Il dirigente della polizia locale Danilo Doria ha firmato un’ordinanza relativa alla proroga della regolamentazione temporanea della circolazione per l’esecuzione dei lavori riguardanti il rifacimento del manto stradale di via Spalato compreso tra viale Carradori e via Roma.
Il provvedimento prevede: dal giorno 8 maggio – dalle 8:00 alle 18:00 - e fino al termine dei lavori di rasatura della pavimentazione bituminosa di alcuni tratti il divieto di sosta con rimozione forzata nel tratto interessato dai lavori secondo l’avanzamento degli stessi e il senso unico alternato e vista con l’ausilio di movieri debitamente equipaggiati.
Dall’8 al 26 maggio e comunque fino al termine dei lavori si attueranno le modifiche della viabilità di seguito descritte secondo lo stato di avanzamento dei lavori e comunque fino al termine dei lavori. Sezione A - I lavori interesseranno il tratto di via Spalato compreso tra via Roma e via Ettore Ricci/via Valadier. Il traffico veicolare sarà sempre assicurato con direzione centro-periferia e il cantiere interesserà una semicarreggiata. I veicoli circolanti in entrambe le direzioni di marcia in via Roma che dovranno immettersi in via Spalato saranno deviati in via Gasparri.
I veicoli deviati che dovranno raggiungere via Spalato, seguiranno il seguente percorso: via Gasparri, via Prezzolini, via Mazenta, via Valadier, via Spalato (gli autobus e gli autocarri con m.c.p.c. > 3,5 tonnellate, circolanti in via Roma, hanno l’obbligo di proseguire diritto. Gli stessi per raggiungere piazza Indipendenza-Pollenza dovranno proseguire fino a corso Cavour seguendo le indicazioni esistenti.
Sezione B - I lavori interesseranno il tratto di strada compreso tra via Ettore Ricci/via Valadier e via Resse. Il traffico veicolare sarà sempre assicurato con direzione centro-periferia e il cantiere interesserà una semicarreggiata. I veicoli che da via Roma vorranno immettersi in via Spalato saranno deviati in via Gasparri in entrambe le direzioni di marcia e seguiranno il seguente percorso: via Gasparri, via Prezzolini, via Mazenta, via Resse (senso di marcia invertito) via Spalato. I veicoli che dovranno raggiungere via Ettore Ricci, seguiranno il seguente percorso con ausilio di movieri debitamente equipaggiati a norma di legge: via Roma, via E. Ricci (senso unico alternato).
Sezione C - I lavori interesseranno il tratto di strada tra via Resse e il civico 6 di via Spalato. Il traffico veicolare sarà sempre assicurato con direzione centro-periferia e il cantiere interesserà una semicarreggiata. I veicoli di via Vanvitelli e via Rosati potranno raggiungere via Spalato transitando sulla bretella “ANFFAS” di cui viene invertito il senso di marcia e circolare in via Resse, Mazenta, Valadier, Spalato.
Via Spalato (durante la Sezione A – B - C dei lavori): divieto di sosta con rimozione forzata con orario 0-24, nel tratto interessato dai lavori secondo l’avanzamento dello stato dei lavori; divieto di sosta con rimozione forzata con orario 0-24h sul lato sx, nel parcheggio antistante la scuola IV Novembre per deposito cantiere.
Via Gasparri (durante la Sezione A dei lavori): divieto di transito, con sbarramento, all’incrocio con via Spalato; obbligo di svolta a destra per tutti i veicoli che si immettono in via Spalato a completamento della sezione A dei lavori.
Via Spadoni (durante la Sezione A – B dei lavori): obbligo di svolta a sinistra per tutti i veicoli che si immettono in via Spalato; durante le fasi di posatura del bitume stradale i veicoli in uscita da via Spadoni saranno coadiuvati nell’immissione sulla carreggiata da movieri debitamente equipaggiati.
Via Roma (durante la Sezione A – B - C dei lavori): direzione obbligatoria diritto, all’incrocio con via Mancini e all’incrocio con via Spalato, per i veicoli di m.c.p.c. > 3,5 tonnellate con direzione centro e periferie; senso vietato, all’incrocio con via Spalato, per i veicoli circolanti in via Roma.
Via Cassiano da Fabriano (durante la Sezione A dei lavori): divieto di transito, eccetto residenti, a mt 150, all’incrocio con via Prezzolini/via Mazenta; divieto di transito, con sbarramento, all’incrocio con via Spalato; obbligo di svolta a destra per tutti i veicoli che si immettono in via Spalato a completamento della sezione A dei lavori.
Via Contini (durante la Sezione A dei lavori): divieto di sosta con rimozione forzata con orario 0-24, sul lato destro secondo il normale senso di marcia; istituzione temporaneo di “dare precedenza” nei sensi unici alternati, all’incrocio con via Roma per i veicoli provenienti dalla stessa; Divieto di transito, con sbarramento, all’incrocio con via Spalato.
Via Resse (durante la Sezione B dei lavori): divieto di sosta con rimozione su tutta la via dalle ore 8:00 alle ore 20:00; senso unico alternato a vista con ausilio di movieri debitamente equipaggiati; divieto di transito all’incrocio con via Mazenta, per i veicoli di m.c.p.c. > 3,5 tonnellate; dare precedenza, all’incrocio con via Spalato; senso vietato all’incrocio con via Spalato per i veicoli che circolano in via Spalato.
Via Mazenta (durante la Sezione B dei lavori): divieto di sosta con rimozione dall’incrocio con via Valadier a via Resse, dalle ore 8:00 alle ore 20:00; senso unico alternato a vista con ausilio di movieri debitamente equipaggiati.
Via Ettore Ricci (durante la Sezione B dei lavori): divieto di sosta con rimozione forzata con orario 08:00-20:00, nel tratto a sinistra a scendere verso via Roma a partire dalla scalinata che collega viale Carradori; senso unico alternato a vista con ausilio di movieri debitamente equipaggiati, per tutta la lunghezza della via; divieto di transito, con sbarramento all’incrocio con via Spalato.
Via Valadier (durante la Sezione B dei lavori): divieto di transito a m 300, all’incrocio con via Mazenta; divieto di transito con sbarramento all’incrocio con via Spalato; obbligo di svolta a destra per tutti i veicoli che si immettono in via Spalato a completamento della sezione B dei lavori.
Via Vanvitelli (durante la Sezione C dei lavori): direzione obbligatoria diritto verso bretella “Amfass” di cui viene invertito in senso di marcia; divieto di transito con sbarramento all’incrocio con via Spalato.
Popolazione di poco inferiore ai 12mila abitanti, un saldo migratorio positivo, donne che superano nei numeri totali gli uomini, indici di vecchiaia ed invecchiamento migliori rispetto al passato. L’ufficio Anagrafe del Comune di San Severino Marche è tornato a “fotografare” la situazione in città nell’Annuario statistico relativo ai dodici mesi del 2022.
I residenti in città sono esattamente 11.923, di cui 6.138 donne e 5.785 uomini. Di questi la maggior parte hanno un’età compresa tra i 20 ai 64 anni mentre la quota degli over 65 si attesta di poco sotto le 3.500 unità. Le famiglie settempedane, complessivamente, sono 5.170.
Molte le famiglie composte da una sola persona, quasi il 36%, con un numero complessivo di 1.845 unità. A seguire quelle composte da due persone (27,50% per un totale di 1.422 nuclei). E’ del 18,80 la percentuale delle famiglie formate da tre persone per un totale di 972 nuclei. Scendono al 12,24% del totale le 633 famiglie composte da 4 persone ma ci sono anche 23 famiglie che contano 7 persone in casa e 13 che ne contano addirittura più di 7. Positivo il movimento migratorio registrato lo scorso anno: le iscrizioni sono state 273 contro 232 cancellazioni. Negativo, invece, il movimento naturale con 207 morti e 60 nati.
Nel vasto territorio comunale, uno dei più grandi delle Marche con i suoi 193,77 chilometri quadrati, le zone di campagna sono quelle più abitate. L’area del centro storico conta 1.200 residenti anche se lo stesso numero, altri 1.200 settempedani, si ripete nella conta di coloro i quali vivono nel rione Mazzini.
