Civitanova Marche si prepara all’estate rifacendosi il look. Ieri, mercoledì 27 maggio, da nord a sud il lungomare cittadino si presentava con un’aria decisamente più splendente grazie agli interventi di manutenzione e riqualificazione che hanno interessato uno dei punti più frequentati della città. Operai al lavoro lungo il litorale per ripitturare le strisce pedonali, la pista ciclabile e anche il cordolo che separa la carreggiata dedicata alle auto dal percorso riservato alle biciclette.
Un colpo d’occhio che non è passato inosservato a residenti, turisti e ai primi bagnanti della stagione. Complice il caldo quasi estivo, con temperature ieri vicine ai 30 gradi, in tanti hanno già scelto di trascorrere qualche ora in spiaggia e qualcuno si è persino concesso il primo bagno della stagione. Siamo ancora nella fase iniziale della stagione balneare, ma il clima e il movimento lungo il litorale fanno già intuire quella che potrebbe essere un’estate particolarmente intensa e partecipata.
Resta però ancora chiuso il nuovo Varco sul Mare, uno degli interventi più attesi sul waterfront cittadino e destinato a diventare il collegamento diretto tra il centro e il mare. L'assessore ai lavori pubblici Ermanno Carassai ha annunciato che la consegna ufficiale dell’opera è prevista per il 5 luglio 2026, dopo l’approvazione delle ultime migliorie al progetto. Tra queste figurano nuovi inserti in marmo Maljat nella piazza, l’ampliamento del marciapiede sul lungomare Piermanni con la traslazione della pista ciclabile e interventi per migliorare sicurezza e funzionalità dell’area.
Previsti anche adeguamenti ai bagni pubblici, nuovi pozzetti elettrici per facilitare gli eventi e un potenziamento dell’impianto di videosorveglianza. Il nuovo Varco sul Mare sarà uno spazio multifunzionale pensato per ospitare manifestazioni, sport e momenti di aggregazione, diventando uno dei simboli della nuova Civitanova affacciata sull’Adriatico.
La fibra ottica corre veloce in Italia, ma resta ancora indietro nelle case degli italiani. Nel 2026 la rete FTTH raggiunge il 77,19% dei nuclei familiari, ma solo il 30% la utilizza effettivamente. Un divario che evidenzia come, accanto allo sviluppo infrastrutturale, resti ancora aperta la sfida della diffusione reale della tecnologia.
Lo evidenzia l’infografica “Quanto siamo connessi? Copertura e qualità della fibra in Italia”, realizzata da VIVI Energia, che analizza il livello di copertura e utilizzo della rete ultraveloce nel Paese, mettendo in luce differenze territoriali e dinamiche di adozione.
Il dato più significativo riguarda proprio il rapporto tra disponibilità e utilizzo della fibra. A fronte di una copertura ormai capillare, solo circa 6,18 milioni di famiglie hanno scelto la connessione FTTH. A incidere potrebbe essere anche il costo. Il canone medio mensile, infatti, si attesta a 26,15 euro, contro i 25,85 delle tecnologie precedenti. Una differenza minima, che tuttavia continua a rappresentare una barriera percepita per molti utenti.
A livello territoriale, la copertura della fibra presenta forti differenze. In testa alla classifica si trovano Sicilia (89%), Molise (86%), Puglia (84%), Lazio (83%) e Abruzzo (81%), mentre la Valle d’Aosta si ferma al 59%, risultando la regione meno coperta.
Anche guardando alle città emergono divari interessanti. Palermo guida la graduatoria con una copertura del 95%, seguita da Bari (94%) e Barletta-Andria-Trani (93%). Tra le grandi città compare Milano in top 10, con il 90%, mentre restano fuori centri rilevanti come Roma, Napoli e Torino segno di uno sviluppo non uniforme sul territorio nazionale.
Sul fronte della crescita, il 2026 conferma un’accelerazione significativa in alcune aree del Paese. La Sardegna registra l’incremento più marcato (+25,43%), mentre la Liguria è l’unica regione in controtendenza, con una lieve flessione (-0,71%).
Avvicendamento al vertice per la Fondazione ITS Academy "Tecnologia & Made in Italy", istituto di riferimento nella regione Marche per l'alta formazione tecnica post-diploma. L'ingegner Mauro Guzzini, attuale guida di Gitronica S.p.A. di Montelupone, assume la carica di nuovo presidente. Succede a Stefano Zannini, in carica dal 2020, che ha rassegnato le proprie dimissioni a causa dei crescenti impegni professionali legati all’espansione della propria azienda di famiglia, pur scegliendo di mantenere il proprio ruolo e il proprio contributo all’interno del Consiglio di amministrazione.
Il passaggio di consegne si configura nel segno della piena continuità gestionale e strategica. L'ingegner Guzzini, infatti, aveva già guidato la Fondazione prima del mandato di Zannini e in questi anni è rimasto costantemente attivo all'interno del CdA, condividendone passo dopo passo il percorso di forte espansione sul territorio regionale.
Sotto la passata gestione, l’Academy ha registrato uno sviluppo strutturale costante, arrivando a superare la quota di 200 iscritti all’anno e raddoppiando l’offerta didattica, passata da 5 a 11 corsi attivi. Le lezioni sono oggi capillarmente distribuite tra le storiche sedi di Recanati, Fano, Pesaro, Ancona e la nuova recente apertura nel comune di Tolentino.
Questa rete formativa diffusa rappresenta un modello unico nel panorama marchigiano, supportato da un network che conta ormai oltre 100 aziende socie e che garantisce un tasso di occupazione superiore al 90% a un solo anno dal conseguimento del diploma.
Il presidente uscente, Stefano Zannini, ha voluto tracciare un bilancio del lavoro svolto, evidenziando come l’era digitale e il rapporto sempre più stretto tra innovazione e ricerca abbiano trasformato profondamente il mercato del lavoro, aumentando la richiesta di competenze altamente specializzate. Per questa ragione, la Fondazione ha investito con convinzione nell’aggiornamento tecnologico della didattica e nella costruzione di percorsi vicini alle esigenze delle imprese.
Zannini ha concluso dicendosi certo che l’ingegner Guzzini saprà valorizzare ulteriormente un progetto i cui ottimi risultati occupazionali sono il frutto di una formazione costruita insieme alle aziende, capace di coniugare preparazione teorica ed esperienza pratica.
Le linee programmatiche del nuovo corso sono state delineate direttamente dal neo presidente Mauro Guzzini, il quale ha confermato che l’obiettivo del suo mandato sarà consolidare i risultati raggiunti, proseguendo nel rafforzamento e nell'innovazione dell'offerta formativa. Un impulso decisivo in tal senso è arrivato dai fondi del PNRR, grazie ai quali la Fondazione ha rinnovato integralmente i propri laboratori con tecnologie 4.0, strumenti considerati indispensabili per formare le figure professionali richieste dai partner industriali.
I piani di studio dell'ITS Academy spaziano oggi in ambiti strategici per l'economia marchigiana, coprendo settori che vanno dalla meccatronica al design, dalla chimica al farmaceutico, fino alla nautica di lusso e alla modellazione 3D. A garanzia dell'aderenza al mercato, l’87% del corpo docente proviene direttamente dal sistema imprenditoriale.
