Trent'anni sono passati dal giorno del diploma, ma il legame costruito tra i banchi di scuola è rimasto intatto. Gli ex studenti della V Ch B, diplomati in Chimica nel 1996, si sono ritrovati nei giorni scorsi per festeggiare un anniversario speciale, trasformando una semplice rimpatriata in un'occasione per riscoprire amicizie che il tempo non è riuscito a scalfire.
La vita li ha portati in direzioni diverse, tra lavoro, famiglia e trasferimenti in varie regioni d'Italia. Eppure, quando è arrivato il momento di celebrare i trent'anni dalla maturità, la risposta è stata corale. C'è stato anche chi ha affrontato un lungo viaggio pur di essere presente: un ex compagno è partito da Verona per non mancare all'appuntamento, a testimonianza di un affetto rimasto vivo nonostante la distanza.
Durante la serata non sono mancati i ricordi degli anni trascorsi insieme, gli aneddoti più divertenti, le risate e i racconti legati ai professori che hanno accompagnato il percorso scolastico della classe. Momenti che hanno riportato tutti indietro nel tempo, facendo riaffiorare emozioni e complicità mai davvero scomparse.
L'impressione condivisa da tutti è stata quella di essersi ritrovati come se gli anni non fossero trascorsi. Se l'aspetto è inevitabilmente cambiato, lo spirito del gruppo è rimasto lo stesso, alimentato da un'amicizia nata sui banchi di scuola e capace di resistere al passare del tempo.
Quella della V Ch B si conferma così una "formula" vincente: una chimica che va oltre la materia studiata e che, a distanza di tre decenni, continua a unire i suoi protagonisti.
+++Aggionrnamento+++
Tragedia nella serata di ieri lungo la Strada Provinciale 78, nel tratto che collega Colmurano e Urbisaglia. Un grave incidente stradale, avvenuto intorno alle 20.30 all'altezza di un piccolo ponte tra i due comuni, è costato la vita a due persone che viaggiavano in sella a una moto.
Le vittime sono Gian Carlo Petri, 50 anni, residente a Serravalle, ed Emanuela Taschini, 49 anni, residente a Visso.
Secondo una prima ricostruzione, ancora al vaglio dei carabinieri della Stazione di Urbisaglia e dei militari della Compagnia di Tolentino, la Yamaha sulla quale viaggiavano i due avrebbe tamponato, per cause in corso di accertamento, un furgone condotto da un pensionato di Urbisaglia, rimasto illeso. L'impatto è avvenuto nei pressi di via Setificio ed è stato estremamente violento.
Un testimone ha raccontato di aver visto la motocicletta sollevarsi da terra dopo la collisione, prima di ricadere sull'asfalto. Immediatamente è stato lanciato l'allarme ai soccorsi.
Sul luogo dell'incidente sono intervenuti i sanitari del 118 con ambulanze e automedica, i vigili del fuoco e i carabinieri. Vista la gravità della situazione è stata fatta decollare anche l'eliambulanza, mentre il personale sanitario tentava disperatamente di rianimare i due motociclisti.
Nonostante i prolungati tentativi di soccorso, per entrambi non c'è stato nulla da fare. Le ferite riportate nell'impatto si sono rivelate fatali e i sanitari non hanno potuto fare altro che constatarne il decesso.
Per consentire le operazioni di soccorso, i rilievi delle forze dell'ordine e la rimozione dei mezzi coinvolti, la Provinciale 78 è stata temporaneamente chiusa al traffico. Saranno gli accertamenti dei carabinieri a chiarire l'esatta dinamica dell'incidente.
Un grave incidente stradale si è verificato questa sera, intorno alle 20.30, lungo la strada provinciale 78, nel tratto al confine tra Urbisaglia e Colmurano.
Secondo le prime ricostruzioni, la moto su cui viaggiavano due persone, stava procedendo in direzione Sarnano quando ha tamponato violentemente un furgone. A causa del fortissimo impatto, uno dei due motociclisti è deceduto all'istante. Per la seconda persona a bordo sono scattati immediatamente i soccorsi da parte del personale del 118, supportato anche dall'arrivo di un'eliambulanza. Nonostante i disperati tentativi di rianimazione effettuati dai sanitari per salvargli la vita, anche il secondo centauro è purtroppo deceduto durante le operazioni di soccorso. Il bilancio dell'incidente vede due morti: un uomo e una donna.
Sul luogo del sinistro sono tempestivamente intervenuti i Vigili del Fuoco e i Carabinieri della stazione di Urbisaglia insieme ai colleghi della Compagnia di Tolentino, a cui spetterà il compito di effettuare i rilievi e ricostruire l'esatta dinamica dell'accaduto. Per permettere l'intervento dei mezzi di emergenza e la messa in sicurezza dell'area, il tratto stradale è stato completamente interdetto al transito e la viabilità è stata temporaneamente deviata.
Un grave incidente stradale si è verificato questa sera, intorno alle 20.30, lungo la strada provinciale 78, nel tratto al confine tra Urbisaglia e Colmurano.
Per cause ancora in corso di accertamento, un’automobile e una motocicletta si sono scontrate. Una persona ha perso la vita, mentre una seconda, che si trovava sulla moto, versa in condizioni gravissime. I soccorritori stanno effettuando le manovre di rianimazione nel tentativo di salvarla.
Sul luogo dello schianto sono intervenuti i sanitari dell’emergenza ed è stato richiesto anche l’arrivo dell’eliambulanza. La situazione resta estremamente critica, mentre sono in corso gli accertamenti per ricostruire l’esatta dinamica dell’incidente.
++AGGIORNAMENTO++
Secondo le prime ricostruzioni, la moto su cui viaggiavano due persone, stava procedendo in direzione Sarnano quando ha tamponato violentemente un furgone. A causa del fortissimo impatto, uno dei due motociclisti è deceduto all'istante. Per la seconda persona a bordo sono scattati immediatamente i soccorsi da parte del personale del 118, supportato anche dall'arrivo di un'eliambulanza. Nonostante i disperati tentativi di rianimazione effettuati dai sanitari per salvargli la vita, anche il secondo centauro è purtroppo deceduto durante le operazioni di soccorso. Il bilancio dell'incidente vede due morti: un uomo e una donna.
Sul luogo del sinistro sono tempestivamente intervenuti i Vigili del Fuoco e i Carabinieri della stazione di Urbisaglia insieme ai colleghi della Compagnia di Tolentino, a cui spetterà il compito di effettuare i rilievi e ricostruire l'esatta dinamica dell'accaduto. Per permettere l'intervento dei mezzi di emergenza e la messa in sicurezza dell'area, il tratto stradale è stato completamente interdetto al transito e la viabilità è stata temporaneamente deviata.
Il sipario si apre, la filosofia sale sul palcoscenico per le tre serate evento di Popsophia. Manca pochissimo all’avvio del festival a Civitanova in programma dal 25 al 27 luglio e che segna anche un compleanno, i 15 anni della manifestazione nata proprio a Civitanova Alta nel 2011.
