famiglie significa investire nel futuro della nostra regione. Dobbiamo ridare fiducia ai giovani, creando condizioni favorevoli per restare, lavorare e costruire qui il proprio futuro. Questi sono gli incontri in cui credo: momenti di confronto reale, di vicinanza tra politica e cittadini. Noi Moderati è un partito a “filiera corta”: offre la possibilità al rappresentante locale di tenere un contatto diretto tra governo centrale e territori, ascoltando i bisogni della comunità e trasformandoli in azioni concrete».
L’incontro si è concluso con un aperitivo conviviale, durante il quale la senatrice Gelmini si è intrattenuta cordialmente con i presenti, salutando e dialogando con cittadini e simpatizzanti. A chiudere la giornata è stato l’intervento del coordinatore regionale Tablino Campanelli, che ha portato il suo saluto e ribadito l’impegno del partito nella campagna elettorale a sostegno di Maika Gabellieri.
Il XXVII Congresso Provinciale dell’Associazione Nazionale Combattenti e Reduci (ANCR), tenutosi domenica 21 settembre nel Comune di Valfornace, ha confermato la fiducia ad Albino Mataloni, rieletto presidente della Federazione di Macerata.
I rappresentanti della Federazione Provinciale ANCR di Macerata si sono ritrovati in piazza, dinanzi al monumento ai Caduti, per rendere omaggio con la deposizione di una corona d’alloro a tutti gli Italiani che hanno donato la vita per la Patria. Un momento intenso, segnato dal silenzio, dalla commozione e seguito dai saluti di benvenuto del sindaco Massimo Citracca e del parroco Don Roberto Rafaiani, che hanno ricordato come la scelta di Valfornace – comunità duramente segnata dal sisma – non sia casuale. Proprio da qui, dove le ferite sono ancora aperte ma la gente non ha mai smesso di resistere, l’ANCR vuole riaffermare il valore della comunità che si rialza, che custodisce e trasmette la memoria condivisa.
In questa cornice, nella Giornata mondiale della Pace, le parole hanno assunto un significato più profondo: ogni bandiera schierata, ogni volto presente, ogni ricordo condiviso è divenuto un grido di solidarietà contro l’assurdità della guerra, contro il dolore che essa infligge alle famiglie e ai popoli.
I delegati delle 14 sezioni ANCR della provincia (Civitanova Marche - S.Maria Apparente, Gagliole, Macerata, Matelica, Mogliano Montecosaro, Monte San Martino, Muccia, Petriolo, San Severino Marche, Serravalle di Chienti, Urbisaglia, Valfornace, Villa Potenza) hanno quindi composto un corteo che ha raggiunto il Palazzetto dello Sport, per aprire i lavori congressuali con un minuto di silenzio.
Il Presidente uscente Albino Mataloni, aprendo il Congresso, ha sottolineato la vitalità della Federazione e l’imminente costituzione di nuove sezioni, segno di un’associazione che non si arrende al tempo ma continua a rinnovarsi. Il Vice Presidente Mauro Radici ha richiamato con forza l’esempio degli Internati Militari Italiani (IMI), giovani soldati che seppero dire “no” alla guerra e al nazifascismo, pagando con la prigionia, la fame e la sofferenza nei campi.
A loro il 20 settembre, lo Stato italiano ha finalmente dedicato la Giornata degli internati italiani nei campi di concentramento tedeschi, riconoscendo dopo ottant’anni il sacrificio di oltre 650.000 soldati italiani. Un esempio che – ha ribadito Radici – deve parlare ai giovani, alle scuole, a chi oggi ha il dovere di scegliere la pace come orizzonte comune. Roberto Cruciani, presidente della sezione di Urbisaglia, ha ribadito l’importanza di una rinnovata attenzione ai sacrari e ai monumenti che costellano la nostra provincia: non solo pietre custodi della memoria dei caduti, ma segnali di speranza, che ci ricordano ogni giorno il prezzo della libertà.
