È comprensibile che dopo la non esaltante performance con la faticosa elezione di Francesco Luciani a presidente del Consiglio comunale la fazione dei parcaroliani "per amore o per forza" abbia subito un altro duro colpo con l’elezione di Silvano Iommi a presidente della commissione urbanistica, così come Romina Leombruni – che aspirava a un assessorato più volte promessole dai vertici di FdI – di certo non è entusiasta di essere stata fatta fuori da presidente della seconda commissione dove è stato insediato a forza Sandro Montaguti, che Riccardo Sacchi ha voluto lì per blindare l’alleanza dei forzisti con il partito dei parcaroliani. Ciò che tutto questo appalesa è che non esiste un Centrodestra a Macerata, ma uno stato di necessità che si è coagulato attorno alla rielezione del sindaco nella speranza di tenere la guida della città da parte di chi ancora ha una sorta di militanza ideologica, nella certezza di ottenere vantaggi da parte di chi ha usato questa rielezione come un contratto.
A rendere palese che esiste questo "partito del vantaggio" all’ombra di Sandro Parcaroli è il caso urbanistica. La Settimana Enigmistica pubblica da 94 anni la rubrica "unisci i puntini". È un esercizio agevole da fare a Macerata. Il sindaco tiene per sé, senza darne motivazione alcuna, la delega all’urbanistica e chiede a Fratelli d’Italia di avere a presiedere la commissione consiliare che della materia si occupa un uomo di fiducia, ma non già esperto quanto ubbidiente alle necessità di coalizione. Si dà però il caso che in Consiglio comunale sia rientrato come primo dei non eletti l’architetto Silvano Iommi, uno degli urbanisti più stimati nel Centro Italia che è stato assessore proprio con quella delega nella precedente giunta Parcaroli. A riportarlo in consiglio è stato Riccardo Sacchi che ha spuntato per Forza Italia, nonostante l’esiguità dei consensi appena sopra il 7 per cento, ben due assessorati.
Succede che Silvano Iommi viene eletto presidente della Commissione urbanistica e Forza Italia, che dovrebbe essere il partito delle professioni e dei ceti produttivi, s’inalbera più di tutti. Al netto delle considerazioni diciamo un po’ affrettate del designato ufficiale Simone Livi che nel perorare la propria candidatura ha esternato un’idea singolare della democrazia che non si esprime, a parer suo, nel deliberato dei consiglieri eletti, ma nelle intese di partito. Il che rafforza l’idea che l’alleanza dei parcaroliani sia non un’opzione politica, ma un contratto.
Uniamo i puntini: Parcaroli tiene per sé l’urbanistica, il direttore dell’ufficio tecnico ingegner Tristano Luchetti sovrastima l’area del nuovo ospedale mantenendo la cosiddetta "variante Carancini" anche se la Regione ha già detto che il progetto dell’area sanitaria si riduce da 24 a 10 ettari, Silvano Iommi eccepisce su questa “concessione” e la sua nomina a presidente della Commissione urbanistica per espressa volontà del Consiglio diventa un “atto antidemocratico”. Perché la casella Iommi, come s’usa sulla Settimana Enigmistica, doveva essere occupata da Livi non in una logica di competenza, ma in una di convenienza di coalizione. C’è un puntino, quello di Iommi, che evidentemente ha deviato dalla traiettoria attesa.
La cornice del gioco “unisci i puntini” è assai più ampia dei 14 ettari concessi in più e sottratti alla campagna: a Macerata, contraddicendo la legge regionale voluta da Francesco Acquaroli, il consumo di suolo non è un valore da preservare. Balza agli occhi che l’area ospedaliera – dieci ettari che dovrebbero ospitare l’ospedale – è molto futura e altrettanto incerta per quel che riguarda la realizzazione del nosocomio, ma attualissima per quel che riguarda l’urbanizzazione accessoria. Non sfugge a chi disegna lo schema dei puntini che la legge regionale 19/2023 obbliga a rivedere i piani urbanistici evitando il consumo di suolo. A Macerata sarà il festival della variante in deroga. Ecco che l’arrivo di Iommi, uno che se ne intende, complica un po’ la traiettoria per unire i puntini.
