A Camerino è attivo un nuovo sportello del progetto Rainbow Hub, un servizio gratuito e riservato dedicato a chi vive o assiste situazioni di discriminazione. Il presidio, ospitato negli spazi dell’Università di Camerino, nasce con l’obiettivo di rafforzare la presenza del progetto nelle aree interne e offrire un punto di riferimento concreto e accessibile per il territorio.
Lo sportello si trova presso l’Edificio Ex Carmelitane, in via Viviano Venanzi 16, ed è aperto il lunedì dalle 15:00 alle 17:00 e il giovedì dalle 9:00 alle 12:00. È possibile accedere su appuntamento, ma resta attiva anche una linea telefonica antidiscriminazioni disponibile 24 ore su 24 al numero 3666714881.
Il servizio si inserisce all’interno del progetto Rainbow Hub, promosso da un partenariato composto dal Comune di Fano, Cooss Marche, Cooperativa Labirinto e dalle associazioni Arcigay Comunitas Ancona e Agorà Pesaro. Già presente in altre aree della regione, il progetto rappresenta un punto di riferimento per l’ascolto, il supporto psicologico e l’orientamento legale, rivolgendosi in particolare alle soggettività LGBTQIAP+ e a chiunque affronti situazioni di esclusione, violenza o difficoltà legate all’identità personale.
L’attivazione dello sportello a Camerino assume un valore strategico. Città universitaria e luogo di incontro tra persone provenienti da contesti diversi, Camerino è un ambiente in cui la presenza di uno spazio di ascolto accessibile può fare la differenza, soprattutto per chi si trova ad affrontare momenti di fragilità o isolamento.
Rainbow Hub non è solo un centro di supporto, ma anche un osservatorio attivo sul territorio. Il progetto si propone infatti di individuare e contrastare ogni forma di discriminazione, promuovendo al tempo stesso formazione e buone pratiche per prevenire violenza e odio. L’obiettivo è creare un ambiente accogliente e sicuro, in cui le persone possano sentirsi libere di esprimersi e chiedere aiuto.
Negli ultimi anni è emersa con sempre maggiore evidenza la necessità di servizi capaci di intercettare bisogni spesso sommersi. In questo contesto, la presenza dello sportello all’interno dell’Università rappresenta una risposta concreta, offrendo uno spazio in cui trasformare il bisogno in richiesta di aiuto.
«Quando si parla di discriminazione, il problema più grande è che spesso le persone non sanno a chi rivolgersi o pensano che non valga la pena chiedere aiuto – spiegano dal team di progetto –. Con questo sportello vogliamo lanciare un messaggio chiaro: qui è possibile farlo. Anche solo per parlare, anche solo per orientarsi. Non serve avere già tutte le risposte, basta fare il primo passo».
Il progetto è realizzato con il contributo dell’Unar – Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali, a conferma dell’impegno istituzionale nella promozione dei diritti e dell’inclusione.
Ci sono voluti anni di diplomazia, una strategia finanziaria millimetrica e una volontà politica ferrea, ma da oggi l’ex monastero di San Lorenzo ha ufficialmente un nuovo proprietario: i cittadini di Belforte del Chienti. Questa mattina la cerimonia di inaugurazione dell’edificio acquisito dal Comune, per la consegna simbolica della struttura alla comunità prima dei lavori di restyling che permetteranno di dare nuova vita a 1.800 metri quadrati di spazi rimasti chiusi per anni.
Un gigante in pietra che ha sempre rappresentato un luogo dell’anima per i belfortesi e che, dopo secoli di silenzio, si prepara a trasformarsi nel polo della creatività e della vita sociale del territorio. La giornata è iniziata nella chiesa di San Lorenzo (anch’essa parte del complesso), dove la santa messa celebrata da don Leonard ha dato il via a questo simbolico passaggio di consegne.
Al parroco, il sindaco ha consegnato ufficialmente le chiavi della chiesa che resterà a disposizione della parrocchia per essere aperta e fruibile ogni volta che i sacerdoti lo vorranno. Subito dopo, i saluti istituzionali in piazza Vittorio Emanuele II accompagnati dal corpo bandistico di Belforte del Chienti.
Gli interventi del sindaco Alessio Vita, del presidente dell’Unione Montana Giampiero Feliciotti, della Sottosegretario alla presidenza della giunta regionale Silvia Luconi, del consigliere regionale Pierpaolo Borroni e del commissario straordinario alla ricostruzione Guido Castelli.
Presenti - tra gli altri - il consigliere provinciale Giorgio Pollastrelli e Roberto Bedini, amministratore delegato di NextLab, il partner privato che ha collaborato al progetto di Next Appennino. Il cuore dell’evento è stato l’orgoglio di una comunitàche ha visto un luogo identitario passare da proprietà privata a bene comune.
L’intervento del primo cittadino non ha nascosto l’emozione nel descrivere una operazione che va ben oltre la firma di un contratto. "Quello di oggi è un altro tassello importante che entra a far parte della complessa opera di ristrutturazione e rilancio del nostro Comune - ha detto - e, in particolare, del nostro centro storico".
"Una parte dell’edificio sarà destinata alla nascita di una scuola di fotografia, un unicum a livello nazionale finanziata con i fondi della Misura B2.2 - ha aggiunto Vita -. Verranno ristrutturati i giardini e la camminata intorno al monastero, che sarà lasciata aperta, regalando un nuovo percorso al centro storico. Altri spazi saranno rivolti alle associazioni, all’accoglienza e a tutti coloro che credono nelle potenzialità del nostro borgo".
"Belforte del Chienti ha vissuto negli anni un fisiologico calo di popolazione e di servizi: proprio per questo serve una politica che guardi avanti, che investa su cultura e sviluppo, rendendo il borgo sempre più appetibile e capace di sostenere anche l’offerta ricettiva, ristorativa e commerciale - ha precisato il primo cittadino -. Questa è la direzione che abbiamo scelto: costruire un paese che torni a essere centro di vita sociale, culturale ed economica"
"E questo è solo l’inizio. Nei prossimi mesi vedremo prendere il via altri lavori importanti per il capoluogo, grazie al contributo della Struttura Commissariale: la demolizione e ricostruzione dell’ex scuola media, il rifacimento di Via Scalette, delle mura cittadine, della porta di ingresso e del Cimitero comunale. Opere il cui costo supera i 5 milioni di euro messi a disposizione dall’Usr e che saranno funzionali alla rinascita del nostro centro storico. Da oggi - la conclusione di Vita - cambia chi abita queste mura, ma la vocazione resta la stessa: custodire ciò che a Belforte conta davvero, le sue persone".
Sotto il profilo tecnico, l’acquisizione da 770mila euro ha visto il Comune mettere in campo 100mila euro di fondi propri. Sono stati poi intercettati 250mila euro dal Pnc-Sisma del Pnrr e il resto della somma arriva da un mutuo agevolato tramite l’Istituto di Credito sportivo e culturale.
