Negli ultimi anni, con l’aumento dell’informazione accessibile e la diffusione dei prodotti naturali, sempre più persone si affidano all’automedicazione per affrontare piccoli disturbi, compresi quelli legati alla salute urinaria. Una scelta comprensibile, in molti casi motivata dal desiderio di evitare cure farmacologiche invasive o di affrontare in modo più autonomo fastidi ricorrenti.
L’idea che “naturale” equivalga a “privo di rischi” è ancora molto diffusa, ma non sempre corretta. Anche le sostanze considerate sicure e ben tollerate possono avere effetti collaterali, soprattutto se assunte per lunghi periodi o senza conoscere il proprio stato di salute. Il D-mannosio, ad esempio, è spesso scelto per la sua azione di supporto nel trattamento delle infezioni urinarie, ma come per qualsiasi integratore, anche in questo caso è bene informarsi in modo approfondito prima di iniziare un utilizzo continuativo (in questo senso segnaliamo che Dimann.com chiarisce le controindicazioni del d-mannosio), specie in presenza di condizioni particolari.
Tra i rischi legati all’automedicazione c’è soprattutto quello di posticipare il confronto con il medico. Quando si affronta un fastidio – come una minzione frequente o una sensazione di peso al basso ventre – con un rimedio “fai da te”, si corre il rischio di mascherare temporaneamente il sintomo senza affrontarne la causa. In alcuni casi, ciò può comportare un aggravamento del quadro clinico, soprattutto se il disturbo iniziale era spia di un’infezione batterica, di un’infiammazione cronica o di una condizione più complessa.
Un altro limite dell’approccio autonomo è quello della diagnosi “soggettiva”. In rete è facile trovare liste di sintomi, suggerimenti e schemi di integrazione, ma ogni persona ha una storia clinica diversa. Due soggetti con sintomi simili possono avere cause molto diverse: infezione, disbiosi, disfunzione pelvica, squilibrio ormonale. Procedere per tentativi, senza una valutazione approfondita, espone a scelte poco efficaci o addirittura dannose.
Detto questo, è altrettanto vero che il supporto naturale può rappresentare un valido aiuto, soprattutto in chiave preventiva. L’importante è che non sostituisca il confronto con un professionista sanitario, ma lo affianchi. Gli integratori – inclusi quelli a base di D-mannosio – possono essere utili in un contesto ben definito, con obiettivi chiari e dopo aver escluso eventuali controindicazioni individuali. Anche per prodotti generalmente ben tollerati, infatti, esistono casi in cui possono provocare disturbi gastrointestinali o interferire con altri trattamenti in corso.
Uno degli aspetti più delicati riguarda la gestione delle recidive. Le persone che soffrono frequentemente di cistite tendono, per comprensibili ragioni, a sviluppare strategie autonome per gestire il disturbo. Ma la frequenza stessa degli episodi dovrebbe rappresentare un campanello d’allarme, un motivo per approfondire le cause e valutare un inquadramento clinico più ampio. L’autotrattamento può aiutare nel breve termine, ma rischia di impedire una visione d’insieme.
C’è poi un ulteriore rischio: quello di affidarsi a fonti non verificate. I social, i forum, i blog personali possono offrire spunti, ma non sostituiscono l’evidenza scientifica. Non tutte le esperienze individuali sono replicabili, e ciò che ha funzionato per qualcuno potrebbe essere del tutto inefficace o addirittura sconsigliato per altri.
Per questo motivo, prima di iniziare un percorso con qualsiasi tipo di integratore o rimedio naturale – incluso il D-mannosio – sarebbe sempre auspicabile rivolgersi al proprio medico, al farmacista di fiducia o a un professionista esperto nel trattamento dei disturbi urinari. Non solo per ricevere indicazioni più accurate, ma anche per valutare la compatibilità con il proprio stato di salute generale e con eventuali terapie in corso.
In sintesi, la possibilità di agire in autonomia per sostenere il benessere urinario è un’opportunità positiva, ma richiede responsabilità. L’automedicazione, se non è guidata da informazione corretta e da un monitoraggio attento, può trasformarsi in un freno alla reale prevenzione. La conoscenza, invece, è uno strumento potente: scegliere consapevolmente, valutare con attenzione e sapere quando è il momento di chiedere aiuto è già un passo concreto verso un approccio più equilibrato alla propria salute.
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Aprire un'attività tutta propria è il sogno di molti giovani imprenditori italiani, ma questo sogno spesso si scontra con la dura realtà. Per lanciare un'attività, un'impresa o una start-up servono fondi e non tutti gli imprenditori ne dispongono. Tuttavia è possibile sfruttare gli assist offerti dal Governo sotto forma di finanziamenti per le imprese, che mettono a disposizione degli imprenditori fondi per avviare le loro attività.
Ogni forma di finanziamento ha le sue peculiari caratteristiche e bisogna scegliere quello più adatto secondo le proprie necessità. Di seguito ne analizziamo alcuni, ma per avere una panoramica più ampia invitiamo a rivolgersi ad esperti del settore per conoscere tutti i contributi agevolati e a fondo perduto per imprese e per ricevere supporto.
Tra le tante opportunità c'è il microcredito, uno strumento finanziario pensato soprattutto per le microimprese che hanno più difficoltà ad accedere ai finanziamenti per i vincoli troppo stringenti. Il microcredito prevede non solo un prestito di piccolo importo, ma anche una serie di servizi che comprendono il supporto gestionale e la consulenza per le imprese. Tale forma di finanziamento è destinata alle imprese che desiderano avviare oppure potenziare la loro attività, puntando sulla crescita economica e sull'innovazione.
Tra i bandi più apprezzati c'è Resto al Sud, che ha l'obiettivo di supportare economicamente gli imprenditori meridionali che desiderano fare impresa nel Mezzogiorno. Il bando, oltre alle regioni meridionali, è rivolto anche alle aree del cratere sismico del Centro Italia e in alcune isole minori del Centro-Nord.
L'iniziativa prevede fondi complessivi superiori a un miliardo di euro ed è destinata agli imprenditori con un'età compresa tra i 18 e i 55 anni. La caratteristica principale di questo bando è la sua semplicità, dal momento che non ci sono scadenze o graduatorie da rispettare. Le domande vengono valutate in ordine di arrivo, senza lunghe attese burocratiche. Resto al Sud può finanziare una serie di attività nei seguenti ambiti: industria, artigianato, trasformazione dei prodotti agricoli, pesca e acquacoltura; servizi alle imprese e alle persone; turismo e commercio; attività libero professionali.
Tra i bandi in uscita c'è Resto al Sud 2.0 e Autoimpiego Centro-Nord Italia. Resto al Sud 2.0 ricalca per grandi linee Resto al Sud, con alcune differenze relative ai requisiti dei candidati che possono fare domanda e alla cifra erogata per il finanziamento.
Tra i bandi molto gettonati tra gli imprenditori c'è anche ON - Oltre Nuove Imprese a Tasso Zero, incentivo promosso dal Ministero dello Sviluppo Economico per finanziare le imprese composte soprattutto da giovani under 35 e da donne di tutte le età. Le agevolazioni coprono fino al 90% delle spese e il bando ha come obiettivo il lancio, il potenziamento o la trasformazione di attività operanti nel settore manifatturiero, dei servizi, del commercio e del turismo.
