Macerata, "prodotti mestruali gratuiti nelle farmacie comunali": Domizi (Pd) deposita una mozione
Avviare una sperimentazione per distribuire gratuitamente prodotti per l’igiene mestruale nelle farmacie comunali di Macerata, aiutando le persone in difficoltà economica ad accedere a beni essenziali e riducendo il peso della loro spesa. È quanto propone Tommaso Domizi, consigliere comunale del Partito Democratico e segretario cittadino dei Giovani Democratici, che ha depositato una mozione in Comune per chiedere all’Amministrazione di valutare l’introduzione dell’iniziativa a Macerata.
La proposta si inserisce nel percorso promosso dai Giovani Democratici in diversi Comuni italiani, dove progetti analoghi sono già stati approvati. Al centro c’è il riconoscimento dei prodotti mestruali come beni essenziali, il cui costo può rappresentare una difficoltà per chi si trova in condizioni economiche fragili.
«Nel 2026 non possiamo ignorare che per molte donne anche l’acquisto di prodotti mestruali può rappresentare una difficoltà economica. Parliamo di beni essenziali, non di lusso, e credo sia importante che anche il Comune faccia la propria parte per garantirne l’accesso», afferma Domizi.
La mozione individua nelle tre farmacie comunali gestite da Apm, in corso Cavour, a Piediripa e in via Pace, i punti da cui partire per avviare la sperimentazione.
Il sistema ipotizzato prevede una card rilasciata dagli uffici comunali competenti alle persone che dimostrino un legame con il territorio, per esempio attraverso la residenza, lo studio o il lavoro a Macerata. L’Amministrazione potrebbe inoltre introdurre un criterio di priorità basato sull’ISEE, in funzione delle risorse economiche effettivamente disponibili.
L’obiettivo è costruire un meccanismo di accesso semplice e trasparente, capace di raggiungere chi ha maggiormente bisogno del sostegno senza rinunciare al controllo delle risorse pubbliche.
Uno degli aspetti centrali della proposta riguarda la sostenibilità economica. La mozione non prevede una spesa senza limiti, ma invita a individuare preventivamente un budget, sulla base del quale stabilire il quantitativo massimo di prodotti distribuibili a ciascuna beneficiaria.
Tra le ipotesi da valutare c’è anche l’avvio con una dotazione iniziale di poche migliaia di euro, compatibilmente con le disponibilità di bilancio e con i costi effettivi dei prodotti. La cifra, tuttavia, non è ancora stata definita: spetterebbe all’Amministrazione comunale individuare le risorse necessarie per l’eventuale attuazione del progetto.
«La proposta è pensata proprio per essere sostenibile. Si può partire con un budget contenuto, stabilire quanti prodotti distribuire e verificare concretamente i risultati. Non chiediamo un impegno economico senza limiti, ma di valutare un intervento circoscritto, capace di rispondere a un bisogno reale senza compromettere il controllo della spesa pubblica», sottolinea il consigliere del Pd.
Al termine della fase sperimentale, è previsto un monitoraggio dei risultati attraverso il conteggio delle card rilasciate, dei prodotti distribuiti e dei costi sostenuti. A questi dati si aggiungerebbe un questionario anonimo e facoltativo rivolto alle beneficiarie, per raccogliere valutazioni sull’efficacia dell’intervento.
I risultati dovrebbero essere presentati al Consiglio comunale, che potrebbe così disporre di elementi concreti per valutare se proseguire l’iniziativa, modificarne le modalità oppure estenderla.
La proposta non si limita alla distribuzione gratuita dei prodotti, ma comprende anche attività di informazione e sensibilizzazione sulla salute mestruale e sulle difficoltà economiche legate all’acquisto dei beni necessari.
In quest’ottica, la mozione suggerisce di coinvolgere l’Azienda sanitaria territoriale, i consultori, le associazioni e gli enti del terzo settore, così da affiancare al sostegno materiale un percorso di informazione e consapevolezza.
«Come Giovani Democratici crediamo che la politica debba partire dai bisogni quotidiani delle persone e tradurli in proposte realizzabili. Il ciclo mestruale non è una scelta e i prodotti necessari per affrontarlo non devono diventare un ostacolo economico. Macerata può fare la propria parte, cominciando con una sperimentazione concreta, controllata e basata su risultati verificabili», conclude Domizi.

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