Una volta che l’immobile è stato acquisito dall’ente, è partita la sinergia che ha visto lavorare pancia a terra l'Ufficio Tecnico, i volontari, la Protezione civile, il Circolo Uno Nessuno Centomila, che con braccia e cuore hanno sgomberato e reso splendente la struttura per questa giornata sotto il coordinamento e l’impegno dei consiglieri Elio Carfagna e Luca Pierluigi.
Nonostante lo stabile goda di ottima salute grazie ai lavori post-sisma del 1997, il Comune non si ferma qui e già dalle prossime settimane partiranno interventi per 200mila euro che daranno il via alla trasformazione vera e propria. Il plauso al primo cittadino e all’amministrazione comunale è arrivato da parte di Feliciotti, Borroni e Luconi che hanno evidenziato la lungimiranza e la visione dell’operazione portata avanti negli ultimi anni.
"L’acquisto dell’ex monastero e la creazione di una scuola di fotografia - ha evidenziato Castelli - rientrano nei fondi di Next Appennino, creati ad hoc dalla Struttura commissariale per guidare una rinascita del cratere e dell’entroterra che non sia solo strutturale, ma anche sociale ed economica. La misura permette infatti ai tanti edifici pubblici ricostruiti di non restare scatole vuote ma di avere il supporto di partner privati che ne permettano il sostentamento e il funzionamento. Complimenti al Comune per la sinergia instaurata con gli enti, capace di portare a termine questa operazione".
Una solenne e intensa celebrazione ha segnato la giornata del 25 aprile a San Severino Marche, dove il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha preso parte alle commemorazioni per l’81esimo anniversario della Festa della Liberazione.
Ad accogliere il Capo dello Stato, al suo arrivo, le più alte autorità civili e militari: il ministro della Difesa Guido Crosetto, il capo di Stato Maggiore della Difesa Luciano Portolano, il sindaco Rosa Piermattei, il prefetto Giovanni Signer, il presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli e il presidente della Provincia di Macerata Alessandro Gentilucci. Presenti anche il picchetto d’onore della Legione Carabinieri Marche, le autorità militari e i rappresentanti delle associazioni combattentistiche e d’arma. Ad accompagnare l’arrivo del Presidente, il lungo e sentito applauso di centinaia di cittadini e studenti, che hanno sventolato il tricolore, testimoniando un profondo senso di appartenenza ai valori della Repubblica.
La prima tappa si è svolta al Monumento ai Caduti della Resistenza, dove il Presidente ha deposto una corona d’alloro, rendendo omaggio al sacrificio di quanti hanno lottato per la libertà. Il monumento, realizzato nel 1965 dall’artista Arnaldo Bellabarba, rappresenta uno dei luoghi più significativi della memoria cittadina, anche grazie al recente restauro reso possibile dalla collaborazione tra istituzioni e comunità.
Successivamente, il Capo dello Stato si è trasferito in piazza Del Popolo, accolto da un nuovo, caloroso applauso. Dopo l’esecuzione dell’inno nazionale, ha ricevuto gli onori militari e passato in rassegna il picchetto interforze, prima di raggiungere il Teatro Feronia per la cerimonia istituzionale.
Ad aprire gli interventi è stato il presidente della Provincia, Alessandro Gentilucci, che ha dato il benvenuto al Presidente Mattarella e ricordato alcune testimonianze partigiane. A seguire, il sindaco Rosa Piermattei ha richiamato il valore storico e civile del territorio: «Il nostro territorio, uno dei più vasti delle Marche, non è stato solo un teatro di guerra ma un laboratorio di solidarietà internazionale. Il Battaglione Mario rappresentò un qualcosa di unico per l’Italia intera: un’unità multietnica dove italiani, prigionieri alleati fuggiti dai campi di concentramento ed ex prigionieri di diverse nazionalità combatterono fianco a fianco. C’erano giovani, donne e sacerdoti».
Nel suo intervento, il sindaco ha voluto ricordare figure emblematiche della Resistenza locale: «Bruno Taborro, vicecomandante del Battaglione Mario, fu tra i protagonisti di quella lotta contro l’oppressione nazifascista che ebbe nelle nostre montagne, e in particolare sul Monte San Vicino, uno dei suoi teatri. E Carlo Abbamagal, partigiano etiope, fu simbolo di una lotta che non conosceva confini di razza o nazione, ma solo il confine universale tra la giustizia e la tirannia».
Un passaggio che ha trovato il suo culmine in un messaggio dal forte valore universale: «Questi uomini ci hanno insegnato che la libertà è un bene universale e che la solidarietà è l’arma più potente contro ogni forma di odio. E questo, ogni 25 Aprile e ogni giorno, dobbiamo ricordarlo e fare in modo di tramandarlo».
Parole di riconoscenza sono state espresse dal presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli, che ha rivolto un saluto al Capo dello Stato: «I marchigiani tutti, le assicuro signor Presidente, le sono profondamente grati per la sua attenzione alle Marche e per la sua presenza qui oggi, in una occasione così solenne, com’è l’ottantunesimo Anniversario della Liberazione».
Il presidente regionale ha poi sottolineato il valore contemporaneo della ricorrenza: «Penso che la giornata odierna non debba limitarsi a un doveroso esercizio della memoria, ma debba essere uno strumento vivo e concreto di testimonianza, l’occasione per rinnovare un impegno e una responsabilità condivisi».
Richiamando il contesto internazionale, ha aggiunto: «Non dobbiamo dimenticare mai che l’amore e la passione per la democrazia e la libertà rappresentano l’unico vero antidoto ad ogni forma di totalitarismo e autoritarismo. E che una democrazia può prosperare e trovare vigore solo se si fonda sul confronto e sul rispetto dell’altro, non sull’odio o sulla delegittimazione dell’avversario politico».
E ancora: «Le celebrazioni di oggi ci richiamano a una riflessione sulla difficile epoca che stiamo attraversando, in cui riemergono spettri del passato, in cui la forza del diritto internazionale è messa in discussione, e le democrazie fanno i conti con minacce sempre più insidiose- Dal Dopoguerra ad oggi i valori della Costituzione hanno garantito pace e solidarietà, libertà e democrazia, crescita e uguaglianza: sono valori che appartengono al DNA del popolo italiano e che dobbiamo tutelare ogni giorno».
Nel corso della cerimonia, l’attore Neri Marcorè ha dato voce alla memoria leggendo una poesia dedicata alla Resistenza, contribuendo a rendere ancora più intensa la partecipazione emotiva.
Nel suo intervento, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha richiamato il significato fondante della giornata: «In questo luogo si trovano le radici della Repubblica, nata per esprimere la speranza e l’avvio di un futuro migliore - poi citando Vittorio De Sica in "Miracolo a Milano" - Una nuova Italia, verso un Paese in cui “buongiorno” vuol dire davvero buongiorno». Un passaggio che ha sottolineato il valore storico del percorso compiuto: «Ottantuno anni di pace, sviluppo e progresso sono raccolti nella nostra Costituzione».
