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Economia Civitanova Marche

Civitanova, ICA, l'a.d. Paniccia detta la "ricetta" per ripartire: "soldi subito alle aziende e gestiti da persone competenti"

Civitanova, ICA, l'a.d. Paniccia detta la "ricetta" per ripartire: "soldi subito alle aziende e gestiti da persone competenti"

L’emergenza Coronavirus, come prevedibile, sta mettendo a dura prova la tenuta finanziaria delle tante realtà economiche presenti sul territorio nazionale. Il virus non risparmia nessuno e per affrontarlo è necessario recitare la parte di un pugile sul ring, cioè capace di incassare e parare i colpi ma al contempo ha l’obbligo di reagire, cambiare strategia e soprattutto impostare delle offensive efficaci. La ICA di Civitanova, colosso multinazionale delle vernici green, sta affrontando la pandemia in diverse parti del mondo, con il 57% della produzione aperta in Italia e il restante dislocato tra nord Europa, nord America, India e Cina.

Un cambio di rotta per una parte della produzione ma anche una gestione interna oculata dell’emergenza come ci ha raccontato l’AD Sandro Paniccia:Ci siamo subito resi conto della gravità della situazione e per prima cosa già ai primi di febbraio abbiamo fermato i nostri uomini che operavano in giro per il mondo – spiega – successivamente è toccato ai tecnici e commerciali italiani perché non volevamo minimamente che ci fosse un rischio di contagio

Una mossa quella di Ica che ha anticipato le restrizioni governative annunciate a marzo: Ancora prima che i decreti governativi fossero emanati abbiamo provveduto a adottare tutte le misure di sicurezza necessarie per tutelare la salute dei dipendenti di tutte le nostre società– dichiara Paniccia -. Chiaramente con l’aggravarsi della pandemia anche le nostre limitazioni si sono fatte più stringenti, abbiamo applicato lo smart-working per chi poteva lavorare da casa, triplicando le pulizie dei locali e istallando dei distributori di igienizzanti in tutti gli ambianti dell’azienda – e aggiunge - per quanto riguarda l’organizzazione del lavoro abbiamo deciso di fare più turni in modo da garantire le debite distanze di sicurezza e impedito a tutti i clienti di venire da fuori”

Un’opera di riorganizzazione e controllo del rischio a 360° gradi: “Le attività aziendali sono state strettamente monitorate in modo da ridurre al minimo le possibilità di contagio tant’è che chiunque tra i nostri collaboratori avesse avuto il minimo sintomo aveva l’obbligo di rimanere a casa”.

La multinazionale civitanovese ha dovuto confrontarsi con il Covid-19 già prima che in Italia fosse dichiarato il famoso “lockdown”: “In Cina l’azienda è stata chiusa per tutto il mese di febbraio, infatti il nostro fatturato è stato zero; poi con la ripresa del lavoro a marzo siamo riusciti a recuperare il terreno perso – ha dichiarato-. Nel nord Europa le nostre società lavorano anche più di prima, poi ovviamente il rischio che possono chiudere è reale come successo ad alcuni nostri distributori in Russia dove Putin ha imposto lo stop totale fino a fine aprile; stesso discorso vale per Canada e Stati Uniti, anche se li abbiamo fermato comunque tutti i nostri ragazzi”.

Quello che traspare è che gli interventi degli Stati non sono stati uniformi e quasi tutti hanno utilizzato  una filosofia diversa: “Ovviamente la Cina, a differenza dell’Italia, ha la forza di fermarsi per un periodo più o meno lungo, quindi la situazione è stata gestita in maniera ponderata a quella che è la loro realtà – sottolinea Paniccia -  l’Italia ha affrontato per prima il problema nel continente Europeo ma secondo me non si è intervenuti in modo adeguato in quanto si è valutata con troppa leggerezza la gravità del virus – e come esempio ha portato -. Basti pensare lo stato in cui hanno dovuto lavorare i nostri operatori sanitati impegnati in prima linea negli ospedali a fronteggiare l’emergenza Covid.