È online il video del festival che racconterà questa maratona di 3 giorni con ospiti, filosofi, intellettuali, scrittori chiamati a ragionare attorno al tema del mito e della celebrità. La sigla di Popsophia immerge immediatamente nella dimensione dell’arte: un teatro vuoto dove un’aspirante attrice respira la magia dell’attesa, la sensazione del velluto del sipario, prima che questo si apra sull’infinità di possibilità che si trova di fronte.
Con la nuova sigla Popsophia lancia così i suoi attesissimi Philoshow che saranno il cuore della riflessione attorno al tema “The show must go on”. Un trittico di appuntamenti che possono essere letti proprio come una trilogia per raccontare, con spettacoli, il dietro le quinte del mondo dello spettacolo, dal musical, genere per eccellenza che unisce musica, teatro, ballo, cinema, passando per il rock immortale dei Queen fino a chi ha fatto la scelta di abbandonare le scene come Lucio Battisti.
I tre spettacoli sono la punta di diamante della programmazione estiva civitanovese e tornano là dove tutto era iniziato nel borgo storico di Civitanova in piazza della libertà dal 25 al 27 luglio.
Si inizierà sabato prossimo con “A star is born. Filosofia del musical, da Moulin Rouge a La La Land”, un viaggio fra i musical più famosi. Molto più che spettacoli, autentiche mitologie contemporanee. Sul palcoscenico prendono forma i grandi temi della filosofia: il desiderio di essere visti, il prezzo del successo, il confine tra finzione e realtà. Per la prima volta Popsophia dedica un philoshow a questo universo, un meta spettacolo, uno spettacolo che parla del mondo dello spettacolo capace di attraversare Broadway e Hollywood, il teatro e il cinema, trasformando la musica in racconto esistenziale. Con Lucrezia Ercoli, la filosofa Ilaria Gaspari. Il pubblico attraverserà un secolo di spettacolo accompagnato dalla musica dal vivo della Factory che eseguirà dal vivo alcuni brani entrati nella memoria collettiva di un genere e dell’immaginario comune.
Domenica 26 luglio arriverà il philoshow “The Show Must Go On" che dà il nome a questa edizione del festival. La canzone manifesto dei Queen diventa il filo conduttore di uno spettacolo dedicato alla band che ha trasformato il rock in teatro, fondendo opera lirica, glam, hard rock e pop in un linguaggio unico. A ottant'anni dalla nascita di Freddie Mercury, Popsophia rende omaggio all'artista che ha fatto della scena il luogo della libertà assoluta. Da I Want to Break Free, manifesto di emancipazione individuale, all'epica Bohemian Rhapsody, dalla ricerca di amore di Somebody to Love alla tensione esistenziale di Who Wants to Live Forever, lo spettacolo è un viaggio nella vita e nella musica di una band che, come dichiarava lo stesso Freddie Mercury è “la più assurda comparsa sulla faccia della terra”. Accanto a Lucrezia Ercoli, sul palco salirà Carlo Massarini, il "Mister Fantasy" della televisione italiana, che accompagnerà il pubblico dentro il mito dei Queen tra racconti, videoclip e immagini d'epoca. La Factory farà rivivere anche Radio Ga Ga, A Kind of Magic, Barcelona e naturalmente The Show Must Go On inni capaci di trasformare ogni concerto in un rito collettivo.
L’ultimo capitolo della trilogia, lunedì sera, 27 luglio con La filosofia di Lucio Battisti nello spettacolo “A Fari spenti” che riflette proprio sulla necessità di “spegnere” la luce della celebrità per riconquistare la propria identità. A raccontare la parabola artistica di Lucio Battisti ci sarà Leo Turrini, giornalista presente fin dalla prima edizione del 2011 che insieme a Lucrezia Ercoli attraverserà con aneddoti e storie il pensiero nascosto dietro le parole di Mogol e le intuizioni musicali di Battisti.
L’Associazione Polisportiva Aurora Treia comunica ufficialmente di aver acquisito le prestazioni sportive del giocatore Agustin Ale per la stagione sportiva 2026-2027.
Agustin Ale è un difensore centrale roccioso, nato nel 1995, con una notevole esperienza maturata in campo internazionale. Il giocatore vanta presenze con la selezione Under 20 dell’Uruguay, 11 gare disputate in Copa Libertadores, con una rete messa a segno con la maglia del Delfin SC e oltre 100 presenze messe a referto con il River Plate di Montevideo. Ha giocato anche in Ecuador con il Guyaquil City, in Paraguay con l’Olimpia ed infine tra le file della Académica de Coimbra in Portogallo.
Nelle ultime tre stagioni disputate in Italia è stato protagonista nel Campionato di Serie D dividendosi tra San Luca, Imolese e San Marino.
Tutta l’Associazione Polisportiva Aurora Treia rivolge ad Agustin Ale il più caloroso benvenuto, con l’augurio che questa nuova avventura possa essere ricca di soddisfazioni personali ed importanti successi da condividere con i colori biancorossi.
“Sono davvero felice per questa fantastica opportunità che mi è stata concessa- dichiara Agustin Ale. Entrare a far parte di un progetto serio e molto ambizioso come questo è sempre motivo di grande entusiasmo. Sono fortemente motivato e convinto che insieme ai miei nuovi compagni, allo staff e a tutta la società riusciremo a costruire una grande famiglia, creando basi solide per continuare a crescere e raggiungere tutti gli obiettivi che ci porremo. Affronteremo questa sfida con umiltà, lavoro e determinazione, dando tutto per portare questo gruppo il più in alto possibile”.
Prende il via martedì 21 luglio la programmazione del MACSI Festival 2026, la rassegna di Montecassiano dedicata ad arte, cultura, scienza e innovazione, che propone un calendario di appuntamenti capaci di unire spettacolo, cultura e valorizzazione del territorio.
La prima serata del festival, in programma alle 21,30 nella suggestiva cornice del Cortile delle Clarisse di Montecassiano, vedrà protagonista Chiara Galiazzo, una delle voci più riconoscibili e apprezzate della musica italiana.
L’artista porterà sul palco il suo “Odio l’estate – Duo acustico Summer tour”, un concerto in una dimensione più intima e raccolta, dove i brani più amati del suo repertorio saranno reinterpretati in chiave acustica, valorizzando l’eleganza della sua voce e il rapporto diretto con il pubblico. Il MACSI Festival, organizzato dal Comune di Montecassiano in collaborazione con la Pro loco di Montecassiano, nasce con l’obiettivo di promuovere una proposta culturale di qualità e di valorizzare gli spazi e il patrimonio storico del borgo attraverso appuntamenti dedicati alla musica, all’arte, alla cultura, alla scienza e all’innovazione.
L’ingresso al concerto sarà gratuito. La serata inaugurale apre il programma del MACSI Festival 2026, un percorso di 3 eventi pensato per coinvolgere il pubblico attraverso linguaggi diversi e creare momenti di condivisione e partecipazione nel cuore del territorio. Le prossime serate saranno il 23 luglio con Giobbe Covatta ed il 30 luglio con Lucrezia Ercoli.
