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Incendio nell’hotspot di Pozzallo, ripresi i tunisini fuggiti

Incendio nell’hotspot di Pozzallo, ripresi i tunisini fuggiti

L’ennesimo recente sbarco sulle coste della Sicilia: un gruppo di migranti giunto da poco sull’isola, trasportato all’hotspot di Pozzallo, uno di quei centri attrezzati per identificare, entro 48/72 ore dall’arrivo chi vuole presentare richiesta di asilo, avrebbe dato fuoco ad alcuni materassi dell’hotspot come gesto di protesta.

Come da disposizioni i soggetti coinvolti avrebbero dovuto effettuare la quarantena prima di essere destinati al centro di seconda accoglienza, ma hanno preferito adottare un piano per ribellarsi alla reclusione nell’hotspot e per abbandonare il centro.

I danni alla struttura che ora è praticamente inagibile, sono stati ingenti.

Durante i momenti più concitati, 35 migranti degli 80 presenti, sono riusciti ad allontanarsi, ma secondo quanto rende noto il sindacato Fsp Polizia, 7 di loro sono stati già rintracciati grazie all’archivio della Prefettura. 

“La fuga di questa notte, fa seguito ad un’altra fuga di qualche giorno fa di altri migranti fortunatamente tutti negativi al Covid”, afferma il sindaco del comune nel Ragusano Roberto Ammatuna.

Non è il primo episodio di questo tipo; già in passato questo e altri centri d’accoglienza della Sicilia sono stati interessati da rivolte dei migranti. A Lampedusa gli sbarchi non si fermano, l’emergenza è a livelli altissimi.

Grazie all’immediato intervento delle forze dell’ordine, dei vigili del fuoco e degli operatori, la situazione è stata riportata alla normalità nel giro di poche ore, ma la tensione resta alta.

Afferma Valter Mazzetti, Segretario generale Fsp Polizia: “L’ ennesimo caso che testimonia il gravissimo pericolo rappresentato da una situazione esplosiva, come è la gestione dei migranti specialmente in questo periodo dell’anno, e più che mai con l’emergenza sanitaria in corso”. “E’ veramente un miracolo che nessuno sia rimasto ferito, ma non possiamo continuare ad affidarci alla buona sorte. Ripetiamo da sempre che il governo può adottare in tema di immigrazione la politica che ritiene migliore, ma poi deve essere in grado di reggerla e di darle seguito, senza che ciò significhi mettere in discussione la sicurezza di tutti. E’ ora di trovare altre risposte, perché i colleghi impegnati su questi fronti sono ormai stremati da turni massacranti, condizioni di lavoro proibitive, rischi davvero troppo elevati”.   

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