Dopo gli interventi e il confronto, l’assemblea ha proceduto al rinnovo delle cariche sociali. È stato eletto all’unanimità il nuovo Consiglio Direttivo provinciale per il quadriennio 2025-2029, così composto: Albino Mataloni Presidente insieme ai Vice Presidenti Enzo Miliozzi e Mauro Radici, al Segretario Mario Mucci, ai Consiglieri Giorgio Morichetti, Maria Gilda Murani Mattozzi, Roberto Cruciani e Fabrizio Cruciani. Accanto a loro i Consiglieri supplenti Marino Cecchi, Angelo De Angelis e Urbano Pallotta, il Collegio dei Sindaci con Angelo Angelici, Fabrizio Quattrini e Silvano Seccacini (supplente Claudio Ciucciè), e il Collegio dei Garanti con Giacomo Natali, Enzo Marziali e Mariano Bartolini.
Il Congresso si è concluso con un collegamento video al Presidente Nazionale dell’ANCR, Prof. Antonio Landi, che ha espresso la vicinanza istituzionale e l’incoraggiamento della Presidenza Nazionale ai delegati maceratesi a rinnovare il proprio impegno coinvolgendo i giovani. Solo così si potranno custodire e trasmettere i valori dei Combattenti e Reduci e mantenere vivo il ricordo delle loro esperienze, dalle battaglie ai campi di prigionia, come esempio di dignità, coraggio e amore per la Patria.
Nella piazza di Valfornace, tra le mura che hanno tremato, questo Congresso della Federazione di Macerata ha voluto lasciare un segno: sottrarre alla violenza ciò che i conflitti distruggono e non possono restituire – la dignità, la famiglia, la vita. Un’urgenza che risuona ancora più forte di fronte alle immani brutalità che insanguinano oggi tanti teatri di guerra e di fronte al clima di polarizzazione e scontro che attraversa la società. Dal dolore può nascere un nuovo cemento civile: una comunità viva, resistente e solidale, capace di opporre alla logica della divisione la forza della memoria e il valore della pace.
Recanati si accende di colori grazie alla mostra “Alberto Cecchini. Ieri e Oggi”, un’occasione imperdibile per scoprire l’evoluzione artistica di uno dei più noti pittori e ceramisti locali. Le sue opere rappresentano un autentico dialogo tra passato e presente, dimostrando come l’arte possa essere un ponte tra tradizione e innovazione.
Sabato pomeriggio, all’inaugurazione, tutta l’amministrazione comunale ha partecipato con entusiasmo, rendendo omaggio a un Maestro che ha elevato Recanati nel panorama internazionale dell’arte e della ceramica. Con passione e gratitudine, il sindaco Emanuele Pepa e l’assessore alla Cultura Ettore Pelati, nel loro intervento dopo il taglio del nastro, hanno dimostrato grande riconoscenza e ammirazione per l’opera di Cecchini, sottolineando l’importanza di valorizzare e tramandare il patrimonio artistico locale, riconoscendo in Cecchini un esempio di eccellenza e di dedizione.
L’attuale esibizione ha un significato ancora più profondo considerando le recenti difficoltà di Cecchini. Qualche anno fa, infatti, il pittore ha affrontato un dramma personale: una degenerazione maculare che gli ha tolto parte della vista. “Non posso dimenticare quella drammatica telefonata dove Alberto mi disse di non vedere più! - ha ricordato Nikla Cingolani, curatrice della mostra - Ma con coraggio e la determinazione di un casternocese doc, ha trasformato la sua fragilità in forza”.
La malattia ha tolto parte della sua vista, ma non ha spento il suo spirito. Spinto dal piacere intrinseco dell’atto creativo, Cecchini ha trovato una nuova libertà, un modo diverso di esprimersi usando tecniche particolari come il dripping, un metodo di applicazione spontanea del colore, inventato da Max Ernst e perfezionato da Pollock, adattandolo alla ceramica. Le sue opere diventano così espressione di un gesto libero, di un impulso che invita lo spettatore a lasciarsi andare oltre le apparenze.
La sua arte si trasforma in un mezzo per far emergere l’inconscio, un modo per comunicare emozioni profonde attraverso movimenti impulsivi e gesti spontanei. La gestualità diventa un racconto che va oltre la percezione visiva, rivolgendosi a una dimensione più profonda e intima dell’esperienza umana.