Richiamando anche il valore simbolico della città e del suo teatro, ha aggiunto: «Feronia, dea della libertà, oggi ci richiama a celebrare la festa di tutti gli italiani amanti della libertà. Da San Severino vogliamo ribadire la nostra determinazione nella difesa delle libertà, della giustizia e della pace».
Il Capo dello Stato ha quindi ricordato il ruolo del territorio nella storia della Resistenza: «Questa provincia fu oggetto di prevaricazioni e stragi, e San Severino fu teatro dei primi scontri a fuoco. Qui si trovano esempi di sacrificio e virtù civica che hanno contribuito a costruire la Repubblica».
Infine, uno sguardo al futuro: «L’Italia guarda con fiducia alle sfide del futuro insieme agli altri popoli europei. La Repubblica è riconoscente alla gente delle Marche per il contributo che ha fornito alla sua formazione e al suo sviluppo».
La cerimonia si è conclusa con parole che hanno unito idealmente l’intera comunità nazionale: «Viva la Liberazione, viva la Repubblica».
Una giornata di altissimo valore istituzionale e civile, che ha rinnovato, nel segno della memoria, l’impegno condiviso verso i principi fondanti della democrazia italiana.
Ogni anno, il 25 Aprile, apro i social e vedo la stessa scena. Feed che si riempie di bandiere tricolori, di foto in bianco e nero di partigiani, di frasi sulla libertà. Cuori rossi. Post condivisi. Storie che durano ventiquattro ore e poi spariscono.
E ogni anno mi chiedo se stiamo davvero celebrando qualcosa, o se stiamo solo riempiendo uno spazio. Non fraintendetemi, non sto dicendo che è sbagliato postare il 25 Aprile, sto solo osservando una cosa: che forse, per questa festa, il gesto migliore non è pubblicare qualcosa, ma fermarsi a capire cosa stiamo celebrando.
Perché il 25 Aprile non è come Natale o Pasqua. Non è una festa dove l'atto di condividere ha senso in sé: è la Festa della Liberazione. È il giorno in cui ricordiamo persone che hanno scelto di rischiare tutto per la libertà, per la nostra libertà.
E io mi chiedo: quanti di noi, prima di postare quella bandiera, si sono fermati a leggere una storia vera? A conoscere un nome? A capire cosa significava essere partigiano a vent'anni? La memoria non è un post.
Mi è capitato, l’anno scorso, (me lo ricordo bene) di parlare con un ragazzo di vent'anni. Gli ho chiesto se sapeva cosa si celebrava il 25 Aprile. Mi ha risposto: "Sì, la Liberazione, la fine della guerra". Gli ho chiesto se conosceva qualche storia di partigiano. Silenzio. Poi: "No, ma è importante, lo so" . E io mi sono resa conto che sapeva che era importante, ma non sapeva perché. E non è colpa sua, ma di un sistema dove celebrare è diventato un gesto veloce. Dove basta un click per sentirsi a posto con la coscienza. Dove la memoria si riduce a una story che sparisce dopo ventiquattro ore.
Quest'anno vorrei proporre una cosa diversa. Non sto dicendo di non postare. Sto dicendo: prima di farlo, dedica dieci minuti a leggere qualcosa di vero. Un libro, un articolo, una testimonianza di chi c'era. Leggi cosa facevano i partigiani sulle montagne, capisci cosa significava resistere quando resistere poteva costarti la vita.
E poi, se vuoi, posta. Ma posta sapendo cosa stai celebrando. Posta con consapevolezza, posta perché hai capito, non perché tutti lo fanno. Il 25 Aprile è l'unica festa in cui il silenzio può essere più potente del rumore. In cui leggere è più importante che postare. In cui fermarsi a riflettere vale più di cento condivisioni.
Non dico che dobbiamo smettere di usare i social per celebrare, dico che forse, per questa festa, dovremmo invertire l'ordine. Prima leggere, poi, se vogliamo, postare. Perché la memoria non si celebra con un click, si coltiva con il tempo, con la lettura, con la comprensione. E quest'anno, il 25 Aprile, proviamo a fare così: apriamo un libro prima di aprire Instagram. Leggiamo una storia vera prima di condividere una frase bella. Non per essere migliori, ma per capire davvero cosa stiamo celebrando. Perché la libertà che abbiamo oggi non è arrivata da sola. Qualcuno l'ha conquistata per noi. E forse, il modo migliore per ringraziarli, non è un post, ma è sapere chi erano.
Montefano si prepara a un cambiamento significativo della propria viabilità urbana, come emerso durante l’incontro pubblico dello scorso 22 aprile presso la Sala Consiliare di Palazzo Olivi. A partire dal mese di maggio del 2026, l’Amministrazione Comunale introdurrà un nuovo piano del traffico finalizzato a migliorare la sicurezza stradale, con particolare attenzione all'intersezione tra la S.R. 361 e via Don Minzoni, un tratto caratterizzato da criticità legate alla visibilità e all'intensità del flusso veicolare.
Il sindaco Angela Barbieri ha illustrato le ragioni dell'intervento, che si inserisce in un quadro di riqualificazione più ampio iniziato con il risanamento idrogeologico di via Domenico Costanzi, un'opera da 506.000 euro finanziata da fondi regionali e ministeriali. L'assessore alla Viabilità Mirco Monina ha spiegato nel dettaglio il funzionamento del nuovo sistema, che prevede l'attivazione h24 di un semaforo intelligente sulla direttrice Macerata-Ancona, capace di adattare i tempi di attesa ai volumi di traffico e caratterizzato da una fase di luce gialla estesa a cinque secondi per favorire una guida più sicura. Per garantire il rispetto delle nuove disposizioni, il Comune ha confermato l'installazione di un dispositivo per il rilevamento automatico delle infrazioni semaforiche.
Le modifiche sostanziali riguardano la revisione dei sensi di marcia. Via Don Minzoni diventerà a senso unico a scendere partendo dall'intersezione con la S.R. 361, mantenendo il doppio senso solo fino all'ingresso del supermercato "Si con Te". È prevista inoltre una semplificazione per chi proviene da Macerata, che potrà svoltare in via Don Minzoni evitando la manovra di inversione sul "bollino rosso", obbligo che resterà invece in vigore esclusivamente per i mezzi pesanti, i quali dovranno proseguire fino a Piazzale Martiri delle Foibe. Anche via della Repubblica subirà una modifica, diventando a senso unico a scendere tra il civico 1 e il 25, misura pensata per decongestionare la zona dei servizi e aumentare la disponibilità di parcheggi. Infine, i veicoli in arrivo da via Don Minzoni o via Imbrecciata saranno indirizzati su via Costanzi per il raggiungimento della strada regionale o del centro storico.
L'Amministrazione ha espresso soddisfazione per il confronto avuto con la cittadinanza, garantendo che il passaggio alle nuove modalità di circolazione sarà supportato da un'adeguata segnaletica e da un incremento dei controlli da parte della Polizia Locale, necessari ad accompagnare i residenti in questa fase di transizione.
Alla vigilia del "Mattarella Day", San Severino Marche respira un’atmosfera carica di emozione e attesa. Le vie del centro storico iniziano a trasformarsi, mentre la città si prepara ad accogliere il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in occasione della Festa della Liberazione.