La reputazione, nel settore del vino, è uno degli asset più delicati e al tempo stesso più strategici. Si costruisce nel tempo, attraverso la coerenza della qualità, la capacità di presidiare i mercati e il modo in cui si comunica il valore di un prodotto. Il vino italiano gode oggi di un’ampia riconoscibilità internazionale, frutto di decenni di lavoro da parte di produttori, consorzi e operatori della promozione. Ma in un contesto in continua evoluzione, fatto di nuovi competitor, consumatori più esigenti e canali sempre più digitali, anche la reputazione va costantemente curata, protetta, aggiornata. Rimanere informati sull’andamento dei mercati e sulle preferenze emergenti – in tal senso è possibile trovare notizie sul mondo del vino nel magazine Winemeridian – è fondamentale per chi lavora o si interessa al mondo del vino italiano.
La riconoscibilità è un valore che va oltre la semplice notorietà. Significa essere identificati, attesi, desiderati per una serie di elementi distintivi: la storia, i paesaggi, la cultura che ogni bottiglia porta con sé. Il vino italiano gode di questo privilegio in molti mercati esteri, dove rappresenta un simbolo della qualità made in Italy, accanto alla moda, al design e alla cucina. Ma questa forza identitaria non è più sufficiente da sola. Negli ultimi anni, la competizione internazionale si è intensificata, con l’emergere di nuovi player produttivi e l’evoluzione delle preferenze dei consumatori, soprattutto nelle generazioni più giovani.
Il contesto globale premia chi sa rinnovarsi mantenendo una coerenza narrativa. In questo senso, il vino italiano deve affrontare una duplice sfida: da un lato, consolidare la propria immagine nei mercati storici, dall’altro saper parlare a pubblici nuovi, con linguaggi diversi, formati alternativi e un approccio più contemporaneo. Paesi come Stati Uniti, Germania, Regno Unito e Canada restano centrali, ma crescono anche l’interesse e le opportunità in aree come l’Asia-Pacifico, l’Europa orientale e alcune regioni dell’Africa urbana emergente.
Le denominazioni di origine sono da sempre un pilastro del prestigio italiano nel vino. Tuttavia, secondo molti analisti, la loro efficacia comunicativa è in parte da rivedere: spesso risultano complesse per i consumatori stranieri, e rischiano di sovrapporsi senza una strategia di sistema chiara. In alcuni casi, il nome della regione o del vitigno riesce a parlare più chiaramente al pubblico rispetto a una sigla tecnica. Il lavoro da fare è dunque duplice: semplificare senza banalizzare, e valorizzare le specificità con strumenti più moderni e fruibili.
Anche la sostenibilità è diventata parte integrante della reputazione. Sempre più consumatori – e operatori della distribuzione – associano la qualità del prodotto alla responsabilità ambientale e sociale del produttore. Le certificazioni contano, ma contano ancora di più le pratiche concrete: riduzione dell’uso di fitofarmaci, gestione razionale delle risorse, attenzione alla filiera. Comunicare questi aspetti in modo trasparente, senza retorica, rappresenta oggi un elemento decisivo nella percezione complessiva del valore.
Il canale digitale, in questo scenario, è ormai imprescindibile. Non solo per la vendita, ma per costruire una relazione continua con il pubblico. I social media, i contenuti video, i podcast, le newsletter mirate: tutto contribuisce a mantenere vivo il contatto, a spiegare cosa c’è dietro una bottiglia, a rendere più umano un prodotto spesso percepito come tecnico. Anche il ruolo degli ambasciatori – sommelier, chef, comunicatori specializzati – è sempre più importante per dare voce, stile e credibilità alla narrazione.
Un’altra variabile riguarda la distribuzione. In molti mercati, la reputazione del vino italiano è costruita anche attraverso il posizionamento nei punti vendita: presenza sugli scaffali giusti, racconto coerente nelle enoteche, formazione del personale nei ristoranti. Dove manca questo lavoro di radicamento, il rischio è che la reputazione venga progressivamente erosa, anche a fronte di un’offerta qualitativa ineccepibile.
Il futuro della reputazione del vino italiano si giocherà, quindi, su più livelli. Sarà essenziale investire sulla formazione, sulle reti, sull’alleanza tra produttori e territori. Servirà una maggiore integrazione tra promozione pubblica e sforzi privati. Ma soprattutto sarà fondamentale mettere al centro la coerenza: tra ciò che si produce, ciò che si comunica e ciò che si promette.
In definitiva, la riconoscibilità del vino italiano all’estero è un patrimonio costruito con fatica, che oggi deve affrontare un tempo nuovo. Non si tratta di difenderlo con timore, ma di rilanciarlo con intelligenza. E in un mondo dove l’identità conta più che mai, l’Italia ha tutte le carte in regola per continuare a farsi riconoscere. E a farsi scegliere.
(Foto di Hermes Rivera su Unsplash)
Ares Safety Macerata Softball debutta sul campo casalingo di via Cioci sabato 12 aprile alle ore 17, dopo il rinvio del primo turno a causa del maltempo, nella terza giornata della Serie A1 contro Thunders Castellana.
Macerata è uscita male dal confronto a Pianoro con Mia Office, subendo 0-3 e 0-7, con l’attenuante di diverse assenze, soprattutto delle due straniere. La squadra di Castelfranco Veneto non se l’è passata meglio a Bollate, MKF ha vinto 2-0 e 10-3, dopo aver già perso nella prima giornata in casa contro Mia Office Pianoro (7-16 e 0-7).
Il match in programma, quindi, è importante per le due contendenti alla ricerca del primo risultato positivo. Ares Safety Macerata potrà contare su due nuovi innesti fondamentali nella formazione: l’italiana Flavia Carletti (terza base, vicecampione d’Italia 2024 con Saronno e titolo europeo con la Nazionale Under 23) e l’americana Elizabeth Avery (lanciatrice e utility, ottima in battuta) che fino a pochi giorni fa ha giocato nel campionato australiano e prima nella Boston University.
Una buona notizia per l’head coach Rafael Garcia, secondo allenatore della Nazionale cubana, che potrà contare su un roster più competitivo, in attesa della professionista giapponese Wakako Chikamoto che arriverà la prossima settimana.
Rafeal Garcia, strettamente in spagnolo, ha rilasciato la prima dichiarazione su come si sta trovando a Macerata e sul perché ha scelto di venire in Italia: "Mi trovo molto bene, è la prima volta che sono qui in Italia. L’accoglienza è stata buona, mi sto ambientando e lavoro bene con questa squadra. Ho molti amici che lavorano in Italia, ho voluto fare un’esperienza, una stagione qui con il permesso della Selezione cubana. Mi ero ripromesso come obiettivo di provare a venire in Italia".
Conosce il campionato italiano e i titoli nazionali ed europei vinti in passato da Macerata Softball?
“Non direttamente, ma ne ho sentito parlare molto e so come si gioca in Italia, perché ho colleghi amici che lavorano qui. Ne ho parlato spesso anche con molte atlete della nostra Selezione Nazionale che già più di una volta hanno fatto un campionato italiano. Quando sono stato contattato e poi quando sono arrivato, il presidente Carlo Migliorelli mi ha raccontato e mi ha detto quali sono gli obiettivi, le speranze di questa squadra. Sapendo che ci sono ragazze che ancora dovevano arrivare, perché erano straniere o indisponibili al momento, mi sono comunque imposto di lavorare molto duramente con la squadra per raggiungere di nuovo quegli obiettivi”.
Il match sarà trasmesso in diretta streaming sul canale YouTube Macerata Softball (inizio ore 17, seconda partita 40 minuti dopo il termine della prima).