L’attuale produzione è animata da atmosfere vivaci e carnevalesche, dove figure dinamiche e colorate si sollevano verso il cielo, simboli di aspirazione e di connessione con l’assoluto. Lo stile “istoriato” di un tempo si è evoluto in una fase più liberatoria e audace. La bellezza si trova anche nell’imperfezione e nell’incertezza, elementi che rendono ogni opera unica e autentica.
Le opere di “ieri” di Cecchini avevano uno stile “istoriato” ricco di dettagli che rappresentavano scene rurali, riti e giochi di una volta. Col tempo, il suo linguaggio è diventato più personale e onirico, con scene che rappresentano città come giocattoli, case che si aprono come scatole di carta, sfondi fiammeggianti costellati di stelle. Inserisce elementi come origami dipinti, che aggiungono eleganza e leggerezza alle composizioni, spesso accompagnate da figure che, nella maggior parte delle opere, sembrano librarsi o volare.
Entrando nello spazio espositivo dell’Atrio del Palazzo Comunale, i visitatori sono immediatamente colpiti dalla ricchezza di forme e cromie che caratterizzano le sue creazioni. L’allestimento stimola la curiosità e invita lo spettatore a ricostruire un percorso personale tra le diverse fasi della vita artistica di Cecchini, trasformando la visita in un’esperienza di scoperta e riflessione.
Una mostra che celebra non solo l’abilità tecnica e artistica di Cecchini, ma anche il suo spirito indomito e la capacità di reinventarsi di fronte alle avversità, lasciando un segno indelebile nel cuore di Recanati e oltre. A completare l’esposizione due piccoli piatti dipinti dalla nipote Elena Cecchini, sua allieva, che rappresenta il futuro. Allora nulla sarà perduto e vedremo crescere il “domani” della ceramica recanatese.
Con questa mostra Recanati rende omaggio a un artista che ha saputo reinventarsi, superare le avversità e continuare a dipingere con passione e coraggio. Un’occasione imperdibile per apprezzare il suo talento e per conoscere da vicino il percorso artistico di un artista che ha saputo interpretare con sensibilità e amore il patrimonio culturale della sua città.
La mostra resterà aperta fino al 5 ottobre tutti i giorni tranne il lunedì, dalle 10 alle 12 e dalle 17 alle 19:30
La Maceratese e tutto il calcio cittadino piangono la scomparsa di Augusto Sabbatini, storica bandiera biancorossa e simbolo di fedeltà calcistica. Classe 1954, si è spento nelle ultime ore a causa di una malattia, lasciando un grande vuoto non solo nello sport ma anche nella comunità maceratese.
Dal 1973 al 1988 Sabbatini ha vestito ininterrottamente la maglia della Rata, collezionando 377 presenze ufficiali e 4 reti, numeri che lo collocano al secondo posto di sempre per presenze nella storia del club, alle spalle soltanto di Peppe Rega. Per tutti era conosciuto come il “Faro”, punto di riferimento per compagni e tifosi dentro e fuori dal campo.
La società biancorossa lo ha ricordato con un comunicato ufficiale: “La Maceratese piange la scomparsa di Augusto Sabbatini, storica bandiera biancorossa. Dal 1973 al 1988 ha vestito la nostra maglia per 377 volte, con orgoglio, passione e fedeltà assoluta, diventando il secondo giocatore di sempre per presenze nella storia della Rata. Per tutti era il nostro ‘Faro’, un simbolo che resterà per sempre nella memoria biancorossa. I compagni lo ricordano come un grande uomo, prima ancora che calciatore. Il presidente e tutta la società si stringono con affetto alla famiglia in questo momento di dolore. Ciao Augusto.”
In 15 stagioni consecutive con la maglia biancorossa, Sabbatini è stato protagonista in ogni fase della storia della Maceratese, affrontando momenti difficili e vivendo trionfi, sempre con la stessa dedizione. Memorabili i suoi 21 derby giocati contro la Civitanovese tra campionato e Coppa Italia, record che ne sottolinea ancora di più il legame con le sfide più sentite dai tifosi.
Incidente mortale nel tardo pomeriggio di oggi, poco dopo le 18, in contrada Rotacupa, a Villa Potenza, nel territorio comunale di Macerata. A perdere la vita è stato Mario Ramadori, 78 anni, residente nella zona.