Fin dalle prime ore della mattinata, il fermento è palpabile. Sono in corso le prove tecniche ufficiali e gli ultimi dettagli organizzativi stanno prendendo forma. Piazza e strade sono presidiate da un imponente dispiegamento di forze dell’ordine: carabinieri, guardia di finanza, militari. Una presenza che testimonia l’importanza dell’evento e contribuisce a dare il senso di una giornata che si preannuncia storica per tutta la comunità.
Intanto, la città comincia a vestirsi a festa. I primi tricolori fanno capolino dai balconi e dalle finestre, mentre le vetrine dei negozi si colorano di verde, bianco e rosso. L’appello dell’amministrazione comunale (leggi qui) è stato raccolto da tanti cittadini e attività, anche se il maltempo degli ultimi giorni ha rallentato gli allestimenti.
Abbiamo incontrato il sindaco Rosa Piermattei e raccolto la sua emozione alla vigilia di questo giorno così significativo per l’intera comunità. «La città di San Severino Marche questa mattina sta vivendo un’emozione grandissima. Ci sono gli ultimi preparativi, quindi le prove ufficiali. La città è invasa da forze armate, da qualsiasi livello, dai carabinieri, dalla finanza, dai militari. È bellissimo, siamo tutti pronti per domani per l’arrivo del Presidente della Repubblica».
Dietro le quinte, il lavoro è stato intenso e continuo. L’organizzazione coinvolge numerosi attori istituzionali: dalla Rai al Quirinale, passando per Prefettura e Questura. Senza dimenticare l’impegno straordinario degli uffici comunali, che hanno lavorato senza sosta per rispettare tempi serrati e garantire che tutto sia pronto. «Dietro ci sono giorni di lavoro da parte della Rai, del Quirinale, della Prefettura e della Questura. Ma non dimentichiamo il grande lavoro degli uffici comunali, che hanno trascorso notti per preparare tutto. Da parte nostra ce l’abbiamo messa tutta».
Nonostante la pioggia dei giorni scorsi, il colpo d’occhio della città è già significativo e destinato a crescere nelle prossime ore. «Devono ancora terminare perché non siamo stati così fortunati con il meteo, ma ci rifaremo: la città è in festa, come è la festa nazionale del 25 aprile, e soprattutto grazie alla presenza del Presidente della Repubblica».
La città è consapevole dell’importanza del momento, ma soprattutto del suo significato più profondo. «Il 25 aprile è la Festa della Liberazione. In un momento così difficile dobbiamo ricordarci di volerci bene, dell’amore e soprattutto della pace». San Severino è pronta. Domani sarà il suo giorno.
Dal 1° maggio al 20 settembre 2026 prende il via la stagione balneare nelle Marche, con oltre quattro mesi dedicati al turismo e alla valorizzazione del mare, una delle risorse ambientali più importanti del territorio.
I dati più recenti delineano un quadro estremamente positivo: secondo Arpam oltre il 96% delle acque di balneazione è classificato “eccellente”, mentre circa il 6% rientra nella categoria “buono”. In totale, sono più di 169 i chilometri di costa monitorata, a conferma di una qualità diffusa lungo tutto il litorale marchigiano.
Un risultato che, come evidenziato dalla stessa agenzia, frutto di un lavoro costante:“Un risultato che premia il lavoro di monitoraggio e tutela ambientale svolto dall’Agenzia e dalle istituzioni, impegnate nella protezione della salute dei bagnanti e nella salvaguardia degli ecosistemi marini”.
Dalla provincia di Pesaro-Urbino fino a quella di Ascoli Piceno, la qualità delle acque resta elevata. Le poche criticità rilevate – pari allo 0,55% del totale, poco più di 900 metri di litorale – si concentrano prevalentemente nelle aree prossime alle foci dei fiumi, dove fattori naturali come le precipitazioni possono incidere temporaneamente.
Anche in questi casi, sottolinea l’Agenzia, il sistema di controllo garantisce sicurezza:“I sistemi di prevenzione, come i divieti temporanei e i controlli straordinari, assicurano una gestione efficace e trasparente dei rischi per la salute dei bagnanti”.
Positivo anche il quadro delle acque interne. Nei laghi marchigiani – Borgiano, Castreccioni e Fiastrone – e nel fiume Castellano, oltre 7 chilometri su circa 7,6 complessivi risultano classificati “eccellenti”, mentre la restante parte è comunque “buona”. Assenti le classi “sufficiente” e “scarsa”.
La classificazione deriva dall’attività di monitoraggio condotta da Arpam, che ha analizzato 1.750 campioni di acque marine e interne attraverso controlli microbiologici rigorosi, campionamenti mensili e verifiche aggiuntive in caso di criticità.
Fondamentale anche l’informazione ai cittadini, garantita in tempo reale tramite portali web e strumenti digitali.“L’intero sistema di sorveglianza consente non solo di certificare la qualità delle acque, ma anche di intervenire tempestivamente in caso di anomalie, garantendo la massima sicurezza per i bagnanti”, evidenzia l’agenzia.
Con oltre 169 chilometri di costa balneabile monitorata, le Marche offrono un equilibrio tra qualità ambientale, sicurezza e accessibilità. Dalle spiagge sabbiose del nord alle baie del Conero fino al litorale meridionale, il mare marchigiano si conferma una meta ideale per residenti e turisti.
“L’avvio della stagione balneare rappresenta un’opportunità per valorizzare un territorio che unisce qualità ambientale, bellezza paesaggistica e sicurezza”, conclude Arpam.
MACERATA – Un confronto pubblico sui temi chiave per il futuro della città, in un momento cruciale come quello che precede le elezioni amministrative. Oggi la Sala Castiglioni della Biblioteca Comunale Mozzi-Borgetti ha ospitato un incontro promosso congiuntamente dal Circolo di cultura politica Aldo Moro e dal Circolo della Rosa, richiamando un pubblico numeroso.
Al centro del dibattito – coordinato dal giornalista Carlo Cambi – tre ambiti fondamentali: sanità, economia e cultura. In platea anche due candidati sindaco, Gianluca Tittarelli per il centrosinistra e Marco Sigona per Officina delle Idee, oltre a diversi esponenti politici, tra cui i dem Ninfa Contigiani, Narciso Ricotta, Andrea Perticari e l’ex sindaco e consigliere regionale Pd Romano Carancini, presenti anche diversi rappresentanti del mondo associativo ed economico cittadino. A introdurre i lavori è stato Angelo Sciapichetti, seguito dagli interventi del professor Claudio Socci, di Gianni Genga (già direttore sanitario) e dell’avvocato Bruno Mandrelli.
Proprio Cambi ha aperto il confronto evidenziando alcuni dati critici sul fronte turistico: «Gli alberghi a Macerata sono passati da sette a quattro». Un dato che si inserisce in un quadro regionale più ampio, dove – su 4.728 strutture ricettive marchigiane – il capoluogo ne conta appena 73. Numeri che, secondo i relatori, impongono una riflessione sulla capacità attrattiva della città e sulla necessità di rafforzare l’offerta.
