Il territorio marchigiano segna un passo storico nel percorso verso la transizione ecologica con la nascita ufficiale di CERTIS Marche, la nuova Comunità Energetica Rinnovabile (CER) tra imprese solidali che mette in rete per la prima volta tutte le cabine primarie della regione. L'iniziativa, presentata a Civitanova Marche, si pone l'ambizioso obiettivo di favorire la produzione e il consumo di energia rinnovabile reale, tracciata e misurata direttamente tra le realtà produttive del territorio. Il progetto vanta come partner capofila il Banco Marchigiano e la Claai Federazione Artigiani e PMI delle province di Fermo e Ascoli Piceno, con il supporto tecnico di Solar Info Community e dell'Associazione Centro per le Comunità Solari.
Grazie a questo nuovo ecosistema, il Banco Marchigiano si distingue come la prima banca della regione a consumare "vera energia verde", ovvero energia prodotta e scambiata fisicamente all'interno della comunità e monitorata tramite smart meter. A differenza dei semplici certificati "green" d’acquisto, questo modello garantisce una filiera corta dell'energia che entra direttamente nei contatori delle imprese aderenti, introducendo uno standard ESG basato sulla tracciabilità territoriale. CERTIS Marche rappresenta un'evoluzione delle CER tradizionali, superandone i limiti normativi grazie a una piattaforma tecnologica inclusiva che permette anche a grandi soggetti come gli istituti bancari di certificare l'energia condivisa con la collettività.
Il progetto si innesta su un'esperienza già consolidata dal 2023 nelle sezioni locali di Civitanova Marche, Pesaro e Montegiorgio, dove circa cinquanta famiglie condividono oltre 120 MWh di energia fotovoltaica domestica ogni anno. Di questa produzione, circa la metà viene ceduta a utenti esterni come lo stesso Banco Marchigiano, generando premialità per quasi 15.000 euro già erogati sotto forma di coupon spendibili nei negozi di prossimità.
L’iniziativa punta dunque a rafforzare il tessuto produttivo regionale riducendo i costi energetici e migliorando il rating di sostenibilità delle imprese, trasformando progressivamente i centri urbani in vere "Città Solari" inclusive. Per illustrare nel dettaglio i vantaggi e le modalità di adesione, CERTIS Marche verrà presentata ufficialmente alla cittadinanza e alle imprese il prossimo 29 gennaio alle ore 17:30 presso la sala conferenze del Banco Marchigiano a Civitanova
Con il via libera del 9 gennaio dei 27 ambasciatori dell’Unione europea, l’accordo di libero scambio Ue-Mercosur entra nella fase conclusiva. Sabato 17 gennaio la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen firmerà ufficialmente l’intesa in Paraguay, aprendo a un mercato integrato da oltre 700 milioni di consumatori tra Europa e Sud America. L’accordo mira a ridurre o eliminare la maggior parte dei dazi doganali (91%), favorendo le esportazioni europee di auto, macchinari e farmaceutica e, al contempo, l’ingresso nel Mercato unico di prodotti agricoli sudamericani, dalla carne alla soia. Per Bruxelles è anche una scelta strategica per diversificare i partner commerciali e ridurre la dipendenza dagli Stati Uniti, in un contesto internazionale segnato da nuove tensioni geopolitiche.
Il percorso resta però politicamente fragile. Dopo oltre 25 anni di negoziati e un’intesa preliminare fallita nel 2019, l’accordo è stato sbloccato solo nel dicembre 2024, per poi subire un nuovo rallentamento a causa delle proteste degli agricoltori europei. Le garanzie offerte dalla Commissione, tra cui una clausola di salvaguardia sulle importazioni agricole e maggiori risorse per la Politica agricola comune, hanno convinto anche l’Italia a dare il proprio assenso. Resta ora il passaggio più delicato: la ratifica da parte del Parlamento europeo e dei Parlamenti nazionali, dove il rischio di bocciature non è scongiurato.
Tra i territori più esposti alle conseguenze dell’accordo ci sono le Marche e, in particolare, la filiera della carne bovina marchigiana. La regione rischia di trovarsi a competere direttamente con produzioni sudamericane ottenute dalla stessa razza Marchigiana, esportata geneticamente all’estero decenni fa ma allevata oggi con costi molto più bassi e regole meno stringenti. Un paradosso che mette in difficoltà un comparto già in declino da anni, caratterizzato da rese inferiori ma da una qualità elevata, non adeguatamente valorizzata né sostenuta da politiche strutturali di lungo periodo. (fonte Marche Agricole)
Preoccupazioni analoghe arrivano anche da Assalzoo, che vede nell’accordo un rischio concreto di distorsione competitiva per l’intera filiera agro-zootecnica italiana. Le normative europee impongono standard molto elevati su sostenibilità, sicurezza alimentare e benessere animale, con costi che non trovano equivalenti nei Paesi del Mercosur. Senza una reale reciprocità delle regole e controlli efficaci, l’apertura del mercato potrebbe favorire importazioni a basso costo, mettendo sotto pressione il valore del Made in Italy e la trasparenza verso il consumatore finale. (Fonte Adriaeco)
La firma in Paraguay segnerà solo l’inizio dell’ultima fase dell’accordo. Il confronto tra opportunità economiche e tutela delle filiere agricole è tutt’altro che chiuso. Sarà nelle ratifiche nazionali che si deciderà se il libero scambio prevarrà sulle paure del mondo rurale europeo.
(foto Ansa)
Un riconoscimento che profuma di storia, di ago e filo, ma soprattutto di futuro. Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha conferito ufficialmente a Tombolini il prestigioso titolo di Marchio Storico di Interesse Nazionale, un’onorificenza riservata ai brand che rappresentano e custodiscono l’eccellenza produttiva del Paese.
L’iscrizione nel Registro Speciale certifica il profondo valore culturale, identitario e imprenditoriale dell'azienda, confermandone il ruolo di custode della grande tradizione sartoriale italiana da oltre sessant'anni. Questo sigillo permetterà alla Maison di utilizzare il logo ufficiale per tutte le attività promozionali, attestando un’autenticità e una continuità produttiva che trovano riscontro anche nella versione internazionale, l'Italian Historical Trademark, pensata per certificare il prestigio del brand sui mercati esteri.
Per Tombolini questo traguardo rappresenta un momento di svolta e una conferma autorevole di un percorso che da generazioni si fonda sul savoir-faire artigianale, sull'ingegno e sulla cultura del dettaglio coltivata con passione nel cuore delle Marche. Si tratta di un’eredità viva che continua a evolversi, trasformando la memoria storica in uno stile contemporaneo capace di guardare al domani.
Proprio in quest’ottica di legame con il territorio e con le nuove generazioni, l’azienda porta avanti con successo il progetto educativo "Tombolini for Kids – Percorso Scuola". Si tratta di un’iniziativa che avvicina i più giovani al mondo della creatività e del Made in Italy, sensibilizzandoli al riuso consapevole dei materiali e invitandoli a progettare la loro personale giacca Zero Gravity attraverso laboratori dedicati.
Il riconoscimento ministeriale arriva in un periodo di straordinaria vitalità per il brand, che ha appena presentato la nuova collezione Autunno/Inverno 2026 Zero Gravity Gold. In questa proposta l’eleganza maschile si fa morbida e vitale, con silhouette che si alleggeriscono e volumi rilassati che superano il concetto di slim-fit per abbracciare un dinamismo inedito. I codici classici dialogano armoniosamente con materiali di altissima qualità come il cashmere, i misti seta-lana resistenti al tempo e i velluti alleggeriti, arricchiti da dettagli in pelle e suede.
La collezione diventa così un vero manifesto di stile e l’incarnazione autentica dei valori di una Maison che, rafforzando la propria visione orientata al futuro, entra ufficialmente nel novero delle eccellenze assolute del sistema moda italiano.
