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Gay pride: ode al capitalismo assoluto-totalitario

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La CGIL era presente al Pride di Ancona con un proprio carro. Sono e non da poco finiti i tempi in cui il sindacato si occupava dei lavoratori e dei loro diritti, delle loro rivendicazioni e delle loro battaglie.

L’odierno trionfo del sistema capitalistico avviene anche grazie alla desindacalizzazione del lavoro, ciò che rinsalda il processo di individualizzazione dei lavoratori e la loro iperbolica solitudine.

La stessa sinistra, facendo ormai a gara con la destra, parla e opera come se i lavoratori nemmeno più esistessero: li ha, di fatto, sostituiti con nuove categorie, dai migranti alle donne, dagli Lgbt alle femministe in lotta contro il patriarcato.

La defocalizzazione dello sguardo rispetto alla lotta di classe e alla difesa del lavoro contro il capitale resta un punto fermo del nostro presente e del quotidiano rinsaldarsi della dominazione capitalistica del mondo della vita.

Le rivendicazioni arcobaleno, oltretutto, non si limitano a dirottare lo sguardo dal conflitto di classe, ma risultano in toto funzionali alla riorganizzazione capitalistica del mondo della vita e alla neoliberalizzazione integrale dell’immaginario, nel nome della deregolamentazione antropologica di completamento della deregolamentazione economica.

Le parrucche fucsia e gli uomini camuffati da donne dei pride debbono essere interpretati non certo como rivendicazioni di emancipazione in chiave anticapitalistica, bensì come momenti di neoliberalizzazione del mondo della vita e di deregolamentazione capitalistica dell’immaginario, aventi per obiettivo la decostruzione della vecchia visione borghese e proletaria incardinata sul concetto di famiglia.

Rhodes l’ha opportunamente definito woke capitalism e noi, per parte nostra, già da tempo lo qualifichiamo come capitalismo arcobaleno. Ciò rivela come oggi non soltanto la destra e la sinistra, ma anche il sindacato siano del tutto organici alla riproduzione capitalistica.

Molti ancora non hanno capito che parrucche fucsia, uomini camuffati da donne e trampoli con soggetti discinti non sono momenti di emancipazione dal capitalismo, ma di emancipazione del capitalismo stesso, che si libera dall’idea di famiglia naturale e dal concetto di dimorfismo per poter estendere in maniera totale il dominio della forma merce e la neoliberalizzazione del mondo della vita. riproduzione e all’allargamento del modo capitalistico della produzione.

(Foto di repertorio)

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