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Trump minaccia la Cina, l'Iran non si fida di USraele

Trump minaccia la Cina, l'Iran non si fida di USraele

Difficile è negarlo. Donald Trump continua senza posa a coprirsi di ridicolo al cospetto del mondo intero, con dichiarazioni demenziali che rivelano tutta la sua nequizia e la sua inadeguatezza. Una delle ultime sue dichiarazioni merita realmente di essere presa in considerazione in senso critico. Il codino biondo che fa impazzire il mondo si è rivolto severamente alla Cina di Xi Jinping: “la Cina non osi mandare armi all’Iran, ne scaturirebbero conseguenze gravissime”.

Insomma, Trump continua a figurare come un vero e proprio miles gloriosus di plautina memoria, tra minacce goffe e imposizioni surreali. Egli si illude di poter stabilire cosa debba fare perfino la Cina, una potenza sovrana sotto ogni profilo e oltretutto dotata di una saggezza e di un equilibrio sconosciuti a Washington. Come è noto, la Cina è amica dell’Iran e si sta adoperando saggiamente per trovare una soluzione al conflitto, rivelandosi comunque sempre disponibile ad aiutare l’alleato persiano.

Trump pensa di poter dare disposizione al mondo intero, come se il pianeta dipendesse da lui e non fossimo già da tempo entrati in una nuova fase che, per semplicità, definiremo multipolare: una fase caratterizzata principalmente dal declino della dominazione monopolare americana e dalla emersione di nuove potenze imperiali, come appunto la Russia e la Cina, in grado di resistere alla globalizzazione imperialistica made in USA. Variando la nota tesi di Fukuyama, non è finita la storia, ma è finita una storia, quella dell’egemonia a stelle e strisce.

Intanto, nonostante la tregua da poco raggiunta, l’Iran ammette apertamente di non fidarsi di USraele, mostro bicefalo dell’imperialismo sans frontières. E bene fa a non fidarsi: non solo di Trump, bizzoso e volubile, sempre pronto a cambiare idea e direzione con improvvise strambate, che denotano la sua instabilità e la sua nequizia. L’Iran soprattutto fa bene a non fidarsi di Netanhyau, criminale di guerra e come tale giudicato perfino dal tribunale internazionale dell’Aja. Egli, infatti, desidera più di ogni cosa la distruzione dell’Iran in quanto stato resistente rispetto alle politiche imperialistiche di USraele e, non per caso, subito dopo la tregua, ha bombardato il Libano.

Insomma, ci pare del tutto evidente che la tregua raggiunta sia più fittizia che reale e che presto o tardi le ostilità riprenderanno con radicalità forse anche maggiore rispetto a quella che già abbiamo conosciuto. Lo stesso Trump, del resto, ha ribadito che potrebbe rendersi necessario compiere un grande reset in Iran: la formula utilizzata è interessante non solo perché rivela che Washington non esporta democrazia e civiltà ma barbarie e miseria, ma anche perché l’espressione "grande reset" è tipica del sinedrio liberal-finanziario. Insomma, è ancora lunga la strada del conflitto e quel che è certo è che l’Iran è pronto a resistere fino alla fine, con coraggio e dedizione.

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