Il Comune di Treia è stato inserito, dal sito nazionale https://siviaggia.it/, tra i 10 borghi delle Marche da visitare: “il meraviglioso borgo di Treia - si legge nel sito - posto su un promontorio di arenaria da cui si gode di una vista mozzafiato su tutta la vallata circostante. Il centro storico custodisce tanti gioielli: è il caso della Chiesa della Santissima Annunziata o dell’Accademia Georgica, che fu punto di ritrovo per numerosi intellettuali. Purtroppo entrambe sono state pesantemente danneggiate dal sisma che nel 2016 ha colpito il centro Italia”.
Nei mesi di luglio e settembre 2023, un gruppo di ricercatori del Cnrs francese, il Centre National de la Recherche Scientifique, composto da Elisa Nicoud, Valentina Villa, e dell'Università di Ferrara, con il professor Marco Peresani, sotto l'egida dell'École Française de Rome, ha avviato una serie di indagini volte alla scoperta di occupazioni umane paleolitiche nel territorio di San Severino Marche.
Le attività sul campo si sono svolte con l’autorizzazione della Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio per le province di Ascoli Piceno, Fermo e Macerata e in collaborazione con i proprietari e gli affittuari dei terreni, gli appassionati locali e con il supporto logistico del Comune di San Severino Marche.
Tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento, Domenico Pascucci, medico chirurgo settempedano, tenne un registro di tutti i reperti archeologici rinvenuti nel territorio comunale, tra cui centinaia di strumenti in pietra scheggiata risalenti al Paleolitico, raccolti nei campi dai contadini.
Questi reperti sono ora conservati presso la Soprintendenza e il Museo archeologico Nazionale di Ancona. Numerose segnalazioni di ritrovamenti nelle località di Stigliano e Chigiano hanno indotto gli archeologi a effettuare scavi meccanici per confermare la loro presenza in contesto stratigrafico.
Grazie anche alla conoscenza dell'area da parte del settempedano Elio Antonini, è stato scoperto un sito archeologico del Paleolitico superiore la cui età è stimata intorno ai 20mila anni, alla fine dell’ultima glaciazione.
Chiamato “Chigiano U Piana”, il sito si trova a più di un metro di profondità negli antichi sedimenti alluvionali del fiume Musone. Qui sono state rinvenute centinaia di lame, schegge e blocchi, prodotte dagli Homo sapiens utilizzando in particolare la selce nota come scaglia rossa, proveniente dagli affioramenti delle colline settempedane.
I sedimenti in cui sono conservati i reperti archeologici sono stati campionati e saranno analizzati per poter ricostruire precisamente l’ambiente e il clima contemporanei delle occupazioni umane. Per il momento è stato scavato solo un metro quadrato e la trincea è stata chiusa in attesa dell'avvio di uno scavo più ampio nei prossimi anni.
Questa meravigliosa scoperta incoraggia comunque ulteriori ricerche nel comune di San Severino Marche, alla ricerca di altri siti anche del Paleolitico medio e inferiore, cioè dell'epoca dei Neanderthal e dei loro antenati, gli Heidelbergensis.
Per la nuova campagna di sondaggi e scavi è stato fondamentale il contributo e il lavoro svolto dagli esperti del Centre National de la Recherche Scientifique, dell'Università di Ferrara, dell'École Française de Rome, della Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio per le province di Ascoli Piceno, Fermo e Macerata oltre che dai tecnici del Comune.
Sindaco e amministrazione comunale ringraziano coloro i quali hanno operato sul campo dimostrando grandissima professionale insieme alla ditta Reical di Renzi Andrea e Massimo, ai proprietari dei terreni: Marcucci Cristina e Novelli Maurizio, Belardini Francesco, Rossetti Luciana, Belardini Paride, Belardini Sonia e Roberto Prato, Rossetti Michele e Domenico, Eusebi Andrea, Pieraligi Rinaldo, Rossetti Franca e Pacini Enrico insieme agli aiuti esterni forniti, in particolare, dall’architetto Pennacchioni Massimo e da Antonini Elio, grande conoscitore territorio ed esperto della materia. Un ringraziamento particolare, infine, al ristorante Marisa per il supporto logistico.
Da domenica 17 settembre a Montecassiano è tornato a splendere il dipinto di Girolamo Buratti "Predica di san Giovanni Battista" dopo un lungo lavoro di restauro e potrà essere ammirato all'interno della chiesa di San Giovanni.
I dettagli del restauro del dipinto sono stati presentati al pubblico con una contestualizzazione storico-artistica dell’opera molto interessante e ricca di approfondimenti. Vissuto tra la fine del 500 e il Seicento, Buratti è nato e morto a Montecassiano. Fu allievo e collaboratore di importanti artisti quali il Cristoforo Roncalli detto il Pomarancio, artista d'eccellenza nel cantiere della Basilica di Loreto nel Seicento, e di Ludovico Cardi detto il Cigoli, amico di Galileo Galilei e molto apprezzato alla corte medicea e pontificia.
In occasione del lavoro di presentazione del restauro di ieri, è stata avviata una ricerca storico-artistica e archivistica ad hoc che ha consentito l'attribuzione di altre opere presenti nel territorio di Montecassiano.
All’incontro ospitato nella centralissima chiesa San Marco (piazza Unità d’Italia) hanno partecipato la dottoressa Silvia Blasio, ricercatrice e docente di storia dell'arte moderna all’Università degli Studi di Perugia, che ha inserito la figura di Girolamo Buratti di cui lei si è occupata nei suoi studi nel più ampio contesto della pittura Seicentesca tra Marche e Toscana.
