La famiglia del bosco: cosa non vi dicono e dovreste sapere…
In queste ore, si dibatte senza tregua intorno alla controversa vicenda della famiglia che viveva nei boschi in Abruzzo e alla quale è stata portata via la prole per decisione presa dal tribunale. Si leggono in effetti opinioni contrastanti e il dibattito pare essere polarizzato, come spesso del resto accade quando si verificano vicende di questo genere.
Sia quel che sia, dalla vicenda della famiglia che viveva nel bosco e alla quale hanno portato via i figli apprendiamo quattro punti saldi dell’ordine nel quale ci troviamo, nostro malgrado, a vivere: 1. L’ecologismo è incentivato se e solo se inscritto nell’ordine capitalistico (modalità green economy o ambientalismo neoliberale che dir si voglia).
I paladini dell’economia verde non accettano ricette che non siano quelle sotto l’egida del capitale, perché in fondo il verde che a loro interessa è quello dei dollari, non certo quello della natura. Business is business, as usual... E dire che con il suo ritorno into the wild la famiglia dell’Abruzzo ha compiuto la transizione ecologica più radicale: anziché essere stata premiata, è stata duramente punita.
2. A essere repressa dal potere non è solo la rivoluzione che cambia l’ordine delle cose, ma anche la ribellione individuale di chi compie la propria secessione dall’ordine della civiltà dei consumi, modalità “ribelle” di Jünger (letteralmente Waldgaenger, “colui che passa al bosco”). Autrement dit, viene represso non soltanto il soggetto politico che progetti una trasformazione sociale complessiva, secondo il modello della rivoluzione messo a tema da Marx: viene represso anche semplicemente chi compia l’esodo individuale dalla civiltà dei consumi, scegliendo di passare al bosco e di scollegarsi dall’ordine tecnomorfo.
La ribellione di Jünger resta un gesto individuale e, non di meno, politico. Infatti, mette in discussione le forme dominanti della politica ritirando il consenso e ridefinendo il senso stesso dell’appartenenza politica. “Ribelle”, Waldgaenger, è letteralmente colui che “passa al bosco” in quanto individuo, compiendo una secessione personale dall’ordine politico.
Richiamandosi alle fonti di una moralità non ancora dispersa nei canali delle istituzioni, il ribelle si dà alla macchia, come gli antichi fuorilegge medievali. Sceglie di condurre un’esistenza libera e rischiosa, esterna rispetto alla legge, strutturalmente non istituzionalizzabile nei dispositivi universalizzanti della politica: “il Ribelle è il singolo, l’uomo concreto che agisce nel caso concreto”, scrive Jünger.
Gli elementi che stanno alla base della sua scelta anticonformista sono, anzitutto, la volontà di opporre resistenza nell’hic et nunc, di “dare battaglia, sia pure disperata”, rigettando l’automatismo della civiltà della tecnica, il sistema elettorale come finzione che occulta le scelte già sovranamente prese dal potere, e il fatalismo come rinuncia all’agire trasformativo.
3. L’ordine neoliberale non è più nemmeno in grado di garantire i diritti individuali: ormai reprime apertamente chiunque non si allinei ai moduli della civiltà del consumo. La civiltà liberale una volta di più ammette apertamente che la sola libertà che le stia a cuore è quella del mercato, sul cui altare è pronta in ogni istante a sacrificare la libertà degli individui. Ne discende una società del controllo e della sorveglianza totali.
4. Nella civiltà del tardo capitalismo, viene rimossa non soltanto la sovranità sul proprio corpo individuale (già da tempo di proprietà delle multinazionali no border), ma anche quella sui propri figli, che ormai appartengono evidentemente al potere, che può disporne liberamente.
Manca ancora qualche anno al 2030, eppure l’agenda 2030 sembra già in larga parte realizzata: non avrai più niente – nemmeno i tuoi figli – e sarai felice… Insomma, more solito, il capolavoro del potere tecnocapitalistico.

nubi sparse (MC)
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