Emanuele Tondi, Sindaco di Camporotondo di Fiastrone, scrive e inoltra il seguente comunicato in merito al Decreto Legislativo “Salva Peppina”, che a parere del Primo Cittadino sembra valere solo per Nonna Peppina... forse.
“Subito dopo le scosse di fine ottobre 2016, insieme a diversi Sindaci chiedemmo ad Errani una ordinanza per permettere ai terremotati la possibilità di costruire o installare a proprie spese e nei propri terreni alloggi di emergenza, come piccole casette in legno, roulotte, case mobili, container e/o moduli abitativi.
Strutture temporanee che sarebbero state demolite o rimosse una volta finita l’emergenza.
Niente da fare, la risposta fu “i terremotati devono essere tutti uguali, sia se abitano in città che in campagna”.
Peccato però che grazie alle sue ordinanze i terremotati non sono tutti uguali.
Ci sono quelli ancora negli alberghi lungo la costa, hanno perso il lavoro e non hanno nessun reddito da più di un anno.
Ci sono quelli a cui il terremoto ha distrutto casa ma non il lavoro, si sono trasferiti ed usufruiscono di contributi ed agevolazioni.
Ci sono quelli a cui il terremoto non ha distrutto nè casa nè lavoro, ma hanno contributi ed agevolazioni perché residenti nei comuni del cratere.
Poi ci sono tutti quelli che resistono, contro disservizi, freddo e caldo, neve e siccità.
L’alternativa era andare “al mare” e molti di loro si sono organizzati autonomamente, per non lasciare i loro animali, i loro campi, la loro attrezzatura incustodita e i loro luoghi. Così facendo hanno “alleggerito” il dramma dell’emergenza a comuni e protezione civile, non hanno chiesto le costosissime SAE e rimanendo nei territori hanno contribuito da subito alla loro ripresa.
Questo fino alla scorsa estate, quando a causa di una solerte Forestale e un ancor più solerte Procuratore venne ordinata la demolizione di una casetta in legno che aveva costruito, senza tutte le necessarie autorizzazioni, Peppina, una terremotata di 95 anni residente a Fiastra. La vicenda salì alla ribalta nazionale e dopo una serie di vicissitudini, anche grottesche, finalmente il Governo pubblica sulla GU n.284 del 5-12-2017 il Decreto Legge 148/2017, dove all’Art. 2bis (pag. 75) è contenuta la norma “salva Peppina”. Tutti convinti che, finalmente, oltre a Peppina anche gli altri che avevano costruito alloggi temporanei o posizionato roulotte/container/moduli abitativi sui propri terreni potessero finalmente dormire tranquilli.
E invece no, per poter rimanere nella casetta temporanea, che verrà comunque demolita una volta ricostruita la propria abitazione, questa deve essere posizionata in terreno proprio ed EDIFICABILE, che può andar bene per Peppina ma non per tutti, ovviamente.
Per quanto riguarda le strutture mobili tipo roulotte/case mobili/container/modulo abitativo, non è necessaria un’area edificabile ma occorre presentare la comunicazione al comune attestante la conformità igienico-sanitaria (altezza utile 270 cm) e quella sismica.
Contestualmente, occorre aver presentato richiesta di contributo per la ristrutturazione o la ricostruzione dell’immobile danneggiato all’ufficio sisma entro il 31 Gennaio 2018. Inoltre, in tutti i casi si perde il CAS (Contributo di Autonoma Sistemazione).
Queste norme appaiono come un vero e proprio accanimento nei confronti dei terremotati a cui sono rivolte. Quali strutture mobili tipo roulotte/container/moduli abitativi possono avere la conformità igienico-sanitaria che prevede un’altezza utile di 270 cm? Per quale ragione chi ha istallato una struttura temporanea “in house”, e la vuole regolarizzare, è obbligato a presentare il progetto di ristrutturazione/ricostruzione entro il 31 gennaio, mentre a tutti gli altri si da tempo fino al 31 Marzo? Considerando che il rispetto della scadenza non dipende dal terremotato ma dal progettista incaricato, dai risultati della microzonazione e dai sondaggi geologici, visto che per la maggior parte si tratta di ricostruzione pesante.
Inoltre, qual è il nesso tra il permettere a queste persone di rimanere ad abitare nelle loro strutture temporanee e il CAS? Il primo riguarda problemi di vincoli territoriali e autorizzazioni mancanti a cui si va in deroga, appunto, con il decreto legge. Il secondo è un contributo per autonoma sistemazione e più autonoma di chi a spese proprie si è comprato ed istallato un container, casa mobile, modulo abitativo o roulotte cosa c’è?
Caro Commissario De Micheli, queste persone hanno agito autonomamente per sopperire alla mancata risposta delle Istituzioni nell’affrontare l’emergenza. Se come promesso a suo tempo dalla Protezione Civile Nazionale e dal Commissario Errani le SAE fossero arrivate in 6 mesi e contestualmente partite le ristrutturazioni “leggere”, tali norme sarebbero state anche condivisibili, ma a 15 mesi dal terremoto, con le SAE ancora in gran parte da consegnare e la ristrutturazione/ricostruzione al palo, assolutamente no!!! Se non abitavano in un container su ruote, acquistato ed installato a proprie spese, avrebbero richiesto le costosissime e incredibilmente impattanti da un punto di vista ambientale SAE.
Hanno fatto risparmiare un sacco di soldi allo stato ed evitato uno scempio ambientale enorme del nostro territorio. Alcuni comuni, come il mio, avrebbero dovuto raddoppiare la richiesta di SAE, senza per altro avere luoghi idonei per il loro posizionamento. E invece di ringraziarli vi permettete di fare questo che a tutti gli effetti non sembra altro che un dispetto?”.
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