La vicenda dei dazi americani sulla pasta italiana ha registrato una svolta rilevante che attenua un rischio inizialmente molto grave per il Made in Italy. Come ricordato dalla Farnesina, sulla base delle comunicazioni ufficiali del Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti, il 4 settembre 2025 erano stati pubblicati i risultati preliminari dell’indagine antidumping sulle importazioni di pasta straniera, con il coinvolgimento di 13 marchi italiani accusati di pratiche di dumping, ovvero di esportazioni verso gli Stati Uniti a prezzi inferiori a quelli di mercato.
L’ipotesi iniziale prevedeva l’applicazione di un dazio del 91,74%, una percentuale che avrebbe compromesso in modo drastico la competitività della pasta italiana sul mercato americano. Nella fase preliminare dell’indagine, le autorità statunitensi avevano ritenuto insufficiente la cooperazione di due aziende individuate come rispondenti obbligatori, La Molisana e Garofalo, applicando loro il livello tariffario massimo previsto dalla procedura.
Lo stesso trattamento era stato esteso anche agli altri undici produttori coinvolti, tra cui Barilla. Le imprese interessate hanno però respinto le accuse, sostenendo di aver sempre collaborato pienamente. Il Governo italiano ha fatto proprie queste argomentazioni, presentando una memoria difensiva tramite l’Ambasciata a Washington, affiancata da un intervento analogo della Commissione Europea.
Successivamente le aziende hanno fornito documentazione supplementare al Department of Commerce, consentendo nuovi approfondimenti. I tempi dell'indagine si sono nel frattempo allungati anche a causa della sospensione provvisoria dell'amministrazione Usa legata al cosiddetto shutdown, che ha fatto slittare la conclusione al marzo 2026, poi fissata all’11 marzo.
Alla luce delle verifiche svolte, il Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti ha comunicato in anticipo alcune valutazioni che riducono in modo significativo i dazi provvisori annunciati a settembre. Le aliquote sono state riviste dal 91,74% al 2,26% per La Molisana, al 13,98% per Garofalo e al 9,09% per gli altri undici produttori non campionati. Questi valori si aggiungono al 15% di dazi orizzontali concordati a fine luglio 2025 tra Usa e Unione Europea per la generalità dei prodotti europei.
Le aziende hanno ora la facoltà di presentare ulteriori osservazioni, mentre l'efficacia delle misure resta sospesa fino alla conclusione definitiva dell’indagine. La riduzione delle aliquote rappresenta un segnale positivo per un comparto che negli Stati Uniti trova il primo mercato extraeuropeo, con un export che supera i 670 milioni di euro, evitando un impatto che avrebbe potuto superare il 100% di carico tariffario complessivo.
Nelle Marche questa notizia ha un peso particolare, perché il mercato americano incide in modo significativo sull’equilibrio della filiera regionale della pasta. Quando gli Stati Uniti introducono barriere commerciali, l’export rallenta, gli ordini si bloccano e le imprese rinviano investimenti e assunzioni, con effetti che vanno oltre i singoli marchi coinvolti nell’indagine.
In una regione dove operano realtà come Pasta di Camerino, i pastifici di Campofilone e la cooperativa Girolomoni nel Pesarese, che riunisce più di 450 aziende agricole e produttive, l’incertezza sui dazi crea instabilità prospettica e frena la crescita. I dati mostrano come l’export marchigiano di pasta secca verso gli Stati Uniti, pari a 2,6 milioni di euro nel 2024, abbia subito un rallentamento nel 2025, confermando quanto il clima politico-commerciale influenzi direttamente occupazione, investimenti e strategie industriali.
La revisione al ribasso dei dazi offre quindi una boccata d’ossigeno, ma il settore resta in attesa della decisione finale, consapevole che dal dialogo tra istituzioni dipendono le prospettive future di una parte importante del Made in Italy regionale.
Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della legge di Bilancio (legge 199/2025) emerge in modo chiaro una previsione destinata a incidere profondamente sull’operatività del credito d’imposta Zes Unica. Non si tratta di una possibile interpretazione né di un orientamento restrittivo della prassi amministrativa, ma di una scelta normativa esplicita: la maggiorazione del 14,6% non spetta nel caso in cui anche un solo bene incluso nel progetto di investimento risulti agevolabile nell’ambito della Transizione 5.0. La disposizione opera in modo automatico e generalizzato, colpendo l’intero investimento e non la singola componente riconducibile alla 5.0. È quindi sufficiente che una parte anche minima del progetto rientri nel perimetro della Transizione 5.0 affinché venga meno la maggiorazione Zes sull’intero valore dell’investimento, indipendentemente dalla sua dimensione complessiva e dalla natura degli altri beni coinvolti.
Questo profilo appare particolarmente critico se si considera l’eterogeneità degli investimenti ammissibili alla Zes Unica. All’interno di uno stesso progetto possono coesistere beni strumentali ordinari, macchinari non interconnessi, opere infrastrutturali e, in alcune fattispecie, anche componenti immobiliari del tutto estranee alla Transizione 5.0. Tuttavia la norma non consente alcuna separazione o compartimentazione dell’investimento. È sufficiente, ad esempio, un singolo macchinario da 100 mila euro conforme ai requisiti 5.0 per determinare la perdita della maggiorazione su un investimento complessivo pari a 5 milioni di euro.
Ne deriva un evidente effetto distorsivo. L’impresa che ha strutturato un progetto ampio e articolato, includendo anche una quota marginale di innovazione tecnologica avanzata, risulta penalizzata rispetto a chi mantiene l’investimento su un profilo meno evoluto. In questo modo l’innovazione non viene incentivata, ma si trasforma in un fattore di esclusione che azzera un beneficio territoriale concepito per sostenere i grandi insediamenti produttivi nel Mezzogiorno.
La scelta legislativa costringe le imprese a una decisione forzata e poco efficiente. Da un lato si può rinunciare alla Transizione 5.0 per non compromettere la Zes Unica, dall’altro si può accettare la perdita della maggiorazione Zes anche su beni e spese che non presentano alcuna connessione con la 5.0. In entrambe le ipotesi viene meno la possibilità di realizzare progetti integrati, coerenti e industrialmente razionali.
Questa previsione si inserisce in un contesto di progressiva compressione degli incentivi, non attraverso la loro eliminazione formale, ma mediante regole di cumulabilità sempre più rigide e incompatibilità generalizzate che incidono sull’intero investimento anziché sulle singole componenti. La Zes Unica, invece di rafforzarsi come strumento centrale di politica industriale, rischia così di perdere attrattività proprio per i progetti più rilevanti sotto il profilo dimensionale e tecnologico.
Non vi è spazio per l’attesa di chiarimenti interpretativi, poiché la scelta è già stata compiuta dal legislatore. La legge di Bilancio ha fissato un principio netto e difficilmente superabile in sede applicativa: è sufficiente un singolo bene per compromettere l’intero impianto agevolativo.
Partono domani, 3 gennaio, i saldi invernali nelle Marche, uno degli appuntamenti commerciali più attesi dell’inizio dell’anno. Le vendite di fine stagione proseguiranno fino al 1° marzo 2026, secondo quanto stabilito dalla Giunta regionale lo scorso 1° dicembre, in linea con il calendario condiviso a livello nazionale dalla Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome.
Resta confermato anche nelle Marche il divieto di vendite promozionali nei 30 giorni precedenti l’avvio dei saldi, una misura pensata per garantire trasparenza e correttezza del mercato a tutela dei consumatori.
