
di Fabrizio Scoccia

La sessualità nell'età anziana: conversazione con la dottoressa Giuliana Proietti
Il sesso ha sempre avuto una cortina nebulosa per proteggere le intime azioni e reazioni di tutti. Di sicuro un limite per la ricerca e divulgazione delle indicazioni specifiche. Quando poi l’argomento viene confrontato con gli anziani, la fascia sociale più debole ed esposta alle problematiche anche se il concetto di anziano si sta sempre più spostando avanti nel tempo, è più difficile fare una valutazione su quanto la sessualità intervenga nella loro vita e nella sua qualità. La scienza però non può trascurare un elemento così essenziale che può restare tale a qualsiasi età. Ne parliamo con la dottoressa Giuliana Proietti, psicoterapeuta sessuologa consulente presso Associati Fisiomed. Dottoressa Proietti, in genere si pensa che le donne in menopausa perdano interesse per la sessualità. È così o si tratta di un pregiudizio nei confronti delle donne non più giovani?" "È del tutto normale che la menopausa comporti qualche cambiamento nel desiderio sessuale e nelle sensazioni corporee, a causa delle variazioni ormonali. Molte donne, è vero, sperimentano una riduzione della lubrificazione e una diminuzione della libido, ma non è così per tutte: vi sono anche donne che vivono questa fase come un’opportunità per riscoprire forme diverse di intimità, anche perché a questo stadio della vita non temono più di restare incinte, i figli sono ormai grandi e dunque si sentono molto più libere. Con l’età il sesso cambia e non sempre il sesso penetrativo è la migliore opzione per l’età matura, sia per lei, sia per lui". Cosa può fare un uomo per far ritrovare alla sua compagna in menopausa un maggiore interesse verso la sessualità? "Occorre pensare che la menopausa è una fase di transizione che interessa non solo la donna, ma anche le dinamiche di coppia. È importante che i due partner comunichino con empatia e senza pregiudizi, riconoscendo che i loro bisogni, anche sessuali possono essere cambiati. Il segreto che ogni uomo dovrebbe conoscere per mantenere viva la parte sessuale nella coppia è quello di non abbandonare i momenti di tenerezza, gli abbracci e il contatto fisico e non pensare che ogni volta essi debbano per forza sfociare in un rapporto sessuale vero e proprio". In che modo una vita sessuale attiva, anche fra anziani, può migliorare il rapporto di coppia? "Una coppia anziana che continua a vivere una vita sessuale attiva per forza di cose tende anche ad avere una maggiore cura del proprio corpo e della propria salute, e questo contribuisce a migliorare la qualità della vita. È importante tuttavia informarsi bene sui cambiamenti fisiologici legati all’età, evitando di avere aspettative irrealistiche e conoscere anche le possibili soluzioni (ad esempio, l’uso di lubrificanti, trattamenti ormonali, farmaci vasoattivi per la tenuta dell’erezione, uso dei sex toys e terapie psicosessuologiche)". La società sembra spesso ignorare o minimizzare la sessualità degli anziani, relegandola a un tabù. Perché persiste questo stigma e come possiamo combatterlo? "Lo stigma sociale sulla sessualità in età avanzata nasce da stereotipi che associano il desiderio sessuale solo alla giovinezza e alla riproduzione e negano agli anziani il diritto di esprimere la propria intimità. Questa visione limitata porta a pregiudizi che possono far sentire le persone anziane inibite o inadeguate. Per combattere il tabù è fondamentale promuovere un’informazione corretta e inclusiva, valorizzando testimonianze e studi che evidenziano come l’intimità sia essenziale per il benessere psicofisico in ogni fase della vita".

Ansia, depressione e DSA in aumento: come cambiano le difficoltà dei giovani
L’infanzia e l’adolescenza sono da sempre le fasi della vita più sensibili all’ambiente e al contesto dove i bambini e i ragazzi vivono con riflessi nella loro psiche e nella formazione del loro carattere. La fragilità e la vulnerabilità di quelle età è stata sempre molto attenzionata dalle scienze sociali e mediche. L’adulto avrà delle caratteristiche che quasi sempre hanno radici proprio nei primi anni di vita. Tutto questo nelle varie fasi storiche tende a subire dei cambiamenti e delle evoluzioni che devono essere sempre molto ben evidenziate e studiate per far sì che i bambini e i giovani crescano nella maniera migliore. Nel periodo che stiamo vivendo le problematiche sembrano ancora più accentuate. Ne parliamo con la dottoressa Nelia Zamponi, specialista pediatra e neuropsichiatra infantile, già direttore Sod Neuropsichiatria Infantile e Centro Regionale Epilessia Infantile Ospedali Riuniti Ancona, oggi consulente presso Associati Fisiomed. - Dott.ssa Zamponi di che cosa si occupa il Neuropsichiatra Infantile? "La Neuropsichiatria Infantile o, più correttamente, la Neuropsichiatria dell’infanzia e dell’ adolescenza, è una branca specialistica della Medicina che si occupa della diagnosi e del trattamento dei disturbi neurologici e neuropsichiatrici che insorgono nella fascia di età compresa fra 0-18 anni". - Quali sono le patologie neuropsichiatriche più frequenti in questa fascia di età? "Per quanto attiene la patologia neurologica, le epilessie e le cefalee rappresentano i disturbi che più frequentemente richiedono una consultazione specialistica a causa della loro prevalenza nella popolazione pediatrica e della peculiarità dei loro aspetti rispetto all’età adulta. Anche il disturbo da tIc, le lipotimie, le sincopi, le vertigini, i disturbi muscolari sono motivo piuttosto frequente di consultazione ambulatoriale. A livello ospedaliero accedono, invece, la patologia neurologica acuta e le patologie neurologiche / neuromuscolari di maggiore complessità (traumi cranici, tumori, epilessie gravi, ictus, paralisi cerebrali infantili, malattie degenerative…). Per quanto attiene la patologia neuropsichiatrica, i disturbi del neuro sviluppo e i disturbi psichiatrici sono i motivi di presa in carico diagnostica e terapeutica di maggiore rilevanza. I disturbi del neurosviluppo sono molteplici e di gravità variabile, richiedono una individuazione precoce e una tempestiva presa in carico multidisciplinare (ritardi di sviluppo psicomotorio, disturbo del linguaggio, disturbo di spettro autistico , disturbi specifici di apprendimento,disturbi comportamentali..) al fine di garantire una evoluzione neuropsichica positiva, un adeguato raggiungimento degli obiettivi accademici e una piena autonomia personale". - L’incidenza delle patologie neuropsichiatriche è stabile nel tempo? "No. Negli ultimi anni si è assistito a un sostanziale aumento della incidenza dei disturbi di neurosviluppo e dei disturbi psichiatrici in età adolescenziale. Sono soprattutto aumentate le diagnosi e le richieste di intervento per i disturbi specifici di apprendimento (DSA). Le stime epidemiologiche collocano i DSA tra il 5% e il 12% dei pazienti in età scolare. Si tratta di situazioni in cui si rilevano difficoltà nell'acquisizione e utilizzazione della lettura, della scrittura e del calcolo a fronte di una normale dotazione intellettiva. L’origine è di natura neurobiologica, il riconoscimento è indispensabile ai fini di mettere in atto tutte le misure compensative/dispensative previste dalla legge finalizzate al raggiungimento di adeguati livelli di apprendimento e di un armonico sviluppo della personalità. Sono altresì in aumento le diagnosi di Disturbo da Deficit di attenzione con iperattività (ADHD) e le diagnosi di Disturbo di Spettro Autistico (ASD). L’incremento riguarda anche e in maniera molto consistente i disturbi psichiatrici in età adolescenziale. Ansia, depressione, disturbi della condotta, dipendenze, disturbi del comportamento alimentare (DCA), sono purtroppo divenute motivo di consultazione molto frequente con enormi difficoltà di trattamento e presa in carico territoriale e ospedaliera". - Quali sono le cause della aumentata incidenza di disturbi psichiatrici e di disturbi del neurosviluppo? "Vengono chiamati in causa molti elementi interconnessi fra loro: la rapidità dei mutamenti sociali, il crollo di modelli e valori di riferimento, i social media, la rete, l’intelligenza artificiale, il lockdown pandemico hanno comportato un cambiamento rapido con conseguente enorme fatica a riconoscere l’autorità, a confrontarsi con i pari e con un’altissima ansia sociale. Il bullismo, il cyberbullismo, la dissociazione tra l’immagine sui social e l’immagine di sè reale rappresentano esperienze negative sempre più frequenti e precoci. Le amicizie virtuali vengono preferite alle più faticose relazioni amicali del mondo reale, tanto da determinare frequentemente un vero e proprio ritiro sociale. Anche per quanto riguarda le funzioni neuropsicologiche, l’esposizione precoce a smartphone e social media induce mutamenti importanti: questi ragazzi, fin da piccoli, mostrano tempi attentivi molto più brevi, sono molto più veloci, ma surfano sulle informazioni, non vanno in profondità. La realtà diviene quella della rete: tutto è veloce, le risposte arrivano subito, senza interesse di approfondimento, senza sforzo di memorizzazione, senza interiorizzazione. Alla lunga, queste modalità possono interferire notevolmente con le tecniche di insegnamento tradizionale e con le richieste della scuola generando disagio psicologico e difficoltà di apprendimento". (Credit foto dott.ssa Zamponi: Giusy Marinelli)