Leggermente sotto, sono 1.119 i residenti nel rione Miliani Settempeda, 883 in quello di Contro. Altri 623 settempedani vivono a Cesolo, 552 in viale Europa, 525 tra San Paolo e ponte Sant’Antonio, 498 nel rione Uvaiolo, 476 nell’area di San Michele, 380 a Taccoli, 341 in via Settempeda, 328 tra le frazioni di Caprara e Serripola, 217 nella zona dei Cappuccini, 206 a Scaloni, 199 a Pitino, 183 al Glorioso, 178 a Castello, 142 ai Granali, 140 nella zona di Sassuglio, 132 alla Pieve.
La maggior parte dei settempedani risulta essere nata in città o nella regione. Sono invece 1.432 i cittadini residenti nati all’estero. Altri 157 residenti sono nati nel Lazio, 119 in Puglia, 98 in Sicilia, 97 in Campania, 89 in Lombardia, 53 in Emilia Romagna, 43 in Piemonte, 40 in Abruzzo, 36 in Umbria, 30 in Toscana, 24 in Sardegna.
L’innalzamento dell’indice di vecchiaia continua ad essere una costante così come quello di invecchiamento. Tra le donne sono oltre 162 quelle con oltre 90 anni di età. La cifra scende a 69 tra gli uomini. Tra le donne molte quelle nelle fascia che va dai 45 ai 70 anni di età, stessa fascia che si ripete, seppure con numeri più bassi, anche per gli uomini.
Sono 984, complessivamente, i cittadini stranieri residenti in città. Di questi 218 provenienti da altri paesi dell’Unione Europea con in testa cittadini della Romania (161) che sono preceduti però da quelli di un altro paesi europeo come l’Albania (211). Poi all’anagrafe risultano 35 ucraini, 28 macedoni, 25 polacchi, 15 moldavi, 11 inglesi. Sono 152 i cittadini nati in Africa e 240 quelli in Asia tra cui 138 indiani. Altri 63 cittadini stranieri provengono dagli Stati Uniti d’America con in testa la Repubblica Dominicana (17) seguita dal Brasili (11), da Cuba (7) e dall’Argentina (6).
I settempedani si sposano sempre meno e chi decide di convolare a nozze sceglie il rito civile (69% per un totale di 42 cerimonie) contro il 31% del matrimoni religiosi (13 in totale) ma in questo caso la percentuale tra 2022 e 2021 risulta essere identica.
Da ultimo una curiosità che riguarda cognomi e nomi più diffusi. Tra i primi ci sono sicuramente i Vissani che sono 77 poi seguono i Rocci che sono 74, 66 i Meschini, 65 i Paciaroni, 62 gli Sparvoli, 60 i Caciorgna, 52 i Palazzesi, 50 i Dignani. A seguire Bianchi, Cipolletti, Cruciani..
Il nome maschile più ricorrenti? Sicuramente Andrea (157 in totale). Poi Marco (146 totale), Francesco (139), Luca (126). I nomi meno diffusi? Tommaso, Massimo, Franco, Fabio e Giuseppe.
Tra le donne sono 213 quelle che si chiamano Maria. A seguire, nella classifica dei nomi sempre al femminile, figurano: Paola, Giulia, Laura, Sara, Anna, Francesca, Rita e Chiara.
“È con grandissimo dolore che in queste ore assistiamo alle immagini provenienti dai comuni dell’Emilia Romagna travolti da un’ennesima tragedia che li ha colpiti, la devastante alluvione che ha portato con sé distruzione e purtroppo anche vittime”. È quanto afferma il sindaco di Caldarola Luca Maria Giuseppetti.
“Il mio personale profondo cordoglio – continua il primo cittadino - è rivolto a quel popolo da sempre amico di Caldarola, pronto a rimboccarsi le maniche all’indomani del terremoto che ci ha messo in ginocchio, intervenendo prontamente con la colonna mobile e con numerosissimi aiuti materiali e morali”.
“È proprio grazie al gran cuore della Regione Emilia Romagna e dei suoi abitanti che non ci siamo mai sentiti soli. Vorrei simbolicamente abbracciare i cittadini dei comuni di Ravenna, Faenza, Forlì con il suo sindaco grande amico di Caldarola, il quartiere Romiti, Granarolo e tanti altri Comuni a noi legati, ora in difficoltà. Anche se lontani siamo uniti da grande amicizia e in questo momento vogliamo esprimere profonda solidarietà".
“A tutti quanti loro, cittadini, associazioni e imprese, voglio che giunga la solidarietà e vicinanza da parte mia, dell’Amministrazione Comunale di Caldarola e dei miei concittadini".
Corso Matteotti e via Pastrengo diventano isole pedonali. Nella giornata di mercoledì si è tenuta, presso la sede comunale di Porto Recanati, una riunione tra alcuni membri della Giunta, il sindaco Andrea Michelini e una rappresentanza di commercianti locali.
In tale consesso, l'Amministrazione ha proposto la pedonalizzazione di corso Matteotti e la relativa chiusura al traffico dalle ore 19.30 fino all'una di notte, in tutti i sabati di maggio e giugno, fino all'entrata in vigore della Ztl del 1° luglio. La zona pedonale avrà inizio dall'imbocco di via Pastrengo, dove è posizionato il varco nord della Ztl.
“L'accesso sarà comunque consentito ai residenti Ztl e autorizzati con il perimetro indicato nell’ordinanza n. 60/94. I commercianti hanno condiviso la scelta che diverrà pertanto esecutiva dal prossimo sabato, 6 maggio”, fa sapere il primo cittadino Andrea Michelini
“Tale misura – continua la nota - che avrà dunque la sua incidenza allorché i locali commerciali (esclusi quelli di food and beverage) saranno praticamente prossimi alla chiusura, consentirà agli abitanti e agli ospiti di vivere la città in modo più sicuro e più sereno”.
“Abbiamo infatti tutti in mente le serate primaverili degli ultimi anni dove motorini guidati da giovanissimi sfrecciavano a pochi metri da calche di ragazzi che stavano consumando cibo e bevande fuori dai locali. Vorremmo evitare tutto questo e la misura ha appunto questa finalità”. “Si specifica infine che nella giornata di domenica l’isola pedonale inizierà alle ore 16 e si protrarrà fino all’una di notte”.
Con la benedizione del cardinale Enrico Feroci si è aperto il cantiere che porterà alla ricostruzione dell'abbazia di San Biagio di Piobbico, nel Comune di Sarnano , rovinata dagli eventi sismici del 2016.
Questa mattina la cerimonia, alla presenza, tra gli altri, anche del vescovo della diocesi di Camerino-San Severino Marche Francesco Massara, del sindaco Luca Piergentili, del parroco don Marcello Squarcia, della presidente del Centro studi sarnanesi Maria Franca Ghiandoni e dell'imprenditore edile Giuseppe Sepe che si occuperà del recupero dell'edificio di culto, in origine benedettino, risalente al 1030.
Il restauro costerà circa 800mila euro. "È una giornata storica come tutte le volte che inauguriamo un cantiere, segno di gioia e rinascita per i territori colpiti dal terremoto". Il vescovo ha annunciato che verrà recuperata anche la casa adiacente all'abbazia.
"Se istituzioni e comunità lavorano insieme si fa sempre qualcosa di buono - ha aggiunto monsignor Massara -. Nella ricostruzione io ci credo, nonostante i ritardi causati dalla burocrazia, ma noi non ci arrendiamo".
L'importanza dell'avvio del cantiere è stato sottolineato anche dal sindaco, mentre il cardinal Feroci, originario di Piobbico, ha invitato i cittadini presenti a "trasmettere i grandi valori che sa esprimere questa terra".
(Foto e fonte Ansa)
Sono state consegnate questa mattina, nella sala consiliare del Comune di Civitanova Marche, le chiavi di 13 alloggi popolari Erap ad altrettante famiglie. Un momento di gioia per tutti i presenti che finalmente potranno varcare la soglia della nuova casa.