A seguire la dottoressa Maria Laura Passarini, restauratrice di beni culturali, ha illustrato il grandioso lavoro di restauro eseguito sul dipinto di Buratti raffigurante la predica di San Giovanni Battista.
La professoressa Lucia Cingolani docente di storia dell'arte e storica dell’arte locale ha invece introdotto un’analisi compositiva deli personaggi presentati nell'opera di Buratti, mentre il professore Andrea Trubbiani cultore di storia locale e presidente del circolo culturale Scaramuccia ha presentato lo studio di ricerca fatto in questi anni sulla figura dell'artista Girolamo Buratti.
"In questi anni - ha evidenziato il sindaco Leonardo Catena - l'amministrazione comunale ha cercato di prestare grande attenzione alla tutela del patrimonio artistico e culturale anche in vista della promozione turistica. L'Art bonus, quale sostegno del mecenatismo a favore del patrimonio culturale, ci ha permesso di cofinanziare la realizzazione di questo restauro e pertanto un ringraziamento va alla ditta Feritecnica Colfiorito. Un ringraziamento anche ai dipendenti comunali sempre disponibili ed efficienti e un ringraziamento particolare va a Luisa Moretti e al circolo Scaramuccia, senza la loro passione tutto questo non sarebbe stato realizzabile".
Festa grande, con tanto di fontane pirotecniche, per i 106 anni della signora Silvia Bisonni, vedova Piviero, la più anziana tra le nonnine ultracentenarie settempedane.
Lucidissima e piena di mille interessi, la signora Silvia, per lunghissimo tempo una delle migliori sarte della città, vive nell’abbraccio dell’amore dei propri cari che si sono ritrovati per salutare l’importantissimo traguardo. Con loro anche il sindaco, Rosa Piermattei, che ha preso parte ai festeggiamenti consegnando all’arzilla concittadina una pergamena ricordo, un mazzo di fiori e una piccola bottiglia di mistrà Varnelli di cui la signora Silvia è golosissima.
La longeva settempedana divide la sua casa con la figlia Anna Maria, ed è seguita anche dagli altri due figli, Gianni e Aldo. Ad animare la sua quotidianità anche uno stuolo di nipoti e pronipoti, dieci in tutto.
TREIA - Un amore che dura da mezzo secolo. Sabato (16 settembre) nella chiesa di San Filippo, alle ore 11, Antonio Calamante e Maria Paciaroni hanno rinnovato le promesse di matrimonio festeggiando le nozze doro.
La messa è stata celebrata da frate Luciano Genga. Insieme da una vita, Antonio e Maria si sono conosciuti a una festa nella frazione di Santa Maria in Selva. Gli auguri speciali dai figli Sergio, Silvia e dai generi Alice e Eugenio nipoti Camilla, Cristian, Leonardo e Irene. Dopo la cerimonia, amici e parenti tutti hanno festeggiato nel ristorante Antica Fornace.
I Sughitti, tipica specialità di Montecassiano, diventano prodotto De.c.o., ovvero di Denominazione Comunale di Origine. La ratifica, arrivata martedì scorso con una delibera di giunta, rappresenta un ulteriore sigillo per questa specialità tutta autunnale che da qualche anno è stata rilanciata attraverso la sagra omonima che la Pro loco locale ha saputo magistralmente organizzare e rinnovare tanto da essere insignita, dall’Unpli Nazionale, pochi mesi fa, del marchio sagra di Qualità.
Il riconoscimento del prodotto, con il significato culturale e tradizionale che porta con sé, non è stato affatto automatico: per giungere all’iscrizione dei Sughitti nell’apposito registro è stata necessaria una minuziosa attività di ricerca storica. Attraverso la De.c.o., infatti, si attesta la tipicità di uno specifico prodotto sulla base del legame storico e culturale che questo presenta con il territorio e che diventa allo stesso tempo strumento promozionale del Comune.
Non si tratta di un marchio di qualità o una certificazione del prodotto, ma con il riconoscimento il Comune e i soggetti produttori intendono conservare nel tempo quei prodotti, saperi e sapori, che si identificano con il patrimonio culturale popolare tipico del territorio.
Una volta approvato il regolamento (avvenuto a marzo) è stata istituita un’apposita commissione, mista tra maggioranza e minoranza, costituita dal sindaco Leonardo Catena, e dagli dall’esperti Ugo Bellesi, delegato dell’Accademia italiana della cucina e membro dell’Accademia dei Georgofili di Firenze, e Italo Trapè, professore di chimica.
La commissione ha studiato le carte, la storia del prodotto, ma anche della sagra e lo scorso 5 settembre ha stabilito che il prodotto "I Sughitti" (composto da mais, mosto e noci) poteva entrare a far parte di questo registro. Per supportare il marchio De.c.o., che in futuro potrebbe anche certificare altri prodotti tipici del territorio di Montecassiano, l'amministrazione comunale ha affidato l’incarico della creazione di un apposito logo allo studio grafico “Numeroquattro” di Lorenzo Richiardi.
Il riconoscimento De.c.o. anticipa di pochi giorni la Sagra di Qualità a loro dedicata che si terrà da sabato 30 settembre a domenica 1° ottobre. Grazie alla collaborazione con Gran Tour delle Marche by Tipicità sabato 29 alle ore 17, dopo la premiazione con la targa dell’Unpli della sagra di Qualità, ci sarà un cooking show che vedrà tra i principali protagonisti Roberta Morise, recente protagonista del programma di Rai Uno "Camper" conduttrice dello show sui Sughitti dove il prodotto sarà declinato in varie forme, tradizionale ma anche innovativa.