L'ovaio policistico: che cos'è e quali sono i rimedi
La salute delle donne merita una particolare attenzione perché oltre ad avere una rilevanza come tutti gli esseri umani, senza distinzione di genere sulla qualità della vita, ha anche una sua valenza sociale che si ripercuote nella possibilità e gestione della maternità, nella vita e gestione della famiglia, nel loro impegno nel lavoro. Tra le condizioni patologiche riconducibili alla donna l’ovaio policistico è sicuramente una delle sindromi femminili che hanno una maggiore incidenza. Ne parliamo con la dottoressa Maria Cristina Magagnini, medico specialista in endocrinologia e malattie del metabolismo con Master di II livello in andrologia, medicina della riproduzione e della sessualità, consulente presso il centro medico Associati Fisiomed. Dott.ssa Magagnini, oggi tra le giovani donne si sente parlare molto della sindrome dell'ovaio policistico (PCOS). Cos'è? "La sindrome dell’ovaio policistico (PCOS) è il disturbo endocrinologico più diffuso tra le donne in età fertile, avendo una prevalenza dell'8-13%. È una condizione clinica caratterizzata da una variabilità di segni e sintomi. La diagnosi si basa sui criteri di Rotterdam e richiede almeno 2 di queste tre condizioni: irregolarità mestruali, iper androgenismo clinico (dosaggio degli androgeni tramite prelievo ematico al terzo giorno del ciclo mestruale) o biochimico (ad es irsutismo, acne e alopecia) e quadro ecografico compatibile con policistosi ovarica (che richiede dei parametri ben precisi). Nel complesso si tratta di un'importante disfunzione dell'apparato riproduttivo femminile che sfocia però in una complessa alterazione di tipo metabolico, estetico e riproduttivo". Quindi quali sono i sintomi che devono fare allarmare? "Solitamente l'oligoamenorrea (mancanza del ciclo mestruale) è il segno che più preoccupa le giovani donne. Altre volte si tratta di peluria in eccesso (irsutismo), acne o caduta di capelli, la cosiddetta alopecia androgenetica". Invece dal punto di vista metabolico, quali sono i problemi a cui si riferisce? "Le donne con PCOS, ad esempio, hanno un rischio maggiore di sviluppare il diabete mellito di tipo 2. La maggior parte è insulino-resistente e/o obesa, e ha difficoltà a perdere peso nonostante diete spesso rigide". Ha parlato di riproduzione. Può la PCOS incidere sulla fertilità? "Assolutamente sì, irregolarità mestruale significa anche alterata ovulazione, quindi a volte non si fa diagnosi in adolescenza, ma arrivano in ambulatorio giovani 30enni che da anni provano ad avere figli, senza successo". Esiste una cura? "Esistono dei trattamenti sintomatici. Sicuramente il primo consiglio rimane correggere lo stile di vita, inteso come alimentazione e attività fisica, soprattutto per le donne in sovrappeso o obese. Il resto dipende dalla problematica principale. Non esiste una cura univoca. Tutto va personalizzato e studiato in base alle necessità della paziente e in base al problema che presenta in quel preciso momento". Grazie Dottoressa Magagnini.

"Medico di medicina generale: figura chiave della nostra vita"
Incontrando un mio vecchio amico, compagno di liceo ai Salesiani di Macerata, abbiamo parlato del suo lavoro, della pensione raggiunta dopo quasi 40 anni di servizio, lui medico di base ad Ancona. Il medico di base o di famiglia, che dir si voglia, è da sempre la figura di riferimento quotidiana per la preservazione della salute dei cittadini. E’ medico, spesso confidente, a volte anche amico. E’ una visione allargata della tutela della salute coinvolgendo fiducia ed attenzione reciproca nella cura del corpo, ma anche valutazione della qualità della vita, persino esplorazione dei sentimenti. E’ il medico di famiglia, la figura storica di riferimento sempre presente e in ogni caso di aiuto. Il Dottor Luigi Fiordelmondo, quasi per 40 anni medico di medicina generale ad Ancona, ha voluto descrivere in un libro intitolato "Quando il medico non è solo di famiglia" la sua esperienza professionale, l’evoluzione del ruolo nel tempo e anche le frustrazioni sopraggiunte a deteriorare la missione. Il libro ha già ricevuto un riconoscimento in un concorso letterario. Voglio riportare l’introduzione perché penso possa aiutare tutti ad un proficuo rapporto con una figura fondamentale per la nostra vita. “Volevo fare il medico condotto come il dottor Manson del romanzo di Cronin. Ho finito per fare il medico di famiglia, il medico di base, il medico generico, il medico di medicina generale, il medico curante, ma non il medico condotto e il problema non fu non essere in Scozia ai tempi di Cronin, ma l’essere in Italia ai tempi della riforma sanitaria. Correva l’anno 1978 e il 23 dicembre di quell’anno nasceva il Servizio Sanitario Nazionale. La diversità degli appellativi denotava, fin d’allora, la varietà di interpretazioni che venivano attribuite a questa particolare figura di sanitario. Medico, ma anche psicologo, ma anche sociologo, ma anche soprattutto medico “prescrittore”, preferibilmente “appropriato” secondo le normative del Servizio Sanitario Pubblico. Quando mi si chiedeva che lavoro facessi dicevo il medico. Se la domanda richiedeva anche una distinzione precisa, per tagliar corto dicevo: 'il medico della Mutua' e tutti capivano anche se le Mutue non c’erano più. La cosiddetta “appropriatezza prescrittiva” è stata, insieme alla frequente difficoltà dei collegamenti Internet con il Ministero dell’Economia e Finanza (MEF), forse anche per mia responsabilità, il costante incubo nei 38 anni di attività. Oltre ovviamente a quello degli anni bui della pandemia da Covid 19. Si dirà in maniera ironica, ma non troppo, “facevi anche l’esperto contabile”? In effetti, come un bravo ragioniere, dovevo inviare ogni giorno e da ciò l’ansia per la linea Internet, tutte le ricette dematerializzate che effettuavo. In tempo reale venivano controllate dal MEF, sia nell’appropriatezza, sia per verificare se si fosse superato o meno il budget di spesa. In tutti questi anni, per ottenere un seppur minimo risparmio siamo passati dalla dotazione di un ricettario verde, di formato verticale, nel quale potevi scrivere diversi farmaci l’uno di seguito all’altro, ad un ricettario rosso, molto più contenuto, di formato orizzontale, nel quale potevi scrivere, anche perché non c’era spazio per altro, un numero massimo di due farmaci. Non più quindi collutori, lavande per l’igiene intima, saponi, creme o parafarmaci di qualsiasi genere. Avevamo scoperto la razionalizzazione e il contenimento della spesa! Con Internet poi nacque la ricetta senza materia detta appunto dematerializzata. Avevamo fatto un’ulteriore magia. La carta della Zecca dello Stato sulla quale incredibilmente si dovevano prescrivere i farmaci non c’era più. In effetti la carta c’era, ma non era quella nobile e costosa della Zecca, bensì un semplice formato A5 prodotto dalla stampante del tuo PC (personal computer) che diventò nel frattempo indispensabile in ambulatorio, come lo era il lettino per le visite se non di più. Dopo due anni di servizio in ospedale, quando scelsi il territorio e me ne andai, l’Aiuto del reparto mi disse: “Ottima scelta ragazzo, sarai libero e Primario di te stesso”. Non immaginava che sopra a me, in quella nuova avventura, avrei avuto il MEF e il Direttore generale dell’Azienda Sanitaria, non immaginava nemmeno che mi sarebbero accadute vicende e situazioni che andavano oltre la clinica e che comunque valevano la pena di essere vissute ed anche raccontate”.