Mandrelli ha posto l’accento su uno dei temi più sensibili: la fuga dei giovani. «Siamo poco attrattivi o sono i ragazzi che comprendono meglio le prospettive e scelgono altro?», si è chiesto, sollecitando un cambio di passo. Tra le proposte avanzate, quella di rafforzare il ruolo dello Sferisterio attraverso una collaborazione più stretta con i comuni limitrofi, per renderlo attivo durante tutto l’anno. L’obiettivo è costruire un cartellone culturale unico e continuo, capace anche di garantire maggiore stabilità occupazionale.
Non solo: si è parlato anche di ospitalità diffusa, ma con una premessa chiara. Prima di tutto serve costruire un’offerta adeguata. «Macerata ha le potenzialità per recuperare un ruolo che ha smarrito – ha aggiunto Mandrelli – ma serve capire se vogliamo invertire la rotta o accettare un lento declino».
Dal punto di vista economico, il professor Socci ha richiamato la necessità di un approccio tecnico e razionale: «Non sono un politico, ma un tecnico. Le decisioni devono basarsi sui dati e sulla valutazione degli effetti». Un invito, dunque, a pianificare lo sviluppo del territorio partendo da indicatori concreti, come il valore aggiunto delle attività produttive, evitando scelte improvvisate.
Molto articolato anche l’intervento di Gianni Genga sul sistema sanitario. «La mobilità passiva è arrivata a 56 milioni di euro nel 2024 – ha spiegato – segno evidente che qualcosa non funziona». Un dato che evidenzia come molti cittadini scelgano di curarsi fuori regione, con conseguenze economiche rilevanti. Genga ha poi affrontato il tema del nuovo ospedale, esprimendo perplessità: «La vedo lunga, ma soprattutto bisogna capire con quali contenuti e con quale visione». Particolarmente critica la questione del ridimensionamento di alcuni reparti: «Non si possono togliere le urgenze da Macerata. Serve un ospedale con funzioni intermedie, in grado di dialogare con Torrette ma mantenere servizi essenziali sul territorio».
L’incontro ha rappresentato un momento di riflessione importante per la città, mettendo in luce criticità ma anche possibili linee di sviluppo. Con le elezioni alle porte, il dibattito su sanità, economia e cultura si conferma centrale, chiamando la politica a dare risposte concrete a una comunità che chiede visione e prospettiva.
Arriva fino a Palazzo Chigi la presa di posizione della famiglia di Enrico Mattei. Lo scorso 27 marzo, all’indirizzo Pec della Presidenza del Consiglio, sarebbe stata recapitata una diffida formale con un oggetto inequivocabile: stop all’utilizzo del cognome Mattei per il piano strategico promosso dal Governo. A firmarla è Pietro Mattei, uno dei nipoti dell’imprenditore scomparso nel 1962 in un incidente aereo rimasto tra i grandi misteri italiani. Lo zio, che non ebbe figli, lasciò la propria eredità ai nipoti, oggi al centro della vicenda.
Secondo quanto riportato in un'esclusiva da La Stampa, la decisione arriva dopo un periodo di osservazione delle politiche governative: "All’inizio ho detto vediamo che fanno, ma ora trovo inaccettabile quanto sta accadendo”, ha spiegato al quotidiano torinese Pietro Mattei, criticando in particolare le scelte su energia, immigrazione e politica estera. Nella diffida, l’utilizzo del nome di Mattei viene definito come uno strumento "finalizzato a scopi di propaganda", con il rischio di distorcere il significato storico e politico dell’azione del fondatore dell’Eni.
Il riferimento è al cosiddetto "Piano Mattei", con cui il Governo Meloni intende rafforzare i rapporti con i Paesi africani. Un’impostazione che, secondo gli eredi, sarebbe però "in totale antitesi" con la visione originale: quella di una politica energetica autonoma e di relazioni internazionali basate su accordi paritari. Non manca un passaggio critico anche sui rapporti con gli Stati Uniti: "Mattei li aveva sfidati, non era il loro servo", è una delle frasi più nette riportate nell’intervista.
Tra i punti più contestati c’è proprio l’approccio verso l’Africa. Il Governo richiama spesso il modello Mattei parlando di cooperazione non predatoria, ma per la famiglia il paragone non regge. Nella diffida si ricorda come l’imprenditore marchigiano investisse nella formazione dei giovani locali, inserendoli nelle strutture Eni e contribuendo allo sviluppo dei loro Paesi. Un metodo ritenuto molto distante dall’attuale gestione dei flussi migratori, giudicata più politica che strutturale.
La famiglia è pronta ad andare oltre la diffida. Pietro Mattei ha annunciato la possibilità di avviare un’azione legale sia civile che penale nel caso in cui il nome continui a essere utilizzato: "Stanno vendendo una scatola vuota", è l’accusa fatta dalle colonne de "La Stampa".
Parallelamente, si è aperto anche un contenzioso con l’Eni su alcuni beni appartenuti a Mattei. Gli eredi rivendicano oggetti personali, documenti e diverse opere d’arte del primo Novecento, tra cui due nature morte di Giorgio Morandi. Su questo fronte è già stata avviata una causa civile al tribunale di Macerata per la cosiddetta "petizione ereditaria". L’azienda ha replicato sostenendo che quei beni fanno parte del proprio patrimonio e che difenderà questa posizione in giudizio.
Abbiamo inoltre interpellato il fratello di Pietro Mattei, Paolo Mattei, che offre una lettura più distaccata della vicenda, pur condividendo la difesa del valore del 'Piano Mattei'. "Secondo me – spiega – si stanno mescolando piani completamente diversi: il Piano Mattei per l’Africa, l’azione politica del Governo e perfino scenari internazionali come la guerra in Medio Oriente. Sono livelli distinti che non dovrebbero essere sovrapposti".
Paolo Mattei sottolinea come, a suo avviso, il dibattito pubblico stia confondendo ambiti non comparabili: “Una cosa è il Piano Mattei, un’altra sono le scelte politiche dell’esecutivo e un’altra ancora le dinamiche geopolitiche tra Stati Uniti, Russia o Israele e Palestina. Non si può mettere tutto sullo stesso piano”.
Pur esprimendo critiche verso alcune letture della vicenda, si dice invece favorevole al richiamo al progetto originario: "Il Piano Mattei, in sé, è un’idea che condivido, perché i principi a cui si ispira sono ancora attuali rispetto alla visione di Enrico Mattei". E aggiunge: "Ma non si può confondere il giudizio politico generale con il contenuto del Piano. Sono ambiti diversi e vanno valutati separatamente".
Nel centro storico di Macerata la mattinata si è aperta con qualche difficoltà nella circolazione, in seguito al cambio di senso di marcia di alcune vie annunciato nella giornata di ieri. Il piano, legato a un intervento di manutenzione stradale, prevedeva una modifica della viabilità articolata in due momenti distinti: una prima fase dalle 7 del mattino e un cambiamento più rilevante a partire dalle 14.