Iscriversi giovanissima ad Admo e ritrovarsi coinvolti in un’emozione che ti cambia la vita. È quanto accaduto a Rebecca Balloriani, treiese di 23 anni, studentessa dell’Università di Parma, dopo aver risposto alla chiamata del Centro Trasfusionale di Macerata ed essere stata individuata come donatrice compatibile di midollo osseo.
"Dopo pochi secondi di silenzio passati alla cornetta, ho dato subito la mia disponibilità - racconta -, è stato davvero qualcosa di fantastico, anche perché fin da piccola desideravo aiutare il prossimo". Ancora bambina, Rebecca ricorda quando, durante un evento per la promozione della donazione e del sangue, disse alla madre che avrebbe aderito ad Avis una volta maggiorenne.
Da lì a poco ha fatto seguito l’iscrizione nel registro dei donatori di midollo osseo (accessibile per chi abbia un’età tra i 18 e 35 anni) e, pochi anni dopo, la chiamata alla quale la giovane ha risposto con entusiasmo: "Assolutamente sì - conferma -, mi sono buttata in questa avventura con tutto il cuore: medici e infermieri mi hanno dato tutte le informazioni necessarie e ho iniziato il mio 'cammino' in questa esperienza, dai controlli di routine al prelievo".
Ad accompagnarla la mamma e un équipe medica davvero professionale: "Questa esperienza è entrata nella mia vita in un momento molto particolare - aggiunge Rebecca -, devo ringraziare tutto il personale del Centro Trasfusionale di Macerata e dell’Ospedale di Ancona, così come i volontari di Admo e di Avis. Si tratta di una delle scelte migliori della mia vita e che rifarei ancora una volta".
Se la prima telefonata è avvenuta nell’autunno del 2021, la chiamata che ha confermato la possibilità per Rebecca di donare il proprio midollo osseo è avvenuta in una data molto simbolica: "Era l’8 marzo del 2022 - conferma -, ed è il giorno che ho capito come aiutare gli altri sia la cosa più bella che ci sia al mondo".
La donazione tramite prelievo dal sangue periferico prevede la somministrazione, nei 5 giorni precedenti la donazione, di un farmaco che promuove la crescita delle cellule staminali nel midollo osseo e il loro passaggio al sangue periferico. Tale tipologia di prelievo, indicata come aferesi, si avvale dell’utilizzo di separatori cellulari: il sangue prelevato da un braccio attraverso un circuito sterile entra in una centrifuga dove la componente cellulare utile al trapianto viene isolata e raccolta in una sacca, mentre il resto viene reinfuso nel braccio opposto.
Altra possibilità è invece il prelievo dal midollo osseo dalle ossa del bacino: il donatore viene sottoposto ad un’anestesia generale o epidurale, così che non senta alcun dolore durante l’intervento. Questa modalità di donazione ha una durata media di circa 45 minuti.
Dopo il prelievo, il donatore è tenuto normalmente sotto controllo per 24/48 ore prima di essere dimesso e si consiglia comunque un periodo di riposo precauzionale di 4-5 giorni. Il midollo osseo prelevato si ricostituisce spontaneamente in poco più di una settimana e il donatore, generalmente, avverte solo un lieve dolore nella zona del prelievo, destinato a sparire in pochi giorni.
"Non posso dire che non sia un processo semplice - ammette Rebecca -, ma non c’è alcun rischio e ne vale ampiamente la pena, poi c’è tutto il tempo per recuperare anche pensando al fatto di aver potuto contribuire a salvare una vita". Un’esperienza, dunque, da consigliare anche ai propri coetanei: "Assolutamente - dice -, è importante che ognuno di noi possa fare volontariato secondo le proprie possibilità. Consiglio di iscriversi ad Admo appena possibile e di utilizzare ogni occasione per informarsi".
Tra queste, da non dimenticare, l’appuntamento con CorridAdmo a Macerata il 24 settembre prossimo: "Troverete tanto divertimento e personale qualificato a rispondere a ogni vostra domanda - conclude Rebecca -, invito tutti a partecipare e a iscriversi perché non c’è cosa più bella al mondo che donare".
Tutta la comunità della città di Tolentino ha accolto per la prima volta l'arcivescovo, monsignor Rolandas Makrickas, che insieme al vescovo titolare Nazzareno Marconi e al padre provinciale degli Agostiniani Padre Giustino Casciano, ha celebrato la santa messa solenne per la festività di San Nicola da Tolentino. Visibilmente emozionato ha fatto il suo ingresso in Basilica e ha poi presieduto la funzione religiosa alla presenza del sindaco Mauro Sclavi e delle più alte autorità cittadine civili, militari e religiose.
Fedeli e cittadini hanno riservato un'accoglienza particolarmente calorosa all'arcivescovo di Tolentino che si è soffermato a salutare i presenti, dispensando sorrisi e strette di mano, ricordando che anche in Lituania San Nicola è conosciuto e venerato dalla popolazione.
Monsignor Makrickas è nato a Biržai, in Lituania, il 31 gennaio 1972. Ordinato presbitero il 20 luglio 1996 per la Diocesi di Panevėžys, dal 1996 al 2001 è stato sotto-segretario della Conferenza episcopale lituana e responsabile del Comitato Nazionale del Grande Giubileo del 2000. Ha conseguito il dottorato in Storia ecclesiastica presso la Pontificia Università Gregoriana a Roma nel 2004.