Guzzini ha infine indicato come sfida prioritaria per i prossimi anni il rafforzamento della conoscenza del sistema ITS tra i giovani e le famiglie, per dimostrare quanto l’alta formazione tecnica rappresenti oggi una delle strade più concrete ed efficaci verso un lavoro qualificato.
Con l'approssimarsi della stagione più calda e del picco di presenze turistiche, la città di Porto Recanati si appresta a modificare la viabilità nel proprio centro storico. L'Amministrazione comunale ha informato che, tramite un'apposita ordinanza del Settore V - Polizia Locale, dal 1° luglio al 31 agosto 2026 entrerà ufficialmente in vigore la Zona a Traffico Limitato (Ztl), supportata dal sistema di rilevamento elettronico degli accessi posizionato ai varchi d'ingresso.
Il provvedimento ricalca la formula già collaudata con successo negli anni precedenti e sarà attivo tutti i giorni, sia feriali che festivi, dalle ore 20:30 alle ore 03:00 del giorno successivo. La finalità della misura è quella di decongestionare le aree centrali e maggiormente frequentate della località balneare, riducendo drasticamente la presenza di veicoli a motore. In questo modo si punta a garantire una migliore vivibilità del cuore cittadino, a tutelare la sicurezza dei residenti e dei tantissimi visitatori, favorendo al contempo il passeggio e le attività commerciali.
L'ingresso all'interno del perimetro protetto dalle telecamere sarà consentito esclusivamente ai veicoli in possesso di regolare autorizzazione. I soggetti abilitati avranno l'obbligo di esporre sul cruscotto del mezzo l'apposito pass in modo ben visibile e leggibile, ricordando che la mancata o non corretta esposizione del tagliando comporterà l'applicazione delle sanzioni amministrative previste dal Codice della Strada.
Una corsia preferenziale viene confermata per la mobilità green: i veicoli immatricolati a sola propulsione elettrica godranno di libero accesso e transito, ma i proprietari dovranno preventivamente comunicare la targa al Comando tramite telefono o posta elettronica.
Disposizioni ancora più stringenti riguarderanno l'arteria principale del centro. Durante gli orari di validità della Ztl, infatti, su Corso Giacomo Matteotti scatterà il divieto assoluto di circolazione per tutte le categorie di veicoli. Da questo blocco totale rimarranno esclusi soltanto i velocipedi a due ruote, i mezzi di soccorso, le Forze dell'Ordine per improrogabili motivi di servizio e i cittadini che siano titolari, locatari o usufruttuari di autorimesse il cui unico accesso si trovi proprio lungo il tratto del Corso.
L'ordinanza prevede comunque una certa elasticità gestionale: il Comando di Polizia Locale si riserva il diritto di adottare modifiche, sospensioni temporanee o integrazioni alle regole della Ztl qualora si presentino particolari esigenze di interesse pubblico, motivi di ordine e sicurezza, o in concomitanza con manifestazioni, mercati, fiere e lavori pubblici urgenti.
L'amministrazione comunale ha rivolto un invito a cittadini, residenti, operatori economici e turisti a prestare la massima attenzione alla segnaletica stradale verticale e ai pannelli luminosi informativi collocati in prossimità dei varchi elettronici per evitare di incorrere in sanzioni. Per qualsiasi dubbio, chiarimento o per l'espletamento delle pratiche relative al rilascio dei permessi, gli utenti potranno rivolgersi direttamente agli uffici del Comando di Polizia Locale.
Seguitano ubiquitariamente le celebrazioni in stile santificante per Marco Pannella a dieci anni dalla scomparsa. Non vi è giornale, non vi è televisione e non vi è radio che non magnifichi ininterrottamente la figura di Marco Pannella, celebrato come un eroe della politica che si è battuto strenuamente per difendere la libertà.
Mi permetto di dissentire da questa narrazione oggi egemonica e di mostrare per quali ragioni, al di là del giusto rispetto umano per la figura di Pannella, la sua posizione politica risulti massimamente criticabile.
Non parlerò di "più Europa", l’erede contemporaneo del partito fondato da Pannella, poiché probabilmente sarebbe ingiusto attribuire al fondatore della ditta le responsabilità di ciò che è venuto dopo, anche se, come si dice, il frutto non cade mai troppo distante dall’albero: “più Europa” è soltanto un episodio della normalizzazione liberal-atlantista del nostro Paese, con, in aggiunta, un elogio sperticato del costrutto tecnocratico e repressivo dell’Unione Europea.
Per quel che riguarda la politica di Pannella in senso stretto, il Partito Radicale da lui fondato rappresentò unicamente una forza di individualizzazione di massa, vuoi anche un completamento ideologico della liberalizzazione dei consumi e dei costumi che la civiltà del capitale aveva avviato a partire dal '68.
La libertà difesa e celebrata da Pannella era sempre e solo la libertà dell’individuo consumatore, intesa come liberalizzazione dei consumi, droghe comprese. Insomma, la libertà come capriccio di consumo e non certo come sostanza etica nell’accezione hegeliana.
Costanzo Preve considerava Pannella l'esponente di un "libertarismo dei costumi": le battaglie radicali riflettevano una deriva borghese e neoliberista della sinistra, che aveva abbandonato la storica questione sociale in favore di istanze individualiste, funzionali alla civiltà dei consumi.
Scriveva Preve: "Quanto ai radicali, Pannella und Bonino, non li considero personalmente una forza politica, ma un elemento culturale di profonda corruzione civile e umana, avanguardia di un individualismo estremo e anomico".
Non meno disastrosa fu la politica estera del partito fondato da Pannella: atlantista e filoisraeliano fino al midollo, nella convinzione che Washington e Israele rappresentassero il paradigma ideale della libertà a cui ogni popolo del pianeta era chiamato ad adeguarsi.
Insomma, benché le celebrazioni di Pannella continuino ininterrottamente, mi pare che non manchino gli elementi per criticare aspramente le sue politiche. Mi spingo più in là e dico che non ho mai francamente capito per quali ragioni Pier Paolo Pasolini stimasse tanto sul piano politico Pannella e i radicali, considerato il fatto che essi rappresentavano l’opposto di ciò che Pasolini teorizzava. Insomma, rispetto per la figura umana di Pannella, ma massima distanza dal suo progetto politico!
Torna, come ogni domenica, la rubrica curata dall'avv. Oberdan Pantana, "Chiedilo all’avvocato". Questa settimana, le numerose mail arrivate hanno interessato principalmente la tematica relativa ai social network con particolare riferimento ai limiti del diritto di critica del lavoratore nei confronti del proprio datore di lavoro.
Ecco la risposta dell’avv. Oberdan Pantana alla domanda posta da un lettore di Tolentino che chiede: "Si può essere licenziati per alcuni post offensivi pubblicati su Facebook contro il proprio datore di lavoro?".
Con l’utilizzo sempre più diffuso dei social network nella vita quotidiana, impiegati per condividere opinioni, esperienze e momenti della propria sfera privata e professionale, sono aumentati anche i casi di lavoratori che affidano a Facebook o ad altri canali online sfoghi, critiche e commenti relativi al proprio ambiente di lavoro.