Proprio questa distinzione, però, non è risultata del tutto chiara a chi si è trovato a transitare in centro nelle prime ore della giornata. Alcuni automobilisti hanno segnalato una comunicazione poco efficace, trovandosi di fronte a una segnaleticache indicava cambiamenti già in atto, senza che però fossero ancora state chiuse le strade interessate o pienamente attuate le nuove disposizioni.
Ne è derivata una situazione di incertezza nel traffico, con conducenti che hanno interpretato in modo diverso le indicazioni presenti lungo il percorso. Un contesto reso più delicato anche dalla coincidenza con il giorno di mercato, che ha contribuito ad aumentare il traffico nella zona.
Il risultato è stato un avvio non del tutto lineare per una riorganizzazione della viabilità a Macerata che, secondo quanto previsto, dovrebbe entrare pienamente a regime nel corso della giornata, una volta scattate le modifiche principali programmate per il pomeriggio.
In concreto, i cambiamenti prevedono il divieto di sosta in via Zara nel tratto tra viale Leopardi e via Don Minzoni e, dalle 14, la chiusura al traffico di via Zara. Per consentire la circolazione vengono invertiti i sensi di marcia in via Ciccarelli, in via Lauro Rossi nel tratto verso via Santa Maria della Porta, in via Basili e in parte di via Santa Maria della Porta. In piazza Mazzini, all’ingresso di Porta Mercato, è previsto un senso unico alternato con precedenza in uscita verso piazza Nazario Sauro e il divieto per i mezzi superiori alle 3,5 tonnellate. Temporaneamente viene sospesa la Ztl in via Don Minzoni, mentre in via Padre Matteo Ricci è obbligatoria la svolta a sinistra verso via Santa Maria della Porta con accesso limitato a residenti e carico e scarico. In via Armaroli potrà inoltre essere attivato un senso unico alternatoin base all’avanzamento dei lavori.
Il costo della vita torna a salire con decisione a Macerata, riportando il capoluogo marchigiano tra i più cari d’Italia. Dopo un inizio d’anno che lasciava intravedere segnali di stabilizzazione, i dati di marzo ribaltano lo scenario e certificano una nuova accelerazione dei prezzi. Secondo l’analisi dell’Unione Nazionale Consumatori sui dati territoriali diffusi dall’Istat, Macerata si colloca al nono posto nella classifica dei capoluoghi più cari d’Italia. L’inflazione tendenziale ha raggiunto il +2,6%, uno dei valori più alti a livello nazionale, traducendosi in un aumento medio della spesa annua di circa 576 euro per famiglia.
Un dato che segna un deciso peggioramento rispetto all’inizio dell’anno. A gennaio la città era già tra le più care, con un +1,8% e un aggravio di circa 399 euro annui, mentre a febbraio il tasso era salito al 2%, pur con un leggero arretramento in classifica. Marzo, invece, segna il ritorno stabile nella top ten, confermando una tendenza che riporta alla mente quanto accaduto due anni fa, quando Macerata figurava stabilmente ai vertici.
Il confronto con il resto del Paese è significativo: la media italiana si ferma a un +1,7%, pari a circa 427 euro annui in più a famiglia. Ancora più marcato il divario con le altre province marchigiane. Ascoli Piceno si posiziona a metà classifica, con un’inflazione dell’1,7% e un aumento medio di 376 euro, mentre Ancona si colloca tra le città meno colpite, con un +1% e un aggravio di appena 236 euro annui.
A incidere maggiormente sull’aumento dei prezzi sono soprattutto le spese quotidiane. L’analisi dell’Istat evidenzia come il peso principale arrivi dai beni alimentari e dalle bevande analcoliche, seguiti dai servizi di ristorazione e alloggio e dai trasporti. In altre parole, è il cosiddetto “carrello della spesa” a incidere in modo determinante sui bilanci familiari.
Resta sullo sfondo anche il tema dei costi energetici, influenzati dalle tensioni internazionali, in particolare in Medio Oriente. Tuttavia, nelle Marche l’impatto dei carburanti, pur significativo, risulta meno marcato rispetto ad altre regioni, elemento che rende ancora più evidente la specificità della dinamica maceratese.
Guardando al quadro nazionale, la città più cara è Como, con un’inflazione del 2,7% e un aumento annuo che supera gli 800 euro a famiglia. Seguono Belluno e Grosseto, anch’esse con rincari sostenuti. All’opposto, Campobasso, Aosta e Trapani restano le realtà meno colpite dal caro vita.
Per Macerata, dunque, il 2026 si conferma un anno complesso sul fronte dei prezzi: il peso dell’inflazione continua a farsi sentire, soprattutto nelle spese quotidiane, mettendo sotto pressione i bilanci delle famiglie e riaccendendo l’attenzione su un fenomeno che, almeno per ora, non accenna a rallentare.
Cresce l’attesa per la cerimonia ufficiale del 25 aprile a San Severino Marche, che quest'anno vedrà la straordinaria presenza del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Per garantire il corretto svolgimento dell'evento e la sicurezza di tutti i partecipanti, l'amministrazione comunale e le autorità competenti hanno stabilito precise modalità di accesso e limitazioni alla circolazione.
Per i cittadini e i visitatori che vorranno assistere alla cerimonia, è stato individuato un unico ingresso pedonale autorizzato per Piazza del Popolo: l'accesso sarà possibile esclusivamente da via Giuseppe Garibaldi. Il varco di sicurezza, presidiato dalle forze dell'ordine, sarà posizionato esattamente all'incrocio tra via Collio e via Bigioli. Si ricorda che tutti gli altri vicoli o strade laterali che confluiscono sulla piazza rimarranno chiusi e non sarà consentito il passaggio da nessun altro punto.
La puntualità sarà fondamentale. Ogni accesso alla piazza sarà definitivamente interdetto a partire dalle ore 11:00. Oltre tale orario, per ragioni di sicurezza, non sarà più possibile entrare nell'area della cerimonia. L'invito rivolto alla cittadinanza è di raggiungere il varco d'ingresso con congruo anticipo per agevolare le operazioni di controllo.
Chi non potrà essere presente in piazza potrà seguire l’evento in diretta nazionale sul Tg1, con inizio del collegamento intorno alle ore 11:00. Per consentire la logistica televisiva, i mezzi tecnici della Rai stazioneranno lungo viale Matteotti.
A tal proposito, è stata emessa un’ordinanza di polizia locale che prevede il divieto di sosta con rimozione forzata in viale Matteotti, dal civico 14 all’intersezione con via XX Settembre (su un solo lato della carreggiata). Le limitazioni resteranno attive fino al termine dell'evento, a eccezione dei mezzi autorizzati Rai e delle forze di polizia.
Importante passo avanti per la ricostruzione a Pioraco: è stato disposto il trasferimento di 937.100 euro al Comune, pari al 20% dell’importo complessivo, come anticipo per l’avvio della progettazione dell’intervento sul Palazzo Municipale.
