Ciabuschi, 'il bomber ultras' che ha conquistato Macerata: "Sempre sentito il bisogno di dare qualcosa in più"
Jonathan Ciabuschi è arrivato a Macerata a stagione in corso, ma ci ha messo pochissimo a diventare uno di quei giocatori che la gente sente “suoi”. Sei gol in tredici partite, molti dei quali pesantissimi, dentro una rincorsa salvezza complicata e tutt’altro che scontata. Numeri importanti, certo, ma riduttivi per raccontare l’impatto avuto dall’attaccante ascolano in biancorosso. Perché Ciabuschi è entrato nel cuore della piazza soprattutto per quello che trasmette: fame, cattiveria agonistica, spirito di sacrificio e quell’atteggiamento da combattente che l’Helvia Recina ha imparato ad amare subito. Sarà forse anche per quel cognome che, da queste parti, non può che strappare un sorriso, ma Jonathan ha conquistato i tifosi soprattutto con il suo modo di stare in campo. “Lo squalo”, come racconta la sua esultanza con la pinna dopo ogni gol. Anche se il primo centro all’Helvia Recina fu celebrato in maniera diversa: inchino sotto la Curva Just, quasi un gesto d’amore immediato verso il popolo biancorosso.

In pochi mesi è diventato un idolo della tifoseria, trascinando la Maceratese nei momenti più delicati della stagione e dando un contributo decisivo al raggiungimento della salvezza. Con lui abbiamo ripercorso questi mesi intensi, dal debutto lampo fino al futuro ancora tutto da scrivere.
L’impatto di Ciabuschi con il mondo biancorosso è stato immediato. A San Mauro Pascoli bastarono pochi minuti dal suo esordio per trovare subito il gol e iniziare a lasciare il segno. Un inserimento rapidissimo, facilitato come racconta dai rapporti già esistenti con alcuni elementi della squadra e della società, ma anche dalla capacità dell’attaccante ascolano di calarsi immediatamente nella mentalità della piazza. "Il fatto di conoscere bene il ds De Cesare, con cui ho anche giocato in passato, e avere altri amici ascolani come De Angelis e Morganti, mi ha permesso di integrarmi benissimo. Ma anche il calore della tifoseria. A me piacciono le sfide e le pressioni e quello mi ha dato la spinta in più. Sono arrivato in una piazza abituata sempre a un certo tipo di categorie, che ha ritrovato entusiasmo dopo anni difficili. Quello mi ha dato la giusta carica”.

Quella connessione con la tifoseria, del resto, si è percepita fin da subito. Ciabuschi è diventato rapidamente uno dei beniamini dell’Helvia Recina, non soltanto per i gol segnati ma per il modo in cui vive il calcio e il rapporto con la curva. Un legame che, racconta lui stesso, affonda le radici anche nella sua storia personale. “Il rapporto creatosi con la tifoseria mi ha stupito fino a un certo punto: parliamo comunque di una tifoseria amica di quella di cui faccio parte, ovvero quella dell’Ascoli Calcio, di cui oltre ad essere stato calciatore lo scorso anno sono stato sempre tifoso. Avendo sempre frequentato gli ambienti della curva so quanti sacrifici fanno le persone per seguirci, soprattutto in trasferta. Quindi ho sempre sentito il bisogno di dare qualcosa in più per loro”.
Il capitolo più importante resta però quello legato alla salvezza. Una missione complicata, in una stagione vissuta non senza difficoltà, tra cui anche il cambio in panchina. E proprio su questo Ciabuschi si sofferma, sottolineando il valore umano prima ancora che tecnico del traguardo raggiunto. “La salvezza ha un grandissimo valore. Per come si era messa l’annata, anche col cambio allenatore, che rappresenta un fallimento per tutti, anche per noi giocatori, perché paga sempre una persona per tutti e questo secondo me è sbagliato. Il nuovo allenatore, Lauro, si è messo subito a disposizione, mostrando grande umiltà nonostante la sua carriera parli chiaro. Ci siamo compattati e siamo riusciti a portare a casa un traguardo non scontato. Per alcuni era il primo anno di Serie D. Molti lo scorso anno avevano vinto il campionato e poi quando ti ritrovi a doverti salvare è diverso. Fortunatamente ne siamo usciti con personalità e attaccamento. Mi ha destabilizzato un po’ non poter festeggiare un traguardo importante come la salvezza insieme ai tifosi, perché per tanti motivi purtroppo non siamo riusciti”.

Ora è tempo di staccare un po’ la spina e guardarsi intorno. Il futuro verrà discusso più avanti. Adesso la priorità per il bomber biancorosso sembra essere soprattutto una. “Dopo questi mesi intensi non sto pensando tanto al futuro quanto alla mia famiglia. Quest’anno sono stato tanti mesi fuori, tra Grosseto e Macerata, che anche se è vicina ad Ascoli comunque ho vissuto lì. Adesso sto pensando a stare vicino alla famiglia e poi verso fine mese parleremo con il presidente e la dirigenza e vedremo quello che sarà”.
(Credit Photo: Francesco Tartari | S.S. Maceartese)


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