di Alessandro Vallese
"Scalo a Doha, poi bloccati in aeroporto 24 ore. Sentiamo bombe sopra le nostre teste, vogliamo tornare a casa"
Doveva essere solo uno scalo prima del rientro in Italia. Si è trasformato in un'attesa carica di tensione, tra allarmi, esplosioni in lontananza e notti trascorse in un bunker. Alice Traini, giovane cantante originaria di Porto San Giorgio, è attualmente bloccata a Doha a causa dell’escalation militare che nelle ultime ore ha coinvolto l’area del Golfo Persico, con chiusura dello spazio aereo e sospensione dei voli in diversi Paesi della regione. "Il 28 febbraio eravamo di transito a Doha. Stavamo tornando con un volo da Singapore. Dovevamo fare solo uno scalo lungo di 10 ore a Doha e poi saremmo ripartiti la mattina alle 9:30 per tornare a Roma alle 13:30". Ma qualcosa cambia mentre l'aereo è quasi pronto a decollare. "Mentre eravamo in fase quasi di decollo, il comandante ci dice che dovevamo cambiare rotta quindi abbiamo atteso all’interno del volo e poi ci hanno comunicato che, a causa di quello che inizialmente non avevamo capito stesse succedendo, dovevamo aspettare ancora". Poi l'allerta improvvisa sui telefoni dei passeggeri: "Dopo un po' arriva un’allerta nazionale su tutti i telefoni dei passeggeri all’interno dell’aereo. Non capivamo, ma guardando il telefono abbiamo capito che c’erano degli scontri in corso sul Golfo Persico". L’evacuazione è immediata: "Ci hanno fatto evacuare l’aereo e siamo stati 24 ore all’aeroporto di Doha, attendendo aggiornamenti". Le ore trascorrono all’interno dell’Hamad International Airport mentre la situazione regionale si complica: chiusura immediata dello spazio aereo del Golfo Persico, compreso Qatar, Abu Dhabi e Dubai. La fase più difficile è quella psicologica: "Noi sentiamo bombe, missili, armi da fuoco sopra le nostre teste. Il primo giorno ci siamo rifugiati nel basement, nel bunker. È tosta: non siamo tranquilli". Nonostante la città non sia stata colpita direttamente, le intercettazioni della contraerea producono esplosioni fortissime: "Anche quando i missili vengono intercettati a 30 chilometri di distanza lo scoppio è fortissimo. Ieri alle 8:30 di mattina ce n’è stato uno davvero potente: hanno vibrato tutte le finestre dell’hotel". Alice ha scelto di non dormire in camera: "Dormo nel basement, in una sorta di camerata. L’hotel ci dà camere stupende, ma non mi sento tranquilla". Con lei ci sono molti ragazzi del Centro Italia, tra marchigiani, toscani e romani. "Abbiamo formato una bella comunità di italiani e ci supportiamo a vicenda, ma ogni tanto si crolla. Quando senti il rumore delle bombe è dura". Alcuni connazionali hanno tentato di rientrare via terra attraversando l’Arabia Saudita, ma la situazione regionale resta instabile e complessa dal punto di vista logistico e della sicurezza. Alice sottolinea il supporto ricevuto sul posto: "La Qatar Airways è stata fantastica: in meno di 24 ore ci ha sistemati in hotel stupendi. Il governo qatarino ci fornisce vitto e alloggio. Chi sta facendo qualcosa di concreto in questo momento è il Qatar, la Qatar Airways e il governo qatarino. Purtroppo l’Italia, seppur comprendo non sia semplice, non si sta muovendo molto. Siamo andati all’ambasciata italiana che si trova a 2 km dall’Hotel". I genitori, in Italia, seguono ogni aggiornamento: "I miei genitori sono molto preoccupati. Ci sentiamo ogni ora. Ieri c’è stato il coprifuoco in hotel e non potevamo uscire. Oggi siamo un po’ più tranquilli e siamo potuti uscire". Alice tiene però a sottolineare ancora una volta l’assistenza ricevuta sul posto: "Qui il personale è fantastico". Sul suo profilo Instagram Alice ha taggato il ministro degli Esteri Antonio Tajani lanciando un appello: "Fortunatamente stiamo bene. Lo Stato del Qatar ci sta dando assistenza e sostegno. Ma siamo molto stanchi: sentire bombe e missili sopra le nostre teste non ci dà tranquillità. Vogliliamo tornare a casa il prima possibile. Vi prego, aiutateci". Mentre la situazione nel Golfo resta fluida e lo spazio aereo continua a essere gestito con restrizioni e riaperture parziali, per Alice e gli altri italiani bloccati a Doha il tempo scorre tra aggiornamenti, telefonate a casa e notti difficili. L’assistenza garantita dalla Qatar Airways e dalle autorità locali ha permesso ai passeggeri di trovare sistemazione e sicurezza logistica, ma l’incertezza sul rientro resta il nodo principale. La Farnesina monitora l’evolversi del quadro regionale, mentre eventuali soluzioni alternative via terra appaiono complesse in un contesto geopolitico ancora instabile. Intanto, dalle Marche cresce l’apprensione di familiari e amici. E se i palchi internazionali sono il terreno naturale della giovane artista sangiorgese, questa volta la priorità è un’altra: un volo che possa riportarla a casa, al più presto, lontano dal rumore di un conflitto che, pur a distanza, si fa sentire fin dentro le stanze di un hotel.
Massimiliano Balducci: "Salvezza Cbf meritata. Ora vogliamo crescere ancora, in campo e in azienda" (VIDEO)
Una salvezza conquistata con il cuore. Un’azienda che supera i 50 milioni di fatturato. Una visione che tiene insieme radici marchigiane e mercati internazionali. È stato un viaggio tra sport, impresa e territorio quello andato in scena nell’ultima puntata del Picchio Podcast con ospite Massimiliano Balducci, amministratore delegato della CBF Balducci Group, proprietario della CBF Balducci HR Volley, fresca di storica salvezza in Serie A1 Femminile. «È una salvezza che avevamo costruito per tutta la stagione», racconta Balducci. L’obiettivo era chiaro fin dall’inizio: mantenere la categoria. Eppure, la prima parte di campionato aveva fatto pensare anche a qualcosa di più. Poi un girone di ritorno complicato, qualche infortunio, risultati beffardi. Fino all’ultima giornata, a Bergamo. Sotto 2-0, con risultati dagli altri campi poco rassicuranti, la squadra ha trovato energie e lucidità per ribaltare la partita. «In certi momenti bisogna gettare il cuore oltre l’ostacolo. Le ragazze e lo staff sono stati straordinari: lo spirito Balducci ha funzionato». Un’impresa vissuta a distanza: Massimiliano Balducci, per un impegno preso settimane prima, non era a Bergamo. «Sono salito sul palco di una premiazione mentre eravamo sotto 2-0. Poi, quando è arrivato il punto della salvezza, sono tornato su a festeggiare. È stato surreale, ma bellissimo». Il legame con la pallavolo è prima di tutto familiare. «Mio padre è stato il primo sponsor della società. Io l’ho vissuta da tifoso e oggi continuo a viverla così, anche se con più aplomb. L’ultras è sotto la camicia e la cravatta». Dal punto di vista societario, la CBF Balducci non si sente inferiore a nessuno. «A livello organizzativo non siamo secondi alle grandi. Crescono sponsor, pubblico, follower. Il gap da colmare è economico, ma sono fiducioso: la pallavolo femminile è in forte crescita e rappresenta un veicolo di marketing importante» Tre sold out stagionali e oltre mille spettatori di media sono il segnale di un territorio che risponde. «Quando vedi il palazzetto pieno senti il dovere di non fallire. Lo facciamo anche per questa comunità». Tra i protagonisti della stagione, un riconoscimento speciale va a coach Valerio Leonetti, capace di portare mentalità e qualità tecnica, oggi anche nello staff azzurro. «Quando il secondo allenatore di Conegliano sceglie noi per la sua prima esperienza da head coach significa che qualcosa di buono l’abbiamo costruito». E poi c’è il rito scaramantico: la carbonara condivisa dal 2016 con i dirigenti storici nei momenti chiave della stagione. «Stesso posto, stesso tavolo. Non parliamo di pallavolo, ma ogni volta porta bene». Parallelamente ai risultati sportivi, il gruppo ha chiuso il 2025 con oltre 50 milioni di fatturato (LEGGI QUI). «Stiamo vivendo record su record: le scelte strategiche stanno dando frutti», ha sottolineato Balducci, che ha preso le redini del gruppo nel marzo 2020, a 30 anni, poche settimane prima dello scoppio della pandemia. «Durante il Covid abbiamo aperto nuovi stabilimenti, avviato collaborazioni internazionali, cambiato gestionale, rinnovato gli uffici, lanciato le scarpe da lavoro. Sono state tutte scelte coraggiose». Tra le operazioni strategiche, anche l’acquisizione di un gruppo complementare che ha rafforzato l’offerta e la presenza sui mercati europei. Francia, Germania, Spagna e Portogallo sono oggi frontiere concrete. «Siamo diventati un gruppo capace di dare risposte trasversali in Italia e in Europa». Oggi il gruppo punta a consolidarsi in Italia e ad accelerare in Europa con distributori strategici e una presenza sempre più strutturata. «Non possiamo mai pensare di essere arrivati. Non è paura, è consapevolezza». Da presidente di Confindustria Giovani Macerata, Balducci ha offerto una lettura del contesto locale: «Fare impresa in Italia è complesso per burocrazia e fiscalità, ma abbiamo vantaggi competitivi straordinari. Il made in Italy è un marchio riconosciuto nel mondo». La priorità, secondo lui, è il capitale umano: «Trovare personale qualificato è sempre più difficile. Serve dialogo con le scuole, valorizzazione dei mestieri tecnici e fare rete tra imprese». L’approccio resta improntato a un «sano ottimismo, con concretezza». Guardando ai prossimi cinque anni, l’obiettivo è chiaro: «Confermarci e crescere ancora come gruppo, con collaborazioni estere e servizi di qualità sempre più alta». Sul fronte sportivo, il messaggio è un invito al territorio: «Con il supporto di quattro o cinque imprenditori si potrebbe pensare a un progetto europeo. Non c’è un divario incolmabile, serve una visione condivisa». Intanto resta il rito scaramantico della “carbonara” tra dirigenti nei momenti chiave della stagione. «Non parliamo di pallavolo, ma porta bene». E, dopo la rimonta di Bergamo, anche la tradizione ha il suo peso. Per ascoltare l’intervista integrale a Massimiliano Balducci, con tutti gli approfondimenti su impresa, sport e futuro del territorio, è possibile vedere la puntata completa del Picchio Podcast sul nostro canale YouTube.
