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Politica Macerata

Siamo diventati terra di mafia: sotto le macerie della credibilità

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Scrive Niccolò Machiavelli nel celeberrimo capitolo XVIII de Il Principe: «Né mai a un Principe mancheranno cagioni legittime di colorare l’inosservanza». Si discetta di volpe e leone e si capisce che un governante non deve andare per il sottile se gli conviene mancare alla parola data o alla buona fede. Il problema è quando uno non sa essere né volpe né leone perché è solo un «bianconiglio». Il riferimento al sindaco Sandro Parcaroli è volutamente causale.

Si sente a Macerata, che è l’epicentro del malaffare, deflagrata la questione della «cricca» – me ne occuperò con cognizione, avendo però le carte, e dunque tra un po’ – un fragoroso silenzio. S’è acquetata la frenesia cementizia che in alcuni momenti, non sporadici né brevi, è diventata tracotanza e il sindaco è rapidamente rientrato in modalità «che ne sapìo io».

Però sarà complicato levarsela fingendosi estranei alla terra. M’accingo a ragionare delle conseguenze cittadine di un’inchiesta che, se confermata, è capace di seppellire il centrodestra per i prossimi secoli, anche perché appare evidente che il centrodestra maceratese, ma direi marchigiano, è in larga misura popolato da nani e ballerine. Manca il coraggio di metterci la faccia e manca la forza politica di portare elementi a discarico.

Ciò che andrò argomentando parte tuttavia da un’inderogabile esigenza: affermare che la presunzione d’innocenza è sacra e che chiunque sia incappato in questa inchiesta deve essere considerato non colpevole fino a sentenza passata in giudicato. Proprio in forza di questa considerazione, se si debbono avere cautele nella cronaca, non si debbono invece tacere le conseguenze che sono manifeste. E che investono quattro ambiti: la maggioranza e la giunta che governano il Comune di Macerata; la statura del personale politico, tanto di maggioranza quanto di opposizione; il tessuto economico e sociale della città e della provincia; la dignità e i bisogni tanto delle popolazioni colpite dal sisma, che da dieci anni (tra quattro giorni sarà l’anniversario di quella gigantesca tragedia) attendono una casa, quanto degli operai impegnati nel cratere.

Comune di Macerata

Appare di tutta evidenza che non sono più tollerabili opacità di alcun tipo. L’accesso agli atti promosso dalla minoranza sui lavori pubblici in città dovrà essere il più rapido e il più esaustivo possibile e sarà il caso che il presidente del Consiglio comunale, Francesco Luciani, dia la massima priorità e pubblicità ai lavori d’assemblea in cui queste risultanze saranno affrontate.

Resta infatti un mistero come a Macerata, a ogni gara al ribasso, corrisponda un sistematico rialzo in corso d’opera e nel volgere di poche settimane, che finisce per superare la base d’asta. Resta un mistero come una medesima ditta abbia avuto 14 incarichi sotto soglia. Resta un mistero come mai i cantieri a Macerata non si chiudano mai.

Il garrulo assessore Lego parla adesso solo nelle chat della maggioranza per esprimere solidarietà ai colleghi di Fratelli d’Italia, avvisare che vi saranno attacchi e che bisogna avere la schiena dritta. Beh, forse bisognerebbe cominciare a dire la verità.

Le mamme e i papà dei bambini della scuola materna sorta alle Vergini stanno ancora aspettando di sapere se quella scuola abbia o non abbia tutti i collaudi. E io sono in trepida attesa della denuncia che «che ne sapìo io» ha annunciato contro di me per procurato allarme, solo perché, facendo il mio mestiere, ho osato chiedere se quelle scuole abbiano tutte le certificazioni di legge.

L’assessore Andrea Marchiori – in arte Lego – ieri, 25 ottobre, in un articolo comparso sulla cronaca locale de Il Resto del Carlino, spiega che ogni giorno si reca al cantiere del polo delle Vergini per sorvegliare che sia tutto a posto. Certo, slitta un po’ l’apertura della scuola, ma pazienza. E tuttavia, in un passaggio, dice: «In questa settimana sono stati allestiti i nuovi arredi nella scuola dell’infanzia già operativa».

Dunque, la scuola dell’infanzia è stata aperta incompleta. E allora sorge una domanda: come ha ottenuto la certificazione antincendio, visto che per averla è indispensabile che l’edificio sia arredato?

Ora, è vero che alcuni autorevoli esponenti politici affini all’assessore Marchiori sono componenti del meritorio corpo dei pompieri e che addirittura si è parlato di un ex comandante come possibile capo di gabinetto del sindaco, ma una risposta sarebbe d’uopo, sempre per la trasparenza.

Andiamo avanti, avvertendo che questo è solo il primo atto di una più ampia riflessione.