La ICA in questo momento ha riconvertito parte della produzione per la realizzazione di  gel e spray per il contrasto del Covid-19. L’azienda civitanovese, che  a più riprese ha dimostrato il suo legame con il territorio, si è fatta portavoce di un importante progetto di solidarietà. “Fino ad ora abbiamo donato prodotti a chi in questo momento ne aveva bisogno e dopo quelli già distribuiti a marzo agli ospedali dell’Area Vasta 3, li abbiamo donati anche all’ospedale di Fermo e  San Benedetto del Tronto, Villa Pini, Santo Stefano, Croce Rossa, Croce Verde e al Comune che ha provveduto a distribuirli alle Forze dell’Ordine e continueremo a farlo finché ce ne sarà bisogno.”

Non solo strategie ma anche culture diverse di affrontare l’emergenza Coronavirus: “Evidentemente per alcuni popoli vale più il lavoro che la vita delle persone quindi in determinate parti del mondo si continua a lavorare nonostante l’emergenza – chiosa - non mi metto a giudicare se è giusto o sbagliato, però quello che posso dire è che bisogna essere in grado di valutare bene quando sarà il momento di ripartire perché non credo che l’Italia abbia la forza economica di rimanere chiusa ancora per troppo tempo”.

Nell’ultima conferenza stampa il Premier Giuseppe Conte ha introdotto quella che sarà la fase 2 dell’emergenza ovvero quando si potrà gradualmente ripartire sotto ogni aspetto: “C’è bisogno di sostenere subito le aziende e per farlo bisogna fornirgli delle risorse tante quante ne hanno perse nel periodo di chiusura”.

Poi illustra la “sua” ricetta per ripartire: “Siamo in Europa con una moneta unica e visto che non possiamo stamparla l’unica strada ad oggi percorribile è quella del debito – spiega - lo Stato deve mettersi subito alla ricerca di fondi per sostenere tutte le aziende in modo che ritornino a lavorare come prima ma per fare questo deve creare un debito, debito che potrà essere ripagato negli anni futuri quando l’economia sarà di nuovo in moto. È la stessa filosofia di un’azienda in difficoltà che chiede un prestito in banca, se lo ottiene sopravvive in caso contrario chiude”.

Risorse da subito disponibili ma che devono altresì essere gestite con la dovuta dovizia: “Tutta l’Italia si è dimostrata molto solidale in questa fase così complessa – dice con un pizzico di commozione -  l’idea che ho sviluppato è che se lo Stato chiedesse dei soldi in prestito agli italiani anche solo con un  minimo interesse, sono sicuro che tutti si metterebbero a disposizione, io per primo; però queste risorse dovranno essere gestite da gente altamente competente, capace di prendere in mano la situazione e non dalla classe politica attuale – poi precisa -. Non ne faccio una questione di colore politico e non discuto l’impegno che stanno mettendo in questo momento  ma ritengo che non ci siano le competenze, nell’annunciata fase 2, di gestire una situazione molto complessa come quella che si presenterà.

Un esempio di solidarietà degli Italiani: “Un nostro fornitore dell’alcool etilico, la Ditta Chimen Srl di San Donà di Piave, materia prima principale per la produzione di gel e spray e che in questo momento è difficilmente reperibile, saputo quello che stiamo facendo ci ha donato la metà della prossima fornitura.”

Sandro Paniccia ha poi concluso con un messaggio rivolto a tutti gli italiani: “Io giro il mondo per lavoro e posso dire con certezza che le capacità che abbiamo noi italiani non le possiede nessuno; quindi se saremo guidati bene ne verremo sicuramente fuori – e per finire -. È il momento di essere uniti e soprattutto umili non servono né polemiche né tantomeno presunzione perché sarebbe deleterio per tutti noi”.

 

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