La 'settimana santa' di Sanremo con Piero Romitelli: "Come vincere un'Olimpiade. Quel palco fa paura a tutti" (VIDEO)
In quella che da molti viene definita in maniera profana come "la settimana santa" della musica italiana, quella di Sanremo, il Festival della canzone italiana, il Picchio Podcast ha avuto il piacere di ospitare l’autore marchigiano Piero Romitelli, originario di Morrovalle, che da anni firma brani per alcuni dei più grandi nomi della musica italiana, tra cui Marco Mengoni, Loredana Bertè, Eros Ramazzotti, Il Volo e Raf, per citarne alcuni. Il palco dell’Ariston ha avuto modo di conoscerlo sia come interprete che come autore. Insieme a lui quindi abbiamo commentato la prima serata del festival, allargando poi la nostra chiacchierata ad un discorso più generale sulla sua carriera, sul momento della scena musicale italiana e dell’industria discografica. Gli occhi di tutta Italia, e non solo, sono puntati sulla città dei fiori. Social network, televisione e commenti online contribuiscono a rendere Sanremo un appuntamento mediatico trasversale. «È un po’ come quando ci sono i Mondiali di calcio: in questa settimana tutti diventano esperti di musica», ha scherzato Romitelli. Parlando delle canzoni in gara, l’autore ha definito il festival «una macchina bellissima». Le trenta proposte musicali richiedono spesso più ascolti per essere comprese pienamente. «Molti brani sono difficili da cogliere al primo impatto, ma tra questi ce ne sono alcuni che hanno la potenzialità di restare nelle classifiche fino all’estate». Tra le canzoni che potrebbero trasformarsi in hit, Romitelli cita i brani di Sal da Vinci e Ditonellapiaga. Pur non prevedendo un piazzamento di vertice, l’autore confessa di apprezzare il brano di Nayt come semplice ascoltatore: «Forse non è il palco ideale per emergere, perché Sanremo richiede grande presenza scenica e vocalità molto forte». Un palco che, come detto, ha avuto il merito di calcare sia come interprete, nel 2016 quando arrivò tra i finalisti di Sanremo Giovani, e ancor prima nel 2007 quando si classificò terzo col brano “Malinconiche sere” nella sezione nuove proposte, ma anche come autore nel 2020, scrivendo “Il sole ad est” di Alberto Urso per la sezione big e “8 marzo” di Tecla, piazzatosi secondo nelle nuove proposte e insignito dei premi della critica Jannacci e Dalla. “Quel palco più di ogni altro ti regala un’emozione difficile da spiegare a parole”. La prima volta in assoluto sul palco dell’Ariston risale però al 2005, quando lo aveva calcato durante la sua esperienza ad Amici di Maria De Filippi. “Eravamo con gli altri ragazzi del talent nelle casette del programma quando ci dissero che dovevamo prepararci su una canzone in gara perchè dovevamo accompagnare Gigi D’Alessio come ospiti a Sanremo. Partimmo col pullman da Roma, eravamo tipo dei ragazzi in gita. Diciamo che in quel caso, vivendola in gruppo, è stato più semplice”. Più intensa l’emozione del 2007, quando partecipò con il duo Pquadro nella categoria nuove proposte, ottenendo il terzo posto con il brano Malinconiche sere. “Lì eravamo in due ma l’emozione si è triplicata: c’era una responsabilità enorme che fino a 30 secondi prima di salire sul palco non avevo percepito. Avevo una ventina d’anni ed ero totalmente incosciente. Quando hanno detto il nome del duo e bisognava scendere quelle scale lì ho realizzato che ci stavano guardando milioni di persone e sono andato in paranoia nera perchè sapevo che non potevo sbagliare. Mi è salita la paura e non ho performato come avrei dovuto. Sono scoppiato completamente a piangere, poi mi sono asciugato le lacrime e ho fatto quello che potevo. Col senno di poi avrei potuto gestirla meglio, ma a quell’età era molto difficile”. Nonostante l’emozione il brano si classificò comunque al terzo posto. A distanza di anni ci ride su: “Pensa se non me la fossi fatta sotto”. Come in questa edizione, anche quella volta tra gli ospiti c’era Tiziano Ferro. “Anche uno come lui prima di salire sul palco non era tranquillissimo. Questo per renderci conto di come quel palco fa paura davvero a tutti, a maggior ragione ad un ragazzo di 20 anni di provincia”. Sul dietro le quinte di Sanremo invece racconta: “In quella settimana non c’è tempo neanche di pensare. Per ogni cantante in gara sono programmate talmente tante interviste che non hai molto modo di confrontarti con gli altri artisti in gara. Avere i big della musica italiana a fianco? All’epoca non mi rendevo conto, mi sembrava tutto un gioco. Me la sono vissuta con leggerezza e ne sono felice”. In quel Sanremo Giovani tra l’altro c’era Fabrizio Moro, che poi vinse col brano Pensa, la sua prima canzone di successo. “Finito il festival ci ritrovammo a casa sua a mangiare una pizza”. Anni dopo ha vissuto il festival da autore. “La differenza? è sostanziale: non vai sul palco e quindi non c’è quel tipo di pressione, ma c’è una preparazione totalmente diversa”. Per spiegarla usa un paragone efficace: “In molti ogni anno mi chiedono se vado a Sanremo, come fosse una cosa semplice. Non è così automatico scrivere canzoni che poi verranno cantate su quel palco da grandi artisti. Se ne presentano circa 300 e ne prendono 30. Ognuno di loro in genere provina dalle 30 alle 40 canzoni. Quindi devi scrivere la canzone che sceglierà e poi deve essere a sua volta scelto. Andare a Sanremo non è così semplice: è un evento eccezionale, per me è come vincere un’Olimpiade. Sono fiero di esserci arrivato, ma c’è un grande lavoro dietro abbinato ad un po’ di fortuna, di cui c’è sempre bisogno”. Una canzone preferita tra quelle che ha scritto per Sanremo? “Impossibile scegliere, per me le canzoni sono come figli. Chiaramente 8 marzo per me ha un significato importante e l’ha cantata Tecla che è diventata anche un’attrice di fama mondiale. Il sole ad est invece ci tengo a ricordare che è arrivata ultima al festival per la giuria di qualità, ma tra le prime due al televoto. Io faccio questo lavoro per la gente: sono felice se arriva un bel voto dalla critica, ma lo sono ancora di più se le mie canzoni arrivano alle persone”. Un altro brano a cui ha lavorato e a cui è particolarmente legato è “Cosa ti aspetti da me” di Loredana Berté del Sanremo del 2019, così come quello del Volo che si classificò al terzo posto lo stesso anno. “La Berté è un’icona, ma anche un cavallo pazzo. Ce ne sono davvero pochi come lei: riesce a rendere pazzesca anche una canzone media”. Tra i vari artisti per cui ha avuto il piacere di scrivere canzoni ce ne sono anche alcuni in gara in questa edizione, tra cui Raf e Sal da Vinci: “Raf l’ho sentito e gli ho fatto un grande in bocca al lupo. Sal da Vinci ha forse la canzone più forte di tutti a livello pop, destinata a rimanere anche negli anni”. In effetti la prima serata l’ha confermato, col pubblico dell’Ariston che ha salutato con una grande ovazione l’esibizione dell’artista napoletano. Come per le canzoni, non c’è un artista “migliore” con cui lavorare: “Quando siamo in studio non è un lavoro meccanico: è un lavoro emotivo, se non c’è sintonia e se non c’è quella vibrazione giusta non può nascere qualcosa di bello”. Nel 2016 la partecipazione a Sarà Sanremo con la sorella Valeria. In quel caso solo sfiorato il palco dell’Ariston, ma rimane comunque la bellissima esperienza condivisa tra fratelli: “Un percorso pazzesco e capitato solo grazie a noi e alla nostra canzone. Non avevamo un manager, un’etichetta discografica, un produttore, un fotografo, neanche un road manager ma siamo andati a giocarcela in quell'anno con artisti come Mahmood, Irama, Gabbani e Ermal Meta”. Basti pensare che 3 di questi 4 poi hanno vinto Sanremo big (Mahmood due volte). Tra interprete e autore, dice di sentirsi oggi più autore. Quello che non è stato mai però è un cantautore, perché ci svela di aver scritto canzoni per grandi artisti ma mai per se stesso. Una scelta curiosa così motivata: “Prima sono stato interprete di canzoni di altri autori. è una mia scelta, preferisco scindere le due cose per non creare un conflitto d’interessi. Magari verrà un giorno in cui canterò le mie canzoni, ma giusto per godimento personale. Non c’è nessuna ambizione di successo, soprattutto alla mia età. Poi credo che quello che scrivo qualche altro artista possa renderlo meglio di come lo faccio io, sia vocalmente che a livello di percepito”. Il ricordo più bello di Sanremo? "Ricevere il leoncino del terzo posto, che tra l’altro è scomparso". Oltre al lavoro di autore per altri artisti, Romitelli ha messo in campo anche iniziative personali legate alla sua visione della musica come esperienza collettiva e formativa. «Non vivo solo di Sanremo e delle collaborazioni con nomi noti — spiega —. Ho scelto di costruire la mia vita artistica qui, a Trodica di Morrovalle, perché credo che la qualità della vita sia fondamentale, soprattutto per la famiglia». Per questo motivo ha aperto uno studio di registrazione nella sua zona, chiamato Your Song, proprio con l’intento di offrire un luogo dove artisti emergenti e giovani talenti possano confrontarsi, crescere e imparare il mestiere della musica. «Ho deciso di investire qui nel territorio, non solo per me ma anche per altri. Qui ci sono artisti interessanti, e voglio dare loro uno spazio dove potersi sviluppare. Ho aperto le porte dello studio anche a chi vuole provare. Spero davvero di trovare qualcuno di forte, qui o anche fuori dalla nostra provincia» Nel corso dell’intervista abbiamo poi parlato dell’attuale scena italiana e di come scrivere una canzone, soprattutto per un altro artista. Avete la possibilità di ascoltare l’intervista completa su YouTube. Infine, immancabile uno sguardo al vincitore: «Se fosse solo per la gente direi Sal da Vinci. Ma la stampa non impazzisce per lui. A Sanremo contano pubblico, radio e critica. È sempre un equilibrio».
