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Scuola e università Macerata

A dieci anni dalla scomparsa, UniMc ricorda l’archeologa Giovanna Maria Fabrini

A dieci anni dalla scomparsa,  UniMc ricorda l’archeologa Giovanna Maria Fabrini

A dieci anni dalla sua scomparsa, l’Università di Macerata rende omaggio alla professoressa Giovanna Maria Fabrini, figura centrale nello sviluppo dell’archeologia dell’Ateneo e tra le personalità che hanno maggiormente contribuito alla sua crescita scientifica e internazionale.

L’appuntamento è fissato per sabato 23 maggio alle ore 11, nell’Aula Verde del Polo didattico Pantaleoni. L’iniziativa, promossa dall’Università di Macerata insieme alla Direzione regionale Musei delle Marche e all’ALAM – Associazione Laureati Ateneo Maceratese, sarà dedicata alla memoria della docente, al suo lavoro e all’eredità scientifica e formativa lasciata a generazioni di studenti e ricercatori.

Nel pomeriggio, alle ore 16, è prevista anche una visita guidata al Parco archeologico di Urbs Salvia, condotta dalla direttrice del Parco Sofia Cingolani e dal professor Roberto Perna.

Allieva del maestro Antonino Di Vita, Fabrini si laureò all’Università di Macerata nel 1972 e da allora legò tutta la sua carriera accademica all’Ateneo, attraversandone tutti i livelli: assistente, docente, professoressa associata e ordinaria, fino alla direzione del Dipartimento di Scienze archeologiche e storiche dell’antichità.

Il suo nome è legato ad alcune delle più importanti ricerche archeologiche condotte dall’Università di Macerata, da Treia a Urbisaglia fino a Gortina di Creta, esperienze che hanno contribuito a consolidare il profilo internazionale dell’Ateneo e a formare nuove generazioni di archeologi.

Il contributo più significativo della professoressa Fabrini resta però quello legato alla città romana di Urbs Salvia, dove nel 1995 avviò una importante missione archeologica con forte vocazione didattica. Le ricerche condotte sotto la sua guida hanno ampliato in modo decisivo le conoscenze sulla città romana e riportato alla luce strutture oggi parte integrante del Parco archeologico, considerato il più importante delle Marche.

L’incontro del 23 maggio rappresenterà quindi un’occasione per ricordare la docente attraverso il racconto delle sue scoperte, del suo metodo di lavoro e dell’evoluzione delle ricerche archeologiche nell’ultimo decennio.

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