Secondo una prima ricostruzione, Ramadori era arrivato sul posto insieme alla moglie a bordo di un mezzo agricolo. Stava lavorando per raccogliere della legna e, per il lavoro più gravoso, avrebbe chiesto aiuto a un operaio di una vicina azienda agricola. Quest’ultimo, alla guida di un trattore, stava trascinando un albero quando improvvisamente, per cause in corso di accertamento, la pianta ha colpito violentemente alla testa il 78enne, che si trovava a terra vicino al mezzo.
I sanitari del 118, giunti sul posto insieme ai vigili del fuoco e all’eliambulanza, hanno tentato a lungo di rianimare l’uomo, ma ogni sforzo è stato vano.
La dinamica dell’accaduto è ora al vaglio dei carabinieri della locale Compagnia, che stanno effettuando tutti gli accertamenti per chiarire con precisione le circostanze della tragedia.
A trent’anni dal diploma, tutti i quinti dell'Itc di Macerata si sono ritrovati per una giornata speciale all’insegna dei ricordi, delle emozioni e dell’amicizia. Un evento sentito e molto partecipato, che ha riunito circa centotrenta ex studenti, provenienti dalle undici classi diplomate nel 1995, e alcuni dei loro professori, a Villa Colleverde di Montecassiano.
L’idea, nata nel 2020 per celebrare il venticinquesimo anniversario del diploma, era stata rimandata a causa della pandemia. “Poi abbiamo pensato che il ventisettesimo o il ventottesimo anno avrebbero avuto poco senso – racconta Emanuele Lombi, promotore dell’iniziativa – così abbiamo temporeggiato e oggi finalmente festeggiamo il trentesimo. È stato un lavoro impegnativo, ma bellissimo: ho contattato referenti di ogni classe, ci siamo dati da fare tutti insieme e siamo riusciti a coinvolgere moltissimi compagni. Oggi è una grande festa, ci siamo anche divertiti nei preparativi: ci siamo trovati la sera per organizzare gadget, centrotavola, o anche solo per stare insieme. Una storia scritta da Alessandra per l’occasione è stata regalata a ciascuno, ed è stato un bel viaggio. Speriamo che non si concluda qui”.
Tra brindisi, sorrisi e strette di mano, si respira un’atmosfera familiare e gioiosa. "È sempre un’emozione – commenta Tatiana Stacchio, che ha collaborato all’organizzazione – rivedersi è come tornare indietro nel tempo. Quando ci ritroviamo sembra che non siano passati trent’anni. Emanuele ha avuto un grande merito nel coinvolgere tutti. Spero che questa sia solo la prima di tante occasioni per rivederci ancora".
Durante il pranzo, allestito dopo un iniziale buffet all’aperto, non sono mancati balli, scherzi e momenti di autentica nostalgia. Un cruciverba collettivo ha messo alla prova la memoria degli ex studenti, con indizi che solo chi ha vissuto quegli anni sui banchi dell’ITC poteva decifrare e un video con le foto di quegli anni è stato proiettato, per ricordare quei giorni tra i banchi. Su ogni tavolo, ad accogliere i partecipanti, la storia scritta da Alessandra Paolini, pensata per raccogliere lo spirito della giornata: “Un grazie va a tutti noi – si legge nel finale – perché senza le nostre storie individuali questa grande memoria collettiva non avrebbe lo stesso valore. Oggi brindiamo a noi, diplomati della ragioneria del maceratese del ’95, undici classi, centinaia di studenti, un solo grande cuore. Perché la giovinezza passa, ma certi ricordi restano per sempre e soprattutto… il tempo passa, ma l’amicizia resta!”
Presente anche Pierfrancesco Castiglioni, ex professore di Ragioneria, accolto con grande affetto: “È stato emozionante – ha detto – rivedere i miei studenti dopo così tanto tempo. Mi ha fatto piacere sentire che tanti conservano bei ricordi di quegli anni. Quando si è a scuola, si vivono momenti belli e altri più faticosi, ma a distanza di anni credo che rimangano soprattutto quelli positivi. E sentire il loro affetto oggi, per un insegnante, è il massimo”.