Sigona lancia la sfida: "Macerata va rigenerata. Non un programma calato dall'alto, ma costruito insieme alla città"
L’associazione civica Officina delle Idee per Macerata ha ufficializzato, nella riunione del 17 febbraio 2026, la decisione di partecipare alla prossima competizione elettorale con una propria lista a sostegno della candidatura a sindaco del dottor Marco Sigona (leggi qui). Una scelta che segna un passaggio politico rilevante nel panorama cittadino: il gruppo, che in precedenza aveva preso parte al percorso dell’assemblea del centrosinistra, ha deciso di distaccarsi da quel tavolo per intraprendere un cammino autonomo, al termine di una riflessione interna legata alla visione programmatica e alle prospettive per la città. Officina delle Idee rivendica la coerenza di un percorso avviato oltre un anno e mezzo fa, fondato su ascolto, confronto e coinvolgimento delle realtà del territorio, attraverso incontri pubblici e tavoli tematici che hanno portato alla costruzione di un programma definito “innovativo e condiviso per il futuro di Macerata”. In questo contesto è maturata la candidatura di Marco Sigona, indicato come sintesi di un progetto civico, aperto e orientato al futuro. Direttore di Dermatologia, Sigona porta nella sfida amministrativa un profilo professionale consolidato e un’esperienza già maturata nel civismo cittadino. In questa intervista ripercorre le tappe che hanno portato alla sua candidatura, chiarisce le ragioni della scelta autonoma rispetto al centrosinistra e delinea le priorità del progetto politico che intende proporre alla città. Dottor Sigona, perché ha deciso di candidarsi a sindaco di Macerata? "Politicamente io provengo da un’idea di civismo e testimonianza ne è l’esperienza portata avanti con la lista Macerata Rinnova che nelle scorse amministrative del 2020 con il 3.8%, seppur nella minoranza, è stata la lista civica più votata di quella coalizione eleggendo un consigliere comunale. Non lo nascondo, dopo averci riflettuto a lungo, ho accettato la proposta che è nata nel movimento Officina delle Idee per Macerata , ed approfitto per ringraziare pubblicamente tutti coloro con i quali ho fatto un percorso al suo interno e che hanno riposto fiducia nella mia persona proponendo il mio nominativo già dalla partecipazione ai lavori al tavolo della coalizione di centro sinistra. Ho accettato mosso da spirito di servizio e nel rispetto di un lavoro portato avanti in oltre un anno e mezzo, davvero con tanto impegno, sempre e solo nell’interesse della città". La vostra lista si presenta fuori dalla coalizione del centrosinistra. Perché questa scelta? "Come dichiarato anche in altre occasioni con il progetto di Officina delle Idee per Macerata abbiamo voluto invertire il paradigma del 'facciamo noi il programma e lo presentiamo alla città' con 'la città fa il suo programma e ci si impegna a fare quello che abbiamo pensato insieme'. Un’idea ed un metodo innovativo che per prendere forma ha implicato il dedicare molto tempo all’ascolto di tante realtà cittadine con momenti d’incontro partecipati e da cui è emersa chiaramente la conferma che Macerata ha una comunità ricca, competente, generosa. Abbiamo percepito che Macerata ha tanta voglia di partecipare, di proporre, di costruire. Abbiamo per tempo raccolto molte idee e suggerimenti e contribuito ad elaborare un interessante programma per il tavolo programmatico e politico del centro sinistra ma sempre con un preciso obiettivo, quello di permettere ai cittadini di esprimersi in modo democratico e trasparente e decidere quale potesse essere, tra quelli che si erano resi disponibili in quel tavolo, il loro candidato ideale da portare alla competizione finale. Abbiamo sempre e coerentemente sostenuto questa volontà. Così purtroppo non é stato e ce ne rammarichiamo poiché non comprendiamo ancora oggi le ragioni di una simile chiusura. Non è stato condiviso, anzi è stato negato, un punto per noi fondamentale ed irrinunciabile che rappresentava il naturale risultato di un lungo cammino fatto di ascolto della città e che la città ci chiedeva con quella modalità. Una parte di Officina delle Idee, dopo un momento di confronto al suo interno, ha deciso quindi di strutturarsi da movimento in una lista civica e proseguire con un suo progetto in autonomia con quei soggetti che si riconoscono più in un’area civica moderata e riformista e che vogliono dare un loro contributo a sostegno di un proprio candidato". Quali saranno le priorità del programma di Officina delle idee e come intendete coinvolgere i cittadini nelle vostre scelte? "Oggi vogliamo trasmettere il nostro slancio ed entusiasmo per rilanciare Macerata come “quel capoluogo che torni vivo e ad avere peso”, una città che riesca ad esprimere una governance più coordinata, partecipata e trasparente e che sia capace di rispettare in egual modo tutte le sue componenti, dando voce dai più giovani agli anziani, integrare il lavoro, la sua economia , la sua potenzialità di cultura e la qualità di vita. In questo periodo avremo modo di ascoltare e leggere diversi programmi elettorali , che risulteranno spesso sovrapponibili , ma noi vogliamo dimostrare, a prescindere dalle promesse, di avere la capacità di affrontare le problematiche che si presenteranno giorno per giorno per risolverle, consapevoli certamente delle grandi difficoltà che sicuramente ci saranno ma anche delle soddisfazioni per esserci riusciti. Siamo assolutamente aperti a ragionare con chiunque sia interessato al dialogo ed inclusivi con coloro che condividono questa modalità di far politica, che ci auspichiamo possa essere valorizzata da tutti quei cittadini stanchi di politiche fatte di sterili polemiche e diatribe e che non andando a votare non si sentono più rappresentati da troppo tempo dai tradizionali schieramenti". Lei è primario di Dermatologia: se Macerata fosse un paziente, quale sarebbe oggi la diagnosi e quale la cura che prescriverebbe? "Parafrasando la sua domanda mi viene da rispondere che Macerata non è una malata cronica o terminale ma una paziente che ha soltanto la necessità di essere energicamente rimotivata, rigenerata, rilanciata, riacquistando stima in se stessa perché ha davvero tante potenzialità e i suoi cittadini ne sono pienamente consapevoli. Restando nell’esempio sanitario questo è il compito che deve avere un buon terapeuta, il medico pietoso non cura ma fa progredire la malattia, un detto popolare sempre attuale. Conosco diverse realtà in cui colleghi medici hanno ricoperto cariche politiche ed amministrative importanti con un ottimo impegno perchè, come mi capita spesso di sottolineare, chi sceglie di essere medico è medico in ogni sua espressione, sente e svolge con spirito di servizio qualsiasi situazione nella vita quotidiana si trovi ad affrontare, anche la più difficile".
Parcaroli ai box, Tittarelli in pista. La campagna elettorale prende il via: "Metterci la faccia scelta di responsabilità"
Il prossimo 8 marzo, tra circa due settimane, scatterà ufficialmente il campionato di Formula 1 2026. Ma a Macerata la stagione delle corse è già iniziata. Con le elezioni comunali fissate per il 24 e 25 maggio 2026 (LEGGI QUI), la città si è trasformata in un circuito politico dove team e piloti stanno definendo strategie, assetti e tempi sul giro. La bandiera verde non è ancora stata sventolata, ma il paddock maceratese è gia abbastanza movimentato. Il centrodestra per il momento resta ai box, in attesa della decisione dell’attuale sindaco Sandro Parcaroli. Nessuna partenza anticipata: l’eventuale ricandidatura sarà annunciata a fine mese (LEGGI QUI). Una scelta che sa di strategia prudente, da scuderia che preferisce osservare la griglia prima di scoprire il set-up definitivo. Sul fronte opposto, invece, il centrosinistra ha già scelto il proprio pilota. Dopo la fumata bianca attorno al nome di Gianluca Tittarelli, la campagna è entrata nel vivo. Sul nuovo profilo social inaugurato "Gianluca Tittarelli candidato sindaco Macerata" lancia subito un messaggio chiaro, improntato alla concretezza e al lavoro di squadra: “Metterci la faccia è una scelta di responsabilità. Ma far funzionare le cose è un dovere.Mi conoscete per il mio lavoro al Val di Chienti o per la sfida della Pallavolo Macerata che oggi disputa un campionato nazionale di Serie A2 portando per l'Italia intera il nome di Macerata. In entrambi i casi, ho imparato una cosa fondamentale: i risultati non arrivano con i discorsi ma con l'organizzazione, il gioco di squadra e tanto, tantissimo lavoro dietro le quinte. Oggi scelgo di candidarmi a sindaco perché voglio portare questa stessa concretezza a Macerata. Mi metto a disposizione con umiltà, serietà e con le idee chiare che saranno condivise e sostenute dalla mia coalizione. Non amo la politica urlata e dei salotti". Subito le prime proposte in programma: "Vorrei creare: Opportunità vere per chi vuole restare e investire qui. Spazi vivi e connessi, non una città-dormitorio. Sviluppare la partecipazione e promuovere l'ascolto. Non ho ricette magiche e non mi interessa lo scontro ideologico, anzi considero il rispetto e la coerenza caratteristiche essenziali in questo cammino. Mi interessa che la città sia percepita dai maceratesi e da chi la visita come un bel posto, sicuro, decoroso e ospitale che sappia anche offrire i giusti stimoli culturali e civici”. Ma la gara non è un testa a testa. È partito da tempo anche Giordano Ripa, che a fine gennaio ha inaugurato il primo comitato elettorale in città (LEGGI QUI), segnando il primo giro lanciato della competizione. Sul fronte civico, l’associazione Officina delle Idee per Macerata ha ufficializzato la partecipazione con una propria lista a sostegno del dottor Marco Sigona (LEGGI QUI), scegliendo una traiettoria autonoma rispetto al tavolo del centrosinistra. Infine, si muove l'area centrista, che punta a rompere il classico duello tra due schieramenti. A inizio febbraio i rappresentanti territoriali di Azione, Partito Liberaldemocratico, Base Popolare Marche, Partito Repubblicano Italiano e Civici Marche hanno presentato un nuovo progetto politico, annunciando che il 28 febbraio sarà il momento dell’assemblea pubblica per definire programma e candidato (LEGGI QUI). La pista è pronta e i motori sono accesi, ma la corsa verso Palazzo Comunale non riguarda solo velocità e strategie. C’è chi osserva con prudenza, chi prepara la propria traiettoria e chi affronta le curve con decisione, consapevole delle sfide che lo attendono. In questo contesto, il tema della responsabilità diventa centrale: come sottolinea Gianluca Tittarelli infatti, “metterci la faccia è una scelta di responsabilità”.