Ci sono eventi che, anno dopo anno, diventano appuntamenti fissi dell'estate. Non solo perché richiamano tanta gente, ma perché riescono a creare quell'atmosfera che trasforma un semplice centro storico in un luogo di incontro, musica e condivisione. È questo lo spirito dell'Urbisaglia Beer Festival, che dal 23 al 26 luglio, dopo gli interventi di rigenerazione urbana del borgo, torna ad animare il cuore del paese con quattro serate a ingresso libero dedicate alla musica dal vivo, alla buona cucina, alla birra e al divertimento.
Per quattro giorni Urbisaglia cambierà volto. La piazza si riempirà di persone, gli stand gastronomici entreranno in funzione fin dal tramonto e il centro storico tornerà a essere un punto di ritrovo per famiglie, giovani e visitatori provenienti da tutta la regione.
Il programma musicale è uno degli elementi che ogni anno richiama il pubblico e anche questa edizione promette serate tutte da vivere. Si parte giovedì 23 luglio con l'energia dei The Rhumska Lions Party Band, prima del DJ set di Max Ruggeri. Venerdì 24 sarà la volta de I Varie Età, seguiti dal DJ set di Fabio F.
Ma è il sabato sera che cresce l'attesa. Sul palco saliranno gli After Eight Band, prima di lasciare spazio a un DJ Set a sorpresa di cui gli organizzatori non hanno ancora svelato il protagonista. Un nome tenuto volutamente riservato che sta già alimentando curiosità tra il pubblico e che promette di trasformare il centro storico in una grande pista da ballo fino a tarda notte.
A chiudere il festival, domenica 26 luglio, saranno invece i T.N.T. – Tributo agli AC/DC, con uno spettacolo dedicato a una delle band rock più iconiche di sempre.
L'Urbisaglia Beer Festival, però, non è soltanto musica. È un evento pensato per essere vissuto da tutti. Per tutta la durata della manifestazione sarà infatti presente un'area dedicata ai bambini con gonfiabili e giochi, così da permettere anche alle famiglie di trascorrere una serata in tranquillità.
La domenica riserverà inoltre una novità particolarmente attesa dai più piccoli. Grazie all'iniziativa Hobby Sport Young – Mini GP, organizzata dal Motoclub Fast Rider's Urbisaglia con il supporto della Federazione Motociclistica Italiana, bambini e bambine dai 6 ai 14 anni potranno provare gratuitamente l'esperienza della minimoto insieme a istruttori federali qualificati e con tutte le dotazioni di sicurezza necessarie. Un'occasione per avvicinarsi al motociclismo in modo educativo e sicuro.
Dietro il festival c'è un grande lavoro di squadra. La manifestazione nasce dalla collaborazione con il Comune di Urbisaglia, dalle realtà del territorio, dagli sponsor e da tante attività locali che ogni anno contribuiscono alla riuscita di altri eventi. È anche grazie a questa rete di collaborazione che l'Urbisaglia Beer Festival torna a vivere dopo la pausa dello scorso anno, con l'obiettivo di riportare nel centro storico migliaia di visitatori e offrire un'importante occasione di promozione del territorio.
Dal 23 al 26 luglio, dunque, Urbisaglia tornerà a fare quello che le riesce meglio: accogliere. Con la musica che riempie le piazze, il profumo del cibo appena preparato, i brindisi tra amici, le famiglie che passeggiano tra gli stand e un centro storico che, per quattro sere, è pronto a ripartire.
Attento alle pieghe meno evidenti dei grandi classici, curioso nel mettere in dialogo passato e presente, capace di guardare alla tradizione senza lasciarla immobile: sono caratteristiche che raccontano il lavoro di Daniele Menghini e che trovano piena espressione nel suo Barbiere di Siviglia, lo spettacolo nato allo Sferisterio di Macerata e oggi nuovamente protagonista del cartellone del Macerata Opera Festival.
Per Menghini confrontarsi con un’opera così conosciuta significa soprattutto provare a scoprire cosa si nasconde dietro ciò che tutti credono di conoscere già. Il Barbiere è la commedia brillante per eccellenza, l’opera degli equivoci, delle risate e dell’energia travolgente di Rossini, ma sotto quella leggerezza custodisce anche una dimensione più inquieta, fatta di ambizioni, apparenze e giochi di potere.
È proprio da questa doppia anima che nasce la lettura del regista. Lo spettacolo torna sul palco che lo ha visto nascere, in uno spazio che ha rappresentato fin dall’inizio una sfida e un’opportunità. Perché portare il Barbiere di Siviglia allo Sferisterio significa confrontarsi con un’opera pensata come un piccolo meccanismo teatrale e con un palcoscenico dalla dimensione monumentale.
La domanda da cui Menghini è partito è quindi semplice solo in apparenza: come dare a questa musica e a questi personaggi il respiro necessario per abitare un luogo così ampio? La risposta è stata cercare una nuova energia, avvicinando il mondo di Siviglia a quello di un grande concerto rock.
Una scelta che trova la sua chiave proprio in Figaro. Il celebre barbiere rossiniano, nella visione di Menghini, non è soltanto il factotum brillante che muove gli ingranaggi della storia, ma un uomo che ha costruito il proprio successo trasformandosi in un personaggio pubblico. «Tutti mi chiedono, tutti mi vogliono»: nelle sue parole c’è già il ritratto di una star, di qualcuno che dal piccolo salone di provincia è arrivato sotto i riflettori.
Ma dietro il sorriso di Figaro e la comicità dell’opera emerge anche un lato più oscuro. È questo uno degli aspetti che più interessa il regista: ricordare che Rossini non racconta soltanto il divertimento, ma anche una società dove la reputazione può essere manipolata, dove la voce collettiva può diventare strumento di potere e dove l’immagine spesso conta più della realtà.
La calunnia di Don Basilio, il meccanismo della diffusione delle voci, l’opportunismo dei personaggi sono elementi che sembrano parlare direttamente al presente. Un mondo fatto di visibilità e consenso che rende il Barbiere sorprendentemente contemporaneo, quasi come se Rossini avesse intuito alcune dinamiche della società dello spettacolo di oggi.
Nel lavoro di Menghini, però, la contemporaneità non arriva mai dall’esterno: nasce dalla musica stessa. «Il primo regista dell’opera è il compositore», racconta, perché è nella partitura che sono già contenuti il movimento, i colori e il respiro dei personaggi. Il compito del regista è ascoltare quella materia e accompagnarla verso una nuova vita scenica.
Poi arriva l’incontro con gli interpreti, con la loro sensibilità e la loro unicità. Perché ogni personaggio cambia ogni volta che incontra un nuovo artista: Figaro rimane Figaro, ma non è mai esattamente lo stesso. È in questo spazio tra ciò che è scritto e ciò che può ancora nascere che prende forma il lavoro della regia.
