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Vannacci fonda il suo movimento: l'eterno ritorno del partito unico del capitalismo

Vannacci fonda il suo movimento: l'eterno ritorno del partito unico del capitalismo

Come ampiamente prevedibile, il prode generale Vannacci, autore del fortunato e controverso best seller "Il mondo al contrario", ha depositato il simbolo e il nome del suo nuovo movimento. Si chiama "Futuro nazionale" e presenta le classiche sfumature della destra bluette neoliberale.

Che vi fosse aria di divorzio tra il generale e la Lega del ruspante Salvini (dico ruspante perché lo ricordiamo a bordo della ruspa) era evidente ormai da tempo. Molte delle posizioni del Vannacci erano in effetti ormai incompatibili con quelle del Carroccio, anzitutto l'opposizione del generale rispetto al continuo invio sciagurato di armi all'Ucraina del guitto di Kiev.

Che cosa accadrà realmente, se il generale fonderà un proprio partito e attuerà la secessione dalla Lega? Sparirà il generale o sparirà la Lega? Sembra non trascurabile il consenso del generale, un consenso che forse potrebbe generare uno smottamento nel partito di Salvini, oltretutto in caduta libera nei consensi per l'evidente tradimento delle proprie premesse e delle proprie promesse, in primo luogo l'antica opposizione all'Unione Europea e la antica vicinanza alla Russia.

Se la fondazione del partito di Vannacci rappresentasse realmente un colpo al partito di Salvini e a quello della Melonipartiti sistemici al cento per cento – sarebbe indubbiamente una buona cosa. Ma non pensiamo affatto che il generale rappresenti un'alternativa: rappresenta invece l’eterno ritorno del medesimo, voglio dire dell'ordine neoliberale egemonico a destra come a sinistra.

Molti si ostinano scioccamente a dire che il generale è fascista: in realtà è un liberista classico, che riconosce la superiorità dell'economia sulla politica, del mercato sullo Stato, proprio come Meloni, Salvini e Schlein. Per non tacere, poi, della vannacciana vicinanza a Israele e della sua conseguente opposizione alle ragioni del popolo palestinese.

I limiti macroscopici delle tesi espresse nel best seller "Il mondo al contrario" li ho evidenziati a più riprese in passato. In sintesi, è nel vero Vannacci, allorché sostiene che viviamo in un “mondo al contrario”. E però egli omette di evidenziare quali sono i due pilastri del mondo al contrario, dai quali derivano le altre contraddizioni dell’esistente: il capitalismo globalizzato e l’imperialismo statunitense.

Se si accettano questi due punti, allora si è parte del mondo al contrario che pure si dice di voler contestare. Ed è appunto ciò che accade, volens nolens, al Vannacci, liberista e atlantista.

Del resto, il generale ha apertamente sostenuto una prospettiva liberale, riconoscendo l’importanza del mercato e di fatto negando che esso possa coincidere con il mondo al contrario. Di fatto, egli ha difeso l’idea del trickle down o sgocciolamento: facendo crescere la ricchezza, il mercato lascia sgocciolare verso il basso quote di ricchezza quote di ricchezza.

Si tratta di un mantra del pensiero neoliberale, un mantra che però è intrinsecamente falso: se di sgocciolamento vogliamo parlare, nella società capitalistica, allora dobbiamo riconoscere che è in atto uno sgocciolamento inverso, tale per cui dai più poveri le gocce di ricchezza salgono verso i piani alti, poiché il capitalismo sta strutturalmente impoverendo la base per arricchire il vertice, come peraltro dimostrato scientificamente da quanto accaduto con la crisi economica del 2007 e con il salvataggio delle banche con i soldi dei cittadini.

Insomma, con il generale Vannacci ci ritroviamo dinanzi all'eterno ritorno del medesimo, ossia del Partito Unico fintamente articolato del capitale, che trova sempre gonzi e citrulli pronti a credere che il partitino di volta in volta emergente rappresenti la novità e l'alternativa, quando in realtà si tratta sempre della solita alternanza che nega ogni reale alternativa.

 

Già si vedono torme di gonzi, citrulli e militonti che si esaltano per il possibile partito del Vannacci come alternativa all'ordine dominante: vulgus vult decipi, ergo decipiatur. Non siamo andati poi molto più in là rispetto alla caverna di Platone.

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