Terremoto, dieci anni dopo: oltre la politica, le voci di chi aspetta ancora la ricostruzione (VIDEO)
A dieci anni dal terremoto del 2016, accanto al confronto politico andato in scena ieri durante il consiglio comunale aperto di Muccia, emergono anche le voci di chi la ricostruzione la vive ogni giorno, tra attese, difficoltà e timori per il futuro. Diego Camillozzi, dell’associazione "La terra trema noi noi", nata per dare voce alle esigenze dei terremotati, e Antonella Gamberoni, avvocato di Camerino che rappresenta numerose famiglie colpite dal sisma, raccontano le preoccupazioni di chi aspetta ancora di tornare a casa. Sullo sfondo, anche le recenti vicende giudiziarie legate alla ricostruzione e il rischio che le loro conseguenze possano ripercuotersi sui cantieri.
Per Diego Camillozzi, il percorso dell’associazione è iniziato nel gennaio del 2017, quando le criticità dell’emergenza e della ricostruzione erano già evidenti. «Ci siamo costituiti subito dopo, quando vedevamo che le criticità erano molte e che la ricostruzione, anche nei casi dell’emergenza, non era come doveva. Non si era partiti con il giusto passo e quindi abbiamo iniziato a manifestare, fino a diventare un punto fermo, come intermediari con i vari commissari che si sono succeduti».
Oggi, nonostante il tempo perso e le difficoltà incontrate, Camillozzi intravede qualche segnale positivo. «La ricostruzione è partita e, anche se purtroppo abbiamo perso svariati anni, abbiamo un barlume di speranza che questi magnifici luoghi possano rinascere».
Resta però una domanda fondamentale: quale sentimento accompagna chi, a distanza di dieci anni, non ha ancora una casa e continua a vivere in una sistemazione provvisoria? «Il sentimento per molti purtroppo è un po’ la rassegnazione. Chi se n’è andato è difficile da poter far rientrare», spiega Camillozzi.
Il problema, infatti, non riguarda soltanto la ricostruzione degli edifici. Per riportare le persone nei territori colpiti dal sisma occorre creare le condizioni per vivere e lavorare. «La bellezza dei luoghi purtroppo non basta, quindi bisogna riportare il lavoro e i servizi, come noi ci stiamo adoperando per poterlo fare, e poi eventualmente magari attirare altre persone».
Tra le preoccupazioni più immediate c’è anche l’inchiesta giudiziaria sulla ricostruzione, al centro del dibattito degli ultimi giorni. L’eventualità di un rallentamento o di un blocco dei lavori alimenta l’incertezza di chi aspetta da anni di rientrare nella propria abitazione.
«Sicuramente ci auguriamo che non ci sia il fermo dei cantieri», afferma Camillozzi. L’associazione, spiega, si è già attivata per scongiurare il rischio che le vicende giudiziarie possano tradursi in un nuovo arresto del percorso di ricostruzione.
«Nell’eventualità di questo fermo dei cantieri non bisognerà aspettare i vari gradi di giudizio, perché abbiamo già chiesto al commissario che, nell’eventualità, si possa sciogliere il contratto in essere per i committenti, perché altrimenti si bloccherebbero moltissimi cantieri».
La richiesta è dunque quella di individuare soluzioni che consentano di tutelare la continuità dei lavori, evitando che le conseguenze di eventuali provvedimenti sulle imprese coinvolte ricadano ancora una volta sulle famiglie terremotate.
Sulla stessa vicenda si sofferma Antonella Gamberoni, avvocato di Camerino professionalmente impegnata nella ricostruzione e rappresentante di numerose famiglie colpite dal sisma. Per lei, la situazione attuale è motivo di forte preoccupazione, non soltanto per le possibili ripercussioni sui lavori, ma anche per il clima politico che si sta creando attorno alla vicenda.
«Questa situazione, ovviamente, rappresentando io moltissimi terremotati, preoccupa, preoccupa tanto», sottolinea. A pesare è soprattutto il confronto tra le forze politiche, che rischia di mettere in secondo piano le esigenze concrete di chi attende ancora una risposta.
«Quello che preoccupa anche e soprattutto è questo scontro politico che si sta generando sulla pelle dei terremotati, che sono le uniche vere vittime».
Gamberoni richiama quindi la responsabilità di chi ricopre ruoli istituzionali e rappresenta le comunità marchigiane. «Tutte le persone che avrebbero dovuto essere sedute al consiglio regionale rappresentano la comunità marchigiana, perché sono tutte persone regolarmente elette».
Da qui l’appello a evitare che la ricostruzione diventi terreno di contrapposizione politica. «Queste vicende, piuttosto che essere strumentalizzate, dovrebbero impegnarli in maniera diversa», conclude.
A dieci anni dal sisma, le testimonianze raccolte a margine del consiglio comunale aperto di Muccia riportano così l’attenzione sulle questioni che restano aperte: il ritorno nelle abitazioni, la ripartenza dei servizi e del lavoro, la continuità dei cantieri e la necessità di non disperdere ulteriormente le comunità. Perché la ricostruzione non si misura soltanto attraverso gli edifici recuperati, ma anche nella possibilità concreta per chi se n’è andato di tornare e per chi è rimasto di continuare a vivere in questi territori.

nubi sparse (MC)
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