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Venti di guerra: Ursula von der Leyen prepara gli europei al conflitto con la Russia

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In questi giorni Ursula von der Leyen, sacerdotessa dei mercati apatridi e vestale del turbocapitalismo senza frontiere, così si è espressa: "gli europei devono fare i conti con la dura verità che questa è la nuova normalità, dobbiamo essere pronti a rispondere all'irresponsabilità della Russia nel modo più rapido ed efficace".

Si tratta di dichiarazioni surreali, come sempre, che meritano di essere commentate telegraficamente. Anzitutto, si evoca una presunta superficialità della Russia, lasciando intendere che sia quest'ultima a volere la guerra, costringendo di fatto l'Unione Europea a organizzarsi per poter rispondere all'occorrenza.

Si tratta di propaganda allo stato puro, se si considera che è, semmai, l'Unione Europea che da mesi sta facendo letteralmente di tutto per provocare la Russia e per condurla al conflitto, fingendo ipocritamente che sia la Russia stessa a volerlo. Hanno mobilitato intere piazze per supportare il riarmo europeo, preparando con la manipolazione organizzata le masse europee ad accettare di buon grado il conflitto voluto da Bruxelles.

Sì, proprio così, gli araldi del pensiero unico europeisticamente corretto ci stanno conducendo direttamente al conflitto con la Russia. Lo bramano, lo cercano e, insieme, nascondono ipocritamente il loro desiderio inconfessabile. Non sfugga, poi, la macabra espressione "nuova normalità", la quale rinvia fin troppo evidentemente all'infausta epoca pandemica.

The new normal, infatti, fu l'espressione coniata dagli architetti del consenso per giustificare il mutamento di paradigma reso possibile dall'emergenza epidemica e giustificato ovviamente come risposta obbligata in chiave securitaria: la riplasmazione della società e dell'economia a beneficio dei gruppi dominanti veniva presentata come una necessaria scelta al cospetto di una emergenza che - così ci garantivano- non poteva essere affrontata se non in quella maniera.

Adesso la nuova normalità viene resa necessaria non dal virus, ma dalla guerra, senza tuttavia che il paradigma governamentale muti nella sua essenza. Il dispositivo resta sempre il medesimo: in nome dell'emergenza, si impongono misure di per sé intollerabili ma che divengono necessarie perché presentate come le sole in grado di garantire la sopravvivenza messa a repentaglio prima dal virus, poi dal conflitto.

Ciò che nella normalità è inaccettabile diventa inevitabile nell'emergenza e, di più, viene presentato come una misura salvifica al cospetto della gravità dell'emergenza stessa. Insomma, ancora una volta, l'emergenza viene utilizzata come ars regendi dal blocco oligarchico neoliberale. La riduzione delle libertà e la compressione dei diritti, funzionali alla governance neo-liberale, vengono ipocritamente presentati e attuati come risposte necessarie all'emergenza.

Lo stato d'emergenza, che trapassa nello stato d'eccezione, è oggi il segreto dell'ordine neoliberale e della sua governance: che sia l'emergenza bellica o quella epidemica, quella terroristica o quella climatica, l'emergenza viene utilizzata come metodo di governo dal blocco oligarchico neoliberale.

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