Si tratta di alloggi sfitti da tempo per il cui ripristino l’Ente ha sostenuto una spesa di 45 mila euro: 8 di questi, ubicati in zone diverse della città (via Napoleone, via Pavese, via del Sole, via Cavallotti, via Virgilio e via Verga), sono stati assegnati dal Comune sulla base della graduatoria definitiva, nel frattempo scaduta; gli altri 5 nel fabbricato di edilizia agevolata in via Capitano Cagni, anch'essi assegnati dal Comune stesso sulla base di un'apposita graduatoria.
"Questa consegna è per me motivo di gioia e di orgoglio - ha detto il sindaco Fabrizio Ciarapica - perchè riuscire a consegnare 13 case ad altrettante famiglie, significa assegnare loro un punto fermo dal quale poter costruire una nuova vita".
"E farlo - ha aggiunto - in un momento in cui l’emergenza abitativa continua a rappresentare una delle questioni sociali più ricorrenti, lo è ancora di più. Oggi, quindi, facciamo un ulteriore passo in avanti verso una città sempre più in grado di garantire i diritti dei cittadini partendo da quelli fondamentali come il diritto alla casa. Auguro a tutti voi e alle vostre famiglie una buona vita".
"Un momento di festa per tutte le famiglie - ha sottolineato Barbara Capponi, assessore alle Politiche Sociali, con delega all'Edilizia Sociale -. Questa consegna è una risposta concreta ad un'esigenza, vera e sentita, da parte della cittadinanza. Siamo consapevoli che il momento storico che stiamo vivendo ci impone di accelerare su molte questioni, a partire dall'emergenza abitativa in atto. Continueremo a farlo e tengo a ribadire come tutti gli uffici sono a disposizione per valutare quelle che possono essere anche altre necessità".
"Compito dell'Erap - ha detto il presidente Saturnino Di Ruscio - è quello di mettere a disposizione una casa a chi non se la può permettere. Un compito sempre più difficile, ma insieme ai nostri uffici, anche attraverso l'intercettazione di finanziamenti, cercheremo di fare sempre del nostro meglio".
Per far fronte all'emergenza abitativa in atto, Civitanova si sta muovendo con la realizzazione di oltre 50 nuovi alloggi popolari. "Entro l'anno - ha spiegato il direttore Erap Daniele Staffolani - è prevista l'ultimazione dell'intervento di edilizia agevolata in via Marchetti che consegnerà alla città 34 alloggi. Poi sono previsti due interventi: demolizione con ricostruzione di due edifici a Civitanova Alta, per un totale di 12 alloggi (finanziamento di 3 milioni e 217 mila euro). Il secondo la ristrutturazione di un fabbricato in via Volta (ex Vetreria) di 6 alloggi (finanziamento di un milione e 130mila euro)".
Sono aperti i termini per l’accesso al reddito di civiltà. La misura, adottata dall’amministrazione comunale e destinata ai nuclei familiari in condizione di disagio sociale, prevede l'erogazione di un sostegno economico ai partecipanti condizionatamente all’adesione a un progetto personalizzato in cui il beneficiario si impegni a svolgere delle attività formative utili alla comunità che accompagnino la persona verso l’autonomia propria e del suo nucleo familiare. Il progetto, deliberato dalla Giunta comunale per risorse complessive pari a 60mila euro, prevede 18 ore settimanali di attività e avrà una durata di 6 mesi.
“Il reddito di civiltà è una misura volta a dare un’opportunità concreta e una formazione retribuita a coloro che, per questioni di età, hanno difficoltà a reinserirsi nel mercato del lavoro – ha commentato il vice sindaco e assessore alle Politiche Sociali Francesca D’Alessandro -. Non si tratta, quindi, di una misura assistenzialistica ma di un sostegno fattivo nel percorso di reinserimento lavorativo che ci auguriamo possa dare la possibilità ai beneficiari, terminati i sei mesi, di ottenere un contratto nelle aziende”.
“I progetti relativi al “reddito di civiltà” non costituiscono rapporto di lavoro, ma sono percorsi di inserimento/reinserimento lavorativo finalizzati all’inclusione sociale, all’autonomia e alla riabilitazione delle persone prese in carico dai Servizi sociali del Comune di Macerata”.
“Tutte le spese relative all’assicurazione saranno garantite dal Comune di Macerata mentre al lavoratore, il Comune erogherà un contributo mensile pari a 400,00 euro. Una volta effettuato il match tra azienda e beneficiario il Comune provvederà a stipulare un’apposita convenzione che disciplinerà il rapporto assicurativo tra Ente e azienda senza oneri a carico della ditta ospitante”.
“Il reddito di civiltà è rivolto a cittadini italiani, comunitari o extracomunitari, in possesso della carta di soggiorno, di età compresa tra 45 e 65 anni che siano residenti nel comune di Macerata da almeno 5 anni in maniera continuativa".
"I beneficiari dovranno essere disoccupati o trovarsi nella situazione di inoccupato in quanto impegnato in modo continuativo in compiti di cura, valutati con riferimento alla presenza di componenti del nucleo familiare con disabilità grave o non autosufficienza, o avere cessato un’attività lavorativa propria”.
“L’indicatore Isee dovrà essere pari o inferiore ai 20mila euro. I beneficiari non dovranno, inoltre, percepire assicurazione sociale per l’impiego o altri ammortizzatori sociali di sostegno al reddito erogati in caso di disoccupazione involontaria, né dovranno essere titolari di trattamenti pensionistici o assistenziali. Non dovranno fruire del reddito di cittadinanza, del reddito di inclusione, dei tirocini inclusione attiva e delle borse lavoro. Sarà data particolare attenzione ai nuclei monogenitoriali o monoparentali e il beneficio sarà concesso soltanto a una persona per ogni nucleo familiare”.
“Le domande da parte dei soggetti richiedenti, redatte su apposito modello, dovranno essere presentate entro e non oltre il 3 giugno prossimo pena l’esclusione, tramite SPID, sul sito del Comune.
“Per richieste di informazioni in merito all’utilizzo dello SPID è possibile usufruire dell’assistenza dei volontari di servizio civile “Digit.All” Ufficio Relazioni con il Pubblico del Comune di Macerata: lunedì, mercoledì e venerdì dalle ore 9.00 alle ore 13.00”.
“Le domande da parte dei soggetti ospitanti, redatte su apposito modello, dovranno essere presentate entro e non oltre il 03/06/2023 pena l’esclusione. Nel caso in cui non fosse possibile effettuare il match azienda-beneficiario con le richieste pervenute entro il predetto termine, l'amministrazione si riserva la facoltà di riaprire i termini per la presentazione delle candidature”.
“ L’istanza dovrà pervenire tramite pec all’indirizzo comune.macerata@legalmail.it specificando nell’oggetto: “Manifestazione di interesse da parte di datori di lavoro pubblici e privati interessati ad ospitare il progetto ‘reddito di civiltà’”.
Il Comune di Civitanova Marche ha ricevuto l’invito della Fondazione Fee Italia a partecipare alla conferenza di presentazione delle Bandiere Blu 2023, che si svolgerà a Roma, venerdì 12 maggio, alle ore 10,30, nella sala Convegni del Consiglio Nazionale delle Ricerche.
L’organizzazione internazionale per la diffusione delle buone pratiche per la sostenibilità ambientale ha inviato una comunicazione al sindaco Fabrizio Ciarapica, il quale ha confermato la sua presenza all’incontro che, dopo gli anni di pandemia, si svolgerà nuovamente in presenza.
Civitanova Marche ha ottenuto 19 certificazioni consecutive per le spiagge, la qualità delle acque del mare, dei servizi, della gestione dei rifiuti e venerdì la Fee renderà noto l’esito della commissione relativo alla 20esima certificazione.
Prendono avvio i lavori di riparazione, nel post sisma 2016, nella chiesa Santa Maria del Monte di Macerata. Il vicario episcopale per il sisma della Diocesi di Macerata ha fatto sapere che ieri, 2 maggio, in memoria di Sant’ Atanasio di Alessandria, il vescovo Nazzareno Marconi ha presieduto il rito di benedizione per l'apertura del cantiere.
