"Pamela, Macerata non dimentica": un gruppo di giovani e Alessandra Verni in via Spalato
Nella notte tra venerdì 30 e sabato 31 gennaio, Macerata si è svegliata con il cuore rivolto a otto anni fa, a quel crimine atroce che ha segnato per sempre la storia della città e dell'Italia intera. Una delegazione di giovani, insieme ad Alessandra Verni, madre di Pamela Mastropietro, si è ritrovata nel luogo più simbolico e doloroso della vicenda: quel palazzo di via Spalato che, secondo i partecipanti, sembra essere diventato un tabù per la memoria istituzionale cittadina.
Il gesto simbolico della notte scorsa ha voluto rompere un silenzio giudicato "inquietante". In una nota diffusa dal gruppo, la critica verso le amministrazioni che si sono susseguite è frontale: "Siamo qui per lanciare un segnale e un invito alle istituzioni". Sebbene ogni anno venga organizzata una cerimonia ufficiale ai Giardini Diaz, i giovani la percepiscono come un atto formale svuotato di vera partecipazione. "Organizzare un ricordo alle 11:30 di un giorno lavorativo, senza preavviso alla cittadinanza, significa voler mantenere una facciata pulita senza alimentare un vero ricordo collettivo", si legge nel duro comunicato.

Il racconto di chi è sceso in strada descrive una ferita ancora aperta ma spesso ignorata: "Davanti al palazzo dove Pamela incontrò i suoi 'orchi', le tapparelle si abbassano e gli sguardi si voltano. Ci è stato detto che la gente vuole voltare pagina, che parlarne svaluta il valore degli immobili". Per i ragazzi, assecondare questo atteggiamento spostando le celebrazioni lontano dal luogo del delitto è un errore profondo: "Assecondare questo silenzio omertoso è un errore profondo. Un silenzio che abbiamo deciso di rompere ancora una volta, esponendo il nostro striscione in quel maledetto posto".
Richiamando le parole del prefetto Giovanni Signer, secondo cui la sicurezza si alimenta coltivando la coscienza dei singoli e non solo con uno "stato di polizia", i giovani lanciano un ultimo, accorato appello: "Pamela, quella notte, ha incontrato persone che invece di aiutarla hanno scelto di approfittare della sua fragilità. Oggi, non possiamo permettere che la città continui a girarsi dall’altra parte".

poche nuvole (MC)
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