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La beatificazione di Emma Bonino, politica organica all'ordine dominante

La beatificazione di Emma Bonino, politica organica all'ordine dominante

Si è spenta nei giorni scorsi Emma Bonino, storica esponente dei radicali italiani, nota da diversi decenni per le sue battaglie. Grande è il cordoglio manifestato in tutta Italia per la sua dipartita. Anche la famiglia Soros ha esternato le proprie condoglianze, celebrando, come sempre, la figura di Emma Bonino, per la quale non nascose mai la propria ammirazione.

Nel massimo rispetto per la figura umana, di cui piangiamo la scomparsa, non possiamo non manifestare ancora una volta il nostro pieno dissenso rispetto alle battaglie condotte storicamente da Emma Bonino.

Battaglie che si sono articolate soprattutto sui due fronti della politica interna e su quello della politica estera: per quel che riguarda il secondo, Emma Bonino, come del resto Marco Pannella, si è sempre stabilmente collocata dalla parte di Washington e di Israele, celebrandone le “imprese” e mai mettendone in discussione l’operato.

Ancora recentemente, Emma Bonino ha sostenuto pienamente il supporto a Kiev e le ragioni della russofobia dilagante. Per quel che concerne le politiche interne, la Bonino ha rappresentato al meglio quel processo di modernizzazione capitalistica della società in senso individualista e libertario principiato con il 68, mito di fondazione del capitalismo assoluto e totalitario.

Ella ha promosso, in buona compagnia con una sinistra dimentica delle battaglie sociali e dell’anticapitalismo, l’ideale di una società self-service di libero consumo e di libero costume, ove tutto è possibile a patto che si abbia l’equivalente monetario per poterselo permettere.

Sinergico rispetto a questa battaglia di individualizzazione radicale della società è stato lo zelante impegno di Emma Bonino nello smantellamento dei diritti sociali novecenteschi: ella ha promosso il referendum per l’abolizione dell’articolo 18 e il referendum per la piena liberalizzazione del collocamento privato scevro di vincoli per il datore di lavoro.

Ha promosso l’abolizione dei contratti collettivi e le assicurazioni private in sostituzione dell’obbligo assicurativo con l’INAIL. Ha difeso l’abolizione del servizio nazionale sanitario a beneficio delle assicurazioni private e ha celebrato l’innalzamento dell’età minima per accedere alla pensione.

Nell’odierna celebrazione a reti unificate di Emma Bonino da parte del coro virtuoso del pensiero unico politicamente corretto, la si ricorda soprattutto per il suo libertarismo: in realtà, il suo non era libertarismo, ma individualismo consumistico senza misura nell’accezione prima chiarita.

Prova ne è, oltretutto, che la cosiddetta libertaria Bonino santificò quell’infame tessera verde che ogni autentico spirito libertario avrebbe dovuto avversare incondizionatamente.

Lo ripeto, dunque: massimo rispetto e massimo cordoglio in relazione alla figura umana, ma senza fare sconti sul dissenso rispetto alla sua posizione e, soprattutto, senza cadere nella più stucchevole agiografia. In effetti, com'era ampiamente prevedibile, il processo di beatificazione di Emma Bonino non ha tardato a manifestarsi in Italia.

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