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Scuola e università Treia

Il recupero e la responsabilizzazione dei detenuti con l’inserimento lavorativo: appuntamento a Treia

Il recupero e la responsabilizzazione dei detenuti con l’inserimento lavorativo: appuntamento a Treia

La mattinata di venerdì 8 febbraio sarà dedicata a ripercorrere le esperienze nel recupero dei detenuti con un evento organizzato dall’Accademia Georgica di Treia presso e in collaborazione con l’Istituto di Istruzione Superiore “Matteo Ricci” di Macerata

L’alta densità di popolazione nelle carceri, la vulnerabilità economica, sociale e culturale, in cui versa la fascia di popolazione dei detenuti ed ex detenuti, richiede una rivisitazione critica delle strategie e degli strumenti finora attivati. Secondo numerosi esperti è necessario individuare percorsi che, in forma integrata ed organica, soddisfino i bisogni di trattamento, orientamento, integrazione lavorativa e mantenimento dell’occupazione, inserimento abitativo e suo mantenimento. Per realizzare tale integrazione sembra imprescindibile valorizzare quelle buone prassi, già esistenti, di cui le istituzioni e il privato sociale sono portatori.

Questo è il tema che si intende trattare nella mattinata di venerdì 8 febbraio a partire dalle ore 9:00 presso l’Istituto di Istruzione Superiore “Matteo Ricci” di Macerata con un convegno organizzato dall’Accademia Georgica di Treia in collaborazione con lo stesso Istituto per l’attinenza del percorso di studi. L’evento intende coinvolgere, oltre ai soggetti pubblici e privati interessati, le nuove generazioni al fine di sensibilizzare e far conoscere ai giovani tali tematiche e i relativi soggetti che se ne occupano.

L’iniziativa intende ripercorrere l’esperienza in materia dalle Pie Case di Correzione e Lavoro varate nel 1781 dall’Accademia Georgica di Treia con il supporto di Papa Pio VI fino all’attività dell’Istituto Croce Bianca di San Severino Marche e all’attuale impegno del Ministero della Giustizia tramite il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria delle Marche. L’evento è realizzato con con il patrocinio e la partecipazione del Ministero della Giustizia – Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, Provveditorato Emilia Romagna-Marche, della Regione Marche, dell’Assemblea Legislativa Regionale e del Garante regionale dei diritti della persona, dell’Università degli Studi di Macerata, del Centro di Promozione Sociale “Istituto Croce Bianca” – “Opera A. ed E. Miliani” di San Severino Marche e della Città di Treia.

Saranno presenti il presidente dell’Assemblea Legislativa delle Marche Antonio Mastrovincenzo, Marco Bonfiglioli, dirigente del Ministero di Giustizia, Don Donato De Blasi della Croce Bianca di San Severino, il Prof. Carlo Pongetti e la Prof.ssa Lina Caraceni dell’Università di Macerata.

Con questo evento, l’Accademia treiese intende ricordare Papa Braschi, per il quale nel 2017 è ricorso il 300° anno dalla nascita, riscoprendo una buona pratica varata dagli accademici nel secolo dei lumi: un concetto pioneristico che è fortemente auspicato nell’attuale sistema penitenziario. Nel contesto di una politica tesa al rilancio delle manifatture, la realizzazione nell’allora Montecchio (oggi Treia) di Case di Correzione e Lavoro inquadra uno dei primi tentativi di industrializzazione dello Stato pontificio. Gli accademici predisposero un programma per la formazione professionale dei giovani e nel contempo per lo sviluppo dell’industria e del commercio. Il 15 novembre del 1781 il Papa approvò il programma presentatogli dagli accademici Benigni e Riccomanni in cui si prevedeva l’istituzione di un reclusorio dove i giovani detenuti sarebbero stati impiegati in attività di tipo industriale.

Il fondamento teoretico in base al quale il lavoro nobilita l’uomo e lo redime, si sposa con il principio utilitaristico dell’impiego del lavoro coatto a basso costo. La disponibilità del Papa permise il sorgere a Montecchio nel 1782 anche di una scuola di filatura a cui fu aggiunta nel 1784 una scuola di tessitura. Il progetto di reclusorio trovò attuazione solo nel 1797. In segno di riconoscenza per l’apertura delle Pie Case di Correzione e Lavoro, le autorità di Montecchio deliberarono di erigere un tempietto, progettato dall’Arch. Andrea Vici, destinato a contenere un busto di Pio VI (1785).

Un concetto sostenuto nel nostro territorio anche dall’Opera Pia Miliani costituita nel 1961 – oggi operante con le Comunità Terapeutiche Residenziali Opera Pia Miliani e Istituto Croce Bianca – a San Severino Marche. Sin da subito la struttura si è resa disponibile nell’accogliere ex detenuti, con l’obiettivo di aiutarli nel difficile percorso del loro reinserimento socio-lavorativo. In seguito l’attività si è incentrata in relazione ad altri tipi di emarginazione sociale, quali la droga, l’alcolismo, i disturbi mentali, tramite l’attivazione di azioni finalizzate alla prevenzione, cura, recupero e risocializzazione di soggetti svantaggiati affetti da disturbi da dipendenze patologiche.

In anni recenti, i nuovi programmi di reinserimento e rieducazione psicosociale dell’Ordinamento Penitenziario tendono ad avviare progetti che aspirano a cambiare attitudini ed interessi del soggetto svantaggiato cercando di riportarlo verso un plastico di vita legittimo e moralmente condiviso, grazie alla promozione di attività, laboratori, corsi di formazione e opportunità lavorative.

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