Scene, costumi, luci e movimenti costruiscono lentamente lo spettacolo, fino al momento in cui arriva l’orchestra. È allora che, per Menghini, tutto finalmente prende vita: ciò che fino a quel momento era un’idea, un progetto, una pagina studiata, diventa un organismo vivo capace di respirare insieme agli interpreti e al pubblico.
A chi conosce già il Barbiere di Siviglia, il regista chiede di arrivare senza aspettative troppo definite, lasciando spazio alla sorpresa. A chi invece non ha mai incontrato l’opera, propone di lasciarsi accompagnare dentro un mondo fatto di musica, teatro e meraviglia. Perché, anche dopo quasi due secoli, Figaro ha ancora qualcosa da raccontare. E forse è proprio questa la forza del lavoro di Menghini: ricordare che dietro la risata più brillante può nascondersi una domanda ancora attuale, quella su quanto il mondo che Rossini raccontava assomigli ancora al nostro.
Pirati, libertà di esprimersi è la nuova mostra organizzata da “Percorsi Visivi” aps nei locali della Fototeca comunale Paolo Domenella, con il patrocinio della Città di Civitanova Marche.
In esposizione, le fotografie di una talentuosa e pluripremiata giovane fotografa, Dania Ferretti, che nei suoi scatti racconta una Civitanova che non si conosce o che asi vuole scegliere di non vedere.
L’inaugurazione avrà luogo sabato 25 luglio, alle ore 21,30 nei locali di vicolo Sforza, 6.
“Le fotografie di Dania Ferretti – si legge nella scheda tecnica dedicata all’autrice - restituiscono un ritratto che si allontana dall'immagine patinata della città delle discoteche e dei locali alla moda. C'è un'altra Civitanova, più nascosta e vera, fatta di cantine, garage, sale prove improvvisate: un sottosuolo dove una generazione ancora capace di avere qualcosa da dire si ritrova per esistere fuori dagli schemi imposti.
In queste immagini scorre un'energia arrivata da lontano, nello spazio e nel tempo: la Londra punk di fine anni Settanta, le sale underground dove la musica diventava gesto politico e i vestiti diventavano manifesto di un'identità rivendicata. L’autrice non osserva da fuori: è dentro quella scena, ne respira la polvere, ne coglie gli sguardi fieri, i corpi sudati, le chitarre distorte, i versi scritti a mano sui muri scrostati. Il suo obiettivo non giudica e non idealizza: documenta con onestà quasi brutale un bisogno primordiale e da sempre primario, per ogni generazione: quello di un'espressione libera, autentica e per questo meravigliosamente viva.
Pirati è un atto di resistenza visiva, prima ancora che estetica. È la fotografia che si fa cronaca di una gioventù che rifiuta di adeguarsi ai cliché da cartolina di una città balneare, e che nella notte underground di Civitanova trova ancora un porto sicuro dove essere, senza chiedere permesso, semplicemente se stessa”.
L'inaugurazione non si ferma dentro le sale della Fototeca, ma prosegue sulla sua splendida terrazza, dove due band dal vivo i Velvet Rain e gli Easy Chills animeranno la serata. Chi lo desidera potrà ricevere un ritratto stampato e un drink che accompagna chiacchiere e sguardi tra una foto e l'altra. Una mostra giovane, per i giovani, da vivere tutta d'un fiato, dentro e fuori, nella calda estate Civitanovese.
Un nuovo gesto concreto a sostegno dello sport paralimpico e della sicurezza delle persone. Giovedì mattina, nella sede direzionale di Banca Macerata, l’associazione Anthropos ha ricevuto in dono un defibrillatore semiautomatico, che andrà ad arricchire la dotazione destinata alle proprie attività sportive, contribuendo a garantire ancora maggiore sicurezza ad atleti, tecnici e tesserati.
Alla cerimonia erano presenti il direttore generale di Banca Macerata, Toni Guardiani, e il presidente di Anthropos, Nelio Piermattei.
La consegna del defibrillatore rappresenta un ulteriore passo nel percorso di collaborazione avviato due anni fa, quando Banca Macerata è diventata main partner dell’associazione. Un rapporto che, nel tempo, si è tradotto non solo nel sostegno alle attività sportive di Anthropos, ma anche in iniziative concrete a favore della sicurezza, dell’inclusione e del benessere delle persone.
Il nuovo defibrillatore sarà utilizzato durante le attività paralimpiche promosse dall’associazione, contribuendo a garantire una maggiore tutela e accompagnando la crescita di un sodalizio nato a Civitanova Marche e divenuto un punto di riferimento per lo sport paralimpico anche oltre i confini regionali.
“Ringrazio Banca Macerata, nelle persone del presidente Ferdinando Cavallini e del direttore generale Toni Guardiani,- afferma il presidente di Anthropos Nelio Piermattei:per l’ennesima dimostrazione di vicinanza e sostegno alla nostra realtà. Una collaborazione che ci consente di svolgere le attività paralimpiche con maggiore sicurezza e tranquillità, in un ambito nel quale la nostra associazione rappresenta una delle principali realtà a livello nazionale. La tutela dei nostri atleti, tesserati e tecnici viene prima di tutto, per questo è fondamentale avere a disposizione un defibrillatore, anche considerando che, purtroppo, non tutti gli impianti sportivi ne sono dotati”.
“Essere al fianco di Anthropos - prosegue il direttore generale di Banca Macerata, Toni Guardiani- significa contribuire concretamente a rendere lo sport un luogo sempre più sicuro, inclusivo e accessibile. Per una banca profondamente legata al territorio, sostenere una realtà che ogni giorno offre opportunità di crescita, autonomia e condivisione a tanti ragazzi e ragazze con disabilità significa investire nelle persone e nel valore della comunità. Abbiamo scelto di donare un defibrillatore semiautomatico di ultima generazione perché, nello sport come nella vita, la tempestività può fare la differenza. Questo gesto si inserisce in un percorso di collaborazione che prosegue durante tutto l’anno e che Banca Macerata desidera continuare a rafforzare, al fianco di Anthropos e di tutte le persone che ogni giorno ne fanno parte”.
Sarà Federico Buffa, maestro dello storytelling sportivo italiano, ad inaugurare Overtime MAMA, il nuovo progetto del Festival nazionale del racconto, dell’etica e del giornalismo sportivo, che nel corso del 2026 porterà spettacoli e incontri nei luoghi più suggestivi della provincia di Macerata, intrecciando cultura, sport, territorio e patrimonio storico.
L'appuntamento è in programma lunedì 20 luglio alle 21.30 nell'Anfiteatro Romano di Urbisaglia, dove Buffa porterà in scena "Number 23. Vita e splendori di Michael Jordan", spettacolo dedicato al più grande cestista della storia.
L'evento nasce dalla collaborazione tra Direzione Regionale Musei Nazionali Marche, Parco Archeologico di Urbs Salvia, Comune di Urbisaglia, PlayMarche, MAMA e Overtime, con l'obiettivo di trasformare luoghi simbolo delle Marche in palcoscenici dove il racconto incontra la storia.