Entrato nel Servizio diplomatico della Santa Sede il primo luglio 2006, ha prestato la sua opera presso le Rappresentanze Pontificie in Georgia, in Svezia, negli Stati Uniti d'America e in Gabon, e presso la sezione per gli Affari Generali della Segreteria di Stato. Dal 15 dicembre 2021 è commissario straordinario per la Basilica Papale di Santa Maria Maggiore. Oltre al lituano, conosce il francese, l’inglese, l’italiano, il russo e lo spagnolo.
C'è fermento nella splendida palazzina liberty dell'ex auto palace di Corridonia. Sorpresi al suo interno, in mezzo alle opere del Maestro Silvio Craia ancora non allestite, il critico d'arte David Miliozzi, l'architetto Mario Montalboddi e il vice Presidente dell'associazione Forma e Materia Bruno Mariani.
Si tratta della prima grande antologica dedicata a Silvio Craia dal comune di Corridonia. Verrà allestita nella piazza antistante una scultura in plexiglass alta tre metri donata dal maestro alla città e in anteprima mondiale sarà esposta Oroscopia Duchamp, tornata all'originale splendore dopo il recente restauro. "Così", questo il titolo della mostra, inaugurerà il 7 ottobre.
Asola, il vino Ribona premium di Cantine Fontezoppa, sale sul gradino più alto del podio, portandosi con sé tutta la storia e le tradizione dell’antichissimo vitigno Colli Maceratesi, punta di diamante dell’azienda civitanovese.
Asola, infatti, ha ricevuto il massimo punteggio dalla nota Guida Bibenda 2024, da sempre considerata uno dei vademecum e tra i più importanti veicoli di comunicazione sul vino, che raggiunge un numero a sei zeri di persone che la consultano ogni anno. Redatta dalla Fondazione Italiana Sommelier, i suoi critici hanno deciso quest’anno di assegnare i Cinque Grappoli, massimo punteggio della guida, proprio alla Colli Maceratesi Ribona Asola 2019. La cerimonia di consegna avverrà a Roma il prossimo 18 novembre, durante la presentazione nazionale delle etichette che hanno ottenuto l’ambìto premio.
"Soddisfazione viene espressa dall’Amministratore di Cantine Fontezoppa, Mosè Ambrosi. “I Cinque Grappoli Bibenda non sono solo un traguardo importante, ma per noi rappresentano un momento speciale, che è il raggiungimento di un obiettivo che la nostra cantina porta avanti dalla sua nascita: poter far conoscere i vini autoctoni delle Marche. E questo discorso vale in particolare per la Ribona, un gioiello che parla di noi, della storia locale e del futuro del nostro settore. Ribona è sinonimo di tradizione, di territorio, ma è un vitigno prezioso e da valorizzare, viste le grandissime potenzialità. Chiunque assaggia questa DOC, nel mondo, rimane del resto ammaliato dalle sue note iodate, dal suo colore intenso e dalla longevità che queste uve sanno regalarti”.
La Ribona è un caposaldo della produzione di Cantine Fontezoppa, da assaporare in tante diverse varianti. Dalla freschezza di Altabella, affinata per un anno in acciaio, alla preziosa bolla del Metodo Classico, fino alla complessa acidità di Iodio, l’ultima creazione scaturita dalla visione dell’azienda civitanovese.
Quindi, Asola, la degna conclusione di un complesso procedimento che permette di realizzare poco più di 1.200 pregiate bottiglie numerate, con uve fermentate 18 mesi in barrique e affinate 6 mesi in bottiglia.
“I Cinque Grappoli - continua Ambrosi - sono certo un sogno che si avvera per Asola di Cantine Fontezoppa e che condividiamo con gioia, perché Asola ci permette ancora una volta di poter raccontare il luogo dove siamo nati: Asola, infatti, prende il nome dal torrente che è confine ed estremità della nostra Civitanova Marche, luogo dove si trovano i filari che ci donano le uve di questo favoloso vino”.
Non solo Bibenda per Asola 2019, perché sono recentemente arrivati anche altri importanti attestati di stima per questa strepitosa annata: come la medaglia Gold ai The WineHunter Award di Merano e i 93 punti di recensione sul blasonato portale www.winescritic.com.
L’associazione storico culturale Filottrano44 ambienterà un set fotografico nei sentieri e nelle strade delle campagne settempedane.
La ricostruzione di alcune scene storiche verrà allestita domani (sabato 9 settembre) lungo la strada Septempedana ma non occuperà la carreggiata e non creerà problemi o disagi alla circolazione. Rievocatori e fotografi sfrutteranno solo alcuni camminamenti usati normalmente per escursioni e passeggiate.
Droni in agricoltura. L'8 settembre, con inizio alle 9:45, all’aula verde del Polo Pantaleoni dell’Università di Macerata verranno presentati i risultati finali della sperimentazione del progetto "Sfida" che ha previsto l’uso dei droni per combattere la mosca dell'olivo.
Un progetto innovativo e primo in Italia che ha introdotto il drone come innovazione tecnologica e organizzativa nell’ambito del settore agricolo marchigiano al fine di combattere le patologie degli impianti specializzati, frutteti, oliveti, vigneti, in modo alternativo al tradizionale utilizzando un sistema aereo a pilotaggio remoto, Sapr, per effettuare irrorazioni direttamente dall’alto sulla chioma stessa, laddove, finora tali operazioni sono state effettuate solo dal basso, a piedi o da mezzi agricoli.
