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Attualità Macerata

Lotta alla violenza di genere, nel 2026 oltre 340 donne si sono rivolte al Cav di Macerata (VIDEO)

Francesca D'Alessandro

Nella lotta alla violenza di genere, la programmazione approvata dalla giunta regionale per il biennio 2026-2027 si prefigge l’obiettivo di rafforzare e ampliare gli interventi in merito. Sono 2,8 i milioni di euro destinati a strutture per donne che devono lasciare situazioni di violenza, percorsi che favoriscono l’autonomia lavorativa e personale, servizi di ascolto e accoglienza che puntano a un miglioramento nel territorio marchigiano.

Sono, invece, 538 mila gli euro stanziati per sei nuove strutture, tra Case Rifugio e case di semi-autonomia, arrivate nel 2026 nelle province. Le prime sono strutture che ospitano donne vittima di violenza che lasciano le proprie abitazioni, mentre le seconde sono strutture che aiutano le vittime nei percorsi di indipendenza economica, lavorativa e abitativa.

Ai centri antiviolenza e alle strutture di accoglienza presenti sul territorio, invece, spettano all’incirca 873.454 euro e ulteriori 132.245 euro saranno messi a disposizione per potenziare gli sportelli territoriali, con premura verso le aree interne della regione.

La prossimità territoriale, infatti, rappresenta uno degli elementi fondamentali quando si parla di violenza di genere. Un sistema funziona nella misura in cui ogni soggetto, vale a dire centro antiviolenza, servizio sociale, CUAV, magistratura, forze dell’ordine, è capace di svolgere il proprio mandato nel rispetto degli altri attori.

I dati Istat presenti all’interno del report “Prevenire e combattere la violenza contro le donne: le reti territoriali”, mappano a livello regionale gli accordi, i protocolli e le intese che realizzano reti collaborative di contrasto alla violenza sulle donne.

Quando ci si riferisce a una rete territoriale, difatti, si intende un accordo formale tra enti pubblici e privati, come quelli elencati sopra, che si occupano del processo di accoglienza, protezione, indirizzamento. L’istituzione di una rete territoriale si può realizzare tramite un protocollo d’intesa, un accordo o una convenzione.

Serve ricordare che il numero dei protocolli d’intesa relativi alle varie regioni non è sintomatico di una maggiore o minore presenza sul territorio, in quanto la presenza di un solo protocollo equivale a un assetto centralizzato relativo alle politiche di attivazione delle reti.

La necessità che queste reti territoriali siano presenti fa capo alla firma e alla ratifica da parte dell’Italia della Convenzione di Istanbul (Convenzione sulla prevenzione e il contrasto della violenza contro le donne e la violenza domestica) nel 2013, entrata poi in vigore nell’anno successivo.

Nella regione Marche sono presenti 5 protocolli formali firmati, vale a dire che sono presenti 5 attori proponenti e promotori che hanno effettivamente avviato un accordo. Nel territorio del Centro il 96,3% dei centri antiviolenza aderiscono alle reti territoriali e fanno da enti dominanti alle reti metropolitane diffuse, inserendosi all’interno del modello ‘a ragnatela’.

Il perno centrale attorno a cui ruotano le azioni di rete sono gli Ambiti Territoriali Sociali, che ammontano a 23 nella Regione.

“L’attività legata al contrasto alla violenza di genere è un’attività molto fervente nel comune di Macerata, comune capofila dell’Ambito Territoriale Sociale 15 che contempla la presenza di 9 comuni: Macerata, Appignano, Corridonia, Mogliano, Montecassiano, Petriolo, Pollenza, Treia e Urbisaglia. L’attività riguarda quindi tutto il territorio provinciale, con circa 343 donne da tutta la Provincia che si sono rivolte al centro antiviolenza di Macerata dal 1 gennaio 2026” afferma la Vicesindaca del Comune di Macerata e assessore alle Politiche Sociali e alle Pari Opportunità Francesca D’Alessandro.

D’Alessandro spiega che “Il CAV di Macerata non è l’unico punto a cui le donne si possono rivolgere. Ci sono altri sportelli dislocati in tutto il territorio, dalla costa fino all’entroterra: Civitanova, Porto Recanati, Tolentino, Sarnano, Castelraimondo. Insomma ci sono diversi punti che consentono di essere presenti capillarmente all’interno del territorio”, fondamentali non solo in un’azione successiva alla violenza ma anche prima che determinati comportamenti possano manifestarsi.