Chi immagina la Mongolia come un immenso deserto punteggiato da cammelli e ger potrebbe restare sorpreso dalla varietà e dalla mutevolezza dei suoi paesaggi. Questa nazione, tra le più estese e meno densamente popolate al mondo, è un mosaico di ambienti che cambiano radicalmente con il passare delle stagioni. Negli ultimi anni, la Mongolia ha iniziato a farsi largo anche tra le destinazioni scelte dai viaggiatori più curiosi e attenti all’esperienza. Nonostante la sua apparente lontananza, è diventata una meta sempre più ricercata per chi desidera uscire dai circuiti turistici convenzionali e vivere un contatto autentico con la natura e le tradizioni locali. In questo scenario, non mancano itinerari pensati proprio per accompagnare i viaggiatori che desiderano partire in Mongolia con un viaggio organizzato alla scoperta delle sue mille sfumature, adattando le tappe alle caratteristiche e alle potenzialità di ciascuna stagione.
A sud, il deserto del Gobi domina con la sua vastità arida e ipnotica. Ma non è un deserto uniforme: dune di sabbia si alternano a altopiani rocciosi, canyon nascosti, vallate verdi che fioriscono per poche settimane dopo le rare piogge estive. In inverno, il Gobi diventa uno scenario lunare, segnato da temperature estreme e silenzi assoluti. Le nevi che coprono le rocce conferiscono al paesaggio un’aura surreale, visibile solo a chi affronta il viaggio nei mesi più freddi.
La primavera è forse la stagione che segna il passaggio più netto: dai toni grigi e spenti dell’inverno si passa a un risveglio graduale della natura. Le steppe iniziano a colorarsi di verde, i fiumi ghiacciati tornano a scorrere e il bestiame dei nomadi riprende a pascolare. È il momento in cui la Mongolia si apre, lentamente, dopo mesi di isolamento e gelo. Chi viaggia in questa fase può assistere a momenti unici della vita nomade, come la nascita dei cuccioli, la ripresa delle attività pastorali e i primi spostamenti stagionali delle famiglie.
Con l’estate arriva il periodo di massima vitalità. Le temperature si fanno più miti – calde al sud, fresche al nord – e le condizioni di viaggio diventano favorevoli. Il verde domina le steppe centrali, i cieli si fanno vasti e trasparenti, i laghi alpini si aprono come specchi turchesi. È la stagione degli incontri, dei festival tradizionali, delle celebrazioni comunitarie come il Naadam, che animano anche i villaggi più remoti. Il deserto del Gobi, pur rimanendo asciutto, mostra la sua anima più vivace: animali selvatici, fiori di campo e tramonti infuocati offrono scenari che restano impressi.
Chi si spinge a nord in estate scopre un’altra Mongolia: quella dei monti Hovsgol, delle foreste di conifere, delle distese popolate da renne e aquile. È una regione che ricorda per certi versi la Siberia, con i suoi corsi d’acqua impetuosi, le notti fresche anche a luglio e la presenza di minoranze etniche dalle tradizioni molto diverse da quelle delle steppe meridionali. Viaggiare in questa zona richiede un certo spirito di adattamento, ma regala incontri e paesaggi che svelano la complessità culturale del Paese.
Con l’arrivo dell’autunno, la Mongolia cambia ancora volto. I colori si fanno intensi, caldi, dorati. I cieli restano limpidi, ma l’aria inizia a farsi tagliente. È la stagione ideale per chi ama la fotografia, il trekking e la contemplazione. I nomadi iniziano i preparativi per l’inverno, i campi vengono smontati, il bestiame avviato verso i pascoli invernali. La natura, in questo periodo, sembra rallentare, preparandosi a un nuovo ciclo di silenzio e resistenza.
E poi c’è l’inverno, lungo e austero, che rappresenta la Mongolia nella sua forma più estrema. Le temperature possono scendere fino a -30°C, le giornate si accorciano, le ger si trasformano in rifugi caldi grazie alle stufe a legna. Viaggiare in questa stagione non è per tutti, ma chi lo fa vive un’esperienza rara, lontana dalle rotte turistiche. Il bianco domina, le strade spariscono, i paesaggi sembrano disegnati. È il momento in cui il contatto con i nomadi si fa più intenso: ci si raccoglie, si condivide il calore, il cibo, le storie.
Ogni stagione in Mongolia racconta una storia diversa. La scelta del periodo in cui partire influisce profondamente sul tipo di viaggio che si vivrà: più dinamico e sociale d’estate, più contemplativo e intimo in primavera o autunno, più intenso e radicale in inverno. Per questo motivo, è utile informarsi bene in anticipo, valutare itinerari pensati per ciascun momento dell’anno, e partire con aspettative calibrate sulla realtà di un Paese vasto, ma non sempre facile da attraversare.
A rendere tutto più coinvolgente è il fatto che la natura, in Mongolia, non è mai solo sfondo: è parte attiva del viaggio. Condiziona i ritmi, impone le pause, suggerisce deviazioni. E più che in altri luoghi, spinge chi la percorre a mettersi in ascolto. Non solo per coglierne la bellezza, ma per imparare a rispettarne i tempi, la forza e la fragilità.
(Image by Vined from Pixabay)
Lunedì 7 aprile, nella suggestiva cornice di Villa Quiete a Montecassiano, si è tenuta la presentazione del Macerata Opera Festival 2025, uno degli appuntamenti culturali più attesi dell’estate marchigiana. L’evento organizzato dal Rotary Club di Macerata ha rappresentato un momento di incontro e condivisione che ha saputo unire cultura, tradizione e solidarietà, come ha sottolineato la Presidente del Club Irene Tedone.
Numerose le presenze istituzionali, tra cui rappresentanti dei Club Service cittadini, autorità Rotariane e Civili che hanno testimoniato l’importanza del Festival nel tessuto sociale del territorio. Il Direttore Artistico Marco Vinco e la Sovraintendente Lucia Chiatti, hanno presentato la 6I Stagione Lirica che si svolgerà dal 18 Luglio al 10 Agosto 2025, nello splendido scenario per la sua unicità, dell’Arena Sferisterio.
In programma tre grandi titoli: "La Vedova Allegra" di Francesco Lehàr in una nuova produzione che inaugurerà la stagione il 18 luglio, insieme ai due grandi capolavori di Giuseppe Verdi: "Rigoletto" e "Macbeth" firmati rispettivamente dai registi Federico Grazzini e Emma Dante. La serata ha visto un momento particolarmente importante per il Rotary Club di Macerata, infatti è stata presentata la XXVI edizione del "Rotary all'Opera", evento che ogni anno rinnova l’impegno del Club cittadino nella promozione della Cultura e nella valorizzazione del connubio tra Amicizia Rotariana e Solidarietà.
Il 19 luglio con "Rigoletto", sarà la data che ospiterà l’evento 'Rotary all'Opera', dove Rotariani italiani ed internazionali si riuniranno per assistere al capolavoro di Verdi, preceduto come da tradizione, da uno speciale momento conviviale rappresentato dalla Cena di Gala presso il Cortile di Palazzo Buonaccorsi a Macerata.
La serata è stata di grande interesse e molto partecipata e ha anche visto la presenza di Francesca d’Alessandro (vicesindaco e assessore alle politiche sociali, inclusione e pari opportunità) e Katiuscia Cassetta (assessore alla cultura del Comune di Macerata".