Il progetto è sostenuto dal Psr della Regione Marche a cui partecipano l’azienda agricola Andrea Passacantando di Tolentino, l’Istituto statale di istruzione ‘’Garibaldi’’ di Macerata, Unimc, Unicam, Amap, Agenzia di Sviluppo Rurale.
La giornata servirà a illustrare le fasi della sperimentazione dell’uso dei droni nella lotta contro la mosca dell’olivo e le prospettive future di questa nuova tecnologia sempre più attuale per il settore agricolo. Oramai i droni con le altre tecnologie 4.0 sono strumenti ordinari e sempre più diffusi, non a caso le normative regionali e nazionali sono sempre più orientate verso l'utilizzo di tale innovazione anche con contributi rilevanti.
La sperimentazione ha avuto l'obiettivo, tramite un prototipo progettato, realizzato e testato in campo costituito da un sistema meccanico, da software e hardware, per lo specifico predisposti e studiati, di effettuare un intervento di "irrorazione aerea di prodotti biologici sopra chioma" evitando una serie di problematiche ambientali come l’uso di fitofarmaci, lo spreco delle risorse idriche, il problema della deriva nel caso in cui si utilizzino sistemi tradizionali di irrorazione dal basso, il compattamento del terreno nel caso di uso di attrezzature pesanti o trainanti.
Al convegno saranno presenti l’assessore all’agricoltura Andrea Maria Antonini, Andrea Passacantando come azienda capofila del progetto, Tonino Cioccolanti dell'Iis "Garibaldi" di Macerata, Ugo Testa di Innovamarche, Sandro Nardi dell’Amap Marche, il pilota del drone Antonio Feliziani, i tecnici progettisti Attilio Giampieri e Francesco Allegrini; la professoressa Pamela Lattanzi, Serena Mariani e Beatrice Baldoni dell’Unimc; la professoressa Antonietta La Terza, Aldo D’Alessandro e Martina Coletta dell’Unicam; Stefano Spalletti e Chiara Mignani del Centro Studi Valenti Unimc; l’agronomo Amleto Fioretti responsabile del progetto.
Alessandro Maggi è un compositore pianista italiano autodidatta. La musica è per lui un mezzo magico per esprimere ciò che vive sia dentro che fuori di sé, una lingua universale capace di emozionare e donare benessere. Maggi è un artista, un'anima entusiasta e curiosa che non smette mai di esplorare il mondo esoterico e metafisico. Come un moderno alchimista, riesce a trasformare le sue emozioni e pensieri in melodie coinvolgenti ed evocative.
Val la pena andare ad approfondire le ramificazioni della sua storia di vita e di musica conosciute grazie a un’intervista, la quale è stata in primis un’occasione preziosa di spazio meditativo che va dal privato e giunge all’universale, come filigrana che attraversa l’intimità di ognuno di noi. Tutto affonda le radici nell’infanzia. Fin da bambino ha sempre sentito il richiamo a intraprendere percorsi interiori insoliti molto profondi che convergevano all’elemento musicale; quando è stato il momento di scegliere il corso di studi, i suoi genitori non erano d’accordo all’idea del Conservatorio per cui prese la chitarra e si mise a strimpellare da solo. Tuttavia, ogni volta in cui vedeva un pianoforte gli veniva sempre l’istinto incontenibile di muovere le dita delle mani sui tasti.
Passano gli anni, gli eventi della sua vita lo conducono a muoversi attraverso una geografia interiore e fisica molto articolata, finché due anni e mezzo fa morì sua zia la cui volontà fu quella di lasciargli in eredità il suo pianoforte.
“Da quel giorno- racconta Maggi- sulla scia di segnali che parlano di causalità e non di caso, comincio a focalizzarmi sul piano e, dal turbinio di un puro sentire, inizio a comporre dei miei brani registrandoli col cellulare e mandandoli a un’amica di mia figlia, insegnante di pianoforte e viola, che tutt'ora mi aiuta nel trascriverli in note sullo spartito. Poi un giorno tramite un caro amico, a Torino, ho conosciuto sua cugina, Roberta Ferrara, coreografa di fama mondiale e direttrice artistica della compagnia Equilibrio Dinamico (riconosciuta anche da Mic) . In quell’occasione mi chiese di farle ascoltare le mie composizioni e rimase fortemente commossa a tal punto da volermi come compositore e drammaturgo in un suo progetto di grande rilievo: la creazione di "Nostos - il ritorno", che è il ritorno a sé stessi”.
Da lì le composizioni di Alessandro Maggi hanno iniziato a girare e risuonare in tutti i principali teatri d’Italia e d’Europa; firma la musica inedita "Presenza" per la prestigiosa Competition Helsinki International Ballet sempre grazie a Roberta Ferrara che l'ha scelta come brano per la sua corografia ideata appositamente per il giovane danzatore professionista Giulio Diligente, membro del Finnish National Opera, il quale ha ricevuto l'ambito premio Doris Line Prize.
Nell'ultimo anno ha abbracciato con successo il fenomeno degli house concert, perché il suo desiderio è quello di creare vicinanza ed empatia con il pubblico. Questo modo di comporre, che si genera “per Natura” e in una sorta di raptus epifanico, si sprigiona generando una grammatica sonora che fa riscoprire archetipi emozionali apparentemente rimossi.
A conferma della sua peculiarità e fondatezza compositiva, ha destato particolarmente l’interesse del professore Enzo Soresi; quest’ultimo, autore di cinque saggi- tra cui “Il cervello anarchico” - e primario pneumologo del Niguarda di Milano nonché appassionato di neuroscienze, il 4 ottobre terrà una presentazione a Brera per raccontare l’esperienza di Maggi.