Il Comune di Macerata è uno dei pochi in cui le funzioni di dirigente dell’ufficio Urbanistica e dell’ufficio Lavori pubblici sono in capo alla medesima persona: l’ingegnere Tristano Luchetti. A novembre 2025 il sindaco ha prorogato, in zona Cesarini rispetto alla fine del mandato del precedente segretario comunale Francesco Massi, per altri tre anni l’incarico a Luchetti alla guida dei servizi tecnici del Comune, sia per l’edilizia privata sia per i lavori pubblici. E questo nonostante la legge 190/2012 obblighi la rotazione degli incarichi dirigenziali.

In particolare, l’Anac – Autorità nazionale anticorruzione – fin dal giugno 2022, con una propria circolare, richiama: «La rotazione è necessaria per prevenire la corruzione soprattutto in quei servizi a più alta probabilità di fenomeni corruttivi».

Alla luce dell’inchiesta sulla cricca degli appalti, è ancora sostenibile la posizione del sindaco Parcaroli di strenua difesa del doppio incarico all’ingegner Luchetti?

Andando avanti, ci si domanda perché «che ne sapìo io» abbia voluto tenere per sé la delega all’Urbanistica. Magari è in grado di spiegarci come l’ex hotel Claudiani abbia ottenuto il cambio di destinazione d’uso e, parimenti, com’è stato possibile per l’ex complesso delle Monachette. Ma ci torno tra qualche riga.

Forse ha tenuto la delega perché i cantieri aperti dalla Rest-edil a Macerata sono troppo pochi e andavano incrementati? Di certo l’assessore Lego avrà modo di spiegare perché il Centro Fiere – costato, pare, 13 milioni – non sia ancora operativo e perché sul Centro agroalimentare ci siano tante domande aperte.

Perché improvvisamente Marchiori, che si è vantato del profluvio di quattrini e di cemento piovuto su Macerata, ora tace? Una domanda: quanti sono i lavori finiti e collaudati? E quanto hanno pesato i SAL (stati di avanzamento dei lavori) sulla cassa comunale?

Torno sulle Monachette. Al netto del fatto che il cantiere sia stato un’utile zona di sosta per l’auto di una neoconsigliera, che talvolta ha lasciato il posto anche a un neoassessore a lei particolarmente vicino, si ricorderà che l’assessore Lego se la prese con gli abitanti del centro storico che lamentavano la carenza di parcheggi per i troppi cantieri. Che fa, Marchiori, si scusa? E soprattutto è in grado, visto che i cantieri saranno tutti sotto sequestro, di dire alla città come si convive con questi fantasmi? E ancora: che sapeva lui dell’appalto Monachette, visto che lo ha tanto magnificato?

Resta aperto il mistero glorioso delle Giuseppine: 18 milioni di contributo. Evidentemente, tra monache e suore, a Macerata l’edilizia è una faccenda confessionale! Da qui partirà un successivo approfondimento.

La politica

È stupefacente constatare come nessun segretario cittadino di partito del centrodestra abbia detto un fiato sull’inchiesta che riguarda la cricca. Eppure Macerata è l’epicentro dello scandalo, sempre stando alle accuse – ancora tutte da provare, poiché non passate al vaglio del processo – della Direzione distrettuale antimafia.

Non ha parlato il sindaco, ma è scontato, perché quasi mai costui ha qualcosa da dire che superi il confine della banalità. Non ha parlato l’assessore Lego, che però è anche segretario della Lega. Non un fiato da Barbara Antolini, segretaria di Forza Italia. Fratelli d’Italia non dà cenni d’esistenza in vita.

Il che rende palese come assommare il doppio incarico di assessore e rappresentante di partito ingessi il dibattito. Ma anche l’opposizione appare molto cauta. Pare che non ci sia la sufficiente consapevolezza che la mafia è tra noi!

Eppure, in questa inchiesta c’è un salto di qualità. Si parla d’infiltrazione della malavita organizzata nel tessuto economico della città. A nessuno viene in mente il collegamento con le bande criminali che gestiscono un imponente traffico di stupefacenti a Macerata? A nessuno viene in mente di chiedersi quanto le attività economiche – che so? Negozi di abbigliamento, sedicenti ristoranti, pseudo-consulenti, affittacamere – siano implicate e impiegate per il riciclaggio? Se e quanto le liste dei partiti siano state infiltrate?

Se e quanto alcune esclusioni – viene in mente il caso dell’ex consigliera Sabrina De Padova, che molto si è impegnata nel chiedere lumi su lavori e appalti – alcune resistenze – il non volere l’architetto Silvano Iommi presidente della commissione Urbanistica – e alcune dimenticanze – la commissione d’inchiesta sul mattatoio – siano state condizionate da poteri esterni e opachi alla vita democratica della città?

Fa meraviglia che su questo punto le opposizioni e il Pd in particolare non chiedano non solo un dibattito, ma un impegno serio alla trasparenza.

E che il personale politico della città, ma anche della Regione, non sia del tutto attrezzato a sostenere l’urto della «cricca» che lo ha infiltrato e manovrato a suo piacimento, forse spartendo un po’ di tornaconto, appare evidente da due fatti.

