Caro carburante, agricoltura e pesca marchigiane in ginocchio: “Così non possiamo più fare reddito”
Il gasolio agricolo arriva a 1,202 euro al litro al netto dell’Iva. Cia Marche: “È in gioco il destino dell’agricoltura nazionale”. In difficoltà anche la pesca, con il carburante marino arrivato a 1,25 euro al litro nel porto di San Benedetto.
Il caro carburante pesa sempre di più sui conti delle aziende agricole marchigiane, alle prese con costi di produzione che continuano a crescere e margini di redditività sempre più ridotti.
L’ultima rilevazione disponibile dei “Prezzi medi al consumo dei prodotti petroliferi nella Regione Marche”, effettuata dalla Camera di Commercio delle Marche, fotografa una situazione particolarmente preoccupante: per le forniture comprese tra 1.001 e 5.000 litri, il prezzo del gasolio agricolo ha raggiunto 1,202 euro al litro al netto dell’Iva.
Un livello che incide direttamente sui costi delle imprese agricole, soprattutto in un periodo dell’anno nel quale l’utilizzo di mezzi, macchinari e attrezzature continua a essere particolarmente intenso.
«Forse non è chiaro che qui è in gioco il destino dell’agricoltura nazionale, non solo marchigiana – dichiara il presidente di Cia Marche Alessandro Taddei –. La curva del costo del carburante, purtroppo, sta confermando le ipotesi più pessimistiche: siamo a 1,50 euro al litro Iva compresa e molti riflettono sul proprio futuro».
Il confronto con lo stesso periodo dello scorso anno rende ancora più evidente la portata dell'aumento.
«In questo periodo, un anno fa, il gasolio agricolo si attestava intorno agli 80-90 centesimi Iva compresa», ricorda Taddei. Oggi, invece, il prezzo è arrivato a circa il doppio, con conseguenze pesanti sulla capacità delle aziende di produrre reddito.
«Non ci permette più di fare reddito, perché il costo del carburante si ripercuote poi su aumenti generalizzati su tutto. Se un anno fa un’impresa agricola lavorava praticamente “alla pari”, oggi quegli 80 centesimi in più li mette di tasca propria».
Secondo Cia Marche, i provvedimenti messi in campo a livello europeo e nazionale possono contribuire soltanto in parte ad attenuare gli effetti della crisi.
«Europa e Governo italiano cercano di mitigare le nostre difficoltà, ma sono palliativi», sottolinea Taddei, riportando l’attenzione su quello che considera uno dei problemi strutturali del settore: gli squilibri lungo le filiere agroalimentari.
L’aumento dei costi di gasolio, energia elettrica, concimi e sementi si scontra infatti con la difficoltà degli agricoltori di adeguare il prezzo della materia prima prodotta.
«Siamo gli unici che, nonostante gli aumenti di gasolio, elettricità, concimi, sementi, non possiamo permetterci di chiedere un aumento del prezzo della materia prima che produciamo», spiega il presidente di Cia Marche.
Il riferimento è anche al prezzo del grano e, più in generale, alla distribuzione del valore lungo la filiera.
«Viene spontaneo pensare al prezzo del grano: tutti in filiera possono adeguare i prezzi tranne gli agricoltori e, nonostante questo, non possiamo nemmeno dire di fare un sacrificio per i consumatori, perché i prezzi agli scaffali aumentano, anche se non a nostro vantaggio».
Una situazione che alimenta incertezza soprattutto in vista delle prossime campagne agricole.
Secondo Taddei, nelle Marche sono ormai pochissimi i comparti agricoli che riescono a garantire una redditività soddisfacente.
«I settori agricoli che vanno bene, nelle Marche, sono pochissimi e riceviamo decine di telefonate al giorno di associati che ci chiedono cosa potrebbero coltivare, in alternativa a quanto fanno, per risollevarsi».
A preoccupare è anche il rischio che una parte degli agricoltori scelga di non coltivare i propri terreni, aprendo la strada a possibili operazioni speculative.
«La nostra paura è che parecchi agricoltori quest’anno decidano di non lavorare i terreni, facendo partire le speculazioni da parte di quelle grosse compagnie che investono nei terreni per realizzare mega impianti fotovoltaici. Siamo disarmati».
La crescita dei prezzi del carburante non riguarda soltanto il comparto agricolo. A essere duramente colpita è anche la pesca, settore particolarmente esposto all’andamento del costo del carburante marino.
A fotografare la situazione è EUMOFA, l’Osservatorio europeo del mercato dei prodotti della pesca e dell’acquacoltura della Commissione europea, che monitora anche l’andamento dei prezzi del carburante marino nei principali Paesi europei.
Secondo i dati dell’Osservatorio, rispetto a marzo 2025, quando il gasolio marittimo veniva venduto a 0,64 euro al litro, nello stesso mese del 2026 il prezzo ha registrato un aumento di circa il 55%, raggiungendo 0,99 euro al litro.
A metà maggio, inoltre, EUMOFA ha rilevato nei Paesi europei monitorati prezzi compresi tra 0,97 e 1,14 euro al litro, con un incremento medio dell’83,8% rispetto a maggio 2025.
Un andamento che in pochi mesi ha inciso pesantemente sui costi sostenuti dalla flotta peschereccia italiana e, in particolare, dalle marinerie dell’Adriatico.
A confermare la pressione sui costi è Pietro Ricci, armatore sambenedettese.
«La tendenza all’aumento è evidente – dichiara Ricci – perché un mese fa il prezzo del carburante era di un euro, oggi siamo già a 1,25 euro al porto di San Benedetto, mentre a Chioggia siamo a 1,30 euro».
Un incremento del 25% in appena un mese che rende ancora più difficile la gestione economica delle imprese della pesca.
«È un dato preoccupante che, purtroppo, non ci sorprende – aggiunge Massimo Sandroni, direttore Cia Marche e della sezione PescAgri – perché si tratta dell’effetto congiunto di fattori interni ed esterni».
Secondo Sandroni, se gli operatori non possono intervenire direttamente sulle dinamiche internazionali che stanno contribuendo alla crescita dei costi, esiste però la possibilità di costruire risposte più solide sul piano nazionale ed europeo.
«Se non possiamo fare nulla sul fronte delle vicende internazionali che, indirettamente, stanno mettendo in ginocchio agricoltura e pesca, possiamo però organizzare strumenti economici e politici che non siano emergenziali ma strutturali».
Il caro carburante si conferma così uno dei principali fattori di pressione per due comparti strategici dell’economia marchigiana. Agricoltura e pesca si trovano a fronteggiare costi crescenti, mentre la possibilità di trasferire gli aumenti lungo la filiera resta fortemente limitata.
Una situazione che, secondo Cia Marche, rende sempre più urgente un intervento strutturale capace di sostenere la redditività delle imprese e garantire la continuità di attività che rappresentano una parte fondamentale del tessuto economico e produttivo delle Marche.

nubi sparse (MC)
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