"Non una fine, ma una transizione": dopo 13 anni 'farciti' di eventi nuova vita per Crazy Burger in corso Cairoli
MACERATA – Non una chiusura, ma un passaggio di testimone. Dopo tredici anni di attività, Pierpaolo Berdini ha deciso di mettere in vendita Crazy Burger, l’hamburgeria di Corso Cairoli diventata negli anni un punto di riferimento per chi cerca qualità nel panorama dello street food cittadino. L’annuncio, comparso sui social, è chiaro: «Cedesi hamburgeria di successo aperta da 13 anni, nel cuore di Macerata, a due passi dallo Sferisterio. Ottimo investimento in occasione della stagione estiva e dei Mondiali di Calcio 2026 (in caso di qualificazione degli azzurri)». Sempre bene ricordare, incrociando forte le dita, quest'ultima precisazione. Tornando alla decisione di Berdini, come ci ha raccontato in un'intervista, quest'ultima arriva in un momento positivo. «Dal giorno in cui l’ho rilevata a oggi ho più che raddoppiato il fatturato e la capacità di vendita», spiega. Un percorso costruito puntando su materie prime selezionate, attenzione alla salubrità dei prodotti, cura della pulizia e formazione dei collaboratori. «Le recensioni sui social hanno sempre premiato la qualità e la gentilezza. L’attività è lo specchio di me stesso». Per Berdini, proprio perché la “macchina” funziona, questo è il momento giusto per cedere. «Chi compra si avvicina alla stagione migliore. Già da aprile, con gli aperitivi europei, c’è un bel rodaggio. Non deve aspettare mesi prima di vedere guadagni concreti». La posizione, a pochi metri dallo Sferisterio di Macerata, garantisce un flusso costante di persone durante le grandi manifestazioni: Musicultura, la stagione lirica, i concerti estivi e gli eventi di Sferisterio Live. Dietro la scelta c’è la volontà di cambiare vita. «Dopo tredici anni ho vissuto tante esperienze, sono cresciuto e oggi sento il bisogno di altro». Le opportunità non mancano, sia a Macerata sia fuori regione. «Ho lavorato una stagione in Trentino e ho diverse occasioni nel settore alberghiero, soprattutto in Alta Italia. Non ho ancora deciso cosa farò, ma le possibilità non mancano». Nel frattempo, nessuna serranda abbassata. «Continuerò a lavorare. Quando troverò un acquirente lo assisterò nel primo periodo, poi mi dedicherò ai miei progetti». L’auspicio è che venga garantita continuità: «È una macchina costruita così bene che cammina da sola. Ognuno è libero di fare quello che vuole, ma chi entra può solo migliorarla». Mentre altre zone del centro storico sono in difficoltà, con attività che chiudono da un giorno all'altro, Berdini respinge l’idea di un corso Cairoli in declino: «Corso Cairoli è in crescita. È la porta d’ingresso della città e ha davanti lo Sferisterio, simbolo del turismo maceratese. Noi commercianti siamo i diretti interessati e siamo felici di avere un monumento così attaccato». Il titolare di Crazy Burger sottolinea l’importanza del ricambio generazionale: molti giovani hanno creduto nel corso e hanno deciso di investire. Tra le nuove aperture cita la pizzeria "Da Coso" di Daniele Cimini, Spirits Boutique di Carla Soratti, Privitera Orologi dei giovanissimi fratelli Privitera, il negozio di vinili all’ingresso del corso, Casa Cairoli di Andrea Caldarelli, Le Scalette rilevata da Daniele Gatti e la Tabaccheria Cairoli passata a Luca e Davide Tartarelli. «Molti giovani si sono messi in gioco e hanno dato nuova energia al quartiere». Non manca però il ricordo di chi ha fatto la storia delle casette, le attività storiche e le colonne portanti che hanno contribuito a rendere grande il corso. Berdini racconta la sua esperienza: «Per quasi dieci anni sono stato il più giovane tra i casettari. Poi sono arrivati altri ragazzi ancora più giovani di me. Tra commercianti e residenti però ci siamo sempre aiutati per organizzare iniziative come la Festa delle Casette, la Festa dei Fiori e il mercatino di Natale". Lo sguardo va anche al futuro, con l’apertura di una nuova sede dell’Accademia di Belle Arti prevista nei prossimi anni, che dovrebbe portare ulteriore movimento. In tredici anni Crazy Burger non è stato solo un locale, ma anche un promotore di eventi. Dalle proiezioni su maxi schermo delle notti europee di Champions League – come l'ultima finale organizzata al palazzetto in collaborazione con l’Inter Club di Macerata, col grande supporto del presidente Fabio Sperandini e del direttivo composto da Fabrizio Sperandini, Graziano Ortenzi e Giorgio Vigilante, che portò a riunirsi oltre mille persone – agli aperitivi europei, di cui l'ultimo organizzato a tema Spagna in onore di Fabio Andreozzi, che proprio un anno fa di questi tempi ci lasciava, fino alle serate con musica dal vivo e alle collaborazioni con realtà sportive e associative del territorio, di cui l'ultima quest'estate per il 50° Anniversario dell'Helvia Recina Calcio insieme alla società sportiva a Villa Potenza, allo stadio "Michele Gironella", con la partecipazione dello storico Dj Maceratese "Enrico Filippini" e l'intrattenimento di Lando e Dino «Sono cose che fai se vuoi farle – racconta –. Nessuno ti obbliga. Mi è sempre piaciuto creare eventi per la comunità. Per questo devo ringraziare infinitamente la mia famiglia che mi ha sempre sostenuto in tutto, così come lo studio Meriggi e Tacconi, in special modo il Dottor Commercialista Luca Meriggi che mi ha assistito e consigliato fin dall'inizio». Ricordi che hanno sicuramente contribuito alla vitalità della città. Intanto però, dopo alcuni mesi di stop forzato a causa di un infortunio, Crazy Burger riaprirà la prossima settimana, anticipando la data inizialmente prevista per marzo. Un segnale concreto di continuità mentre si attende l’ingresso di un eventuale acquirente. Altre novità verranno comunicate sui canali social del locale. Per Pierpaolo Berdini si apre ora una fase di valutazioni e nuovi orizzonti professionali, tra opportunità nelle Marche e prospettive nel Nord Italia. Per il locale di Corso Cairoli, invece, si prospetta un nuovo capitolo: un’attività avviata, con numeri in crescita e una posizione strategica a ridosso dello Sferisterio di Macerata, pronta ad affrontare la stagione estiva e le sfide dei prossimi anni. Non una fine, dunque, ma una transizione. Con l’auspicio – espresso dallo stesso titolare – che chi raccoglierà il testimone sappia valorizzare quanto costruito in tredici anni e proseguire un percorso che ha intrecciato impresa, qualità e vita di quartiere.
Il Mastio brinda a Rimini, la migliore "Grape Ale" italiana è di Urbisaglia: "Premio al lavoro di tutti i giorni"
Le Marche si confermano terra di grandi birre artigianali. Alla XXI edizione di “Birra dell’Anno”, il concorso organizzato da Unionbirrai e andato in scena a Rimini, i birrifici marchigiani hanno conquistato 24 riconoscimenti complessivi: 7 medaglie d’oro, 3 argenti, 3 bronzi, 10 menzioni e un premio speciale. Un bottino che colloca la regione tra le più premiate d’Italia e certifica la maturità di un movimento brassicolo che oggi compete ai massimi livelli, dagli stili classici alle sperimentazioni più identitarie. A impreziosire il risultato è il premio speciale Best 100% Italian Beer, assegnato alla Real IGA Gose de Il Mastio di Urbisaglia. Una birra che è manifesto di filiera corta, agricoltura e visione. Tra i protagonisti marchigiani spicca Ibeer di Fabriano, capace di conquistare più medaglie tra ori e piazzamenti. Ottimi risultati anche per Birrificio Mukkeller di Porto Sant'Elpidio e MC77 di Serrapetrona, entrambi a segno in più categorie tra podi e menzioni. Completano il quadro Beor Brasserie (Fermo), Birrificio dei Castelli (Ancona) e Birrificio Babylon (Ascoli). Dalla costa all’entroterra, la qualità attraversa tutto il territorio regionale. Per la provincia di Macerata, il brindisi più sentito arriva dal Birrificio Il Mastio di Urbisaglia, realtà artigianale – e azienda agricola certificata BIO – capace di trasformare un legame profondo con la terra in birre che parlano di territorio. Il premio Best 100% Italian Beer assegnato alla Real IGA Gose è la conferma che la filosofia produttiva del birrificio, basata sulla filiera corta e sull’utilizzo di materie prime italiane, dà risultati straordinari. Questa storia ha radici solide: come abbiamo raccontato in un precedente articolo dedicato alla loro avventura birraria (LEGGI QUI), i fratelli Sebastiano e Lorenzo Nabissi hanno costruito negli anni un progetto che parte dalla coltivazione dell’orzo nei terreni adiacenti al birrificio e arriva fino al bicchiere, con birre non filtrate e non pastorizzate che raccontano le Marche sorso dopo sorso. Abbiamo sentito i due fratelli, protagonisti di questo grande successo, per ascoltare direttamente da loro la soddisfazione e il significato di questo nuovo riconoscimento. «Sicuramente è una soddisfazione che è frutto di anni di lavoro – spiegano Sebastiano e Lorenzo – perché la coltivazione dell’orzo è un impegno grande, serve per produrre poi il malto per tutte le nostre birre. Siamo arrivati prima a superare il 90% di materie prime di nostra proprietà e poi, con questa birra, l’utilizzo del 100% di materie prime italiane». La birra premiata è un’Italian Grape Ale, l’unico stile italiano riconosciuto ufficialmente, che prevede l’utilizzo della parte vinosa – mosto, uve o altre lavorazioni dell’uva – all’interno della ricetta brassicola. «La Real IGA Gose è un blend di mosto di birra e mosto di vino – precisano – ed è prodotta con mosto d’uva Montepulciano bio insieme alle Cantine Saputi. In questo caso utilizziamo proprio mosto di vino: è questo che le conferisce aromi e profumi particolari». Il risultato è una birra dal colore arancio con riflessi rosa e schiuma fine, con note che richiamano pompelmo e melograno, una sapidità elegante data dal sale rosa dell’Himalaya e una delicata acidità lattica che la rende fresca e sorprendente al palato. Un vero connubio tra il mondo della birra e quello del vino, con una bolla decisa e una personalità fuori dagli schemi. Non è la prima affermazione per Il Mastio in questa categoria. «Sull’Italian Grape Ale lavoriamo da anni – sottolineano – quindi è una riconferma del percorso del birrificio. Ma il premio per l’utilizzo di materia prima 100% italiana è l’apice del lavoro che si svolge tutti i giorni, da anni, sulla produzione di orzo, di malto e sulla filiera più corta possibile per la produzione della birra». E per festeggiare? La risposta è già servita: «Per festeggiare bisogna sempre brindare con una bella birra sana, buona e genuina».