Spesso si hanno delle difficoltà nello studio che sono oggettive: non sempre si può parlare di “pigrizia”, perché bisogna prendere in considerazione le naturali attitudini di ciascuno studente.
Se i nostri ragazzi hanno bisogno di aiuto, è quanto mai necessario dare loro l'opportunità di riceverlo: ecco perché possiamo valutare un servizio di ripetizioni, anche per aiutarli ad affrontare questo momento e rielaborare le nozioni per superare lo scoglio.
Spesso il problema è la concentrazione
Purtroppo, viviamo in un'epoca in cui le distrazioni sono molto più frequenti rispetto al passato: ciò significa che la maggior parte delle volte ci distraiamo in modo costante. Basta una notifica sul cellulare per dover passare altri 10 minuti a tentare di comprendere quello che si sta leggendo sul libro.
Non dobbiamo però dare sempre la colpa ai dispositivi tecnologici: c'è un motivo, del resto, se ci distraiamo così facilmente. Secondo la psicologia, si tratta infatti di un meccanismo di difesa: a un certo punto il nostro cervello necessita di una pausa.
Quella pausa può essere diversa per ciascuno di noi poiché lo stimolo che ci rilassa non sempre è uguale: così c'è chi si perde a osservare i passanti dalla finestra, chi scrolla la home dei social media o chi semplicemente scarabocchia con la penna su un foglio.
Avere un metodo aiuta nello studio
A tal proposito è essenziale ricordare che avere un metodo è indubbiamente di supporto per lo studio, che di per sé è un'azione che richiede un alto livello di concentrazione.
Dobbiamo infatti mettere gli studenti nella condizione di studiare in un ambiente rilassante, privo appunto di distrazioni e insegnare loro la pianificazione, così come le priorità.
Al tempo stesso sottolineiamo che la pausa è sacra: studiare per molte ore di seguito mette in una condizione di stress che non consente al cervello di assorbire davvero le nozioni e di rielaborarle. Il rischio infatti è di imparare a “ripetere a pappagallo”, senza sviluppare un senso critico.
Le ripetizioni sono di supporto
Studiare è un'attività che tendenzialmente viene svolta al meglio in compagnia perché dobbiamo considerare che l'uomo, come diceva Aristotele, è un animale sociale. Avere dunque una persona che possa fungere da sostegno al di fuori del sistema scolastico, può rappresentare un enorme aiuto per i giovani.
Tra l'altro le ripetizioni oggi non avvengono più solo ed esclusivamente in presenza ma anche via computer. Questo consente non solo di trovare l'insegnante più indicato per la materia in cui lo studente ha bisogno, ma di semplificare e ottimizzare le ore di studio.
Lo stress, il nemico silenzioso
Come abbiamo detto non sempre si parla di pigrizia: dobbiamo infatti considerare lo stress da studio un fenomeno che interessa sempre di più gli studenti e che purtroppo si manifesta mediante una sintomatologia ben precisa che coinvolge per ansia, tensione e preoccupazione.
Spesso l'alunno sviluppa una vera e propria paura del giudizio, tanto da limitare il confronto con i genitori, gli altri compagni di classe e gli insegnanti stessi.
Questo comportamento è da monitorare con grande attenzione perché il giovane può sviluppare con il tempo un profondo senso di insicurezza.
"In questi giorni si parla di autonomia differenziata, anche in ambito sociale. La specificità del nostro territorio, esteso e con una popolazione anziana, richiede investimenti pubblici adeguati che tengano conto dei fabbisogni delle aree interne". È il presidente dell’Ambito Territoriale Sociale XVIII, Alessandro Gentilucci, a richiamare l’attenzione sulla necessità di impiegare risorse in modo adeguato per assicurare a tutti i cittadini diritti essenziali.
"Di certo, come ATS XVIII riusciamo a centrare risultati importanti: la Regione ha scelto il nostro centro per la famiglia per rappresentarla, a livello nazionale, in un progetto sulle conflittualità familiari. È indice che questo servizio, tra i primi ad essere attivato nelle Marche, ha saputo acquisire una effettiva capacità di intervento nelle dinamiche di famiglia più delicate, mi riferisco a separazioni, gestione dei minori, situazioni di difficoltà parentali".
Grazie ad una sperimentazione del Dipartimento per le Politiche della Famiglia della Presidenza del Consiglio dei Ministri, l’ATS XVIII avvierà una collaborazione con un analogo centro per la famiglia del Piemonte per implementare il servizio di mediazione familiare. "Perseguiamo una cultura della mediazione del conflitto" prosegue Gentilucci "avvalendoci di psicologi, avvocati, assistenti sociali appositamente formati per evitare i costi sociali che spesso derivano da situazioni di malessere e disagio. Tutto questo in modo completamente gratuito, protetto e, soprattutto, non sanitario. Un’esperienza che stiamo condividendo anche con altri Ats, a significare validità del servizio e risorse economiche ben utilizzate".
Tre persone paralizzate sono tornate a camminare, nuotare e pedalare grazie a elettrodi impiantati nel midollo spinale. Il risultato, pubblicato sulla rivista Nature Medicine, si deve al gruppo coordinato dal Politecnico di Losanna (Epfl), al quale l'Italia partecipa, con Silvestro Micera, che lavora fra Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa ed Epfl.
E' italiana anche una delle tre persone paralizzate coinvolte nella sperimentazione. Il dispositivo consiste in alcuni elettrodi innestati nel midollo spinale, che inviano ai muscoli di gambe e tronco gli stimoli elettrici generati esternamente da un computer controllato dal paziente. In appena un giorno di addestramento i tre volontari hanno ripreso a camminare e sono stati in grado di controllare movimenti complessi, come nuotare e pedalare, anche al di fuori del laboratorio.
"I primi passi sono stati qualcosa di incredibile, un sogno che si avverava", ha detto all'Ansa l'italiano Michel Roccati, uno dei tre pazienti sui quali è stata condotta la sperimentazione. Quattro anni fa un incidente in moto aveva provocato una lesione della colonna vertebrale, lasciandolo paralizzato. "Ora sono in grado di salire e scendere le scale e punto, entro primavera, di riuscire a camminare per un chilometro", ha aggiunto Roccati.
Il risultato arriva dopo numerosi anni di ricerche effettuate dal gruppo in questo ambito da cui è nata anche la startup Onward Medical, il cui obiettivo principale sarà testare questa nuova tecnologia su migliaia di pazienti, per arrivare a commercializzarla entro pochi anni.
"Una notizia entusiasmante" l'ha definita Anna Menghi, attuale consigliere regionale che in passato ha ricoperto la carica di presidente provinciale dell’Associazione Nazionale Mutilati ed Invalidi Civili "sebbene si tratti di sperimentazioni e ci sia ancora strada da fare per renderle utilizzabili - ha aggiunto -. Si tratta, comunque, di un segnale di speranza".
"La scienza e la tecnologia stanno andando avanti e posso assicurare che, per una persona che sta in carrozzina, poter fare anche solo due passi è qualcosa di straordinario. Nel frattempo l'impegno per migliorare la vita delle persone disabili deve rimanere, e sta diventando, mi pare, un obiettivo primario" conclude Anna Menghi.
Venerdì 31 gennaio alle ore 17, presso la Sala Castiglioni della Biblioteca Mozzi-Borgetti, Alessandra Piccinini, scrittrice maceratese di successo con due romanzi pubblicati dalle casa editrice Le Mezzelane, approda nella sua città a raccontare le vicende de “Il Portone Rosso”.
