Le Marche si confermano tra le Regioni più virtuose d'Italia sul fronte delle liste d'attesa per le prime visite specialistiche. È quanto emerge dall'ultimo monitoraggio dell'Osservatorio Salutequità, che ha analizzato i dati della Piattaforma nazionale delle liste di attesa, aggiornata a maggio 2026, a due anni dall'entrata in vigore della legge che ha introdotto il nuovo sistema di controllo.
In un quadro nazionale ancora caratterizzato da forti disuguaglianze territoriali, la regione marchigiana figura, insieme alla Basilicata, tra le uniche in grado di garantire il rispetto della soglia del 90% dei tempi massimi di attesa previsti per tutte le classi di priorità delle prime visite: quelle urgenti (B), differibili (D) e programmate (P). Un risultato che la colloca ai vertici del panorama italiano.
Diversa la situazione nel resto del Paese. Secondo il rapporto, solo l'11,64% della popolazione italiana, pari a 6.862.469 cittadini, vive in territori dove è effettivamente garantito il pieno rispetto dei tempi previsti dal Piano nazionale di governo delle liste di attesa. In altre parole, quasi nove italiani su dieci non riescono ancora ad accedere alle prestazioni sanitarie entro i limiti fissati dalla normativa.
Anche l'analisi per discipline evidenzia un sistema sanitario ancora a due velocità. L'oncologia è l'unica area che supera la soglia nazionale del 90%, raggiungendo il 95,9% di prestazioni erogate nei tempi previsti. Più indietro, invece, dermatologia e allergologia (61,8%), oculistica (66,6%) e urologia (68,7%), specialità nelle quali il rispetto dei tempi resta ancora lontano dagli obiettivi fissati.
Per quanto riguarda gli esami diagnostici, il quadro cambia: le uniche Regioni a superare il 90% per tutte le classi di priorità sono Basilicata e Veneto, mentre le Marche si distinguono esclusivamente nel monitoraggio relativo alle prime visite.
Il rapporto evidenzia inoltre alcuni limiti dell'attuale sistema di rilevazione. La piattaforma nazionale, infatti, monitora soltanto 55 prestazioni sulle 2.108 previste dal nomenclatore dell'assistenza specialistica ambulatoriale, restituendo quindi una fotografia ancora parziale della situazione reale. A questo si aggiungono differenze significative tra le Regioni nella distribuzione delle prenotazioni per classe di priorità, elemento che può incidere sulla lettura dei risultati.
L'Osservatorio Salutequità riconosce che la piattaforma rappresenta un importante passo avanti in termini di trasparenza, ma sottolinea la necessità di ampliare il monitoraggio a tutte le prestazioni, aggiornare i dati in tempo reale e introdurre indicatori più completi per valutare l'effettiva capacità delle Regioni di garantire il diritto alle cure nei tempi previsti.
(fonte Il Sole 24 Ore, dati osservatorio Salutequità)

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