Come smaltire dalle abbuffate natalizie: 3 risposte ai dubbi più frequenti
Le festività natalizie portano gioia e momenti conviviali. Nelle occasioni più importanti a tavola si registra un elevato consumo di calorie, che spesso però lasciano anche un carico di malesseri fisici: gonfiore, poca energia e un’insaziabile voglia di dolci. Cosa succede davvero al nostro corpo dopo gli eccessi alimentari? E come possiamo rimediare? Ne parliamo con il Dr. Roberto Talamonti, Nutrizionista Biologo, esperto in Combinazioni Alimentari, Bio-Terapia e Fitoterapia Naturale consulente del centro medico Associati Fisiomed. Perché Dr. Talamonti dopo gli eccessi natalizi non si riesce a smettere di desiderare dolci e cibo abbondante? I dolci e i carboidrati raffinati consumati durante le feste attivano un meccanismo di dipendenza. Quando mangiamo zuccheri in grandi quantità, il cervello rilascia dopamina, un neurotrasmettitore legato alla sensazione di piacere. Questo crea un circolo vizioso che alimenta il desiderio di cibi zuccherini e abbondanti. Come spezzare il ciclo? - Ridurre gradualmente gli zuccheri semplici e privilegia alimenti che stabilizzano la glicemia, come proteine (uova, pesce, legumi) e grassi sani (olio EVO, burro ghee, noci, mandorle e avocado). - Inserire sempre verdure nei pasti possibilmente da antipasto, fondamentali per dare sazietà e regolarità, andando a limitare l’assorbimento dei cibi inseriti successivamente - Sostituire i dolci con alternative più sane, come una macedonia di frutta fresca o tisane con un cucchiaino di miele. Cosa succede al corpo con gli eccessi e come riequilibrare glicemia e insulina? Durante le abbuffate, i picchi glicemici aumentano la produzione di insulina, l’ormone che regola lo zucchero nel sangue. Questo meccanismo può portare a: - Accumulo di grasso, soprattutto addominale. - Calate improvvise di energia, seguite da fame continua. - Alterazioni del bilancio ormonale, che rendono difficile riprendere il controllo. Come riequilibrarsi? - Inserire nei pasti una fonte di carboidrati complessi (riso integrale, quinoa, farro), proteine magre (pollo, tofu) e verdure abbondanti, come broccoli, finocchi o insalate miste (sempre in questo caso da antipasto). - Evitare i digiuni drastici, che stressano l’organismo e favoriscono nuovi squilibri. - Fare movimento: una passeggiata di 30 minuti al giorno è sufficiente per migliorare la sensibilità all’insulina e accelerare il metabolismo. Il detox post-festività funziona davvero? Il detox è spesso frainteso. Non si tratta di rinunce estreme o diete liquide, ma di aiutare il corpo a eliminare tossine accumulate e a ripristinare l’equilibrio intestinale. Durante le feste, fegato e intestino subiscono un carico extra a causa di zuccheri, grassi e alcol. Come fare un detox efficace? - Bere almeno 2 litri di acqua al giorno, magari arricchita con limone, zenzero o menta. - Aumentare il consumo di verdure a foglia verde, carciofi, cavoli e cetrioli, che favoriscono la depurazione. - Limitare alcol, zuccheri e alimenti processati per almeno una settimana. - Integrare cibi fermentati (kefir, crauti) per migliorare la salute intestinale. In conclusione recuperare dagli eccessi natalizi richiede costanza e un approccio equilibrato. Non servono privazioni drastiche, ma il ritorno a una dieta bilanciata con proteine, carboidrati complessi e tante verdure. Il benessere è un viaggio quotidiano: ascolta il tuo corpo e concedigli il tempo necessario per ritrovare il suo ritmo naturale. Auguri per un bellissimo 2025 di salute per tutti.

Divertirsi con amici e parenti e gustare la buona tavola fa bene ma...attenzione!
In questo fine settimana che cade in mezzo al Natale appena vissuto e al Capodanno che ci apprestiamo a festeggiare forse è opportuno qualche consiglio, perché le feste siano fino in fondo serene e piene di salute per lo spirito ed il corpo. Diciamo due cose banali ma importanti: in questi giorni non proprio festivi limitiamoci a tavola perché abbiamo dato abbastanza qualche giorno fa e dovremo dare forse ancora di più tra qualche giorno. Approfittiamo del ritornato bel tempo per qualche passeggiata all’aria aperta, l’attività fisica è sempre preziosa. Con l’Immacolata sono iniziate tradizionalmente le feste natalizie che si protrarranno fino all’Epifania del 6 gennaio. Naturalmente i giorni salienti sono la vigilia, il giorno di Natale, la sera del 31 dicembre e il giorno di Capodanno. Un mese insomma di feste inframezzate da giorni di apparente normalità, conditi però da incontri conviviali per ritrovarsi e farsi gli auguri con i colleghi di lavoro, gli amici del calcetto, gli iscritti ai circoli della vela, del tennis, del biliardo...i frequentatori di palestra, gli amici cacciatori, pescatori, persino quelli della scuola di ballo! Tutti gli interessi e le attività che riusciamo a coltivare, tutti a far festa, ritrovarsi per dei momenti di serenità ed augurarci un buon Natale e un buon anno. A questi riti con i parenti e gli amici non possiamo sottrarci, anzi, sarà un modo per esorcizzare e buttarci alle spalle per qualche ora le preoccupazioni e le ansie. Il rituale religioso della rievocazione della natività divina, che trasporta in una oasi di gioia e speranza i credenti, la percezione di amicizia, solidarietà ed amore che pervade tutti e che si manifesta con auguri, abbracci, regali sono iniezioni di fiducia ed allegria per tantissima gente. Persone di ogni condizione sociale, di ogni stato di salute usufruiscono di questa ventata calda e salutare. Dopo aver fatto una simile premessa, parlare di questo periodo andando a scovare quali sono i rischi per la nostra salute legati agli opulenti pranzi e cene sembra fuori luogo. Viene molto più spontaneo elencare i tanti benefici di una inevitabile trasgressione in compagnia delle persone care, in un periodo in cui il benessere dell’anima e della mente prende il sopravvento ed è prioritario. La soddisfazione del corpo, seppur con qualche rischio, è anch’essa un coadiuvante importante del processo virtuoso. Il cibo può diventare momento relazionale di aggregazione, allenta le tensioni e ritempra dallo stress. Le feste servono anche a questo. Per ottenere però gli effetti benefici desiderati la trasgressione mangereccia deve essere contemplata in una dimensione amorevole verso noi stessi, essa va quindi circoscritta e bilanciata con accorgimenti che ne compensino gli eventuali effetti indesiderati sulla linea del nostro corpo in particolare e sulla nostra salute in generale. Possiamo dire di poter ricambiare con un sorriso gli sguardi severi dei sensi di colpa che, facendo spesso capolino su di noi, ci richiamano all’ordine e alla disciplina. Gli “strappi alla regola” se nutriti di significati orientati alla ricerca di un benessere generale sono una “carezza” che ci doniamo con affetto. Mi scuso per la mia predica amorevole e porgo a tutti i migliori auguri per un felice 2025.