Con ironia si è parlato anche della “soggezione” nei confronti dei docenti, presente allora come oggi. “Chi era brava a scuola, come Tatiana – scherza Emanuele – magari non la sentiva… Io, come altri, un po’ sì, e forse anche adesso”. Un ritrovo che ha il sapore di una promessa: quella di non aspettare altri trent’anni per rivedersi.
Nell’ambito dei festeggiamenti in onore alla Santa Patrona della Parrocchia Santa Teresa del Bambino Gesù di Sambucheto, nel weekend del 20 e 21 settembre, è stata messa in scena la Commedia originale dialettale brillante dal titolo "Facemo squadra" interpretata dal gruppo teatrale dell’Oratorio parrocchiale “Attori per caso...o per Sbaglio!”, giunto al ventesimo anno di attività di teatro sociale, con un testo in dialetto locale, ideato scritto e diretto dal vicecomandante della polizia locale di Montecassiano Ispettore Capo Mery Evangelista, con la collaborazione del comandante della stazione Carabinieri di Montecassiano, Maresciallo Stefano Mastrantoni.
Questo originale metodo di informazione e formazione del pubblico presente, in particolare degli anziani, ha suscitato un grande interesse che ha portato a conoscere la tecnica della truffa del "Finto maresciallo dei carabinieri", evidenziando quanto sia pericoloso l’eccesso di confidenza con sconosciuti che si presentano in atteggiamenti confidenziali ed amichevoli.
E ancora: falsi addetti alla riparazione delle caldaie, finte suore, spiegazione della truffa “dell’abbraccio”, l’errore di lasciare le chiavi infilate nella serratura esterna del portone d’ingresso, errori che si evitano “facendo squadra”, da cui il titolo della commedia “Facemo squadra”, ossia con la collaborazione di familiari, vicini di casa, Carabinieri, Polizia locale, Amministrazione comunale, parrocchia. “Facemo squadra” è una commedia che ha coinvolto 17 attori di età compresa tra i 9 e gli 80 anni, impegnati nell’interpretazione di ben 30 personaggi diversi.
A dare un carattere ufficiale all’evento è stato il maresciallo Stefano Mastrantoni, intervenuto al termine della rappresentazione, il quale ha ricordato che proprio nel giorno precedente alla prima rappresentazione ha avuto notizia dell’ennesima segnalazione della truffa del “finto maresciallo dei Carabinieri”, e alle parole “fate attenzione” ha ricevuto reale riscontro da parte del pubblico. «Le persone che rimangono vittime di queste truffe restano segnate per sempre, non solo per il danno materiale ma anche per il danno psicologico che ne deriva. Ricordo a tutti di chiamare il 112 in caso di difficoltà. Noi siamo a vostra disposizione».
Il Parroco don Patrizio Santinelli, l’Amministrazione comunale di Montecassiano presente con i suoi rappresentati e tutto il Comitato festeggiamenti della Parrocchia Santa Teresa di Sambucheto, applaude con profondo orgoglio questa meravigliosa realtà, un teatro aperto a tutti, a costo zero, che da venti anni porta in scena commedie originali sempre rivolte alla conoscenza e alla riflessione su temi sociali.
C’è chi ha costruito la propria leggenda dietro un obiettivo fotografico, e chi invece l’ha realizzata con ago e filo, trasformando la leggerezza in un’arte. Qualche giorno fa, questi due mondi si sono incontrati a Tolentino, all’Area T. Tombolini, dove è arrivato Rino Barillari, il fotografo che le cronache internazionali hanno battezzato “King dei Paparazzi”. Con la sua macchina fotografica ha attraversato oltre mezzo secolo di storia italiana, dai fasti della Dolce Vita di Via Veneto fino agli intrighi politici e ai volti del potere: Liz Taylor e Richard Burton, Mastroianni e Fellini, ma anche presidenti, ministri e personaggi che hanno scritto pagine, leggere o drammatiche, della vita pubblica.