Il mito di Michael Jordan raccontato da Federico Buffa
Scritto e interpretato dallo stesso Federico Buffa, lo spettacolo ripercorre la straordinaria carriera di Michael Jordan, dalle prime stagioni in NBA fino alla consacrazione come leggenda dello sport mondiale.
Accompagnato al pianoforte da Alessandro Nidi, Buffa guiderà il pubblico attraverso le imprese del campione che, dal 1984 al 2003, ha rivoluzionato il basket conquistando sei titoli NBA e diventando un'icona capace di andare ben oltre il rettangolo di gioco.
Lo spettacolo non racconta soltanto i numeri e i record del campione americano, ma anche la sua dimensione umana, la determinazione, la capacità di trasformare le difficoltà in occasioni di riscatto e di costruire un marchio riconosciuto in tutto il mondo.
Una narrazione che intreccia sport, musica, storia e memoria, cifra stilistica che ha reso Federico Buffa uno dei più apprezzati narratori italiani.
Unica data nelle Marche
Quella di Urbisaglia sarà l'unica tappa marchigiana del tour 2026-2027 di "Number 23", destinato a toccare alcune delle location più prestigiose d'Italia.
I biglietti, al costo di 25 euro (20 euro il ridotto), sono disponibili presso l'Ufficio Turistico di Urbisaglia e sul circuito Vivaticket.
Con questo appuntamento prende ufficialmente il via Overtime MAMA, progetto che punta a valorizzare il territorio marchigiano attraverso il linguaggio universale dello sport e del racconto, portando il pubblico a vivere esperienze culturali in alcuni dei luoghi più affascinanti della provincia di Macerata.
Oscar Massei è ufficialmente cittadino onorario di Treia. Il prestigioso riconoscimento, deliberato all'unanimità dal Consiglio comunale, è stato consegnato nel corso della Festa dello Sport, l'appuntamento che ogni anno celebra il mondo sportivo cittadino e il lavoro delle associazioni, degli atleti, dei dirigenti e dei tanti volontari che promuovono lo sport come strumento di educazione, inclusione e aggregazione.
La cerimonia, semplice ma ricca di emozione, ha rappresentato il momento più significativo della serata. L'Amministrazione comunale ha infatti voluto rendere omaggio all'ex campione argentino, protagonista di una brillante carriera nel calcio italiano con le maglie di Triestina, Inter e SPAL, ma soprattutto custode di un profondo legame con Treia, il paese d'origine dei suoi nonni, emigrati in Argentina.
Un rapporto mai interrotto, alimentato negli anni da visite, ricordi e da un forte senso di appartenenza alle proprie radici, che il Comune ha deciso di suggellare con il massimo riconoscimento civico.
Nel corso della serata sono stati premiati anche i sodalizi sportivi del territorio, ai quali sono stati consegnati attestati di riconoscimento per l'impegno profuso durante l'anno. Un gesto con cui l'Amministrazione ha voluto valorizzare il ruolo sociale dello sport e di quanti, spesso lontano dai riflettori, dedicano tempo e passione alla crescita della comunità.
La visita di Oscar Massei è proseguita anche nella mattinata successiva con una passeggiata insieme ai familiari e al sindaco Franco Capponi. Ospite del Roccolo di Valcerasa, l'ex calciatore ha potuto ammirare uno degli scorci più suggestivi del territorio, con il panorama che si apre fino ai Monti Sibillini, riscoprendo i luoghi da cui prese avvio la storia della sua famiglia.
«Il conferimento della cittadinanza onoraria – ha dichiarato il sindaco Franco Capponi – è il riconoscimento di un legame che va oltre lo sport e i successi agonistici. È il segno della volontà di mantenere vivo il rapporto con le proprie radici e di rafforzare quel filo che continua a unire Treia ai tanti suoi figli e discendenti che hanno costruito la propria storia in altre parti del mondo, senza mai dimenticare il luogo da cui tutto è iniziato».
Dal 9 luglio al 29 novembre 2026 PlayMarche Macerata presenta Studio Azzurro – L’immagine in movimento, un progetto espositivo realizzato da Studio Azzurro in collaborazione con PlayMarche Macerata, con il sostegno di Città di Macerata e Macerata Musei.
La mostra propone un percorso attraverso alcuni momenti fondativi e centrali della ricerca di Studio Azzurro, a partire dai primissimi lavori ancora legati alla pratica fotografica fino alle videoinstallazioni, ai videoambienti e alle opere interattive che hanno segnato la storia dello Studio. Fotografie, video, maquettes e videambientazioni ricostruiscono una traiettoria in cui l’immagine non è mai pensata come superficie chiusa, ma come dispositivo in relazione con lo spazio, il corpo, il tempo e lo spettatore.
.Per la prima volta il percorso espositivo prende avvio con alcuni esiti delle ricerca fotografica che da sempre ha affiancato la ricerca video. Questo nucleo originario rappresenta il punto di partenza di una sperimentazione che intreccia progressivamente fotografia e immagine in movimento, dando vita a un linguaggio capace di oltrepassare i limiti dello schermo e di trasformare lo spazio espositivo in un ambiente narrativo immersivo.
Grazie alla presenza di copiosi materiali di progetto relativi alle opere emerge la dimensione laboratoriale che attraversa tutta la storia di Studio Azzurro: un sapere trasmesso attraverso il fare insieme, la costruzione degli apparati, la condivisione delle competenze e il dialogo tra generazioni. Questa modalità di lavoro, oggi riletta anche alla luce degli studi sull’embodied knowledge, diventa una chiave per comprendere tanto le opere delle origini quanto le più recenti pratiche di ricostruzione, formazione e valorizzazione delle opere storiche.
Il percorso si apre con lavori relativi a opere nate nell’ambito del Centro di Documentazione di Palazzo Fortuny a Venezia, tra cui Quattro immagini con interferenze video del 1983, Il nuotatore (va troppo spesso ad Heidelberg) del 1984, Vedute (quel tale non sta mai fermo) del 1985 e Pareti. Figure strappate del 1986. Queste opere anticipano molte delle questioni che diventeranno centrali nella ricerca dello Studio: la frattura del quadro, la relazione tra immagine e architettura, la narrazione espansa, il dialogo tra presenza fisica e dispositivo tecnologico.
Accanto a questa ricognizione sulle origini, la mostra presenta alcune opere cardine della storia di Studio Azzurro, in scala reale adattata agli ambienti e in scala 1:10. Tra queste, Il giardino delle cose del 1992 segna il passaggio verso una relazione sempre più diretta e sensoriale tra spettatore e immagine. Il dittico video performativo
Il combattimento di Ettore e Achille prosegue nell›indagine intorno al superamento dello schermo e alla presenza del corpo nell’immagine. Una sezione centrale è dedicata a Dove va tutta ’sta gente, storica videoinstallazione realizzata nel 2000 e presentata a Dortmund per Vision Ruhr, qui proposta in una forma ridotta e adattata allo spazio. L’opera affronta il tema dei movimenti migratori nel Mediterraneo attraverso soglie invisibili che impediscono il passaggio e rendono inefficace il tentativo di avvicinamento dello spettatore. A distanza di ventisei anni, conserva una forza critica intatta e interroga con estrema lucidità le barriere, fisiche e simboliche, del presente.