Il vescovo, scrive la Diocesi, "per intercessione della Madre di Misericordia patrona della stessa Diocesi, ha affidato al Signore i tecnici e gli operai e il buon esito del lavoro; ha inoltre chiesto alla comunità parrocchiale di accompagnare il 'cantiere materiale' della chiesa fatta di mattoni con il 'cantiere spirituale' della preghiera dei fedeli.
Hanno partecipato alla cerimonia il responsabile tecnico della procedura (Rtp), il parroco Don Krzysztof Strzelecki con i suoi collaboratori pastorali e una rappresentanza dei parrocchiani. I lavori consisteranno nella riparazione dei danni prodotti dal sisma del 2016 e, parzialmente, nel restauro degli interni.
L'intervento è finanziato tramite l'ordinanza del commissario straordinario per la ricostruzione post sisma del Centro Italia 2016, n. 105 del 22.08.2020 e, in parte, da un fondo assicurativo privato messo a disposizione dalla Diocesi di Macerata per le opere complementari. La fine dei lavori è prevista per il mese di dicembre 2023.
In particolare la diocesi "ringrazia l'ufficio speciale per la ricostruzione della Regione Marche e la Soprintendenza archeologia belle arti e paesaggio per le province di Ascoli Piceno, Fermo e Macerata per la preziosa collaborazione istituzionale e sul piano tecnico-amministrativo.
"Questo, trai i progetti finora consegnati, è il primo degli interventi in carico alla Diocesi di Macerata a giungere finalmente alla cantierizzazione" - ha dichiarato il vescovo Marconi -. "La Madonna del Buon Cuore, che si venera in questa bella chiesa rurale a due passi dal capoluogo, ci accompagni tutti nel lungo lavoro di ricostruzione. A tutti, professionisti, imprese e artigiani, auguro buon lavoro".
Architetti, ingegneri, geometri, personale amministrativo: con l’obiettivo di dare ulteriore slancio al processo di ripartenza dell’entroterra marchigiano colpito dal sisma. È in questa ottica che, lo scorso dicembre, l’Ufficio Speciale Ricostruzione della Regione Marche ha indetto una serie di procedure concorsuali per diverse categorie tecniche e amministrative. Una organizzazione capillare, partecipazione massiccia (1.122 ammessi alle prove) e una conseguente grande mole di lavoro post concorso che oggi giunge a conclusione.
Da maggio, infatti, prenderanno servizio 105 nuovi profili in quattro sedi regionali, vale a dire Ascoli, Macerata, Caccamo di Serrapetrona e Ancona. In questi giorni, sotto la supervisione del dirigente del personale Silvia Moroni, è in corso la firma dei contratti, con l’espletamento delle ultime pratiche burocratiche.
«Siamo entrati in una fase più complessa della ricostruzione post-sisma, nella quale saranno finalmente messi a terra moltissimi cantieri - dichiara il presidente della Regione Francesco Acquaroli, assessore alla ricostruzione - L’obiettivo è di velocizzare quanto più possibile le pratiche di ricostruzione per ridare, quanto prima, alle popolazioni colpite dal sisma certezze sui tempi di rientro nelle proprie abitazioni e nei propri paesi».
«Arriva nuova linfa a livello di personale; avevamo bisogno di rafforzarci per continuare a dare il meglio in questa complessa fase di ripartenza - spiega il direttore dell’Usr Marco Trovarelli - L’intento deve essere solo uno: ricostruire. E farlo nel più breve tempo possibile».
«Ci crediamo. Il nostro è l’ufficio tecnico-amministrativo specializzato nella ricostruzione post sisma più grande d’Italia: questo deve rappresentare un ulteriore stimolo ma soprattutto una grande responsabilità nei confronti dei territori e di chi ha perso la propria casa. Al tempo stesso, siamo davanti a una grande opportunità per molti giovani, ai quali rivolgo i migliori auguri per un proficuo percorso lavorativo».
Nel frattempo, l’USR ha da poco attivato anche un nuovo Ufficio relazioni esterne, che avrà il compito di veicolare all’utenza le informazioni sulle attività in cui è impegnato il Dipartimento. «In questo modo i cittadini e gli operatori del settore possono essere costantemente aggiornati sullo stato di avanzamento dei lavori della ricostruzione pubblica e privata - continua Trovarelli - E, allo stesso tempo, farsi strumento di promozione anche al di fuori dei confini regionali, valorizzando i beni che, man mano, vengono restituiti alla collettività».
Per oltre cinquant’anni non è stato più coltivato cadendo nel dimenticatoio e in molti pensavano che ormai di quel particolare legume, frutto del microclima delle vallate potentine, non ve ne fosse più traccia. Poi, qualche anno fa, riprendendo il filo della storia e delle tradizioni locali l’associazione Centro Culturale Aps unitamente all’amministrazione comunale di Potenza Picena, tramite gli assessori Paolo Scocco e Tommaso Ruffini, hanno voluto avviare un lavoro di ricerca che ha portato a scovare nelle campagne di Montecanepino l’unica persona che aveva ben pensato di conservare negli anni il prezioso seme del “pisello di Montesanto”: la signora Viola Meschini.
Da qui è partito un complesso iter che ha portato alla recente certificazione di biodiversità regionale e la nomina dell’azienda agricola “Mamma Viola” di unico custode riconosciuto di questo seme. In questi giorni si sta svolgendo la raccolta e la sgranatura del pisello di Montesanto coltivato esclusivamente da Fabrizio Meschini e dalla sua famiglia nella loro piccola azienda che si affaccia sulla vallata del Caronte, a pochi passi da Villa Buonaccorsi:
“Si tratta di una particolare varietà che in passato veniva coltivata in tutte le campagne del paese – ha riferito Fabrizio Meschini, figlio della signora Viola – negli anni ’50 del secolo scorso era molto famosa la festa dei piselli di Potenza Picena e alcuni documenti testimoniano la loro diffusione fin dal 1.600. Era ed è particolarmente apprezzato per un piatto che racchiude l’essenza del nostro territorio, unendo i prodotti del mare con quelli delle campagne, ovvero seppie e piselli. Ma abbiamo anche avviato una produzione di confetture di crema di piselli e sugo di piselli e pancetta, per ora, per il mercato locale”.
Torna, come ogni domenica, la rubrica curata da Oberdan Pantana, “Chiedilo all'avvocato”.
Questa settimana, le numerose mail arrivate hanno interessato maggiormente il tema del risarcimento danni a seguito di un sinistro stradale. Ecco la risposta del legale Oberdan Pantana, alla domanda posta da un lettore di Civitanova Marche che chiede: “In caso di sinistro di un automezzo con danni superiori al suo valore di mercato, è possibile chiedere il totale risarcimento della riparazione?
A tal proposito risulta utile portare la recente vicenda risolta poi in Cassazione dopo che i giudici di merito hanno ritenuto liquidare la proprietaria di un’autovettura per equivalente e non in forma specifica in quanto i danni risultavano più onerosi del valore di mercato del mezzo incidentato, senza tenere conto però che, la liquidazione del danno in forma specifica e per equivalente si pongono in un rapporto di regola ed eccezione, «nel senso che la reintegrazione in forma specifica (che vale a ripristinare la situazione patrimoniale lesa mediante la riparazione del bene) costituisce la modalità ordinaria, che può tuttavia essere derogata dal giudice -con valutazione rimessa al suo prudente apprezzamento (“può disporre”)- in favore del risarcimento per equivalente, laddove la reintegrazione in forma specifica risulti eccessivamente onerosa per la parte obbligata».
Il concetto di eccessiva onerosità è stato interpretato dalla giurisprudenza nel senso che essa ricorre quanto il costo delle riparazioni superi notevolmente il valore di mercato del veicolo (Cass. civ. n. 10196/2022). Infatti «nel bilanciamento fra l'esigenza di reintegrare il danneggiato nella situazione antecedente al sinistro e quella di non gravare il danneggiante di un costo eccessivo, l'eventuale locupletazione per il danneggiato costituisca un elemento idoneo a orientare il giudice nella scelta della modalità liquidatoria».