Secondo le stime di Confcommercio Marche, elaborate dall’Ufficio Studi sulla base dei dati storici e delle dinamiche dei consumi regionali, la spesa media prevista si attesta intorno ai 130 euro a persona e ai 290 euro a famiglia. Un livello che colloca i saldi invernali tra i principali momenti di attivazione della domanda interna, con un giro d’affari complessivo stimato in diverse centinaia di milioni di euro.
Numeri che confermano come i saldi rappresentino molto più di una semplice occasione di acquisti a prezzo ridotto: sono un vero indicatore dello stato di fiducia delle famiglie e un passaggio cruciale per il commercio marchigiano, in particolare per il settore moda, che riveste un ruolo centrale nel tessuto economico e occupazionale della regione.
Confcommercio Marche richiama anche le valutazioni della Federazione Moda Italia-Confcommercio, secondo cui i saldi invernali costituiscono un appuntamento strategico per il rilancio dei consumi nel comparto moda e per il sostegno al potere d’acquisto delle famiglie.
Le vendite di fine stagione producono benefici diffusi: consentono ai consumatori di acquistare prodotti di qualità a prezzi più convenienti e, allo stesso tempo, contribuiscono a rivitalizzare i centri urbani, rafforzando il ruolo dei negozi di prossimità come presìdi economici e sociali. Non manca anche un effetto positivo sul turismo, con visitatori attratti da un’esperienza di acquisto autentica, basata su convenienza reale, trasparenza e fiducia.
L’avvio dei saldi si inserisce inoltre in un contesto macroeconomico in miglioramento, come evidenziato dai più recenti dati Istat analizzati dall’Ufficio Studi Confcommercio. A dicembre, l’indicatore di fiducia delle imprese sale a 96,5, mentre quello dei consumatori raggiunge 96,6, il valore più alto degli ultimi mesi. Migliorano sia le valutazioni sul presente sia le aspettative future, soprattutto tra le famiglie.
Dal punto di vista normativo, i saldi rientrano nelle vendite straordinarie, così come definite dal Decreto legislativo 114/1998 e dalla Legge regionale Marche n. 29 del 2014. Durante il periodo dei saldi è obbligatorio indicare il prezzo più basso praticato nei 30 giorni precedenti, la percentuale di sconto e il prezzo finale. Devono essere accettati i pagamenti elettronici; il cambio della merce non è obbligatorio, salvo in caso di prodotti difettosi o non conformi. Le violazioni sono sanzionate con multe fino a 3.098 euro.
Per Confcommercio Marche, i saldi invernali rappresentano dunque un passaggio decisivo non solo per l’impatto economico diretto, ma anche per il valore che assumono in termini di fiducia, vivacità urbana e qualità dell’offerta commerciale, in una fase che apre prospettive concrete di rilancio per l’economia regionale.
Si è conclusa con successo la prima campagna di crowdfunding organizzata nell’ambito del programma “Insieme per il Bene Comune “promosso e sostenuto dal Banco Marchigiano.
Il progetto “Due di Noi”, per il quale nei mesi scorsi è scattata la raccolta fondi, è della cooperativa Casa della Gioventù di Senigallia – Centro diurno “L’Aquilone” di Mondavio - e prevede la realizzazione di un film che sarà dedicato ai temi dell’inclusione e dell’autodeterminazione delle persone con disabilità.
La raccolta fondi ha oltrepassato quota 12 mila euro, più che raddoppiando l’obiettivo iniziale e avverando così il sogno della Cooperativa di dare il via alla produzione del film. Il Banco Marchigiano ha contribuito con l’erogazione di un contributo pari al 30 % dell’importo raccolto online, ovvero con un importo di quasi 4 mila euro.
“Due di Noi”, che sarà anche il titolo del film stesso, è un progetto cinematografico che vede protagonisti 16 giovani attori con disabilità, tutti utenti del Centro diurno “L’Aquilone”.
Attraverso le loro storie e la loro interpretazione, il film racconterà la forza della partecipazione, il valore della diversità e il potere trasformativo del lavoro di gruppo.
Dopo l’esperienza di “Fuori Centro”, il documentario premiato al San Benedetto Film Fest e presentato persino in udienza papale, la cooperativa Casa della Gioventù torna a unire arte e sociale, ribadendo che la disabilità può essere non un limite, ma una forma potente di espressione.
Il progetto, dunque, ha potuto contare su una campagna partecipata, che ha mobilitato una moltitudine di donatori e una rete di cittadini, associazioni e imprese locali. “La risposta del territorio è stata straordinaria – commenta il direttore generale del Banco Marchigiano, Massimo Tombolini – e conferma quanto una comunità unita possa generare valore. Come banca del territorio, il nostro obiettivo è accompagnare questi percorsi, sostenendo la trasformazione di buone idee in progetti concreti, capaci di creare impatto e valore duraturo per la comunità”.
I fondi raccolti consentiranno di avviare le fasi di produzione, riprese e montaggio del film, che sarà presentato nel corso del 2026 in anteprima nelle Marche. La Cooperativa spende belle parole di ringraziamento per il Banco Marchigiano, che ha promosso il crowdfunding: “Grazie a Banco Marchigiano per questa opportunità di Crowdfunding che fa si che il nostro progetto cinematografico possa prendere vita e arrivare in breve tempo nelle sale cinematografiche per raccontare una sana inclusione e il valore della diversità”.
Con questo progetto, il Banco Marchigiano ha lanciato una nuova iniziativa a sostegno del terzo settore, investendo su strumenti innovativi come il crowdfunding e la formazione specializzata.
Inoltre in questi giorni sono partite altre campagne di crowdfunding a supporto di belle realtà territoriali: una per l’”Associazione Culturale il Borgo” di Montecosaro, una per il “Civitanova Film Festival” e una per l’Ambulatorio di Rosy”.
La ricerca "Le equilibriste. La maternità in Italia 2025" a cura di Alessandra Minello per Save the Children fotografa un decennio di persistenti squilibri tra genitorialità e partecipazione al lavoro. In Italia, le madri continuano a confrontarsi con un mercato del lavoro che penalizza la presenza di figli, in un contesto sociale che ancora attribuisce alla donna la responsabilità principale della cura familiare. La denatalità e il calo delle nascite, insieme a nuclei familiari sempre più piccoli e fragili, accentuano il fenomeno. Nel 2024 sono nati 370.000 bambini, con un calo del 2,6% rispetto al 2023, e il tasso di fecondità totale è sceso a 1,18 figli per donna, mentre l’età media al parto è di 32,6 anni (ISTAT, 2025).
Nel Centro Italia e nelle Marche emerge chiaramente lo svantaggio occupazionale femminile legato alla maternità. Nel 2024, il tasso di occupazione delle donne tra i 25 e i 54 anni senza figli era del 74,3%, scendendo al 69,2% tra le madri con figli minori. La penalizzazione cresce con il numero di figli e nelle fasce d’età centrali: tra le donne 35-44enni con due o più figli minori, il tasso di occupazione scende al 67,1%, contro il 95% degli uomini nella stessa condizione.
L’inattività delle donne aumenta dal 19,9% senza figli al 26,4% con figli minori, mentre per gli uomini con figli minori l’inattività è solo del 3% (Save the Children, 2025). Per quanto riguarda i nuclei monoparentali, al Centro Italia le quote di madri sole e padri soli con figli risultano più elevate rispetto alla media nazionale, pari rispettivamente al 20,6% e al 6,0% del totale dei nuclei.
Nelle Marche e in altre regioni centrali, tra il 2011 e il 2021, l’aumento dei nuclei con madri sole ha superato il 40% (ISTAT, 2021). Anche la distribuzione dei figli mostra una prevalenza del figlio unico tra i nuclei monoparentali, con il 70% dei nuclei con un solo figlio residente, spesso maggiorenne.