L’opera, dal valore totale di 4,68 milioni di euro, prevede la riparazione dei danni con adeguamento sismico della parte dell’edificio che ospita le funzioni strategiche, insieme al miglioramento energetico e alla rifunzionalizzazione del piano terra. L’obiettivo è quello di rilanciare il centro storico, trasformandolo in un motore di rigenerazione urbana.
“Restituire piena funzionalità al Municipio di Pioraco significa restituire un presidio fondamentale per la comunità – ha dichiarato il Commissario alla ricostruzione Guido Castelli –. Non si tratta solo di ricostruire un edificio, ma di rafforzare il cuore istituzionale e sociale del paese. La ricostruzione è anche questo: creare le condizioni per far vivere e crescere i territori”.
Il finanziamento rientra nel Programma straordinario di Rigenerazione Urbana previsto dall’Ordinanza n. 137/2023 e segue il modello di erogazione progressiva delle risorse, che consente di accompagnare passo dopo passo l’avanzamento degli interventi.
Castelli ha inoltre sottolineato la collaborazione istituzionale, ringraziando il presidente della Regione Francesco Acquaroli, l’Ufficio ricostruzione e il sindaco Matteo Cicconi.
Proprio il primo cittadino ha evidenziato l’importanza strategica dell’intervento: “Il recupero del Palazzo municipale rappresenta una priorità non solo per le funzioni amministrative, ma anche per il suo valore storico, culturale e architettonico per l’intera comunità”.
Attualmente il progetto è nella fase di definizione tecnica, con particolare attenzione alla rifunzionalizzazione degli spazi. Una parte significativa del piano terra sarà destinata a servizi socio-sanitari, sempre più essenziali per il territorio, mentre un’altra porzione sarà dedicata ad attività ricettive e culturali, con l’obiettivo di garantire vitalità e sostenibilità.
“Desidero esprimere un sentito ringraziamento al commissario Castelli e alla struttura commissariale per l’efficienza dimostrata e per la costante collaborazione nelle attività legate alla ricostruzione post sisma – ha aggiunto Cicconi –. Un ringraziamento va anche all’ufficio tecnico comunale per il lavoro puntuale e costante. Sebbene l’avvio dei lavori richieda ancora tempo, siamo nel pieno della fase progettuale”.
Nuova iniziativa di solidarietà sul territorio da parte di Anas, che ha effettuato una donazione di materiale sanitario alla parrocchia di San Giuseppe.
La consegna è avvenuta alla presenza della presidente regionale Alessandra Perugini, affiancata dal consigliere comunale Gianluca Crocetti. Ad accoglierli è stata la parrocchiana Pina Coppola.
La donazione comprende dispositivi di protezione individuale (DPI), tra cui gel igienizzante e guanti monouso di varie misure, destinati a supportare le attività della parrocchia a favore delle persone più fragili del territorio.
«Con questa iniziativa vogliamo essere concretamente vicini alle realtà del territorio che ogni giorno si impegnano nell’assistenza e nel sostegno alle persone più fragili», ha dichiarato la presidente regionale Alessandra Perugini. «Ringrazio il consigliere comunale Gianluca Crocetti per l’impegno nell’organizzazione delle consegne. Presso i nostri magazzini sono disponibili ulteriori presidi sanitari, pronti per essere destinati alle associazioni che ne faranno richiesta».
Sulla stessa linea il consigliere Gianluca Crocetti, che ha invitato le associazioni del territorio a mettersi in contatto per eventuali necessità: «Siamo a disposizione per raccogliere le richieste, mettendo in rete risorse e solidarietà a favore di chi ne ha bisogno».
Domani (domenica 19 aprile) la frazione di Serralta si vestirà a festa per un appuntamento che unisce spiritualità e valorizzazione del paesaggio marchigiano: il pellegrinaggio verso la suggestiva chiesa di Sant’Apollinare a Monte.
L’iniziativa è dedicata al ricordo di don Pacifico Marinà, storico parroco che per decenni è stato un punto di riferimento spirituale e umano per Serralta e le comunità limitrofe. La sua eredità continua a vivere in momenti come questo, capaci di unire residenti e visitatori nel segno della semplicità e della condivisione.
Il ritrovo è fissato alle ore 9:30 presso il Castello di Serralta. Da qui prenderà il via una camminata lungo i sentieri che attraversano le colline, offrendo scorci panoramici sulla vallata marchigiana. Durante il percorso è previsto un momento particolarmente significativo con la Benedizione delle Campagne, un rito antico e molto sentito che invoca protezione per i frutti della terra e per il lavoro degli agricoltori.
Alle ore 10, la celebrazione proseguirà nella piccola chiesa di Sant’Apollinare a Monte, un gioiello di architettura rurale in pietra, dove sarà officiata la Santa Messa in suffragio di don Pacifico.
Al termine della mattinata è previsto un momento conviviale, occasione di incontro e condivisione per ricordare il parroco e vivere lo spirito di comunità tipico del territorio.
"L’evento è rivolto non solo a chi ha conosciuto don Pacifico, scomparso nel 2017, ma anche agli amanti del trekking leggero e delle tradizioni autentiche, desiderosi di trascorrere una domenica immersi nel silenzio e nella sacralità delle campagne marchigiane", si legge in una nota del Comune di San Severino. Don Pacifico Marinà è stato per oltre 50 anni l’anima di Serralta, ricordato per il suo carattere gioviale, la profonda cultura e l’instancabile impegno nella tutela delle piccole chiese rurali del territorio.
È stata riaperta oggi al culto la chiesa della Divina Pastora di Tolentino, restituita alla comunità al termine degli interventi di riparazione e rafforzamento eseguiti nell’ambito della ricostruzione post sisma 2016.
I lavori, finanziati dalla struttura commissariale, hanno riguardato il consolidamento strutturale, la riparazione delle lesioni e il miglioramento della sicurezza dell’edificio, insieme al recupero degli apparati decorativi interni. Un intervento mirato non solo a sanare i danni causati dal terremoto, ma anche a ridurre le vulnerabilità della struttura, rendendola più sicura e resiliente nel tempo.
La riapertura della Divina Pastora rappresenta un passaggio significativo nel più ampio percorso di recupero degli edifici di culto della Diocesi di Macerata – Tolentino – Recanati – Cingoli – Treia, dove sono complessivamente circa 70 gli interventi tra progettazioni, lavori in corso e opere già concluse.
“C’è grande soddisfazione per come la ricostruzione si sta sviluppando a Tolentino – si legge nella nota della struttura commissariale – con risultati concreti che stanno restituendo alla città i suoi luoghi più identitari. La riapertura di oggi ha un valore simbolico importante: è infatti la prima chiesa che torna al culto tra quelle danneggiate dal sisma del 2016, un segnale di ripartenza per l’intera comunità”.
Parallelamente, proseguono altri interventi rilevanti, come quelli ormai prossimi al completamento della Basilica di San Nicola e i lavori in corso presso il Duomo di San Catervo, a conferma dell’avanzamento della ricostruzione ecclesiastica nel territorio.