Sulla base di tale premessa, il Collegio precisa che «deve dunque ritenersi che, ai fini dell'applicazione dell'art. 2058, comma 2, c.c., la verifica di eccessiva onerosità non possa basarsi soltanto sull'entità dei costi, ma debba anche valutare se la reintegrazione in forma specifica comporti o meno una locupletazione per il danneggiato, tale da superare la finalità risarcitoria che le è propria e da rendere ingiustificata la condanna del debitore a una prestazione che ecceda notevolmente il valore di mercato del bene danneggiato».
Inoltre viene precisato che «laddove il danneggiato decida -com'è suo diritto- di procedere alla riparazione anziché alla sostituzione del mezzo danneggiato, non risulta giustificato (perché si tradurrebbe in una indebita locupletazione per il responsabile) il mancato riconoscimento di tutte le voci di danno che competerebbero in caso di rottamazione e sostituzione del veicolo». In altre parole, laddove il giudice proceda alla liquidazione per equivalente, deve riconoscere necessariamente tutte le voci di danno che sarebbero spettate al danneggiato se non avesse scelto di riparare il mezzo, compresi i costi non effettivamente sostenuti ma che devono comunque essere considerati nella liquidazione per equivalente proprio per la natura intrinseca di tale tecnica liquidatoria.
Pertanto, in risposta al nostro lettore si può affermare che: “Laddove il danneggiato decida, ed è un suo diritto, di procedere alla riparazione anziché alla sostituzione del mezzo danneggiato, il giudice nella liquidazione del danno deve ricomprendere tutte le voci di danno che comporterebbero in caso di rottamazione e sostituzione del veicolo” (Cass. Civ., Sez. III, ordinanza del 20.04.2023 n. 10686).Rimango in attesa come sempre delle vostre richieste via mail, dandovi appuntamento alla prossima settimana.
Cambio della guardia alla guida del comando di polizia locale di Morrovalle. Dopo 12 anni di servizio in città, la comandante Caterina Francinella va in pensione e al suo posto arriva da Civitanova Cinzia Latini.
Il sindaco Andrea Staffolani ha incontrato entrambe in Comune per celebrare questo storico passaggio di consegne. "Esprimo il mio ringraziamento al comandante Francinella per aver svolto in questi anni un incarico tanto importante quanto delicato con grande passione e professionalità e sempre al servizio dei cittadini – ha sottolineato Staffolani – sia in questo ultimo anno e mezzo da sindaco che in quelli precedenti come assessore non posso che rimarcare la proficua collaborazione instauratasi. L’auspicio è quello di proseguire sul solco tracciato in questi anni anche con la nuova comandante Latini, cui faccio il mio augurio di buon lavoro".
Ultimi giorni di lavoro, quindi, per Francinella, che concluderà domani, 30 aprile, il suo percorso lavorativo. "Lascio questo ruolo con assoluta serenità e senza rimpianti, dopo aver lavorato davvero bene qui – ha evidenziato la comandante uscente – ho sentito tanto affetto in questi giorni sia dai colleghi che dagli amministratori e ne sono stata piacevolmente sorpresa. Credo di aver fatto il massimo per le mie capacità e possibilità, non ho alcun rammarico".
La nuova comandante arriva da Civitanova, dove ha rivestito il ruolo di vicecommissario. Nel 2019 ha ricevuto anche un encomio da parte della Regione per essere prontamente intervenuta, insieme a un collega, per salvare un uomo in bici aggredito in strada da due malviventi.
"Ringrazio l’amministrazione comunale di Morrovalle per la fiducia che mi ha dato con questo incarico e allo stesso tempo ringrazio il sindaco di Civitanova Fabrizio Ciarapica che mi ha dato la possibilità di cogliere questa opportunità nonostante il corpo sia sotto organico - ha affermato Latini - spero di raggiungere gli obiettivi prefissati dall’amministrazione e ringrazio di cuore la comandante Francinella per l’aiuto che mi sta dando in questi giorni nel passaggio di consegne. Per me è un nuovo incarico, ho tanto da imparare ma sono a disposizione per iniziare a lavorare su alcune questioni delle quali abbiamo discusso con l’amministrazione".
È consuetudine che il primo maggio di ogni anno il Presidente della Repubblica Italiana conferisca la decorazione “Stella al Merito del Lavoro” istituita con Regio Decreto del 30 Dicembre 1923, n. 3167.
Come ogni anno, saranno 1000 i lavoratori dipendenti su una platea di oltre 18 milioni di lavoratori, ai quali vengono riconosciute perizia, laboriosità, buona condotta morale e che abbiano contribuito ad innovare, migliorare i processi aziendali o delle misure di sicurezza, capacità di preparare le nuove generazioni.
Tuttavia, sebbene la nomina decorrerà dal primo maggio la consueta cerimonia per la consegna della Stella e dell’attestato avverrà il prossimo 5 dicembre in concomitanza con la celebrazione dei cento anni della "Stella al Merito" quando il presidente Mattarella ha già calendarizzato una specifica "Giornata della Stella al Merito del Lavoro".
I lavoratori marchigiani che otterranno la onorificenza saranno 32 così ripartiti: provincia di Pesaro Urbino 5, provincia di Ancona 8, provincia di Macerata 9, provincia di Fermo 3, provincia di Ascoli Piceno 7. Ecco i nomi dei nove insigniti della provincia di Macerata:
Parlare del fenomeno degli hikikomori è complesso a prescindere dall’angolatura da cui lo si guarda. In primo luogo, si tratta di una realtà molto recente in Italia, poco conosciuta e ancora molto stigmatizzata; in secondo luogo, si tratta di una condizione per sua natura difficile da individuare. Hikikomori è infatti chi decide di ritirarsi dalla società volontariamente, rifiutando ogni forma di interazione e, dunque, di aiuto. A nulla è servito cercare la sponda dell’amministrazione comunale di Macerata, priva di qualsiasi dato e non in grado di fornire supporto nelle ricerche.
L’unico studio che ad oggi è riuscito a raccogliere statistiche concrete sulla situazione italiana è quello del Consiglio Nazionale delle Ricerche, in collaborazione con il Gruppo Abele: su un campione di oltre 12.000 studenti fra i 15 e i 19 anni, è emerso che il 2,1% attribuisce a sé stesso la definizione di Hikikomori (stimati quindi 54mila studenti su scala nazionale); "il 18,7% degli intervistati afferma, infatti, di non essere uscito per un tempo significativo, escludendo i periodi di lockdown, e di questi l’8,2% non è uscito per un tempo da 1 a 6 mesi e oltre: in quest’area si collocano sia le situazioni più gravi (oltre 6 mesi di chiusura), sia quelle a maggiore rischio (da 3 a 6 mesi). Le proiezioni ci parlano di circa l’1,7% degli studenti totali (44mila ragazzi a livello nazionale) che si possono definire Hikikomori, mentre il 2,6% (67mila giovani) sarebbero a rischio grave".
Va sottolineato infatti che i più colpiti sono i giovani in età adolescenziale che, carichi di una sfiducia generale verso il mondo e verso il futuro, sviluppano questa forma di disagio adattivo che si traduce in un ritiro sociale volontario. La pressione del giudizio sociale esteso a ogni ambito della personalità individuale, il rifiuto di una società ingiusta ed immorale, la fuga dalle ansie, dal senso di inadeguatezza e dalla vergogna, sono fra le prime cause dell’isolamento degli hikikomori. Non è sempre facile convincere chi, nelle sue elucubrazioni, rimane lucido e razionale, pur sovrastimando paura e rischio.
Se a ciò si aggiunge un’incomunicabilità di fondo con le generazioni precedenti, spesso incapaci di comprendere adeguatamente la situazione e intervenire correttamente, ecco che il quadro appare più chiaro. Il rapporto con la famiglia segue spesso un pattern in linea con il vecchio modello patriarcale: una madre iperprotettiva e molto ansiosa a cui viene delegata la maggior parte dell’onere educativo, e un padre autoritario e distante emotivamente.