Macerata, la luce in fondo al tunnel della viabilità, Parcaroli: “Abbiate un po’ di pazienza” (VIDEO)
Macerata cambia pelle, ma non senza qualche inevitabile grattacapo. A dirlo, senza troppi giri di parole, è il sindaco Sandro Parcaroli, intervenuto all’inaugurazione della nuova sede Fisiomed (LEGGI QUI), che ha rilevato l’ex Centro Aurora, proprio in una delle zone più calde del momento sul fronte viabilità. Interpellato sui lavori nell’area interessata dal futuro sottopasso – un’opera diventata ormai quasi leggendaria per i maceratesi – il primo cittadino ha messo subito le cose in chiaro, lasciando intravedere finalmente della luce in fondo al tunnel: «La viabilità di Macerata cambia, bisogna averci della pazienza». Tradotto: cantieri sì, disagi anche, ma con un obiettivo preciso. Il passaggio più atteso è quello sul sottopasso ferroviario, «che aspettiamo da 50 anni», sottolinea Parcaroli rivendicando con orgoglio il risultato: «Sono soldi che abbiamo catturato e sono contento che lo apriremo a breve». Un traguardo che, però, avrà un prezzo immediato: «Ci saranno settimane di disagio». Ma il sindaco ribalta la prospettiva con un paragone destinato a far discutere: «Pensate a quante persone sono rimaste ferme per mesi davanti al passaggio a livello, ad aspettare che si alzasse la sbarra. Altro che due o tre settimane». Il messaggio alla città è chiaro: stringere i denti ora per guadagnare tempo – e nervi – domani. «Serve pazienza da parte di tutti», insiste Parcaroli, che allarga poi lo sguardo sugli altri interventi in cantiere o in arrivo. «Poi ci sarà la Campogiano-Mattei-Pieve, quindi dalla zona tra Piediripa e Sforzacosta andremo a Villa Potenza», spiega, delineando un collegamento strategico per alleggerire uno dei quadranti più trafficati. Novità anche sul fronte della Regina: «In questi giorni abbiamo avuto anche l’approvazione del primo pezzo della Regina», annuncia il sindaco, chiarendo la linea dell’amministrazione: «Andiamo avanti con i soldi disponibili fino a Fontenoce». Insomma, la mappa della mobilità cittadina è destinata a cambiare in modo strutturale. «La viabilità di Macerata sta cambiando fondamentalmente», ribadisce il sindaco, chiedendo ai cittadini «un po’ di pazienza, un po’ di pace, un po’ di tranquillità». Il disagio, promette, è temporaneo. Il beneficio, nelle intenzioni dell’amministrazione, no. Resta ora la prova più difficile: convincere automobilisti e residenti che il futuro scorre più veloce dei cantieri. Anche quando, nel presente, il traffico è fermo.
A Macerata prove di rinascita del centro contro il bipolarismo: "Un'alternativa vera per rilanciare la città" (FOTO)
MACERATA - In vista delle prossime elezioni amministrative, prende forma a Macerata un nuovo progetto politico di area centrista che punta a rompere il tradizionale schema del bipolarismo. Azione, Partito Liberaldemocratico, Movimento Repubblicani Europei, Base Popolare Marche e Civici Marche hanno presentato ufficialmente l’iniziativa nel corso di una conferenza stampa convocata giovedì 5 febbraio 2026 presso il ristobar “DiGusto”, in via XX Settembre. A lanciare il percorso sono stati i rappresentanti territoriali delle forze coinvolte: Federico Valori per Azione, Riccardo Cogliandro per il Partito Liberaldemocratico, Mattia Orioli per Base Popolare Marche, l’ex senatrice Luciana Sbarbati per il Partito Repubblicano Italiano e Claudio Carbonari per Civici Marche, consigliere comunale ed ex capogruppo della Lega, oggi nel gruppo misto. Un progetto che, come ribadito più volte dai promotori, non nasce come semplice alleanza elettorale, ma come proposta politica strutturata, fondata su valori comuni e su una visione di lungo periodo per la città. Ad aprire gli interventi è stato Riccardo Cogliandro, segretario territoriale del Partito Liberaldemocratico, che ha inquadrato l’iniziativa come risposta diretta alla crescente disaffezione dei cittadini verso la politica: "Da oltre un anno lavoriamo per costruire un’offerta politica diversa - ha spiegato - lontana dall'estremismo di destra e da quello di sinistra. L'astensionismo è il frutto di una mancata rappresentanza: vogliamo colmare questo vuoto con una proposta centrale, moderata e credibile". Cogliandro ha poi rimarcato la necessità di una leadership amministrativa forte, capace di guidare una città in difficoltà strutturale: "Macerata ha bisogno di un sindaco e di assessori autorevoli, in grado di mettere a terra una nuova visione. Questo progetto non nasce solo per vincere le elezioni, ma per costruire una coalizione fondata su una base valoriale comune. Siamo famiglie politiche che insieme hanno costruito l’Europa: quando collaborano, raggiungono risultati di alto livello". A portare uno sguardo più ampio, anche di respiro nazionale ed europeo, è stata Luciana Sbarbati, ex senatrice e storica esponente del Partito Repubblicano Italiano, con una lunga esperienza nelle istituzioni europee. "Oggi destra e sinistra sono due realtà su cui bisogna riflettere seriamente - ha affermato -. I valori che hanno contraddistinto il percorso della sinistra sono stati accantonati, mentre assistiamo a una progressiva radicalizzazione del confronto politico". Rivendicando l’identità repubblicana e mazziniana, Sbarbati ha indicato Macerata come possibile laboratorio politico: "Questa città può rappresentare il primo mattone di un percorso diverso. Il bipolarismo sta paralizzando l’Italia, riproponendo sempre gli stessi slogan, di cui la gente non può più. Qui possiamo avviare un’esperienza nuova, presentando una figura lontana sia dalla destra che dalla sinistra ideologizzata, scelta attraverso un processo condiviso e non imposta dai vertici di partito". Nel merito delle questioni cittadine è entrato Federico Valori, segretario comunale di Azione, che ha posto l’accento su un metodo politico improntato alla concretezza. "Non vogliamo mettere a terra i problemi, ma porli ad altezza d’uomo – ha detto –. Il nostro è un progetto liberal-democratico fondato sulla centralità del cittadino, per restituirgli orgoglio e senso di appartenenza". Valori ha evidenziato come Macerata abbia progressivamente perso il proprio ruolo di capoluogo: "Da vent’anni la città è in crisi, ha perso funzioni strategiche e presìdi istituzionali. Né il centrosinistra né l’attuale amministrazione sono riusciti a invertire questa tendenza". Tra i temi indicati come prioritari: parcheggi, trasparenza amministrativa e un rapporto strutturato con l’Università, considerata una risorsa non valorizzata: "Abbiamo rinunciato a una prospettiva di sviluppo per accontentarci di una rendita legata agli affitti. È una visione miope". Molto critico l’intervento di Mattia Orioli, esponente di Base Popolare Marche, che ha ripercorso anche il proprio passato politico. "Sono stato tra i primi sostenitori di Parcaroli – ha ricordato – ma ho anche denunciato per primo quando il metodo di governo ha preso una direzione sbagliata. Le promesse elettorali sono state accantonate in favore dei giochi di potere". Orioli ha elencato una serie di nodi irrisolti: parcheggi, Valle Verde, sicurezza, infrastrutture e attrattività economica e turistica: "Avevamo scelto un profilo imprenditoriale pensando potesse attrarre investimenti. Oggi l’imprenditoria è fuggita e la città non solo non è migliorata, ma in molti aspetti è peggiorata". Da qui la proposta di un progetto di lungo periodo: "Serve una visione che guardi ai prossimi dieci o vent’anni, non alle prossime scadenze elettorali". Orioli ha poi rivendicato il coraggio della scelta compiuta dalle forze promotrici del progetto: "Sappiamo di essere Davide contro Golia – ha affermato – ma prima di tutto siamo maceratesi e crediamo profondamente in quello che stiamo costruendo. Chi fa politica deve essere disposto anche a un sacrificio personale. Questo progetto non nasce per convenienza, ma per un reale cambiamento, che va costruito insieme". A chiudere il giro di interventi è stato Claudio Carbonari, consigliere comunale e rappresentante di Civici Marche, che ha spiegato: "Siamo sempre stati un movimento moderato, attento alle esigenze concrete dei cittadini – ha sottolineato –. Oggi il sistema politico premia i massimalismi ideologici, perdendo razionalità e capacità di ascolto". Carbonari ha denunciato l'assenza di confronto reale in consiglio comunale e il silenzio sui temi provinciali più delicati, come la gestione dei rifiuti e del servizio idrico integrato. Forte anche il richiamo al parcheggio di Rampa Zara: "Era una promessa fondamentale per la città, oggi è scomparsa persino dal piano triennale. È una scelta che pesa, anche sul piano personale". Il progetto proseguirà con un’assemblea pubblica prevista per il 28 febbraio, durante la quale verrà elaborata la proposta programmatica e avviato il confronto sul candidato sindaco. "Se si parte dal nome – hanno ribadito in chiusura – si tradisce il processo. Prima vengono le idee, poi le persone". L’obiettivo dichiarato è quello di costruire un percorso aperto, che coinvolga cittadini e realtà del territorio, per restituire a Macerata un ruolo centrale e superare una contrapposizione politica che, secondo i promotori, da troppo tempo ne frena lo sviluppo.
