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Accordo energetico tra Putin e Trump: Kiev e UE col cerino in mano

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Letteralmente surreale, se non demenziale, è la condizione nella quale si è venuta trovando l’Unione Europea dopo il recente accordo energetico siglato tra la Russia di Putin e gli Stati Uniti d’America di Donald Trump. In virtù di detto accordo, gli Stati Uniti d’America acquisiranno gasolio dalla Russia, evidentemente traendone il loro buon vantaggio.

Pecunia non olet, soprattutto quando si è compreso che la Russia non può essere sconfitta sul campo e che dunque, con sobrio realismo, conviene fare accordi con essa.

Il coro virtuoso del politicamente e geopoliticamente corretto Italico, dal tatuato dei Parioli, Calenda, alla pasionaria della russofobia, Pina Picierno, ha subito tuonato, più livoroso che mai, contro l’imperatore a stelle e strisce, che ha osato agire contro l’interesse dell’Europa e di Kiev: servo di Putin, ha sbottato il tatuato dei Parioli; asset di Putin, gli ha fatto eco la pasionaria Picierno.

Come già ho evidenziato, ormai la politica, l’economia e le decisioni sovrane sono nelle mani dei grandi imperi. Sono loro i protagonisti odierni della storia universale, in particolare Russia e America, secondo una traiettoria peraltro già prevista dallo Hegel nelle sue imperiture lezioni sulla filosofia della storia.

Qualche considerazione ulteriore merita, telegraficamente, la condizione tragicomica e demenziale in cui si è cacciata l’Unione Europea, treno in corsa verso l’abisso, professionista nel danneggiare se stessa e nel coprirsi di ridicolo al cospetto del mondo intero. Prima del 2022, i Paesi europei si rifornivano di materie prime a prezzi convenienti dalla Russia di Putin.

Poi, con l’avvento della guerra, hanno deciso sciaguratamente di interrompere le relazioni commerciali con l’orso russo, rifornendosi a prezzi esorbitanti dagli Stati Uniti d’America: già così la situazione era bastevolmente demenziale, se si considera che il nostro “nemico” russo ci forniva le materie prime a prezzi decisamente più contenuti rispetto al nostro “amico” americano.

Sorgeva il legittimo sospetto che il vero scopo della guerra d’Ucraina fosse anche separare l’Europa dalla Russia per renderla ancora più sottomessa alla civiltà del dollaro. Ma, come si suol dire, allorché si è toccato il fondo, si può poi ancora scavare.

Ed è ciò che ha fatto con zelo l’Unione Europea, campionessa olimpionica in questo sport: la UE, infatti, dopo il recente accordo energetico siglato dai due imperi, si trova ora ad acquistare materie prime a prezzi esorbitanti dagli Stati Uniti d’America che invece le ottengono a prezzi vantaggiosi dalla Russia. Per essere ancora più precisi e più diretti, l’Unione Europea utilizza ora materie prime russe, pagandole però a prezzi esorbitanti perché mediate dagli Stati Uniti d’America.

Il famoso gesto di Tafazzi cristallizza plasticamente la postura o, se preferite, l’impostura dell’Unione Europea. Definirla gabbia di matti significa essere ancora decisamente gentili e garbati. E, intanto, Donald Trump, l'imperatore a stelle e strisce, il codino biondo che fa impazzire il mondo, ha definitivamente scaricato il guitto di Kiev, l'attore Nato Zelensky, dittatore e attore, in una parola "dittattore". Era, peraltro, nell'aria già da tempo, almeno fin da quando, mesi fa, l'imperatore Trump sbertucciò e umiliò in mondovisione il guitto di Kiev nella sala ovale a Washington. Adesso la frattura pare essersi consumata in via definitiva.

Senza perifrasi edulcoranti, e con le solite movenze dell'elefante nella sala di cristalli, Donald Trump ha dichiarato che l'attore Nato crea solo problemi e che è tempo di cambiare presidente in Ucraina. Gli fa eco Elon Musk, il turbocapitalista apolide e transumanista, il quale sostiene che l'attore Nato si è spinto decisamente troppo in là.

Il cuore della questione mi pare che stia in quanto segue: dopo il governo dell'arcobalenolico e vegliardo Biden, che voleva a tutti i costi la guerra con la Russia e si illudeva pure di poterla sconfiggere, Trump ha compreso, con sobrio realismo, dell'inattuabilità di questo programma e ha conseguentemente deciso di fare una strambata, scendendo a patti con Putin e addirittura facendo affari con lui. Ne segue non solo che Putin è il vero vincitore della guerra, ma anche che l'attore Nato è ormai inservibile, pronto a fare la fine riservata ai burattini di Mangiafuoco quando non servono più allo spettacolo del cinico burattinaio.

Vero è che a decidere dei cambi di governo dovrebbero essere i popoli e le nazioni, non Washington, come troppo spesso fa, con la sua usuale spocchia imperialistica e con la sua smania di regime change. È quanto ha provato a fare timidamente notare a Trump lo stesso guitto di Kiev, passato istantaneamente dal precedente atteggiamento servile verso Trump alla nuova postura goffamente oppositiva.

Ha detto Zelensky che spetta agli ucraini, e soltanto a loro, decidere chi sarà il loro presidente. Si tratta di parole che, di per sé, sarebbero pure condivisibili, se non fosse che a pronunziarle è l'attore Nato, quello che, dal 2022, facendo valere la legge marziale, ha sospeso l'attività di molteplici partiti in Ucraina, giudicati filorussi, e ha oltretutto imposto il canale televisivo unico. Insomma, non ci pare proprio che il prodotto in vitro di Washington se non di Hollywood, ora scaricato dal suo padrone, sia nelle condizioni di impartire lezioni di democrazia a qualcuno.

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