"La musica come terapia, riduce stress e ansia": intervista al dottor Mauro Galantino
La musica rilassa, rasserena, emoziona, a volte commuove, sempre crea quel collegamento tra la mente e il cuore che tracima benessere che va ad espandersi a tutto il corpo. La musica è salute o la salute è musica, è la sensazione del sublime stato che si guarda allo specchio quando le note ci rapiscono. Abbiamo la fortuna di approfondire il suggestivo argomento con un medico che è anche giornalista e raffinato critico musicale. Il dottor Mauro Galantino è medico del lavoro e medico termale e già nello svolgimento della sua professione si intuisce la propensione alla ricerca del benessere e di una condizione sempre migliore della qualità della vita. Nella sua passione per la musica riesce inoltre a coniugare la scienza con i sentimenti più intimi e i sogni che la musica sa propinare. Ci affidiamo a lui, è pugliese, ma anche un grande amante ed amico delle Marche. Non manca mai a tutte le manifestazioni musicali che popolano i programmi culturali e di spettacolo, soprattutto agli appuntamenti dello Sferisterio di Macerata e dell’Arena di Verona. La rubrica Sano a sapersi vuol fare ai suoi lettori un regalo ed un augurio di Buon Natale e Felice Anno Nuovo proponendo un’amichevole e dotta conversazione con l’ amico Mauro Galantino. Questa volta partiamo dalle Marche: come è andata quest’anno la stagione dello Sferisterio a Macerata? "La 60° Edizione del MOF 2024 si è conclusa con il più grande successo di pubblico e di fatturato di sempre! Diverse le serate 'sold out'. Non poteva mancare l’omaggio di Macerata a Puccini, nel centenario della morte, con due delle tre opere in cartellone. E poi il concerto evento per i 60 anni con la luna tornata sullo Sferisterio ad ascoltare le note; la spettacolare messa in scena de 'I Carmina Burana'; l’iniziativa per i giovani con le prove d’assieme allo Sferisterio; i Concerti dislocati in varie location della città; gli Aperitivi Culturali a mezzogiorno con artisti, filosofi e giornalisti ad interrogarsi sui vari temi del MOF; il “Progetto “InOpera” con la mission che la cultura può e deve diventare una preziosa occasione di coesione e di crescita sociale, volta alla prevenzione della marginalità e del disagio sociale, che ha visto crescere anche gli sponsor privati, tra cui Associati Fisiomed, polo emergente d’eccellenza della sanità marchigiana sempre attento anche a patrocinare iniziative d’inclusione sociale. E poi il ROF di Pesaro, con il periodico omaggio al moderno e sempre più gradito Rossini; il festival della vicina Ravenna, ormai città adottiva del mio compaesano Maestro Muti e della sua giovane prestigiosa orchestra". In Arena, invece, siamo all’Edizione 101?! "Il Festival Areniano a Verona ha raggiunto un importante traguardo, la veneranda età di 101 anni! L’edizione 2024 è iniziata con il botto, con due serate evento 'sold out', la prima dedicata al Belcanto lirico italiano, patrimonio mondiale immateriale dell’umanità, trasmessa in mondovisione, con Riccardo Muti protagonista; la seconda con la Turandot, omaggio anche di Verona a Puccini. E poi un super cartellone ricco delle opere che hanno reso il palcoscenico areniano famoso a livello mondiale con anche qui serate speciali con artisti straordinari (Bolle, Netrebko, Domingo, etc) e pagine di musica immortali. Da sottolineare la presenza sulle gradinate dell’Arena di un pubblico più giovanile. L’Arena di Verona si conferma anche per il 2024 la location ideale dove sono passati e passeranno anche tutti i grandi artisti della musica cosiddetta “leggera” e d’autore. Da sottolineare numeri record di spettatori e di incassi anche qui, con crescita progressiva del pubblico giovanile". E nel resto d’Italia come è andata? "Molto bene! L’appeal della musica 'colta' è sempre più grande, i vari cartelloni si sono arricchiti di nuovi contenuti e proposte che non solo hanno incontrato il favore dei tradizionali appassionati ma anche di giovani e neofiti con tariffe ed agevolazioni loro dedicate. Ormai ne sono sempre più convinti operatori turistici ed Istituzioni pubbliche e private: i Festival d’Estate hanno rappresentato un potente volano per le economie delle vacanze dei territori interessati. Il 2024 è stato soprattutto dovunque l’anno di Puccini. Il compositore toscano l’ha fatta da padrone, non solo nella sua Torre del Lago, dove si è celebrata la 70° edizione del Puccini Opera Festival, firmato da una grande vecchia conoscenza dei maceratesi e dello Sferisterio, Pier Luigi Pizzi, ma un po’ dovunque. Alle Terme di Caracalla di Roma tanti grandi eventi e con il famoso architetto Massimiliano Fuskas chiamato a firmare i progetti creativi di Tosca e Turandot per l’omaggio dovuto a Puccini. A Ravello si è giunti alla 72° edizione, pur in una difficile congiuntura economica che stava minando questo festival che si svolge in un luogo privilegiato da una scenografia naturale inimitabile (per dirla con Pasolini e lo stesso Wagner) ed altrettanto famoso nel mondo. Stessa situazione per la rassegna “Un’Estate da Re” che si svolge nell’altrettanto splendida Reggia di Caserta. Sempre a Sud, come non citare il festival di Taormina nella emozionante location del suo Teatro Antico che rende anche le cose semplici, uniche al mondo e che ha riproposto Enrico Castiglione a firmare la Manon Lescaut? E poi, la mia Martina Franca, in Puglia, cittadina aristocratica di grande bellezza e fascino, che nel 2024 ha festeggiato il suo 50° compleanno, rivendicando con orgoglio la propria storia e riaffermando il suo ruolo nel panorama italiano ed internazionale, quale sede ideale del Belcanto, con la riscoperta e la riproposizione di alcuni titoli cosiddetti minori, per l’occasione con l’orchestra del bellissimo Teatro Petruzzelli di Bari come partner. Per fortuna, in Italia, le Città della Musica sono tante, con importanti Festival Musicali, rassegne concertistiche, operistiche e balletti che insieme ad altre iniziative artistiche e culturali promuovono il territorio". Questa è una rubrica dedicata soprattutto alla Salute: Musica e Lavoro: cosa dicono gli esperti? E che ne pensa Lei, che è anche Medico del Lavoro? "Come sempre, ci sono due scuole di pensiero, suffragate da studi e ricerche e che tengono conto dei vari tipi di lavoro. In linea di massima, però, si può dire che ascoltare musica al lavoro favorisce la produttività dei dipendenti e contribuisce a creare un ambiente positivo e vivace. Riduce lo stress, le sensazioni negative, facilita le relazioni interpersonali con gli altri colleghi, può rendere più scorrevoli compiti di routine, evitare noia e stanchezza mentale, avere, insomma, un migliore stato d’animo e la giusta carica! Parallelamente, ascoltando ripetutamente musica con le cuffie, si corre il rischio di isolarsi dagli altri, con riflessi negativi sul lavoro di gruppo e sulla capacità di raggiungere insieme un obiettivo comune. Ascoltare musica aiuta soprattutto a svolgere le attività noiose e ripetitive, aumenta la nostra creatività ed in genere aiuta la concentrazione. Naturalmente queste considerazioni sono soggettive e variano da persona a persona ed a seconda delle personali abitudini, ma è scientificamente provato che i suoni, le melodie, l’armonia sono in grado di agire sullo stato d’animo umano: l’importante è riuscire a trovare il giusto equilibrio tra le emozioni generate dalla musica e l’attività che si sta svolgendo e trasformarle in energia positiva. In che modo la musica ci fa stare meglio? Quali sono i meccanismi scientifici di cui Lei parla? "L'ascolto della musica favorisce il rilascio di dopamina, un neurotrasmettitore coinvolto nella regolazione del piacere, riduce l'ansia e lo stress attraverso l'abbassamento del livello di cortisolo, l'ormone legato allo stress; ritarda anche l'invecchiamento cerebrale, come dimostrano vari studi pubblicati su riviste scientifiche internazionali. Inoltre la musica attiva anche alcune aree del nostro cervello che regolano le emozioni, stimolando il rilascio di ormoni associati al piacere, le cosiddette endorfine! I tre elementi fondamentali della 'musica pura', cioè di quella senza parole, ossia ritmo, melodia ed armonia, sono privi di caratteristiche logico/deduttive, proprie del linguaggio verbale, e quindi in un contesto di più difficile razionalizzazione, hanno il vantaggio di un accesso privilegiato alla nostra sfera emotiva. Sì, possiamo affermare che la Musica è una forma di comunicazione non verbale che è in grado di esercitare effetti favorevoli sulla stanchezza collegata al lavoro, allo stress, alla tristezza, noia, alla sofferenza in generale. Lei sta dicendo che ascoltare musica può diventare una sorta di terapia, di musicoterapia, insomma? "Esattamente. La musicoterapia è una disciplina specialistica che utilizza il linguaggio musicale quale forma di comunicazione non verbale. La Musica è composta da suoni, che attraversano l’apparato uditivo fino ad arrivare a quello cognitivo. Essa invia segnali al cervello ed in particolare al sistema limbico (che controlla l’emotività), permettendo l’evocazione di emozioni, sensazioni e stati d’animo, contribuisce a sbloccare repressioni e resistenze. In altre parole, la Musica è un’altra dimensione rispetto alla Ragione ed al linguaggio verbale. Ed è anche per questo che è molto accessibile anche a coloro che hanno difficoltà con il verbale, come le persone affette da autismo, disabilità intellettive, sindromi genetiche. La musicoterapia è considerata ormai uno strumento essenziale del percorso educativo e riabilitativo di questi pazienti". La musica, in fondo, ha sempre accompagnato le vicende umane? "Proprio così. Basti pensare al suo utilizzo durante tutti gli eventi delle comunità in ogni luogo e tempo (cerimonie religiose, politiche, militari, funebri, riti pubblici e privati, etc); alla sua presenza nelle produzioni cinematografiche; nei teatri, dove se accostata a testi letterari, ne sottolineava ed amplificava il significato". Quanto è importante, invece, studiare musica? "È importantissimo non solo studiare musica ed imparare a suonare uno strumento, ma soprattutto acquisire una sensibilità e curiosità musicale che non verranno perse con il passar del tempo. Poi l’insegnamento della teoria musicale e la pratica dello strumento stimola diverse aree del cervello, potenziando la memoria, l’attenzione e la capacità di apprendimento, oltre il ragionamento logico e la comprensione matematica". Cosa ci aspetta, per finire, nel panorama musicale di questi ultimi giorni del 2024? "Ormai da tempo la Musica accompagna tutte le nostre tradizioni natalizie. Su tutti gli eventi, il celeberrimo Concerto di Capodanno del teatro La Fenice a Venezia che 'se la gioca' con quello di Vienna per il primo posto in Europa. Poi il variegato programma Natale ’24 predisposto dall’Auditorium Parco della Musica di Roma che vedrà esibirsi Allevi, Piovani, la Mannoia, Brachetti, Peppe Barra, la PFM e tanti altri, e dal Teatro dell’Opera di Roma. Non saranno da meno il San Carlo di Napoli, con i suoi importanti appuntamenti per le famiglie a prezzo 'politico' ed i 'Dialoghi Sinfonici' per avvicinare i giovani alla comprensione della cosiddetta “Musica colta” e le tante iniziative del Regio di Torino, il Carlo Felice di Genova, il teatro del Maggio Fiorentino di Firenze con l’eterno Zubin Mehta, il Teatro Massimo di Palermo, il Petruzzelli di Bari (che chiuderà un anno di successi di pubblico proprio con Puccini) il Teatro Pavarotti di Modena (che riproporrà la favola musicale de “Il piccolo Spazzacamino”), l’Auditorium di Milano che chiuderà l’anno con il capolavoro Beethoveniano, la celeberrima IX Sinfonia che quest’anno compie 200 anni ma che continuerà in eterno a commuoverci, simboleggiando il testamento spirituale e la forza morale di un grande uomo e compositore, oggi più che mai di grande attualità per il suo messaggio di fratellanza e di solidarietà tra i popoli del pianeta, oltre i tanti teatri famosi e meno noti dei più piccoli comuni d’Italia, ognuno con il suo programma musicale delle feste! Il vero Re di Natale continuerà ad essere, però, in tutto il mondo lui, Petr Il’ic Cajkovskij, con i balletti delle bellissime favole de “Il Lago dei Cigni” e de Lo Schiaccianoci".

