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Avere 550 anni e non sentirli: il faggio monumentale di Canfaito supera gli esami scientifici

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Il faggio monumentale di Canfaito sta bene, ma continuerà a essere monitorato. Le analisi scientifiche condotte sull'albero simbolo della faggeta hanno restituito un quadro rassicurante: il "Patriarca", con i suoi circa 550 anni di età, conserva una buona vitalità e una stabilità meccanica sufficiente, anche se presenta alcune criticità legate alla sua lunga storia.

L'indagine è stata promossa dall'Unione Montana Potenza Esino Musone, ente gestore della Riserva Naturale Regionale del Monte San Vicino e del Monte Canfaito, dopo una segnalazione dell'associazione LAC Marche. Per verificare lo stato di salute del faggio è stato incaricato il dottore forestale Tommaso Spilli, che ha effettuato una valutazione biomeccanica e fitosanitaria attraverso tomografie del fusto e del colletto.

Gli esami hanno confermato un'ottima vitalità generale dell'albero, evidenziando però alcune problematiche considerate compatibili con l'età avanzata. Al colletto è stata rilevata la presenza di carpofori di Ganoderma, un fungo che degrada il legno interno. Le analisi hanno però mostrato che il fusto è in buone condizioni: la cavità presente nella parte bassa dell'albero non compromette, al momento, la stabilità grazie alla capacità di compartimentazione del faggio e alla presenza di una quantità ancora adeguata di legno sano.

Più delicata è invece la situazione legata alla presenza di necrosi ed essudati tannici sul fusto, sintomi riconducibili a un possibile attacco di Phytophthora, un fungo patogeno che può provocare nel tempo un indebolimento della pianta e il progressivo disseccamento della chioma. Secondo gli esperti, tuttavia, il faggio potrebbe riuscire a contrastare l'attacco e sarà proprio il monitoraggio nei prossimi anni a permettere di valutarne l'evoluzione.

Per il "Patriarca" non sono previsti interventi invasivi: la strategia indicata dagli specialisti punta sulla tutela passiva dell'albero e sulla salvaguardia del suo habitat naturale.

"Il faggio monumentale di Canfaito è molto più di un albero: è un simbolo identitario per la nostra comunità, un punto di riferimento per il turismo sostenibile e un tesoro di biodiversità che abbiamo il dovere di proteggere – spiega il presidente dell'Unione Montana Denis Cingolani –. I dati ci rassicurano sulla sua straordinaria forza e stabilità meccanica, pur ricordandoci che ci troviamo davanti a un essere vivente plurisecolare che va trattato con rispetto, delicatezza e scientificità".

"Escludiamo qualsiasi intervento invasivo – aggiunge Cingolani –. La priorità sarà un monitoraggio costante nei prossimi anni e la salvaguardia del suo habitat naturalmente preservato. Invito tutti i visitatori della Riserva a vivere la faggeta con senso di responsabilità, evitando di calpestare eccessivamente la zona radicale".

Il faggio di Canfaito rappresenta non solo un elemento di grande valore paesaggistico, ma anche un importante alleato ambientale. Le analisi hanno permesso di stimarne i servizi ecosistemici: il "Patriarca", con una circonferenza del fusto di 632 centimetri e un'altezza di 21 metri, custodisce circa 53.794 chilogrammi di CO₂ nel legno e ne sequestra ogni anno circa 783 chilogrammi, producendo annualmente 512 chilogrammi di ossigeno.

Il valore economico stimato dei benefici ambientali generati dall'albero si aggira intorno ai 130mila euro, un dato che evidenzia come la tutela della biodiversità rappresenti anche un investimento per il territorio, dal punto di vista ambientale, turistico e culturale.

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