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"Abbassare le armi e alzare i salari": ad Ancona la protesta contro guerra, carovita e tagli alla scuola (FOTO e VIDEO)

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«La politica della paura non ci ferma». È uno dei messaggi che ha accompagnato la manifestazione che, questa mattina, ha attraversato le strade di Ancona nell'ambito dello sciopero generale nazionale. Un corteo che ha riunito studenti, insegnanti, lavoratori, rappresentanti dei centri sociali e portuali, scesi in piazza per contestare il caro vita, le politiche di riarmo e le risorse destinate alla guerra a discapito dei servizi pubblici.

La mobilitazione, promossa ad Ancona dallo Spazio Autogestito Arvultùra e dai Centri Sociali Marche, si è ritrovata alle 10:30 in piazza Ugo Bassi. Da qui i manifestanti hanno attraversato corso Carlo Alberto, via Marconi e via XXIX Settembre, per poi raggiungere piazza Stamira passando dal centro cittadino. Una protesta che ha visto migliaia di persone prendere parte al corteo, con studenti in testa, bandiere e striscioni.

Tra le voci raccolte durante la manifestazione c'è quella di un'insegnante della scuola secondaria di primo grado, che ha voluto sottolineare il significato della presenza del mondo dell'istruzione in piazza.

«Penso sia importantissimo che noi insegnanti oggi possiamo essere qui per manifestare contro il caro vita, ma soprattutto contro questo stato di guerra che sta tagliando fondi all'istruzione. Lavoro con i ragazzi, con i minorenni, e penso che non ci sia molta possibilità di un futuro degno per loro. Invito tutti gli insegnanti a scendere in piazza il più possibile».

Una protesta che, nelle parole dei partecipanti, trova una delle sue principali ispirazioni nella situazione in Palestina, ma che guarda anche alle conseguenze delle politiche internazionali sulla vita quotidiana delle persone.

«L'ispirazione è tutto quello che sta succedendo, il massacro in Palestina. È chiaro però che le problematiche del popolo palestinese coinvolgono anche tutte le problematiche dell'Occidente. Speriamo che questo sia solo l'inizio. Veniamo in piazza per manifestare contro uno Stato che dà i soldi alla guerra e non alla scuola e che, invece di ascoltarci, ci reprime».

Il tema della guerra si intreccia così con quello dei salari e delle condizioni economiche delle famiglie. Un altro messaggio arrivato dal corteo è stato quello della solidarietà ai lavoratori e a chi fatica ad arrivare alla fine del mese.

«Noi diamo la nostra parola e il nostro appoggio a tutti i lavoratori e ai manifestanti che sono qui oggi. Questa deve essere una giornata che unisce il Paese. Dobbiamo assolutamente abbassare le armi e alzare i salari».

Non soltanto una contestazione delle scelte politiche nazionali e internazionali, dunque, ma anche una denuncia delle difficoltà concrete che attraversano la società. Tra queste, le condizioni degli edifici scolastici, che rappresentano un'altra delle ragioni della partecipazione alla manifestazione.

Un giovane ha spiegato di essere sceso in piazza soprattutto per esprimere solidarietà agli studenti che frequentano istituti in condizioni strutturali difficili, anche al di fuori delle Marche: «È importante che il popolo sia unito. A spingerci in piazza è la solidarietà verso quelle persone che non riescono ad arrivare a fine mese e verso chi studia in scuole che non sono sostenibili. Non si può studiare bene in queste condizioni: ci sono bagni in cui si vedono le tubature sottostanti, zone completamente rotte e problemi che riguardano anche la salute. E non succede soltanto ad Ancona».

La sua presenza, ha precisato, nasce proprio dalla volontà di sostenere chi vive quotidianamente queste situazioni, anche quando non lo riguardano direttamente:«Sono sceso in piazza sia per i ragazzi di Ancona che studiano in queste scuole, sia per quelli che si trovano in condizioni ancora più precarie, ad esempio a Milano o a Torino. Sono qui per manifestare solidarietà a loro e a tutte le persone che vivono queste situazioni, anche se personalmente non mi riguardano».

Nel corso della mattinata, la manifestazione ha dato spazio anche al ricordo di Sofiane Boutraa e Kabir Mohidul, i due operai morti nell'incidente sul lavoro avvenuto nello stabilimento Fincantieri di Ancona lo scorso 29 settembre. Per loro è stato osservato un minuto di silenzio.

Una giornata che ha quindi messo insieme rivendicazioni diverse, ma legate da un filo comune: la richiesta di maggiori tutele sociali, salari adeguati, investimenti nella scuola e nei servizi pubblici e una presa di posizione contro l'economia di guerra. Dalle condizioni degli istituti scolastici al costo della vita, passando per la solidarietà alla popolazione palestinese, le voci raccolte ad Ancona raccontano una protesta che vuole andare oltre la singola giornata di sciopero.

Francesco Silla
Sono nato a Fermo il 15 agosto 1997. Giornalista pubblicista dal 2024, dal 2019 scrivo di cinema collaborando con riviste del settore come NPC Magazine e N3rdcore.it. Al cinema associo la mia passione per il ciclismo, la politica e la musica. Dal 2022 scrivo per Cronache Fermane. Da luglio 2024 collaboro con Picchio News, dove mi occupo di politica, cronaca locale e realizzo video dedicati alla provincia di Macerata, ai suoi eventi e alle questioni del territorio.
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