Dieci anni dal sisma, gli ex dipendenti tornano alla Domus Laetitiae: “Vederla così è un colpo al cuore”
USSITA - Il 24 agosto 2016 è una data che ha segnato per sempre la memoria delle comunità dell’Appennino marchigiano. Dieci anni dopo quella prima, devastante scossa, il ricordo del terremoto resta profondamente legato ai luoghi e alle persone che hanno vissuto la vita dei Monti Sibillini prima del sisma.
A Frontignano di Ussita, nel piazzale antistante la Domus Laetitiae, a circa 1.300 metri di quota, il decennale del terremoto è diventato anche l’occasione per un incontro carico di emozioni. Qui si sono ritrovati spontaneamente alcuni ex dipendenti della storica struttura ricettiva, tornati davanti a quello che per molti di loro è stato molto più di un semplice luogo di lavoro.
Un appuntamento nato dalla volontà di condividere ricordi, riannodare i fili di un passato comune e rendere omaggio a un’esperienza professionale e umana che ha accompagnato per anni la vita di tante persone.
Per chi ci ha lavorato, la Domus Laetitiae rappresentava una vera e propria comunità. «Vivevamo la Domus Laetitiae h24», raccontano gli ex dipendenti, ricordando giornate che iniziavano con la colazione dei gruppi e terminavano soltanto a tarda sera.

La struttura era un punto di riferimento per famiglie, escursionisti, gruppi parrocchiali, giovani in ritiro e comitive in vacanza studio, soprattutto nei periodi di maggiore afflusso turistico. D'estate come d'inverno, con le attività legate agli impianti di Frontignano, la Domus era in grado di accogliere contemporaneamente numerosi gruppi, diventando uno dei principali punti di riferimento dell'ospitalità in quota.
Tra quelle mura sono passate generazioni di giovani e famiglie, in un ambiente che gli ex lavoratori ricordano come caratterizzato da accoglienza, spirito di gruppo e familiarità.
A guidare la struttura per oltre 25 anni sono stati gestori che, secondo il ricordo degli ex dipendenti, hanno saputo trasmettere allo staff professionalità, attenzione verso gli ospiti e capacità di affrontare quotidianamente le difficoltà di un'attività ricettiva in montagna.
«È grazie a tutto lo staff e alla dedizione vissuta stagione dopo stagione – spiegano gli ex lavoratori – che la struttura è arrivata a essere un vero e proprio fiore all'occhiello e un punto di riferimento turistico per l'intero Parco dei Monti Sibillini».
Un patrimonio fatto non soltanto di numeri e presenze turistiche, ma soprattutto di relazioni umane e di ricordi che, a distanza di dieci anni dal sisma, rimangono ancora fortemente presenti.
Proprio il confronto tra il passato e il presente ha reso particolarmente intenso il ritrovo di Frontignano.
La Domus Laetitiae, gravemente danneggiata dal terremoto, appare oggi segnata dal tempo e dall'abbandono. Per chi ha trascorso lì anni della propria vita, assistere al degrado della struttura significa confrontarsi con una delle immagini più dolorose della ricostruzione ancora incompiuta.
«Vederla così degradata e abbandonata è un vero e proprio colpo al cuore», raccontano gli ex dipendenti. «È un colpo al cuore di chi questa struttura l'ha vissuta veramente, lavorandoci e abitandoci h24 e dedicandovi anni di cura ed entusiasmo».
Il decennale del sisma diventa così anche un'occasione per riportare l'attenzione su uno dei luoghi simbolo di Frontignano e sul futuro di una struttura che per decenni ha rappresentato un importante presidio turistico e sociale della montagna.
Dalla giornata di memoria arriva quindi anche un appello rivolto al futuro e alle istituzioni impegnate nella ricostruzione.
«Ci auspichiamo con tutto il cuore che la Domus Laetitiae possa risorgere presto», concludono gli ex dipendenti. «Questo territorio ha bisogno di ritrovare i suoi luoghi simbolici. Restituire una prospettiva di futuro a questa struttura significa dare un segnale concreto di rinascita a Frontignano, a Ussita e a tutte le comunità dei Monti Sibillini».
A dieci anni dal terremoto, il ritrovo degli ex lavoratori ha così trasformato un luogo segnato dalle ferite del sisma in uno spazio di memoria e, soprattutto, di speranza. Perché dietro le mura della Domus Laetitiae non ci sono soltanto anni di storia alberghiera: ci sono persone, famiglie, generazioni e una parte importante della vita di Frontignano.

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