Il libro, tra i romanzi marchigiani più venduti del 2019, racconta le vicende di Ludovica, avvocato stimato, che tra le vie di Macerata e i fasti di Roma, vive delle profonde inquietudini.
L’autrice riesce a mettere nelle pagine del suo libro, le emozioni, i pensieri nascosti, che la avvicinano a mondi borderline. Salvata dalle sirene della droga, perderà il suo Amore per poi cadere in una relazione distruttiva che la porta in un baratro sempre più profondo. Proprio lì matura la sua rinascita, trovando dentro di sé la forza di rialzarsi e tornare a vivere.
Nel libro l’evento personale si incrocia con il trauma del sisma che nel 2016 ha sconvolto le Marche, diventando anch’esso simbolo della rinascita che la nostra regione sta faticosamente ma tenacemente ricercando.
Ludovica rappresenta quindi l’animo indomabile di una regione, una donna che trova nelle difficoltà la sua forza più grande, che, come una fenice, brucia per risorgere a nuova vita .
Il libro è stato presentato nelle principali città italiane (Roma, Milano, Firenze, etc) e marchigiane. L’autrice ha partecipato a numerose interviste televisive e radiofoniche, con sempre maggiori apprezzamenti di pubblico e di critica.
L’incontro del 31 prevede, oltre all’autrice, la presenza di Rita Angelelli, Direttore Le Mezzelane Casa Editrice, di Marco Bragaglia, regista, e di Mauro Garbuglia, Presidente Èdi.Marca-Associazione Editori Marchigiani.
In ragione della fine dell’anno, delle imminenti festività e dell’avvicinarsi della scadenza del mandato dell’attuale Consiglio di Amministrazione, mi limiterei ad alcune considerazioni sostanziali approfittando inoltre di questo spazio per dire grazie a qualcuno e porgere i Migliori Auguri di Buone Feste a tutti.
Prima considerazione: IL RISULTATO
Abbiamo registrato, con una punta di orgoglio, che la BCC di Recanati e Colmurano ha incassato il prestigioso riconoscimento dell’Istituto Tedesco “Qualità e Finanza “ che ha posizionato il nostro Istituto al primo posto della classifica delle banche regionali nelle Marche. Credo, senza mezzi termini, che tale risultato sia la conseguenza di un pervicace e fruttuoso lavoro di squadra.
Costituirebbe peraltro errore, giudicare la cosa quale punto di arrivo. C’è ancora da lavorare per rendere la banca sempre più rispondente alle esigenze della clientela , esigenze in continua evoluzione , specie se rivolgiamo la nostra attenzione al mondo dei giovani. Nuovi prodotti, potenziamento ed ampliamento dei servizi, una politica di gestione del credito che tenga conto delle istanze dei soci, del territorio, delle famiglie, delle imprese, senza mai deragliare dai binari delle pur stringenti normative che disciplinano l’esercizio di tale potere. Una finanza attenta e mirata.
Seconda considerazione: IL CAMBIAMENTO
Al suddetto risultato la nostra BCC è pervenuta anche in virtù dell’adesione al Gruppo Bancario ICCREA. Entrare a far parte di un Gruppo Bancario, da un lato costituisce una vera e propria ga-ranzia di stabilità, dall’altro implica il coinvol-gimento della struttura in una serie di attività ulteriori rispetto a quelle di natura “ ordinaria “ cui tutti noi eravamo abituati. Una problematica su tutte: la migrazione dei dati in applicazione del nuovo sistema informatico.
Si è trattato di un vero e proprio sconvolgimento che ha richiesto e richiede tuttora enorme im-pegno e sacrificio, soprattutto a carico del per-sonale dipendente, costantemente in prima linea in questo oneroso ma inevitabile processo di revisione. A tal proposito giova fare appello anche alla pazienza ed alla disponibilità della nostra clientela che, pur subendo il disagio che tale trasformazione sta comportando, ha fornito ampia dimostrazione di aver compreso la portata innovativa dell’iniziativa.
Terza ed ultima considerazione di carattere generale: Emergono nuovi rischi – Innovazione
Stiamo assistendo , con preoccupante frequenza, agli effetti devastanti che stanno producendo i cambiamenti climatici. Sembra tuttavia stia crescendo , fortunatamente, la consapevolezza della portata dell’impatto che tali cambiamenti possono determinare sul sistema finanziario. Oggi più che mai occorrono politiche mirate e misure concrete che rafforzino la resistenza del nostro sistema finanziario: occorre pertanto convogliare i risparmi verso investimenti sostenibili. Non a caso le Autorità Europee hanno inserito per la prima volta i rischi climatici nella mappa dei principali fattori di rischio per il sistema bancario. In buona sostanza , il rischio climatico impatterà seriamente su tutti i processi bancari nel breve e medio termine. Dovremo perciò fare i conti con questi rischi ed iniziare ad intraprendere le opportune iniziative per la loro gestione. Risultato, cambiamento, innovazione , sono fattori ed obiettivi che non possono essere perseguiti né raggiunti se non attraverso la passione, il sereno lavoro, il gioco di squadra. Grazie allora ai dipendenti tutti della BCC di Recanati e Colmurano i quali hannodimostrato il giusto grado di perseveranza aiutando la barca a raggiungere l’approdo.
Si è avverato il sogno di Sofia Tornambene. La 16enne di Civitanova Marche è la vincitrice assoluta di X Factor 2019. La giovanissima cantautrice, che ambisce a vivere della sua musica, ha sbaragliato la concorrenza nella finale del talent show targato Sky Uno, andata in scena al Mediolanum Forum di Assago.
Ad aprire la serata è stato il super ospite Robbie Williams, che ha duettato con ciascuno dei quattro concorrenti in gara. La prima a esibirsi è stata proprio Sofia che, assieme ad una delle più grandi pop star internazionali, ha interpretato il celebre brano "She's the one". I due hanno cantato su un ponteggio mobile che li ha visti dapprima separati, e poi uniti sul finale della canzone. La grande emozione del condividere il palco con un mostro sacro come Robbie Williams si è avvertita, ma il giudice Sfera Ebbasta ha comunque promosso la sua prediletta riprendendo nel suo commento il titolo della canzone: "Non so se sia stata una scelta casuale, ma è proprio vero: she's the one (lei è l'unica, ndr).
E anche il pubblico si è mostrato d'accordo promuovendo Sofia alla seconda manche. Il primo degli eliminati è Davide Rossi, concorrente della categoria Under uomini di Malika Ayane.
Nella seconda manche Sofia si è esibita con un "best of" del proprio percorso a X Factor riproponendo le tre cover più riuscite ("Papaoutai", "Fix You", "C'est la vie"). Particolarmente coinvolgente l'interpretazione del brano di Stromae.
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"Molto brava e precisa. Ha tenuto molto bene la scena" ha commentato Mara Maionchi al termine della performance. "Non vedo l'ora di vedere come crescerai, continua così" ha aggiunto Malika Ayane, mente Sfera non ha nascosto l'entusiasmo: "Il percorso che hai fatto qua dentro è straordinario, sei veramente una professionista. Non so quante tue coetanee sarebbero state in grado di superare una pressione del genere".
Un coro unanime di complimenti che ha spalancato a Sofia le porte della finalissima assieme ai Booda, come da verdetto del pubblico tramite televoto.
