La Via Lattea sul Monte Vettore arriva a Londra: la foto di Andrea Curzi tra le finaliste mondiali
Dai Monti Sibillini a Londra, fino al National Maritime Museum di Greenwich. È il percorso compiuto dalla fotografia del marchigiano Andrea Curzi, fotografo professionista, arrivata tra le immagini finaliste dell'Astronomy Photographer of the Year, il concorso internazionale dedicato alla fotografia astronomica.
Lo scatto, intitolato “The Eruption of Silence”, è stato realizzato a Forca di Presta, con il Monte Vettore e la Via Lattea protagonisti della composizione. Un'immagine studiata e pianificata per mesi, cercando quel particolare allineamento tra la montagna e il cielo, e realizzata dopo diverse ore di lavoro sul campo.
Per Curzi non è la prima finale: era già stato selezionato nel 2024 con una fotografia scattata a Tenerife. Questa volta, però, il risultato ha avuto un significato particolare perché a portarlo sul palcoscenico internazionale è stata un'immagine dei Sibillini, il territorio di casa. A Londra ha partecipato alla serata dedicata ai finalisti e ha visto la propria fotografia presentata insieme alle altre immagini selezionate.

Lo scatto è oggi parte della mostra pubblica al National Maritime Museum di Greenwich, dove resterà esposto per un anno, ed è stato inserito anche nella pubblicazione ufficiale del concorso. Un'occasione che, secondo Curzi, può contribuire anche a far conoscere i Sibillini a chi arriva da altre parti del mondo: durante la visita alla mostra, ha infatti raccontato di aver visto alcuni visitatori fermarsi proprio davanti alla sua fotografia e interessarsi ad Arquata del Tronto.
Dalla passione nata nel 2017 alla fotografia diventata professione, fino a questo secondo arrivo in finale, Andrea Curzi continua intanto a lavorare sull'astrofotografia e su nuovi progetti legati al territorio marchigiano. Tra gli ultimi, un allineamento della Luna fotografato da Rapagnano con il Duomo di Fermo sullo sfondo.
Gli abbiamo chiesto di raccontarci come è nato “The Eruption of Silence”, cosa ha significato arrivare nuovamente tra i finalisti e che effetto fa vedere i Sibillini raccontati attraverso una fotografia esposta a Greenwich.

Andrea, sei appena rientrato da Londra: che esperienza è stata vedere una tua fotografia tra le immagini finaliste dell'Astronomy Photographer of the Year e allestita al National Maritime Museum di Greenwich?
"È stata sicuramente una bella esperienza. Essere arrivato tra i finalisti è già un risultato importante, perché parliamo di un concorso mondiale. Io ero già stato finalista nel 2024 con una fotografia scattata a Tenerife, però all'epoca ero ancora un amatore e non avevo ben chiaro cosa significasse arrivare a quel livello e partecipare a un evento del genere.
Quest'anno è stato ancora più emozionante, anche perché la fotografia finalista era stata scattata sui Sibillini, quindi nel mio territorio. A Londra siamo andati per la cerimonia, una serata dedicata ai finalisti e agli addetti del settore. Il museo era chiuso al pubblico e sono state presentate tutte le fotografie finaliste, compresa la mia.
Poi le immagini sono entrate nella mostra aperta al pubblico e resteranno esposte per un anno. Quindi chiunque, arrivando da qualsiasi parte del mondo, può andare al National Maritime Museum e vedere anche la fotografia dei Sibillini".