Un utilizzo improprio di tali piattaforme può determinare una lesione dell’immagine, della reputazione dell’identità aziendale, incidendo direttamente sul rapporto fiduciario che costituisce il fondamento del vincolo lavorativo, e per tale ragione, la giurisprudenza si è progressivamente orientata verso una maggiore tutela dell’interesse del datore di lavoro alla salvaguardia della propria immagine e della reputazione aziendale, soprattutto nei casi in cui le dichiarazioni diffuse online risultino idonee a incidere in modo grave sul rapporto di fiducia che costituisce il fondamento del vincolo tra datore di lavoro e dipendente.
In questo contesto si inserisce la recente ordinanza della Corte di Cassazione, che è tornata ad affrontare il tema dell’utilizzo dei social network da parte dei lavoratori e delle conseguenze disciplinari derivanti dalla pubblicazione di contenuti offensivi nei confronti dell’azienda.
La vicenda riguarda un dipendente che, per diversi mesi, aveva pubblicato sulla propria pagina Facebook post e commenti ritenuti gravemente denigratori e lesivi dell’immagine della società presso cui lavorava: secondo quanto ricostruito le pubblicazioni non si limitavano a una critica delle condizioni di lavoro o dell’organizzazione aziendale, ma si traducevano in vere e proprie espressioni offensive, accompagnate da accuse non dimostrate nei confronti della società e dei suoi rappresentanti, tali da eccedere il perimetro della mera opinione soggettiva.
A seguito di ciò, la Suprema Corte ha confermato il licenziamento disciplinare, evidenziando come il diritto di critica del lavoratore, pur essendo espressione della libertà costituzionalmente tutetala, debba essere esercitato entro limiti rigorosi e ben individuati dalla giurisprudenza, in particolare, la critica è legittima solo quando rispetta i requisiti della verità dei fatti narrati, della continenza espressiva e della pertinenza rispetto all’interesse sociale o lavorativo sotteso, mentre non può ritenersi scriminata qualora si traduca in attacchi personali, insinuazioni gratuite o attribuzioni non verificate; diversamente, quando vengono utilizzate espressioni aggressive o comunque idonee a ledere la reputazione dell’azienda, la condotta può integrare una grave violazione degli obblighi di fedeltà e correttezza, tale da compromettere in modo irreversibile il rapporto fiduciario con il datore di lavoro.
Pertanto, in risposta al nostro lettore, si può affermare che: "Il lavoratore può essere legittimamente licenziato quando i post pubblicati sui social assumono contenuto offensivo e denigratorio nei confronti del datore di lavoro, superando i limiti del legittimo diritto di critica e determinando una lesione grave e irreparabile del vincolo fiduciario" (Cass. Civ., Sez. Lav., ord., 14.05.26, n. 14165). Rimango in attesa, come sempre, delle vostre richieste via mail, dandovi appuntamento alla prossima settimana.
Una visita intensa, capace di lasciare un segno profondo sia dal punto di vista storico che umano. È quella vissuta all’interno dell’ex ospedale psichiatrico Santa Croce di Macerata, guidata da Romano Ruffini, per anni operatore della struttura e testimone diretto della quotidianità vissuta tra quei padiglioni.
Con passione e sensibilità, Ruffini ha accompagnato i partecipanti in un percorso che ha intrecciato storia, sofferenza e umanità, raccontando non solo l’evoluzione della struttura, ma soprattutto le vite dei pazienti che vi furono ricoverati.
Il Santa Croce venne inaugurato nel 1871, subito dopo l’Unità d’Italia, diventando una delle prime strutture italiane dedicate alla cura delle malattie mentali. Tuttavia, già dal 1774 Macerata aveva mostrato attenzione verso i malati psichiatrici, inizialmente ospitati nella Torre di Porta San Giuliano e successivamente trasferiti alle “Monachette” e poi all’Asilo Ricci durante il periodo dello Stato Pontificio.
Nel corso dei decenni il complesso si ampliò notevolmente, trasformandosi tra il 1871 e il 1939 in una vera e propria città nella città. Furono anni di profonde trasformazioni culturali e sociali, durante i quali si iniziò finalmente a distinguere i malati mentali dai delinquenti, fino ad allora trattati allo stesso modo e gestiti direttamente dal Ministero dell’Interno.
Nel 1876 arrivò alla direzione il giovane medico emiliano Enrico Morselli, che introdusse l’ergoterapia, la cosiddetta terapia del lavoro. I ricoverati venivano coinvolti nella coltivazione dei 14 ettari di terreno appartenenti alla struttura, nella convinzione che disciplina e attività manuale potessero aiutare il recupero mentale.
Il racconto di Ruffini ha ripercorso anche gli anni che precedettero la legge Basaglia, quando medici e infermieri iniziarono a sperimentare forme di assistenza più umane e inclusive. Tra la fine degli anni Sessanta e i primi Settanta alcuni operatori accompagnavano i pazienti all’esterno della struttura e organizzarono spazi di aggregazione per i casi meno gravi, assumendosi importanti responsabilità personali.
Durante la visita i partecipanti hanno attraversato il padiglione uomini, quello femminile, il reparto agitati, la Sezione Cronici, la cooperativa di consumo, la neviera e la struttura a pagamento. Luoghi che, grazie ai racconti di Ruffini, sono sembrati improvvisamente ripopolarsi delle storie e delle emozioni di chi vi aveva vissuto.
Particolarmente toccanti le vicende ricordate durante il percorso, come quella dell’avvocato maceratese Raffaele Foglietti, ricoverato alla fine dell’Ottocento dopo aver ingiuriato il procuratore, oppure quella di Beatrice, madre della scrittrice Sibilla Aleramo, internata per depressione e autrice di una struggente lettera al marito in cui chiedeva di poter tornare libera.
Un viaggio nella memoria che ha riportato al centro il valore dell’umanità nella cura e il ruolo fondamentale degli operatori sanitari, chiamati ogni giorno a cercare percorsi capaci di alleviare la sofferenza mentale.
Al termine della visita, l’associazione della Polizia di Macerata ha consegnato a Romano Ruffini un foulard dell’associazione, ringraziandolo per aver offerto ai presenti una preziosa lezione di storia, memoria e vita vissuta.
Modifiche in vista per la viabilità pedonale nel cuore di Civitanova Marche. A partire da lunedì 25 maggio 2026, il sottopasso di Viale Indipendenza sarà interdetto al solo transito dei pedoni. Nessun blocco, invece, per la circolazione dei veicoli: il passaggio resterà regolarmente aperto alle auto. Lo stop ai pedoni, che si protrarrà per un periodo stimato di 12 giorni lavorativi, si è reso necessario per consentire l'esecuzione di urgenti lavori di manutenzione straordinaria all'infrastruttura.
Il piano dell'intervento, coordinato dal Direttore dei Lavori e Responsabile Unico del Progetto, il geometra Maurizio De Florio, prevede una profonda riqualificazione del passaggio pedonale. Si procederà alla rimozione della pavimentazione esistente, seguita dal ripristino del sottofondo in calcestruzzo e dalla posa di una nuova superficie in gomma vulcanizzata, una combinazione tecnica studiata per migliorare la sicurezza e la funzionalità dell'opera.
