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Marche al primo posto in Italia per contratti intermittenti: solo un'assunzione su 10 è a tempo indeterminato

lavoro

L'IRES Cgil Marche ha elaborato i dati dell'Osservatorio sul mercato del lavoro dell'Inps relativi al periodo gennaio-giugno 2026. Stando ad essi, le Marche hanno visto la presenza di 119.461 assunzioni, una diminuzione dell'1,4% rispetto allo stesso periodo del 2025 e dell'1,2% rispetto al 2024. 

La diminuzione riguarda tutte le tipologie di assunzione, tranne che per i contratti intermittenti che vedono un aumento del 6,4% e per quelli in somministrazione che progrediscono dell'1,9% rispetto allo scorso anno. Le cessazioni dei rapporti di lavoro, invece, sono abbastanza in linea con quelle dello scorso anno: nel 2026 sono state 84.885, lo scorso anno 84.993. Mentre una differenza sostanziale si osserva rispetto al 2024, quando erano state 87.462. 

Positivo il saldo assunzioni-cessazioni nel complesso (34.576), con la sola diminuzione nel settore dei contratti a tempo indeterminato (-7.058), un fenomeno che risulta in negativo anche nei due anni precedenti. Nel confronto 2026-2025, le assunzioni totali registrano nelle Marche un andamento più contenuto rispetto a quello del Centro Italia (-3,4%) e, al contempo, più accentuato rispetto all’Italia nel complesso (-0,8%). 

Sul totale delle nuove assunzioni, quelle a tempo indeterminato sono una quota molto ridotta (10,0%) e in costante flessione; la tipologia contrattuale maggiormente presente è il contratto a termine (35,9%), seguita dal contratto intermittente (21,8%), tipologia che pesa sempre di più sul monte totale delle nuove assunzioni. 

Tra le regioni, le Marche si confermano al primo posto per incidenza di assunzioni con contratto intermittente, percentuale significativamente superiore alla media italiana (21,8% vs 11,2%). La regione, inoltre, risulta terzultima per quota di assunzioni con contratto a tempo indeterminato, con un’incidenza inferiore al valore medio italiano (10,0% vs 14,9%). 

Le trasformazioni di contratti precari in rapporti a tempo indeterminato sono state 11.717, l’8% in meno rispetto allo stesso periodo del 2025. Infine, analizzando le cessazioni per tipologia di motivazione, rispetto al 2025 diminuiscono i licenziamenti di natura economica (-6,3%) e le dimissioni (-3,2%). Rimangono pressoché stabili le cessazioni per fine contratto, mentre crescono i licenziamenti di natura disciplinare (+3,2%) e le risoluzioni consensuali (+20,8%), sebbene queste ultime incidano molto poco sul totale. 

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