Fisiomed, l'intervista all'ad Enrico Falistocco: "Il 2024 un anno di arrivo per una nuova ripartenza"
Incontriamo Enrico Falistocco, amministratore unico del centro medico Associati Fisiomed in una mattinata freddina con il sole che appare e ricompare tra nuvole sparse spruzzando ad intermittenza un po’ di calore, una sensazione piacevole. L’apprezza anche Enrico Falistocco nella passeggiata che ci concediamo chiacchierando. È reduce l’amministratore unico di Associati Fisiomed da una serata calda ed impegnativa in un ristorante di Civitanova Marche dove è tradizione annuale che tutto il mondo che partecipa in qualche modo al lavoro del centro medico si ritrovi per gli auguri di Buon Natale e felice Anno Nuovo. Enrico Falistocco, come è andata la serata degli auguri? "È stata molto bella, ormai da anni amiamo concederci una serata con una buona cena, insieme alla mia famiglia, ai dipendenti e collaboratori Associati Fisiomed, ai medici ed operatori sanitari nostri consulenti, agli amici, ai rappresentanti istituzionali che amano ed apprezzano il nostro lavoro, tutti magari accompagnati dai loro familiari. Quest’anno per ravvivare ancora di più la serata abbiamo offerto un po’ di musica ed il Karaoke, una grande famiglia per un’occasione di amicizia e serenità, nella nostra intimità lontano dai riflettori. Non è mancata naturalmente anche qualche mia riflessione sul nostro lavoro nel 2024 e di quello che potrà essere nell’anno che verrà". Ecco, appunto, che anno è stato il 2024 per Associati Fisiomed? "È stato importante, direi fondamentale e per certi aspetti anche emozionante per me e per tutti quelli che lavorano con noi. Alla fine del 2023, per la precisione il 28 ottobre, era stata inaugurata la nostra nuova sede a Sforzacosta, in via Giovanni XXIII. Costruita ed attrezzata secondo i migliori canoni di una struttura sanitaria moderna ed accogliente, ma poi sono i risultati ed i giudizi di chi vi lavora e di chi usufruisce dei servizi che certificano la bontà dell’opera. Risonanza magnetica alto campo 1.5 Tesla, risonanza magnetica aperta, TAC 128 strati ad alta definizione, mammografia 3D con tomosintesi, elettromiografia per citare alcune tecnologie di ultima generazione presenti che hanno soddisfatto le aspettative di professionisti di primo livello che le utilizzano e i tanti pazienti che hanno richiesto i servizi. In quella sede abbiamo poi riservato uno spazio alla comunicazione medico-scientifica con professionisti del settore. Sono stati svolti nel 2024 5 convegni di aggiornamento per operatori sanitari del territorio, inoltre una lunga serie di conferenze ed incontri con associazioni e gruppi. La cultura della salute e la prevenzione in primo piano è l’obiettivo”. Questo, Enrico Falistocco, è un aspetto interessante, perché un’attività rivolta all'informazione e alla prevenzione? "Perché il nostro obiettivo è creare un modello di servizio sanitario dove è fondamentale ed essenziale una sicura diagnosi e una buona cura, ma senza trascurare la prevenzione della malattia che è alla base della buona salute individuale e collettiva. Anzi, dirò di più, il centro Medico Associati Fisiomed è impegnato anche in un altro aspetto importante della salute: la ricerca del benessere. Nel territorio siamo promotori di molti sport attraverso le associazioni e squadre che li praticano, naturalmente curiamo l’aspetto sanitario degli atleti con il nostro centro di medicina dello sport, ma soprattutto vogliamo stimolare e sottolineare quanto lo sport sia importante per la crescita fisica e della personalità dei giovani. Per venire poi incontro alla passione sportiva del territorio abbiamo anche inserito il nostro nome nella denominazione della squadra professionistica di A2 di volley maschile, Banca Macerata-Fisiomed. Sempre nell’ottica di un benessere sociale partecipiamo a numerose attività culturali ed artistiche del nostro territorio: stagione dello Sferisterio, Musicultura, calendario delle rappresentazione del Teatro Politeama di Tolentino, del teatro di Corridonia etc…inoltre progetti istituzionali di educazione civica e prevenzione come Woman is life" Il 2024 è stato anche un anno di ampliamento di vostre strutture nel territorio? "Sì, alle 5 già presenti, le voglio ricordare: quella nuova e caposaldo già citata, quella storica di Via Natali sempre a Sforzacosta, un centro medico a Tolentino con specialisti e dove svolgono anche il loro lavoro medici di medicina generale, a Corridonia centro dedicato alla salute dell’infanzia e a pratiche salutistiche esempio Yoga, un laboratorio analisi convenzionato a Civitanova Marche, si sono aggiunti nel 2024 un laboratorio analisi a Tolentino, l’ex Mocchegiani, e un poliambulatorio a Casette d’Ete denominato San Michele". Da questa grande attività e grande sviluppo nel 2024 di Associati Fisiomed cosa si aspetta per il futuro? "Abbiamo calcolato che circa 95.000 donne e uomini si sono rivolti ad Associati Fisiomed nell’ultimo anno per risolvere problemi di salute, non ben calcolati, ma tantissimi hanno usufruito della nostra informazione per la prevenzione, per l’aggiornamento e per il sostegno delle attività sociali. Tutto questo certifica che Associati Fisiomed ha un ruolo ben definito per venire incontro a tutti gli aspetti della salute individuabili in un territorio. Il 2024 non è stato quindi solo un anno di arrivo, deve essere anche di partenza perché il nostro impegno ed il nostro modello faccia parte di un progetto più grande dove le istituzioni pubbliche e private possono trovare un punto d’incontro e ristrutturare un sistema che salvaguardi la salute di tutti i cittadini, con la stessa possibilità per tutti. Noi abbiamo già canali di collaborazione e convenzione con strutture associative ed anche assicurative per facilitare il raggiungimento dell’obiettivo, ma l’aspettativa è ancora più grande. Associati Fisiomed pronto ad analizzare proposte e progetti che vadano in questo senso”. Buon Natale Enrico Falistocco e che il 2025 possa soddisfare tutte le sue aspettative.

Diagnostica per immagini, la rivoluzione dell'intelligenza artificiale: colloquio con il dott. Marcello Bartomioli
La diagnostica per immagini dagli anni ‘80 del secolo scorso in poi ha fatto passi enormi e questo grazie all'introduzione del computer. Siamo passati dalla sola radiologia tradizionale basata sull'uso di raggi X a nuove metodiche che hanno rivoluzionato la medicina come l’ecografia, la TAC, la risonanza magnetica (RM), la TAC CONE-BEAM. Ora siamo di fronte ad un’altra grande rivoluzione e sfida cioé l'I.A.(Intelligenza Artificiale) che è destinata a dare un altro importante impulso. Ne parliamo con il Dr. Marcello Bartomioli specialista in radiologia diagnostica già responsabile del servizio TAC e risonanza magnetica del servizio di Radiologia dell’Ospedale di Macerata ed attuale collaboratore presso “Associati Fisiomed”. Dr. Bartomioli le chiediamo innanzi tutto quali sono le nuove frontiere della diagnostica per immagini? "L'I.A. di fatto già presente in alcune apparecchiature TAC e risonanza magnetica (RM) e nei sistemi ris-pacs, che i radiologi utilizzano per visualizzare le immagini e per la refertazione, ogni giorno di più sta crescendo ampliando e migliorando le sue possibilità di utilizzo. Viene utilizzata in tutte le fasi di lavoro dell'attività radiologica quotidiana, cioè dalla produzione delle immagini, all’interpretazione delle stesse e infine anche nella refertazione. Grazie alla I.A nella fase di produzione delle immagini le apparecchiature sono in grado di ottimizzare i parametri di acquisizione migliorando la loro qualità a fronte di una significativa riduzione dei tempi dell'esame, il che comporta miglior confort per il paziente e un aumento della produttività con riduzione dei tempi di attesa. Nel successivo passo di interpretazione delle immagini l 'I.A. aiuta il radiologo in quanto riesce ad indicargli, seppur in maniera acritica, le zone ritenute non normali; in termini più semplici vede di più di quanto faccia l'occhio umano migliorando le possibilità diagnostiche. In ultimo, ma non certo per importanza, può essere utilizzata nella refertazione guidando il radiologo nella compilazione del referto, che è il momento più importante e conclusivo dell'atto radiologico". Allora dottore visto il gran lavoro e aiuto dati dall' I.A. voi medici radiologi siete destinati a scomparire? "Quando si parla di I.A. in tutti i campi e perciò anche in quello medico questo è il pericolo paventato. Io non credo ci sia questo pericolo; trattasi sempre di una macchina che non ha quella sensibilità, esperienza e soprattutto quella capacita creativo-interpretativa della mente umana. Va visto come un nuovo importante strumento che non sostituisce l'uomo, ma che si integra con gli altri strumenti a nostra disposizione migliorando il lavoro e le performances diagnostiche. Facendo un confronto la paragonerei all’organo che nella musica è considerato il re degli strumenti musicali, ma che da solo non riesce a produrre il suono di una intera orchestra frutto dell’integrazione di tanti strumenti diretti sapientemente dal maestro d’orchestra che in questo caso mi permetto di dire è il medico radiologo. Con queste apparecchiature dette “pesanti” integrate dalla I.A. mi riferisco a TAC e RM, ha ancora un senso la radiologia tradizionale quella per intenderci ereditata da Rontgen con la scoperta dei raggi X nel 1895 ? "Sicuramente sì. Non dobbiamo credere che la complessità tecnologica porti in ogni caso e sempre a un miglioramento della diagnosi. Il concetto base in medicina è di arrivare alla diagnosi seguendo la via più semplice, meno dispendiosa e meno impattante per il paziente. Qui ritorna l'importanza dell'uomo: sarà il medico prescrivente in base al colloquio, sintomatologia e visita del paziente a porre un quesito clinico e indirizzare il paziente al medico radiologo che nel ventaglio di offerte radiologiche sceglierà la metodica più appropriata. Per esempio nel sospetto di una frattura sarà sicuramente la radiologia tradizionale la metodica di prima scelta". Come vi ponete voi operatori di fronte all'avvento della I.A.? "Per noi operatori del settore e cioè medici e tecnici dal 1980 in poi è stato un susseguirsi di innovazioni e siamo stati incalzati dalla tecnologia. Come già detto con ecografia, TAC e RM abbiamo dovuto rinnovare il nostro bagaglio culturale e in alcuni casi ricominciare proprio da capo. Faccio l'esempio più tangibile: il passaggio dalla famosa 'lastra' alla radiologia digitale con immagini su dischetto; ormai è cosa di tutti i giorni, ma è stata una rivoluzione epocale. Dai pesanti ed ingombranti e costosi pacchi di 'lastre' siamo passati alle immagini su dischetto che tutti possiamo consultare da casa e che ci arrivano anche tramite posta elettronica. Il passaggio non è certo stato facile in quanto abbiamo dovuto cambiare completamente l'organizzazione dei reparti di radiologia e le modalità di lavoro. Alcuni colleghi radiologi i più anziani non sono riusciti ad adattarsi a questi cambiamenti ed hanno preferito persino abbandonare la professione. Come vediamo queste innovazioni non sono indolori, adesso ci aspetta la I.A. ma ormai siamo più allenati e vaccinati ai cambiamenti e come sempre 'Iniziare un nuovo cammino spaventa, ma dopo ogni passo che facciamo ci rendiamo conto di come era pericoloso rimanere fermi' (Roberto Benigni)"