Con lui, la moglie Antonella, Don Felice Riva e l’amico fraterno di sempre, Guido Picchio: una piccola delegazione romana accolta dal calore marchigiano. Ad attenderli c’era l’intero team dello store, guidato da Cinzia Leonori, referente e responsabile dello store, che da ventotto anni ne custodisce lo spirito con eleganza e dedizione. Un dettaglio non da poco, perché racconta meglio di ogni discorso quanto l’azienda -oggi sotto la regia di Silvio Calvigioni Tombolini- non sia soltanto un marchio, ma una famiglia fatta di persone, legami e continuità.
Il momento clou della visita? Quando Barillari ha indossato la giacca simbolo della collezione Zero Gravity, una linea che ha conquistato le passerelle di Pitti Uomo con il suo apparente paradosso: capi formali che sembrano fluttuare addosso, leggeri come una camicia, ma con la struttura e l’eleganza di un abito sartoriale.
Il fotografo ha provato anche il classico capospalla, uno dei pilastri del guardaroba maschile firmato Tombolini: linee nette, versatilità assoluta, la capacità di essere elegante senza mai risultare rigido. È lo stesso equilibrio che da decenni ha reso il marchio tolentinate riconoscibile nel mondo: un’eleganza discreta, capace di trasformarsi con naturalezza a seconda delle occasioni.
E alla fine, la scena ha parlato da sola: Barillari, abituato a cogliere le espressioni degli altri, ha mostrato la propria: uno sguardo sinceramente compiaciuto, soddisfatto e un sorriso grato, di chi sa riconoscere la ricerca, l'innovazione e la sapienza artigianale: coordinate imprescindibili che guidano da sempre il marchio Tombolini.
A14, semirimorchio in fiamme tra Senigallia e Marotta: salvo l’autista. È quanto avvenuto nel pomeriggio di oggi, intorno alle 15:30, lungo l'autostrada A14 nel tratto compreso tra i caselli di Senigallia e Marotta Mondolfo, in direzione nord. Un semirimorchio carico di pannolini ha preso fuoco mentre era in transito.
L’autista è riuscito a mantenere il sangue freddo e a sganciare la motrice prima che le fiamme la raggiungessero, evitando conseguenze più gravi. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco, con due autobotti da Senigallia e una da Fano: i pompieri hanno domato l’incendio utilizzando liquido schiumogeno e messo in sicurezza l’area.
La polizia autostradale è intervenuta per regolare la viabilità durante le operazioni di spegnimento. Non si segnalano feriti.
Si è svolto venerdì 19 settembre, presso il centro G. Cavalieri “Casetta di Legno” a Montecosaro, l’incontro pubblico promosso dal Laboratorio di Idee con i candidati e le candidate della Lista Ricci per la Provincia di Macerata, in vista delle elezioni regionali del 28 e 29 settembre.
Presenti Leonardo Catena (PD), Laura Pontoni, Augusto Ciuffetti (Pace Salute Lavoro), Jacqueline Diaz Mercedes, Domenico Luciani (M5S), Sandro Bisonni e Tommaso Claudio Corvatta (AVS). A moderare il confronto è stato Reano Malaisi.
L’iniziativa ha rappresentato un momento intenso di dialogo con la cittadinanza, durante il quale sono stati affrontati i temi cruciali per il futuro delle Marche. Unanime la critica alla giunta Acquaroli, definita da Leonardo Catena “mediocre”, con un calo della sanità pubblica, spesa sociale scesa sotto la media nazionale e aumento di povertà e disuguaglianze. I candidati hanno posto l’accento sulla necessità di rafforzare la sanità pubblica con nuove assunzioni di medici, infermieri e personale sanitario. Corvatta ha ribadito il rischio legato alla carenza dei medici di base: «La sanità si migliora assumendo, non costruendo ospedali senza personale».
Sul fronte welfare, Pontoni ha richiamato la necessità di riportare la spesa sociale sopra la media nazionale e di creare un ponte tra istituzioni, associazionismo e volontariato.
Unanime anche la difesa della scuola e dell’università pubblica, con attenzione alla valorizzazione dei quattro atenei marchigiani. Luciani e Ciuffetti hanno denunciato le difficoltà della ricostruzione post-sisma: famiglie ancora nelle Sae e mancanza di una visione strategica, con Ciuffetti che ha parlato di una “ragioneria del mattone”. Sul tema dei rifiuti, Bisonni e Luciani hanno espresso un netto “no” al maxi-inceneritore, sostenendo invece la necessità di un’economia circolare che riduca discariche e sprechi. Bisonni ha inoltre sottolineato il rischio di privatizzazione dell’acqua a partire dal 2025.