La scelta di vietare il transito ai pedoni è stata l'unica strada percorribile per i tecnici comunali. Le dimensioni ridotte del sottopasso, infatti, non avrebbero mai permesso la compresenza degli operai e del flusso dei cittadini in condizioni di sicurezza. Inoltre, i particolari materiali scelti per la pavimentazione richiedono precisi tempi di presa e maturazione, durante i quali è categoricamente vietato qualsiasi tipo di calpestio.
Dagli uffici comunali spiegano che non è stato possibile individuare varianti praticabili per deviare il flusso pedonale. L’ipotesi di utilizzare le rampe carrabili come percorso alternativo per i piedi è stata infatti scartata poiché totalmente incompatibile con le caratteristiche strutturali e di sicurezza delle rampe stesse.
Sulla questione è intervenuto il primo cittadino, consapevole dell'importance strategica che il tunnel riveste per il collegamento quotidiano con il centro cittadino.
"Comprendiamo il disagio che questa chiusura comporterà per cittadini e residenti, soprattutto considerando che si tratta di un collegamento strategico tra Viale Indipendenza e il centro cittadino - ha dichiarato il sindaco di Civitanova Marche, Fabrizio Ciarapica -. Tuttavia, si tratta di un intervento non più rinviabile, necessario per garantire condizioni di piena sicurezza. L'amministrazione farà il possibile per contenere al massimo i tempi del cantiere e riaprire il sottopasso nel più breve tempo possibile".
L'operazione di Viale Indipendenza fa parte di uno stanziamento complessivo più ampio destinato alle infrastrutture cittadine. I lavori di manutenzione straordinaria andranno infatti a sanare le zone ammalorate di altre due strutture: il sottopasso di via Buozzi e quello di via Principe di Piemonte e Colombo, per un investimento totale che ammonta a 125 mila euro per i tre siti.
A differenza di Viale Indipendenza, per questi ultimi due punti i cantieri non comporteranno particolari criticità sul fronte della gestione della viabilità pedonale. Entrambi i passaggi sono infatti dotati di più modalità alternative di attraversamento, come rampe e sistemi di sollevamento meccanizzato (ascensori), che consentiranno di garantire la continuità del transito dei cittadini per tutta la durata delle lavorazioni.
Ora anche a Treia sarà possibile richiedere il rilascio o il rinnovo del passaporto direttamente all’ufficio postale di via Nazario Sauro, abilitato nell’ambito del Progetto Polis – Casa dei Servizi di Cittadinanza digitale promosso da Poste Italiane.
L’attivazione del nuovo servizio rappresenta un ulteriore passo avanti nel percorso di rafforzamento dei servizi di prossimità rivolti ai cittadini, con l’obiettivo di semplificare l’accesso alla pubblica amministrazione e ridurre tempi e spostamenti.
I cittadini potranno, infatti, presentare la richiesta di rilascio o rinnovo del passaporto senza dover andare in Questura, con la possibilità anche di ricevere il documento direttamente al proprio domicilio.
Soddisfazione è stata espressa dal sindaco di Treia, Franco Capponi: "L’attivazione del servizio passaporti all’ufficio postale di Treia implementa e semplifica l’accesso a una pratica importante per tanti cittadini, che ora potranno svolgerla direttamente sul territorio senza doversi recare in Questura. È un passo avanti significativo, soprattutto per chi ha difficoltà negli spostamenti. Si tratta di un servizio che aspettavamo e che rappresenta un’opportunità per la nostra comunità".
L’ufficio postale di Treia è già abilitato anche al rilascio dei certificati INPS e ANPR, configurandosi sempre più come punto di accesso integrato ai principali servizi della pubblica amministrazione. Il Progetto Polis punta infatti a rafforzare la coesione territoriale e a garantire pari opportunità di accesso ai servizi essenziali sia nei piccoli centri sia nelle realtà urbane più grandi.
Oltre mille firme raccolte in una sola settimana, striscioni vicino alle scuole e una ludoteca comunale colma di residenti preoccupati. La battaglia contro l'installazione di una stazione radio base della compagnia telefonica Iliad in via Roma, nel pieno centro abitato di Montecosaro e lungo la strada provinciale 74, si fa sempre più serrata. All'ultimo e partecipato incontro pubblico erano presenti la sindaca Lorella Cardinali, l'avvocato incaricato dal Comitato spontaneo e circa cento cittadini decisi a fare muro contro l'antenna di 32 metri.
La vicenda è delicata: il gestore telefonico avrebbe avviato l'iter autorizzativo stringendo accordi commerciali con un soggetto privato, dopo che l'amministrazione comunale aveva negato la disponibilità di aree pubbliche per l'impianto. Lo scorso 12 maggio, il Comune ha formalizzato un provvedimento di diniego nei confronti del progetto di Iliad, confermando che la collocazione della struttura contrasta nettamente con il regolamento comunale vigente. Tuttavia, tra i residenti resta altissimo lo stato di allerta: si teme infatti che la multinazionale della telefonia possa impugnare il no del Comune davanti al Tar e procedere comunque con i lavori.
Durante la serata, il Comitato spontaneo ha proiettato un video della dottoressa Fiorella Belpoggi, referente scientifico dell'Isde (Associazione Italiana Medici per l'Ambiente), incentrato sui potenziali rischi legati all'esposizione prolungata ai campi elettromagnetici, in particolare con l'avvento della nuova tecnologia 5G.
"Non vogliamo in alcun modo creare allarmismo - hanno tenuto a precisare i portavoce del Comitato -. Riteniamo però doveroso pretendere la massima prudenza e l'applicazione del principio di precauzione, soprattutto quando si parla di un colosso d'acciaio di 32 metri programmato a pochissimi metri dalle abitazioni e a ridosso di una scuola dell'infanzia frequentata ogni giorno da decine di bambini". Il problema principale è ora legato ai tempi strettissimi: i cittadini chiedono di individuare con urgenza una collocazione alternativa e meno impattante, che sposti l'infrastruttura fuori dal nucleo urbano.
Nel corso del dibattito, i residenti hanno chiesto e ottenuto dal Comune il massimo impegno per la rapida predisposizione di un Piano Antenne comunale. Il Comitato ha annunciato che non intende fermarsi: oltre alle mille firme già depositate, nei prossimi giorni partirà una campagna informativa nelle strade attraverso l'uso di altoparlanti mobili per invitare l'intera comunità ai prossimi tavoli tecnici con gli esperti.
Nelle prossime ore è atteso un incontro cruciale tra una delegazione di cittadini e i tecnici del Comune. "Non siamo affatto contro il progresso o la tecnologia - conclude la nota del Comitato spontaneo -. Siamo contrari a decisioni calate dall'alto che rischiano di impattare sulla salute e sulla vita quotidiana senza un reale confronto pubblico. Chiediamo che Montecosaro venga ascoltata e che si scelga una soluzione più sicura e rispettosa per le nostre famiglie".