La salute sociale e l'impegno per il benessere dell'umanità: intervista doppia a Deborah Pantana e Beatrice Bistocco
La salute individuale e collettiva ha la sua base in una diffusione di cultura che riceve gli stimoli da iniziative pubbliche, progetti istituzionali e da volontà personali inserite in associazioni di volontariato e di solidarietà. In ogni caso c’è bisogno dell’opera di persone che abbiano a cuore il benessere sociale e la salvaguardia dei diritti umani con altruismo ed amore verso gli altri, forse il modo più efficace per ricercare la propria serenità ed il proprio benessere. In questo periodo prenatalizio numerose sono le occasioni in cui chi è impegnato in questa sua "missione" ricerca sostegno e diffonde informazioni sui propri obiettivi nella speranza di coinvolgere sempre più uomini e donne in una benefica attività. Abbiamo scelto un progetto istituzionale, ideato ed alimentato nel territorio dalla consigliera per la parità della provincia di Macerata, dott.ssa Deborah Pantana denominato "Woman is life". Sull’altro fronte del volontariato interessante il lavoro di Beatrice Bistocco, estetista presso le Terme S. Lucia di Tolentino, che nel territorio del maceratese rappresenta l’associazione "Africa Mission", con sede nazionale a Piacenza e sede operativa regionale nelle Marche a Pesaro; si occupa da tanti anni della sopravvivenza ed emancipazione delle popolazioni più povere del mondo, nel cuore del continente africano. Dott.ssa Pantana, quando è nato il progetto "Woman is life" e che cosa si prefigge? “Il progetto “Woman is life” è nato circa un anno fa in una bella manifestazione a Recanati con la presenza della maestra di ballo, giudice della trasmissione televisiva “Ballando con le stelle”, Carolyn Smith, alle prese anche lei con l’insorgere e la cura del tumore del seno. “Woman is life” vuole raccogliere la trattazione di problematiche legate alla vita delle donne che negli uffici pubblici sono spesso in ordine sparso. Vuole occuparsi del lavoro delle donne, della sicurezza e del trattamento economico, vuole occuparsi del gravissimo problema della violenza sulle donne, della prevenzione delle malattie caratteristiche femminili, dell’emancipazione e del rispetto sociale in generale della donna". In che modo esercitate l’attività di "Woman is life"? "Abbiamo fatto un corso per spiegare alle donne le loro problematiche sul posto di lavoro e come affrontarle. Abbiamo promosso manifestazioni nel territorio, a Castelsantangelo sul Nera, ad Appignano, Serrapetrona dove con l’aiuto di specialisti abbiamo parlato di prevenzione e tutela della salute della donna". Per l’immediato futuro? "Nell’immediato, domenica 1 dicembre presso “La Serra” di Civitanova Marche, ristorante e struttura per l’intrattenimento, con il patrocinio del Comune di Civitanova Marche ed il supporto di qualche sponsor, parleremo di 'Woman is Life' e dei suoi obiettivi. La manifestazione è aperta a tutti, sarà anche possibile cenare con una quota di € 50, in parte devoluta al progetto ed ascoltare buona musica. Il 6 dicembre poi a Macerata, nell’ambito della manifestazione “Tipicità” sarà presentato il logo di “Woman is life”, saranno aperte le iscrizioni con la possibilità di usufruire da subito di una convenzione di agevolazione nei servizi sanitari di “Associati Fisiomed”, il centro medico attrezzatissimo con più sedi nel territorio che ci è stato vicino fin dalla fase embrionale nel nostro progetto. Sarà nell’occasione presente Maria Laura De Vitis, un personaggio televisivo che presenterà il suo libro con le sue esperienze di donna". Per il 2025? "Le manifestazioni di comunicazione per la prevenzione saranno numerose, le convenzioni oltre a quella sanitaria con Associati Fisiomed saranno anche ricercate nel commercio alimentare e dell’abbigliamento". Complimenti dott.ssa Pantana e buon lavoro. Beatrice Bistocco, estetista presso le Terme S. Lucia di Tolentino, è un esempio del volontariato personale e presta la sua opera nell’ambito dell’associazione “Africa Mission”. Signora Bistocco, di che cosa si occupa “Africa Mission”? “Africa Mission è nata 40 anni fa per iniziativa di un sacerdote, Don Vittorio Pastori, ha sede nazionale a Piacenza, una sede operativa regionale nelle Marche a Pesaro. Si occupa dell’Africa, dei territori più poveri di quel continente dove mancano cibo, acqua, ogni servizio socio-sanitario è molto raro e quando c’è offre assistenza ad un territorio vastissimo; manca una scuola per tutti, con una percentuale di analfabetismo altissima. Attualmente l’attività di “Africa Mission” è concentrata in alcune zone dell’Uganda, tra le più bisognose". Cosa l’ha spinta ad impegnarsi in questa associazione? "Come quasi sempre l’informazione specifica è avvenuta tramite conoscenze ed amicizie. Quello che mi ha spinto ad un impegno più incisivo sono i valori di generosità, solidarietà ed umanità in cui credo. Ho avuto anche la fortuna di avere amico e di usufruire dei suoi insegnamenti un medico di Macerata, mio medico di famiglia, il Dr. Gabriele Torresi che aveva ben saldi quei valori e li praticava ogni giorno nel suo lavoro. Adesso non c’è più, io dedico proprio a lui la mia missione di solidarietà. Sono andata anche personalmente in quei luoghi e mi sono resa conto delle estreme esigenze per una vita appena passabile di quella gente". Cosa fa la volontaria Beatrice Bistocco nel nostro territorio? "C’è stata qualche mese fa una mostra fotografica in un palazzo del comune di Tolentino sull’attività di “Africa Mission”, poi abbiamo partecipato ad un incontro a San Ginesio con le scuole dove si parlava dell’acqua e della sua importanza. La sua mancanza in quei luoghi dell’Africa forse è il problema più importante. A Serrapetrona c’è stato uno stand dimostrativo nell’ambito della Sagra della Vernaccia". E nell’immediato futuro? "Questo è importante: per contribuire a finanziare l’apertura di un pozzo di acqua in Uganda che si chiamerà “Gabriele Torresi” è stata organizzata una cena solidale presso il refettorio dei frati di San Nicola di Tolentino per la sera di sabato 30 novembre. Il menù è ricco, i frati sono maestri in cucina, la quota è di € 30, parte andrà al progetto del pozzo. Per prenotarsi chiamare il n° 347 7829184. Spero in una grande partecipazione e prego di prenotare subito, i frati vogliono sapere in anticipo quanto devono preparare". Per il 2025? “Io conto di tornare in quei luoghi in Africa e dare un contributo di impegno diretto per qualche tempo”. Grazie Beatrice e buon lavoro.