La fotografia “The Eruption of Silence”, realizzata a Forca di Presta sui Monti Sibillini, ha come protagonista il Monte Vettore: come è nato quello scatto e quanto tempo e lavoro ci sono voluti per realizzarlo?
"La fotografia è stata fatta da Forca di Presta, al rifugio, guardando verso il Monte Vettore, con la Via Lattea sopra. È uno scatto che ho pianificato per diversi mesi, perché quella particolare composizione si può ottenere soltanto in un determinato periodo dell'anno, per circa due o tre mesi, e in una determinata fascia oraria.
Il nome 'The Eruption of Silence' nasce proprio dalla forma del Monte Vettore. La Via Lattea sembra uscire da una sorta di concavità della montagna, che ricorda la forma di un vulcano. Le parti rosse che si vedono nella Via Lattea sono delle nebulose a emissione di idrogeno e, guardando la scena, mi è venuta in mente l'idea di un'eruzione vulcanica.
Sul posto ho lavorato per circa tre o quattro ore. Ho utilizzato una macchina fotografica astromodificata, quindi con il filtro rimosso e sostituito per riuscire a catturare meglio determinate emissioni, in particolare l'H-alpha. Ho fatto anche una sessione separata con filtri astronomici che permettono di isolare proprio l'H-alpha e poi ho unito i diversi scatti in post-produzione utilizzando software specifici per l'astrofotografia".
Essere selezionato tra i finalisti di uno dei più importanti concorsi internazionali di astrofotografia cosa rappresenta per te, anche dopo tanti anni di lavoro come fotografo professionista?
"Per me rappresenta sicuramente un riconoscimento importante. Ho iniziato a fotografare nel 2017, inizialmente quasi per caso, perché avevo comprato una macchina fotografica in vista di un viaggio in America. Poi mi sono appassionato alla fotografia di paesaggio e soprattutto alla Via Lattea.
La prima volta che sono uscito appositamente per fotografarla è stata a Castelluccio e da lì ho iniziato a dedicarmi sempre di più a questo tipo di fotografia. Oggi la fotografia è diventata il mio lavoro, anche se continuo a passare molte notti in mezzo alla natura, spesso in tenda, per fotografare la Via Lattea e fare fotografia di paesaggio.
Essere arrivato per la seconda volta tra i finalisti è sicuramente una grande soddisfazione. Questa volta, poi, il fatto che la fotografia fosse stata scattata sui Sibillini, a casa mia, ha avuto per me un valore ancora maggiore".

La tua immagine resterà esposta per un lungo periodo al museo di Greenwich e sarà vista da un pubblico internazionale: che effetto ti fa sapere che, attraverso quella fotografia, saranno proprio i Sibillini a essere raccontati a persone provenienti da tutto il mondo?
"Questa è forse una delle cose che mi ha fatto più piacere. Durante la mostra ho visto anche una coppia, probabilmente inglese, che si è fermata davanti alla mia fotografia. Nella descrizione era indicato che lo scatto era stato realizzato ad Arquata del Tronto e loro hanno commentato che era un posto molto bello e che magari gli sarebbe piaciuto visitarlo.
È una cosa piccola, però penso che anche questo possa essere un modo per dare visibilità al territorio. La mostra non è visitata soltanto da appassionati di astrofotografia, ma anche da turisti e persone che semplicemente vanno al museo. Quindi magari qualcuno può scoprire i Sibillini proprio attraverso una fotografia notturna e poi avere la curiosità di conoscere quel territorio anche di giorno.
La fotografia, inoltre, è stata inserita anche nel libro ufficiale del concorso, che viene venduto in tutto il mondo, quindi c'è un'ulteriore possibilità di far conoscere il territorio".
Dopo questo riconoscimento, quali sono i tuoi prossimi progetti? Hai già in mente un altro luogo delle Marche da raccontare attraverso l'astrofotografia?
"Sto lavorando anche su altri soggetti, non soltanto sulle stelle. Per esempio, pochi giorni fa ho fotografato un allineamento della Luna da Rapagnano, con il Duomo di Fermo sullo sfondo, da una distanza di circa otto chilometri.
Per quanto riguarda il concorso, essendo arrivato due volte in finale senza riuscire a vincere la categoria, naturalmente l'obiettivo è quello di provare prima o poi a vincerla. Sarebbe un riconoscimento molto importante, anche a livello nazionale".
(Foto dal sito di Andrea Curzi)




cielo sereno (MC)
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