Nella mattinata di oggi, il comune di Matelica, rappresentato dal sindaco Denis Cingolani, ha preso parte attiva al Tavolo comunale del Lavoro convocato d'urgenza a Fabriano. L'obiettivo dell'incontro è affrontare la drammatica situazione occupazionale determinata dal piano della multinazionale Electrolux, che prevede la chiusura definitiva dello stabilimento di Cerreto d’Esi con pesanti e immediate ricadute sociali ed economiche su tutto il territorio montano.
Al tavolo istituzionale hanno partecipato i sindaci dei comuni del comprensorio, l'assessore regionale al lavoro Tiziano Consoli, le organizzazioni sindacali e una folta delegazione composta da decine di dipendenti della Electrolux. L'amministrazione comunale di Matelica ha voluto esprimere da subito la massima vicinanza e il totale sostegno alle lavoratrici, ai lavoratori coinvolti e alle loro famiglie, evidenziando come la decisione del gruppo rischi di dare un colpo fatale non solo ai cento posti di lavoro diretti e all’indotto, ma alla tenuta stessa del tessuto industriale locale.
Durante il vertice di Fabriano è emersa con assoluta fermezza la volontà condivisa da sindaci, sindacati, associazioni di categoria e Rsu di costruire un fronte unico e invalicabile. La richiesta unanime che partirà dal territorio è chiara: il ritiro immediato del piano industriale presentato da Electrolux e la salvaguardia totale del presidio produttivo di Cerreto d’Esi.
Dall'incontro è emerso inoltre il forte richiamo del comune di Matelica verso la necessità di una strategia industriale di livello nazionale. Secondo l'amministrazione, il Governo deve tutelare con maggiore forza il comparto del "white" (elettrodomestici ed elettronica di consumo, ndr) in Italia, blindando i siti produttivi nazionali e garantendo un vincolo indissolubile tra l'erogazione di incentivi pubblici alle multinazionali, la certezza degli investimenti e la reale tutela dei livelli occupazionali.
L'amministrazione comunale matelicese ha confermato che seguirà passo dopo passo e con la massima vigilanza ogni sviluppo della vertenza, offrendo la propria disponibilità a supportare qualsiasi iniziativa, sia sul piano istituzionale che su quello delle mobilitazioni sindacali, per difendere il futuro dell'area montana.
"Quella che stiamo vivendo non è soltanto una crisi aziendale, ma una questione che riguarda da vicino il futuro delle nostre comunità, delle famiglie e dell’intero entroterra marchigiano - ha dichiarato con fermezza il sindaco di Matelica, Denis Cingolan -. Non possiamo assolutamente accettare che scelte strategiche assunte lontano dal nostro territorio cancellino di punto in bianco competenze, professionalità e una storia industriale straordinaria costruite in decenni di duro lavoro. Il comune di Matelica sarà in prima linea al fianco dei lavoratori e delle loro famiglie in questa battaglia, sostenendo con convinzione un fronte unitario delle istituzioni e delle parti sociali per difendere l'occupazione, la dignità del lavoro e le prospettive future di sviluppo del nostro distretto".
L’Arma dei Carabinieri ha avviato le procedure per la selezione e l’arruolamento di nuovi ufficiali del ruolo tecnico. Il concorso mette a disposizione complessivamente 20 posti, destinati a professionisti qualificati in diversi settori specialistici.
I posti riguardano le aree della medicina, delle investigazioni scientifiche nei campi della fisica e della chimica, della telematica, del genio e dell’amministrazione e commissariato. Una parte dei posti disponibili è riservata anche ai Carabinieri già in servizio.
Il bando è rivolto ai cittadini italiani in possesso di laurea magistrale attinente alla specialità scelta e che non abbiano superato il 32° anno di età alla data di scadenza della domanda. Ogni candidato potrà partecipare per una sola specialità.
Le domande dovranno essere presentate esclusivamente online attraverso il sito ufficiale dell’Arma dei Carabinieri, nella sezione dedicata ai concorsi, entro il 17 giugno 2026.
I vincitori saranno nominati tenenti in servizio permanente nel ruolo tecnico dell’Arma e frequenteranno un corso annuale presso la Scuola Ufficiali Carabinieri, con un percorso formativo incentrato sulle materie tecnico-professionali.
L’Arma sottolinea come la scelta di indossare l’uniforme rappresenti l’adesione ai valori di onore, lealtà e spirito di sacrificio, mettendo le proprie competenze professionali al servizio delle istituzioni, della legalità e della tutela dei cittadini.
La particolarità del ruolo tecnico consiste proprio nella possibilità di contribuire all’attività dell’Arma attraverso il proprio bagaglio di conoscenze e la propria professionalità specialistica.
Sono iniziati i lavori di riqualificazione del campo da calcio del quartiere di Santa Maria Apparente, un intervento da 1 milione di euro che la Giunta comunale ha approvato nel mese di settembre dopo le modifiche al progetto apportate in conformità ai pareri acquisiti dal Coni ed Lnd.
Per il finanziamento il Comune ha acceso un mutuo a tasso fisso con il totale abbattimento degli interessi della durata di 10 anni.
L’impresa affidataria è la Delfino sport srl di Mosciano Sant’Angelo (TE), che ha offerto un ribasso d’asta del 6%. La ditta ha 120 giorni di tempo per consegnare i lavori di riqualificazione dell’area che si estende su un totale di 680 mq.
Il campo sarà realizzato con manto in erba artificiale di ultima generazione, e saranno acquistate nuove porte e panchine. Saranno effettuati anche lavori di ripristino di una porzione di recinzione, un nuovo impianto di irrigazione, una cisterna per recupero dell’acqua. Si procederà inoltre all’asfaltatura di un tratto che conduce alla struttura.
“L’Amministrazione comunale – ha detto l’assessore ai Lavori Pubblici Ermanno Carassai – sta portando avanti politiche concrete di valorizzazione degli impianti sportivi della città, per garantire strutture moderne e funzionali ai giovani che praticano lo sport e favorire le attività delle società locali. Tra pochi mesi anche il quartiere di Santa Maria Apparente potrà contare su un impianto completamente riqualificato a servizio della comunità”.
La progettazione è a cura dell’Ufficio tecnico comunale, Marco Orioli, Matteo Baldassarri e Arianna Nasini.
Un compleanno speciale che si celebra portando nel territorio due autentiche eccellenze nazionali nel campo della scienza e dell'arte. Il festival "Fabulando 2026", il celebre premio letterario e d'illustrazione dedicato a Gianni Rodari che ogni anno attira centinaia di scuole da tutta Italia e dall'estero, taglia il prestigioso traguardo del ventennale. Per l'occasione, il Comune di Pieve Torina ha organizzato un appuntamento straordinario fissato per mercoledì 27 maggio, alle ore 15:30, presso il locale Palazzetto dello Sport.
Il palco vedrà salire insieme Daniela Lucangeli, una delle massime scienziate ed esperte di neuroscienze a livello internazionale, e Nicoletta Costa, tra le più celebri e amate illustratrici italiane. Le due professioniste saranno le assolute protagoniste del seminario dal titolo “La meraviglia che insegna: educare attraverso emozioni, gioco e creatività”.