A decretare il vincitore sono gli inediti. Sofia canta in maniera meravigliosa il brano "A domani per sempre" scritto quando aveva solo 14 anni. Un'esibizione che lascia incantato tutto il Forum. "Sei un qualcosa di mai visto nella musica italiana - commenta un estasiato Sfera Ebbasta -. Spero di condividere presto le classifiche con te".
Dopo una nuova apparizione sul palco di Robbie Williams, che ha promosso un doppio cd in uscita di canzoni natalizie, viene proposta una clip che riassume il percorso dei due finalisti. "Mi sento davvero maturata al termine di questa esperienza - dice una commossa Sofia poco prima del verdetto -, ho scoperto cose di me che prima non conoscevo. Ho iniziato nella cameretta assieme a mio padre e ora sono qui: ancora non mi sembra vero. Ringrazio tutti".
A decretare ufficialmente il vincitore è Alessandro Cattelan con la consueta formula: "Il pubblico con i suoi voti ha deciso che il vincitore di X Factor 13 è Sofia". Una pioggia di coriandoli accoglie la consegna del premio: è tutto vero Sofia.
Il Villa Musone impatta per 2-2 contro lo Staffolo in casa dopo un match tirato. I villans non riescono ad ottenere la vittoria dopo una gara equilibrata, contro i giallorossi che saranno avversari di Coppa Marche mercoledì prossimo, smuovendo comunque la classifica.
Buon inizio per i padroni di casa: pronti via e Piccini di testa non trova la porta, a stretto giro Marziani, sempre di testa, impegna Caruso che si rifugia in corner. Al 25' svarione della retroguardia ospite ed Agostinelli viene murato all'ultimo dal portiere giallorosso. Un minuto dopo Marziani finisce a terra dentro l'area, ma per l'arbitro e' simulazione. Nel finale di frazione Giammaria pesca Marziani in area piccola che batte Caruso con una conclusione volante.
Il vantaggio gialloblù dura poco perche' Fabrizi quasi allo scadere trova il fendente che vale il pareggio. Ad avvio ripresa ancora Fabrizi sfiora il gol ma non impatta la sfera da ottima posizione. Risponde al 51' Agostinelli che di testa sfiora l'incrocio dei pali. I villans aumentano il ritmo ed iniziano a rendersi pericolosi ma lo Staffolo colpisce nel finale. Tocco in area di rigore e penalty per gli ospiti con Massei che si incarica della battua e realizza. Sembra finita ma all'87' Giuliani su punizione pesca Agostinelli che di testa insacca la rete del 2-2.
Forcing finale del Villa Musone che pero' non si concretizza. “Oggi abbiamo fatto un passo indietro dal punto di vista della prestazione – commenta mister Maurizio Marincioni – ed alla fine possiamo dire che è il risultato più giusto. Oggi abbiamo giocato poco a pallone e mi dispiace perché durante la settimana facciamo tanto lavoro per creare gioco ma non siamo riusciti a metterlo in pratica, contro un avversario che si è difeso bene ripartendo in contropiede. Alla fine abbiamo avuto l’occasione per riuscire a vincere e non siamo riusciti a sfruttare l’episodio che ti cambiava la partita. Dispiace perché ci servivano dei punti per risalire la classifica”.
VILLA MUSONE - STAFFOLO 2-2 (1-1 pt)
VILLA MUSONE: Martino, Camilletti M., Guzzini (71' Marta), Carloni, Di Luca, Morra, Piccini (24' Giammaria), Carnevalini (57' Giuliani), Marziani, Pancaldi (84' Tonuzi), Agostinelli A disp. Ortenzi, Fiengo, Prosperi, Bora, Diallo All. Marincioni
STAFFOLO: Caruso, Piccinini, Fuoco (67' Conte), Massei, Coltorti, Tangherlini, Fabrizi L., Piersanti, Papadopoulos, Sassaroli, Bartelucci (80' Fabrizi M.) A disp. Aquilanti, Marani, Conte, Fratoni, Abbate, Paialunga All. Fabrizi
Arbitro: Serpentini di Fermo
Reti: 41' Marziani, 44' Fabrizi L., 82' Massei (rig), 87' Agostinelli
Note: Ammoniti Sassaroli, Marziani, Piersanti, Tangherlini, Morra, Marta
La prima partita alla Marpel Arena conferma lo spettacolo promesso alla vigilia ma coincide con una sconfitta. Il 2 a 3 finale dimostra tuttavia quanto è stata combattuta la sfida tra le due squadre. I biancorossi hanno iniziato bene, andando in vantaggio per due volte, poi dal quarto set sono cominciate a mancare un po’ di energie agli uomini di Adriano Di Pinto e Tuscania è riuscita a ribaltarla.
Una vittoria non semplice per la formazione ospite che anche al tie-break ha rischiato di farsi raggiungere nel finale dopo un emozionante recupero da parte di Macerata, interrotto però sul più bello. Alla Menghi resta una partita giocata alla pari contro una delle squadre più in forma del campionato e il punto conquistato.
LA CRONACA – Il coach Adriano Di Pinto si affida all’esperienza di Porcello e Monopoli, il solito Gabbanelli come libero, poi Nasari, Gabriele e Rizo. Il cubano biancorosso ha giocato una partita nella partita con la sfida a distanza con l’altro opposto, Polluaar, affiancato dal decisivo Rossatti, De Paola, Ceccobello al centro e Pace libero.
Tuscania inizia bene la gara e va avanti 2-10, con Macerata che si ritrova subito ad inseguire. Polluaar si dimostra temibile ma i biancorossi ci credono e con pazienza costruiscono la rimonta, 17-17, poi il muro di Rizo proprio su Polluaar spiana il vantaggio di Macerata che chiude il set 25-22 con l’ace di Calonico. Di nuovo avanti Tuscania nel secondo set, che resiste al ritorno dei biancorossi e mantiene il +4. Macerata commette troppi errori e permette agli avversari di allontanarsi fino al 16-25.
I padroni di casa si riscattano subito dopo, riuscendo stavolta a scappare via e tornare in vantaggio, 2 a 1. Tuscania rimanda però tutto al tie-break: il quarto set inizia con un testa a testa, poi gli ospiti vanno avanti +4; Macerata sembra aver speso tanto, riesce comunque a restare in partita ma si arrende 21-25. Di nuovo è Tuscania a scappare anche nell’ultimo set, poi l’ingresso di Stella e la sua serie in battuta regala una speranza, con Rizo che porta Macerata sull’11-12. Sul più bello però gli avversari trovano due punti decisivi e Rossatti chiude 11-15.
Il tabellino:
MENGHI MACERATA 2-MAURY’S COM CAVI TUSCANIA 3
PARZIALI: 25-22, 16-25, 25-17, 21-25, 11-15
Durata set: 29’, 25’, 29’, 29’, 19’ Totale: 131’
MENGHI MACERATA: Nasari 14, Porcello 6, Menichetti 1, Calonico 6, Poli 1, Gabriele 14, Bruno 1, Monopoli 6, Stella, Rizo 18, Gabbanelli. Allenatore: Adriano Di Pinto.
MAURY’S COM CAVI TUSCANIA: Buzzelli, Leoni 6, Pace, De Paola 9, Rossatti 18, Ceccoli, Ferraro 3, Ceccobello 10, Tognoni, Polluaar 15. Allenatore: Tofoli.