La salute del piede tra tacchi, 'ballerine' e chirurgia: conversazione con il dottor Ferranti
Il piede è un elemento del nostro corpo dalla complessa struttura anatomica. Non può essere definito un organo perché non ha una fisiologia specifica e una funzione peculiare, ma essendo alla base e sopportando il peso del nostro corpo è determinante in più funzioni. È fondamentale il piede nella deambulazione, fondamentale nell’equilibrio statico e dinamico dell’intero organismo con un rapporto sinergico e di "collaborazione" con l’intero scheletro. Importante e determinante l’impulso che nel camminare il piede dà al ritorno circolatorio del sangue venoso dagli arti inferiori tanto che i flebologi lo definiscono "il secondo cuore". Multipla e complessa l’anatomia del piede, multiple e complesse le funzioni. Le insidie patologiche che ne compromettono il buon funzionamento sono soprattutto le fratture e le deformazioni strutturali. Negli interventi terapeutici è necessario cercare di ripristinare l’equilibrio della funzionalità iniziale. Ne parliamo con il Dr. Stefano Ferranti, chirurgo ortopedico che ha dedicato i suoi studi specialistici alle riduzioni delle deformazioni del piede e della caviglia con tecniche più conservative possibili, come la chirurgia percutanea, già sperimentate ed omologate. Il Dr. Ferranti, già responsabile medico in struttura pubblica, è oggi consulente in centri medici territoriali tra cui Associati Fisiomed. - Dr. Ferranti, perché molte persone soffrono di dolori ai piedi? "Il piede è una struttura anatomica molto complessa costituita da numerose ossa, numerose articolazioni, tendini e legamenti. Il piede deve sorreggere e permettere il passo e la corsa coinvolgendo quindi tutto il peso della persona. Questo determina un progressivo deterioramento delle strutture anatomiche suddette dipendente da fattori genetici, traumi, malattia artrosica, cambiamenti ormonali. La donna risulta essere il soggetto più colpito da questi cambiamenti". - Quali sono le patologie più frequenti? "Senza dubbio le deformità anatomiche riguardanti il piede sono: l’alluce valgo, il dito a martello, le metatarsalgie. Meno frequenti il piede piatto e il piede cavo. Le suddette patologie sono causa di dolore durante la deambulazione e difficoltà ad indossare la calzatura. Dopo ormai 45 anni di professione medica e di particolare attenzione alla patologia del piede, posso permettermi di dare un consiglio ai pazienti: è fondamentale curare in modo conservativo le suddette patologie e ricorrere alla chirurgia soltanto quando il trattamento conservativo risulterà inefficace. - La chirurgia è sempre necessaria ed eventualmente che tipo di intervento? "Quando il trattamento conservativo non produce effetti risolutivi è necessario ricorrere alla chirurgia. Oggi la chirurgia dispone di molte tecniche. Negli ultimi anni la chirurgia percutanea nata negli Stati Uniti d’America e portata in Europa da Mariano de Prado ha riscontrato un grande interesse. Da circa venticinque anni, Il dottor Andrea Bianchi, in libera professione ed il sottoscritto, in ambito ospedaliero, sono stati i primi ad utilizzarla in territorio Italiano con ottimi risultati. La tecnica chirurgica attraverso l’utilizzo di strumentario dedicato e con mini incisioni, consente di correggere gran parte della patologia del piede. Possiamo dire che nel bagaglio culturale del chirurgo devono essere comprese più tecniche che possono essere attuate a seconda dei casi". - Esiste una prevenzione? "Purtroppo dobbiamo affermare che la prevenzione si può fare ma non potrà escludere una evoluzione sintomatica della patologia del piede. Si consiglia di utilizzare scarpe comode a pianta larga con tomaia morbida. Il tacco non deve essere superiore a 4/5 cm per non sovraccaricare le teste metatarsali. Anche le cosiddette scarpe "ballerine" sono sconsigliate in quanto causano una tensione eccessiva sul tendine di Achille e sulla fascia plantare. Alla comparsa di dolore, tilomi alla pianta del piede, possono essere consigliati i plantari ricordando che il loro utilizzo modifica la postura e non sempre sono ben accetti. La prescrizione degli stessi deve essere attenta e responsabile".

Il trattamento fisioterapico del dolore: dagli atleti agli anziani, ecco tutte le risposte
La Iasp (International Association for the Study of Pain - 1986) definisce il dolore come "un’esperienza sensoriale ed emozionale spiacevole associata a danno tissutale, in atto o potenziale, o descritta in termini di danno". Il dolore è un sintomo secondario di molte patologie di vario genere ed eziologia. Alcuni tipi di dolore possono essere trattati e ridotti con interventi fisioterapici specifici e mirati, complementari a volte a trattamenti farmacologici, ma comunque sempre efficaci per una risoluzione delle cause che può essere definitiva e che, se ben attuati non comportano nessun effetto collaterale negativo. Ne parliamo con il fisioterapista Vincenzo Di Costanzo, operatore presso il centro medico Associati Fisiomed di Macerata. Qual è il ruolo della fisioterapia nella gestione del dolore cronico? "La fisioterapia è una risorsa fondamentale per la gestione del dolore cronico, che spesso riguarda condizioni come la lombalgia, la cervicalgia e le artrosi. Attraverso un approccio personalizzato, il fisioterapista combina tecniche come la terapia manuale, l’esercizio terapeutico e le terapie strumentali per alleviare il dolore e migliorare la qualità della vita. In alcuni casi, vengono utilizzate anche tecnologie avanzate come le onde d’urto per ridurre l’infiammazione e favorire la rigenerazione dei tessuti. Inoltre, i fisioterapisti educano i pazienti a svolgere esercizi a casa per migliorare la mobilità e gestire autonomamente il dolore, riducendo la dipendenza dai farmaci". Come la fisioterapia può aiutare gli anziani a gestire il dolore e migliorare la qualità di vita? "Negli anziani, la fisioterapia svolge un ruolo chiave nella gestione del dolore legato a problemi muscolo-scheletrici come l’artrosi e le patologie degenerative. Attraverso esercizi di rinforzo muscolare, allungamento e tecniche di mobilizzazione articolare, il fisioterapista aiuta a migliorare la mobilità e ridurre la rigidità. Per il dolore cronico, tecniche come la terapia manuale e la laserterapia possono essere efficaci per ridurre le infiammazioni. Inoltre, i fisioterapisti specializzati in riabilitazione vestibolare possono lavorare e migliorare l'equilibrio, insegnano agli anziani movimenti sicuri per evitare sforzi eccessivi e prevenire le cadute, migliorando l’autonomia e la qualità della vita anche in età avanzata". In che modo la fisioterapia contribuisce alla gestione del dolore negli atleti? "La fisioterapia è essenziale nella gestione del dolore negli atleti, che spesso affrontano lesioni da sovraccarico o infortuni acuti. I fisioterapisti usano tecniche di terapia manuale per alleviare tensioni muscolari e migliorare la mobilità delle articolazioni, associandole a trattamenti con terapie strumentali e il taping neuromuscolare per ridurre il dolore e favorire la guarigione. Gli atleti ricevono anche programmi di esercizi personalizzati per rafforzare i muscoli coinvolti, prevenendo ricadute. La fisioterapia sportiva aiuta non solo a trattare il dolore esistente ma anche a ridurre il rischio di nuovi infortuni, permettendo agli atleti di mantenere una prestazione ottimale". Quali sono i benefici dell’esercizio terapeutico nella gestione del dolore? "L’esercizio terapeutico è una componente fondamentale della fisioterapia per la gestione del dolore, sia cronico che acuto. Attraverso movimenti specifici e progressivi, il fisioterapista guida il paziente a migliorare forza, flessibilità e resistenza, riducendo la percezione del dolore. Gli esercizi terapeutici aiutano a rafforzare i muscoli di sostegno e a stabilizzare le articolazioni, prevenendo ulteriori danni e favorendo un recupero più rapido. Inoltre, l’esercizio fisico rilascia endorfine, sostanze naturali che agiscono come antidolorifici, migliorando il benessere psicofisico. Questo approccio non solo allevia il dolore, ma aiuta i pazienti a recuperare fiducia e autonomia".

Tumore al seno, l'importanza della diagnosi precoce: intervista alla dottoressa Cesarina Giustozzi
Con il mese di novembre, dopo una pausa, torna la rubrica “Sano a Sapersi” a cura del giornalista medico-scientifico Fabrizio Scoccia. La rubrica ha svolto e continuerà a svolgere il servizio di una corretta informazione medico-scientifica supportata da fonti scientifiche della ricerca e della clinica per la diffusione di una cultura della salute a sostegno della prevenzione della malattia e della ricerca del benessere. Si è concluso il mese definito Ottobre Rosa dedicato alla prevenzione e sensibilizzazione sul tumore del seno, la patologia più diffusa, più insidiosa e pericolosa per il genere femminile. Il tumore del seno colpisce una donna su 18 nell’età di massima incidenza (50-69 anni) e 1 donna su 8 considerando il corso dell’intera vita. Nel 2023 in Italia sono state stimate 55.500 diagnosi del tumore del seno nelle donne e anche 500 negli uomini. L’incidenza anno dopo anno sta aumentando, ma per fortuna sta diminuendo la mortalità. Sono ben conosciuti i fattori di rischio legati alle cattive abitudini come quelle alimentari (abuso di alcol, consumo elevato di grassi animali e zuccheri) e fumo; importante inoltre il rischio ereditario con mutazioni dei geni trasmessi dai genitori. Fondamentale la diagnosi precoce dell’insorgenza del tumore per poterlo controllare e sconfiggere. I programmi di screening attuati dal Servizio Sanitario Nazionale con mammografia biennale per le donne con età compresa tra i 50-69 anni, in alcune regioni estesa dai 45 ai 74 anni, sono la base del netto calo di mortalità. Nella diagnosi che necessariamente deve essere sempre più precoce un ruolo importante lo riveste il progresso tecnologico, l’ultima risorsa è l’esame di tomosintesi del seno. Ne parliamo con la dottoressa Cesarina Giustozzi, già dirigente medico radiologo in struttura pubblica ed attualmente consulente del centro medico Associati Fisiomed dove è possibile effettuare l’esame di tomosintesi. - Dottoressa Giustozzi, ci descriva l’esame di tomosintesi del seno. La tomosintesi è un’applicazione del mammografo digitale. A differenza di tutti i mammografi precedenti durante l’esecuzione dell’esame il tubo di raggi X si muove tagliando il tessuto mammario in strati millimetrici con evidenza di lesioni anche minime e liberate da ogni sovrapposizione, dunque possiamo parlare di una TAC del seno. - È previsto un aumento della dose di raggi X erogata alla paziente? No, assolutamente, la dose finale corrisponde a quella erogata con il digitale. - Quali sono le principali indicazioni della tomosintesi? Le mammelle dense tipiche delle donne giovani dove si individua con questa tecnica il doppio dei tumori, poi le mammelle operate con visualizzazione ottimale della cicatrice, micro calcificazioni benigne e maligne, tumori multicentrici, la bilateralità molto frequente. - Quale futuro per la tomosintesi? La tomosintesi associata ad iniezione di mezzo di contrasto iodato, i tumori sono riccamente vascolarizzati e quindi assumeranno il mezzo di contrasto in modo marcato e caratteristico. Per concludere possiamo dire che la tomosintesi può accorciare di molto i tempi di diagnosi e quindi favorire una probabile guarigione.