Il primo è che il presidente della Regione, Francesco Acquaroli, è venuto a Macerata a ragionare del nuovo ospedale sapendo tre cose: i soldi per farlo non ci sono, l’area è sovradimensionata e pone problemi di trasparenza sull’esproprio; da Fermo emergono intercettazioni che coinvolgono direttamente l’edificazione dell’ospedale di quella città, in diretta concorrenza con il futuro e del tutto incerto nosocomio maceratese.

Il secondo fatto è che si continua a sostenere che il presidente Acquaroli, sapute di voci attorno al suo ex capo di gabinetto, abbia attivato un audit interno e che ciò soddisfi ogni esigenza di trasparenza.

Vengono almeno due dubbi: se le «voci» erano consistenti, perché non si è attivata la magistratura? E, in ogni caso, perché si è dato – di certo involontariamente – al sospettato il tempo di eliminare le prove (che peraltro la Guardia di Finanza già possedeva, almeno così risulterebbe dall’inchiesta) dai computer della Regione?

Ebbene, a questi interrogativi la sinistra risponde con un’aggressione, la destra con una difesa tanto scontata quanto sconclusionata. Nessuno che sin qui abbia condotto una seria riflessione su come recuperare la fiducia dei cittadini.

Eppure un modo c’è: si chiama trasparenza. Si chiama mettere in piazza le carte, si chiama mettersi a disposizione della magistratura sul piano della legittimità e accettare il confronto sui dati di realtà – a partire dal famoso accesso agli atti – sul piano politico.

Il tessuto economico-sociale

Non è sin qui emersa alcuna riflessione attorno a tre temi. Primo: con i cantieri bloccati e sotto sequestro, per quanto tempo la cittadinanza dovrà sopportare i disagi? E, se del caso, come si possono alleviare? L’euforia cementizia e la protervia dei cantieri quanto distacco hanno oggi prodotto tra cittadino e istituzioni?

Secondo tema: a che livello di credibilità sono scese le istituzioni? Quando si parlerà di nuovi appalti, di lavori che vanno a rilento, di proclami come in passato sulla famosa filiera di governo che da Roma arriva a Macerata passando per Ancona, scaricando miliardi, c’è qualcuno ancora disposto a crederci? E cosa fanno i dirigenti del centrodestra per porre rimedio a questa caduta verticale di fiducia e credibilità? Continueranno come in passato a chiedere atti di fede o saranno disposti a passare la mano?

Non sfuggirà a nessuno che l’avvocato Fabio Pistarelli – per il quale deve valere la massima garanzia del rispetto della presunzione d’innocenza – era stato presentato da Fratelli d’Italia come il tutore della rielezione di Sandro Parcaroli. Né sfuggirà che esponenti della Lega hanno affinità con alcuni degli indagati.

È possibile che dagli interrogatori programmati da mercoledì al 4 novembre emergano verità scomode. Sono attrezzati i partiti per farvi fronte? Hanno aperto al loro interno un dibattito di chiarimento? Nulla di tutto ciò è accaduto.

Egualmente, si è misurato l’impatto economico che il blocco della ricostruzione avrà sul Pil provinciale? «Che ne sapìo io» fino a qualche mese fa era al vertice della Provincia. A proposito: non si è accorto di nulla delle attività di Crucianelli? E che rapporti aveva con i costruttori? È questione che dovrà essere attentamente approfondita.

Senza dimenticare che il coinvolgimento, a vario titolo, dell’Università di Macerata e di quella di Camerino toglie ulteriore credibilità e, dunque, attrattività ai nostri territori.

Le vittime

Con una dichiarazione che sa di assoluta improvvisazione, la senatrice nonché coordinatrice regionale di Fratelli d’Italia, Elena Leonardi, ha detto: «Le famiglie terremotate e le imprese sane non devono pagare colpe altrui: la loro tutela è la nostra priorità».

Sembra un pezzo di cabaret. Viene da chiedersi come tutto ciò si realizzi se i cantieri hanno i sigilli. Viene da chiedersi come tutto ciò sia possibile se il Governo – giustamente – che ella sostiene ha decretato al 31 dicembre la fine dell’emergenza terremoto. Al punto che i mutui non saranno più sospesi e i contributi per la sistemazione temporanea non ci saranno più.

Ecco qui altre domande. Possibile che nessuno abbia vigilato sui subappalti? Che il grido di chi lavorava sottopagato non sia stato ascoltato? Possibile che la «destra sociale» non si sia fatta carico di comprendere come stavano davvero le cose? Era meglio tagliare nastri e farsi le foto opportunity che vigilare? Che interrogare direttamente i territori?

È da questo deficit di credibilità che difficilmente il centrodestra troverà il modo di uscire.

Per ora non si è vista alcuna iniziativa di legge che tenti di attutire il colpo, di dare una prospettiva alle famiglie – e sono ancora tante, troppe – che non hanno un tetto.

Con uno strano fenomeno: sul caso Marche si fanno solo sussurri. Nei territori di mafia si chiama omertà. E che piaccia o no, oggi i nostri sono territori di mafia.

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