ARBITRI: Deborah Proietti, Alessandro Oranelli
Saranno Leo Shoes Modena e Sir Safety Conad Perugia a sfidarsi nella finale della Del Monte Supercoppa Italiana 2019. All'Eurosuole Forum di Civitanova Marche la formazione di coach Heynen si è imposta in quattro set contro l'Itas Trentino in semifinale (21-25, 23-25, 25-21, 25-22).
LA PARTITA - Il primo set è contraddistinto da grande equilibrio sino al 9-9, quando Trento firma un parziale di 3-0 sostenuto dalla spinta propulsiva al servizo di Russell (9-12). Un margine che la Sir non riuscirà a riassorbire, anche grazie agli impressionanti recuperi di Grebennikov in difesa (21-25).
Il secondo parziale è una vera e propria lotta punto a punto. A spuntarla in volata è Perugia, grazie al decisivo ingresso dalla panchina di Plotnyskyi. L'ucraino firma l'ace, che porta a doppia palla set la Sir: gli umbri sfruttano la seconda a loro disposizione (25-23).
Meno combattuto è il terzo set (25-21). Perugia fa la differenza a muro, minando le certezze offensive dell'Itas. Un Leon straripante al servizio chiude definitivamente i giochi nel quarto parziale, trainando la Sir alla vittoria con un "parzialone" dai nove metri (25-22). Sabato sarà sfida a Modena per ottenere il primo titolo della stagione.
La finalissima è in programma per sabato 2 novembre a partire dalle 18:00 al Forum di Civitanova Marche.
TABELLINO SIR SAFETY CONAD PERUGIA - ITAS TRENTINO 3-1 (21-25, 23-25, 25-21, 25-22)
Perugia: Leon 19, Atanasijevic 20, De Cecco 1, Lanza 12, Ricci 9, Podrascanin 5, Plotnyskyi 1
Trento: Russell 16, Giannelli 5, Lisinac 13, Candellaro 4, Vettori 18, Kovacevic 14, Cebulj 1
Credit Foto: Lega Volley
L'attesa seduta del Consiglio Comunale di Caldarola andata in scena nella serata di martedì 29 settembre è stata caratterizzata dalla risposta del primo cittadino Luca Giuseppetti in merito all'interrogazione presentata dai membri della minoranza sui due colpi di pistola esplosi dal vice sindaco di Caldarola Giovanni Ciarlantini lo scorso 31 luglio, all’interno del suo ufficio, attualmente spostato provvisoriamente in un container (leggi qui).
Nella sua risposta Giuseppetti ha sottolineato come Ciarlantini abbia operato col fine di effettuare le opportune verifiche sulle armi riconsegnate dal comandante della Polizia Municipale Giancarlo Cecchini in occasione del suo pensionamento: compito affidatogli da lui stesso. Un'operazione avvenuta all'interno del suo ufficio, in orario di chiusura e con porta chiusa a chiave.
"Le armi erano state riconsegnate con il caricatore inserito" ha sottolineato il sindaco, che ha aggiunto come Ciarlantini, in quanto delegato, abbia "effettuato le operazioni di scarico per renderle inoffensive". Il vicesindaco ha, pertanto, provveduto allo scarico di una prima arma, avvenuto con successo.
Al momento delle operazioni di scarico delle seconda arma, invece, "sono stati esplosi due colpi d'arma da fuoco, relativi ai proiettili lasciati indebitamente nel caricatore - ha puntualizzato il sindaco Giuseppetti -. I colpi, esplosi in maniera del tutto involontaria e con l'arma rivolta verso il terreno, non sono usciti verso l'esterno, hanno provocato un lieve danneggiamento alla struttura, che lo stesso vicesindaco a sue spese ha provveduto a riparare".
La risposta del primo cittadino ha convinto soltanto in parte la minoranza. "Restano ancora delle questioni irrosolte - chiariscono dall'opposizione -, alcuni elementi fondamentali non sono stati trattati".
Anzitutto tra i banchi della minoranza restano molte le perplessità legate alla mancata comunicazione tempestiva dell'episodio: "A fatto avvenuto non si è proceduto immediatamente a dare un’informativa in merito ed eventualmente a prendere i provvedimenti necessari nei confronti dei soggetti attivi del fatto, non dando nessuna notizia né ufficiale né ufficiosa si è voluto far passare l’avvenuto come di poca rilevanza".
"Il vicesindaco, anche se avente delega alla Polizia Municipale - proseguono i consiglieri di minoranza - non era tenuto a maneggiare le armi e soprattutto a procedere alle operazioni di scarico delle stesse all’interno degli uffici comunali, ma soltanto riconsegnarle nello stato originale alla stazione dei Carabinieri".
Altro elemento dirimente riguarda la pericolosità degli spari esplosi dal vicesindaco: "Il fatto che abbia operato a porta chiusa nel container, non in orario di apertura, non significa che abbia tutelato la pubblica incolumità in quanto il Comune è dislocato in un area vicina a giardini pubblici, ed è attraversato da percorsi interni pedonali liberi tra i container stessi. Per cui avendo le pallottole la possibilità di attraversare quel tipo di pareti, potevano offendere sia gli impiegati presenti in stanze vicine, sia i passanti casuali".
"Rimane da chiarire infine se nella riconsegna delle armi alla stazione dei Carabinieri, sia stato comunicato l’evento dei colpi esplosi agli stessi, fatto rilevante anche per la conta delle munizioni effettivamente riconsegnate dal Vigile uscente" concludono gli esponenti della minoranza.
La Feba Civitanova Marche esce sconfitta da Cagliari. Le momò cadono in casa del Cus Cagliari per 69-51. Fatale alle ragazze di coach Nicola Scalabroni è stato il secondo quarto in cui hanno subito uno scarto di 18 punti che non sono riuscite a ricucire. Pronti via e il match procede sui binari dell'equilibrio: le sarde provano la fuga sul 9-5 subito ricucita ed i due liberi di Ortolani nel finale fissano il risultato sull'11-11.
Nel secondo quarto, dopo un discreto avvio delle momò, le ragazze di coach Scalabroni si inceppano e subiscono un break di 13-0 (29-16) con Striulli e Ljubenovic sugli scudi. Le biancoblù fanno fatica in attacco e non riescono a contenere le avversarie, che vanno al riposo lungo sul 39-21.
Alla ripresa delle ostilità la Feba non riesce a ricucire lo strappo: nonostante la buona volontà le locali rimangono avanti chiudendo il terzo quarto sul 56-35. Nell'ultimo periodo il Cus Cagliari tocca il +27 con Striulli, 65-38 a 6'30'' dal termine, ma negli ultimi cinque minuti Sorrentino ricuce il margine, complice anche la poca lucidità in attacco delle locali, ed il canestro di Pelliccetti vale il 69-51 con cui si chiude la sfida.
"Diciamo che la sfida si è decisa nel secondo quarto - commenta coach Nicola Scalabroni - Nella prima frazione siamo andate bene, tenendo testa a Cagliari, poi nel secondo quarto abbiamo iniziato a forzare un paio di tiri ed abbiamo perso l'equilibrio che avevamo nel primo periodo. Abbiamo subito il parziale decisivo che ha indirizzato la gara. Purtroppo abbiamo ancora questi momenti negativi durante la partita che alla fine ci penalizzano, dovuto al fatto che siamo una squadra giovane e rinnovata. Ci sono stati dei miglioramenti però dobbiamo lavorare per evitare quanto prima questi momenti in cui perdiamo equilibrio e diamo modo agli avversari di indirizzare le sfide a loro favore".