A livello nazionale, i dati confermano uno scenario complesso: il tasso di occupazione femminile nella fascia 25-54 anni è del 64,9%, quasi venti punti inferiore a quello maschile, con un tasso di disoccupazione del 7,5% rispetto al 5,6% degli uomini. L’inattività cresce sensibilmente con la maternità, e le famiglie monoparentali mostrano livelli più elevati di povertà e deprivazione materiale.
Le politiche familiari, pur in aumento di spesa rispetto al Pil (1,55% nel 2022), non hanno ancora colmato le disparità strutturali tra donne e uomini, né risposto adeguatamente alle esigenze delle madri sole. La fotografia complessiva del Paese evidenzia l’urgenza di interventi mirati a sostenere la maternità, garantire pari opportunità nel lavoro e ridurre le disuguaglianze territoriali e di genere, in particolare nel Centro e nel Sud Italia (Save the Children, 2025).
Questi dati suggeriscono una riflessione più ampia sul legame tra lavoro e genitorialità in Italia. Lo svantaggio occupazionale che le donne affrontano mette di fronte molte madri a una scelta difficile: conciliare la maternità con la propria carriera o rinunciare temporaneamente - o permanentemente - alla genitorialità per preservare l’indipendenza economica e professionale.
Negli ultimi anni, alcune misure legislative hanno cercato di sostenere i genitori: il Bonus per le nuove nascite (1.000 euro una tantum per figli nati o adottati dal 2025 con ISEE fino a 40.000 euro), le maggiorazioni dell’Assegno unico e universale (AUU) per il primo anno di vita dei figli, la decontribuzione per le madri lavoratrici fino al compimento del decimo anno del figlio più piccolo, e l’incremento dell’indennità del congedo parentale all’80% della retribuzione per tre mesi entro il sesto anno di vita del bambino.
A queste si aggiungono gli investimenti nei servizi educativi per la prima infanzia attraverso il Pnrr e la Legge di Bilancio 2022, con l’obiettivo di raggiungere il 33% di copertura dei bambini 0-3 anni, e strumenti di welfare aziendale per migliorare la conciliazione tra lavoro e cura dei figli.
Tuttavia, nonostante queste misure, molte famiglie - in particolare quelle a basso reddito - restano escluse dai benefici dei servizi e dei trasferimenti monetari, e le difficoltà di accesso ai nidi d’infanzia rimangono rilevanti. L’insieme delle politiche dimostra che, senza interventi più mirati e integrati, il peso della genitorialità continua a ricadere in misura sproporzionata sulle donne, confermando il fenomeno della scelta forzata tra essere madri o mantenere indipendenza professionale, con effetti diretti sulla denatalità e sulla partecipazione femminile al lavoro (Save the Children, 2025; ISTAT, 2025).
Fonti: Le equilibriste. La maternità in Italia 2025, maggio 2025, a cura di Alessandra Minello, Save the Children; I nuclei familiari nei Censimenti della popolazione, anni 2011-2021, ISTAT; Indicatori demografici - Anno 2024, Istat
Mentre l’Italia si prepara alle luci e ai pranzi in famiglia, per milioni di contribuenti e professionisti il mese di dicembre si è trasformato in un vero e proprio "assedio fiscale". A lanciare l'allarme è il Giuseppe Tosoni, dell’associazione Tutela Impresa di Civitanova Marche, che fotografa senza giri di parole una realtà fatta di fiato corto e nervi a pezzi.
Secondo Tosoni, ci troviamo di fronte a una maratona forzata di adempimenti che quest’anno ha raggiunto livelli definiti "grotteschi". Un concentrato di obblighi che, a detta dell'esponente di Tutela Impresa," sembra studiato appositamente per mettere a dura prova la pazienza dei cittadini". "Dicembre è diventato un labirinto – afferma Tosoni – dove tra acconti, saldi, dichiarazioni tardive e ravvedimenti, ogni giorno spunta un termine nuovo, spesso più pesante del precedente".
L'analisi di Tosoni si sofferma su un calendario trasformato in un "campo minato": le date dell’11, 16, 18, 27, 30 e 31 dicembre rappresentano tappe di un percorso dove ogni distrazione può costare carissima in termini di sanzioni e more. "Lo Stato continua a pretendere una puntualità assoluta – sottolinea il presidente di Tutela Impresa– ignorando che famiglie e imprese sono già schiacciate da costi alle stelle e da una burocrazia che non concede tregua".
Ciò che più indigna, secondo l'associazione Tutela Impresa, è l’assurdità di questa concentrazione temporale. Tosoni si chiede perché il Paese debba vivere un "incubo fiscale" proprio quando dovrebbe tirare il fiato: "L’impressione diffusa è che la macchina fiscale non tenga minimamente conto della realtà né della sostenibilità di un simile carico. Il risultato è un accumulo di malcontento e frustrazione, la sensazione di essere prigionieri di un sistema che chiede moltissimo senza restituire".
Il quadro delineato da Tosoni è inesorabile: "Il secondo acconto delle imposte sui redditi che si somma ai versamenti Iva, ai contributi previdenziali, alle rateazioni e alle dichiarazioni integrative. Un elenco infinito che rischia di trasformare anche il giorno di San Silvestro in un frenetico conteggio di cassa anziché in un momento di riposo".
"L’Italia reclama un sistema fiscale più umano, razionale e rispettoso del tempo dei cittadini", conclude Giuseppe Tosoni. Il messaggio inviato da Tutela Impresa è chiaro: finché non si correggerà questa stortura, lo spirito delle feste sarà sempre soffocato dal "ticchettio implacabile delle scadenze", rendendo ogni Natale "un periodo di trincea invece che di serenità".
Le sessioni dedicate alla legge di bilancio riservano spesso colpi di scena e anche quella sulla manovra 2026 non fa eccezione. Al senato questa mattina ha preso forma un nuovo capitolo quando il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti si è presentato davanti all’ufficio di presidenza della commissione Bilancio per annunciare che servono 3,5 miliardi di euro aggiuntivi.
Il punto centrale riguarda la Zes Unica del Sud, per la quale il Governo è chiamato a trovare 1,3 miliardi necessari a evitare un taglio secco del 39,62% ai crediti d’imposta già prenotati dalle imprese. Senza questo intervento, le aziende che hanno programmato investimenti contando sugli incentivi fiscali della Zona economica speciale si troverebbero con benefici drasticamente ridotti, mettendo a rischio piani industriali e cantieri già avviati. Le risorse dovrebbero arrivare da una combinazione di nuove coperture e rimodulazioni di fondi esistenti, in un quadro complessivo che mantiene invariati i saldi di deficit e debito.
Sul tema delle Zone economiche speciali si inserisce anche il dibattito aperto nelle Marche, dove il Partito democraticoha presentato in Consiglio regionale una proposta per aiutare i Comuni, soprattutto del centro-nord della Regione, rimasti esclusi dai benefici Zes, in particolare dal credito d’imposta per gli investimenti e dagli aiuti di Stato. I dem chiedono di utilizzare subito risorse già disponibili della programmazione regionale 2021-2027, pari a quasi 800 milioni di euro non ancora impegnati, tra fondi Fse, Fesr e Fondo di coesione. Secondo la capogruppo Valeria Mancinelli, si tratta di una cifra molto superiore ai fondi aggiuntivi Zes assegnati dopo l’ingresso di Marche e Umbria, che potrebbe sostenere sia le aree in difficoltà sia quelle già competitive, trasformandole in motore di sviluppo. La proposta nasce anche dalle richieste delle associazioni imprenditoriali e punta a un’iniziativa che parta dalle Regioni e dal Governo nazionale.