«“Hikikomori" è un termine coniato in Giappone che letteralmente significa "porsi in disparte", "isolarsi", "ritirarsi"». A parlare è Valeria Tinti, psicologa e psicoterapeuta referente nelle Marche per l’associazione nazionale "Hikikomori Italia". «L'aspetto centrale è un forte disagio sperimentato nei contesti sociali e il desiderio irresistibile di evitarli; ciò innesca un processo che può portare con tempi e modalità variabili all'isolamento fisico vero e proprio, anche se non necessariamente si raggiunge questa condizione più estrema. Non di rado infatti la persona riesce a mantenere gli impegni di studio o lavoro e anche una minima vita sociale, ma questo le provoca comunque sofferenza».
Facciamo chiarezza: cosa significa esattamente "hikikomori"? Rientra nello spettro delle malattie mentali? «La condizione hikikomori non è riconducibile a nessuna psicopatologia riconosciuta. Tale condizione non andrebbe confusa con i sintomi di una depressione grave o di una psicosi, inoltre non si tratta di una dipendenza patologica, in questo caso infatti l'uso di Internet e delle tecnologie rappresenta una compensazione rispetto alla mancanza di relazioni e si può considerare un fattore protettivo in quanto salvaguarda un minimo di interazione con il mondo esterno».
In Italia quando si è iniziato a prendere consapevolezza del fenomeno? C’è sempre stato e ora è aumentato o è una problematica nuova? «In Giappone la comparsa e la prima diffusione del fenomeno risalgono alla fine degli anni 80, mentre in Italia i casi riscontrati sono più recenti. Come ogni altro sintomo, la tendenza all'isolamento sociale volontario è la forma esteriore attraverso la quale si manifesta un malessere interiore e relazionale ed è condizionata dal contesto sociale e dall'epoca storica in cui si presenta. La cultura di appartenenza influenza strettamente le forme sintomatiche che il malessere delle persone utilizza per esprimersi, pertanto in società e in epoche differenti hanno particolare diffusione sintomi specifici. Il ritiro sociale volontario oggi sembra rappresentare una delle modalità di elezione attraverso le quali si manifesta la difficoltà delle persone a crescere all'interno del sistema sociale di stampo occidentale, a partire dal piccolo gruppo sociale che rappresenta la famiglia fino ai gruppi sociali più allargati».
Quali possono essere le cause per l’isolamento volontario e quali le soluzioni? «Alcuni fattori riguardano la società odierna e le forti pressioni che esercita sugli individui verso la realizzazione sociale, imponendo standard prestazionali elevati ed alti livelli di competizione. Questi aspetti possono mettere in difficoltà chiunque ma alcune persone, per fragilità personali legate alla propria storia, al sistema familiare e ad esperienze negative con il gruppo dei pari (per esempio essere vittima di bullismo), giungono a non tollerarli e pertanto rinunciano a perseguire qualunque obiettivo di realizzazione sociale, ritirandosi dai giochi. Per cercare di abbordare il problema, anche quando come spesso accade le ragazze e i ragazzi isolati rifiutano di intraprendere una psicoterapia in prima persona, occorre partire dal sensibilizzare gli ambienti di vita che la persona frequenta o frequentava, innanzitutto la scuola, e da un percorso di supporto o di psicoterapia per i genitori. Anche quando la persona direttamente interessata svolge un proprio percorso di cura, sembra molto importante che i genitori possano intraprendere parallelamente una propria psicoterapia o avvalersi per lo meno di un supporto psicologico».
Per comprendere meglio la centralità della relazione con la famiglia abbiamo raggiunto anche la psicologa Lucia Callarà, coordinatrice del gruppo di mutuo aiuto per genitori a Porto Sant’Elpidio per l’associazione Hikikomori Italia.
Quanto è diffuso il fenomeno degli “hikikomori” nella provincia di Macerata (o, in mancanza di dati, nel sud delle Marche)? «Per quanto riguarda il sud delle Marche abbiamo un numero approssimativo di famiglie partecipanti ai gruppi gratuiti di Auto Mutuo Aiuto (AMA). Le famiglie partecipanti nello scorso anno sono state circa una ventina. Nel gruppo online dei genitori tuttavia ci sono molte più famiglie iscritte all'associazione Hikikomori Italia. Una stima precisa di quanti ragazzi e ragazze siano in isolamento sociale volontario ad oggi non siamo in grado di darla. Ci capita di vedere alcune famiglie, ma non possiamo quantificare il numero dei giovani isolati. Sicuramente è grande il numero “sommerso”, poiché la nostra Associazione nelle Marche, nonostante gli eventi di sensibilizzazione che organizziamo, è ancora poco conosciuta».
Come viene percepito il tema a livello sociale, tanto nella famiglia quanto nelle istituzioni scolastiche e amministrative? «Il tema dell’isolamento sociale e la nostra associazione sono ancora poco conosciuti nel territorio che noi dell’Associazione chiamiamo “Marche Sud”. In alcune scuole marchigiane ci sono dei progetti dedicati. Ultimamente alcuni comuni nella zona Marche Sud si sono interessati organizzando eventi di sensibilizzazione. È assai preziosa la collaborazione tra i comuni, le scuole, i servizi e la nostra associazione. È importante fare rete. Spesso sono proprio le famiglie partecipanti ai gruppi AMA dell’Associazione a sensibilizzare diffondendo informazioni e organizzando degli incontri per far conoscere il fenomeno poiché sono in molti ancora a saperne poco o nulla. Istituzioni, scuola e famiglia devono collaborare insieme per poter essere utili per i ragazzi. La nostra associazione, fondata nel 2017 da Marco Crepaldi, oggi è presente in quasi tutte le regioni italiane, a testimonianza del fatto che il problema dell’isolamento sociale degli adolescenti e dei giovani è significativo».
Come può un genitore rendersi conto in tempo delle condizioni del proprio/a figlio/a? Quale percorso deve intraprendere per assisterlo/a adeguatamente? «L’importante è non patologizzare, ma neanche minimizzare. Si tratta pur sempre di un disagio, di un malessere che va preso seriamente. È sicuramente un segnale che indica che qualcosa non sta andando. Quando le assenze scolastiche iniziano ad aumentare e il ragazzo (o la ragazza) inizia ad isolarsi in camera, in questo caso è importante che la famiglia cerchi il dialogo e il sostegno di un esperto».
L'associazione Hikikomori Italia offre gratuitamente ai genitori associati la possibilità di frequentare dei gruppi di auto mutuo aiuto, che si tengono una volta al mese nelle città di Fano, Ancona e Porto Sant'Elpidio. Questi gruppi esperienziali non sostituiscono di certo un intervento di supporto psicologico o di psicoterapia, ma permettono di iniziare a riflettere sulla propria problematica, confrontandosi con altre persone che vivono un disagio simile al proprio, e di trovare nuove modalità per comunicare e relazionarsi in famiglia. Anche per le ragazze e i ragazzi in isolamento sociale volontario l'Associazione offre la possibilità di ricevere aiuto gratuitamente: si può richiedere di usufruire di un ciclo di cinque sedute on-line di consulenza con un professionista esperto e/o di partecipare ad un gruppo di supporto psicologico che si svolge on-line una volta ogni 15 giorni (il gruppo è riservato a persone maggiorenni).
I genitori interessati a ricevere informazioni o a partecipare ai gruppi di auto mutuo aiuto possono scrivere all'indirizzo marche.psi@hikikomoriitalia.it, mentre per il gruppo di supporto psicologico on-line per ragazze e ragazzi isolati l'indirizzo email di riferimento è gruppi@hikikomoriitalia.it.
Dopo un 25 aprile contrassegnato dal maltempo, anche il ponte del primo maggio sarà "bagnato" nelle Marche. A confermarlo sono le previsioni rilasciate della Protezione Civile regionale.
Nel bollettino meteo si sottolinea come si avranno "condizioni stabili e soleggiate fino alla prima parte di sabato grazie all'influenza di un'area di alta pressione, ma successivamente il graduale indebolimento di tale struttura favorirà la formazione di un minimo sul Tirreno che convoglierà flussi umidi ed instabili sulle Marche con un peggioramento del tempo".