La struttura commissariale ha inoltre rivolto un ringraziamento a monsignor Nazzareno Marconi, vescovo di Macerata, per la collaborazione istituzionale e l’impegno nel seguire il complesso percorso di recupero del patrimonio ecclesiastico.
La riapertura della Divina Pastora segna così un nuovo passo nel cammino di ricostruzione, con l’obiettivo di restituire pienamente ai cittadini i luoghi simbolo della vita comunitari
SEFRO – Nuovi mezzi per il Comune e un investimento da 30mila euro per rafforzare i servizi sul territorio. L’amministrazione di Sefro ha ottenuto un contributo dalla Fondazione Cassa di Risparmio della Provincia di Macerata che ha permesso l’acquisto di un miniescavatore Kubota, destinato alla manutenzione di strade, fossi e aree verdi.
L’intervento rientra in un piano più ampio che, negli ultimi mesi, ha portato al rinnovo completo del parco mezzi comunale. Oltre all’escavatore, sono stati acquistati un van elettrico e un mezzo multifunzione grazie a fondi della Regione Marche.
I nuovi veicoli consentiranno interventi più rapidi nella gestione ordinaria e nelle emergenze, in particolare per la manutenzione del territorio e in caso di neve o maltempo. Un aggiornamento necessario anche alla luce degli eventi che negli ultimi anni hanno interessato l’area.
“È il risultato del lavoro degli uffici e della capacità di intercettare finanziamenti esterni”, ha commentato il consigliere Andrea Moscatelli, sottolineando anche il contributo degli operai comunali nella scelta dei mezzi.
Per il sindaco Pietro Tapanelli, il rinnovo rappresenta “un passaggio concreto per migliorare i servizi e garantire maggiore sicurezza, sia per i cittadini sia per il personale”.
L’amministrazione punta ora a proseguire su questa linea, cercando nuove risorse per interventi futuri.
Sono terminati i lavori di rifacimento del manto stradale in località Ceresi, nel territorio comunale di Matelica. L’intervento è stato eseguito con carattere di urgenza per consentire il rapido ripristino della circolazione, compromessa dall’evento calamitoso verificatosi nei giorni scorsi in località Crinacci.
L’opera ha permesso di rendere la viabilità nuovamente percorribile in condizioni di maggiore sicurezza, migliorando l’accesso e la mobilità per residenti e automobilisti.
Sul tema degli interventi futuri, il sindaco Denis Cingolani e l’assessore ai Lavori Pubblici Rosanna Procaccini hanno spiegato che l’amministrazione ha già programmato un piano di asfaltature su più anni.
«Molti cittadini si chiedono quando verranno sistemate le altre strade – hanno dichiarato –. Abbiamo un piano pluriennale che ci consentirà, anno dopo anno, di intervenire su nuove arterie».
L’amministrazione ha inoltre evidenziato l’impegno nel reperire risorse aggiuntive, partecipando a bandi regionali ed europei per finanziare gli interventi di manutenzione.
«Ci scusiamo per i disagi arrecati – hanno aggiunto – ma l’obiettivo è arrivare progressivamente ad avere strade più sicure e percorribili per tutta la comunità».
Un percorso che, secondo il Comune, richiederà tempo ma che punta a garantire una riqualificazione complessiva della rete viaria cittadina.
Il Comune di Sarnano, in attuazione della delibera di ricognizione delle partecipazioni societarie, ha espresso la volontà di procedere alla privatizzazione della quota dell’87% detenuta nella società Sarnano Terzo Millennio S.r.l.
A seguito dell’acquisizione della perizia di valutazione dell’azienda, fornita dalla società e recepita dall’ufficio ragioneria, l’amministrazione ha ritenuto necessario, per garantire trasparenza ed evidenza pubblica, avvalersi di un supporto consulenziale esterno nella predisposizione del bando di gara.
Nei prossimi giorni il Consiglio comunale sarà nuovamente chiamato a esprimersi per conferire mandato all’ufficio ragioneria, al fine di avviare tutte le attività preliminari alla pubblicazione del bando.
Nella stessa seduta verrà inoltre valutata la possibilità di autorizzare la partecipazione del Comune all’assemblea dei soci, convocata dall’attuale amministratore per la fine di aprile, con l’obiettivo di votare l’eventuale avvio di un’azione di responsabilità nei confronti degli organi amministrativi della società che hanno operato a partire dal 2020.
"Già dall’agosto 2023, ricorda l’amministrazione, era stato conferito un incarico legale per approfondire le anomalie riscontrate e possibili irregolarità nella gestione societaria, con particolare riferimento alle posizioni del presidente e del vicepresidente dell’epoca. La questione è stata successivamente ripresa anche da una mozione della minoranza nell’agosto 2024, che ha portato alla deliberazione dell’avvio dell’azione di responsabilità, dando continuità al percorso già avviato".
L’auspicio dell’amministrazione è che "il Consiglio possa conferire i mandati necessari per arrivare a una definitiva chiarezza sulla vicenda e completare il percorso di definizione del bando per la privatizzazione delle Terme di Sarnano".
Un momento di confronto pubblico sulla ricostruzione post-sisma è in programma lunedì 20 aprile alle ore 18.30 al Museo De Minicis, nel centro storico di Petriolo. All’incontro parteciperà il commissario straordinario Guido Castelli, insieme ai tecnici impegnati nei vari interventi, con l’invito esteso a tutta la cittadinanza
L’appuntamento sarà preceduto da un sopralluogo nei principali cantieri in corso, tra cui quelli della scuola materna e della scuola media, simboli della ripartenza del territorio dopo il sisma.
Al centro dell’incontro ci sarà in particolare la presentazione del progetto definitivo di Palazzo De Nobili, intervento strategico per la comunità locale che può contare su un finanziamento complessivo di 5 milioni e 643 mila euro. Di questi, 1 milione e 752 mila euro risalgono a risorse già disponibili dal 2015, mentre ulteriori 3 milioni e 891 mila euro sono stati ottenuti dall’attuale amministrazione guidata dal sindaco Matteo Santinelli grazie a un’ordinanza speciale del commissario Castelli.
«La progettazione ha subìto un’accelerazione significativa», ha anticipato il sindaco, sottolineando l’importanza del lavoro svolto per portare avanti un’opera ritenuta fondamentale per la rinascita del paese.
L’incarico per la progettazione è stato affidato a un raggruppamento temporaneo di professionisti composto da diverse società specializzate, con il compito di redigere tutte le fasi progettuali necessarie all’avvio dei lavori.
Durante l’incontro si farà inoltre il punto sullo stato di avanzamento di altre opere pubbliche. Tra queste, il risanamento conservativo delle mura del Castello, cuore storico di Petriolo, il rifacimento della pavimentazione del centro storico e delle vie esterne – tra cui via Telli e via della Croce – e il restauro del loggiato del cimitero civico.
Per questi interventi, l’amministrazione prevede l’avvio delle gare d’appalto entro la fine della primavera, indicativamente nel mese di giugno, segnando un ulteriore passo avanti nel percorso di ricostruzione e valorizzazione del territorio.