Gli altri miliardi richiesti dal correttivo alla manovra servono innanzitutto a finanziare le imprese rimaste escluse da Transizione 5.0, per un importo stimato tra 1,7 e 1,8 miliardi, necessario a coprire la lista d’attesa creatasi dopo l’esaurimento delle risorse. Una parte dei fondi è inoltre destinata a rafforzare il fondo per il caro materiali, come sollecitato dalle aziende dell’edilizia, e a compensare le minori entrate dell’Inps legate alla scelta dei lavoratori di aderire alla previdenza complementare. Sul fronte delle coperture, il Governo guarda a un superacconto dell’85% del contributo obbligatorio al servizio sanitario nazionale versato dalle assicurazioni sulle polizze di responsabilità civile, a un possibile contributo delle Regioni per circa 200 milioni e alla rimodulazione temporale di alcune grandi voci di spesa già previste.
Un’operazione strategica che segna una nuova fase per il settore alimentare locale e nazionale: questa mattina, presso lo studio del Notaio Benedetto Sciapichetti di San Severino Marche, è stata ufficializzata l’acquisizione del Pastificio Granarolo da parte del Gruppo Entroterra S.p.A., il cui marchio principale è quello de La Pasta di Camerino. L’accordo, concluso con successo attraverso la firma dell’accordo quadro e la fase di closing, avvia l’integrazione industriale e commerciale tra le due realtà.
La transazione, condotta in collaborazione con Granarolo S.p.A. e seguita dai consulenti Francesco Pallotta, il team Contax srl e Euromerger, insieme agli avvocati Pietro Masetti, Annafilomena Guercio e Enrico Bigi, coinvolge anche i soci dei Fratelli Mattei di Massimo & Marco Mattei.
L’acquisizione rappresenta un passaggio strategico per il Gruppo Entroterra, che consolida la propria posizione nel segmento main-stream della pasta all’uovo. Grazie all’integrazione delle capacità produttive e del portafoglio prodotti di Pastificio Granarolo, Entroterra si afferma come il più grande gruppo produttore di pasta all’uovo in Italia, rafforzando la propria leadership qualitativa e distributiva sia sul mercato nazionale sia internazionale.
Il progetto prevede un rilancio industriale e la piena valorizzazione di un marchio storico, attraverso l’adeguamento degli impianti, l’ottimizzazione dei flussi produttivi, investimenti in tecnologie innovative e la tutela della tradizione artigianale. L’obiettivo è garantire ai prodotti del pastificio nuovi canali di vendita, dalla grande distribuzione al normal trade e all’Horeca, senza perdere l’identità storica e la qualità che contraddistinguono il marchio.
Tra le priorità del piano di integrazione figura il capitale umano. Entroterra dichiara l’impegno a garantire piena operatività e stabilità occupazionale nello stabilimento, promuovendo il dialogo con le organizzazioni sindacali e sostenendo progetti di formazione e riqualificazione interna per uno sviluppo industriale sostenibile nel tempo.
Commentando l’operazione, Federico Maccari, amministratore e direttore commerciale di Entroterra, ha affermato: "Con questa acquisizione avviamo una nuova fase di crescita e valorizzazione delle nostre competenze nella produzione di pasta secca di alta qualità. La visione strategica è chiara: integrare le eccellenze produttive, assicurare centralità a un marchio storico come Pastificio Granarolo e creare valore per clienti, consumatori e comunità locali".
Soddisfazione anche da parte di Gianpiero Calzolari, presidente del Gruppo Granarolo, che ha sottolineato l’importanza di garantire la continuità italiana della proprietà e di collaborare con un’azienda solida e di tradizione, concentrata sul mercato della pasta.
MARCAP s.p.a. , holding di partecipazioni industriali fondata da Alessandro Guzzini insieme ad altri professionisti locali, e partecipata da alcune delle più importanti famiglie industriali marchigiane, operante negli investimenti di Private Equity, nei coinvestimenti e nel settore della consulenza per la finanza straordinaria, il 12 dicembre 2025, ha siglato un accordo strategico con Smart Capital s.p.a. (“SmartCapital”) holding di partecipazioni industriali “permanent capital” basata a Monza e fondata da Andrea Costantini, che annovera tra i propri soci alcune delle più importanti famiglie imprenditoriali del territorio lombardo. L’Operazione si inserisce nel percorso di crescita di MARCAP, e mira a trasformare ed ampliare il perimetro operativo, attraverso l’ingresso in un gruppo quotato che si è distinto negli anni per la capacità di creazione di valore per i soci e per le imprese partecipate, attraverso un processo di investimento disciplinato orientato alle aziende manifatturiere e di servizi italiane di piccola e media dimensione, che operano in settori di nicchia e che possiedono caratteristiche di eccellenza.
Al termine dell’Operazione, che è subordinata alle consuete condizioni, tra cui la definizione della documentazione contrattuale definitiva e le necessarie approvazioni societarie, e che si prevede possa concludersi entro luglio 2026, MARCAP sarà posseduta al 100% da SmartCapital, mentre gli attuali azionisti di MARCAP, tra cui la famiglia di Alessandro e Domenico Guzzini, la famiglia Clementoni, Enrico Giacomelli, Giuseppe Casali, Pompeo Iachini, e diversi altri importanti professionisti e imprenditori marchigiani, entreranno nell’azionariato di SmartCapital mediante la sottoscrizione di una quota dell’aumento di capitale deliberato dal Consiglio di Amministrazione di Smart Capital l'11 novembre 2025, con una partecipazione complessiva che, a esito delle sottoscrizioni (e dell’eventuale collocamento dell’inoptato), potrà attestarsi nell’ordine del 10%.
Alessandro Guzzini ha commentato “L’ingresso di MARCAP nel gruppo SmartCapital rappresenta una straordinaria opportunità di valorizzazione del lavoro fatto in questi anni dal team di MARCAP, che ha costruito un portafoglio di partecipazioni in aziende eccellenti, ha realizzato numerose operazioni di M&A a supporto di imprese locali, e ha costruito un network di imprenditori azionisti operanti in settori diversi, e che hanno trovato in MARCAP un centro di competenze ed un luogo per realizzare insieme investimenti in società promettenti; siamo certi che le sinergie operative e le economie di scala generate da questa operazione consentiranno a MARCAP di operare un salto dimensionale sia nell’attività di investimento che in quella di consulenza per la finanza straordinaria.”
Pierfranco Giorgi, Ad di MARCAP, ha inoltre aggiunto “Grazie a questa operazione il team di MARCAP entrerà a far parte di una squadra eccellente guidata da professionisti del calibro di Andrea Costantini, Presidente e CEO di SmartCapital, e Andrea Faraggiana, direttore generale. Siamo convinti che lavorando insieme potremo ampliare ulteriormente la qualità e la quantità di operazioni sia nel settore della consulenza che negli investimenti in aziende di eccellenza, con un focus particolare sul nostro territorio”.
Andrea Costantini, presidente e amministratore delegato di Smart Capital, ha commentato: “Sono felice per la conclusione di questa operazione che vede l’ingresso di alcune tra le più importanti famiglie industriali marchigiane e il radicamento in una regione strategica per lo sviluppo complessivo del progetto di Smart Capital".
Il Consolato Provinciale di Macerata della Federazione Nazionale dei Maestri del Lavoro ha recentemente concluso l'iter di rinnovo delle proprie cariche organizzative per il prossimo quadriennio, che coprirà il periodo 2026-2029.
Il Consiglio provinciale, organo che rappresenterà il territorio nei vari ruoli istituzionali, è stato così composto: MdL Walter Alimenti (Macerata), MdL Stefano Ercoli (Recanati), MdL Bruno Girotti (Montelupone), MdL Pierino Marini (Recanati), MdL Sandro Rita (Tolentino), MdL Alberto Sabbatini (Recanati) e MdL Graziella Sabbatini (Recanati). Il Consiglio è completato dalla presenza autorevole del Console emerito, MdL Eraldo Menghi.