La pioggia, infatti, è attesa già dal pomeriggio del 29 aprile con precipitazioni deboli e continue, e con possibilità di locali rovesci in serata. Per domenica 30 aprile si prevede cielo nuvoloso con piogge deboli e sparse al mattino, per poi divenire diffuse e continue nel pomeriggio ed assumere anche carattere di rovescio. Ancor più diffuse e persistenti le precipitazioni saranno lunedì primo maggio, quando è attesa anche una lieve diminuzione delle temperature massime con minime stazionarie.
È stato presentato stamattina alla stampa il progetto di Educativa territoriale “Sulla stessa strada”, voluto dai Comuni di Morrovalle, Monte San Giusto e Montecosaro. L’idea del progetto nasce da una riflessione congiunta dei tre assessorati alle Politiche Sociali sulla necessità di percorrere strategie innovative di fronte alle nuove forme di sofferenza e disagio giovanile.
L’innovazione dell’intervento sta nella forza dell’informalità, nell’incontro tra giovani ed educatori che nasce sulla strada, nella sua accezione positiva di spazio privilegiato di socialità, di comunicazione, di relazioni, luogo dove sviluppare un’azione educativa.
Infatti, il cuore del progetto è rappresentato dalla presenza, sul territorio dei tre Comuni, dell’Educativa di strada, con lo scopo di migliorare la condizione dei singoli adolescenti, prevenire il disagio e avviare processi di crescita positivi intenzionalmente orientati.
«È un progetto che ci sta particolarmente a cuore – ha spiegato il vicesindaco e assessore alle politiche sociali del Comune di Morrovalle Fabiana Scarpetta – un percorso che nasce dalla collaborazione e dalla condivisione tra realtà simili e che si confrontano spesso su questi temi. Volevamo dare una risposta alle fragilità dei nostri ragazzi, fragilità che sono cresciute e si sono modificate con la pandemia».
Gli educatori di strada incontreranno i ragazzi e le ragazze nei luoghi informali della loro quotidianità e del tempo libero: le piazze, i bar, le panchine, l’oratorio, per costruire una relazione di fiducia all’interno della quale possano sentirsi ascoltati, compresi, accettati e valorizzati.
Per creare con loro e non per loro, eventi ed attività dove coltivare interessi, acquisire nuove competenze, scoprire le proprie capacità e talenti. «Un lavoro che è iniziato mesi fa partendo da esigenze che ci accomunano – ha proseguito l’assessore alle politiche sociali del Comune di Monte San Giusto Simona Scopetta – la fascia d’età dei giovanissimi e degli adolescenti, quella tra gli 11 e i 19 anni, viene troppo spesso dimenticata rispetto ai bambini o agli anziani, per questo ci siamo resi conto che c’era la necessità di fare qualcosa. Proviamo a fare la nostra parte, riuscire a intercettare anche solo qualche ragazzo, salvandolo da percorsi devianti, sarà un successo».
Gli interventi di educativa di strada verranno portati avanti creando sinergie e collaborazioni con tutte le realtà dei territori dei tre Comuni. «Abbiamo una responsabilità verso questi giovani – ha fatto eco l’assessore alle politiche sociali del Comune di Montecosaro Stefania Lufrano, affiancata dal vicesindaco Loretta Cardinali – l’adolescenza è una fase delicata dello sviluppo, se non siamo noi ad andare incontro a loro è difficile intercettarne i bisogni e dare loro una mano. Dietro questo progetto non ci siamo solo noi assessori, ma tutta una rete che coinvolge i tre Comuni, enti e associazioni».
La realizzazione del Progetto è stata possibile grazie all’appoggio e al contributo, anche finanziario, dell’Ambito Territoriale Sociale 14 e del Garante Regionale dei Diritti della Persona, rappresentati rispettivamente dal coordinatore d’ambito, dottor Carlo Flamini, e dal garante, dottor Giancarlo Giulianelli.
«Un progetto che segue la linea di un approccio diverso che stiamo avendo a livello regionale su queste tematiche, con uno sguardo più rivolto ai territori – ha rimarcato Giulianelli – speriamo sia un punto di partenza per qualcosa di ancora maggiore: la cosa più bella per un’istituzione è stare materialmente al fianco dei cittadini e dei loro bisogni».
«Spesso ci avventuriamo in maxiprogetti che poi non portano a nulla, ma è importante contrastare la rassegnazione dei nostri giovani – ha ribadito Flamini – non possiamo permetterci di perdere questi ragazzi: dobbiamo recuperare la dimensione della vita di strada in senso positivo, come luogo di relazioni sociali».
Ad agire fisicamente in prima linea sono gli educatori della cooperativa sociale Il Faro. «Abbiamo avviato un progetto analogo nel 2019 a Civitanova con ottimi riscontri – ha spiegato la coordinatrice Irene Ortolani – la parte più difficile è quella iniziale, quella in cui bisogna vincere la diffidenza istintiva del giovane a relazionarsi con uno sconosciuto.
Ma abbiamo visto che pian piano l’educatore diventa un esempio positivo. La nostra equipe, composta di due persone, un uomo e una donna, è già in strada da qualche settimana e sarà sempre la stessa a frequentare i luoghi di aggregazione dei tre Comuni.
Da lì, dagli stimoli che emergeranno dal contatto coi giovani, si partirà per dare vita a laboratori e attività di vario genere che possano in qualche modo stimolare e incanalare i talenti, le aspirazioni dei ragazzi».
In occasione della Giornata Mondiale dell'Ambiente, il Comune di Civitanova Marche riproporrà “Giardini nascosti” evento ideato da “Sentinelle del Mattino”, Società Operaia di Civitanova Alta, in collaborazione con FAI, Pinacoteca Moretti e azienda Teatri di Civitanova. Quest’anno la seconda edizione si svolgerà domenica 4 giugno 2023 a Civitanova Alta, e vedrà l'apertura al pubblico di antichi palazzi, giardini, cortili privati e pubblici del centro storico.
“Proseguono gli appuntamenti organizzati per valorizzare i tesori nascosti del borgo storico – ha spiegato l’assessore al Turismo Manola Gironacci -. Questa ulteriore iniziativa rappresenta un arricchimento della proposta culturale, storica, di accoglienza turistico e ambientale della Città Alta e costituisce quindi un valore aggiunto sul fronte promozionale dell’immagine della nostra città".
"La prima edizione dell’evento è stata molto apprezzata, per cui l’Amministrazione comunale ha voluto sostenere anche quest’anno la manifestazione realizzata in collaborazione con diverse realtà sociali e culturali, che tengo a ringraziare”.
La giornata si articola in una serie di percorsi differenziati dove i visitatori, sotto la guida degli organizzatori, scopriranno spazi interni e scorci nascosti per ammirare le bellezze custodite nei vicoli della città. Ad arricchire la proposta, ci saranno inoltre i ragazzi dell’Istituto Bonifazi con il progetto “Generazioni in dialogo”, visite guidate e percorsi liberi seguendo una “mappa dei tesori” centro storico e performance artistiche in mezzo alle bellezze architettoniche meno note del borgo.
Grande partecipazione, ieri, all’Auditorium della biblioteca Mozzi Borgetti di Macerata, per il convegno “Protetti insieme” organizzato dal Comune di Macerata – assessorati alle Politiche Sociali e alla Sicurezza e polizia locale -, dalla prefettura, dall’Università, dall’IRCR e dal Forum Italiano per la sicurezza urbana in collaborazione con la Regione Marche.
Il progetto “Protetti Insieme” ha ottenuto il contributo del Fondo Unico Giustizia del Ministero dell’Interno ed è finalizzato alla prevenzione e al contrasto delle truffe nei confronti delle persone anziane.
Ad aprire l’incontro, moderato dalla giornalista Giusi Minnozzi, è stato il vice sindaco e assessore alle Politiche Sociali Francesca D’Alessandro. “È necessario mettere in campo un’opera di prevenzione importante perché l’analisi del contesto sociale del nostro territorio lo impone considerando che su una popolazione di oltre 40mila abitanti, più di 11mila sono over 65 e, di questi, 3318 vivono completamente da soli", ha commentato la D’Alessandro.