La Maceratese femminile alla prova della serie A: nel girone Bologna e Fiorentina. "Daremo il 100%"
Quella di domenica sarà una giornata storica per la Maceratese Calcio Femminile, con la formazione dell'Under 15 che farà il suo esordio nel campionato nazionale. Un traguardo prestigioso per la società e per tutto il settore giovanile, frutto di lavoro e programmazione. Alla luce di questo emozionante debutto, abbiamo raccolto le sensazioni del presidente biancorosso Massimiliano Avallone. “È un traguardo importante — racconta il presidente Avallone —. Ci dà grande visibilità e dimostra che il nostro club ha un buon settore giovanile, dove le ragazze non solo imparano la tecnica, ma crescono anche come persone e affrontano sfide sempre più grandi. Lo staff tecnico ha fatto un lavoro eccellente, e vedere le ragazze imparare e competere a questo livello è una soddisfazione enorme”. Il percorso della squadra è già stato intenso: vittorie nelle Marche, in Umbria e in Abruzzo hanno portato le biancorosse alla fase nazionale. Ora l’Under 15, inserita nel girone C con Emilia Romagna e Toscana, si confronterà con club prestigiosi come Bologna, Fiorentina, Parma, Sassuolo e Cesena. “Le ragazze sono pronte a misurarsi con questi top club — spiega Avallone —. Non puntiamo alla vittoria, ma a uscire dal campo stremate, avendo dato il 100%. Anche limitare i gol subiti sarà importante, perchè dimostra carattere, impegno e attenzione”. (La composizione del girone) E la prima partita vedrà subito un esordio di fuoco contro il Bologna, col match in programma alle 12:00 allo Stadio della Vittoria, mentre le altre partite in casa saranno alle 14:30, sempre con ingresso gratuito. “Bello partire subito contro un grande avversario — commenta Avallone —, ma le ragazze hanno già avuto modo di confrontarsi con questi club e sono sicuro che sarà una bella sfida. Parliamo di club professionistici con selezioni nazionali, mentre noi lavoriamo su una città di 40mila abitanti e sulle aree circostanti. Ma comunque non sarà facile per loro, ve lo garantisco". (Il calendario) Molte delle giovani calciatrici provengono infatti da fuori Macerata, da città come Jesi, Sirolo e Ancona. “La maggior parte delle ragazze non è di Macerata — sottolinea Avallone —. Si staccano dalla loro squadra di origine per venire qui perché sanno che si lavora bene, che c’è un bel clima e che l’esperienza sportiva è stimolante". Oltre al confronto tecnico, l’esperienza serve anche a motivare le ragazze: “Quando giochi contro squadre di Serie A, entri in campo con spirito diverso, più motivazione e voglia di fare bella figura. È un’esperienza che aiuta a crescere, sia nello sport sia nella vita”. Allargando lo sguardo a livello regionale e nazionale, Avallone commenta la crescita del movimento femminile: “Nelle Marche, così come nel resto d’Italia, il calcio femminile è in evoluzione. I numeri crescono, aumenta la qualità e c’è una buona collaborazione tra le società. Rimane però la difficoltà di attrarre sponsor e partner, che spesso guardano ai palcoscenici con più spettatori. Sul piano umano e tecnico, però, i progressi sono evidenti.” Il presidente conclude lanciando un messaggio di incoraggiamento alle ragazze: “Questa opportunità l’avete conquistata sul campo con impegno e dedizione. Approfittatene, godetevi ogni momento e crescete: vi sarà utile non solo nello sport, ma nella vita”. Con entusiasmo e determinazione, l’Under 15 della Maceratese Calcio Femminile si prepara dunque a portare in campo passione, valori e un esempio di crescita per tutto il calcio giovanile femminile della regione.
Sanremo 2026, le prime pagelle della stampa: le Marche sul podio con Maria Antonietta e Colombre
SANREMO - Manca meno di un mese alla 76ª edizione del Festival di Sanremo. Martedì 24 febbraio 2026, infatti, si alzerà il sipario al Teatro Ariston per la prima serata della gara che ogni anno tiene incollati milioni di italiani davanti alla tv. Come da tradizione, a circa un mese dall’inizio del Festival, la stampa ha avuto l’opportunità di ascoltare in anteprima le 30 canzoni dei Campioni in gara. Dopo l’ascolto, i colleghi della stampa hanno espresso le loro prime pagelle. Un dato da leggere con la giusta cautela: si tratta di voti personali, frutto del gusto e della sensibilità di ogni testata. Per questo motivo, la redazione ha deciso di analizzare le pagelle pubblicate dai giornalisti e di calcolare una media dei voti assegnati ai 30 brani in gara. Una media che, seppur non definitiva, permette di individuare un trend più affidabile rispetto ai singoli giudizi. Per questa verifica sono state considerate 23 testate e siti che hanno pubblicato voti numerici: All Music Italia, Vanity Fair, Il Sole 24 Ore, Sky Tg24, Il Messaggero, Wired, Corriere della Sera, InDonna, La Gazzetta dello Sport, Rockit, Il Mattino, Grazia.it, Leggo, Open, BellaOggi, HuffPost, Cosmopolitan, Newsic.it, Adnkronos, Mi Tomorrow, Gay.it, Donna Moderna e La Stampa. Va precisato che la classifica che segue rappresenta esclusivamente la media delle pagelle. Un dato comunque utile per capire i possibili favoriti, ma che non tiene conto degli altri voti che entreranno in gioco durante il Festival: oltre alla Giuria della Sala Stampa, Tv e Web, voteranno anche il pubblico tramite Televoto e la Giuria delle Radio. La serata finale, come da regolamento, prevede una votazione che tiene conto di tutti e tre i sistemi: televoto 34%, giuria della Sala Stampa 33% e giuria delle Radio 33%. Secondo la media delle 23 testate, la favorita è Ditonellapiaga con 7,55, seguita da Fulminacci con 7,46. Sul terzo gradino del podio, però, c’è la coppia marchigiana composta da Maria Antonietta e Colombre, con una media di 7,29 che li posiziona tra i brani più apprezzati dalla critica. Una presenza che fa particolarmente piacere alle Marche: i due cantautori, fidanzati nella vita (lei di Pesaro, lui di Senigallia), porteranno all’Ariston non solo la loro musica, ma anche la loro storia d’amore. Una collaborazione nata dall’ultimo album scritto a quattro mani, “Luna di miele”, che ora arriva sul palco più importante della canzone italiana. Tra i voti più alti per il brano di Maria Antonietta e Colombre spiccano il 9 assegnato da Open e Gay.it, l’8 di Sky Tg24 e Rockit, e l’8,5 di Grazia.it. Il voto più basso invece è il 4 assegnato da La Stampa. In fondo alla classifica, con una media di 4,95, c’è Elettra Lamborghini. Deludono invece due tra i nomi più attesi e favoriti dai bookmaker: Fedez e Marco Masini, che si fermano al tredicesimo posto con una media di 6,37. Le prime pagelle, quindi, consegnano alle Marche un motivo in più per guardare con attenzione al Festival: Maria Antonietta e Colombre, con il loro progetto autentico e fuori dai canoni, sono già tra i brani più apprezzati dalla stampa. E il podio della media dei voti sembra confermare che la loro musica, fatta di ironia, poesia e quotidianità, può davvero fare la differenza all’Ariston.
Country House I Gelsi, dalla tradizione al trionfo: "Qui la cucina è quella di casa" – L’intervista ai vincitori di ‘4 Ristoranti’ (FOTO e VIDEO)
MACERATA - Una vittoria che ha fatto parlare tutta la provincia. Il Country House I Gelsi, in località Acque Salate nelle campagne di Sambucheto, ha trionfato nella puntata di “Alessandro Borghese – 4 Ristoranti” girata nel Maceratese, dedicata alla migliore cucina della tradizione contadina. La prova speciale della serata, il ragù di papera, ha messo alla prova la tecnica e l’anima dei locali in gara e, alla fine, è stato proprio il casale di Francesca e Pietro a conquistare il titolo, con un punteggio altissimo e complimenti sinceri da parte degli avversari e dello stesso Borghese. Dopo la puntata, abbiamo incontrato Francesca e Pietro per raccontare cosa c’è dietro la loro cucina, cosa ha significato partecipare a una trasmissione così seguita e quali sono i progetti per il futuro. Francesca non nasconde l’emozione quando ripensa ai giorni della registrazione. “L’esperienza è stata bellissima, diversa, sicuramente molto emozionante… porterò un ricordo per sempre molto piacevole”. E racconta come si vive l’arrivo di Borghese in cucina: “Borghese è un personaggio importante e anche impegnativo… hai un cliente a tavola che non è un cliente normale. In quel giorno sei sotto la critica, c’è più tensione, più emozione. Cerchi che tutto vada bene, ma si può scivolare”. La tensione però non ha impedito ai concorrenti di dare il meglio: “Se uno guarda i punteggi della puntata sono veramente molto alti… meritatissimi. Quindi penso quattro vincitori”. Oltre al risultato numerico, per Francesca il momento più significativo è stato ricevere complimenti veri dai colleghi. “Quando un concorrente mi parla di un ricordo, di un piatto che lo porta alla cucina di casa, per me è importantissimo. Il tema della puntata era la cucina contadina tradizionale, e qui forse l’hanno trovata”. Alla domanda su cosa abbia fatto la differenza nel loro approccio culinario, Francesca risponde in modo chiaro e appassionato: “Noi puntiamo molto sulla tradizione… abbiamo un forno a legna della fine del Settecento che ancora utilizziamo. Non è come usare un forno moderno: non c’è timer, non c’è termostato… è complicato”. E sottolinea la fatica e l’impegno di chi cucina con metodi antichi: “Mio marito sta davanti alla brace per tante ore… è faticoso, ma credo che queste cose, oltre alle ricette, siano state la vera differenza”. La storia del Country House I Gelsi nasce da lontano e da una scelta di vita coraggiosa. Francesca, originaria di Bologna e laureata in farmacia, racconta: “Io e mio marito ci siamo incontrati nel mondo farmaceutico. Poi abbiamo acquistato questo casale… meritava di essere riportato alla luce. Abbiamo fatto una grande ristrutturazione, ma senza rovinare la sua bellezza originale”. E la passione per la cucina nasce quasi per caso, trasformando una scelta di vita in un progetto concreto: “La passione per i cavalli ci ha portato qui e la passione per la cucina… piano piano dalle ricette della farmacia siamo passati alle ricette della cucina”. Sul suo essere metà bolognese e metà marchigiana, Francesca ci svela anche una battuta di Borghese nei fuori onda: “Alessandro è stato sagace… mi ha detto: ‘tu mi sembri 50% ciauscolo e 50% mortadella’”. Nel corso della nostra intervista abbiamo avuto modo di vedere lo chef Mirco Elisei all’opera in cucina, un professionista che ha portato tecnica e precisione al servizio della tradizione. Abbiamo anche avuto il piacere di assaggiare lo special della puntata: le tagliatelle al ragù di papera, un piatto che rappresenta l’anima delle domeniche contadine marchigiane e che, secondo Francesca, è stato uno dei momenti chiave della gara. Intanto il loro telefono squilla all'impazzata, con tantissimi marchigiani curiosi di scoprire la loro offerta culinaria. Sul futuro invece Francesca svela: "Per prima cosa prenderemo un'affettatrice nuova, perché quella che ho ha lavorato già parecchio”. Poi aggiunge: “Pensavamo già alla pensione, ma per ora resteremo qui. Vogliamo portare avanti la cucina del territorio, tradizionale, con metodi di cottura difficili da trovare… lo facciamo con passione e con il cuore”. A volte, quando si parla di gare e di televisione, si tende a cercare “strategie” o “tattiche” dietro ogni scelta. Ma guardando da vicino la storia di Francesca e Pietro, la sensazione è un’altra: la loro vittoria non nasce da calcoli, ma da una scelta semplice e coraggiosa. Hanno puntato sulla tradizione, sulle ricette di casa, su metodi di cottura antichi e lo hanno fatto con la passione di chi ama davvero ciò che fa. In un mondo in cui tutto corre veloce, la loro forza è stata proprio questa: prendersi il tempo di cucinare bene. E se durante la puntata qualcuno ha parlato di “strategia”, a noi è sembrato chiaro che la vera strategia del Country House I Gelsi è stata un’altra: fare ciò che sanno fare meglio, senza rinunciare alla propria identità.