Alla domanda su qual è il suo obbiettivo, questa è stata la risposta: “Sicuramente quello di condividere questa mia piccola esperienza. Quado riesci a fondere materia ed energia si raggiunge quella serenità che non dipende dal discorso economico ma lo include. L’ obiettivo è l’interazione primaria che rimane sana e senza velleità di cambiare nulla: se si può far del bene, generando un moto di profonda emozione, anche a una sola persona, attraverso melodie e note che sento, è già qualcosa di completo. ‘Già è tanto se uscite di qui e provate un’emozione’ diceva De André; non c’è nessuna verità ma se può essere d’ispirazione per qualcuno, la musica è un elemento alchemico potentissimo e per quanto mi riguarda è la punta dell’iceberg materializzata di ciò che è il mio mondo interiore, che poteva esprimersi in tutte le forme, dall’arte alla creazione di un’azienda. In questo caso, ascoltando la Sorgente Madre, ho sentito la musica”.
A ottobre è previsto il debutto su Spotify e l'uscita del nuovo brano il cui videoclip è girato proprio nelle campagne marchigiane, in uno scenario molto suggestivo.
È salito a Palazzo Sforza per conoscere il Sindaco della città che frequenta da villeggiante semplicemente… da 57 anni. Il fedelissimo turista è di Spello e si chiama Franco Palmieri ed è stato ricevuto dal sindaco Fabrizio Ciarapica, felice di ascoltare la sua storia, accompagnato dalla consigliera comunale Paola Campetelli. Dal 1966 Palmieri viene ogni anno in vacanza a Civitanova Marche insieme alla moglie, ma quello che è cambiato sono i mezzi di viaggio: da giovane veniva in vespa e tenda. A quel tempo, non essendoci la Superstrada, impiegava diverse ore per arrivare. Negli anni, anche le due figlie hanno condiviso l’amore per la nostra città, dove non è mai mancato una estate. Dal 2000, anno della pensione, trascorre 6 mesi a Spello e 6 mesi a Civitanova.
Negli anni 70 alloggiava presso il camping 'Le Giare" dove è stato uno dei primi clienti fino alla chiusura; oggi soggiorna al camping Belvedere. Ogni mattina parte presto e va a fare le passeggiate nelle campagne di Civitanova con il suo cane. “Non ho mai cambiato meta per le mie vacanze – ha detto al Sindaco – mi sono sempre trovato bene e mi sono sentito accolto dai Civitanovesi. Negli anni si sono create anche delle belle amicizie, ad esempio con il fornaio o con 'il macellaro". Ed ogni volta è sempre una festa venirli a trovare. Sono onorato di essere stato ricevuto in Comune, grazie Sindaco”.
“Un premio al signor Palmieri per il suo amore verso la nostra città – ha dichiarato il sindaco Ciarapica, consegnandogli il Glossario civitanovese di Eleuteri in segno di ringraziamento per l’affettuosa fedeltà. E’ molto bello scoprire queste storie e siamo orgogliosi per la bella accoglienza che i Civitanovesi hanno saputo dimostrare ai ‘cugini’ Umbri in tutti questi anni!".
“Ho conosciuto Franco di recente – ha commentato la consigliera Campetelli – Quando ho ascoltato i suoi racconti ho pensato potesse essere interessante farli conoscere alla nostra comunità. È nato nel 1945, quando ha scelto Civitanova c’erano solo pochi palazzi e un braccio del molo, corso Umberto era ancora senza marciapiedi. Palmieri conserva la storia della nostra città ed è bello condividere impressioni, esperienze e i ricordi delle giornate che ha vissuto qui da noi in tanti anni”.
È stata l’ambasciatrice del Comune di Potenza Picena al 25° World Scout Jamboree che si è svolto in Corea del Sud dal 1 al 12 agosto scorsi, al quale hanno preso parte oltre 43 mila ragazze e ragazzi tra i 14 e i 17 anni provenienti da tutto il mondo.
Valentina Moretti del Gruppo Scout di Porto Potenza Picena a meno di 15 anni ha vissuto un’avventura unica, portando orgogliosamente con sè un pezzetto del suo territorio. Rientrata da Seul, insieme agli altri 1400 Scout del contingente italiano (40 dalle Marche), Valentina è stata invitata in Municipio dal sindaco Noemi Tartabini per congratularsi con la giovanissima concittadina.
"È stata un’esperienza incredibile, a tratti anche difficile per le condizioni climatiche, che però mi ha arricchito e fatto crescere tantissimo – ha sottolineato con commozione Valentina – partecipare al Jamboree è stato il mio sogno da quando sono entrata a far parte della grande famiglia Scout, è stato un privilegio ed un’occasione di scambio di culture, di idee nel segno dell’amicizia e della condivisione. Il motto del Jamborre era “Disegna il tuo sogno” proprio per coltivare le proprie speranze e i propri sogni".
"Questo abbiamo cercato di fare: mettere il seme del nostro sogno credendo fortemente nella promessa Scout, soprattutto nel passaggio che recita “di aiutare il prossimo in ogni circostanza”. Ecco, la fratellanza universale potrebbe essere la sintesi di questa fantastica esperienza e il sogno da coltivare per il futuro”. Valentina proseguirà il suo percorso all’interno del Gruppo Potenza Picena 1, condividendo la sua esperienza. “Il racconto di Valentina, con la sua gioia genuina e la commozione contagiosa sprigionata dalle sue parole, ci infonde forza e speranza – ha detto il sindaco Noemi Tartabini – fratellanza, amicizia, condivisione dovrebbero essere le parole d’ordine per una società più civile e, soprattutto, più umana. Un importante elemento di riflessione per noi adulti”.