“È richiesto un lavoro sinergico di rete ed è compito delle istituzioni attenzionare le fasce più fragili e, dunque, anche la popolazione anziana che è soggetta a fenomeni di isolamento che rappresentano un fattore di rischio".
"L’amministrazione, oltre alle campagne informative e di comunicazione con spot radiofonici, brochure e contenuti social, sta portando avanti anche un percorso dedicato insieme agli amministratori di condominio a supporto delle persone che non hanno una rete familiare: un progetto che si svilupperà nel tempo con la collaborazione, anche, delle parrocchie e dei circoli per anziani”.
A seguire, il prefetto di Macerata Flavio Ferdani ha evidenziato quanto in provincia sia in crescita il numero delle persone anziane dato anche l’allungamento della vita. In questo quadro le istituzioni hanno il dovere di tutelare chi subisce la truffa ed è necessario approfondire i fenomeni criminosi che colpiscono le persone fragili e causano, di conseguenza, una diminuzione del senso di sicurezza.
Il prefetto Ferdani ha ribadito l’importanza della prevenzione e della sinergia interistituzionale per consentire di sensibilizzare la collettività tramite la realizzazione di attività di controllo del territorio improntate alla comunicazione e all’ascolto.
“Tutelare gli anziani e le loro fragilità: è questo, in sostanza, l’obiettivo del protocollo tra il Comune di Macerata e la Prefettura che previene le truffe verso gli anziani", è intervenuto il sindaco Sandro Parcaroli.
"Un fenomeno che oltre ad avere la sua pericolosità sociale e a livello di sicurezza, mina anche la psicologia della popolazione anziana che manifesta senso di disagio e impotenza. È per questo che la campagna d’informazione e di comunicazione deve andare di pari passo con interventi di supporto psicologico che siano in grado di far sentire gli anziani protetti, appunto, e sostenuti”.
A sottolineare la valenza dell’iniziativa anche il rettore dell’Università di Macerata John McCourt che ha ribadito anche la necessità di un percorso collegiale per stare vicino alle persone fragili che non riguardi sono le istituzioni ma tutta la comunità.
“La sinergia tra le varie polizie locali rappresenta un valore aggiunto nel contrasto alle truffe e il lavoro quotidiano che svolgiamo ha già dato i suoi frutti – ha aggiunto l’assessore alla Sicurezza e Polizia locale Paolo Renna -. Ricordiamo che la sicurezza nasce anche dai cittadini e dobbiamo lavorare tutti insieme verso questo obiettivo, consapevoli del fatto che le forze dell’ordine ci sono e, quando interpellate, intervengono sempre”.
Tra i protagonisti del progetto “Protetti Insieme” ci sono anche Riccardo Lombardelli e Alberto Barabucci de Il Doppiatore Marchigiano che, con ironia e tra i sorrisi del pubblico, hanno dato il loro contributo al progetto con la realizzazione di un video social che può fare da “megafono su un tema importante dato che prevenire e informare non costa nulla”, hanno sottolineato.
“A entrare nel dettaglio del fenomeno delle truffe agli anziani è stato Gian Guido Nobili, responsabile Area Sicurezza Urbana e Legalità – nata nel 1987 con l’obiettivo di sostenere le città nelle politiche di prevenzione - della Regione Emilia-Romagna".
"Nobili ha specificato che le truffe rappresentano un reato complesso e che, nell’ultimo periodo, ad aumentare sono quelle informatiche. Nella Regione Marche, dal 2010 al 2021, le truffe denunciate sono passate da 2239 e 6114”.
“In base al campione intervistato da Nobili, in Italia, nell’ultimo triennio, le truffe hanno toccato oltre il 5% della popolazione italiana ed è importante rafforzare il lavoro di fiducia nelle istituzioni e quello di sensibilizzazione dato che la prevenzione deve riguardare sì la sicurezza urbana ma anche l’aspetto sociale del fenomeno".
Nobili ha concluso ribadendo che la solitudine rappresenta terreno fertile per il proliferare delle truffe e, per invertire la rotta, bisogna limitare l’isolamento con progetti e incontri come “Protetti insieme”.
Andrea Francesco Tripodi, docente di Diritto Penale dell’Università di Macerata, ha evidenziato come il diritto penale abbiamo manifestato sensibilità dei confronti dei soggetti deboli e vulnerabili come, a esempio, nel reato di stalking che prevede un’aggravante della pena se viene commesso nei confronti delle persone fragili.
Tripodi ha poi analizzato la condizione di minorata difesa che, spesso, fa subentrare la vergogna e la persona offesa decide, quindi, di non presentare querela a tutela della propria riservatezza. Alla domanda su quanto sia importante, quindi, il diritto penale per contrastare il fenomeno, il professor Tripodi ha spiegato che è necessario per una questione di ordine sociale e legale ma che deve andare di pari passo con iniziative di tipo culturale e informative.
Il vice presidente della Regione Marche e assessore alla Sanità e alla Sicurezza Urbana Filippo Saltamartini ha evidenziato come le truffe rappresentino un fenomeno sociale gravissimo anche alla luce del fatto che moltissime non vengono denunciate.
Cosa possono fare le istituzioni? Saltamartini ha sottolineato quanto sia importante il ruolo delle Amministrazioni e della polizia locale che, in molti casi, conosce personalmente i cittadini grazie a un lavoro intenso e dedicato di prossimità. E poi bisogna investire e informare i ragazzi con incontri negli istituti scolastici. Un ringraziamento unanime è stato poi rivolto al grande lavoro delle forze dell’ordine che sono sempre in prima linea per la tutela della sicurezza pubblica.
"Ma ci vuole tanto a dire che il 25 aprile è la festa della Liberazione dal fascismo? Meloni prenda una posizione più netta, le basterebbe dire: capisco l'antifascismo e onore ai partigiani che hanno lottato per eliminare un regime che ha danneggiato l'Italia".
Così Vanda Pagani - 100 anni il prossimo 21 giugno - dalla sua casa di Civitanova Marche sintetizza in un'intervista all'Ansa il suo pensiero di "piccola partigiana", come lei stessa si definisce.
Vanda Pagani è l'ex ragazza che, a soli 17 anni, durante la Seconda Guerra Mondiale, aveva armato la Resistenza partigiana lombarda, trasportando pistole da Varese a Milano.
Una storia tenuta segreta fino a una decina di anni fa, quando la donna iniziò a mettere nero su bianco le memorie giovanili. In quel momento i figli scoprirono il contributo dato dalla madre per la Liberazione dal regime fascista. Memorie ora confluite in un libro e che oggi Vanda ripercorre con dovizia di particolari.
"Ogni settimana - ricorda - portavo a Milano 4 grandi pistole e le consegnavo a Giovanni, un commerciante, che aveva il figlio partigiano, nascosto in montagna". "Tutte ebbe inizio per caso - racconta la donna - Mi ero trasferita per lavoro a Fabiasco, nel Varesotto, e qui entrai in contatto con un ragazzo che un giorno mi si presentò con una scatola in cui era contenuta una piccola pistola e mi chiese se, a Milano, conoscevo qualcuno a cui poterla regalare".
Da quel momento Vanda diventerà la principale rifornitrice di armi dei partigiani della sua città natale, riuscendo per almeno tre anni a sfuggire ai controlli dei militari fascisti.
L'antifascismo dice di averlo iniziato a coltivare fin da ragazzina, grazie anche all'educazione dei suoi genitori. Oggi è una signora di quasi 100 anni che divora libri e giornali. È informata sulla politica: "Non accetto - dice - che il presidente del Senato La Russa dica che l'antifascismo non è citato nella nostra Costituzione".
La guerra in Ucraina le provoca dolore e preoccupazione: "Sono per la pace e quindi dico no al riarmo dell'Ucraina. - spiega Vanda - Però mi chiedo anche cosa sarebbe del popolo ucraino senza aiuti". "Se avessi vent'anni e fossi ucraina, - ammette - difenderei la mia terra".