Dal banchetto agli abiti da sposa: ecco le 27 eccellenze premiate in provincia di Macerata ai Wedding Awards 2026
I Wedding Awards tornano anche nel 2026, celebrando la loro 13ª edizione e confermandosi uno dei riconoscimenti più ambiti nel panorama del settore nuziale italiano. Come ogni anno, il premio viene assegnato alle migliori aziende del wedding sulla base delle recensioni lasciate dalle coppie su Matrimonio.com, che hanno valutato qualità del servizio, professionalità, flessibilità e rapporto qualità/prezzo. Nella provincia di Macerata, l’edizione 2026 segna un perfetto equilibrio tra conferme di eccellenza e nuove realtà emergenti, a testimonianza di un comparto in continua evoluzione. Per quanto riguarda la categoria banchetto, si confermano i cinque protagonisti già premiati lo scorso anno: Villa Giustozzi di Pollenza, Il Casolare dei Segreti di Treia, Palazzo Carradori di Montefano, Villa Anton di Recanati e Villa Castellani di Mogliano . Accanto a queste realtà consolidate, fanno il loro ingresso tre new entry: Country House Le Case di Macerata, Villa Antinori di Loro Piceno e Villa Gazzani di Civitanova Marche, strutture che si sono distinte per ambientazioni suggestive e servizi di alto livello. Nel settore fotografia, arriva una nuova conferma per Atlante Wedding di Macerata, apprezzato per la capacità di raccontare con sensibilità ed eleganza i momenti più intensi del giorno del sì. Ampio spazio anche alla musica, elemento imprescindibile per rendere ogni matrimonio unico. Conferma per Acoustic Sunset, I Ragazzi del Gilet e Attenti a Quei Due, tutte realtà maceratesi, oltre a Max Ruggeri, premiato sia come solista che insieme alla sua band The Rhumska Lions di Urbisaglia. Tra le novità spicca Folkappanka Bifolk Band di Macerata: sei elementi, energia pura e una miscela esplosiva di voci, organetto, sax, chitarra, percussioni, basso e batteria, capaci di dare agli eventi un tocco di originalità travolgente. Per la categoria partecipazioni, viene confermato l’unico premio a La Spiga Lilla di Civitanova Marche, mentre nel settore fiori e decorazioni si affacciano due nuove eccellenze maceratesi: Francesco Mencucci Wedding e Lunaria Wedding, entrambe apprezzate per creatività, eleganza e attenzione ai dettagli. Nel comparto animazione, si conferma Cabina Photobooth di Civitanova Marche, premiata per la capacità di aggiungere un tocco di divertimento e spontaneità ai matrimoni. Attiva dal 2016, la realtà civitanovese ha contribuito a creare ricordi divertenti e senza tempo per tantissime coppie. Per quanto riguarda sposa e accessori, debutta tra i premiati Massimo Calzature di Recanati. Conferma per Gabriella Atelier Sposa di Morrovalle, presente anche nella categoria sposo e accessori con Gabriella Atelier For Man, insieme a Italian Ambassador di Recanati. Infine, nel settore bellezza e benessere, arrivano nuove conferme e interessanti novità. Riconoscimento rinnovato per Beatrice Livi Makeup Artist di Macerata, Eleonora Belfiore Makeup Artist e Laura Pontillo di Civitanova Marche. Fanno il loro ingresso Claudia Palombari MUA di Macerata e Arianna Bottaccio Makeup Artist di Tolentino. I Wedding Awards 2026 confermano così l’altissima qualità delle aziende wedding della provincia di Macerata, capaci di offrire servizi d’eccellenza e di accompagnare le coppie in uno dei giorni più importanti della loro vita con stile, professionalità e passione.
Polizia locale di Macerata: 140 anni di storia e un 2025 all’insegna degli interventi (4.500). 400 gli incidenti rilevati
Centquarant’anni di storia, di servizio alla città e di presenza quotidiana sul territorio. La Polizia locale di Macerata ha aperto ufficialmente oggi, martedì 20 gennaio, il programma delle celebrazioni per l’importante anniversario della fondazione del Corpo con una giornata che unisce memoria, bilancio dell’attività e uno sguardo rivolto al futuro. Le celebrazioni si sono aperte con l’inaugurazione della mostra allestita presso gli Antichi Forni di Macerata, uno spazio carico di storia che per l’occasione ospita fotografie d’epoca, documenti originali, cimeli e materiali storici capaci di raccontare l’evoluzione della Polizia locale dal 1886 a oggi. Un percorso espositivo che restituisce alla città immagini inedite, regolamenti dei primi del Novecento e testimonianze di un Corpo che ha accompagnato tutte le trasformazioni sociali e urbane di Macerata. «Questa giornata rappresenta un traguardo importante che pone le basi per un’ulteriore evoluzione futura», ha spiegato il comandante della Polizia locale Danilo Doria durante l’inaugurazione. «La memoria storica che siamo riusciti a ritrovare, dagli scatti antichi ai documenti dei primi anni del Novecento, fino al primo regolamento del 1886, ci ha dato un ulteriore stimolo per continuare a crescere e fare bene. È un patrimonio di autorevolezza e identità che oggi restituiamo anche alla città». Una mostra che non è solo celebrazione del passato, ma anche occasione per riflettere sul presente e sul ruolo che la Polizia locale riveste oggi. «Ringrazio tutto il Corpo e l’amministrazione comunale – ha aggiunto Doria – che hanno reso possibile questa ricerca e ci hanno permesso di donare alla città questo momento di condivisione». Accanto alla memoria storica, la giornata ha rappresentato anche l’occasione per tracciare un bilancio dell’attività svolta nel 2025, un anno definito dallo stesso comandante «complesso ma estremamente significativo». Al centro dell’azione del Corpo, il presidio del centro storico, la sicurezza urbana, il controllo dei cantieri legati alla ricostruzione post-sisma e alla riqualificazione edilizia, oltre alla sicurezza stradale. «Nel 2025 abbiamo rilevato circa 400 incidenti stradali – ha ricordato Doria – un dato in crescita rispetto agli anni precedenti che ci impone una riflessione e rafforza la necessità di investire ancora su prevenzione, controllo e sensibilizzazione. È una risposta alle richieste della città e alle indicazioni del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica». Ma il cuore dell’attività resta la prossimità: «Il nostro core business è la presenza, la vicinanza ai cittadini. Sempre più spesso veniamo interpellati anche per problematiche che vanno oltre le nostre competenze, ma cerchiamo comunque di ascoltare, intercettare i bisogni e fare da tramite. La sicurezza passa anche da qui». Concetti condivisi dall’assessore alla Sicurezza Paolo Renna, che ha sottolineato il valore simbolico delle celebrazioni: «È un grande orgoglio per la città poter dire che dal 1886 Macerata ha ininterrottamente un Corpo di Polizia locale. All’epoca erano le guardie comunali, oggi una realtà moderna e strutturata che ha sempre servito la comunità con onore e professionalità». Renna ha ricordato come uno degli obiettivi dell’amministrazione sia stato quello di valorizzare al massimo la Polizia locale: «I numeri dimostrano che il potenziale c’era ed è stato espresso. Abbiamo lavorato in stretta sinergia e collaborazione, e i risultati si vedono in ogni settore». Un lavoro riconosciuto anche dai cittadini: «Sono esigente – ha ammesso l’assessore – perché so quanto questo Corpo possa dare. Ma sono contento delle risposte positive che arrivano dalla città, che percepisce la vicinanza della Polizia locale e dell’amministrazione. Senza il loro impegno, la loro serietà e il rispetto del giuramento fatto all’istituzione, questi risultati non sarebbero stati possibili. Viva la Polizia locale di Macerata». Il bilancio dell’attività del Comando nel 2025 restituisce l’immagine di una Polizia locale fortemente impegnata su tutti i fronti. Le richieste di intervento pervenute alla centrale operativa sono state circa 4.500, con una risoluzione positiva nell’85% dei casi, mentre le ore di servizio esterno sul territorio hanno superato le 5.400. Sul piano della sicurezza stradale sono stati rilevati 400 incidenti (+21%), di cui 116 con feriti e 3 mortali, con un incremento significativo rispetto agli anni precedenti. Le violazioni al Codice della strada sono state complessivamente 19.048, accompagnate da 384 rimozioni di veicoli, 101 sequestri e fermi amministrativi e 80 sequestri per mancanza di assicurazione. Importante anche l’attività legata alla videosorveglianza, con un sistema composto da 206 telecamere, comprese 56 OCR, fondamentali sia per il controllo della circolazione sia per le indagini. Sul fronte della tutela ambientale e del decoro urbano sono stati effettuati 456 controlli sui rifiuti, accertate 238 violazioni e svolti 204 interventi tra ambiente, benessere animale ed edilizia. Nel settore della mobilità urbana, il Comando ha gestito 763 concessioni di occupazione di suolo pubblico, 568 cantieri, di cui 27 in centro storico, e redatto 16 piani di viabilità per i lavori più rilevanti. Non meno rilevante l’impegno sociale e di prossimità, con 2.352 accertamenti anagrafici, 40 trattamenti sanitari obbligatori, 23 minori stranieri non accompagnati presi in carico, 21 corsi di educazione stradale nelle scuole e 43 servizi antidroga nell’ambito del progetto “Scuole sicure”. Numeri che confermano un’attività intensa e capillare, a testimonianza di un Corpo che, nel solco dei suoi 140 anni di storia, continua a rappresentare un presidio fondamentale di sicurezza, legalità e vicinanza alla comunità maceratese. Le celebrazioni sono proseguire con la Santa Messa solenne officiata dal vescovo di Macerata Nazzareno Marconi, per poi concludersi con la cerimonia civile celebrativa al Teatro Lauro Rossi. Nel corso dell’omelia, il vescovo ha richiamato la figura di San Sebastiano, patrono della Polizia locale, come esempio luminoso di coraggio, dedizione al servizio e difesa dei più deboli. Ufficiale dell’esercito romano al tempo delle persecuzioni, Sebastiano seppe unire fedeltà al dovere e coerenza di fede, mettendo il proprio ruolo al servizio della tutela delle persone fragili, tanto da essere ricordato come “defensor ecclesiae”. La sua scelta di non sottrarsi al rischio e di restare fedele ai propri valori, anche a costo della vita, rappresenta – ha sottolineato il vescovo – un modello attuale per chi opera nelle forze dell’ordine. L’augurio finale è che i valori umani e cristiani del santo patrono continuino a ispirare l’azione quotidiana della Polizia locale, a servizio della comunità e del bene comune, rinnovando gratitudine, stima e vicinanza per il lavoro svolto.