Il percorso prosegue con Il colore dei gesti, una sinfonia sonora e cromatica per sei schermi e materie evocatrici del periplo mediterraneo. L’opera restituisce il Mediterraneo non solo come frontiera, ma come spazio di gesti, tecniche, memorie e saperi condivisi, suggerendo la possibilità di riconoscere un linguaggio comune lungo le sue coste.
Studio Azzurro – L’immagine in movimento attraversa così fotografia, video, teatro e installazione per restituire la complessità di una ricerca che ha saputo ridefinire il rapporto tra tecnologia e presenza, immagine e ambiente, memoria e responsabilità dello sguardo.
Il debutto della stagione lirica allo Sferisterio di Macerata è da sempre un rito di appartenenza, un appuntamento in cui la comunità si riconosce e si celebra. Ieri sera, venerdì 17 luglio, il palcoscenico marchigiano ha inaugurato il suo Macerata Opera Festival con un nuovo allestimento del Nabucco di Giuseppe Verdi, firmato dalla direzione artistica di Marco Vinco.
Un debutto che ha richiamato in platea le massime autorità regionali e un parterre di ospiti nazionali e internazionali.
Ma un altro spettacolo sorprendente è iniziato un’ora prima dell’opera, lungo la sfilata che conduce ai cancelli dell’arena. Sul red carpet dei maceratesi e dei tanti turisti è andato in scena un vero e proprio confronto generazionale sulla scelta del look, sospeso tra il rigore della tradizione e l’avanzata della casual revolution.
Fino a qualche anno fa, il codice d’abbigliamento per la Prima dello Sferisterio non ammetteva repliche: abito lungo per le signore, smoking o rigoroso papillon per gli uomini. Un formalismo che risponde ancora oggi al desiderio di onorare l’evento. Vestirsi eleganti significa uscire dalla consuetudine, staccarsi dalla quotidianità e regalarsi un momento speciale.
Anche ieri sera questo mondo ha brillato: lo si è visto nelle sete preziose, nei gioielli di famiglia e nel portamento fiero di chi sente che «la Prima sia una cosa seria».
A pochi centimetri da loro, tuttavia, si è visto un altro tipo di pubblico, composto anche da numerosi turisti stranieri, che hanno interpretato l’opera con la rilassatezza tipica di chi si appresta a vivere un concerto pop.
L’effetto visivo all’ingresso è stato un gioco di contrasti: il rosso e l’oro degli abiti eleganti si sono mescolati ai toni pastello delle camicie di lino sbottonate, ai mocassini comodi e alle T-shirt. Così, lo strascico e il sandalo gioiello della signora della Macerata bene hanno camminato accanto alle sneakers del ragazzo della porta accanto.
Questo nuovo filone contemporaneo rivendica una visione della cultura più democratica e accessibile: quella di chi vuole vivere la musica colta in totale libertà, rifiutando i vecchi cliché borghesi.
Mentre sul palcoscenico il capolavoro verdiano raccontava, attraverso le note immortali del “Va’, pensiero”, la storia del riscatto di un popolo oppresso, in platea andava in scena il riscatto di un pubblico moderno.
Quando però le luci si sono spente e la musica ha preso il sopravvento, l’abito è scomparso e le due generazioni si sono scoperte unite dalla stessa emozione: la magia delle note di Giuseppe Verdi.
“Questo luogo ha un valore particolare: qui c’è la casa di Giacomo Leopardi, forse il più grande poeta mai vissuto. È un onore e un privilegio suonare davanti alle finestre da cui lui si affacciava”. Con queste parole Giorgio Poi ha salutato il pubblico di Lunaria 2026, la rassegna estiva organizzata da Musicultura insieme al Comune di Recanati, regalando una serata sospesa tra musica e poesia nella suggestiva cornice della Piazzuola del Sabato del Villaggio.
Un luogo simbolico, reso ancora più speciale dalla presenza della contessa Olimpia Leopardi, ospite d’onore dal vicino Palazzo Leopardi, dove la storia del poeta continua a vivere.
La musica di Giorgio Poi ha incontrato la memoria leopardiana in un dialogo fatto di emozioni, parole e atmosfere. Il cantautore novarese, romano d’adozione e con importanti esperienze internazionali tra Londra e Berlino, ha portato sul palco il suo universo sonoro raffinato, tra pop d’autore, influenze indie e arrangiamenti dal respiro cinematografico.
Per circa un’ora e mezza la chitarra acustica di Giorgio Poi ha dialogato con il quartetto d’archi composto da Clarissa Marino al violoncello, Fausto Cigarini alla viola, Alessandro Trabace e Daniel Bozzi ai violini.
Una formazione capace di valorizzare le sfumature più intime dei brani del cantautore, dalle canzoni più amate del suo repertorio fino alle tracce dell’ultimo album “Schegge”, pubblicato nel 2025 per Bomba Dischi.
Le “piccole canzoni”, come le ha definite lo stesso Poi dal palco, hanno accompagnato il pubblico in un viaggio musicale malinconico e delicato, ironico e realistico, fatto di immagini, ricordi e suggestioni.
Fin dalle prime note di “I pomeriggi”, “Giochi di gambe” e “Nelle tue piscine”, la Piazzuola si è trasformata in un grande coro. Il pubblico ha accompagnato i brani con applausi e battiti di mani, dando vita a una serata di forte partecipazione.
“C’è un’atmosfera particolare questa sera, grazie Lunaria, grazie Recanati”, ha detto il cantautore, visibilmente emozionato.
La presenza del quartetto d’archi ha amplificato la dimensione emotiva delle canzoni, creando un intreccio tra suoni e immagini, tra visioni intime e melodie avvolgenti.
Nel corso della serata non sono mancati alcuni dei brani più rappresentativi della carriera di Giorgio Poi: da “Niente di strano”, singolo del debutto del 2016, a “Solo per gioco”, fino a “Un aggettivo un verbo una parola”, “Acqua minerale”, “Tutta la terra finisce in mare”, “Rococò” e “Non c’è vita sopra i 3000 kelvin”.
Il concerto è proseguito tra energia e leggerezza con “Giorni felici”, “Barzellette”, “Moai”, “Uomini contro insetti”, “La musica italiana” e la chiusura affidata all’amata “Vinavil”, accolta da una grande festa del pubblico.
A grande richiesta Giorgio Poi è tornato sul palco per i bis, eseguendo in solitaria “Erica cuore ad elica” e poi riproponendo, insieme agli archi, “Nelle tue piscine”, salutato da lunghi applausi.