Jacqueline Diaz ha richiamato l’importanza di una politica intesa come servizio, con sobrietà e centralità della persona. Sul tema delle aree interne, tutti i candidati hanno condiviso la necessità di accelerare la ricostruzione, semplificare le procedure e garantire servizi per contrastare lo spopolamento. Centrale anche il tema dei giovani: «Servono opportunità concrete per fermare l’emigrazione e dare prospettive alle nuove generazioni».
Il programma condiviso dai candidati punta a trasformare le Marche da “regione di transito” a regione protagonista in turismo e sviluppo diffuso, attraverso un progetto di crescita inclusiva e sostenibile.
L’incontro di Montecosaro ha rappresentato, nelle parole degli organizzatori, un segnale chiaro: «La strada del cambiamento passa dall’ascolto, dalla partecipazione e dalla costruzione collettiva».
CAMERINO - In occasione della Settimana Europea della Mobilità 2025, Contram Mobilità aderisce all’iniziativa promuovendo il trasporto pubblico sostenibile. Per sensibilizzare i cittadini e incoraggiarli a lasciare l’auto privata, martedì 23 settembre il servizio di trasporto urbano sarà gratuito nelle città di Camerino, San Severino Marche, Matelica e Recanati.
Durante tutta la giornata, gli utenti potranno salire sugli autobus delle linee urbane senza alcun costo, sperimentando così i vantaggi di una mobilità più sostenibile e accessibile. L’obiettivo è ridurre il traffico cittadino e contenere le emissioni di CO₂, in linea con i principi della manifestazione europea.
Contram Mobilità invita la cittadinanza a cogliere questa occasione per riscoprire l’utilità del servizio pubblico e contribuire a rendere le città più vivibili. A Camerino sarà inoltre possibile usufruire del servizio integrato Bus+Bici, pensato per combinare spostamenti in autobus e mobilità ciclabile. Per informazioni su orari e percorsi delle linee, è possibile consultare il sito ufficiale www.contrammobilita.it o contattare il numero verde 800 037 737.
«L’Università deve essere un luogo di dialogo, non di sopraffazione, uno spazio in cui le differenze si ascoltano e si confrontano, anche quando sono radicali». Così il rettore dell’Università di Macerata John McCourt commenta l’assemblea organizzata questa mattina sulla questione palestinese, in occasione dello sciopero a sostegno della Global Sumud Flotilla.
L’incontro, promosso dal Dipartimento di Studi Umanistici, che ha sospeso le lezioni per consentire la massima partecipazione, e coordinato dal direttore Roberto Mancini, ha dato la possibilità a chiunque lo desiderasse di intervenire e di esprimere liberamente la propria posizione. Nei prossimi giorni ulteriori iniziative saranno organizzate negli altri Dipartimenti. L’episodio di contestazione che ha accompagnato l’intervento iniziale del rettore McCourt non ha cancellato il senso profondo della giornata. «È positivo – prosegue Mc Court – vedere un’aula piena di giovani, anche delle scuole superiori, che vogliono discutere di un’immane tragedia che scuote le coscienze. Significa che c’è desiderio di capire e di farsi carico di una responsabilità collettiva».
In merito alle critiche rivolte all’Ateneo, l’Università di Macerata ribadisce, ancora una volta, che non ha mai avuto accordi diretti con università israeliane. L’unico progetto europeo, condiviso in passato con un ateneo di Israele, è terminato e non poteva essere interrotto unilateralmente. «Voglio essere chiaro: il nostro Ateneo non prenderà più parte a progetti europei che prevedano il coinvolgimento di istituzioni israeliane allineate con le posizioni del loro governo né stipulerà accordi diretti con esse».