Il CAV infatti si propone come centro in cui la donna può recarsi per un confronto, per ottenere gli strumenti utili a comprendere le dinamiche di una potenziale relazione disfunzionale in cui i comportamenti espressamente violenti ancora non sono manifesti.

“Parlando anche con il personale altamente formato all’interno dei nostri centri anti-violenza, si ravvisa una certa reticenza da parte delle donne, quasi una paura a rivolgersi ai nostri centri anti-violenza perché magari si associa la possibilità di essere supportate all’obbligatorietà di rivolgersi alle forze di polizia. Questo può sicuramente accadere, quando c’è la necessità, ma non è assolutamente automatico”.

Se il desiderio e il dovere sono quelli di supportare le donne vittima di violenza, è altresì necessario accendere una luce sull’altra faccia della medaglia: chi la commette.

È evidente che si tratti di un problema insito all’interno della società, anche gli uomini sono vittima dello stesso sistema che poi li rende carnefici. Oltre che condannare questi comportamenti, quindi, è necessario agire proprio su coloro che riescono a riconoscere la possibilità di presentare atteggiamenti violenti o che lo hanno già fatto.

Riuscire a rompere il meccanismo che porta gli uomini a credere che determinati comportamenti, anche quelli meno evidenti come chiedere di controllare il telefono, siano sinonimo di amore o che l’essere gelosi equivalga all’avere a cuore l’altra persona è elemento fondamentale nel riuscire a prevenire le richieste ai CAV.

Per questo l’Ambito territoriale prende in carico anche la gestione del CUAV, il centro uomini autori di violenza, che ha come scopo quello di far riflettere gli uomini sul proprio comportamento tramite un percorso che veda in prima battuta l’assunzione di responsabilità della violenza agita. Inoltre, gli scopi principali riguardano la messa in sicurezza della donna e la diminuzione del rischio di recidiva. L’ATS 15, nello specifico, si occupa della gestione dei servizi nelle province di Macerata, Fermo e Ascoli Piceno.

“Il CUAV, il centro uomini autori di violenza, è un centro importante perché pone la prospettiva dal punto di vista dell’uomo che agisce violenza e questo fa sì che si lavori nel senso della consapevolezza di chi mette in atto determinati comportamenti. Non è sempre facile perché questo percorso può essere suggerito e caldamente promosso da parte del questore, ma non è obbligatorio” afferma D’Alessandro.

È fondamentale riuscire a condividere una cultura che non si basi sulla colpevolizzazione della vittima, sullo scarico di responsabilità e sulla minimizzazione e negazione della violenza. Per questo il percorso all’interno del CUAV si concentra anche sulla necessità che all’interno degli uomini autori di violenza si installi la percezione e la consapevolezza degli effetti dannosi che le loro azioni hanno, oltre che sulla vittima, anche su chi sta intorno, come ad esempio possibili figli.

Inoltre, è prioritario rendere capaci di riflessione critica sull’identità maschile e sull’idea di virilità, e su come questi due elementi siano strettamente connessi alla violenza di genere, cercando di destrutturare atteggiamenti ostili e stereotipi.

Le modalità che permettono la presa in carico da parte del CUAV si differenziano in base alle circostanze legate alla situazione dell’individuo. L’accesso può essere spontaneo, a seguito di ammonimento, su disposizione del Tribunale, su invio dell’Ufficio esecuzione Penale Esterna, a seguito della sospensione condizionale della pena.

Le difficoltà che vengono riscontrate maggiormente all’interno di questo percorso sono la resistenza a riconoscere l’effettiva responsabilità, la motivazione iniziale e anche la continuità del percorso. Il fatto che gli interessati partecipino agli incontri non coincide necessariamente con un cambiamento che possa essere considerato effettivo e soprattutto duraturo.

“Andare alla radice di questi comportamenti disfunzionali e capire insieme all’uomo perché agisce violenza permette di rielaborare anche certi comportamenti. I risultati sono abbastanza soddisfacenti”.

 

Nonostante questo, però, sulla reale efficacia dei CUAV e del loro operato non sono ancora presenti dati strutturati che consentano di parlare di questo aspetto, in quanto questi centri hanno iniziato ad agire sul nostro territorio a partire da fine 2022. Al netto di un aumento considerevole delle richieste di accesso, ciò che è da prendere in considerazione nei prossimi anni per riuscire ad avere un quadro più a fuoco dovrà concentrarsi sulla riduzione della violenza e sul mantenimento dei cambamenti nel tempo, piuttosto che sui numeri relativi all’inizio e alla conclusione di un percorso.

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