Una serata che ha confermato la forza di Lunaria nel creare incontri unici tra artisti, luoghi e memoria.
I prossimi appuntamenti della rassegna saranno il 24 luglio con Dimartino al Colle dell’Infinito, il 29 luglio in Piazza Leopardi con il concerto dei Tiromancino e l’11 settembre al Castello di Montefiore con il vincitore assoluto di Musicultura 2026, Claudio Covato, insieme alla band XGIOVE.
Dopo il debutto del Macerata Opera Festival, inaugurato con la rappresentazione del Nabucco, Palazzo Cortesi ha accolto la delegazione del festival per il tradizionale appuntamento del “dopo” prima. Un momento di incontro e convivialità che ha riunito artisti, protagonisti e organizzatori della manifestazione dopo la tensione e l’emozione della serata inaugurale.
Nel suggestivo spazio del dehors di Palazzo Cortesi hanno brindato insieme il direttore artistico Marco Vinco, la sovrintendente Lucia Chiatti, gli interpreti dell’opera e gli altri ospiti del MOF, accolti dalla struttura con un buffet pensato per accompagnare il momento di festa e condivisione.
La scelta di Palazzo Cortesi come sede dell’appuntamento si inserisce nel più ampio progetto di valorizzazione dello storico edificio maceratese, recentemente restaurato e rilanciato come nuovo polo di aggregazione culturale e ricettiva nel cuore della città. La struttura, gestita da Sara Longarini, nasce con l’obiettivo di coniugare ospitalità, storia e convivialità, offrendo a cittadini e visitatori un’esperienza che unisce cultura, ristorazione e intrattenimento.
Il palazzo custodisce un patrimonio architettonico di grande valore, con elementi che attraversano diversi secoli, dal Trecento all’Ottocento. Durante il recupero sono stati valorizzati dettagli storici come decorazioni originali, archi antichi e ambienti legati alla memoria della città, che secondo le ricostruzioni storiche sarebbero appartenuti anche alla dimora della famiglia del padre di Matteo Ricci. Nel corso dei lavori sarebbero inoltre emersi manoscritti e materiali collegati alla stampa rivoluzionaria risorgimentale, testimonianze del passato del palazzo come luogo legato anche all’attività tipografica clandestina.
Con i lavori di ammodernamento Palazzo Cortesi si è dotato di una area Spa, che è attiva per gli ospiti, e sarà aperta al pubblico dopo ferragosto. La struttura è diventata recentemente Boutique Hotel 4 stelle.
Il progetto di Palazzo Cortesi punta a trasformare lo storico edificio in un punto di riferimento per la vita cittadina, attraverso un’offerta che comprende un hotel destinato a diventare quattro stelle, nuove suite, una spa privata, un ristorante di fascia medio-alta e un lounge bar dedicato alla socialità. Nei mesi estivi, l’area esterna continuerà ad ospitare eventi, serate e iniziative culturali, rafforzando il legame tra il palazzo e il panorama culturale maceratese.
Da questa sera infatti ci sarà il lounge bar con Jorge Soratti, bartender pluripremiato a livello mondiale, sempre con l'obiettivo di diventare un punto di riferimento elegante per la città di Macerata.
La nuova disciplina sugli autovelox entra in vigore e nelle Marche scatta la revisione dei dispositivi presenti sul territorio. Dopo la riforma voluta dal ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini, sono stati 15 gli autovelox disattivati perché non ancora in possesso dei requisiti previsti dalla nuova normativa.
A comunicarlo è lo stesso Ministero, che fa il punto sulla situazione regionale: attualmente risultano 76 dispositivi omologati sui 91 complessivamente installati nelle Marche.
La riforma punta a introdurre criteri uniformi per tutti gli strumenti di rilevazione automatica della velocità, mettendo ordine in un sistema che, secondo il Ministero, è rimasto senza regole comuni per oltre trent'anni.
"Dopo 34 anni si è dunque messo fine al caos delle multe da rilevamento automatico grazie all'individuazione di criteri univoci per tutti i dispositivi utilizzati", si legge nella nota del dicastero.
Il ministro Salvini ha sottolineato come il controllo della velocità debba avere come obiettivo principale la sicurezza degli automobilisti e non possa trasformarsi in un semplice strumento per aumentare gli incassi degli enti locali.
"Se da un lato è fondamentale garantire la sicurezza stradale con misure chiare che devono essere rispettate dagli automobilisti, dall'altra il controllo per la sicurezza non può trasformarsi in un modo poco trasparente per fare cassa alle spalle dei cittadini", ha ribadito il ministro.
La revisione degli autovelox proseguirà anche nei prossimi mesi con l'obiettivo di uniformare il sistema nazionale e garantire maggiore chiarezza sulle modalità di utilizzo degli apparecchi di controllo della velocità.
Lo si sente prima ancora che lo si guardi. Scricchiola, vibra, rimbomba sotto i passi di un popolo in fuga, sotto la rabbia di una regina mancata, sotto il peso di un re che si crede Dio e finisce per inginocchiarsi davanti alla propria fragilità. In questo Nabucco che inaugura il Macerata Opera Festival, il protagonista inatteso è proprio il palcoscenico dello Sferisterio: una superficie immensa che gli interpreti percorrono senza tregua, trasformandola in materia viva, capace di raccontare quanto le voci.
È un Nabucco a tutto palco. E non potrebbe essere altrimenti.
La regia di Paul-Émile Fourny sceglie la monumentalità, ma è la scenografia di Benito Leonori a darle corpo. Una gigantesca architettura di pietra, una sorta di Stonehenge contemporanea, domina la scena e cambia continuamente funzione: tempio, rovina, trono, prigione. Poi si frantuma, si apre, si ricompone, fino al lampo che conclude il secondo atto. È forse il momento in cui l'intero impianto scenico raggiunge la sua massima efficacia: la luce squarcia il cielo, la struttura cede, la distruzione diventa racconto e lo stupore nasce naturalmente dalla perfetta alleanza tra musica, spazio e teatro.
Ma questa monumentalità non cerca l'opulenza del Nabucco tradizionale: non ci sono palazzi scintillanti né un Oriente da cartolina. La vicenda si colloca in un paesaggio arido, duro, quasi post-apocalittico, un deserto di pietra dove non esistono più regni, ma soltanto sopravvissuti. Babilonesi ed ebrei, apparentemente nemici, condividono la stessa condizione: sono popoli reduci, privati delle proprie certezze e alla ricerca di un'identità perduta. In questo spazio spoglio la vicenda di Verdi acquista una dimensione più universale: la guerra non è soltanto lo scontro tra due popoli, ma il racconto di uomini che hanno perso tutto.
A completare questo universo visivo sono i costumi disegnati da Giovanna Fiorentini, che accompagnano la narrazione senza mai diventare decorazione. Il contrasto tra i popoli emerge anche dagli abiti: la durezza dei babilonesi vestiti di pelli dalle strutture rigide e dai volumi aggressivi, si contrappone agli ebrei avvolti in tessuti leggeri e dai colori della terra. Particolarmente riuscito il mantello-gilet indossato da Abigaille nel momento della conquista del potere, richiamo della giacca portata da Nabucco nel primo atto, che racconta, senza bisogno di parole, il furto del trono al padre.