Nella successiva riunione tenutasi l'11 dicembre 2025, il Consiglio ha espresso un voto di continuità, confermando l'Ingegner Sandro Rita, già console uscente, come nuovo console per il quadriennio 2026-2029.
L'organismo territoriale si prepara dunque a proseguire la sua attività sotto una guida esperta e riconosciuta. I Maestri del Lavoro sono cittadini italiani che hanno dedicato la loro vita professionale all'attività dipendente, distinguendosi per merito. Per fregiarsi del titolo è necessario aver compiuto i 50 anni di età e aver prestato servizio ininterrottamente per almeno 25 anni alle dipendenze di una o più aziende.
I requisiti per l'onorificenza sono legati a eccellenze comprovate, quali: essersi distinti per singoli meriti di perizia, laboriosità e buona condotta morale. Aver migliorato l’efficienza degli strumenti, delle macchine o dei metodi di lavorazione tramite invenzioni o innovazioni nel campo tecnico e produttivo. Aver contribuito in modo originale al perfezionamento delle misure di sicurezza del lavoro. Essersi prodigati per istruire e preparare le nuove generazioni nell’attività professionale.
I Maestri del Lavoro vengono decorati con la prestigiosa "Stella al Merito del Lavoro" tramite Decreto del Presidente della Repubblica, un riconoscimento che conferisce ufficialmente il titolo.
Migliaia di cittadini e imprese in Italia si trovano oggi a fronteggiare un'ondata di solleciti, ingiunzioni e pignoramenti, spesso scatenati da debiti bancari che affondano le radici nel passato. L'azione è condotta dalle cosiddette SPV (Società Veicolo per la Cartolarizzazione) o cessionarie di crediti deteriorati, un ecosistema che conta oltre 970 entità nel Paese. A sollevare un caso emblematico è il cavalier Giuseppe Tosoni, presidente dell'Associazione Tutela Impresa, che denuncia un'anomalia inquietante: ben 294 di queste società avrebbero la sede operativa nello stesso, unico indirizzo a Conegliano Veneto (TV), in via Vittorio Alfieri 1.
Questa concentrazione, unita al fatto che quasi tutte queste società presentano un capitale sociale irrisorio (10.000 euro), spesso detenuto da soggetti residenti in noti paradisi fiscali, alimenta seri interrogativi sulla loro solidità e trasparenza. La questione ha superato la soglia del dibattito, sfociando in un'azione concreta: nei giorni scorsi, una rappresentante dell'Associazione Tutela Impresa di Tolentino ha presentato una denuncia alla Guardia di Finanza di Conegliano Veneto, chiedendo chiarezza e una valutazione su eventuali irregolarità procedurali.
Il nodo centrale della preoccupazione riguarda l'eventualità di contestare le azioni di recupero. Se un debitore dovesse avanzare la richiesta di risarcimento danni per azioni illegittime, anche di entità significativa (decine di migliaia di euro), il capitale sociale minimo e la presenza di soci stranieri nei paradisi fiscali sollevano un interrogativo cruciale: chi pagherebbe i danni?
Al di là della solvibilità, vi è il problema della legittimità delle azioni. Per poter procedere al recupero giudiziale dei crediti, queste società devono essere in possesso di un'adeguata licenza ai sensi dell'art. 106 del Testo Unico Bancario (TUB). Molte di esse, invece, operano unicamente con una licenza ex art. 115 T.U.L.P.S., rilasciata dalla Questura, che le abilita esclusivamente al recupero stragiudiziale. L'uso improprio di questa licenza per intentare azioni legali costituisce un palese superamento dei limiti operativi, spesso ignorato a danno del debitore.
Il quadro si complica ulteriormente, come sottolinea Tosoni, a causa delle numerose irregolarità che le cessionarie tendono a nascondere. "Uno degli aspetti più gravi è l'attuazione di pluri-passaggi tra diverse SPV, spesso con l'unico scopo di creare confusione e fini speculativi. Tali passaggi, se contestati formalmente dal debitore ceduto, possono essere considerati nulli".
"Per difendersi efficacemente e contrastare queste azioni, è indispensabile che il debitore si attivi per verificare e contestare diverse criticità. Deve mettere in discussione la titolarità effettiva del credito e la legittimazione ad agire della società che lo sollecita, che spesso risultano non chiare o valide. È fondamentale che vi sia trasparenza obbligatoria in tutti i passaggi di cessione, con l'indicazione chiara del credito specifico. A ciò si aggiungono il difetto di notifiche obbligatorie al debitore e l'irregolarità delle deleghe rilasciate ai vari soggetti incaricati della riscossione, sia essa stragiudiziale o giudiziale".
"Tutte queste eccezioni non sono meri tecnicismi, ma costituiscono un valido sostegno per bloccare persino le esecuzioni immobiliari. È necessario che il debitore agisca prontamente per non far ritenere implicitamente approvate le modalità avanzate dal creditore procedente. Sollecitando i giudici dell'esecuzione con indicazioni precise, si facilita l'obbligo di verifica delle irregolarità procedurali, rendendo più agevole la risoluzione delle problematiche".
"L'associazione Tutela Impresa, rappresentata da Giuseppe Tosoni, si mette a disposizione dei debitori, anche con l'intervento di APS (Associazioni Promozione Sociale) autorizzate, per chiarire e definire queste incresciose posizioni e offrire un percorso verso la risoluzione", conclude la nota.
Un progetto che potrebbe rivoluzionare il trasporto merci mondiale quello proposto dalla start up maceratese Kubo Pallet, vincitrice nei giorni scorsi della settima edizione di "Esefunzionasse?", il concorso per il supporto all’avvio di nuove imprese promosso dal Comitato regionale Giovani imprenditori di Confindustria Marche con la collaborazione della Camera di Commercio delle Marche, il patrocinio della Regione, la collaborazione delle quattro università marchigiane, di Istao - Scuola di formazione manageriale Istituto superiore Adriano Olivetti e The Hive Business Accelerator.
Fondatore e amministratore della Kubo Pallet è il 23enne potentino Natan Crucianelli, ideatore del primo pallet in plastica riciclata al mondo. Progetto che ha attirato l’attenzione dei commissari di giuria del prestigioso premio indetto da Confindustria, al quale hanno partecipato oltre 70 giovani start up, tenendo conto di parametri legati a creatività, fattibilità, circolarità e sostenibilità economica.
"Vincere un premio, legato a concrete opportunità di sviluppo, dopo meno di un mese dalla fondazione della nostra società è senza dubbio gratificante e motivante – ha sottolineato Natan Crucianelli – si tratta di un progetto a cui sto lavorando da qualche anno e che sta trovando concretezza con l’avvio di una start up innovativa ma con profonde radici sul nostro territorio. Io sono di Potenza Picena, ho studiato all’Istituto Tecnico Industriale di Recanati e la sede della Kubo Pallet è a Macerata".
“Il progetto, già brevettato, si basa sulla realizzazione del primo pallet in plastica riciclata eterogenea al mondo, identico all'attuale Euro pallet in legno - ha spiegato Crucianelli -. Riciclabile all'infinito e con caratteristiche meccaniche e di durabilità nettamente superiori, nonché perfettamente riparabile".
"L’aspetto ecologico non è affatto secondario: si recupera un materiale che di fatto è diventato un rifiuto, evitando così inquinamento ambientale, e al tempo stesso vengono salvate piante che altrimenti diventerebbero legno per i pallet tradizionali. Basti pensare che una tonnellata di plastica riciclata fa risparmiare circa 2 tonnellate di emissioni di CO2, 5.774 chilowattora di energia, 16,3 barili di petrolio e 22 metri cubi di discarica. Crediamo che una economia virtuosa a tutela dell’ambiente sia determinante per il nostro futuro", ha concluso Crucianelli.
