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Scuola e università Provincia Macerata

Scuola, a Macerata il 18,33% degli alunni ha cittadinanza non italiana: è il dato più alto nelle Marche

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Nelle scuole della provincia di Macerata il 18,33% degli alunni ha cittadinanza non italiana, la percentuale più alta tra gli ambiti territoriali delle Marche. È il dato che emerge dalle rilevazioni dell'Ufficio Scolastico Regionale per l'anno scolastico 2026/27, diffuse all'indomani dell'annuncio della presidente del Consiglio Giorgia Meloni sull'introduzione di un numero massimo di studenti stranieri per classe e di nuove misure sull'insegnamento dell'italiano.

Secondo i dati elaborati dall'Usr Marche, nell'intera regione sono 29.185 gli alunni con cittadinanza non italiana su 187.389 iscritti, pari al 15,57% della popolazione scolastica. La percentuale sale al 18,33% nell'ambito territoriale di Macerata, dove gli alunni stranieri sono 7.114 su 38.804 iscritti. Seguono Ancona con il 15,68%, Ascoli Piceno e Fermo con il 14,47% e Pesaro e Urbino con il 14,11%.

Un dato che, secondo la fotografia dell'Usr, non si traduce automaticamente in una concentrazione generalizzata nelle singole scuole. Su 208 istituzioni scolastiche marchigiane, 191 si trovano infatti al di sotto della soglia del 30% indicata come criterio ordinario dalla circolare ministeriale n. 2 dell'8 gennaio 2010. Le concentrazioni superiori riguardano 17 sedi, cinque delle quali ospitano un CPIA, strutture rivolte per loro natura anche all'istruzione degli adulti e a un'utenza in larga parte straniera.

Il tema arriva al centro del dibattito nazionale proprio mentre il governo si prepara a intervenire sulla materia. Meloni ha annunciato per il prossimo Consiglio dei ministri un provvedimento che dovrebbe prevedere un tetto al numero di studenti stranieri per classe, l'obbligo per i genitori di alcuni alunni con difficoltà di inserimento di imparare l'italiano e il divieto di burqa e niqab a scuola. 

Nel frattempo, nelle Marche strumenti specifici per l'inclusione linguistica sono già presenti da anni. Dall'anno scolastico 2025/26 la classe di concorso A-23, dedicata all'insegnamento dell'italiano come lingua seconda, è stata estesa alle scuole secondarie anche al di fuori dei CPIA, con docenti specializzati destinati alle classi in presenza di determinate condizioni legate alla presenza di studenti neoarrivati o con competenze linguistiche ancora iniziali.

A questo si aggiungono laboratori di italiano L2, corsi di potenziamento linguistico, doposcuola, sportelli per l'italiano dello studio e attività di tutoraggio tra pari, attivati dalle scuole attraverso le risorse nazionali e l'autonomia progettuale degli istituti.

Un ruolo centrale è svolto anche dai CPIA, che collaborano con le scuole nella valutazione delle competenze linguistiche degli alunni neoarrivati e nei percorsi individualizzati. Gli stessi centri organizzano inoltre corsi di alfabetizzazione e apprendimento dell'italiano rivolti agli adulti, frequentati anche dai genitori degli studenti, oltre ai percorsi di formazione civica previsti dalla normativa.

L'Usr sottolinea quindi anche il ruolo delle famiglie. In diversi territori le scuole collaborano con Comuni e terzo settore per promuovere corsi di italiano destinati ai genitori, sportelli di mediazione e iniziative dedicate alla conoscenza del sistema scolastico e delle regole della convivenza civile.

Particolare attenzione viene riservata agli studenti neoarrivati, seguiti come alunni con bisogni educativi speciali di tipo linguistico attraverso un Piano Didattico Personalizzato. Si tratta, precisa l'USR, di una misura temporanea destinata ad accompagnare lo studente nella fase di apprendimento della lingua, senza certificare alcun deficit.

"La situazione nelle Marche è nell'insieme positiva, e lo è grazie alle buone pratiche che le nostre scuole hanno messo in atto con competenza, continuità e dedizione", dichiara la direttrice generale dell'Ufficio Scolastico Regionale per le Marche Donatella D'Amico.

D'Amico riconosce tuttavia la presenza di situazioni di maggiore concentrazione e indica la necessità di un lavoro condiviso con gli enti del territorio: "Dove esistono concentrazioni elevate, la criticità può e deve essere vissuta non come un problema soltanto scolastico, ma di tutta la comunità".

Da qui la richiesta di una maggiore sinergia con i Comuni e con il terzo settore, anche attraverso strumenti che possano favorire una distribuzione più equilibrata degli studenti tra le diverse scuole. Tra le ipotesi indicate dalla direttrice generale c'è anche quella di un servizio di trasporto scolastico che consenta di ampliare le possibilità di scelta delle famiglie.

D'Amico chiede inoltre "una presenza più ampia di docenti della classe di concorso A-23 e strategie condivise per una migliore distribuzione". L'obiettivo indicato dall'Usr è quello di rafforzare un sistema che coinvolga scuola, famiglie, amministrazioni e realtà del territorio: "La scuola marchigiana ha già dimostrato di saper fare la sua parte, anche accompagnando le famiglie nell'apprendimento della lingua e nella conoscenza delle regole della cittadinanza".

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