Nel frattempo succedono anche altre cose che evidentemente il contratto che sostiene Sandro Parcaroli non aveva previsto e che però sempre vanno unite con gli altri puntini. Stamane Ilario Marcolini ha presentato alla Procura della Repubblica di Macerata un esposto per turbativa d’asta relativa all’aggiudicazione del mattatoio. Che la faccenda avesse tratti se non di opacità almeno di sciatteria e protervia amministrativa, caratteristiche che ben si attagliano ai partecipanti al contratto Parcaroli anche se non sono comuni a tutto il Centrodestra, si era capito da subito tant’è che si è insediata una commissione consiliare d’indagine che non ha fatto molti passi avanti ed è stata sempre boicottata. Ora spetterà alla Procura accertare se c’è materia penalmente rilevante come prescritto dall’articolo 353 del codice penale (la pena edittale arriva fino a 5 anni), ma anche questa iniziativa di Marcolini, con il quale Sandro Parcaroli ha sempre ostentato fraterna colleganza, è un puntino che si disallinea.
Per due motivi. Il primo è che l’area del CeMaCo sono tre ettari di possibile espansione in zona di sviluppo come quella di Villa Potenza (ecco che torna l’interesse urbanistico); il secondo è che il sindaco ha esposto il Comune a un esborso finanziario oneroso sia per tentare di tenere in vita il Mattatoio sia per fare annullare e bandire di nuovo l’asta. La faccenda non deve lasciare affatto tranquilli i contraenti del "lodo Parcaroli" – intendendosi con questa espressione gli attori che hanno disegnato l’attuale profilo di questa giunta e hanno gestito le trattative per la sua formazione – e a dire la verità anche i partiti del Centrodestra, intesi come espressione di linee politiche, non devono averla presa benissimo, anche perché a suo tempo Parcaroli lasciò intendere: "per Marcolini garantisco io". Il Centrodestra batte molto in testa: forse per salvarsi bisognerebbe che facesse un rimpastone. A imporlo è proprio il caso Iommi perché di fronte alla competenza talvolta è necessario che la convenienza passi in secondo piano. Ma il rimpastone significherebbe mandare a casa i tenutari del contratto Parcaroli!
C’è poi un aspetto politico molto rilevante. È singolare che a Macerata arrivino distorti gli echi di quanto sta accadendo a Roma nel Centrodestra. Simone Livi, una volta trombato nella commissione urbanistica (gli era già capitato alle elezioni regionali: che sia una coazione, o coalizione, a ripetere?), ha scagliato l’anatema: "Forza Italia – si è chiesto – sostiene ancora il sindaco? Quello di Iommi è un comportamento inqualificabile". A questa intemerata del "fratello d’Italia" ci si sarebbe aspettato che da Forza Italia arrivasse – com’è successo alla Camera con qualche franco tiratore – una tutela di Iommi. E invece la segretaria comunale nonché assessore in quota Sacchi al bilancio, l’avvocatessa Barbara Antolini, ha addirittura chiesto scusa addossando all’architetto ogni responsabilità.
È comprensibile che l’assessore Antolini non accetti consigli di strategia politica, ma ha commesso un doppio grosso errore: politico e d’immagine. È difficilmente contestabile che Silvano Iommi abbia le competenze per presiedere la commissione urbanistica e Forza Italia per la sua storia avrebbe dovuto difendere quelle competenze. Non farlo significa rendere palese che esiste non un’alleanza di Centrodestra dove i partiti hanno messo insieme una capacità progettuale per immaginare lo sviluppo della città ognuno con le proprie convinzioni e competenze, ma che la giunta Parcaroli nasce come un contratto.
L’assessore Antolini ha commesso anche un altro errore di prospettiva. Spetterà a lei illustrare in novembre il bilancio del Comune di Macerata e lei avrebbe dovuto preservare una propria autonomia di giudizio. Anche perché dopo il caso Iommi sarà molto misurata sulle competenze. E a far quadrare sia in termini ragionieristici che politici il bilancio del Comune di Macerata ce ne vogliono di solide. Da quel che si sa il Comune, per tenere buone le ditte che su impulso del capo dell’ufficio tecnico – i puntini tornano sempre – stanno tenendo in piedi un consistente numero di cantieri, ricorre sempre più di frequente alle anticipazioni di cassa. Così facendo la cassa che era di circa 7 milioni lo scorso anno si sarebbe ridotta a meno di 1,5 milioni al punto che per fare fronte alle esigenze più urgenti si è attinto anche al fondo di riserva. È molto rischioso. La faccenda è tecnicamente complicata e ne tratteremo a tempo debito, ma una cosa è sicura: a Barbara Antolini converrebbe avere più prudenza nell’esprimersi e mantenere maggiore autonomia rispetto al contratto Parcaroli. Perché la via della disubbidienza dei consiglieri che preferiscono la competenza alla convenienza è tracciata, ma anche quella degli esposti in Procura ormai è stata aperta. Non vorremmo dover unire altri puntini.

cielo sereno (MC)
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