La portata dell'evento è stata sottolineata con orgoglio dal primo cittadino di Pieve Torina, Alessandro Gentilucci, che ha evidenziato il legame profondo tra gli ospiti e i progetti strategici del Comune. «Daniela Lucangeli è da tempo un punto di riferimento nei nostri programmi di formazione per il mondo della scuola», spiega il sindaco, specificando come con la scienziata sia attivo un percorso strutturato rivolto ai docenti sull’apprendimento legato alle emozioni e all'outdoor education.
«Avere Nicoletta Costa è invece il coronamento di un sogno», prosegue Gentilucci, «avremo a Pieve Torina una delle illustratrici più apprezzate dai lettori, piccoli e grandi, e della quale ospiteremo una mostra di disegni dedicati all’Omino della Pioggia di Gianni Rodari». Secondo il sindaco, la presenza simultanea delle due figure rappresenta un regalo immenso per la crescita culturale delle comunità locali in questa edizione storica del festival.
L'incontro si preannuncia come un polo di attrazione non solo per gli addetti ai lavori (insegnanti, educatori, pedagogisti), ma anche per le famiglie e gli appassionati della letteratura rodariana. La partecipazione all'evento è completamente libera e gratuita, ma gli organizzatori fanno sapere che i posti all'interno del Palazzetto dello Sport sono limitati.
Per assicurarsi l'accesso al seminario e non perdere questo focus dedicato all'educazione e alla creatività, è obbligatorio registrarsi in anticipo compilando il modulo online disponibile sulla piattaforma ufficiale all'indirizzo mind4children.com/x/fxpt08.
Dopo l’incontro del 14 maggio, promosso dall’Amministrazione Comunale di Potenza Picena e dedicato alla sicurezza della Strada Regina, anche alla luce della realizzazione del nuovo casello autostradale dell’A14, svoltosi nella sala convegni dell’azienda Elettromedia alla presenza del presidente Acquaroli, i Comitati “Una Valle da Vivere” esprimono condivisione e piena soddisfazione per le dichiarazioni del presidente della Regione Marche in merito all’intenzione di realizzare, in collaborazione con ANAS, un progetto per la messa in sicurezza della viabilità della Strada Regina, nel tratto compreso tra la SS16 e Fontenoce.
Non si parla, quindi, di una nuova strada, ma della valorizzazione dell’esistente attraverso ampliamenti, by-pass e rotatorie, interventi che potranno rendere la viabilità più sicura e sostenibile.
Già nel 2010 i Comitati spontanei, nel corso di numerosi incontri e attraverso nuove progettazioni elaborate con l’urbanista Giuseppe Malaisi, avevano espresso una netta contrarietà alla nuova superstrada sopraelevata a quattro corsie proposta dalla Provincia di Macerata, avanzando in alternativa soluzioni sostenibili ed efficaci, pienamente in linea con la recente visione della Regione Marche.
Diversa è invece la posizione dei Comitati rispetto alla proposta di nuova viabilità avanzata dalla Provincia di Maceratatra Villa Potenza e Sambucheto. Tale progetto prevede una nuova strada che attraverserebbe una campagna fragile dal punto di vista dell’ecosistema, caratterizzata da numerose zone esondabili, fertile e vocata a un’agricoltura di qualità. Inoltre, la nuova viabilità risulterebbe lontana dalle zone industriali di Montecassiano e Recanati e comporterebbe costi elevati, dovuti ai numerosi espropri e alla realizzazione di nuovi ponti sul fiume Potenza.
Nell’assemblea cittadina del 7 dicembre, svoltasi a Vallacascia di Montecassiano, i Comitati hanno illustrato una possibile progettazione alternativa: una nuova viabilità che utilizzi e ampli in parte i percorsi esistenti e preveda, solo in parte, una nuova bretella periferica a Sambucheto. Una soluzione che consentirebbe di evitare la distruzione di agricoltura, paesaggio e ambiente, con costi nettamente più contenuti.
Infine, i Comitati esprimono contrarietà e forte dissenso nei confronti del mega impianto fotovoltaico da 36 megawatt su 45 ettari previsto a Potenza Picena, ritenendolo causa di un evidente danno agricolo e paesaggistico in una valle che presenta anche una significativa vocazione storico-turistica.
Marche a Rifiuti Zero ETS è ufficialmente entrata a far parte di Zero Waste Europe come membro associato, rafforzando così il proprio impegno nella promozione della strategia Rifiuti Zero, dell’economia circolare, della prevenzione dei rifiuti e della partecipazione delle comunità locali.
L’ingresso nella rete europea rappresenta un passaggio importante per l’associazione, nata nelle Marche per promuovere politiche ambientali fondate sulla riduzione dei rifiuti, il riuso, il riciclo di qualità, la responsabilità estesa del produttore e il coinvolgimento attivo di cittadini, scuole, amministrazioni pubbliche, imprese e realtà del territorio.
In qualità di socio, Marche a Rifiuti Zero ETS ha partecipato al Network Wide Gathering di Zero Waste Europe, l’incontro annuale della rete europea, organizzato quest’anno a Bohinjska Bistrica, in Slovenia, con il supporto dell’associazione ospitante Ekologi brez meja – Ecologists Without Borders Association.
L’incontro ha riunito organizzazioni provenienti da diversi Paesi europei per condividere strategie, buone pratiche, campagne e priorità comuni in vista del 2026. Tra i temi affrontati: riduzione dei rifiuti, riuso, sistemi di deposito cauzionale, fast fashion e tessile, responsabilità estesa del produttore, salute e ambiente, città Rifiuti Zero e strumenti per rafforzare la cooperazione tra i membri della rete.
Durante il Gathering, i partecipanti hanno potuto conoscere da vicino alcune delle esperienze più avanzate della Slovenia. In particolare, la regione della Gorenjska rappresenta oggi un esempio significativo in Europa: 10 dei 19 Comuni sloveni aderenti al percorso Rifiuti Zero si trovano proprio in quest’area. Tra le esperienze visitate e presentate vi sono Bled, prima città certificata Rifiuti Zero in Slovenia e nell’Unione Europea, e il Ribno Alpine Resort, primo hotel a tre stelle certificato Zero Waste in Europa.
«Entrare nella rete di Zero Waste Europe è per noi un riconoscimento importante e, soprattutto, una grande responsabilità», dichiara Daniele Antonozzi, presidente di Marche a Rifiuti Zero ETS.
«Il confronto in Slovenia ci ha mostrato quanto sia concreta e praticabile la transizione verso comunità a rifiuti zero quando amministrazioni, cittadini, imprese e associazioni lavorano insieme. Vogliamo portare nelle Marche nuove idee, strumenti e relazioni europee per rafforzare le politiche locali di prevenzione, riuso e riduzione dei rifiuti».
La partecipazione al Network-Wide Gathering ha permesso a Marche a Rifiuti Zero ETS di presentare le proprie attività, conoscere le priorità degli altri membri della rete e avviare nuove collaborazioni su temi come educazione ambientale, riduzione degli imballaggi, sistemi di riuso, gestione dei rifiuti urbani, comunicazione pubblica e coinvolgimento delle comunità.