Il docente dell’Università ebraica di Gerusalemme, intervenuto la settimana scorsa in Ateneo, ha preso una posizione critica verso la linea politica del proprio Paese. «Non possiamo respingere chi si espone a rischi reali per difendere la pace – aggiunge Mc Court –. Non dimentichiamo che figure pubbliche come il direttore d’orchestra Ilan Volkov o l’ex parlamentare Hanin Zoabi sono state arrestate per aver contestato la guerra a Gaza».
Alle dichiarazioni, l’Università di Macerata affianca azioni concrete. Macerata è infatti uno dei soli 35 atenei italiani ad aver aderito al programma nazionale Iupals – Italian Universities for Palestinian Students, coordinato dalla Crui con il Ministero degli Esteri, il Ministero dell’Università e il Consolato d’Italia a Gerusalemme per garantire borse di studio a studenti palestinesi residenti nei Territori. UniMc ha scelto di aumentare a cinque le borse di studio finanziate, su appena 150 messe a disposizione in tutto il Paese.
Domani il Senato Accademico sarà chiamato ad approvare una mozione voluta dallo stesso McCourt: «L’Università di Macerata condanna con fermezza sia le azioni terroristiche di Hamas sia le violazioni del diritto internazionale da parte del Governo di Israele, già documentate da Nazioni Unite, Corte Penale Internazionale e Unione Europea”.
Forte è la denuncia contro l’uso indiscriminato della forza che a Gaza ha causato migliaia di vittime civili, soprattutto donne e bambini, colpendo ospedali, scuole, sedi universitarie e persino operatori sanitari. Il documento non si limita alla denuncia, ma si traduce in impegni concreti: promuovere iniziative per diffondere una cultura di pace, vigilare sui partenariati scientifici per evitare complicità in violazioni del diritto internazionale, interrompere ogni collaborazione con istituzioni israeliane che non abbiano preso le distanze dalle politiche dei rispettivi governi, e aprire percorsi di accoglienza e mobilità per studenti e ricercatori provenienti dalle aree colpite.
Una bandiera palestinese legata alla croce cristiana posta sulla sommità del Pizzo Tre Vescovi, nel comune di Bolognola, nel cuore dei Monti Sibillini. È lo scenario che si è trovato davanti questa mattina un escursionista, che durante la sua salita verso la vetta ha immortalato la scena con una fotografia.
Il Pizzo Tre Vescovi è una delle mete più conosciute e frequentate degli appassionati di montagna e trekking: la sua cima, che tocca i 1.592 metri di altitudine, prende il nome dal fatto che proprio lì convergono i confini delle diocesi di Fermo, Camerino e Norcia. Non solo: il monte è anche un punto di spartiacque naturale tra il versante adriatico e quello tirrenico, caratteristica che ne accresce la valenza geografica e simbolica.
A segnare la vetta c’è una croce cristiana, punto di riferimento per gli escursionisti che raggiungono la cima dopo il percorso. È proprio a questa croce che è stato fissato il vessillo palestinese, ben visibile a chiunque arrivi sulla sommità.
La segnalazione è giunta alla nostra redazione da un lettore, La presenza della bandiera rappresenta un fatto insolito in un luogo simbolico per il territorio e molto frequentato, che richiama ogni anno numerosi visitatori sia per la sua valenza paesaggistica sia per quella culturale e storica.
TREIA - I carabinieri della stazione di Treia hanno denunciato all'autorità giudiziaria un pensionato di 68 anni, residente a Mogliano, ritenuto responsabile di ricettazione e indebito utilizzo di carte di pagamento.
Le indagini sono partite dopo la denuncia di una 67enne del posto, che aveva segnalato ammanchi sul proprio conto corrente. La donna aveva infatti notato nove addebiti sospetti, per un importo complessivo di 202 euro, effettuati con la sua tessera bancomat che risultava smarrita.
Gli approfondimenti bancari hanno permesso di ricostruire la dinamica: l’uomo, entrato in possesso della carta, avrebbe eseguito 9 pagamenti di piccolo importo, così da evitare la digitazione del Pin, in diversi esercizi commerciali della zona.
Decisive le indagini telematiche e la visione delle telecamere di sorveglianza, che hanno consentito ai militari di risalire al 68enne e raccogliere elementi probatori a suo carico. L'uomo è stato quindi denunciato a piede libero per i reati contestati.