Sanità, Marche tra le regioni virtuose per la spesa. Calcinaro: "Nel Maceratese ospedali di comunità collegati al pronto soccorso"
La spesa sanitaria pubblica continua a crescere anno dopo anno, ma non abbastanza da tenere il passo con i bisogni reali del Paese. Il bilancio pubblico fatica a sostenere l’aumento dei costi e il modello di sanità universale, già sottoposto a forti pressioni, rischia ulteriori tensioni nel prossimo futuro, soprattutto alla luce dei cambiamenti demografici.
I segnali di allarme sono evidenti. Secondo l’ultimo monitoraggio annuale della Ragioneria generale dello Stato, nel 2024 ben 16 Regioni e Province autonome su 21 hanno dovuto coprire con risorse proprie la differenza tra il finanziamento nazionale e la spesa sanitaria effettivamente sostenuta. Il disavanzo complessivo regionale ha raggiunto i 2,57 miliardi di euro, in crescita del 47,8% rispetto all’anno precedente.(fonte il Sole 24 Ore)
In questo quadro complesso, solo cinque territori sono riusciti a chiudere i conti senza ricorrere a fondi propri: Lombardia, Veneto, Marche, Lazio e Campania. Un dato che colloca le Marche tra le Regioni considerate più virtuose sotto il profilo dei conti sanitari, evitando il ripiano del deficit che altrove ha comportato la sottrazione di risorse ad altri capitoli di spesa pubblica.
La dinamica non è nuova. Dal 2018 la spesa corrente sanitaria supera stabilmente il Fondo sanitario nazionale, con un divario che, dopo il picco del 2021, è tornato ad ampliarsi nel 2024 fino a 4,3 miliardi di euro. Come sottolineato anche dalla Corte dei conti, il sistema di finanziamento resta orientato più a preservare l’esistente che a rafforzare strutturalmente servizi e capacità del sistema sanitario.
A pesare sui conti è soprattutto la demografia. L’invecchiamento della popolazione è destinato ad aumentare la spesa sanitaria di circa 15 miliardi di euro entro il 2040, con il rischio, in assenza di nuovi finanziamenti, di una riduzione delle risorse pubbliche pro capite. In questo contesto fragile, anche le Regioni in equilibrio, come le Marche, sono chiamate a coniugare sostenibilità economica, qualità dei servizi e innovazione.
È su questo terreno che si inserisce l’azione del neo assessore regionale alla Sanità delle Marche, Paolo Calcinaro, chiamato a governare una fase delicata per il sistema sanitario regionale. Lo abbiamo intervistato per fare il punto sulle prime scelte, sulle criticità del territorio maceratese e sulle prospettive future della sanità marchigiana.
Dai dati pubblicati dal Sole 24 Ore emerge che le Marche sono tra le regioni che non hanno utilizzato fondi propri per coprire il disavanzo tra spesa sanitaria e fondo sanitario statale. È un dato che può essere letto in modo diverso: c’è chi lo considera positivo e chi negativo. Qual è la sua interpretazione?
"Guarda, te lo dico molto chiaramente e voglio anche anticipare una cosa: non devo elogiare me stesso, perché in quegli anni io non c’ero. Anzi, se avessi voluto, avrei tutto l’interesse a criticare. La verità è che se una Regione poteva innalzare il tetto di spesa del personale del 5%, lo poteva fare solo se rispettava determinati vincoli. Se quei vincoli non c’erano, non era possibile farlo. Questo chiarisce già molto del dibattito".
Questo ci porta alla seconda domanda: come si è mosso nei primi mesi dal suo ingresso in assessorato?
"Innanzitutto cercando di conoscere con attenzione le realtà esistenti, ciò che è in atto, le problematiche, le tematiche e il territorio. È un lavoro che sto ancora facendo e che, in un certo senso, non finirà mai. Parallelamente abbiamo iniziato a ragionare su strategie di breve, medio e lungo periodo".
Entrando nello specifico del territorio, visto che siamo un giornale della provincia di Macerata: ieri era a Tolentino e qui a Macerata il tema ricorrente è l’ospedale da costruire a la Pieve. Quali sono oggi le principali criticità della provincia?
"Una tematica che accomuna tutti i territori è la difficoltà legata alla chiusura di 13 pronto soccorso. Per quanto riguarda il Maceratese, invece, siamo molto avanti sugli ospedali di comunità. Ti anticipo un’idea: questi ospedali di comunità dovranno essere strettamente collegati al pronto soccorso. Le dimissioni dovranno essere gestite direttamente tramite un bed manager, cioè una figura che si occupa della gestione dei posti letto, per ridurre il fenomeno dei pazienti in attesa nei corridoi o nei reparti di emergenza".
Un altro tema centrale è quello delle liste d’attesa. C’è stata l’iniziativa delle prestazioni nei fine settimana, di cui ha parlato anche sui social. Può aggiornarci su come sta andando?
"Sì, questo weekend l’iniziativa è partita in modo più strutturato. Credo sia un segnale importante. Non è una soluzione definitiva, lo sappiamo tutti, ma dimostra che il sistema pubblico può essere flessibile e adattarsi: non è qualcosa di immutabile".
Tornando ai dati citati nell’articolo: le cinque regioni (Lombardia, Veneto, Marche, Lazio e Campania) che non hanno utilizzato il disavanzo. Abbiamo chiarito che si tratta di un dato positivo, ma questo non esclude la necessità di innovare. Quali sono le prossime mosse?
"Sì, il dato è positivo, ma non basta. L’innovazione resta fondamentale. La prima volta che ci siamo visti da assessore è stata all’ospedale di Macerata per l’inaugurazione dei nuovi macchinari: quello è un esempio concreto di come, anche grazie alla collaborazione con il privato, si possano offrire nuove possibilità ai pazienti. L’obiettivo è migliorare sia l’organizzazione sia le attrezzature".
Quindi non solo strutture, ma anche altro?
"Esatto, non solo. Una priorità è migliorare la tecnologia a supporto del territorio, non soltanto degli ospedali. Penso alla telemedicina, che sarà fondamentale soprattutto per gli anziani e per le aree interne, dove spostarsi è più difficile. È uno strumento davvero utile e proiettato al futuro".
Ultima domanda, anche più tecnica: che margine di manovra ha l’assessore regionale su questi temi? C’è un contatto diretto con lo Stato e con le ASUR sul territorio?
"Il nostro compito è proporre e fissare obiettivi alle sette aziende ospedaliere, in particolare alle cinque che operano sul territorio. Per la prima volta, nonostante i fondi fossero disponibili da anni, abbiamo avviato assunzioni sul territorio: circa 380 unità nelle cinque province, destinate non agli ospedali ma ai servizi territoriali. Questo è un passo importante. Poi sarà anche mio compito cercare di trattenere e ottenere più fondi a livello statale".

cielo coperto (MC)
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