Rinnovabili, le Marche rischiano di arrivare in ritardo: Legambiente denuncia lo stallo delle autorizzazioni
Nel mese di settembre scorso la Giunta regionale discuteva circa la possibilità di approvare la proposta di legge sull’individuazione delle “aree idonee” in cui poter localizzare gli impianti per la produzione di energia rinnovabile.
A ottobre, la proposta di legge viene approvata dalla Giunta, confermando l’obiettivo da raggiungere entro il 2030: 2,3 gigawatt in più rispetto al 2020 di nuova potenza ottenuta da fonti rinnovabili. Questo provvedimento prevede l’individuazione di superfici aggiuntive rispetto alla disciplina nazionale, differenziando le condizioni in base all’area, alla tecnologia e alla potenza dell’impianto.
All’interno del Piano Regionale Energia e Clima, il fotovoltaico copre circa il 74% della nuova potenza, con 1.747 MW, mentre l’eolico prevede circa 600 MW.
L’articolo 2 del Piano presenta le aree che la Regione qualifica come ulteriormente idonee e in cui l’iter autorizzativo per gli impianti a fonti rinnovabili dovrebbe essere più veloce. Tra queste ci sono: aree di crisi industriale complessa; aree a destinazione industriale, direzionale, artigianale, commerciale; coperture di immobili e di strutture delle aziende agricole; aree interne agli stabilimenti e agli impianti delle aziende agricole» aree appartenenti al patrimonio pubblico; cave a fine attività; aree portuali e retroportuali; impianti sportivi.
La legge prevede poi una soglia massima per le aree agricole tradizionali e agrivoltaiche tra lo 0,8% e il 3% della Superficie Agricola Utilizzabile regionale. Restano escluse le aree naturali protette, i siti Natura 2000, le zone umide di importanza internazionale, le aree di protezione dei siti UNESCO e quelle interessate dalle prescrizioni del Piano paesistico ambientale regionale.
L’assessore allo Sviluppo economico e all’Energia Giacomo Bugaro, in una nota della Regione, afferma che “La tutela dell’agricoltura e del paesaggio è parte integrante della nostra politica energetica. Vogliamo favorire soluzioni che consentano alle aziende agricole di produrre energia per le proprie esigenze, mantenendo la funzione produttiva dei terreni e salvaguardando i luoghi che esprimono l’identità della regione”.
La legge, dopo l’approvazione della Giunta, deve essere ora approvata definitivamente dal Consiglio regionale.
Nonostante questo, la scorsa settimana, durante la seconda edizione del Forum Energia di Legambiente, sono sorte numerose perplessità.
Il presidente di Legambiente Marche Marco Ciarulli ha evidenziato tempi troppo lunghi. Si denuncia un osteggiamento alla realizzazione dei grandi impianti che rischia di protrarre gli obiettivi del 2030 di oltre sei anni, specificando che senza i grandi impianti la possibilità di transizione energetica sarà sempre più complessa.
Ciarulli afferma che “negli ultimi 6 anni nelle Marche non è stato autorizzato un singolo progetto”, criticando la narrazione “catastrofica” che a volte viene fatta sulla presenza di impianti eolici nel territorio.
Sul fronte delle aree idonee Katiuscia Eroe, responsabile energia di Legambiente, afferma che il decreto rappresenta una grande possibilità per il decollo della transizione energetica regionale. “Le Marche hanno moltissime aree, che sono degradate, compromesse, e che potrebbero benissimo essere occupate da impianti a fonti rinnovabili, che ricordiamo sempre, non consumano suolo”, afferma riferendosi alla definizione Ispra di ‘consumo di suolo reversibile’ (infrastrutture che possono essere rimosse nel tempo, ripristinando le condizioni naturali del suolo).

cielo coperto (MC)
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