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"Il porto di Civitanova è uno dei pochi non morti, lasciatelo stare": la lettera di chi lo vive da 30 anni

"Il porto di Civitanova è uno dei pochi non morti, lasciatelo stare": la lettera di chi lo vive da 30 anni

Lettera aperta a Civitanova e al suo porto. È quella che PierLuigi Cipolla, uomo che da 30 anni vive il il porto civitanovese e da 30 anni è armatore di un'imbarcazione presso il Club Vela, ha scelto di scrivere per esprimere i propri sentimenti ed il proprio punto di vista circa il gran parlare che negli ultimi giorni si sta facendo sulla riqualificazione dell'area portuale della città rivierasca. 

Nel Club Vela Cipolla ha mantenuto, per diversi anni, numerose cariche, compresa quella di Vice-Presidente ed è attualmente il Vice-Presidente del Madiere, associazione che opera all'interno del porto. 

Di seguito il testo integrale della lettera di cui PierLuigi Cipolla è firmatario, in cui esprime la sua personale visione del porto, a prescindere dalla cariche avute e che attualmente detiene: 

Quanto gran parlare si fa di questo porto, del porto di Civitanova, sono anni che si sente parlare della riqualificazione dell’area portuale e della costruzione di una nuova darsena a nord di quella attuale e, sistematicamente non se ne fa nulla. Quanti perché ci sono dietro a questi 'nulla' e quanti 'perché' ci sono dietro a questa voglia di riparlarne.

Tanti, sicuramente di interesse, pochi a comprensione di che cos’è il porto di Civitanova.

Avete avuto modo di guardare il porto, con le sue attività lavorative e ludiche? Guardarlo nel senso di vederlo veramente per quello che è? Pochi che non lo vivono lo hanno capito, compreso; il porto di Civitanova non è una costruzione che offre un poco di riparo a delle piccole-medie imbarcazioni di buontemponi festaioli, è un luogo di socialità, di umanità che difficilmente si riesce ad incontrare altrove.

Facciamo tanta pubblicità e promozione all’evento quando scopriamo che in un dato luogo una persona si è mostrata umana, ma avete conoscenza di quale linfa mantenga in vita il nostro porto? Il nostro porto è uno dei pochissimi porti non morti, non è un porto dormitorio, ovvero, un porto in cui l’interesse è solo per la propria barca ed il resto non conta, è uno spazio di socializzazione dove, la barca, è l’ultima delle conveniente per viverlo.

In questo porto, grazie alla sua propria caratteristica di avere sette associazioni diportistiche - ognuna con un suo imprinting diverso - si fa cultura, sport olimpionico, pesca  sportiva, informazione ai giovani, convegni, si fa da badante ai vecchi, a quei vecchi che 70 anni or sono hanno implementato lo spirito di questo corpo ed iniziato a realizzare quello che il porto è oggi.

Nessuno li ha aiutati, non c’è stata una struttura statale o comunale ad averli aiutati, hanno fatto tutto da soli, soli con quelli che li hanno seguiti, hanno costruito banchine con il proprio tempo ed i propri soldi, chiedendo permessi, quelli sì, sempre e sempre pagando il dovuto.

In questo porto c’è un’umanità introvabile, dal pescatore professionista a quello piccolino col suo scafetto, dal cantiere organizzato a quello che con più fatica fa il suo lavoro, dal maestro di vela, dal campione mondiale al bambino che cerca di capire come far avanzare il suo optimist in quell’acqua fredda nel mese di febbraio e, tutti, con il solo scopo finale di vivere assieme, uniti, magari ogni tanto con le gambe sotto un unico tavolo per una cena o una merenda conviviale, con una regola: un posto c’è per tutti.

Certo, non tutto è perfetto, alcune costruzioni vanno migliorate o addirittura rifatte, ma non è colpa di chi vive il porto, la colpa è di un sistema legislativo che non risponde, e di 20 anni di inerzia del comune, di 20 anni di mancanza di un indicatore su cosa e come fare, ed ora i promotori di quella mancanza, di quella negligenza vorrebbero gettare a mare l’anima di questo porto incollato alla città per costruire un qualcosa che neppure loro sanno, visto che a domande specifiche non sanno rispondere se non con i "poi vedremo".

Un progetto come quello proposto ultimamente ha bisogno di trasparenza, chiarezza, non di frasi "non si può fermare il futuro". Quale futuro, il loro momentaneo? E di quello che rimarrà a noi ed alla città che ne sarà?

Un progetto di quella importanza deve essere chiaro e trasparente, non tenuto nascosto per anni per poi esplodere allo scoperto solo grazie ad un caso fortuito, ma è così che si fanno gli interessi della comunità? Con gli interessi di pochi?

L’amministrazione vuole un porto per barche da 50/70 metri, ma siamo sicuri che non finisca in un grande fiasco? Abbiamo guardato lo storico di tanti porti? Il futuro in quest’area non sono quelle lunghezze così sognate, se proprio lo vuole lo faccia, è prevista dal 2005 una darsena nuova a nord dell’esistente, lasci stare come sta l’umanità che vive in quello attuale e gli permetta di sistemare le proprie costruzioni con i propri soldi, quell’umanità chiede solo il permesso di eseguire a sue spese le migliorie necessarie: diamoglielo.

E’ una umanità che non vuole gravare sulla comunità, è una umanità che fa comunità, non interesse privato. 

 

 

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