Marche a Rifiuti Zero critica il Piano rifiuti Marche: “Più discariche e meno tutele”
Marche a Rifiuti Zero esprime forte preoccupazione per il voto in Commissione sul Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti, così come riportato dalla stampa, in attesa di poter esaminare gli atti ufficiali e il testo definitivo che arriverà in Consiglio regionale.
Secondo l’associazione, dalle prime informazioni la Regione non starebbe affrontando il problema dei rifiuti alla radice, ma limitandosi a rinviarlo nel tempo. Da un lato viene ipotizzata la realizzazione di un inceneritore con tempi lunghi e ancora incerti, dall’altro si prospetta nell’immediato una nuova fase di ampliamento delle discariche esistenti, riduzione delle distanze di tutela e un maggiore ricorso agli impianti per rifiuti speciali.
“Il punto politico è chiaro: l’inceneritore viene evocato come soluzione futura, ma oggi la scelta concreta è abbassare le tutele per i cittadini e rendere più facile l’ampliamento delle discariche. Non è una svolta: è l’ennesima deroga”.
Per le nuove discariche di rifiuti non pericolosi la distanza minima dalle aree residenziali passerebbe da 1.500 a 1.000 metri, mentre per gli ampliamenti delle discariche esistenti si arriverebbe, secondo quanto riportato, fino a 500 metri dalle abitazioni.
L’associazione evidenzia come questo dato appaia ancora più critico se confrontato con il riconoscimento, negli stessi atti regionali, dell’esistenza di un “indiscutibile fattore di pressione” nei territori interessati da discariche. Un elemento che, secondo Marche a Rifiuti Zero, avrebbe dovuto rafforzare le tutele e non ridurle.
“Tradotto: dove i territori hanno già sopportato per anni il peso degli impianti, invece di aumentare le garanzie si riducono le distanze. Proprio dove servirebbero più cautele, più dati epidemiologici, più controlli e più partecipazione, si sceglie di avvicinare gli ampliamenti alle case”.
Marche a Rifiuti Zero ricorda che la distanza di 1.500 metri era stata indicata dalla Regione come criterio cautelativo per la tutela della salute pubblica. Una sua riduzione non viene considerata una semplice modifica tecnica, ma una scelta sostanziale di pianificazione ambientale e sanitaria, che avrebbe richiesto verifiche approfondite come VAS, screening VIncA e una specifica valutazione sanitaria.
Il tema della salute pubblica viene definito centrale. Un riferimento viene fatto a uno studio ARPAM sullo stato di salute delle popolazioni residenti in aree prossime a impianti di smaltimento, che avrebbe evidenziato in alcune zone eccessi statistici e la necessità di ulteriori indagini epidemiologiche.
“La Regione dovrebbe applicare il principio di precauzione. Invece sembra voler fare il contrario: meno distanze, più ampliamenti, più conferimenti. L’incertezza scientifica non giustifica meno tutela, ma più istruttoria e più prudenza”.
Preoccupa inoltre la possibilità di destinare fino al 50% della capacità delle discariche esistenti ai rifiuti speciali non pericolosi, scelta che secondo l’associazione rischierebbe di scaricare sulle comunità locali i costi ambientali della produzione industriale.
“Il recupero e lo smaltimento dei residui di produzione devono restare responsabilità del sistema produttivo. Non possono diventare l’ennesimo peso sulle comunità che vivono vicino alle discariche”.
Marche a Rifiuti Zero sottolinea anche l’assenza di una strategia incisiva sulla prevenzione dei rifiuti, ricordando come la riduzione alla fonte resti il principale strumento per diminuire il ricorso agli impianti. Secondo l’associazione mancherebbero obiettivi chiari su riduzione degli imballaggi, riuso, compostaggio, tariffa puntuale e centri del riuso.
“Si continua a parlare di economia circolare, ma le decisioni vanno nella direzione opposta: discariche e inceneritore. È il vecchio modello lineare, non una politica moderna dei rifiuti”.
Viene infine richiamato anche il modello dell’impianto Hera di Forlì, indicato come esempio dei rischi legati all’incenerimento, con la necessità di alimentare nel tempo gli impianti per garantirne la sostenibilità economica.
“È questo il futuro che si vuole preparare per le Marche? Un impianto da alimentare per decenni mentre si promette di ridurre i rifiuti? L’inceneritore non è una scelta neutra: crea dipendenza impiantistica”.
Per Marche a Rifiuti Zero, l’impostazione del Piano regionale rischia quindi di produrre un doppio effetto: rinviare la decisione sull’inceneritore alla prossima legislatura e, nel frattempo, rendere più semplici ampliamenti e deroghe sulle discariche esistenti.
“Qui si scaricano sui cittadini le conseguenze di anni di immobilismo. Ora la politica chiede ai territori di pagare il prezzo delle sue non scelte”.
L’associazione chiede infine alla Regione Marche di sospendere il percorso prima del voto in Aula, rendere pubblici tutti gli atti aggiornati e riaprire un confronto con enti locali, cittadini, autorità sanitarie, ARPAM e associazioni.
Tra le richieste principali figurano il ritiro dell’emendamento sulla riduzione delle distanze, il mantenimento dei 1.500 metri come soglia minima, una valutazione sanitaria aggiornata, l’introduzione del fattore di pressione e del carico cumulativo e un piano concreto di prevenzione e riduzione dei rifiuti.

cielo sereno (MC)
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