CUS CAGLIARI - FEBA CIVITANOVA MARCHE 69-51
CUS CAGLIARI: Ljubenovic 8, Caldaro 8, Niola 2, Landi 7, Striulli 20, Puggioni 8, Novati 5, Madeddu 6, Saias 5, Serra, Sanna ne, Luridiana ne All. Xaxa
FEBA CIVITANOVA MARCHE: Bocola 4, Trobbiani 6, Sorrentino 24, Gombac 5, Ortolani 7, Paoletti 1, Pelliccetti 2, Ceccanti 2, Maroglio, Binci ne All. Scalabroni
Parziali: 11-11, 28-10, 17-14, 13-16
Arbitri: Bernardo e Marcelli
Si è svolta sabato 5 ottobre, alle ore 11, presso il monumento ai caduti di San Severino Marche, “Una rosa per Norma Cossetto”, la manifestazione promossa in tutta Italia dal Comitato 10 Febbraio per onorare la memoria della giovane istriana, seviziata e uccisa nel 1943 dai partigiani comunisti slavi.
L’evento, che si è svolto con il patrocinio gratuito dell’amministrazione comunale, ha visto la presenza del Vicesindaco Vanna Bianconi, del comandante della polizia municipale e di molti cittadini.
“È stata una cerimonia semplice ma partecipata – dichiarano gli organizzatori del Comitato 10 Febbraio e dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia – abbiamo ricordato degnamente il sacrificio di Norma Cossetto, la giovane studentessa istriana che nel lontano 1943 venne sequestrata, stuprata e gettata in una foiba dai partigiani comunisti slavi. Ogni partecipante ha deposto in silenzio una rosa rossa ai piedi del monumento ai caduti, disponendosi poi all’ascolto di un’allocuzione con cui è stata ricordata la vita e l’eroica fine della giovane studentessa".
"Durante la commemorazione – concludono gli organizzatori – è stato chiesto all’amministrazione comunale di intitolare una via, una piazza, un giardino o una scuola a Norma Cossetto, insignita nel 2005 della medaglia d’oro al merito civile dall’allora Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. A sostegno di questa richiesta siamo pronti ad avviare una raccolta di firme tra la popolazione”.
Il 7, 8 e 9 settembre una delegazione del Soroptimist Club del Lussemburgo ha incontrato il Club Soroptimist di Macerata.
Ad accogliere le 33 donne insieme alla Presidente Cinzia Cecchini e alla Past Presidente Adelaide Pangrazi, un numeroso gruppo di socie del Club di Macerata.
E’ stata una bella e calorosa accoglienza grazie anche alla presenza della Presidente Nazionale Patrizia Salmoiraghi che ha relazionato sulle attività del Soroptimist d’Italia, in aiuto alla popolazione terremotata. E’ stato anche molto gradito da tutte le ospiti l’omaggio in prodotti offerto dalla Varnelli che, oltre ad essere un’azienda di donne, è sempre attenta e sensibile alle attività che si svolgono sul territorio.
Domenica 8 settembre le 33 socie lussemburghesi, accompagnate dalle socie di Macerata, si sono recate a Camerino e hanno visitato l’azienda agricola “La Rinascita” di Barbara Bonifazi, fortemente colpita dal sisma, che grazie ai fondi del Lussemburgo e la collaborazione della Coldiretti di Macerata, ha potuto installare tre silos per lo stoccaggio dei cereali per l’alimentazione degli animali allevati. Le socie, attente e motivate, hanno partecipato con attenzione alla visita dell’azienda omaggiando la giovane titolare dell’azienda e il club di Macerata con una pianta di rose rosa, brevettata dall’Unione del Lussemburgo, dal nome “Soroptimist Women’s Voice”.
Un momento bello e commovente l’incontro delle amiche lussemburghesi con i genitori di Barbara: non sono mancati abbracci e sorrisi ma anche qualche lacrima di felicità per l’importante aiuto gentilmente offerto all’azienda della figlia Barbara. Le donne hanno fatto anche una visita alla città di Camerino e al monastero delle Suore Clarisse dove anche il Sindaco Sborgia ha incontrato la delegazione per un caloroso ringraziamento.
La terza giornata è stata dedicata alla visita della città di Macerata, del suo bel centro storico sotto l’esperta guida della Professoressa Troscè, del Palazzo Buonaccorsi e del Museo della Carrozza. La dott.ssa Giuliana Pascucci, curatrice dei musei civici, ha regalato un percorso coivolgente tra le opere, gli affreschi e la mostra del Bauhaus.
Il Soroptimist non è soltanto una rete internazionale di donne: è un insieme di incontri, confronti, scambi e collaborazioni che lasciano bellissimi segni tangibili.
Il momento più atteso da migliaia di appassionati di caccia è quasi arrivato: a settembre, infatti, riprenderà la stagione venatoria. Gli abruzzesi dovranno però attendere fino alla fine del mese, per via dello stop deciso dal Tar. Naturalmente per svolgere questo tipo di attività è indispensabile informarsi sugli orari, sui giorni consentiti e sui regolamenti locali, per evitare di incorrere in multe e sanzioni anche molto alte.
738mila licenze di caccia in Italia
Secondo i dati comunicati dall’Istat, sono 738.602 le licenze che sono state rilasciate nel 2017 nel nostro Paese. Le regioni che ospitano il maggior numero di cacciatori sono la Toscana (73mila), la Lombardia (62mila) e il Lazio (53mila), mentre il Molise ha registrato un enorme calo negli ultimi dieci anni (-71,2%).
Per quanto riguarda l’Abruzzo, invece, i dati del 2017 riportano la presenza di 10.322 cacciatori che possiedono il tesserino regionale, a fronte dei 543.795 totali in Italia. Gli abruzzesi dovranno però attendere il 25 settembre per poter ricominciare a cacciare, al contrario di quanto indicava il calendario venatorio approvato appena poche settimane fa; si tratta di uno stop deciso dal Tar, che ha accolto le richieste e i ricorsi presentati da associazioni come WWF e Lega nazionale per la difesa del cane.
L’importanza della sicurezza: alcuni consigli utili
In primo luogo serve conoscere le tipologie di arma che un cacciatore può usare durante le proprie sessioni di attività venatoria, ossia l’arco, il falco e il fucile senza silenziatore. Per quanto riguarda quest’ultimo in particolare, che risulta essere l’arma preferita dagli italiani, occorre fare molta attenzione in fase di scelta, optando sempre per dei marchi riconosciuti e affidabili; ciò vale non solo per l’arma in sé, ma anche per gli altri accessori necessari per la caccia, ed è quindi consigliabile puntare su ricambi e accessori originali per fucili come quelli del marchio Beretta, ad esempio.
Naturalmente la scelta di un’arma non basta per potersi dire al sicuro al 100%: conta anche utilizzarla in maniera corretta, evitando alcuni pericolosi errori che purtroppo sono molto comuni. Quali sono i consigli per evitare i peggiori rischi quando si caccia? Intanto serve fare attenzione quando si ripone l’arma al proprio fianco, durante i momenti di pausa: il fucile, infatti, dovrebbe essere sempre scarico, in quanto la caduta potrebbe far partire accidentalmente un colpo. Inoltre è necessario maneggiare l’arma con estrema cura anche quando è scarica, evitando di puntarla in direzione di persone e animali non prede. Infine, è necessario mantenersi aggiornati sulle varie disposizioni, che possono cambiare da provincia a provincia, e sottoscrivere una polizza assicurativa specifica, essenziale per coprire eventuali danni da incidenti.