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Vannacci sceglie Israele e si rivela allineato all'ordine dominante

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Vannacci ha definitivamente chiarito la propria posizione, come usa dire. Non che non fosse in qualche modo chiaro il suo reale posizionamento nel diagramma dei rapporti di forza, in qualità di uomo politico organico al partito unico fintamente articolato del capitale.

Da tempo era ampiamente nota la sua professione di fede liberista e atlantista, nonché la sua adesione al risibile schema della contrapposizione tra destra e sinistra, perfettamente funzionale alla riproduzione capitalistica e alla alternanza senza alternativa.

Adesso però il Vannacci si spinge oltre e getta la maschera in relazione al proprio posizionamento rispetto a Israele. Così scrive il generale sulla propria pagina Facebook: “L’alleanza tra sinistra radicale e Islam è palese. Emerge grazie alle manifestazioni Propal con tanto di bandiere. […] La causa palestinese incarna la lotta contro gli ebrei, intrecciando religione e identità, e usa la retorica anti-occidentale per suscitare empatia. In Occidente, la sinistra antimperialista, globalista e talvolta antisemita abbraccia la stessa causa, sfruttando la propaganda emotiva sulle vittime per alimentare consenso”.

Proviamo a fare chiarezza in questo delirio vacuo, in queste parole in libertà dadaista, in questo nulla mischiato al niente.

Anzitutto, per il generale il nemico non è il nichilismo capitalistico, che aspira a neutralizzare ogni religione della trascendenza, dunque tanto l’Islam quanto il Cristianesimo. Niente affatto: per il prode generale passato dal campo militare a quello politico, il problema è l’Islam, religione della trascendenza che, come il Cristianesimo, ha oggi il merito di resistere al nulla della civiltà dei mercati.

Come direbbe il vecchio Hegel, vi sono gli elementi per rispedirlo alla scuola elementare della saggezza.

In secondo luogo, il generale prende di mira la sinistra, non il sistema capitalistico. Per la destra il nemico è la sinistra, per la sinistra il nemico è la destra, e intanto il sistema capitalistico può riprodursi indisturbatamente e le classi dominanti possono continuare a fare le loro malefatte senza interferenze, mentre i capita insanabilia di destra sono occupati nella lotta con i capita insanabilia di sinistra.

Non sfugga nemmeno il passaggio, quasi lirico, con cui il generale identifica l’anti-imperialismo e il globalismo. Alla scuola elementare della saggezza di cui sopra, il generale potrà apprendere facilmente che la lotta contro l’imperialismo è l’opposto del cosmopolitismo, poiché chi lotta contro l’imperialismo rivendica le ragioni sacrosante dell’indipendenza della propria patria contro le ingerenze di Washington, facendo valere una dinamica antitetica rispetto a quella di quel cosmopolitismo che vuole l’unificazione del mondo sotto le insegne del libero mercato sotto cupola atlantista.

Verrebbe da domandare al prode generale: se l’opposizione all’imperialismo corrisponde al male globalista, l’accettazione dell’imperialismo è invece una forma di resistenza al “mondo al contrario”?

Veniamo infine alla questione del conflitto tra Israele e Palestina. Era nell’aria da tempo, ma mai il generale si era sbilanciato in maniera tanto chiara e inequivocabile.

In passato si era limitato a dire che Israele aveva il diritto di difendersi, legittimando dunque la narrazione ideologica di Netanyahu, che usa quel teorema per poter aggredire i palestinesi qualificando come difesa l’aggressione.

Ora, come dicevo, il generale si spinge più in là e delegittima la benemerita resistenza palestinese contro l’imperialismo israeliano, derubricando oltretutto sotto la voce “sinistra” la posizione di chi supporta quella benemerita resistenza.

Per puntellare la propria posizione strutturalmente scricchiolante, il generale rispolvera il vecchio argomento logoro dell’identificazione tra critica dell’imperialismo di Israele e antisemitismo, il classico asylum ignorantiae, il caposaldo dell’ideologia dominante di quel “mondo al contrario” a cui il generale, volens nolens, risulta pienamente organico.

Le posizioni del generale, sia chiaro, non ci stupiscono affatto: sono i pilastri programmatici della vecchia e collaudata destra bluette liberista e atlantista.

Ci stupisce, invece, vedere tanti uomini e tante donne di buona volontà che si lasciano per l’ennesima volta abbindolare come citrulli dal mito di un nuovo che coincide perennemente con il vecchio.

Il sistema dominante del liberal-capitalismo ha trovato la sua nuova dramatis persona.

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