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Politica Macerata

Robotaxi, treni e navette autonome: Augusto Pellegrini ripropone "Macerata Città Granne"

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L'intelligenza artificiale e la guida autonoma potrebbero diventare nuovi strumenti per ripensare la mobilità nel Maceratese. È questa la proposta di Augusto Pellegrini, ex consigliere comunale di Treia, che torna sul progetto della “Città Granne”, immaginando un territorio capace di superare gli attuali confini amministrativi attraverso una rete integrata di trasporti, tecnologie e servizi.

Di seguito la proposta integrale firmata da Augusto Pellegrini.

"Siamo all’inizio di uno tsunami tecnologico guidato dall’intelligenza artificiale, un cambio di paradigma che Macerata non si può permettere di ignorare e che rappresenta un ulteriore fattore abilitante della costruzione di una “Città Granne”, un’unica città provinciale federata che possa rispondere all’esigenza di coordinare ed attrarre risorse per investire sul nostro futuro.

In molte città americane sono già realtà servizi di taxi senza conducente che si stanno espandendo molto rapidamente: solo Waymo, il leader, attualmente fa 500.000 corse a settimana con 3.000 veicoli operativi in 8 città, ma sta crescendo vertiginosamente di settimana in settimana.

Le statistiche e le stime degli analisti e dei ricercatori ci dicono che la guida autonoma ha tre principali benefici:

1) Costa molto meno rispetto ad un’auto a guida umana: attualmente il 30% in meno del costo tutto compreso, ma ci si attende il 70% in meno nel 2035.

2) È molto più sicura: si stima una riduzione degli incidenti dell’80-90%.

3) Restituisce tempo per fare altro - lavoro, studio, divertimento - al trasportato.

Per il territorio maceratese, caratterizzato da un’urbanizzazione policentrica e da un’orografia complessa, in combinazione con una ferrovia che diventasse “metropolitana di superficie”, la guida autonoma sarebbe il collante ideale per accorciare costi e tempi di percorrenza e “avvicinare” ancora di più i vari centri urbani del territorio, rendendoli ancora più compatibili con la partecipazione alla “Città Granne” e con un modello di sviluppo sostenibile.

Un sistema di trasporto provinciale integrato si comporrebbe di tre principali elementi.

1) La spina dorsale: velocità e capacità. Il treno elettrico cadenzato lungo la Val di Chienti collega rapidamente la costa, con Civitanova, al capoluogo, Macerata, e all’entroterra, con Tolentino, azzerando il traffico pesante sulla superstrada SS77.

2) I micro-hub di comunità: zero sosta, piena connessione. Le stazioni intermedie non sono più parcheggi dismessi, ma piazze tecnologiche dove i veicoli autonomi arrivano su chiamata, lasciano i passeggeri direttamente al binario e ripartono senza occupare suolo pubblico.

3) L’ultimo miglio intelligente: mobilità per tutti. Dalle frazioni collinari, come Treia, Pollenza e Montecassiano, gli shuttle autonomi a chiamata coprono i dislivelli e le distanze intermedie in tempi certi, tra 10 e 20 minuti, rendendo superfluo il possesso della seconda o terza auto di famiglia.

Inutile dire che pensare il trasporto in un’ottica integrata, oltre che sostenibile, porterebbe con ogni probabilità a un risparmio da far tremare i polsi. Solo alcuni dati per far comprendere il fenomeno e l’opportunità.

Oggi in provincia si contano in media 1,65 auto per famiglia, per un costo totale di utilizzo annuale “tutto compreso” di circa 7-8.000 euro l’anno: un miliardo di euro all’anno per tutte le famiglie della provincia. Il 70% di costo in meno promesso dai robotaxi - il trasporto su rotaia porterebbe ancora maggiori risparmi - vale 700 milioni complessivi l’anno.

E ciò non considera ancora i risparmi e i costi sociali evitabili grazie alla riduzione del numero di incidenti e dei relativi costi sanitari, nell’ordine di milioni di euro, al minore inquinamento, con un parco macchine elettrico e più utilizzato, e alla minore necessità di investire in costosi parcheggi nelle zone congestionate dei centri abitati. Ricordiamo i milioni di euro previsti per il parcheggio a Rampa Zara a Macerata.

Come fare? Servono importanti investimenti iniziali, ma soprattutto è necessaria una regia istituzionale con una visione strategica, in grado di unire intorno a un piano università, imprenditoria e filiera istituzionale, al fine di ottenere risorse e creare consenso.

Un'ulteriore validazione del fatto che a Macerata occorre pensare in “granne”, evitare di disperdere risorse su progetti potenzialmente anacronistici e, invece, puntare ad innalzare il profilo tecnologico della nostra economia.

Se vogliamo difendere la nostra isola felice ed evitare il declino economico e lo spopolamento dobbiamo federare i nostri Comuni, oltre i confini attuali che furono stabiliti a fine Ottocento, quando non c’erano i telefonini e ci si spostava a cavallo: serve creare una “Città Granne”!

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