Macerata ha stregato Robert Plant, il leggendario frontman dei Led Zeppelin, che ha regalato al pubblico dello Sferisterio una performance indimenticabile. Il cantante, accompagnato dalla voce di Suzi Dian, ha portato sul palco il suo progetto "Saving Grace", un viaggio musicale tra folk, blues e gospel. Plant ha espresso il suo entusiasmo per la città marchigiana e la sua atmosfera incantevole con un post sulla sua pagina facebook:
“Italian heartland Macerata…remarkable evening … warm welcome to say the least” (Il cuore dell’Italia Macerata…serata notevole…accoglienza a dir poco calorosa").
Il post è accompagnato da una foto che ritrae la parte superiore dell’arena maceratese, avvolta da luci soffuse e sovrastata da un cielo nuvoloso con la luna che fa capolino. Un’immagine che ha colpito anche i fan del cantante, che hanno commentato: “Sembra magico”, “Toglie il fiato”.
Riapre i battenti ad Appignano il bar in piazza Umberto I, dopo un periodo di assenza. L’appigananese Anna Cerquetella, 25 anni, con coraggio e passione ha aperto il nuovo locale dal nome Annarè Cafè, nella piazza di un paese dove non può mancare il bar per una colazione con cornetti, torte, ciambelloni, crostate e altre specialità fatte in casa, anche per vegani. Presenti anche aperitivi con salumi di altissima qualità accompagnati da pizza di formaggio e altre stuzzicherie .
Insomma un motivo in più per recarsi nel centro del borgo dove sarà facile incontrare i comici Lando e Dino: prima aperitivo da Annarè cafè (nipote di Lando) poi cena a 20 metri da PeperonDino.
Scrivi la parola “aperitivo” su Wikipedia e l’enciclopedia online più famosa al mondo ti catapulta nella bellissima piazza Del Popolo, immagine simbolo della Città di San Severino Marche dove un tavolino esterno del bar Centrale dei fratelli Luciano e Luca Bonifazi apparecchiato sul calare della sera mostra come si confeziona “ad arte” unaperitivo italiano.
La foto ha fatto, è il caso di dirlo, il giro del web sorprendendo anche i titolari dell’attività commerciale che, quasi increduli, hanno commentato: “E’ un onore per noi e per la città di San Severino Marche. Ancora non ci crediamo”. A seguire una faccina con gli occhi a cuore. E la sorpresa ha coinvolto tutti, settempedani e non, facendo registrare centinaia ecentinaia di ricerche da parte di tanti curiosi. Da ieri la parola “aperitivo” è un po’ meno sconosciuta e un po’ più apprezzata in Italia e nel mondo! A promuovere a pieni voti la scelta di Wikipedia anche il primo cittadino settempedano, Rosa Piermattei: “La nostra piazza è una delle più belle piazze d’Italia e l’aperitivo che viene servito dal bar Centrale e dagli altri bar che si affacciano sull’ovale simbolo della nostra città è da sempre così originale che la scelta di Wikipedia premia solo l’impegno quotidiano dei titolari delle nostre attività. Questo dimostra che non siamo per niente provinciali ma, anzi, che siamo un po’ l’emblema dell’Italia, anche quando di parla di bere e mangiare bene. Mi sembra questa un’occasione più che ghiotta per invitare tutti a venire a farci visita”.
Per chi vive a Macerata, o in generale nella provincia, è interessante sapere che esiste uno spazio, dal nome evocativo, dove praticare lo yoga, rilassarsi, meditare e connettersi con la natura: Sounds of Forest.
Quest’ultimo è un centro nato non per moda o idee del momento, ma in seguito a un percorso di vita molto articolato di Azzurra Pettorossi. Anche se le sintesi rendono poche volte giustizia alle vicende della vita, Azzurra, dopo aver studiato all’Accademia di Belle Arti e aver vinto una borsa di studio, si è trasferita a Berlino, dove ha scoperto il Tao Yoga Coreano, una disciplina ancora piuttosto poco conosciuta in Italia e di cui oggi Azzura è una delle poche insegnanti nel Paese. Per gli interessati, il Tao Yoga Coreano, è una tecnica antica particolarmente efficace per scoprire il proprio potenziale e per armonizzare corpo, mente e spirito, stimolando l'energia vitale nei meridiani e negli organi.
Il suo percorso è poi proseguito in Thailandia e in Nepal, vivendo poi in un monastero tibetano e praticando la meditazione.
Ha anche sperimentato la vita in una comune in Svizzera, dove ha lavorato con i bambini e si è formata come insegnante di Hatha Yoga e Yin Yoga. In seguito, incinta del suo primo figlio, ha deciso di tornare a Macerata, la sua città natale, per dare alla luce il suo bambino e portare con sé tutte le esperienze che ha vissuto e che, come detto, sono confluite nel suo centro yoga.
Qui, come ci spiega Azzurra stessa, è possibile scegliere tra vari stili di yoga, come il Tao Yoga coreano, lo Hatha Yoga, yoga mamma e bebè, yoga in gravidanza, yoga per bambini, per ragazzi, per adulti e per meno giovani e trovare quello più rispondente alla propria persona, ma non solo questo: “Da oggi ho aperto dei corsi in base a una suddivisione in fasce di età perché è necessario che a ognuno venga riservata la giusta attenzione, anche sulla base delle rispettive esigenze in relazione ai cambiamenti della società".