Michele Spagnuolo lascia la presidenza del Panathlon Macerata: serata speciale con Pierluigi Pardo (VIDEO)
MACERATA – Prestigio e nuove idee. Sono questi i principali meriti attribuiti a Michele Spagnuolo nella serata di martedì 13 gennaio, quando il Panathlon Club Macerata ha salutato ufficialmente la conclusione del suo mandato da presidente. Sei anni alla guida del Club, articolati in tre mandati consecutivi, che hanno segnato un percorso di crescita, rinnovamento e forte apertura verso il territorio e le nuove generazioni. La conviviale si è svolta presso il Teatro La Filarmonica di Macerata alla presenza di soci, ospiti e numerose figure delle istituzioni sportive cittadine, provinciali e regionali. Una serata dal forte valore simbolico, non solo per il passaggio di testimone, ma anche per ripercorrere un ciclo che ha lasciato un’impronta riconoscibile nella storia recente del Panathlon maceratese. Ospite d'onore della serata il giornalista sportivo e telecronista Pierluigi Pardo, legato a Macerata anche attraverso il festival Overtime, promosso e diretto dallo stesso Spagnuolo. Ad aprire l’incontro il tradizionale suono della campana, seguito da un minuto di silenzio in memoria di Giorgio Luzi, presidente della Virtus Pasqualetti Macerata e storico socio del Panathlon Club, scomparso prematuramente all’età di 59 anni appena una settimana fa. Nel suo intervento, Michele Spagnuolo ha ripercorso le tappe principali dei suoi sei anni di mandato. Insediatosi nel gennaio 2020 come il più giovane presidente Panathlon d’Italia, ha ricordato l’impatto immediato della pandemia e la capacità del Club di non fermarsi mai, proseguendo l’attività anche nei momenti più difficili. Un periodo segnato da profondi cambiamenti istituzionali, a livello nazionale e internazionale, durante i quali il Panathlon Club Macerata ha scelto di essere sempre presente e attivo. Spagnuolo ha confermato ufficialmente la conclusione del proprio mandato: «In tanti mi avete chiesto se fosse davvero l’ultima conviviale da presidente e la risposta è assolutamente sì – ha spiegato – non solo perché lo Statuto lo prevede, ma perché credo profondamente nell’alternanza, non solo nel ruolo del presidente ma anche all’interno del direttivo. Le idee hanno bisogno di cambiare aria per restare vive». Un passaggio che ha ribadito la volontà di guardare al futuro con fiducia: «Il club va avanti, più forte di prima. Nel 2026 festeggerà un traguardo straordinario, i 70 anni di storia. Io ci sarò, magari seduto più comodo, ma con lo stesso senso di appartenenza». Spagnuolo ha sottolineato l’impegno concreto sul territorio, dalle donazioni post-Covid agli ospedali agli aiuti alle popolazioni colpite dalle alluvioni nelle Marche e in Romagna. Centrale nel bilancio del mandato anche il progetto “Io Tifo Cultura”, nato a Macerata e divenuto un modello di integrazione tra sport, arte e riqualificazione urbana, con playground e spazi pubblici restituiti alla comunità. Tra i risultati più significativi, la crescita del Club sotto il profilo associativo: oggi il Panathlon Macerata è il secondo delle Marche per numero di soci e presenta una delle età medie più basse a livello nazionale. Un segnale di vitalità e rinnovamento che ha accompagnato un’intensa attività di collaborazione con club service, istituzioni e realtà del territorio, tra cui l’Università di Camerino. Non sono mancati i ricordi dei soci scomparsi e i ringraziamenti ai direttivi che si sono succeduti negli anni. Al termine del suo intervento, Spagnuolo è stato omaggiato dai soci con una targa realizzata dallo scultore maceratese Ermenegildo Pannocchia, con la dedica: “A Michele, nostro presidente, nostro amico, con riconoscenza, amicizia e stima sportiva”. Un riconoscimento che ha voluto sottolineare il prestigio raggiunto dal Club sotto la sua presidenza e il valore umano del percorso condiviso. Sono seguiti gli interventi istituzionali. L’assessore allo sport del Comune di Macerata, Riccardo Sacchi, ha portato i saluti dell’amministrazione comunale, ricordando come molti degli eventi promossi dal Panathlon abbiano rappresentato momenti di rilievo anche per la città, sottolineando l’importanza di una collaborazione concreta tra amministrazioni e associazioni sportive. Sono intervenuti anche il rettore dell’Università di Camerino, Graziano Leoni: «La serata è stata molto divertente con Pardo che ha chiuso alla grande questa conviviale, anche il mandato del presidente Spagnuolo che ha elencato quanto è riuscito a fare insieme al club in questi sei anni, dove l'Università di Camerino è stata spesso presente. L'Università e il CUS Camerino che grazie alle attività sportive che organizziamo hanno avuto un ruolo accanto al Panathlon» e il presidente del CONI Marche, Fabio Luna: «Tanta gratitudine nei suoi confronti, anche nei confronti magari di chi l'ha aiutato in questi sei anni, ma sono stati sei anni che hanno segnato un po' il percorso del Panathlon di Macerata. Normalmente noi ricordiamo la nostra regione per i grandi eventi sportivi, oramai anche per i grandi risultati sportivi, ma quello che a me piace anche ricordare è quello che lo sport sa e deve fare, quello dell'insegnamento dei valori, e il Panathlon in questo riesce ad essere portavoce». Il governatore del Panathlon Area 5 Emilia-Romagna e Marche, Stefano Ripanti, ha espresso parole di apprezzamento per il lavoro svolto da Spagnuolo, definendolo una “punta di diamante” del Club. Ripanti ha evidenziato l’impegno profuso soprattutto sul piano della comunicazione e della partecipazione, auspicando di proseguire il cammino comune all’interno del Panathlon anche in futuro, consegnando infine una medaglia in segno di riconoscimento a Michele Spagnuolo e a Pierluigi Pardo. Proprio Pierluigi Pardo ha poi animato la parte finale della serata. L’inconfondibile voce di DAZN ha espresso ancora una volta il proprio legame con Macerata, città che conosce fin dall’infanzia attraverso i racconti del padre, spesso presente per lavoro nel capoluogo. Pardo ha ribadito l’amicizia, l’affetto e la stima nei confronti di Spagnuolo, al cui invito ha risposto senza esitazioni. Ne è nato un simpatico dialogo, sotto forma di intervista condotta dallo stesso Spagnuolo, che ha ripercorso le tappe più significative della carriera di Pardo: dagli esordi a Tele+ – con le prime telecronache che hanno incrociato anche l’Ancona – fino ai grandi eventi internazionali, tra cui la celebre rimonta del Barcellona contro il Paris Saint-Germain al Camp Nou. La conversazione ha poi toccato temi più personali, dalla passione per la pallacanestro all’amore per il rock e per gli Oasis, fino allo sguardo sul presente e sul futuro della Nazionale italiana, impegnata nella corsa alla qualificazione ai prossimi Mondiali. Non sono mancati i riferimenti ai valori educativi, culturali ed emotivi dello sport, pienamente in linea con i principi fondanti del Panathlon. La serata si è conclusa in un clima di partecipazione e condivisione, tra momenti conviviali e la foto di rito finale. Resta ora da definire il nome del successore alla presidenza, sul quale per il momento c'è ancora riserbo, mentre Michele Spagnuolo continuerà a rappresentare un punto di riferimento per il Panathlon Club Macerata. E come suggerisce un celebre brano degli Oasis, che siamo certi sarà caro anche al presidente Spagnuolo, “Don’t Look Back in Anger”, il futuro si costruisce guardando avanti, forti di un percorso che ha lasciato un segno profondo nella storia del Club.

pioggia leggera (MC)