Più altalenante, invece, il dialogo con le videoproiezioni. Quando accompagnano la drammaturgia, amplificandone il significato, funzionano magistralmente: è il caso del crollo finale del secondo atto o del Va', pensiero, dove il mare che accoglie il popolo ebraico si fonde con il cielo dello Sferisterio, cancellando il confine tra palcoscenico e orizzonte. L'immagine è semplice, poetica, necessaria.
Meno persuasive risultano altre scelte: la cavalcata dei soldati all'ingresso di Nabucco, le fiamme che insistono sulla distruzione o il mare in tempesta che avvolge Zaccaria e il coro nel terzo atto. L'impatto visivo è innegabile, ma in questi momenti la tecnologia sembra raccontare ciò che il teatro aveva già saputo esprimere da solo. Lo Sferisterio non ha bisogno di diventare uno schermo monumentale: possiede già la forza della pietra, della prospettiva e di centinaia di corpi in movimento. È l'unico appunto che si può muovere a un allestimento di grande intelligenza visiva: quando tutto cerca di stupire, lo stupore rischia di perdere parte della sua forza.
Chi non ha avuto bisogno di alcun artificio per conquistare il pubblico è stata Anastasia Bartoli, che ha dato corpo alla sua Abigaille sotto lo sguardo attento della madre Cecilia Gasdia, presente in platea. Se l'attesa della serata inaugurale era tutta per il suo debutto all'aperto, Bartoli non ha deluso. Non sorprende, perché il valore della sua interpretazione era già noto. Ma incanta.
La sua Abigaille non è soltanto la donna feroce e assetata di potere consegnata da Verdi alla storia dell'opera: Bartoli ne scava le crepe, mostrando una figura sospesa tra rabbia e dolore, forza e fragilità. In "Ben io t'invenni... Anch'io dischiuso un giorno" la voce si fa intima e malinconica, lasciando emergere la solitudine di un personaggio che dietro la sete di vendetta nasconde un disperato bisogno di riconoscimento. Il culmine arriva in "Su me... morente", dove la sua voce danza con il corno inglese in un dialogo struggente: due linee sonore che si intrecciano fino a fondersi in un unico respiro di dolore. È un momento di grande sincerità interpretativa, in cui ogni frase sembra consumarsi insieme al personaggio. Il teatro si fa silenzio, prima ancora che applauso. Brividi, autentici.
Tra gli uomini emerge con autorevolezza lo Zaccaria di Alberto Comes. La voce corre con facilità nello spazio aperto dello Sferisterio, mantenendo sempre compattezza timbrica e autorevolezza. Le arie e le cabalette sono affrontate con sicurezza, ma è soprattutto la presenza scenica a convincere. Dialoga con il coro senza esserne mai travolto, imponendosi come il riferimento maschile dell'intera produzione.
Nel ruolo del protagonista Ariun Ganbaatar costruisce un Nabucco dalla forte presenza scenica, una figura che trova nello spazio dello Sferisterio il luogo ideale per esprimere la propria imponenza. La voce possiede ampiezza e corpo, con un colore naturalmente adatto al repertorio verdiano e una proiezione capace di attraversare l'intera arena. Qualche asperità non compromette un'interpretazione che cresce con il personaggio: è infatti nel momento della caduta, quando il re si confronta con la propria fragilità, che arriva la parte più convincente della sua prova.
In Dio di Giuda emerge tutta la sua potenza drammatica: il conflitto interiore di Nabucco trova finalmente una voce piena, intensa, capace di restituire il peso della colpa e dello smarrimento. È un momento in cui il personaggio abbandona la dimensione del conquistatore per diventare un uomo spezzato, e Ganbaatar riesce a dare concretezza a questa trasformazione.
Accanto ai protagonisti, Alessandro Scotto Di Luzio tratteggia un Ismaele dalla buona presenza scenica, mentre Laura Verrecchia offre una Fenena raccolta e delicata, interpreti che contribuiscono all'equilibrio dell'insieme.
A dare ulteriore forza a questo impianto è la direzione di Fabrizio Maria Carminati, capace di guidare la partitura verdiana con equilibrio e slancio. L'orchestra cresce, esplode e si ritrae con naturalezza, sfruttando lo spazio dello Sferisterio senza mai perdere il controllo del dettaglio, trasformandolo in una vera cassa di risonanza emotiva. Accanto a lui, il Coro Lirico Marchigiano "Vincenzo Bellini" è un corpo vivo della tragedia: non soltanto una massa sonora, ma un popolo che occupa il palco, lo attraversa e lo modifica. Nei grandi affreschi corali e soprattutto nel Va', pensiero, la compattezza, la dinamica e la forza espressiva del coro restituiscono tutta la potenza collettiva della pagina verdiana.
Alla fine resta proprio questa immagine: un teatro che non è più soltanto un luogo, ma un organismo vivo. La pietra dello Sferisterio ha vibrato sotto i passi degli interpreti, sotto il peso della storia raccontata da Verdi, sotto una musica che ancora oggi riesce a trasformare una vicenda antica in emozione presente.
Questo Nabucco convince non perché sia perfetto. Qualche effetto scenico poteva essere risparmiato, qualche immagine lasciata alla fantasia dello spettatore. Ma perché riesce a ricordare che il teatro, prima di essere tecnologia, è spazio, pietra, corpi e voci. E quando questi elementi trovano il loro equilibrio, come accade in questa inaugurazione del Macerata Opera Festival, il resto diventa semplicemente contorno.
Viaggiava a bordo di un'auto rubata, ma l'atteggiamento sospetto del conducente non è sfuggito all'occhio attento di un Carabiniere libero dal servizio. È così scattato l'intervento dei militari della Stazione dei Carabinieri di Porto Recanati, che hanno denunciato in stato di libertà un uomo di 49 anni, originario di San Severino Marche e residente a Numana, con l'accusa di ricettazione.
L'episodio è avvenuto dopo che il militare, notando il veicolo sospetto, ha deciso di informare immediatamente i colleghi della Stazione locale. La segnalazione ha permesso ai Carabinieri di intervenire rapidamente e intercettare il mezzo in via Salvo D'Acquisto.
Durante il controllo del conducente e del veicolo sono emersi gli elementi che hanno confermato i sospetti: l'autovettura è risultata essere stata rubata il 10 luglio scorso a Castelfidardo.
Al termine degli accertamenti di rito, il mezzo sarà restituito al legittimo proprietario. L'uomo è stato invece deferito all'autorità giudiziaria con l'accusa di ricettazione.
Le indagini sono ora condotte dai Carabinieri della Stazione di Porto Recanati, che hanno provveduto a informare la competente Procura della Repubblica per gli ulteriori accertamenti del caso.