Per l’associazione marchigiana, l’ingresso in Zero Waste Europe apre una nuova fase di lavoro: maggiore collegamento con le esperienze europee, accesso a gruppi tematici e strumenti condivisi, possibilità di collaborazione internazionale e rafforzamento delle iniziative già attive sul territorio regionale.
«La sfida dei rifiuti non si vince solo con gli impianti, ma con una visione complessiva: prevenzione, progettazione, responsabilità dei produttori, educazione, partecipazione e scelte politiche coerenti», prosegue Daniele Antonozzi.
«Il percorso europeo ci aiuterà a sostenere con ancora più forza le amministrazioni e le comunità che vogliono costruire modelli locali più giusti, sostenibili e circolari».
Già da giorni, comincia a salire la tensione mediatica intorno all’Hantavirus. I modi e le strategie narrative ricordano tragicamente quelli del coronavirus, cosicché ci troviamo a vivere una sorta di déjà vu. Si vocifera nemmeno troppo obliquamente del possibile ritorno di una epidemia in Europa, proprio nei giorni in cui, per ironia della sorte, il governo italiano ha varato il nuovo piano pandemico, attivo fino al 2029.
Non sappiamo, ovviamente, come andrà a finire, ma non ci stupiremmo affatto se dovesse ripresentarsi uno scenario analogo a quello del 2020, con il ritorno in pompa magna del Leviatano tecnosanitario. I virus e le epidemie esistono purtroppo da sempre, ma la vera novità della civiltà tecnomorfa contemporanea consiste nell’utilizzarle ad arte per riorganizzare il potere e il governo delle cose e delle persone, cavalcando l’emergenza come ars regendi.
Come non mi stanco di sottolineare, neoliberismo ed emergenza fanno sistema, cosicché l’ordine neoliberale e l’emergenza permanente si rovesciano dialetticamente l’uno nell’altra. L’emergenza infatti, soprattutto se amplificata dal discorso mediatico e dai monopolisti della parola, permette al potere neoliberale di imporre misure e norme proprie dello Stato d’eccezione che, in una condizione di normalità, mai verrebbero accettate e che è invece la situazione dell’emergenza a rendere non solo accettabili, ma, di più, necessarie.
D’altro canto, la tesi che avevamo sostenuto nel nostro libro del 2021, “Golpe globale”, è quella secondo cui l’emergenza presenta ormai un andamento a YoYo, alternando fasi 1 di emergenza radicale a fasi 2 di emergenza più blanda o latente. Stiamo dunque, dopo una lunga fase 2, per tornare alla fase 1? È una domanda che non possiamo eludere e per la quale tuttavia non abbiamo una risposta certa. Lo scopriremo presto.
Intanto, la sensazione è, inevitabilmente, quella del déjà vu. L’Hantavirus sembra a tutti gli effetti ricondurci alla stagione epidemica principiata nel 2020: l’allarmismo mediatico ha già cominciato a scaldare i motori e, oltretutto, si è già registrato il primo caso di quarantena per un italiano.
L’immarcescibile Burioni è intervenuto, spiegando che potremo tirare un sospiro di sollievo solo se tra 50 giorni non vi saranno contagi. Dulcis in fundo, riparte la corsa al siero santissimo, il sacro Graal delle multinazionali del farmaco.
L’emergenza permanente - giova insistervi - costituisce la cifra dell’ordine neo-liberale, che utilizza l’emergenza stessa come arte di governo per riplasmare le nostre vite e per riorganizzare a suo beneficio l’amministrazione delle cose e delle persone. Governare con l’emergenza è a tutti gli effetti la strategia più specifica dell’ordine tecnocapitalistico contemporaneo.
Perché questa peculiare ars regendi possa funzionare a pieno regime, occorre ovviamente terrorizzare ad arte la popolazione, amplificando mediaticamente le crisi: parafrasando Spinoza, la passione triste della paura rende i cittadini passivi e disposti a subire letteralmente tutto, a patto che quel tutto sia presentato come funzionale alla salvezza.
Come sempre, a dover essere messa in discussione non è certo l’existence delle emergenze, compresa quella epidemica: deve invece essere messo in discussione l’uso politico ed economico che di esse viene fatto dalla raison neoliberale, che le impiega per potenziare la propria struttura, per rinsaldare il proprio dominio di classe e per attuare più velocemente e senza impedimenti il proprio tableau de bord su scala planetaria.
Nella pausa tra due respiri, si nasconde la chiave per superare ogni conflitto
Nella tradizione giapponese, il Ma (間) rappresenta l'equilibrio tra presenza e assenza, tra pieno e vuoto, lo spazio che dà senso alla forma. Nella musica è la pausa tra le note che impedisce loro di divenire rumore; nella pittura è il bianco che definisce i colori. In amore è il silenzio condiviso che disinnesca il conflitto e salva la relazione. Il Ma in questo caso diventa la chiave per dare un senso più profondo alle parole, specialmente quando queste rischiano di diventare armi durante un litigio.
In Occidente, siamo dominati dall’ esigenza del chiarimento immediato. Spinti dall'urgenza di aver ragione, cerchiamo lo scontro frontale senza la lucidità necessaria, finendo inevitabilmente per peggiorare la situazione. Dal punto di vista neuroscientifico, in quei momenti entriamo in uno stato emotivo alterato: il battito accelera, i livelli di cortisolo si impennano e l’amigdala prende il comando, attivando risposte arcaiche di attacco o fuga. In tale contesto si rivela impossibile l’ascolto empatico.
Il Ma interviene proprio qui, agendo come un regolatore del sistema nervoso. Non è silenzio punitivo o sintomo di freddezza, esso è, al contrario, un gesto d’amore. Praticarlo significa dire all'altro: « non voglio ferirti mentre la mia mente è offuscata». Siamo poco abituati al silenzio perché esso ci spoglia delle nostre difese e ci costringe ad ascoltarci.
La saggezza orientale ci insegna il valore del «vuoto condiviso». La coppia decide di comune accordo di fermarsi: pochi minuti di sola vicinanza fisica, in cui abitare lo stesso spazio e sentire il respiro dell’altro. È una forma di co-regolazione: i corpi si sincronizzano, uscendo dalla percezione di pericolo e placando lo stress. Solo allora la parola torna ad essere uno strumento di costruzione e non di distruzione.
Gli studi testimoniano che questo silenzio intenzionale agisce secondo una precisa sequenza temporale: 1-3 minuti: il respiro si regolarizza e il battito cardiaco si abbassa; 4-6 minuti: si riduce il cortisolo, riattivando la capacità di analisi; Oltre i 7 minuti: avviene la sincronizzazione corporea, con conseguente attivazione dell’empatia.
Il silenzio non è dunque un'assenza, ma un’intensità ritrovata. È la scelta consapevole di non cedere all’ascolto reattivo, nato dal bisogno egoistico di scaricare la rabbia sul partner. La maturità emotiva non risiede nel parlare di tutto subito, ma nel sapere quando tacere per proteggere chi amiamo.
Torna, come ogni domenica, la rubrica curata dall’avv. Oberdan Pantana, “Chiedilo all’avvocato”. Questa settimana, le numerose mail arrivate hanno interessato principalmente la tematica relativa agli abbonamenti standard riguardo contratti predisposti unilateralmente dalla società quali quelle riguardanti le pay tv.