Continuano le opportunità di inserimento nel settore alimentare nella provincia di Macerata. Confindustria Macerata ha pubblicato tre nuovi annunci rivolti a candidati interessati a entrare in un’azienda dinamica e in forte crescita del comparto food, attiva nell’entroterra maceratese. Le figure ricercate sono: Operaio/a generico/a di produzione, Impastatore/trice e Addetto/a al confezionamento.
Tutte le candidature devono essere inviate tramite il portale ufficiale di Confindustria Macerata, alla pagina dedicata: https://lavoro.confindustriamacerata.it/.
La prima posizione aperta riguarda un/una Operaio/a generico/a di produzione (cod. annuncio Conf 517), figura che sarà inserita nelle linee produttive a supporto della lavorazione e del controllo qualità dei prodotti alimentari. Tra le mansioni previste: preparazione degli impasti, conduzione delle linee, monitoraggio dei macchinari e controllo visivo del prodotto finito. Richiesta esperienza nel settore, disponibilità al lavoro su turni e buona manualità.
Il secondo profilo ricercato è quello di Impastatore/trice (cod. annuncio Conf 518), ruolo chiave nelle fasi di preparazione degli impasti secondo ricette e procedure aziendali. Il candidato ideale possiede un diploma in ambito alberghiero o agroalimentare, ha esperienza pregressa nella panificazione o nel settore, dimostra autonomia operativa e precisione. Anche in questo caso è richiesta disponibilità ai turni.
La terza posizione aperta riguarda un/una Addetto/a al confezionamento (cod. annuncio Conf 519), figura che si occuperà del confezionamento dei prodotti e della gestione del fine linea. La persona selezionata dovrà operare su macchinari specifici come termoformatrici, etichettatrici e sistemi automatici di confezionamento, oltre a garantire il rispetto degli standard qualitativi. Indispensabile l’esperienza pregressa su linee di confezionamento alimentare e un’ottima capacità di problem solving.
Tutte le posizioni hanno sede nella provincia di Macerata, in area non costiera, e sono rivolte indistintamente a candidati di ogni sesso, età e nazionalità, nel rispetto delle vigenti normative in materia di pari opportunità.
Gli annunci completi e i form per la candidatura sono disponibili su: https://lavoro.confindustriamacerata.it/
Macerata - Un auditorium universitario gremito di professionisti, imprenditori e accademici ha accolto l'evento di grande rilievo sul nuovo diritto tributario, organizzato congiuntamente dagli Studi legali Borgiani Parisella e Associati (Macerata) e Tremonti Partners (Milano). L'iniziativa, patrocinata dall'Università degli Studi di Macerata, dagli ordini professionali di avvocati e dottori commercialisti, e da Confindustria Macerata, ha offerto una lettura aggiornata e pragmatica delle attuali sfide economiche e fiscali.
Il momento clou della giornata è stato l'intervento del professor Giulio Tremonti, che ha presentato il suo ultimo saggio, “Guerra o pace”. Dialogando con il rettore dell'Università di Macerata, John McCourt, l'ex ministro ha analizzato i principali trend globali, lanciando un chiaro allarme: l'emergere dei dazi come "nuova arma economica". La discussione ha posto l'accento su come la fiscalità e le dinamiche geopolitiche siano ormai indissolubilmente legate, influenzando direttamente le strategie aziendali.
I saluti istituzionali, che hanno aperto l'evento, hanno visto la partecipazione del rettore McCourt, di Lorenzo Piccardi (Tremonti Partners), dell'avvocato Paolo Parisella (presidente dell’ordine degli avvocati di Macerata e socio fondatore dello Studio Borgiani Parisella) e di Luca Mira (presidente ODCEC Macerata e Camerino).
La giornata è proseguita con tre panel tecnici, moderati da Giulio Tombesi (Tremonti Partners), che hanno portato il confronto sui temi più caldi della fiscalità d'impresa: Transfer Pricing e Multinazionali: il primo panel, con interventi di Simone Zucchetti (Tremonti Partners), di Paolo Nazziconi (Clementoni), di Giorgio Cingolani (Biesse) e di Cesare Tomassetti (Oikon Consulting), si è focalizzato sul ruolo cruciale del transfer pricing nel rapporto tra diverse giurisdizioni, elemento fondamentale nella fiscalità dei gruppi multinazionali.
Il secondo segmento ha esplorato i modelli organizzativi e gli strumenti di collaborazione con l'amministrazione finanziaria. L'avvocato Diego Aringoli (Borgiani Parisella) e l'avvocato Cristiano Caumont Caimi (Tremonti Partners), insieme a Silvia Sardi (Ariston Group), a Mario Cognigni (Tod’s) e a Valeria Nucera (Unimc), hanno evidenziato le implicazioni operative del Modello 231 e del regime di adempimento collaborativo.
L'ultimo panel, guidato dall'avvocato Paolo Parisella e da Lorenzo Piccardi, ha analizzato le dinamiche giuridiche e fiscali delle operazioni straordinarie (M&A) e delle strategie per la continuità d’impresa e il passaggio generazionale.
Nel complesso, l'iniziativa si è dimostrata un momento di confronto, capace di creare un ponte essenziale tra competenze accademiche, professionali e mondo imprenditoriale.
Una sigla che ormai è entrata nel dibattito pubblico, spesso tra entusiasmi e critiche: la Zes, Zona economica speciale. Dal 20 novembre lo strumento è ufficialmente in vigore anche nelle Marche, dopo un iter avviato con l’annuncio del disegno di legge il 4 agosto a Cessapalombo, in occasione dell’inizio dei lavori per la Pedemontana. Con la pubblicazione in Gazzetta ufficiale della legge numero 171 del 18 novembre 2025, il regime già operativo nel Mezzogiorno viene esteso anche a Marche e Umbria, classificate dall’Unione Europea come “regioni in transizione”. Una misura che per la maggioranza rappresenta una leva di sviluppo, mentre per le opposizioni rischia di restare un intervento più simbolico che strutturale.
La Zes nasce con il decreto legge 91 del 2017, che ha previsto l’istituzione di Zone economiche speciali nelle aree meno sviluppate e in transizione per favorire la crescita delle imprese attraverso condizioni economiche, finanziarie e amministrative più vantaggiose. Con il decreto 124 del 2023 è stata poi istituita dal 1° gennaio 2024 la Zes unica del Mezzogiorno, comprendente Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sicilia e Sardegna. La legge 171 estende ora questo perimetro anche alle Marche e all’Umbria, con efficacia dal giorno successivo alla pubblicazione in Gazzetta, avvenuta il 19 novembre 2025.
Al centro della Zes ci sono tre pilastri: credito d’imposta per gli investimenti, agevolazioni fiscali e contributive, e una forte semplificazione amministrativa. Per Marche e Umbria sono stati stanziati 110 milioni di euro per il credito d’imposta a integrazione del Fondo unico Zes. Dal 2026 il rifinanziamento della Zes unica comprenderà su base triennale anche queste due regioni, con risorse previste in legge di bilancio pari a 2,3 miliardi di euro per il 2026 e 1,7 miliardi per il biennio 2027-2028.
Sul fronte delle procedure, gli investimenti possono beneficiare dell’Autorizzazione unica attraverso lo Sportello unico digitale Zes (Sud Zes), portale integrato nella piattaforma “Impresa in un giorno”. Attraverso questo strumento è possibile presentare un’unica istanza per tutti i procedimenti amministrativi relativi alla realizzazione, ampliamento, localizzazione e riattivazione di impianti produttivi, compresi gli interventi edilizi. L’avvio del procedimento deve avvenire entro tre giorni lavorativi dalla ricezione della domanda, attraverso una conferenza di servizi semplificata. La conclusione avviene con un solo provvedimento finale che sostituisce fino a 35 titoli autorizzativi. I tempi medi di chiusura si attestano attorno ai 30 giorni.