La cura del territorio: conversazione con l'amministratore di Associati Fisiomed Enrico Falistocco
Nelle mie collaborazioni dedicate all’informazione medico-scientifica nella ricerca di una sempre più vasta diffusione della cultura della salute ho dovuto constatare un grande impegno di un centro medico, Associati Fisiomed, non solo economico ma anche organizzativo sia nelle strutture del gruppo che con interventi nelle manifestazioni culturali che vengono promosse da associazioni ed istituzioni. Per meglio comprendere gli obiettivi e lo spirito di un simile comportamento con una continua presenza nelle attività sociali del territorio ci siamo rivolti all’AD Enrico Falistocco. Enrico Falistocco ci descriva in cosa siete protagonisti nelle attività e manifestazioni e perché. “Associati Fisiomed è ormai un centro medico importante, con 6 sedi di cui una moderna inaugurata recentemente che coprono in modo omogeneo la provincia di Macerata con attrattiva anche per tanti pazienti provenienti dalle province limitrofe. Il nostro lavoro con le migliori professionalità mediche e la migliore tecnologia per la diagnosi ed anche per la cura è quello di rispondere alle esigenze di tutela della salute dei cittadini. Quando però si arriva al nostro livello la tutela della salute non può essere circoscritta alla diagnosi e cura, bisogna avere la lungimiranza e la capacità di allargare la visione ed includere elementi ulteriori che possano concorrere alla qualità della vita di tutti come la prevenzione della malattia e la ricerca del benessere”. Come organizzate il vostro lavoro per raggiungere questo virtuoso obiettivo? Anzitutto nella nostra sede a Sforzacosta abbiamo organizzato degli spazi, acquisito tecnologie, ingaggiato figure professionali per una buona e corretta informazione medico-scientifica a disposizione di tutti, inoltre anche un programma di aggiornamento per tutti i nostri operatori sanitari. Noi abbiamo un ottimo servizio di medicina dello sport, ma non ci limitiamo alla certificazione di idoneità, seguiamo tante squadre di più sport, amatoriali, dilettantistiche ed anche professionistiche nel loro percorso con la disponibilità dei servizi sanitari, ma anche con un supporto di consulenza professionale ed economico. Lo sport è salute per tutti, nei giovani è addirittura fondamentale sia per una buona crescita del corpo sia per la formazione della personalità. Poi ci sono le manifestazioni che riteniamo utili per la convivenza sociale, per la crescita culturale dei cittadini, per la ricerca di un benessere collettivo. Faccio qualche esempio: partecipiamo a Musicultura, a Macerata Opera Festival dello Sferisterio con particolare attenzione al progetto inserito “In Opera” dedicato all’utilizzo della musica lirica in soccorso dei più fragili portatori di disabilità. Proprio oggi a Castelsantangelo sul Nera abbiamo partecipato ad una fase del progetto “Women is life” dedicato alla ricerca del benessere delle donne, soprattutto nei territori disastrati dal terremoto. Per concludere come vorrebbe descrivere il vostro impegno? Associati Fisiomed è un ottimo centro medico per la diagnosi e cura delle malattie, ma non trascura la cura del territorio proprio per far vivere meglio e tutelare anche in quel modo la salute di chi vi vive e se posso permettermi vorrei informare che tutte le nostre sedi anche nel mese di agosto una regolare attività.

Le terme, salute del corpo e dello spirito: intervista al dottor Pier Francesco Ferranti
Dopo tempo in cui non ho più frequentato le Terme, in passato ho lavorato molto in quelle strutture, nei giorni scorsi ho avuto l’occasione di fare una chiacchierata con il dottor Pier Francesco Ferranti, presidente delle Terme di Acquasanta, rappresentante di Federterme per la Regione Marche e Presidente della nuova Associazione Terme delle Marche che sta organizzando il suo lavoro. Considerando il periodo, da qualche mese le terme hanno ripreso l’attività con le acque dopo la pausa invernale, considerando che tanti sono i cittadini che apprezzano le terme per i benefici che recano alla loro salute e al loro benessere, e che tanti di più potrebbero essere se avessero accesso ad un’informazione più incisiva e diffusa, ho approfittato della disponibilità del dottor Ferranti per cercare di fare una buona informazione su un argomento che mi sta a cuore ed interessante per chi legge. Dott. Ferranti, quali sono le terme delle Marche e quali le considerazioni da fare sulla loro attività? Le Terme marchigiane attualmente attive, convenzionate con il Servizio Sanitario Nazionale per l’erogazione delle terapie con le acque inserite nei LEA sono 5 e precisamente: le Terme di Acquasanta, San Giacomo di Sarnano, S. Lucia di Tolentino, Frasassi di Genga e Raffaello di Petriano. Le stazioni termali regionali storiche sarebbero di più, alcune non sono funzionanti per vari motivi, ma se le condizioni future fossero favorevoli potrebbero tornare ad essere attive Pithinum di Macerata Feltria, Montegrimano, Carignano, Aspio. Le considerazioni da fare sono di vario tipo, alcune negative ma non mancano aspetti positivi. Nelle Marche del sud il terremoto del 2016 è stato devastante e le Terme di quel territorio (Acquasanta, Sarnano e Tolentino) hanno subito dei danni più o meno importanti e la delocalizzazione di tanti cittadini ha influito negativamente sull’affluenza. L’aspetto positivo è che quelle stazioni termali hanno saputo risolvere le loro problematiche strutturali in tempi record e ripresentare i loro servizi anche di molto migliorati. Poi è arrivato il Covid, una tragedia a tutti i livelli che le Terme però hanno ben gestito con la sicurezza dovuta. Sarnano e Tolentino hanno attivato persino hub vaccinali. Un altro aspetto positivo è che il settore proprio nel periodo più problematico ha saputo essere punto di riferimento per sanità in generale acquisendo un’ottima considerazione. La Regione Marche ha concesso anche una sperimentazione importantissima: l’inserimento nella convenzione della riabilitazione termale per chi già ne avesse l’accreditamento. Adesso stiamo vivendo un periodo problematico, una situazione economica di crisi strisciante; i cittadini fanno fatica a venire alle Terme, le istituzioni a confermare interessanti novità come la riabilitazione termale". Perché Dott. Ferranti si dovrebbe fare un ciclo di terapie termali? "Perché alle Terme è possibile prevenire e curare alcuni malanni del corpo, ma anche acquisire una sensazione di benessere rigenerante in tempi complicati. E’ assolutamente dimostrato scientificamente l’efficacia delle cure idropiniche in alcune patologie renali e del metabolismo, delle cure inalatorie in tante patologie respiratorie e della sordità rinogena, dei fanghi e dei bagni nelle patologie artroreumatiche ed anche dermatologiche. Ci sono anche trattamenti per patologie ginecologiche, tutte terapie inserite nei LEA, erogate gratuitamente previo pagamento del ticket ma rispettando le regole dell’esenzione dal SSN. Non ci sono controindicazioni e vengono svolte in ambienti naturali e salutistici; alle terme è anche possibile accedere a servizi attrezzati per il benessere, a servizi sanitari aggiuntivi". Dott. Ferranti, lei è il Presidente delle Terme di Acquasanta, una stazione storica e storicamente gestita dalla famiglia Ferranti. Ce ne parli. "L’acqua sulfurea delle sorgenti di Acquasanta ha una storia antica, già i Romani portavano i soldati malmessi, reduci da battaglie sanguinose ad Acquasanta, in quanto erano già note le qualità terapeutiche delle nostre acque solfuree. La moderna storia delle terme di Acquasanta è iniziata nei primissimi anni ’40 del secolo scorso con la costituzione della Società “Nuove Terme di Acquasanta”, e la nostra famiglia sempre azionista di riferimento e protagonista dell’organizzazione e della gestione delle Terme. Nel tempo la struttura è cambiata, sono subentrate modifiche nei servizi sanitari, negli spazi dedicati alla recettività, nella ristorazione. Le ultime modifiche di qualche anno fa con molti ambienti rinnovati, camere d’albergo di varie tipologie, ristorazione semplice ma di qualità. La nostra caratteristica storica e che ci ha permesso di essere sempre in grado di soddisfare le aspettative dei nostri pazienti è però principalmente una: la nostra acqua sulfurea utilizzata per le cure inalatorie, per la balneofangoterapia e per la cura della sordità rinogena". Quali sono le caratteristiche di questa acqua? "È un’acqua sulfurea, salsa, solfata, ricchissima di sali minerali determinanti nell’azione terapeutica. Nel panorama delle acque termali nazionali un caso quasi unico, la nostra acqua nei convegni medico-scientifici del settore è spesso indicata come parametro di misura per la valutazione di altre acque. L'efficacia è dimostrata superiore con un consistente allungamento dei tempi di preservazione dall’eventuale patologia". Grazie Dr. Ferranti.