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Trump si piega e accetta l’accordo con l’Iran

Trump si piega e accetta l’accordo con l’Iran

Donald Trump è, infine, sceso a miti consigli e non ha “fatto morire un’intera civiltà”, come aveva apocalitticamente e demenzialmente annunciato. Si è infatti trovato – Deo gratias – un provvisorio accordo in Iran, un accordo che prevede la sospensione del conflitto per due settimane e la completa riapertura dello Stretto di Hormuz. Provvidenziale è stato l’intervento della Cina, che ha spinto l’Iran ad accettare l’accordo, rivelandosi ancora una volta lo Stato più lungimirante oggi esistente sulla faccia della Terra.

Dopo minacce su minacce, rivelandosi essa stessa integralista, fanatica e teocratica, la civiltà del dollaro scende a compromessi, comprendendo, meglio tardi che mai, la propria impossibilità di piegare l’Iran come invece pensava di poter agevolmente fare. Questo accordo ci segnala incontrovertibilmente la potenza dell’Iran, in grado di costringere gli USA all’accordo e alla tregua. Ci segnala altresì, una volta di più, l’intelligenza strategica della Cina, ormai la vera guida del pianeta, faro di civiltà e di pace.

E ci segnala, infine, il lento e inesorabile tramonto dell’Occidente americanocentrico, regno del nulla che, abitato dal nichilismo, produce solo morte e distruzione. Tanto rumore per nulla, per dirla con il vecchio Shakespeare: la barbarie sconfinata di cui Trump è portavoce ha dovuto fare i conti con il principio di realtà e soprattutto con l’encomiabile potenza dell’Iran, protetto e supportato dalla Cina.

Intanto, il senatore Claudio Borghi, della Lega di Matteo Salvini, ha commentato l'accordo trovato tra Iran e Stati Uniti sostenendo testualmente che Trump "vi ha trollato tutti". Il verbo trollare, proprio della neolingua contemporanea, vale come sinonimo di prendere in giro e gabellare.

La tesi del Borghi, dunque, è quella secondo cui Trump ha preso in giro tutti, fingendo di voler portare il conflitto fino alle sue estreme conseguenze, per poi risolverlo, almeno provvisoriamente, mediante la tregua che si è raggiunta nei giorni scorsi.

Apprezziamo lo sforzo ermeneutico particolarmente fantasioso e acrobatico del Borghi, ma ci pare che, a conti fatti, le cose stiano decisamente altrimenti. La realtà - al cui principio ci permettiamo di invitare il Borghi - è che Donald Trump è stato costretto dai rapporti di forza a scendere a più miti consigli, ben sapendo di non poter piegare l'Iran e di dover necessariamente scendere a patti con esso. Come non mi stanco di ripetere, Washington pensava di chiudere la partita persiana in una settimana: questa era la sua strategia.

Se ne inferisce che la strategia è fallita miseramente e che attualmente Washington non ne ha più una, cosicché è ora è costretta a muoversi scompostamente, tra minacce e accordi repentini. Viceversa, la Persia una strategia ce l'ha e la sta seguendo meticolosamente. Essa consiste in tre punti fondamentali: in primo luogo, usare lo Stretto come arma di ricatto e di strangolamento per l'Europa; in secondo luogo, resistere a oltranza e a ogni costo contro il barbaro invasore; in terzo luogo, generare zizzania tra i membri del Patto Atlantico. Insomma, Trump non ha "trollato" proprio nessuno, ma semmai, se proprio vogliamo usare questo verbo disgustoso, è stato trollato pesantemente dalla Persia: inutile negarlo.

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