Ecco la risposta dell’avv. Oberdan Pantana alla domanda posta da un lettore di Matelica che chiede: “Ho firmato il contratto standard sottoposto per concludere il contratto con una pay tv, dopo anni mi vengono chiesti dei soldi per i rinnovi automatici: è legittimo?”.
Garantendo una sempre maggiore offerta di intrattenimento, sport, cinema e programmi televisivi per tutti i gusti, oggi le pay tv attraggono milioni di consumatori, proprio per questo motivo, una recente decisione della Corte di Cassazione è destinata ad avere effetti molto importanti nei rapporti tra utenti e società che forniscono servizi continuativi in abbonamento.
La decisione affronta una situazione estremamente frequente: molti contratti standardizzati prevedono infatti il rinnovo automatico dell’abbonamento in assenza di disdetta da parte del cliente, spesso il consumatore firma il modulo senza soffermarsi sulle condizioni generali, per poi ritrovarsi, richieste di pagamento per canoni, interessi di mora e penali.
È quanto accaduto nel caso definito in Cassazione, nel quale un privato aveva sottoscritto un contratto di abbonamento con una pay tv e, a distanza di anni, si era visto richiedere oltre mille euro per canoni maturati nell’arco di un triennio, oltre a interessi e penali connesse anche alla mancata restituzione della smart card; secondo la società fornitrice del servizio, il contratto si era automaticamente rinnovato in assenza di disdetta, circostanza questa contestata dal consumatore sostenendo di non averla mai approvata in modo espresso e consapevole.
A tal proposito, proprio il secondo comma dell’articolo 1341 c.c., disciplina le condizioni generali di contratti predisposti unilateralmente da una delle parti stabilendo che alcune clausole considerate vessatorie devono essere approvate specificamente per iscritto e, tra queste, rientrano anche quelle relative al rinnovo automatico del contratto; la ratio della norma è chiara: evitare che il consumatore accetti inconsapevolmente condizioni sfavorevoli inserite all’interno di moduli standardizzati predisposti dal professionista.
Proprio per questo il legislatore richiede una doppia manifestazione di volontà, vale a dire una firma generale per aderire al contratto e una firma ulteriore, autonoma e separata, per approvare le clausole vessatorie. Secondo la Cassazione, tale requisito non costituisce una mera formalità burocratica, ma rappresenta un concreto strumento di tutela della consapevolezza contrattuale del consumatore.
Nel contratto contestato, inoltre, veniva utilizzato il cosiddetto sistema “opt-out”, attraverso il quale il cliente firmava una dichiarazione generale di accettazione di tutte le condizioni contrattuali e solo in un momento successivo era chiamato, eventualmente, a escludere le clausole ritenute non desiderate mediante la compilazione di apposite caselle.
Anche tale meccanismo è stato ritenuto non conforme alla disciplina vigente, la Suprema Corte ha chiarito che la logica del codice civile opera in senso opposto: non spetta al consumatore attivarsi per eliminare le clausole sfavorevoli, ma è il professionista a dover acquisire un consenso espresso, specifico e consapevole sulle condizioni maggiormente onerose.
Secondo i giudici, il modello contrattuale adottato dalla società finiva così per “rovesciare” il sistema di tutela previsto dall’articolo 1341 c.c., favorendo il rinnovo automatico del contratto senza garantire una reale consapevolezza del consumatore.
Uno dei passaggi centrali della decisione riguarda il significato della firma separata: la Cassazione precisa che tale sottoscrizione ha la funzione di richiamare in modo effettivo e inequivocabile l’attenzione del contraente sulle clausole che possono incidere in maniera significativa sui suoi diritti o sui suoi obblighi economici, come quelle relative ai rinnovi automatici, alle penali o alle limitazioni del diritto di recesso.
Non è quindi sufficiente che tali condizioni siano semplicemente inserite in moduli lunghi e complessi: in assenza di una specifica approvazione, esse devono ritenersi inefficaci.
Pertanto, in risposta al nostro lettore, si può affermare che: “Qualora il contratto di abbonamento pay tv contenga una clausola di rinnovo automatico non approvata con firma specifica e separata, tale clausola può essere considerata inefficace ai sensi dell’art. 1341 c.c.; di conseguenza, il consumatore ha diritto di contestare le richieste di pagamento relative ai rinnovi successivi, comprese penali e interessi maturati” (Cass. Civ., Ordinanza n. 12153/2026).
Rimango in attesa, come sempre, delle vostre richieste via mail, dandovi appuntamento alla prossima settimana.
Un nuovo tassello si aggiunge al mosaico della ricostruzione nell'entroterra maceratese. È stata inaugurata questa mattina la nuova caserma dei carabinieri di Fiastra, una struttura moderna e sostenibile che ospiterà sia la stazione territoriale che il Nucleo Carabinieri Parco. Il presidio, sorto sulle macerie della vecchia sede distrutta dal terremoto, torna a essere un punto di riferimento essenziale per la sicurezza e la tutela ambientale nel cuore dei Sibillini.
Alla cerimonia hanno partecipato le massime autorità civili e militari, tra cui il commissario straordinario Guido Castelli, il presidente della Regione Francesco Acquaroli e il comandante Interregionale Carabinieri "Podgora", generale Aldo Iacobelli.
"Riconsegnare le caserme ai nostri borghi significa compiere un importante intervento di riparazione sociale", ha dichiarato il commissario Castelli, ricordando come questi luoghi siano pilastri della vita quotidiana nelle aree montane. "La ricostruzione non riguarda soltanto edifici, ma il ripristino di servizi essenziali e presidi di legalità indispensabili per il futuro dei nostri borghi".
Il presidente Acquaroli ha sottolineato il valore simbolico dell'opera per chi ha scelto di restare: "È un messaggio forte rivolto soprattutto ai giovani. Stiamo riconsegnando edifici con standard qualitativi elevati, più moderni e sicuri. Oggi l'accelerazione è visibile: siamo di fronte al più grande cantiere di ricostruzione d'Europa".
Per l'Arma, il generale Iacobelli ha evidenziato come la scelta di mantenere la sede nel centro abitato garantisca prossimità e rapidità di intervento: "Questa caserma è il segno concreto di uno Stato vicino ai cittadini. Per un carabiniere la caserma è casa, un luogo di ascolto e protezione".
L'intervento di Fiastra ha richiesto un investimento di circa 4 milioni di euro. L'opera rientra in un più ampio programma dell'Agenzia del Demanio che prevede 34 interventi nelle quattro regioni del cratere, per un totale di 108 milioni di euro.
Nelle sole Marche sono programmati interventi per 52,1 milioni di euro in numerosi comuni, tra cui Visso, Ussita, Camerino e San Severino Marche. Ad oggi, nella regione, sono 5 i cantieri già conclusi, mentre altri 8 sono in fase avanzata di esecuzione o affidamento.
Soddisfazione è stata espressa dal sindaco di Fiastra, Giancarlo Ricottini: "L'Arma non ci ha mai lasciati soli. Oggi inauguriamo un presidio fondamentale anche per i migliaia di turisti che d'estate affollano il lago e le Lame Rosse. È un passo concreto di rinascita".