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Non è ruggine, è design: il nuovo sottopasso dello Sferisterio accende i social, ma l’accessibilità resta in salita

Non è ruggine, è design: il nuovo sottopasso dello Sferisterio accende i social, ma l’accessibilità resta in salita

Davanti al suo monumento simbolo, lo Sferisterio, Macerata si è rifatta il trucco. E no, tranquilli: il nuovo sottopasso non è già arrugginito. È l’effetto della vernice. Una scelta estetica che richiama il corten, molto in voga negli ultimi anni, soprattutto in riviera, capace di dividere l’opinione pubblica tra chi lo considera moderno e chi, più prosaicamente, lo scambia per un’opera lasciata alle intemperie.

Scherzi a parte, il restyling dell’area era doveroso. Parliamo della zona più frequentata della città, soprattutto durante la stagione lirica e i grandi concerti estivi allo Sferisterio. Un biglietto da visita che, tra flussi di pubblico e fotografie di rito, meritava un intervento all’altezza. L’opera, finanziata con fondi Pnrr nell’ambito della misura “Rigenerazione Urbana” per un importo complessivo di 1,1 milioni di euro, ha riguardato il complesso monumentale e l’area circostante, con l’obiettivo dichiarato di migliorare sicurezza, accessibilità e decoro urbano (LEGGI QUI).

E qui iniziano le discussioni. Perché se è vero che l’effetto ruggine è la prima cosa che balza all’occhio – e che sui social ha già acceso l’ironia – il tema più serio resta quello dell’accessibilità. Non lo era prima, verrebbe da dire, e non lo è nemmeno adesso. Il sottopasso rimane sostanzialmente com’era, a parte una leggera rinfrescata di vernice. Le barriere, più culturali che architettoniche, sembrano dure a morire. Sono state realizzate da mesi le strisce pedonali, è vero. Ma attraversare in sicurezza davanti alla rotonda dello Sferisterio richiede ancora una certa dose di coraggio e un buon allenamento allo scatto breve. Le auto, in quel tratto, non sono esattamente contemplative: meglio guardare bene a destra e a sinistra prima di avventurarsi.

All’interno del sottopasso, a parte il maquillage cromatico, tutto è rimasto sostanzialmente invariato. Se non altro, questa volta è stato risparmiato il murales di Morden Gore, che continua a fare capolino tra le pareti, memoria urbana di una città che spesso discute, talvolta interviene, raramente dimentica.

Nota a margine: lo scorso ottobre era stata sistemata anche la pavimentazione dello slargo di Piazza Nazario Sauro. Un intervento accolto con favore, almeno fino alle prime passeggiate. A pochi mesi di distanza, qualche solco già si intravede. Nulla di drammatico, per carità. Ma un consiglio spassionato alle signore dirette all’opera: occhio ai tacchi. La lirica è fatta di acuti, ma meglio evitarli fuori spartito.

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