Per quanto riguarda l’occupazione, la misura prevede un bonus assunzioni destinato ai datori di lavoro con un organico fino a 10 dipendenti che assumono a tempo indeterminato lavoratori over 35 disoccupati di lungo periodo. Possono accedere all’agevolazione i soggetti disoccupati da almeno 24 mesi o già assunti in passato da un datore di lavoro che abbia beneficiato solo parzialmente della stessa misura. L’incentivo, in regime de minimis, consiste nell’esonero del 100% dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro, con esclusione dei premi Inail, fino a un massimo di 650 euro mensili per lavoratore. La richiesta deve essere presentata all’Inps tramite modulo telematico.
Il credito d’imposta si applica agli investimenti in beni strumentali effettuati dal 1° gennaio al 15 novembre 2025. Sono agevolabili progetti legati all’acquisto, anche in leasing, di nuovi macchinari, impianti e attrezzature, oltre a immobili e terreni destinati alla realizzazione o all’ampliamento di sedi produttive, alla diversificazione della produzione o all’acquisizione di attivi di stabilimenti chiusi. Sono ammessi solo gli investimenti effettuati nelle zone 107.3.c individuate dalla Carta nazionale degli aiuti di Stato a finalità regionale. L’accesso al credito per il 2025 avviene tramite comunicazione all’Agenzia delle Entrate dal 20 novembre al 2 dicembre, indicando le spese sostenute nel periodo agevolato. Le intensità dell’agevolazione seguono la Carta nazionale degli aiuti: 35% per micro e piccole imprese, 25% per le medie e 15% per le grandi.
La presentazione ufficiale della Zes nelle Marche è avvenuta ad Ancona, nell’aula magna della facoltà di Ingegneria dell’Università Politecnica delle Marche, alla presenza di istituzioni, sindacati, banche, atenei e associazioni di categoria. Sono intervenuti il sindaco Daniele Silvetti, il rettore Enrico Quagliarini, il presidente della Regione Francesco Acquaroli, l’assessore allo Sviluppo economico e alla Zes Giacomo Bugaro e la sottosegretaria al Mef Lucia Albano, insieme al coordinatore della struttura di missione Zes Unica Giosy Romano, che ha definito la semplificazione amministrativa la «vera rivoluzione» dello strumento, sottolineando che tutta la regione Marche è ora Zes e che ogni investimento può essere avviato con un’unica istanza e un unico interlocutore.
Parallelamente resta acceso il confronto politico. Il deputato di Fratelli d’Italia Antonio Baldelli ha definito l’estensione della Zes «un provvedimento atteso e strategico» per attrarre investimenti in territori con reddito medio inferiore alla media europea, sostenendo che rappresenti una risposta concreta a «anni di mancato sviluppo». Di segno opposto la posizione del deputato del Movimento 5 Stelle Giorgio Fede, che parla di misura «di facciata» e denuncia la insufficienza delle risorse, ricordando che i 2,3 miliardi previsti per il 2025 non sarebbero proporzionati alle richieste già pervenute dalle imprese. Per questo il M5s si è astenuto in Aula, non per contrarietà ai principi, ma per denunciare quella che considera una mancanza di risorse adeguate.
La Zes ha avuto un ruolo centrale anche nella recente campagna elettorale per la guida della Regione Marche. Il presidente riconfermato Francesco Acquaroli, insieme alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ne aveva annunciato l’attivazione a Cessapalombo il 4 agosto, durante l’avvio dei lavori della Pedemontana Sud. Di tutt’altro avviso il candidato sconfitto Ricci, che aveva liquidato l’iniziativa come una mossa «solo propagandistica». Oggi, tra le aspettative di chi considera la Zes una leva decisiva per il rilancio e i timori di chi la giudica una promessa elettorale, la misura è entrata nella fase attuativa: solo l’applicazione concreta e i primi risultati diranno se saprà produrre effetti reali sull’economia di Marche e Umbria.
Fondata nel 1995, l'azienda artigianale Togica Srl di Corridonia celebra quest'anno il suo trentesimo anniversario nel settore metalmeccanico. Un traguardo significativo che testimonia una traiettoria di successo costruita sulla combinazione vincente di solida tradizione artigianale e costante avanzamento tecnologico.
L'azienda, specializzata nella produzione di componenti meccanici di alta precisione, è oggi un punto di riferimento a livello nazionale, servendo una vasta e complessa gamma di settori industriali: dall'automotive all'aerospaziale, dal nautico alle energie rinnovabili e all'industria manifatturiera.
Nata inizialmente come una piccola realtà locale, Togica Srl ha saputo trasformarsi investendo in modo costante in tecnologie all'avanguardia e nella formazione specialistica del proprio personale.
La socia fondatrice, Edyta Magdalena Dabkowska, ha voluto sottolineare i principi che hanno guidato questa crescita trentennale: "I nostri valori fondamentali – qualità, innovazione e servizio al cliente – ci hanno guidato lungo tutto questo viaggio. Sono stati 30 anni di obiettivi mirati, scelte e cambiamenti talvolta audaci; 30 anni di impegno costante."
Nonostante l'importante ricorrenza, l'azienda guarda già avanti: "Vogliamo considerare questo anniversario solo una tappa del percorso che abbiamo intrapreso, convinti che ve ne siano molte altre da raggiungere, con la stessa tenacia che ci ha motivato fin dagli inizi e che ci ha permesso di arrivare fin qui."
Oggi, l'azienda si definisce "una grande famiglia" e "il cuore pulsante del nostro territorio", un risultato ottenuto grazie all'impegno e alla dedizione di tutti i dipendenti.
Il Teatro Velluti di Corridonia è stato il palcoscenico di una serata di grande prestigio e valore lo scorso venerdì 21 novembre, ospitando il "Gran Galà del Lavoro", evento culmine del percorso "Maestria" promosso dall'Amministrazione comunale di Corridonia. L'iniziativa ha voluto accendere i riflettori sul talento imprenditoriale e sull'eccellenza produttiva del territorio, celebrando il profondo valore del "saper fare".
Durante la serata sono stati conferiti importanti riconoscimenti a cinque realtà aziendali della città che, grazie a visione, innovazione e talento, sono riuscite a distinguersi, diventando punti di riferimento nel mercato e pilastri della comunità.
I riconoscimenti conferiti: riconoscimento Filippo Corridoni: assegnato a Lorenzo Castricini (Scriprotirum Gin); riconoscimento Manlio Germozzi: conferito a Santoni spa, L.A.S. s.r.l. e Pisacane srl; riconoscimento Città di Corridonia: assegnato a Giuseppe Corradini.
A impreziosire il Gran Galà, la presenza dell'ospite d'onore Natasha Stefanenko, che ha presentato il suo libro "Dalle Marche con Amore". L'opera, ricca di sensibilità e autenticità, celebra la bellezza, i valori e la forte identità della nostra Regione, riscuotendo grande interesse tra il pubblico.
La serata, condotta con professionalità da Maurizio Socci, è stata arricchita dalle emozionanti note dell'accompagnamento musicale curato da Lucio Matricardi e Fulvio Renzi.
Il successo dell'iniziativa "Maestria" testimonia il forte supporto istituzionale e accademico di cui gode il percorso, patrocinato e sostenuto da partner di rilievo come la Regione Marche, la Provincia di Macerata, Confartigianato Imprese Macerata-Ascoli Piceno-Fermo, Fondazione Manlio Germozzi, l'Università di Macerata e l'Università di Camerino.