"Ad esempio per quanto riguarda i bambini più che mai, in questa società digitale che sempre più va in una direzione di distacco dalla natura, occorre entrare in comunicazione con loro attraverso il gioco, l’avventura stimolando le capacità sensoriali; oggi sono schedulati perché hanno una miriade di attività da svolgere nell’arco di una settimana”.
Anche per quanto riguarda i giovani adolescenti gli aspetti da prendere in considerazione sono molteplici: “Il ragazzino di undici/dodici anni si ritrova a vivere un’accelerazione molto importante dal punto di vista di un cambiamento fisico ormonale e intellettuale per cui non sanno più nemmeno dove collocarsi all’interno di una società che richiede tantissimo: non riescono a gestire soprattutto le emozioni”.
C’è anche la possibilità di inoltrarsi in pratiche più insolite e peculiari: “All’interno del centro, oltre a questi percorsi più quotidiani, ce ne sono anche altri che permettono di approfondire ulteriormente la conoscenza del sé e la presa di coscienza e che si avvalgono delle meditazioni corredate da cerimonie con il cacao, bagni di suono con campane tibetane, di cristallo o alchemiche. Pratiche che avvengono sempre in corrispondenza di una nuova luna o piena o delle festività della ruota dell’anno”.
Poi se si sentisse la necessità di voler scandagliare e conoscersi nella propria individualità, e quindi avere un percorso più personale “ci sono le lezioni e pratiche private, ma anche la possibilità di ricevere massaggi emozionali, reiki, il massaggio con le campane tibetane”.
Uno dei progetti più innovativi e interessanti del centro è “Terra Madre”, un percorso che accompagna le donne in gravidanza nel loro viaggio verso la maternità. Si tratta di un’esperienza unica che combina lo yoga, il rilassamento, la riflessione e la manipolazione dell’argilla, con l’obiettivo di creare una relazione profonda tra la madre, il suo corpo, le sue emozioni e il bambino che cresce dentro di lei.
Grazie all’aiuto di Elena e Chiara, che fanno parte delle “Imperfette”, è stato possibile realizzare l'idea di plasmare, dar forma alle rosa di emozioni che giacciono nel profondo e rimangono spesso poco esplorate proprio attraverso la manipolazione dell’argilla, senza per forza essere artisti né avere grandi pretese.
A tal riguardo il 2 settembre alle ore 17 si terrà la presentazione di questo nuovo corso nel centro Sounds of Forest (dove sarà possibile sperimentare il contatto con l’argilla) che partirà ufficialmente nella seconda metà di settembre.
(Foto di Angela Pesci)
Dopo una passeggiata multisensoriale e rigenerante lungo il Percorso delle Acque di Pieve Torina, quale miglior posto per convogliare le energie, spostandosi di qualche chilometro, in una 'mangiata indimenticabile' presso uno dei ristoranti simbolo della zona: "Il Nido dell’Aquila", a Monte Cavallo.
Uno dei comuni più piccoli delle Marche, una perla incastonata tra le montagne dell’Appennino umbro-marchigiano, che continua a resistere al terremoto del 2016 e che offre ai visitatori un’esperienza unica di natura, cultura e gastronomia.
La professionalità del personale si coglie fin da subito denotando la capacità di creare un’atmosfera estremamente piacevole e familiare, tra scambi di battute e consigli enogastronomici.
Il locale, in particolar modo, propone i piatti tipici della tradizione marchigiana, valorizzando i prodotti del territorio con un menù molto assortito che, come prima cosa, mette il buon capitato davanti a un bivio (risolvibile comunque scegliendo entrambi): antipasto caldo o freddo.
Si va da abbondanti taglieri di formaggi e salumi di ogni sorta con confetture e bruschette annesse, tutti di produzione casereccia, fino alla trippa, lumache con finocchietto selvatico, cotiche e fagioli, zampetti di maiale.
Insomma un incipit che accontenta tutti i palati e che prelude a un’esperienza mangereccia sorprendente e a suo modo temprante! Si continua con le mezzelune ripiene di ciauscolo e condite con pomodorini, tagliatelle con tartufo e "il cavallo di battaglia" - a detta del titolare e Chef Renzo Budassi e anche a detta dei tavoli dei clienti - ovvero le pappardelle verdi al ragù di lepre.
Ricca la scelta di secondi tra cui la carne "veramente" alla brace, come tiene a specificare Clarissa, la figlia di Renzo che gentilmente ci ha accolto nel "nido" vero: la cucina.
Anche il menù dei dolci è variegato e sono tutti rigorosamente fatti a mano da Stefania, moglie dello chef. E da bere? Premettendo il fatto che la Redazione insieme a due speciali amici milanesi, si è mantenuta fedele alla vernaccia, anche qui l’offerta è varia e mira a sostenere il territorio.
La storia di questo ristorante è anche una storia di resistenza gastronomica e umana, testimoniata proprio da Renzo, la sua famiglia e tutto il personale: il coraggio di chi ha deciso di rimanere nel suo paese, letteralmente distrutto, dopo il sisma e di continuare a portare avanti la sua attività giorno dopo giorno, ripartendo proprio da dove tutto è iniziato.
Il "Nido dell’Aquila" è un ristorante che parla di montagna, di tradizione e di rinascita. Un ristorante che vi farà sentire a casa, che vi farà innamorare dei sapori e delle bellezze di Monte Cavallo: un ristorante che merita una visita.